Nasce la nuova rubrica: Politica interna

Bando le sciocchezze. Quando parlo di Budapest in occasioni semiufficiali dico sempre “vera grande capitale dell’Europa Orientale per numero di abitanti, storia, tradizione, cultura, economia.”
Basterebbe prendere una carta geografica e vedere dov’’è Budapest. e l’Ungheria nel cuore dell’Europa, confina con Austria, Slovenia, Croazia, Serbia e Montenegro, Romania, Ucraina, Repubblica Slovacca e allora la redazione ha deciso di inaugurare nel blog la rubrica settimanale “politica interna” dove si parlerà dei maggiori avvenimenti del centro-Est Europa.

Per n affaticare il lettore ecco una veloce overview della regione negli ultimi mesi:

Macedonia: di M. si parla tanto, da …. Dopo strenua lotta ha acquisito da 2-3 settimane lo status di paese candidato all’ingresso nellpUE. Si teme il veto della Grecia, a causa del nome Macedonia uguale a quello di una regione del nord della Grecia. Ufficialmente in sede internazionale la M. si chiama FYRM (Former yugoslavic republic of Macedonia)E’ l’unico paese dell’ex Yugoslavia ad aver risolto costituzionalmente i conflitti armati interetnici degli anni 90. Fedele alleato USA, ci sono soldati macedoni in Irak.
In questi giorni si stanno tessendo le trame per il futuro assetto del Kossovo e della Serbia,
la Croazia grazie all’abile pressing austriaco ha aperto ufficialmente i negoziati per l’adesione all’UE, consentendo di aprirli anche con la Turchia. La Croazia e’ ancora formalmente in guerra con la Slovenia, il paese pi pùrospero della regione, nn c’e’ accordo sui confini marittimi, la schermaglia diplomatica è riesplosa quest’estate. La Repubblica Slovacca, è la nuova tigre economica centroeuropea grazie si dice alla flat tax, aliquota unica, per semplificare drasticamente il fisco e attrarre imprese estere. Introdotta per prima dall’ Estonia la flat tax è dilagata nelle vicine Lettonia e Lituania e fa gola a tutta la regione. Nel 2005 nuovi governi sono subentrati in Bulgaria, (dove diventato e’ partito la formazione xenofoba antiturca) e Romania, (entrambi con la spada di Damocle di un possibile ulteriore ritardo dell’ingresso nell’UE previsto ora per il 2007), Polonia, maggior paese nuovo membro -40 milioni di abitanti-, con un tasso di disoccupazione superiore al 20%, dove in 3 turni elettorali in un mese è andato al governo e alla presidenza della repubblica il partito conservatore, fortemente appoggiato dalla chiesa, mandando a caso la sinistra liberista, Albania, dove e’ ritornato al potere Sali Berisha, sconfiggendo l’eterno nemico Fatos Nano. L’Albania rimane l’unico paese Europeo a nn aver nessuna trattativa formale con l’UE. Per l’Ucraina cito il titolo di un quotidiano ungherese di domenica 21 Novembre: Ucraina delusa ad un anno dalla rivoluzione arancione.

FESZTIVAL

Professore, viene al Fesztival stasera?”
Nn siamo mica ad Andria, ragazzi, in Italiano il futuro si usa eccome, “Professore verrà al Festival della scuola stasera?”, Beh se mi invitate… nn posso certo rifiutare..

Il festival, credevo di trovarmi di fronte ad una recita scolastica, o 2 o 3 gruppi che suonano nell’aula magna… o visto che la nazione è un’altra magari il ballo della scuola come nei film americani.. ma lasciamo parlare i fatti.
Il festival del liceo ungherese dove mi trovo e che quindi devo prendere a modello è durato 12 ore 12, cioè è iniziato alle 18.30 e terminato alle 6.00 del mattino dopo. Ma io nn ci credo. In ogni aula c’è un evento, in ogni vuol dire al piano terra, al primo e al secondo piano (in tutto faranno una 20 di aule, 25-30 forse) più ovviamente l’auditorium, la palestra, i corridoi e l’androne. In tutto faranno 30 eventi contemporaneamente, ogni 2-3 ore l’aula vien sgomberata e l’evento cambia.

Avete capito bene. Tanto che l’organizzazione ha piazzato un ragazzo nella sala di collegamento che col pc annota su un maxischermo gli eventi che si svolgono in quel momento.
Ce n’è per tutti i gusti, appena arrivo verso le 7 mi faccio una mezz’ora di concerto punk nel corridoio destro del piano terra, qui i concerti andranno avanti fino alle 6 del mattino tra rock, metal, hardcore etc, nel corridoio sinistro invece si sviluppa il caffè letterario. Giù in palestra tornei alunni professori fino alle 2 poi gioco libero, mentre nell’auditorium si sta esibendo un quartetto d’archi, alle 20.30 parte il teatro con Romeo e Giulietta, poi incontri con scrittori e artisti, ed alle 22 arriva al primo piano-lato destro Beraczi Gaspar, un ragazzetto tutto figo che è uno dei protagonisti di “Baratok”, l’Amici di Maria de Filippi magiaro e le ragazzine scoppiano in lacrime.. sul lato sinistro aula retrò anni 60, con i Beatles sul giradischi e vestiti a fiori, sala calciobalilla ( il csocsò, leggi ciocio) e in fondo l’ultimissima aula è il regno della techno, e nn osa avvicinarsi nessuno. Dappertutto poi sono disseminati ristorantini, buffet, caffè e pasticcerie, del resto che ci vuole, unire i banchi a 4 a 4 a mo’ di tavolini, spegnere le luci e lasciare sui tavoli candele basse e sembran proprio dei localini..

Insomma passo dalla gara a chi mangia wurstel più velocemente (c’è uno scatolone di wurstel, fornellino,acqua bollente) all’incontro fra intellettuali per decidere che tipo di animale era Aristotele, alle dieci pizze giganti (ognuna per 8 persone) di Don Pepe in sala professori, all’incredibile concerto unplugged della 13a (trovatemi in Italia uno che ha il coraggio di fare Aleluja di Jeff Buckley e gli acuti più alti di Sweet Child in Time..), alla lavorazione artistica dei metalli in aula di architettura, alla più nota band di folk irlandese d’Ungheria, i Greenfields, alla gara di karaoke studenti-professori dove riesco a scamparla perchè mancano canzoni in italiano.

Ma io sono qui per i miei ragazzi, alle 21 han suonato i Rockness (11a), al loro primo concerto, rock anni ’90 da Zombie a Californication e 2 bis generosi, poi una che giocava nella squadra di pallavolo femminile contro i professori, e ancora creperia e caffetteria e buffet italiano, aula-masszazs (massaggi!).

E poi i i miei ragazzi gestivano tra le 22.00 e l’1.00 l’aula 31, 3 tavolini, rami di acacia negli angoli, sdraio, ombrelloni (ma dove li avranno presi), un bancone di vimini e il biondo Zuli che ti prepara un bel cocktail (analcolico), nell’aula dove facciamo matematica, che stasera era un Tropical Bar..

FEL

Nn ho paura dell’influenza dei polli(la stronco in dù’ ore) e compro usualmente il pettodipollo al CBA sottocasa, “un kilo fa il macellaro?”, ma oramai l’ungherese nn ha più segreti per me e faccio ad alta voce “Fel kilot”, mezzo chilo, con una bella “e” lunga e chiusa, (che se la apro diventerebbe un chilo in alto, upwards) che ormai mi è naturale come dire c’ ng na ma sci sciamanin..

Fèl, meta, e penso che aver paura, temere, in ungherese si dice uguale, fèl (felni all’infinito ma qui i verbi si chiamano dalla 3a persona singolare del pres. Indicativo)
Aver paura in Ungheria si dice essere uomini a meta.
Ma io ricordo la frase di nn so quale generale “I coraggiosi nn sono quelli che nn hanno paura, quelli sono gli stupidi”

ANGYAL FÖLD e la terra degli angeli – e la pallanuoto.

Waterpolo, Euroleague 2005-2006, Qaulification round to quarter finals Vasas Budapest (HUN) vs. CN Marseille (FRA) 12-10 (3-4, 4-3, 3-1, 2-2) – Group B. Io ci stavo.

AngyalFöld, e il nome del XIII distretto di Budapest e vuol dire terra degli angeli.
C’ero stato a Febbraio, in trasferta al mercato cinese di Fay utca.
Passano i mesi, era nello stadio di Fay utca, dove gioca la squadra di calcio di Angyalföld, il VASAS SC, che doveva giocare l’under 21, prima che la partita fosse spostata al Nepliget.
In quei giorni mi capita nel libro che sto leggendo*..
La famosa Terra d’Angeli (Angyalfold). Il quartiere piű povero abitato da proletari e sotto-proletari

E quindi so per chi tifare quando, nella mia nuova vena sportiva, accorro alla grande pallanuoto internazionale VASAS – MARSEILLE, girone B di Champions league, ospitata nelle celebri piscine Komjany Bela, sul lungoDanubio, che brillano con la loro arcata azzurra illuminate di sera di fronte all’isola Margherita.

Ma io arrivo il giorno sbagliato, il venerdi, e trovo all’ingresso pieno di bambini con la cartella e mamme alla biglietteria, sono dappertutto, e son piccoli, bimbetti di 3 anni, bambine don le trecce, con le cartelle e i giubbotti invernali colorati che e arrivato l’inverno.

Nuoto e pallanuoto sono sport nazionali qui, i miei ex colleghi si alzavano alle 5 per andare in piscina prima del lavoro, dice Angelo che la prima volta che ha visto Emes, che ora è su moglie, nuotare sembrava un pesciolino, ed erano al mare mica in piscina.
Gli ungheresi nella pallanuoto son campioni olimpici in carica, a memoria hanno vinto 2 olimpiadi sulle ultime 3, nell’autunno del ’56 alle Olimpiadi di Melbourne la semifinale fu Ungheria-URSS e la piscina si tinse di rosso (nn era un autunno a caso quello del ’56 per la storia delle relazioni diplomatiche tra Ungheria e URSS).

E questo in Ungheria, insieme a Svizzera, Austria, Macedonia, e Rep. Ceche e Slovacche, unico stato europeo a nn avere uno sbocco al mare. E’ che qui han le terme dove sempre vanno gli ungheresi dai 3 ai 90 anni, e l’acqua è un elemento nel DNA dei magiari, Sarà per l’eterna insoddisfazione umana che ci fa desiderare cio’ che nn si ha, o per l’eterna insoddisfazione ungherese…

Il giorno dopo è pero quello giusto, e il clima è da serata di Champions. I rossoblu del Vasas scendono in campo e i tifosi al ritmo del tamburo che rimbomba intonano piano e solenne, poi forte e veloce il nome di ANGYALFÖLD..

E questo quartiere, Angyalföld, Il quartiere più povero abitato da proletari e sotto-proletari, mi è già nel cuore..

* “L’orologiaio di Monaco” di G. Pressburger, ma ne riparleremo

Hockey sul ghiaccio o come far pace con il romeno

A Budapest lo sportivo può vedere gare di alto valore tecnico nelle seguenti discipline: pallanuoto, corse dei cavalli, hockey sul ghiaccio, football americano, scherma, etc. 

L’hockey su ghiaccio perchè l’Europa centrale è tra le quattro grandi scuole di questo sport con almeno 2 stati (Cechi e slovacchi) tra i primi 5-6 al mondo perchè uniscono la grande tecnica della scuola russa e scandinava, all’hockey fisico del Nord America). Il campionato più bello d’Europa è in Germania.

Ed io oggi ero all’ultima giornata della Skoda Kupa di hockey su ghiaccio: quadrangolare tra Ungheria, Romania, Giappone e i campioni di Slovacchia del HKM Zvolen, allo stadio del ghiaccio dell’Ujpest.
Lo stadio è rinnovato, ma ammette i posti allo, posti in piedi, che costan la metà e si sta appoggiati alla balaustra sopra i posti a sedere- per veri appassionati – ed io fra questi..

La bella partita è alle 15.00 tra i forti slovacchi e le matricole giapponesi, che esprimono un hockey tutto velocità, un 3-3 divertente, che i nipponici (+ motivati) vincono ai tiri liberi, i rigori in movimento, senza mai arretrare, dell’hockey..

alle 18.30 c’è invece l’epico incontro: Ungheria – Romania, aspetto lacrime e sangue vista il secolare odio tra i due popoli, invece no, l’hockey è uno sport minore di grand’uomini veri appassionati dove nn c’è spazio per facili isterismi e poi dove mai si potrà giocare hockey sul ghiaccio in Romania se nn tra i monti, tra i monti della Transilvania e infatti scendono sul ghiaccio per il riscaldamento i nomi dei giocatori sulle maglie dei romeni ci son tanti tipici cognomi magiari come Papp, Basileudzs, Mihaly, Molnar S., Molnar P., cugini transilvani insomma..

Ma la cosa curiosa qui tra i ghiacci è che la Romania ha una casacca classica da nazionale di hockey con lo stemmone del regno di Romania enorme sul petto, come la mia maglia di Jagr della Rep. Ceca (come la foglia d’acero canadese, il rosso fuoco dei russi, i tre monti slovacchi, i tre leoni finnici), mentre lo scudo magiaro con la croce di S. Stefano etc. è invece piccolo sulle casacche dell’Ungheria, piccolo piccolo per far posto alla megascritta “Pannon GSM”, (l’Omnitel ungherese), come la marca sul pacchetto delle sigarette…

Ed ecco allora come risolvere il secolare odio allora tra i popoli del Centro-Est, ci vuole un bello sponsor..

A Budapest l’inno di Mameli

E questi sarebbero i campioni del mondo del cazzo?
– Campioni del mondo, queste merde?
– Fanculo. Italiani.
– Questi dall’Africa vengono. Sono scimmie, scimmie africane”
(Discorso raccolto al 20′ del primo tempo dietro di noi)

Ungheria u.21 – Italia u.21, ottavi di finale del campionato europeo di calcio.
Siamo allo stadio ed abbiamo con noi un bustone con dentro uno striscione di 9 metri in vivaci colori rossoeblu “CIAO MAMMA – piero, giuseppe, angelo” ma visto i discorsi che sentiamo dietro di noi nn ne parliamo neppure di esporlo… Come ogni partita al campo che si rispetti, nn ci son solo budapestini raffinati, ma siamo attorniati dalla peggio risma delle periferie cittadine ad urlare “Hia Hia Hungaria” che sembrava che fossero appena scesi con le 7 tribù di Arpad dalle pianure del Volga.
E poi sarebbe difficile esporlo. Il vecchio e glorioso stadio del Ferencvàros (il Nepliget, stadio del parco del popolo, 30.000 spettatori*, qui ci giocavan Puskas e compagni) e zeppo oltre la capienza, perchè han fatto l’ingresso gratuito, che la partita l’abbiam vista in piedi e stretti stretti e che si capisce come possano morire a volte 50-100 persone ad un incontro di calcio se succede qualcosa.

Del resto vuoi mettere questa fantastica esperienza con il settore apposito per i supporter della squadra ospite (mezzo vuoto) che abbiam scoperto una volta incastrati ai nostri posti e dove sventolava addirittura un tricolore?

30.000 e più spettatori ad una partita che a Napoli come dice Giuseppe “ci saremmo stati solo io la Jervolino e Pippo Baudo”, tantissimi se paragonati ai 5000 spettatori che fa di media il campionato di calcio qui, ma la nazionale fa emergere il sano ed eterno nazionalismo che batte nel cuore di ogni buon magiaro.. Tanto che nella metro del ritorno parte tra i lord accanto a me pure il coro su Trianon e la Transilvania….

Domani invece mi sparo l’ultima giornata della “Skoda Cup” quadrangolare di Hockey su ghiaccio tra Giappone, Ungheria, Romania e i campioni di Slovacchia del HKm Zloven, allo stadio del ghiaccio dell’Ujpest.
Come vedete a Budapest la cultura è tutto.

Le ragioni del cambiamento

In genere rispondo: l’Italia quest’anno crescerà dello 0%, l’Ungheria che all’Est è il paese più avanzato e quindi cresce meno degli altri crescerà del 4%.
Poi in una delle mie infinite newsletter ecco cosa leggo e mi rallegra forse:

“L’Italia e’ il Paese europeo in cui le retribuzioni contrattuali sono cresciute di meno negli ultimi anni. In particolare, nel 2002, l’incremento in termini nominali è stato solo del 2,1% e nel 2003 del 2,2%, contro una media Ue, rispettivamente, di +3,5% e di +3,1%.

Anche in termini reali, al netto dell’aumento dei prezzi, le retribuzioni degli italiani sono le uniche (insieme a quelle dei ciprioti) a evidenziare un calo soprattutto, nel 2003, quando gli stipendi sono cresciuti meno dell’inflazione.

E’ quanto emerge da un’analisi dell’EIRO, l’Osservatorio europeo sulle relazioni industriali, sulle dinamiche delle retribuzioni nella UE a 25. Secondo lo studio, infatti, continua in tutta Europa la fase di moderazione salariale che si è verificata negli ultimi anni.

Se, poi, si considerano le retribuzioni ’di fatto’, quelle realmente percepite dai lavoratori e che comprendono in busta paga anche altre voci (premi di risultato, straordinari, accordi decentrati), in Italia, nel 2002 sono state inferiori all’inflazione di 0,4 punti e nel 2003 superiori di appena 0,4%. In tutti gli altri partner europei, invece, si registra un incremento.

Sensibilmente superiori gli aumenti medi delle retribuzioni ’di fatto’ nei Paesi dell’allargamento, nel 2002-2003: si va dal +3% della Slovacchia e +3,6% della Polonia, fino al +14,4% dell’Estonia e +20,8% dell’Ungheria.”

(da http://www.labitalia.com)

 

 

Una cerimonia speciale

Ecco che parte l’inno nazionale su una base preregistrata e dopo qualche istante scorgiamo Julia dal fondo della sala che percorrere con passo sicuro la passerella rossa fino a sedersi davanti al sindaco del III distretto dove risiede e nel cui municipio ci troviamo.

Sono un invitato speciale alla cerimonia di Julia, presente con giusto i genitori, la sorella ed il cognato, ed il amico e suo compagno Giuseppe. Oggi Julia diventa magiara e prende la nazionalità ungherese.*

Sentiamo la voce di Julia rotta dalla commozione mentre ripete la formula di rito dopo il sindaco del terzo distretto di Budapest.

Poi il suddetto sindaco, una donna in carne e rubiconda, invita alla felicità, si stappa lo spumante di ordinanza e si esce un dolce alla panna per festeggiare. Si affacciano sulla soglia gli invitati per la prossima cerimonia, un matrimonio. Il sindaco gusta solo la torta, mi dice Giuseppe che fino a pochi mesi fa il cerimoniale prevedeva che dividesse la gioia dei festeggiati alzando anche lei il calice, ma alla fine del giorno delle cerimonie (il venerdì) era visibilmente alticcia.

Giusto per dirvi che nn insisto sulle cose per niente, a metà cerimonia abbiamo ascoltato l’ormai nota lirica di Vörösmárty, di cui riporto i famosi versi piu volte citati:

Oh magiaro sii fedele alla tua patria/ e tua culla/e un giorno anche tua tomba/Al di fuori di questo in tutto il mondo/non c’e posto per te/che tu dalla sorte sia benedetto o punito/qui devi vivere o morire

*I genitori son qui da 2 giorni fa da Koloszvar (Cluj Napoca, in romeno), la capitale della Transilvania. Julia è un’ungherese di Transilvania, i suoi genitori sono nati là, quando questa era territorio ungherese, lei quando era territorio romeno, vive a Budapest da cinque anni, e da cinque anni ha fatto domanda per la nazionalità ungherese.

Kertész e Primo Levi

Per noi italioti che sappiamo chi era Primo Levi e abbiam letto “Se questo ő un uomo”, leggere Kertész é una lettura doppiamente significativa.
Primo Levi ha 25 anni, fresco di laurea (in Chimica), mentre Kertész ne ha 15 con le grandi speranze, una vaga idea del mondo dei grandi e osserva quel che succede con lo sguardo ironico, intelligente e paraculo che a volte possono avere gli adolescenti, (é in fondo ragionevole fare una doccia appena arrivati dopo il viaggio di 3 giorni e 3 notti in un vagone sigillato no?), ed é per questo che ha preso il Nobel.

Nel ’44 Kertész aveva 15 anni e come molti qui a Budapest (compresa il mio ramo egittologo) parlava anche tedesco ed era poi dell’idea che i Tedeschi, qualunque fosse la loro opinione sugli ebrei, in fondo -come del resto tutti sapevano- erano persone pulite e per bene, che amano l’ordine, la puntualitá e il lavoro, e che sanno apprezzare anche negli altri le stesse qualitá. 

Lascia la scuola per il “lavoro obbligatorio” allo stabilimento della Shell a Budapest, poi va a lavorare a Buchenwald e dintorni. Ma prima sta 3 giorni per lo smistamento a Birkenau. Il ragazzo ci dice che rispetto a Birkenau a Buchenwald nn si sta poi tanto male e c’è poco da lamentarsi a ben guardare: è un campo di concentramento e nn di sterminio (ci sono solo 2 ciminiere con del fumo qua), gli ebrei sono raggruppati per nazioni e una volta a settimana c’è pure la zuppa di latte.

Come in Levi la lotta furiosa per mettersi in coda alla fila per la zuppa, cosi’ la zuppa è quella del fondo + densa e i più ammirati e temuti son i concentrati di lungo corso, i greci di Salonicco di Levi, qui sono i Finlandesi? cioè gli ebrei delle’alta Ungheria, ebrei che nn si sono assimilati e nn parlano ungherese ma yiddish (vi ricordo che il finnico appartiene alla stessa famiglia linguistica del magiaro, ma nessuno qui ci crede perchè per loro e’ assolutamente incomprensibile), ed entrambi si salvano perchè han la bravura di ammalarsi ma nn morire alla fine dell?inverno del 1944-45 (Kertész giusto una lieve dissenteria, scabbia e un ginocchio spappolato) e aspettare il domani dentro all’infermeria.

Se ricordo pero’ Levi conclude che ora il compito dei Salvati è la testimonianza perchè quello che è accaduto mai più accada.
Kertész invece a Budapest, sul tram lo ferma un giornalista, parlano un po’, gli da’ un bigliettino, voglio intervistarti, cosi’ racconti tutto dell’Inferno dei lager.
ma lui pensa che nn sa cosa sia l’inferno, la vita nei lager quella sì che era reale, e straccia il bigliettino appena il signore si allontana. Reale come una cosa realmente accaduta, mica come l’inferno.
E Kertész è stato 10 anni per giungere alla stesura finale di Essere senza destino, come il libro della vita, il libro che vuoi assolutamente scrivere e scrivere senza ripensamenti.

Kertész (Imre)

Domani la Betty ci lascia, dopo 14 mesi di onorata presenza a Budapest, e dunque oggi si beve tutti insieme in un posto adatto, che so il Szimpla o il Vittula.

Il Vittula è uno dei posti più nascosti di Budapest, una tana per spie e pocodibuono ed ho l’onore di spiegare io alla budapestina Olgi che è su Kertèsz utca, all’altezza di Dohàny utca, nella parte più scalcinata del vecchio quartiere ebraico.

Dohány vuol dire tabacco (via del Tabacco, uh!), Kertész nn so chi fosse. C’è un Kertész importante pero’ nella storia ultima magiara e che e’ di recente entrato nella mia biblioteca personale qui, per gentile prestito dell’Istituto italiano di Cultura, ed e’ il premio Nobel per la letteratura 2002, primo Nobel della categoria a un ungherese.

A dispetto del nome Imre che a me par turcofono, Kertész è ungherese di religione ebraica e il suo libro + importante, oggi a casa con me in un giorno di riposo assoluto sul mio lettino, è il racconto autobiografico attraverso i campi di concentramento e i campi di sterminio istituiti nel corso della seconda guerra mondiale dalla Germania, che allora aveva assunto il nome di 3o Impero Reich tedesco.

Ricordo ai lettori che negli anni 20 un ammiraglio della Marina Ungherese (Marina che ancora esiste e pattuglia il Danubio, aspettando di riavere Fiume e l’Adriatico) si dichiarò reggente (di un re che nn c’era) e instaurò una dittatura di destra filonazista. Poi nel ‘44 quando la situazione degenerò la Germania occupò per davvero l’Ungheria ed iniziò la deportazione degli ebrei.

Appena aperto il libro una brutta sorpresa, il romanzo è stato scritto in tedesco, del resto prima di diventar famoso faceva il traduttore dal tedesco, e sono un pò deluso che il Nobel ungherese scrivesse in tedesco. Solo dopo la 5.a ripassata mi accorgo che è Feltrinelli che ha preso i diritti e l’ha tradotto dal tedesco. Chissà perchè. mentre il titolo originale è il magiarissimo “SORSTALANSAG” e che quindi lui scriveva in ungherese.

SORSTALANSAG è un bellissimo titolo esempio di come le lingue in cui è facile costruire parole composte possano essere evocative se ben sfruttate (SORS= destino, TALAN=forse*, SÁG=desinenza per i sostantivi) e allora SORSTALANSÁG suona come destinoinforsetudine, ovvero essere senza destino.

 

*talan/telen sono i suffissi per fare la negazione (ügyes=bravo, ügyetlen=inetto, imbranato), ma questo l’ho capito solo anni dopo., quando ero meno idealista..