D O M A N I A C C A D R A ‘

Fatti previsti nel mondo domani, mercoledi 28 giugno 2006

=> Ottawa, Canada. Visita del primo ministro giapponese Junichiro Koizumi.
=> Addis Abeba, Etiopia. Riunione dell’Unione africana per discutere del contingente di pace da inviare in Somalia.
=> Berlino, Germania. Riunione del Congresso mondiale
ebraico.
=> Poznan, Polonia. Visita dei presidenti della Repubblica Ceca, della Germania e dell’Ungheria per commemorare il cinquantesimo anniversario della rivolta operaia di Poznan

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li detesto

x Sz. B. Mi son fatto attendere; ora che il blog riprende, la prima entry diventa un’editoriale programmatico o una riflessione sul cammino scritto fin ora. Quando ne parlo in giro di codesto blog aggiungo subito che nn ci sono troppi cazzi miei, il blog si chiama /budapest e parla di budapest, Ungheria e ungheresi, l’Italia vista da qui e i connazionali. (la Claudia lo ha definito blog “atipico” e potrei sottoscrivere) e gli ungheresi che sono un popolo difficile da capire anche per Enrico che qui ci bazzica da un po’ ed ama tanto i popoli slavi ed e’ capitato proprio invece tra quelli che slavi nn sono. A Pasqua in Italia leggevo Coetzee, “il maestro di Pietroburgo”, che parla di Dostojevski esule che torna da Dresda a San Pietroburgo con un passaporto falso perchè il figlio si e’ suicidato, va dall’affittacamere dove il figlio dormiva, dopo 2 giorni mentre siede sul letto del figlio e scoppia in lacrime, davanti alla padrona di casa e alla sua bambina di 9 anni e Coetzee dice “L’uomo ha imparato a non nascondere i suoi sentimenti”. L’anima slava è questo. Gli ungheresi pero’ nn son slavi e a volte tendono a fare i duri cosi’ tanto che a volte sembrano usciti da l’”Invasione degli ultracorpi” classico della fantascienza di Don Siegel con gli alieni che han succhiato ogni anima e sentimento e lor son solo corpi e capelli corti con gli occhi azzurri appiccicati alle orbite che dentro vedi il vuoto spinto. E’ forse questo unito a un po’ di altri atteggiamenti e modi di fare dei magiari che ha fatto dire cosi ad un mio connazionale qui a Budapest: “li detesto” cosi’ a bruciapelo in cucina mentre si parlava di tutt’altro. E ogni tanto quando le cose van storte lo ripeto anch’io e mi viene dal cuore, anche se poi un po’ ci si pente perchè qui ci stan tante cose belle e ben fatte e questo e’ lo specchio di un popolo. come Bari lo e’ dei baresi. C’e’ poi che in questo mese a Budapest Antonella mi ha portato un romanzo di un americano, ambientato tra spatriati americani nella Budapest del 1990, cioè subito dopo il comunismo. Oggi son giunto alle ultime pagine: dei 5 amici il primo fa un sacco di soldi vendendosi l’anima, uno torna psicolabile in Canada, etc. etc. e leggo sulle labbra di un americano di origine ungherese ad uno un po’ nelle pene d’amore: “Devo ammettere che mi hai un po’ deluso John Price. Hai permesso a te stesso di di diventare uno di questi noiosi piccoli mendicanti che vanno in giro a implorare la gente di condividere i loro sentimenti. Ci ho pensato molto. Non funziona. Ci ho pensato in modo molto sistematico. La gente che parla dei propri sentimenti e’ triste.” La entry voleva finire qui, ma poi vado avanti di mezza pagina e.. Loro sono in macchina, e si allontanano da Budapest. Dopo un po’ lo stesso tipo aggiunge: “Pero’ va bene piccolo mendicante, va bene allora eccoteli i miei bei sentimenti: io detesto questo posto, detesto questa lurida piccola città, detesto gli ungheresi, amico, e tutte le loro ….. ok, il seguito quando e a tempo debito.., perchè io qui ci vivo, amico mendicante