i barboni sono buoni

Lo guardo sorpreso e lui mi fa “Buongiorno”. Son le 6 del mattino e io rispondo buongiorno al nuovo barbone di sottocasa.

A Bajza utca, dove prendo il filobus avevo un barbone che dormiva, che io vedevo ogni giorno, un posto, riparato dal vento, ma dove l’occhio s’allarga, vicino all’elegante fasor viale come a strade più urbane, sui 40 anni, barba lunga, lo sguardo buono e non stupido, che all’inizio mi chiedeva sempre soldi,.

Qui sono un provinciale, ai miei amici romani e milanesi chiedevo:”ma voi avete i barboni del quartiere?” perchè lui era un barbone del quartiere, dormiva lì, e di giorno se la faceva nel parco della vicina cattedrale evangelica. e ogni volta ci riconoscevamo quando passavo.

Poi è venuto il granfreddo, nn so dove siano le papere del lago del Varosliget, se sono andate via o qualche inserviente municipale se ne occupa, ma al suo posto c’è un altro, visibilmente soddisfatto di aver preso il suo posto.

Nel mio distretto dietro casa nei giardini della chiesa evangelica le panchine sono lunghe e in legno e ci sono gli homeless. Barboni distinti e signorili, mica pezzenti come quelli della stazione dei treni Keleti. In centro i barboni non ci sono, l’arredo urbano delle zone più centrali quando cambia lo fa in funzione del turismo e degli impiegati amministrativi governativi e multinazionali degli uffici lì ubicati. Le panchine nuove in ferro battuto rigorosamente a un posto. I bagni pubblici invenzione di inizio secolo come quelli a Bari sotto la muraglia, in centro son tutti chiusi.

I barboni di Budapest che vivon nei boschi vicino al capolinea della metro blu nella galleria fotografica di Stefano de Grandis..

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palombella rossa

5.a  giornata dell’Eurolega di pallanuoto. 

Ero stato a Gennaio a vedere l’Honved, una corazzata, credo 6 campioni olimpici in squadra, vicecampioni d’Europa, una partita dal nome altisonante “Honved Budapest – Spandau Berlin” stravinta dai magiari ma deludente in fondo – tifo inesistente ed una fastidiosissima voce elettronica che ad ogni azione annunciava gol e risultato in ungherese e inglese. 
Commovente invece la piscina in cui si esibisce l’Honved, nel quartiere periferico di Kispest, con all’ingresso le foto da ragazzini 12enni e i ritagli di giornale del Nemzeti Sport dei suoi 2 attuali ori olimpici del nuoto Cseh Laszlo e Kovacs Agnes. 
Ed una sensazione strana all’uscita, il non amare questa gente per molti aspetti eppure il sentirmene ormai parte. 

Ieri son tornato alle piscine Komjadi Bela a Buda, per l’attesissimo match tra il Vasas e l’Olimpiakos Pireo. Spalti gremiti, cori da stadio, quello dietro di me che per tutto il tempo ha gastemato e gridato “andiamo agazzi”. 

Il Vasas in campionato si è fatto raggiungere al secondo posto dall’Eger, dietro all’imprendibile Honved. 
Il Vasas può schierare solo un campione olimpico, l’immenso Steinmitz Barnaba, però ieri annullato dal n.12 greco, che il forsennato alle mie spalle dice essere più forte difensore in circolazione in Europa. 

Partita a dir poco stupenda, sia sotto il profilo tecnico che agonistico, l’Olimpiakos deve vincere assolutamente per accedere ai quarti, al Vasas basta un pareggio, ma se vince è primo nel gironcino eliminatorio davanti al Dubrovnik. 
La geografia della pallanuoto. 

Avevo visto l’andata ad Atene da Angelo, un pareggio, a 10 secondi dalla fine grandissima parata del portiere del Vasas, contropiede e gol a fil di sirena, il Vasas espugna Atene. 
Qui allo scadere il Vasas è in vantaggio 9-8, tiro greco a fil di sirena, respinto, altro tiro, gol. A me sembra regolare, tutti trattengono il fiato. Il punteggio sul tabellone resta sul 9-8. 
Dopo qualche minuto rimbomba l’eterno “Szep volt fiuk” (Grazie ragazzi) ma poco convinto. 

Ma oggi leggo sul Nemzeti sport (il quotidiano sportivo ungherese), che compro all’istante, che il gol è stato convalidato, 9-9, per l’insistenza dell’arbitro serbo, che in effetti avevo visto a più riprese fare cenni rassicuranti alla panchina greca durante l’ultimo quarto.

L’altro arbitro era italiano, il sig. Rosso.