Kertész (Imre)

Domani la Betty ci lascia, dopo 14 mesi di onorata presenza a Budapest, e dunque oggi si beve tutti insieme in un posto adatto, che so il Szimpla o il Vittula.

Il Vittula è uno dei posti più nascosti di Budapest, una tana per spie e pocodibuono ed ho l’onore di spiegare io alla budapestina Olgi che è su Kertèsz utca, all’altezza di Dohàny utca, nella parte più scalcinata del vecchio quartiere ebraico.

Dohány vuol dire tabacco (via del Tabacco, uh!), Kertész nn so chi fosse. C’è un Kertész importante pero’ nella storia ultima magiara e che e’ di recente entrato nella mia biblioteca personale qui, per gentile prestito dell’Istituto italiano di Cultura, ed e’ il premio Nobel per la letteratura 2002, primo Nobel della categoria a un ungherese.

A dispetto del nome Imre che a me par turcofono, Kertész è ungherese di religione ebraica e il suo libro + importante, oggi a casa con me in un giorno di riposo assoluto sul mio lettino, è il racconto autobiografico attraverso i campi di concentramento e i campi di sterminio istituiti nel corso della seconda guerra mondiale dalla Germania, che allora aveva assunto il nome di 3o Impero Reich tedesco.

Ricordo ai lettori che negli anni 20 un ammiraglio della Marina Ungherese (Marina che ancora esiste e pattuglia il Danubio, aspettando di riavere Fiume e l’Adriatico) si dichiarò reggente (di un re che nn c’era) e instaurò una dittatura di destra filonazista. Poi nel ‘44 quando la situazione degenerò la Germania occupò per davvero l’Ungheria ed iniziò la deportazione degli ebrei.

Appena aperto il libro una brutta sorpresa, il romanzo è stato scritto in tedesco, del resto prima di diventar famoso faceva il traduttore dal tedesco, e sono un pò deluso che il Nobel ungherese scrivesse in tedesco. Solo dopo la 5.a ripassata mi accorgo che è Feltrinelli che ha preso i diritti e l’ha tradotto dal tedesco. Chissà perchè. mentre il titolo originale è il magiarissimo “SORSTALANSAG” e che quindi lui scriveva in ungherese.

SORSTALANSAG è un bellissimo titolo esempio di come le lingue in cui è facile costruire parole composte possano essere evocative se ben sfruttate (SORS= destino, TALAN=forse*, SÁG=desinenza per i sostantivi) e allora SORSTALANSÁG suona come destinoinforsetudine, ovvero essere senza destino.

 

*talan/telen sono i suffissi per fare la negazione (ügyes=bravo, ügyetlen=inetto, imbranato), ma questo l’ho capito solo anni dopo., quando ero meno idealista..