Un paese difficile da comprendere (E. Deaglio)

Oggi c’era Deaglio all’Istituto di Cultura Ebraica, che poi è dietro casa, in Revay utca. 
L’hanno invitato per parlare d Perlasca, e lui ne parla bene, e sono un po’ contento che quest’uomo buono, preparato, e nn scemo ci rappresenti qui. 

Parla di Perlasca e cita senza sforzo i nomi di Budapest, la sinagoga a Dohany, la Kiraly utca e si vede che mentre scriveva il suo bel libro su Perlasca qui c’è stato per davvero e un po ha girato e un po’ gli sono familiari questi luoghi..

E un po’ anche mi conforta quando sento dire anche da un bravo giornalista quale lui è:
“diciamo la verità, l’Ungheria e un paese difficile da comprendere

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Come fregare un italiano irrequieto

Si, so anche un po’ di svedese, nn credevo di impararlo in quei 2 anni. in cui ho vissuto in Svezia, si ho vissuto in Svezia…”sono un po’ irrequieto..”

siamo sulla sua Honda di Patrick 40 anni, romano, ma ha vissuto metà della sua vita a Cannes, dove la mammina ha casa. E lui campa con l’affitto di un paio di monolocali a Cannes, praticamente il sogno della mia vita. Ha la faccia rilassata di chi fino a 40 anni non si è sbattuto tanto nella vita, ma della vita riesce capisce poco comunque..

vive qui da un po’ ma per l’ungherese ha un rifiuto “mi sto un po’ rompendo i coglioni di questa cosa” . Lui è sposato da un anno e mezzo con una ungherese di 22 anni, e voi?, ah, solo io mi son sposato la ragazzina allora..

“L’altra sera l’ho trattata cosi male come per dirle, ma non hai neanche il coraggio di andartene di casa…,sì, alla fine cosi ha fatto, bisogna trattarle cosi le donne ragazzi, poi infatti è tornata”
le donne dell’Est van trattate così, ci dice, son abituate a essere comandate e malmenate..

ma quando gli chiediamo come l’ha conosciuta, fa.. “dovevo andare con un’amica in Messico, poi il viaggio è saltato, allora il biglietto l’ho cambiato con 10 giorni a Budapest da solo.”
L’ha vista solo una sera in quella vacanza , lei ha 19 anni e lui 37, e non gliel’ha data.
“E’ cosi che mi ha fregato..”

Hold on: il Papa visto dalla luna

Passo di sera vicino a un negozietto di antichità, in vetrina il giornale ungherese del 1969, quando l’uomo arrivò sulla Luna. Il titolo è “ember a holdon” dove ember è uomo e holdon e luna (hold) sulla (on). Non è forse carino che l’inglese ‘hold on’ qui voglia dir sulla Luna.. ??

e allora chissà se è gia lassù il santo padre e se da qui io sia proprio sulla luna a vedere cosa accade a Roma.
Ok qui vedo solo Rai1, ma Bruno Vespa che si fa in 4 per essere il primo ad annunciare il decesso e che fa un porta a porta lungo 2 giorni, e che domenica pom. apre la trasmissione facendo leggere la poesia del papa a Giletti.. non è un bello spettacolo..

Come direbbero le amiche transilvane di Enrico qui anche se il primo Re d’Ungheria fu un santo (Santo Stefano!!) se ne fregano abbastanza. Non han fatto granchè, molto ungherese direbbero le sue amichette. Capita solo per caso di vedere lunedi pom. la messa in basilica trasmessa in TV con il primo ministro ai primi banchi…

Accanto a sport1 ci ho un canale che fa solo film. E’rimasto tutta la domenica senza trasmettere.
E’ un canale polacco

spiegazione

spiegazione:

1) L’Ungheria dal ’90 ha seguito la ricetta dello studio medico dove oggi il capo e il buon Wolfowitz e ha liberalizzato tutto, maledettamente e velocemente.. perchè questa è la libertà e il modo per attirare i capitali stranieri.

2) Budapest è una città dei vuoti: si ritrova grossi impianti industriali abbandonati in zone quasi centrali (qui arrivò un pezzo di rivoluzione industriale, negli anni ’60 un budapestino su 2 lavorava nell’industria pesante), e dei “vuoti” che ormai ne caratterizzano il paesaggio urbano, palazzi distrutti dalla guerra o caduti in rovina e mai ricostruiti, perchè il regime preferiva investire in nuovi quartieri residenziali che riqualificare il centro,

come non inserirci un bel Manmmuth?

c.v.d

il Palace Westend

Problema:

Oggi mi serve una cassettina per la videocamera, so che gli amici magiari mi manderebbero al Palacewestend e allora ci vado io stesso.

Il Palace Westend è vicino a Nyugati, la stazione ovest, ti sembra di entrare in un palazzo e non ci fai caso, poi senti un rumore d’acqua e vedi una cascata che lungo la parete scroscia per 4 piani. Appena si entra tutti vanno vicini ad una colonna luminosa in cui è indicata una mappa dello stabile, quando trovo sulla cartina il Mediamarkt capisco che devo andare dall’altro lato del Palace Westend, e dall’altro lato vuol dire che devo camminare un bel pò, ovvero arrivo percorrendo tutto il Palace Westend fino all’altezza di Leher ter, dove c’e l’altra fermata della metropolitana.

Attraverso piazzette e bar trendy, negozi di telefonia cellulare e di collants, gioiellerie e abbigliamenti per la donna giovane, passo per il caffe Karma, guardo sopra il Leroy, poi appena un piano sotto la multisala il mio Mediamarkt agognato (il Mediaworld nostrano).

Insomma per comprare una cassettina sono in un centro commerciale enorme, nel bel mezzo di Pest lungo quanto la distanza tar 2 fermate della metro se nn l’aveste capito..
Budapest ne è piena, e gli ungheresi ne vanno pazzi, lo struscio, le minigonne, il vestititino strappato da 100 euro con sotto le autoreggenti fosforescenti si portano qui, al Dunaplaza, al Csepel Westend, o nel cuore di Buda, al Mammuth I e II uniti da un ponticello in vetroresina al 2o piano con gli elefanti preistorici incollati a faccia in giù sul soffitto…

questo in centro ma proviamo a spostarci fuori o ad andare a fare la spesa, qui fioriscono i Tesco, una catena di ipermercati, Spectre del nuovo mondo, che al confronto Auchan fa tenerezza ed e familiare “Auchan e il Tesco con l’allodola” (Zsuzsie).
Allora andiamo ai mercati coperti, uno dei simboli di Budapest, stupende strutture in ferro battuto fin de secle.. ce n’e uno nel vecchio quartiere ebraico, oggi all’interno c’e un supermerato della catena austr. KAISER con i suoi scomparti frigo, casse e reparto surgelati.

Nel mercato coperto di Batthyany ter invece c’è uno Spar, che ha anche coperto il soffitto..

il blues e i suicidi

Rieccomi qui a Budapest. Con i piccoli grandi blues nei pub di Pest, che ci fan divertire a me e alle sorelle di Monika che ballano, con le due cantanti che si rincorrono o il cantante svitato dalla voce roca e il trombettista in occhiali da sole appoggiato al muro da vero figo.

E con le facce tristi e vuote dei personaggi sul tram del mattino che mi fan ricordare come l’Ungheria abbia il più alto tasso di suicidi in Europa. ce ne sono 36 ogni 100.00 abitanti, 2a è la Russia ben lontana con 19. Se Russell ha ragione quando dice che la prima fonte di depressione è l’ansia (nn ci voleva tanto, cmq dice anche che la seconda l’invidia) allora forse ho capito.., qui c’e un senso tutto magiaro di paura di scomparire, estinguersi come cultura, qui persi tra gli europei e ti senti fragile..