il cubo di Rubik

Oggi sulle scale mobili della metro di Kalvin ter ci ho visto uno col cubo di Rubik in mano e qui ci azzecca visto che Rubik era ungherese, anzi in realtà il cognome è slovacco, ma allora gli slovacchi erano ungheresi.

Non sono ancora anziano ma ricordo da bimbetto il cubo di Rubik nelle mani dei più grandi, come il gioco più figo dell’estate, insomma il sudoku dei primi anni 80, mentre impazzavano i Righeira.

Circa una settimana fa in treno, ora il mio osservatorio sul mondo, siede di fronte a me un ragazzetto con la cartella appena uscito da scuola, ci avrà sui 13 anni e l’aria sveglia, il cappello di traverso. Appena salutati gli amichetti esce dalla cartella un cubo di Rubik. E’ più o meno dove ci arrivavano tutti, completate 2-3 facce, gliene mancano le altre, in genere impresa impossibile per chiunque tranne Rubik stesso. Il fiu, sbuffa un po’, poi in 10 minuti gira e rigira il cubo lo finisce.
Io guardo allibito.

lo mostra alle file dietro. poi lo disfa un po’ fino a levare 5 facce e ricomincia.
Lo finisce una seconda volta prima di arrivare a Nyugati ( la stazione ovest di Budapest).