l’uomo europeo?

Vorrei dare la parola ora a Marai Sandor, che nel 1935 scriveva:
<< Ricordo solo che in quell’autore avvertivo una specie di “patriottismo europeo” ed era questo ad attirarmi. Del resto esaminavo chiunque da quel punto di vista, avrei voluto sapere se l’uomo europeo era già una realtà concreta, se da qualche parte in un salotto polacco o in una università danese esisteva già qualcuno che si presentasse qualificandosi come europeo e solo in un secondo luogo come polacco o danese.(….)

Talvolta credetti che la vita o la letteratura mi avessero fatto incontrare uno di questi “europei”. Ma nella maggior parte dei casi si trattava di avventurieri o semplici vagabondi>>

(Marai Sandor, Confessioni di un borghese)

l’uomo europeo

Il voto in Francia per la Costituzione europea, riporta la stretta attualita nel blog

La Betty inaugura la sua nuova casa, saremo una decina ma l’atmosfera internazionale tra rifugiati ed avventurieri giapponesi, statunitensi, italiani, ungheresi, inglesi e olandesi.

Tra ali di pollo e CD fusion gipsy-giappone il discorso scivola sulla costituzione europea.

Philip è olandese:” Da voi ha scelto il Parlamento vero?, nn avete mica votato”.. quelli di fronte a me fan di si, in effetti l’Ungheria e stato il secondo paese dopo la Lituania, ad accogliere la costituzione europea. Da noi l’Europa è come dire l’Italia.

Philips sa poco sulla Costituzione, cosa c’è dentro (ma neanche noi), e chi c’è dietro. e forse per questo ha le idee chiare, lui come il suo paese. ci dice:”Io sono contrario. Eccome. Noi scegliamo sempre con i referundum, abbiamo la droga liberalizzata, la prostituzione e legale, (pagano le tasse), i gay possono sposarsi…., perchè rinunciare alla nostra cultura per prendere la Costituzione europea??”

Ne è cosi convinto che nessuno vuol dargli torto.

Philips si trova a Budapest perche voleva rientrare in Europa, e stato in Asia, per tanti anni, anche in Cina ad Arbil, nel nord della Cina, dove d’Inverno fan -40, ed è famosa per le sculture di ghiaccio nella piazza che durano tutto l’inverno e si sciolgono con la primavera

dietro una scrivania

per tutti quelli che vivono dietro ad una scrivania
“....cosi piu tardi, all’interno di comunità di altro genere sedetti alla mia scrivania: disciplinato ed estraneo, come un anarchico sotto mentite spoglie che in apparenza, a giudicare dalla sua posizione professionale, svolge un’opera di “pubblica utilità” ma in cuor suo è altrove.
E io tento di mantenere un equilibrio in questo fragile dualismo su cui si basa la mia esistenza; questo è la vita, e niente di più

(Marai Sandor, “Confessioni di un borghese”, p.154)

coast to coast con la Trabant

– V.”Mi piacciono le auto tedesche, tu che auto hai?”
– A. “Un’opel. Un’opel corsa”
– V. “Anch’io ho un’auto tedesca. Una Trabant. E’ tedesca anche quella giusto?. E’ una bella macchina e mi piace. Il mio sogno è fare il giro dell’america dall’Atlantico al Pacifico..”
– A. “Se lo fai allora vengo con te..”
– V. “Giuseppe vieni anche tu?, no in 3 non possiamo, dobbiamo lasciare i sedili di dietro per i pezzi di ricambio, negli USA non hanno i pezzi di ricanmbio per le Trabant. Almeno 6 transmissions ci servono.”
– A. “Siamo d’accordo, allora. Facciamo il coast to coast insieme.”

frammento di dialogo tra Alessandro e Victor, appena fuori il pubbaccio di Erd

Meritiamo Mohacs

come suggerito da Giuseppe, l’Ungheria si capisce anche da qui :

MERITIAMO MOHACS* (Ady Endre)

Se c’e un Dio, non abbia misericordia di noi,
è una razza abituata alle bastonate,
giovinetto col cuore fiaccato dai popoli zigani,
a versare solo sangue, sangue, sangue.

se c’è un Dio, non abbia compassione di me:
io sono nato ungherese,
la sua santa colomba mi porti ramoscelli verdi,
ma solo per percuotermi e frustarmi.

Se c’è un Dio, dalla terra fino al cielo luminoso,
ci dia delle scosse,
perche non ci resti mezzo minuto di pace,
altrimenti per noi è la fine, è la fine.

NEKUNK MOHACS KELL (Ady Endre)

Ha van Isten, ne konyoruljon rajta:
vereshez szokott fajta,
Cigany-nepek langy szivű sihederje,
verje csak, verje, verje.

Ha van Isten, meg ne sajnaljon engem:
en magzarnak szulettem.
Szent galambja ne hogy zold agat hozzon,
usson csak, ostorozzon.

Ha van Isten, foldtől a fenzes egig
rangasson minket vegig.
Ne legyen egy felpercnyi bekessegunk,
mert akkor vegunk, vegunk.

* Nella battaglia di Mohacs il re ungherese Kiraly senza attendere il soccorso dei principi transilvani, affronto i turchi e venne sconfitto. In seguito alla sconfitta l’Ungheria cadde sotto il dominio ottomanno

SZOSZAT

Alla patria

Oh magiaro sii fedele alla tua patria,
in modo irremovibile
è tua culla, e un giorno anche tua tomba,
quella che di te prende cura e ti copre.

Al di fuori di questo in tutto il mondo
non c’è posto per te;
che tu dalla sorte sia benedetto o punito,
qui devi vivere o morire

SZOSZAT

Hazadnak renduletenul
legy hive, o magyar
bolcsod az a majdan sirod is
mely apol s eltakar

A nagy vilagon e kivul
nincsen szamodra hely
aldjon vagy verjen sors keze
itt elned, halnod kell.

Una notte all’Opera

Andrea (che qui è un nome femminile) mi chiama al cell. sono appena sopra la fermata della metro, che fai sali?, è che si va all’opera oggi, insieme a una sua amica che e dell’ambiente della lirica, “ma mi raccomando vieni vestito casual, la gente vien pure in calzoni corti e porta del cibo, Wagner dura assai (5 ore), io porto del cibo” Salgo con i miei jeans e zainetto con panini e birra, manco andassi allo stadio, e lei e in gran sera, seta rosa su corpetto nero, tacchi, borsettina. Mi spiega che ha solo 2 collection di vestiti e quelli invernali son troppo pesanti. per il cibo ha un Duplo nella borsetta. Lo ammetto, sono un “pappucs“. A Budapest, ci sono ben due teatri d’opera, l’Operahaz (uno dei piu belli e famosi al mondo) e l’Erkel, e noi siamo all‘Erkel, che è un teatro socialista da 2500 posti, foyer immensi ed essenziali, per il divertimento dell’uomo nuovo e anche di quello contemporaneo: l’Erkel sembra quasi necessario ad una città che ha la vita teatrale tra le più ricche d’Europa, qui si fan cose strane e d’avanguardia, dunque si vede Wagner, cioè il Lohengrin (mamma mia), la regia è della bisnipote di Wagner e dell’ex moglie di Liszt (famosa tresca di inizio secolo), La signorina Wagner ci ha 27 anni, e alla sua seconda regia ed ha fatto un Lohengrin ambientato nn tra conti e semidei Nibelunghici ma negli anni’ 80 tra trame di partito e comizi parlamentari, il cigno su cui arriva Lohengrin e il simbolo del partito ed è bianco e blu. Mi dicono che l’opera è molto bella, perchè è moderna ha avuto tante critiche e smosso i benpensanti. Alla fine si scopre che il semidio era sceso in terra nelle vesti di un barbone che si trascinava per ogni atto come un personaggio del presepe. A metà secondo atto esco tra gli immensi corridoi vuoti per stapparmi la lattina di birra, ancora schizzava dappertutto, poi la fo fuori con cautela al riparo del nostro palchetto (siamo noi 3 in un palchetto semicentrale al primo piano). Le altre 2 ore e mezza di Wagner in tedesco coi sottotitoli in Ungherese sono più piacevoli dopo.

Il meglio del teatro europeo d’avanguardia, in un palchetto per 3-4 persone, con un po’ di anticipo ci e costato 600 fiorini (2.40 euro). La prossima volta si va a vedere Madame Butterfly, credo che mi divertirò di più perchè e in italiano, ci sono le giapponesine e lei si uccide per lui. Però metterò la giacca.