Budapest e Ruvo di Puglia

Il Museo delle Belle arti, e’ il piu’ bel museo di Budapest. Ed e’ gratis. Gratis come lo e’ (lo era mi dicono) la National Gallery, il British, l’Ermitage per i russi e Il museo dell’indipendenza della Lettonia.

So che e’ gratis, ma quando entro un uomo in divisa mi dice di fare il biglietto. Guardo bene, v’e’ scritto admission free. Faccio la fila alla cassa con quelli che vanno alla mostra temporanea e chiedo se e’ gratis alla signorina. Certo signore e mi fa un biglietto da 0 fiorini. (Com’è ungherese tutto ciò, direbbe Giuseppe).

Allora mostro il mio biglietto da zero0 fiorini ed entro. C’è una grande sala di marmi bianchi e grigi con la volta alta 10 metri e lunga 20 con grandi pale quattrocentesche alle pareti.
Tutt’attorno nei piani superiori le sale di arte italiana e francese e di scuola fiamminga, spagnola (la miglior raccolta spagnola fuori da Madrid, del resto il secondo museo di Madrid non e’ forse intitolato agli aristocratici e donatori ungheresi Thyssen-Bornemisza). Qualche pezzo è molto molto bello e il museo è gratis, un personaggio dei libri verrebbe qua ogni giorno a leggere e cazzeggiare, a guardare turiste 16enni piene di ormoni nei loro straccetti mentre seguono i parenti imbarazzati, e ogni tanto alzare lo sguardo e cercare il senso della vita anche nel San Sebastiano del Murillo.
Poi mi metto a guardare tutte le targhette per leggere le scritte in piccolo: d’accordo, Francia, Spagna, UK, l’Italia ha fatto grandi i suoi musei con il mecenatismo dei loro regnanti, o razziando di qua e di là per l’Europa, l’Ermitage deve tutto alla competenza di Caterina la grande e al suo impressionante talento nell’arricchire la sua collezione. Gli Americani sono pieni di soldi. Ma qui?. Beh, qui i pezzi più belli vengono dalla collezione Esterhàzy, e me li immagino questi ricchi borghesi di Budapest, dopo tutti i soldi affluiti qui nella seconda metà del XIX secolo, donare con orgoglio la loro collezione al nuovo regno ungherese orgogliosi della loro nazione rinata. Altri pezzi vengono da “Governement purchase y.1957-58”, le confische del regime dopo il 56.

Nel groundfloor invece, l’immancabile collezione francese-impressionista: 1 Gauguin, 1 Cezanne, 1 Monet, etc, perchè un grande museo ne deve avere uno di ognuno, per accontentare le masse, ma tutt’in mezzo alla sala emergono splendide sculture di Rodin che ti chiedi perchè la gente guardi un Monet minore anzichè questi capolavori.

E poi come i grandi musei le splendide sale dall’antichità a ricordare che proprio a cavallo del 900, quando una marea di soldi affluiva nelle casse statali e mezza Budapest veniva costruita di colpo, (anche la mia casa di O’ utca, modestamente) iniziarono i grandi scavi alla scoperta dei tesori dell’antichità, e accanto ai grandi archeologi tedeschi con l’idea fissa di ritrovare la Troia di Ulisse e portare a Berlino le mura di Babilonia o il portale del mercato di Mileto, c’era anche qualche impavido avventuriero ungherese giramondo appassionato di classicita’ al loro seguito.
Giu’ ci sono le sale egizie. Su i reperti dall’antica Grecia alla civilta’ Minoica agli Etruschi alla tarda romanità. Se al British ci sono ancora le cariatidi del Partenone, anche qui hanno nel loro piccolo fatto la loro razzia nazionale e su due piedistalli bianchi troneggiano i capitelli del foro romano di Brescia (sic).

E’ gratis, allora ci do una rapida occhiata e via, tanto ci torno. Ma mentre vo’ via su una cartina sulla parete ci vedo scritto Apulia e Peuceti e Messapi e Dauni. Ruvo e Rionero e Tarentum.
Tra gli uomini della divisione ungherese al seguito dei 1000 di Garibaldi, uno restò per gli scavi in terra di Puglia. E qualcuno venne dopo di lui ed altri ancora.
E qui ci vedo pezzi stupendi, pure per me, con sotto la targhetta: Canosa-Tarentum, Apulia. E mi torna alla mente una teca uguale con gingilli antichi dalla terra di Bari al British Museum, che ci avevo 16 anni.

Gloria al museo Iatta.

P.S. In letteratura, come nei miei blog la verità non esiste, solo la verità vista da me, ma se qualcuno si sente in dovere di correggere il contenuto artistico letterario storico (dati gli esperti tra i potenziali lettori) faccia pure.

Advertisements