Un’ambasciata per la Cina

Sarà che lavoro nella zona delle ambasciate e ora ci abito pure, mi ci son fatto una passeggiata perchè appena appena fuori dal centro dove sto ora, ci erano le vecchie ville patrizie della Budapest di fine secolo, tanto belle che ora parte son ambasciate con le bandiere di fuori.

Le ambasciate si dividono in 3 principali categorie:
1) Ambasciate classiche, solo la targa col nome dell’istituzione sulla cancellata della villa. Esempio: ambasciata d’Italia

2) Ambasciate turistiche. Accanto alla targa trovasi una bacheca in cui sono affissi depliant che promuovono le attrattive turistiche del paese.

3) Ambasciate rappresentative. Che mostrano una caratteristica architettonica o esistenziale del paese. L’ambasciata libica ha appena dentro una strana struttura ottagonale, alta un paio di metri, tutta in vetri oscurati con un condizionatore che spunta fuori. I vetri son bruniti e a specchio e dentro chissà che c. sta! Pare una voliera, o chissà cosa

E poi c’e’ l’ambasciata cinese, sempre vicino casa. La CINA ha una bella e grande bacheca dove sono esposti in buon ordine circa 20 foto, belle e artistiche delle sue forze armate. Si, dei militari, gli elicotteri cinesi, le fregate in schieramento, gli alpini cinesi in Tibet, i Mig cinesi sul mar della Cina, i carriarmati nei deserti dell’Asia Centrale, gli incursori che spuntano dalle acque armati fino ai denti, le soldatesse sorridenti e battagliere carine nelle loro uniformi.

A questo punto perchè?, lo chiedo a te Kpusinski, perchè??

Stella rossa

Mentre il nostro buon ministro degli esteri azzera i suoi vice ai primi pretesti di insubordinazione come i veri capi sanno fare, come il buon Saddam con cugini e figliocci, Qui in Ungheria, una notizia solletica l’interesse dei sottoposti dell’ufficio: il nuovo partito comunista ungherese (ma non parliamo dei socialisti ora al potere eredi diretti del caro vecchio partito di regime che tutti rimpiangiamo)  è voluto arrivare fino in fondo alla questione e si è rivolto alla Corte di Giustizia Europea. 

Perchè mai, dicono, tutti i partiti comunisti europei sfoggiano una bella stella rossa nel loro simbolo e a noi è vietato da una legge ingiusta e illiberale??

Esercizio

Giustifica con un esempio le brillanti affermazioni di Bibo’ in materia di mentalità dei popoli del Centro-Est riportate nel blog htt://agrimald.tripod.com/Budapest di Alessandro Grimaldi

Soluzione:
La nazionale di pallanuoto ungherese, campione olimpica in carica, ha sconfitto ieri ai mondiali incorso di svolgimento a Montreal la nazionale romena 14-4. La Romania si è dimostrata palesemente inferiore, una squadra di 3 categorie inferiore. Una squadra, che nn sapeva stare in campo, senza i rudimenti tattici della pallanuoto, parola di napoletani. Per intenderci è come se l’Italia di calcio battesse 4-0 le isole Far Oer.

Ma titola oggi il quotidiano sportivo ungherese Nemzeti Sport: “Erő’s demonstracio Romanok ellen” dimostrazione di forza contro i romeni.

Bibò

A Nina Pilone

L’ultima volta all’istituto di cultura mi cercavo un libro di storia, per capirne un po’ di più, perchè Kapusinski farebbe cosi. Ma nn offriva molto il nostro caro istituto italiano cosi rappresentativo, e giusto alla fine mentre ripiegavo su un testo di linguistica, materia che studio da 20 anni, vedo un libricino verde ” Miseria dei popoli dell’Europa Orientale”, penso “magari penso sarà per l’ennesima cazzatina finita qui per comprare qualche copia al figlio di cardinali”.

Invece e il pamphlet, scritto nel ’46, di un grande storico ungherese, dal nome per noi buffo ( Bibo) che colpisce per la sua lucidità, e lo sguardo che si erge al di sopra della realtà in cui è immerso.

Ed ecco che Bibò prova a trovare le ragioni del “<nazionalismo meschino, antidemocratico, chiuso e violento di queste regioni.
Ancora.. “il problema e capire cosa abbia reso squilibrati i popoli dell’Europa Centrale ed Orientale“.

“(..)Mancanza di confini statali nazionali riconosciuti e fissati, come in Europa occidentale e settentrionale. questa situazione deriva il tratto più caratteristico dello squilibrio nella psicologia politica in Europa centrale ed orientale: la paura esistenziale per la propria comunità.”

Noi che viviamo qua, viviamo questo nazionalismo a tratti davvero meschino e chiuso che rimpiange la grande Ungheria, senza scoprire che piccolo è bello, (come direbbe il mio capo) e Bibò parla, nel ’46, di ungheresi ma anche di quel popolo dell’Europa Centrale e Orientale che sono i tedeschi (è il ’46).
.. Ma leggerlo oggi dopo le guerre yugoslave degli anni ’90 nn perde certo di attualità.

Il progetto Manhattan

60 anni del progetto Manhattan (cioè quando Roosvelt chiamò tutti i grandi fisici mondiali nel deserto del Nuovo Messico a Los Alamos per costruire la bomba atomica e finire la guerra. E dove Italia e Ungheria hanno avuto un ruolo importante…).

“Nel 1936 Fermi, da tempo impegnato nelle sue famose ricerche sui neutroni lenti, riceve una lettera dal fisico ungherese Leo Szilard che gli scrive della possibilità di innescare una reazione a catena: E’ il medesimo Szilard che nel ’39 insieme ad Einstein, Teller e Wigener metterà al corrente Roosvelt della fissione dell’uranio e avrà un ruolo importante nel progetto Manhattan. A quell’epoca Szilard vuole dal maestro solo un parere autorevole, ma Fermi non lo prende troppo sul serio. In realtà lui e i suoi “ragazzi” di via Panisperna quella reazione l’avevano già prodotta nel loro laboratorio, ma non l’avevano vista.
Szilard pensa subito alle applicazioni militari: si trova in Inghilterra ed e’ già pronto a brevettare la sua scoperta e a collaborare con l’ammiragliato di Sua Mestà.Invece Fermi (..)ha un progetto di interesse esclusivamente civile.

Dopo Pearl Harbour tutta l’operazione subisce una improvvisa accelerazione.(…)

Poi arrivò la fatidica data del 16 Luglio 1945 – quella del test di Trinity. Quello stesso giorno cominciarono a serpeggiare dubbi e ripensamenti: alcuni fisici avanzarono l’idea di un’azione dimostrativa su un isolotto sperduto, per mostrare al nemico cosa poteva capitare.
Fermi che sente ancora incombente il pericolo nazista nn è fra questi.: si opporrà solo dopo, nel momento del passaggio dalla bomba a fissione a quella a fusione.”

(da Il sole 24 ore di oggi)

Budapest e Ruvo di Puglia

Il Museo delle Belle arti, e’ il piu’ bel museo di Budapest. Ed e’ gratis. Gratis come lo e’ (lo era mi dicono) la National Gallery, il British, l’Ermitage per i russi e Il museo dell’indipendenza della Lettonia.

So che e’ gratis, ma quando entro un uomo in divisa mi dice di fare il biglietto. Guardo bene, v’e’ scritto admission free. Faccio la fila alla cassa con quelli che vanno alla mostra temporanea e chiedo se e’ gratis alla signorina. Certo signore e mi fa un biglietto da 0 fiorini. (Com’è ungherese tutto ciò, direbbe Giuseppe).

Allora mostro il mio biglietto da zero0 fiorini ed entro. C’è una grande sala di marmi bianchi e grigi con la volta alta 10 metri e lunga 20 con grandi pale quattrocentesche alle pareti.
Tutt’attorno nei piani superiori le sale di arte italiana e francese e di scuola fiamminga, spagnola (la miglior raccolta spagnola fuori da Madrid, del resto il secondo museo di Madrid non e’ forse intitolato agli aristocratici e donatori ungheresi Thyssen-Bornemisza). Qualche pezzo è molto molto bello e il museo è gratis, un personaggio dei libri verrebbe qua ogni giorno a leggere e cazzeggiare, a guardare turiste 16enni piene di ormoni nei loro straccetti mentre seguono i parenti imbarazzati, e ogni tanto alzare lo sguardo e cercare il senso della vita anche nel San Sebastiano del Murillo.
Poi mi metto a guardare tutte le targhette per leggere le scritte in piccolo: d’accordo, Francia, Spagna, UK, l’Italia ha fatto grandi i suoi musei con il mecenatismo dei loro regnanti, o razziando di qua e di là per l’Europa, l’Ermitage deve tutto alla competenza di Caterina la grande e al suo impressionante talento nell’arricchire la sua collezione. Gli Americani sono pieni di soldi. Ma qui?. Beh, qui i pezzi più belli vengono dalla collezione Esterhàzy, e me li immagino questi ricchi borghesi di Budapest, dopo tutti i soldi affluiti qui nella seconda metà del XIX secolo, donare con orgoglio la loro collezione al nuovo regno ungherese orgogliosi della loro nazione rinata. Altri pezzi vengono da “Governement purchase y.1957-58”, le confische del regime dopo il 56.

Nel groundfloor invece, l’immancabile collezione francese-impressionista: 1 Gauguin, 1 Cezanne, 1 Monet, etc, perchè un grande museo ne deve avere uno di ognuno, per accontentare le masse, ma tutt’in mezzo alla sala emergono splendide sculture di Rodin che ti chiedi perchè la gente guardi un Monet minore anzichè questi capolavori.

E poi come i grandi musei le splendide sale dall’antichità a ricordare che proprio a cavallo del 900, quando una marea di soldi affluiva nelle casse statali e mezza Budapest veniva costruita di colpo, (anche la mia casa di O’ utca, modestamente) iniziarono i grandi scavi alla scoperta dei tesori dell’antichità, e accanto ai grandi archeologi tedeschi con l’idea fissa di ritrovare la Troia di Ulisse e portare a Berlino le mura di Babilonia o il portale del mercato di Mileto, c’era anche qualche impavido avventuriero ungherese giramondo appassionato di classicita’ al loro seguito.
Giu’ ci sono le sale egizie. Su i reperti dall’antica Grecia alla civilta’ Minoica agli Etruschi alla tarda romanità. Se al British ci sono ancora le cariatidi del Partenone, anche qui hanno nel loro piccolo fatto la loro razzia nazionale e su due piedistalli bianchi troneggiano i capitelli del foro romano di Brescia (sic).

E’ gratis, allora ci do una rapida occhiata e via, tanto ci torno. Ma mentre vo’ via su una cartina sulla parete ci vedo scritto Apulia e Peuceti e Messapi e Dauni. Ruvo e Rionero e Tarentum.
Tra gli uomini della divisione ungherese al seguito dei 1000 di Garibaldi, uno restò per gli scavi in terra di Puglia. E qualcuno venne dopo di lui ed altri ancora.
E qui ci vedo pezzi stupendi, pure per me, con sotto la targhetta: Canosa-Tarentum, Apulia. E mi torna alla mente una teca uguale con gingilli antichi dalla terra di Bari al British Museum, che ci avevo 16 anni.

Gloria al museo Iatta.

P.S. In letteratura, come nei miei blog la verità non esiste, solo la verità vista da me, ma se qualcuno si sente in dovere di correggere il contenuto artistico letterario storico (dati gli esperti tra i potenziali lettori) faccia pure.

Afrika

Si apre il G8, si parla di Africa nelle tv di tutto il mondo,
e qui in Ungheria “Afrika” vuol dire una canzone tanto popolare dei Kft. (SpA in magiaro) degli anni 80 dal ritmo pop orecchiabile e amatissima da tutti, perche negli anni 80 tutti volevano evadere e scappare in Afrika hahaha,
un po’ come il nostro “Azzurro”.

Afrika (Kft.)

1. Ha meguntam, hogy mindig itt legyek,
Majd utazgatok, mert utazni elvezet.
De szoba se johet Skandinavia,
Csak a jo meleg Afrika,
Ott fulledt az erotika, hahaha!

2. Kiberelek egy jo nagy puputevet,
Bejarom Kenyat es Zimbabwet.
Minden feketenek fizetek egy feketet,
Tomeny romantika,
Imadlak Afrika, hahaha!

Ritornello. Parduc, oroszlan, gorilla, makako,
Bambusznad, majomkenyerfa, kokuszdio!
Szavannak, fekete n?k, ooo Afrika!

3. A lanyokat majd a bozotba csabitom,
Egy negercsokert mindenem odaadom.
Utolag ugyis az egeszet letagadom,
Ha kerdezitek idehaza:
„Na, milyen volt Afrika?” – hahaha!

Africa
Se mi stufo, come mi succede sempre qui,
Un giorno andro’ in viaggio, perche viaggiare e’ bello,
Ma della Scandinavia neanche a parlarne,
Esiste solo la calda Africa,
Con i suoi amori focosi.. ahahah

Mi affitto un gran cammello,
Giro tutto il Kenya e lo Zimbabwe.
A tutte le nere offro un caffe’ nero,
Pieno di romanticismo,
Adoro l’Africa. Hahahah

Pantera, leone, gorilla, macaco,
Bambu, baobab, noce di cocco!
Savane e negrette.. ooo Africa!

Le ragazze un giorno mi porto tra i cespugli,
E daro’ tutto per un ‘bacio nero’?*,
Tanto dopo non diro niente,
Se a casa mi chiedono:
Allora, com’era l’Africa hahaha!

* dolce ungherese tipo meringa al cioccolato

N.B.
1)tradotto dal sottoscritto e la collega Ajpek Rita
2)ormai lettori affezionati, comprenderete da soli quanto, a iniziare dal primo verso e seguendo le sottili metafore del testo, tutto ciò sia molto ungherese. (e che mi perdonino san Kapusinski e mamma Africa hahaha)

alessandrogrimaldi@hotmail.com

BOMBA

Bombe a Londra, tante cose da dire. Noi restiamo sconvolti, ma non sorpresi perdio quando ci esplodono 4 bombe nella fermata della metro sotto casa.
Sotto casa, si’, lo dico qui dalla mia casa italiana a Budapest. Riportava un’agenzia che la nostra ambasciata nel Regno Unito ha di dovere visto se c’erano italiani coinvolti e ha controllato tra i 122.000 italiani residenti a Londra. Igenis!. A Londra ci sono 120.000 italiani, più italiani che a Bergamo, Trieste o Lecce. Londra è anche Italiana, come Madrid, come Budapest. Oggi ci e’ esplosa una bomba sottocasa, una sul bus, una sulla metro tra i colletti bianchi.

E se fossimo arabi proveremmo quest’angoscia ogni santo giorno, che 2 o 3 attentati sono a Bagdad.

E oggipomeriggio ai tavolini all’aperto in Miszkath ter del Frank Zappa Caffe’ faceva impressione la polo d’ordinanza del cameriere, nera con la scritta gialla BOMBA (l’energy-drink, simil RedBull, ungherese qui tanto popolare.

Africa

Si apre il G8, si parla di Africa,
Forse perche’ qui non c’e’ stata una delle tappe del live8 ma piu’ prosaicamente il concerto gratuito di Lionel Richie a Piazza degli Eroi offerto dalla Telecom ungherese (controllata dalla Deutsche Telekom), il Kapusinski che e’ in me vuole riportare questa frase pronunciata in data odierna da uno dei leader storici dell’Africa*:

“Non vogliamo essere trattati come mendicanti sulla porta dei ricchi.implorare al G8 la cancellazione del debito nn aiuterà l’Africa. Abbiamo bisogno di cooperazione fra i piccoli e i grandi Paesi del mondo”

Mettendo poi in guardia i capi di Stato africani sulle condizioni poste dall’Occidente per gli aiuti: “Se dai soldi a un povero, non gli chiedi di cambiarsi i vestiti o di cambiare il modo in cui prega”

La lega Africana riunita oggi a Sirte (Lybia) ha chiesto x l’Africa, provocatoriamente, l’assegnazione di 2 seggi permanenti nel consiglio di sicurezza dell’ONU

*Muammar Gheddafi