Craxi, la giustizia e la democrazia

Nella mia biblioteca minima egittologa spicca un’edizione economica di “Lo straniero” di Camus (L’etranger)in francese e delle poesie giapponesi tradotte da Kosztolanyi Dezső. 
In italiano invece ci sono due libri: una raccolta di saggi di antropopoietica (magari ve ne parlo la prossima volta) ed il Principe di Machiavelli, supplemento di Epoca del 1986. Evidentemente anche allora tutti i giornali uscivano con libro allegato.

Subito sotto il titolo c’è presentazione di Bettino Craxi. Anno 1986.

Diceva l’illustre statista: “Ma dov’è l’errore (nella interpretazione del Principe)? Quest’errore oggi lo possiamo leggere benissimo: E’ la teoria della doppia morale, una per il principe ed una per i sudditi, una per lo Stato ed una per i cittadini.. l’errore è in quel machiavellismo di comodo che ha preteso di costruire un diritto personale e privato per chi governa ed uno diverso per le genti.”

Rileggo “che ha preteso di costruire un diritto personale e privato per chi governa ed uno diverso per le genti”. Grazie Bettino, (volevo scrivere Grazie Bettino, riposa in pace).

Ed è divertente allora nn sorprendersi quando alla fine delle 3 paginette di presentazione leggo una cosa di ancora + attuale, universale, euroatlantico e visionario: “Credo davvero che sulla Storia degli uomini stia avanzando un nuovo e ultimo Principe: la democrazia.”

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