Quando Budapest si tinse di porpora

Nel mezzo della mia autostima ci sono i Nirvana visti a 18anni a Milano appena in tempo, 2 volte i Cure e i REM.
E’ anche per questo che ieri pur stremato dalle marce sui monti son andato al palazzetto delli Sport (la Budapest Arena!) per poter dire che davanti a me ho visto i Deep Purple attaccare “Smoke on the water” e far gridare al pubblco di fuoco sull’acqua.

Il pubblico è tantissimo ma proprio tanto, l’Arena stracolma di uomini maturi che ascoltavano in mangianastri di stato LedZeppelin1,MachineHead etc. e li suonavano nelle cantine i loro figli e nipoti sbarbati e impauriti.

La storia del rock mi passa davanti per 2 ore. Ok Blackmore ha litigato ma al suo posto un capellone:”Fra i chitarristi a cui i Deep Purple concessero un’audizione, la scelta cadde su Steve Morse dei Dixie Dregs” vuol dire sono il chitarrista libero migliore del mondo e quindi vado a suonare nei Deep Purple.

E’ lo stesso che si intravedeva dietro appoggiato a una cassa seguire il gruppo appoggio (una band storica ungherese di classic rock, eccezionale) e dinoccolarsi sbalordito al loro sound per 20 minuti. come a dire, se questi avessero cantassero in inglese fuori dalla cortina si che ci avrebbero inculati da un pezzo.

Hey vigyazz ember, questa è Budapest, qui la musica si fa sul serio.

Lavorare all’estero nn stanca

dalla newsletter ufficiale dell’UE.

“Only around 2 percent of Europeans live in an EU country other than their country of origin, a percentage largely unchanged for the last 30 years. However, statistics show that 59 percent of people who looked for work outside their home region found work within a year, against only 35 percent of those who staid in their home region”

il cubo di Rubik

Oggi sulle scale mobili della metro di Kalvin ter ci ho visto uno col cubo di Rubik in mano e qui ci azzecca visto che Rubik era ungherese, anzi in realtà il cognome è slovacco, ma allora gli slovacchi erano ungheresi.

Non sono ancora anziano ma ricordo da bimbetto il cubo di Rubik nelle mani dei più grandi, come il gioco più figo dell’estate, insomma il sudoku dei primi anni 80, mentre impazzavano i Righeira.

Circa una settimana fa in treno, ora il mio osservatorio sul mondo, siede di fronte a me un ragazzetto con la cartella appena uscito da scuola, ci avrà sui 13 anni e l’aria sveglia, il cappello di traverso. Appena salutati gli amichetti esce dalla cartella un cubo di Rubik. E’ più o meno dove ci arrivavano tutti, completate 2-3 facce, gliene mancano le altre, in genere impresa impossibile per chiunque tranne Rubik stesso. Il fiu, sbuffa un po’, poi in 10 minuti gira e rigira il cubo lo finisce.
Io guardo allibito.

lo mostra alle file dietro. poi lo disfa un po’ fino a levare 5 facce e ricomincia.
Lo finisce una seconda volta prima di arrivare a Nyugati ( la stazione ovest di Budapest).

a CIB bank

– Buongiorno, parla inglese?, Vorrei aprire un conto in banca, ho il passaporto con me.
– Per lei o per la sua ditta?
– Per me grazie
– Un attimo che le chiamo un assistente.
(Arriva una signorina bionda)
– Bene, scriva qui i suoi dati.
– Che costi ha il conto?
– Nessuno, aprirlo ? gratis. Preferisce un conto in fiorini o in euro?
– mi pagheranno in fiorini e preleverò fiorini grazie.
– Le interessa l’internet banking (100 USD)?
– Per il momento no, ma credo mi farebbe comodo un bankomat
– Allora sono 4 euro per la tessera

E’ così che apro il mio conto corrente ungherese.
Lo apro alla CIB Bank, dove mi ci han consigliato e perchè come la mia banca barese leggo in basso, banca del gruppo Banca Intesa. (il settore bancario è uno dei pochi in cui l’Italia abbia approfittato dell’apertura di questi paesi e delle privatizzaizoni in atto, qui tutto è tedesco o austriaco, dalla Telecom, all’energia, all’aeroporto).

E l’ho aperto In 15 minuti, senza spese fisse se nn 4 euro x il bancomat e 20 x la chiusura.

In Italia l’ira di Dio.

6 nazioni

Oggi inizia il 6 Nazioni di rugby e io nn me lo posso mica perdere per due anni di seguito.
Il problema è che il torneo nn è trasmesso da sport1 o sport2, le sky ungheresi, nèda Eurosport, nèdai comuni canali esteri via cavo che si prendon qui. D’accordo che qui siamo al centro dell’Europa, d’accordo c’è la Romania qui vicino vh è la settima forza in Europa dopo le squadre del 6 nazioni, ma insomma il rugby qui nn è sport molto seguito mi sa..
Per gli spatriati a cui manca il rugby, etc. ci pensano gli sport-pub, dei pub all’inglese, molto costosi e decisamente fuoriluogo, pieni di anglofoni delle multinazionali a cui manca il sidro e il cricket, o italiani con gli occhiali appassionati di rugby.

C’e il Champs-pub, aperto da 3-4 ex campioni olimpici magiari sulla mia amata Dohany utca, e io conoscevo il “Box utca” (la corsia dei box) di fronte alla Basilica di Santo Stefano, ma da lì mi mandano al Beckett’s pub, un po’ più giù sulla Bajcsi–Zsilinszki ut.
Niente di più indicato per Irlanda-Italia, partita inaugurale del 6-nations mi pare.

In 2 ore e mezza dentro al Beckett’s nn ho sentito niuna parola in ungherese, nemmeno dai camerieri, nemmeno per sbaglio, in compenso qualche kilt e tante polo blunotte e colletto bianco della Scozia, (e la Scozia gioca domani), maglie rosse gallesi, una verde irlandese e birra a fiumi.
Mi procuro uno scrannetto appoggiato al bancone giusto di fronte al maxischermo e seguiamo la partita su France 2 e poi il match clou Inghilterra – Galles sul canale satellitare in celtico. Alle 16 inspiegabilmente si alza il volume dei televisorini piu piccoli che danno il calcio inglese in diretta e che seguono quelli seduti ai tavoli, mentre l’Italia fa una gran bella figura a Dublino e Inghilterra-Galles ci regalano 3 mete in un tempo.

Alle mete dell’inghilterra per un attimo si distraggano dal calcio e fanno baldoria, alla meta del galles gli applausi son pochi, ma solidali contro l’impero, come lo scozzese e i gallesi next to me…

i barboni sono buoni

Lo guardo sorpreso e lui mi fa “Buongiorno”. Son le 6 del mattino e io rispondo buongiorno al nuovo barbone di sottocasa.

A Bajza utca, dove prendo il filobus avevo un barbone che dormiva, che io vedevo ogni giorno, un posto, riparato dal vento, ma dove l’occhio s’allarga, vicino all’elegante fasor viale come a strade più urbane, sui 40 anni, barba lunga, lo sguardo buono e non stupido, che all’inizio mi chiedeva sempre soldi,.

Qui sono un provinciale, ai miei amici romani e milanesi chiedevo:”ma voi avete i barboni del quartiere?” perchè lui era un barbone del quartiere, dormiva lì, e di giorno se la faceva nel parco della vicina cattedrale evangelica. e ogni volta ci riconoscevamo quando passavo.

Poi è venuto il granfreddo, nn so dove siano le papere del lago del Varosliget, se sono andate via o qualche inserviente municipale se ne occupa, ma al suo posto c’è un altro, visibilmente soddisfatto di aver preso il suo posto.

Nel mio distretto dietro casa nei giardini della chiesa evangelica le panchine sono lunghe e in legno e ci sono gli homeless. Barboni distinti e signorili, mica pezzenti come quelli della stazione dei treni Keleti. In centro i barboni non ci sono, l’arredo urbano delle zone più centrali quando cambia lo fa in funzione del turismo e degli impiegati amministrativi governativi e multinazionali degli uffici lì ubicati. Le panchine nuove in ferro battuto rigorosamente a un posto. I bagni pubblici invenzione di inizio secolo come quelli a Bari sotto la muraglia, in centro son tutti chiusi.

I barboni di Budapest che vivon nei boschi vicino al capolinea della metro blu nella galleria fotografica di Stefano de Grandis..

palombella rossa

5.a  giornata dell’Eurolega di pallanuoto. 

Ero stato a Gennaio a vedere l’Honved, una corazzata, credo 6 campioni olimpici in squadra, vicecampioni d’Europa, una partita dal nome altisonante “Honved Budapest – Spandau Berlin” stravinta dai magiari ma deludente in fondo – tifo inesistente ed una fastidiosissima voce elettronica che ad ogni azione annunciava gol e risultato in ungherese e inglese. 
Commovente invece la piscina in cui si esibisce l’Honved, nel quartiere periferico di Kispest, con all’ingresso le foto da ragazzini 12enni e i ritagli di giornale del Nemzeti Sport dei suoi 2 attuali ori olimpici del nuoto Cseh Laszlo e Kovacs Agnes. 
Ed una sensazione strana all’uscita, il non amare questa gente per molti aspetti eppure il sentirmene ormai parte. 

Ieri son tornato alle piscine Komjadi Bela a Buda, per l’attesissimo match tra il Vasas e l’Olimpiakos Pireo. Spalti gremiti, cori da stadio, quello dietro di me che per tutto il tempo ha gastemato e gridato “andiamo agazzi”. 

Il Vasas in campionato si è fatto raggiungere al secondo posto dall’Eger, dietro all’imprendibile Honved. 
Il Vasas può schierare solo un campione olimpico, l’immenso Steinmitz Barnaba, però ieri annullato dal n.12 greco, che il forsennato alle mie spalle dice essere più forte difensore in circolazione in Europa. 

Partita a dir poco stupenda, sia sotto il profilo tecnico che agonistico, l’Olimpiakos deve vincere assolutamente per accedere ai quarti, al Vasas basta un pareggio, ma se vince è primo nel gironcino eliminatorio davanti al Dubrovnik. 
La geografia della pallanuoto. 

Avevo visto l’andata ad Atene da Angelo, un pareggio, a 10 secondi dalla fine grandissima parata del portiere del Vasas, contropiede e gol a fil di sirena, il Vasas espugna Atene. 
Qui allo scadere il Vasas è in vantaggio 9-8, tiro greco a fil di sirena, respinto, altro tiro, gol. A me sembra regolare, tutti trattengono il fiato. Il punteggio sul tabellone resta sul 9-8. 
Dopo qualche minuto rimbomba l’eterno “Szep volt fiuk” (Grazie ragazzi) ma poco convinto. 

Ma oggi leggo sul Nemzeti sport (il quotidiano sportivo ungherese), che compro all’istante, che il gol è stato convalidato, 9-9, per l’insistenza dell’arbitro serbo, che in effetti avevo visto a più riprese fare cenni rassicuranti alla panchina greca durante l’ultimo quarto.

L’altro arbitro era italiano, il sig. Rosso.