L’Ungheria in piazza, sabato 30

 

Domani si vota, oggi è la giornata di riflessione, di silenzio elettorale, persino i siti di informazione sono costretti a premettere all’homepage una pagina in cui dicono che il sito nn sarà aggiornato per il silenzio elettorale.

 In piazza c’è un clima d fine della festa, meno persone, un po’ tristi che la festa è finita, ubriachi di canzoni, divertimento e quelli che non vogliono andare a casa, i più intimi del festeggiato, o quelli che non hanno di meglio da fare. Comunque tanta gente, ma volti un po’ stanchi e rassegnati.

Il piccolo pub con i tavolini all’aperto e due televisori per seguire le ultime notizie su HirTV, celebrato anche dal Magya Nnemzet, dove si accalcavano centinaia di persone per vedere quel che succedeva stasera è quasi vuoto, e i televisori son sintonizzati su VIVA (canale musicale tedesco) e su sport2 che trasmette Torino-Lazio 0-4.

 Mentre sul palco c’è un piacevole concertino popolare di archi, son colpito da una decine di persone in cerchio, con gli occhi chiusi che cercano l’estasi. In mezzo al cerchio brillano tanti lumini ( le piccoli candele basse da decorazione o per riscaldare olii profumati, molto usati in Ungheria). I lumini formano lo stemma di Santo Stefano (lo stemma con la santa corona, la bandiera di Arpad, e la Croce di Santo Stefano) che figura anche nella bandiera ungherese. Il cerchio oscilla con giovani e anziani stretti per mano.

 

Mi avvicino allora sotto la fiamma eterna a ricordo del ’56, che sembra bruciare da un blocco di granito nero, sul viale che porta all’ingresso del Parlamento. Le ultime 2 o 3 volte han messo altri lumini, a formare 2 specie di cerchi storti, concentrici. 2 ragazze là vicino cantano ad occhi chiusi e a voce bassissima una nenia malinconica. La gente passa e si ferma in silenzio davanti a queste lucine che brillano, sullo sfondo il monumento a Kossuth, un signore coi baffi pensa a sostituire i lumini spenti. Questi cerchi li ho visti già da lunedì, ma solo oggi riesco a decifrarli. Sono l’Ungheria attuale e la Grande Ungheria. Al loro interno anche altri lumi, per Budapest, per Kassa (ora in Slovacchia), etc. Un ragazzino cicciotello mette un piede nei Carpazi per porre un altro lumino a Kolosvàr. Tantissimi lumini poi per il SzekelyFold, la terra dei Szekely (popolazione di lingua ungherese, 500.000 persone circa, concentrata nell’estremo est della Transilvania. La loro origine è incerta, non si ritiene siano discendenti dei magiari).

Io son lì impalato, esterrefatto. Una signora fa cenno al marito di fare un passo indietro per farmi posto davanti ai lumini.

 Il giubbotto di un biker seduto sull’erba mentre i discorsi sul palco procedono, ha la scritta, dentro i confini della grande Ungheria: “Insieme ce la riprenderemo”.

L’Ungheria ha un sistema democratico ma non e’ una democrazia

L’Ungheria ha un sistema democratico ma non è una democrazia.  In una democrazia non accadono le tre cose che vado ad elencare: 

1)      In un paese democratico, in UK, in USA, in Italia (sic), dopo quello che è successo un premier ha il dovere di dimettersi

2)      Nel nastro incriminato compare una frase di un membro dell’MSZP che equipara gli elettori ungheresi a dei topi di fogna (che seguono il pifferaio di turno, n.d.r.). Il giornale dell’MSZP e giornale più venduto d’Ungheria, non ne ha fatto il minimo cenno.

3)      Ma soprattutto in una democrazia è inammissibile che venga impedito a una TV nazionale, HirTV, di trasmettere violando uno dei principi base delle libertà democratiche. 

Applausi

  

(Tibor Fisher, tra i relatori di una prestigiosa conferenza sul ’56, svolta in questi giorni a Budapest)

 

Tibor Fisher è un giornalista inglese, di origini ungheresi, come tradisce il suo nome di battesimo. E’ noto anche come scrittore, il suo libro più famoso è “Sotto il culo della rana” (under the frog, una specie di peggio di cosi si muore in magiaro, che parla di una squadra giovanile di basket ungherese nel 56)

L’Ungheria in piazza. Lunedi – Giovedi

Nell’attesa che tutto avvenga, la gente continua ad andare in piazza, la campagna elettorale è entrata nell’ultima settimana, dove tutto può comunque ancora succedere, soprattutto se accade qualcosa di grosso; governo e opposizione si fronteggiano senza esclusione di colpi.

 La piazza continua ad animarsi la sera con 5-6000 persone, sono aumentate le tende piazzate davanti al parlamento, c’è un bel muretto dove chi vuole può attaccare il proprio foglio per dire quello che pensa. Democrazia diretta si è detto. E’ vero, Pensate che in ungherese amministrazione (Es. gli enti locali) si dice “autogoverno”. L’autogoverno di Budapest = il comune di Budapest.

 Il prefetto ha chiuso la “Cucina del popolo” (Nèpkonyha) che dava pane imburrato con cipolle e gulyàs caldo gratis ai manifestanti. La cucina del popolo era gestita dalla MEGOSZ, potente organizzazione equivalente alla nostra Coldiretti, ma un cartello annuncia comunque che la cucina continua ad operare vicino Deak Tèr, vicino agli stand (elettorali) permanenti del Forum liberale.

 

Io son sceso in piazza lunedì e giovedì, il clima è pressappoco lo stesso, ancora tanto entusiasmo, ci si aggrappa ai valori della destra: ad esempio lunedì concerto dei Karpatia, gruppo folk ungherese, canzoni melanconiche su Timisoara, Oradea e tante città ormai irrimediabilmente perdute dalla Grande Ungheria. Una delle cose che mi colpisce quando apro un quotidiano son le previsioni del tempo: per le temperature ovvio, ma anche perché, mentre il giornale dei socialisti (Népszabadsàg) fa le previsioni dell’Ungheria, quello della destra (Magyar Nemzeti) le dà di tutto il bacino carpatico, e copre, anacronisticamente, anche Novi Sad, Arad, Timisoara, Bratislava (cioè l’ex Grande Ungheria). Giovedì è salito un francese sul palco, ha incitato i patrioti magiari a resistere, loro che hanno combattuto i turchi e combattuto il comunismo e ora alle prese coi neo comunisti, da fermare col loro spirito nazionale… Metà della piazza sta ferma lì comunque, da moderati che vogliono mandare a casa questo governo, e storce il naso.

 

La protesta era stata consentita fino a venerdi’ 29, ultimo giorno di campagna elettorale. Ma dalla mezzanotte di venerdì a domenica sera, ci sarà nello stesso luogo una “manifestazione culturale”, insomma una buona scusa, poi si vedrà.

 

Nella campagna elettorale i candidati han cambiato in corsa strategie e slogan, ora compaiono dappertutto le parole “ordine e sicurezza”. Si ha come l’impressione che tutto possa ancora succedere, se i politologi ci dicono che metà degli elettori decide il voto nell’ultima settimana, questo è ancor più vero qui a Budapest nelle elezioni del 2006, e fan sorridere gli inutili discorsi da vera campagna elettorale, su quel che ha fatto il sindaco, quanto ha rubato, quanto è stato il suo contributo alla fulgida vita culturale della città; l’eterna promessa che ripete ad ogni elezione della linea 4 della metro (con nell’anno preelettorale un po’ di finanziamenti e i lavori che procedono un pochino), il nuovo tram COMBINO, il tram più lungo del mondo come dicevan trionfalmente  i cartelli, che dopo 2 settimane e tantissimi intoppi, porte che non si chiudevano, strutture antiquate per accoglierlo, è tornato alla Siemens per un controllo, manco fosse un motorino.

Teniamo presente però che i 23 distretti di cui è composta Budapest, godono di ampia autonomia e competenze, tant’è che il titolo di sindaco di Budapest suona in magiaro come “sindaco generale” e la partita si gioca anche su quanti “sindaci” dei distretti porteranno a casa gli schieramenti.

 Il vero colpo di scena è pero’ arrivato quasi in sordina giovedì, pare che la corporazione della stampa e televisione ungherese, ORTT, in cui ha voce in capitolo il governo, voglia impedire (usano il termine sopprimere) la diretta dello svolgersi della protesta da parte di HirTV, che come avete letto è la TV allnews della Fidesz, che ha coperto 24ore su24 gli eventi, in maniera quasi professionale e quasi imparziale, un po la CNN o l’Al.Jazeera magiara.

Ma il governo l’ammonisce che quelle immagini incitano alla violenza. Infatti giovedì sera HirTV trasmetteva solo immagini di repertorio della protesta o il TG della BBC.

“Ez a diktatura”,dice Marta. Credo che non ci sia bisogno di traduzione.

L’Ungheria in piazza. Sabato e domenica

Sabato era il giorno della grande manifestazione organizzata da Fidesz, ma come ben sapete dopo grosse pressioni governative Fidesz ha ritirato il suo appoggio, per motivi di ordine pubblico.

In Ungheria dunque il partito di opposizione non può (non è capace, non ha il coraggio) di indire una grande riunione di protesta organizzata.

 Ma venerdì sera si dice invece la manifestazione ci sarà comunque, sempre alle 14.00, a Kossuth tér, sotto l’ala protettrice della manifestazione permanente che da domenica praticamente non si è mai fermata.

 Alle 14.00 erano in 10.000, sabato sera si arriva a  25.000-50.000 (anche qui il solito balletto delle cifre), domenica pochi meno. 

Studenti e manifestanti giunti un po’ da tutta l’Ungheria, in genere fracassoni e pittoreschi, di tutte le età, riuniti in piccoli e grandi gruppi con alla testa un cartello col nome della città (Siofok, Balatonfured, Szeged, Szolnok, Debrecen,…) tipo “ il trionfo della volontà” della Riefenstahl il celebre film sul raduno di Norimberga dei nazisti.

Il paragone è sbagliato, ma la sensazione è che dopo la reazione popolare di domenica 18, appena scoppiato lo scandalo, con tanti normali cittadini in piazza indignati e dopo i fattacci di inizio settimana e in mancanza di un grande partito che voglia assumersi le proprie responsabilità, ora la protesta per poter andare avanti si affida ai sentimenti di destra più veri e a tutte le derive di destra sparse nel paese.

 Si son visti gruppi nei costumi tradizionali, bandiere della Grande Ungheria, più teste rasate e sono arrivati i tifosi del Fradi, il Ferencvaros, con le loro magliette bianche e verdi, scortati da tanta polizia. Sabato pomeriggio il Ferencvaros ha giocato in campionato; dalla curva stracolma son piovuti tanti cori antiGyurcsany, il Ferencvaros ha vinto 7:1 (il Fradi, che è la squadra più blasonata d’Ungheria, gioca nella serie B ungherese quest’anno, ci ricorda qualcosa?, per problemi societari non si è iscritta alla serie A) e poi tutta la curva davanti al Parlamento.

 Sono comparsi anche gruppi e cartelli dalle città Transilvane, mentre finora la questione transilvana e delle minoranze ungheresi all’estero finora non era stata toccata. Addirittura domenica circolava un opuscolo “Karpatia”, un volumetto mensile giunto al 56° numero.  In copertina un mare di sangue che travolge un’auto, il sangue sgorga da una mano in cui viene conficcato una coccarda ungherese con un grosso chiodo. Il titolo  è : “Finalmente è arrivata l’onda”. *

 Sentimenti e gruppi che hanno un ruolo importantissimo nella partita a scacchi che si sta giocando ora tra i due schieramenti: Fidesz non li vuole cavalcare, ma sa che è un sentimento abbastanza diffuso nel paese (e mantenuto da almeno 80 anni dal fascismo e come resistenza antisovietica), l’MSZP li identifica con la manifestazionementre loro sono un partito moderato ed europeo.

 Sono arrivati per l’occasione tanti giornalisti stranieri. Mentre sono in fila per prendere due fette di pane una scodella di gulasch distribuito dagli organizzatori, accanto a me una troupe di Artè (il canale culturale franco-tedesco) intervista un ragazzino (sui 16 anni) di 90 chili, testa rasata e bomber nero, con uno guardo molto stupido. Gli amici accanto a lui hanno sul giubbotto la grande Ungheria stilizzata e una scritta in caratteri runici (si crede che gli antichi magiari adottassero questo sistema di scrittura, per qualcuno gli etruschi hanno delle origini comuni con i magiari). Una signora consola il ragazzino.

 Ci son giornalisti cechi, norvegesi, svedesi, Telecinco, TVFrance5, TV romene, etc.). Finalmente. Gli ungheresi si domandavano se il mondo parlava o no di loro, o se dovevano per forza incendiare la sede della TV per fare notizia. Solo gli scontri interessavano, la protesta di piazza nn fa notizia.

Di certo son stati sfortunati: domenica 18 c’erano le le elezioni in Svezia, in cui dopo 40 anni la destra ha ripreso il governo, poi il colpo di stato in Thailandia (guarda caso contro un altro miliardario, liberamente eletto, che controlla le TV, che metà paese odiava).

In fondo come nel 56 quando la crisi di Suez offuscò i fatti d’Ungheria.

 Gyurcsàny continua a tirar dritto per la sua strada, Orban è apparso giovedì e venerdi a HirTV per spiegare le ragioni dell’annullamento della manifestazione e sabato alla CNN, per parcondicio dopo l’intervista a Gyurcsàny.

Orban si emoziona un po’ quando parla in pubblico, dà risposte dirette e fin troppo sincere (forse un paragone italiano è il ministro delle infrastrutture Antonio DiPietro, ex magistrato). E credo che le prossime entry dovran parlare di Orban, Gyurcsàny, delle indiscrezioni che iniziano a trapelare sugli avvenimenti appena passati e dei loro motivi economici di fondo e non potranno più raccontar tanto della protesta, che si stabilizzerà su un nocciolo duro di 5-7.000 fissi per sera aspettando le elezioni per il sindaco di Budapest di domenica prossima.

 Ma sabato c’era anche dell’altro: le transenne che isolano la manifestazione dall’ingresso del Parlamento (e sullo sfondo l’ingente schieramento di polizia) eran tutte infiorate elegantemente con roselline bianche, un amore.

Il  bianco, per distinguersi dai colori dei vari partiti; la protesta popolare non ha colori, se non quelli delle rose.

  

*Una rivista che invoca tutti i Carpazi, Slovacchia, Rutenia, Polonia sudorientale, Transilvania, finalmente di nuovo sotto la Grande Ungheria.

Siamo fottuti. non un po’, parecchio

 

“Ci potrebbero essere proteste di fronte al Parlamento. Ma presto o tardi si stuferanno e torneranno a casa “

«Non c’è scelta, siamo fottuti. Non un po’, parecchio. Non c’è nessun altro Paese in Europa che abbia mostrato tanta stupidità come il nostro».

«È chiaro che abbiamo mentito per un anno e mezzo, forse due anni. È del tutto evidente che quello che abbiamo detto non era vero».

«Non abbiamo fatto nulla per quattro anni. Non riuscireste a indicarmi un solo provvedimento del governo di cui essere orgogliosi, se non il fatto di essere rimasti al potere. Se dovessimo render conto al Paese di ciò che abbiamo fatto per quattro anni, cosa diremmo?».

«Guardate, nel breve termine non c’è scelta. Janos Veres (il ministro delle Finanze, ndr) ha ragione. Possiamo continuare così un altro po’, ma non a lungo. Il momento della verità è arrivato. Riforme o fallimento. Non ci sono altre possibilità. E quando parlo di fallimento, parlo dell’Ungheria, della sinistra e, sinceramente, anche di me stesso».

«Ho fatto di tutto negli anni scorsi per fingere che stavamo davvero governando. Invece abbiamo mentito giorno e notte. Non lo voglio fare più. O andiamo avanti, e allora avrete un leader, altrimenti trovatevi qualcun altro».

«Riforme significa volontà di riconsiderare tutto ciò che abbiamo fatto su tutta una serie di temi. Credo siamo in grado di farlo. Penso ci saranno dei conflitti, compagni. Sì, ci saranno. E ci saranno proteste. Ci potrebbero essere proteste di fronte al Parlamento. Ma presto o tardi si stuferanno e torneranno a casa».

«Dobbiamo sapere cosa vogliamo fare. I primi anni saranno terribile, sicuro. È del tutto irrilevante che sarà solo il 20 per cento della popolazione a votare per noi… Cosa accadrebbe se invece di perdere popolarità raccontandoci stronzate fra di noi la perdiamo per promuovere grandi cambiamenti sociali? In un caso simile perdere il sostegno della gente per un po’ non è un problema».

 

(Gyurcsàny Ferenc, primo ministro ungherese, a corriere.it)

Peacereporter

Cari affezionati lettori del blog,

vi comunico che parte delle mie convulse cronache di questi giorni sono apparse oggi su www.peacereporter.net, agenzia di stampa online di Misna ed Emergency al link http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=6302

Visto che i media italiani che consulto io da qua (repubblica.it, tg1, etc) nn ne parlan più, mi fa piacere dare un contributo per parlare di quello che accade qui..

L’Ungheria in piazza. Martedi notte

La sera dopo, a Roosvelt tér c’è ancora più gente, ancora di più, vuol dire che anche doman ce ne sarà altrettanto e che continuerà cosi’ fino alle dimissioni di Gyurcsany o alle elezioni comunali del 1 Ottobre.

quello che è successo ieri ha avuto uno strano effetto: tanta pubblicità per le proteste in generale, c’è più gente, ma si riconoscono anche molti di estrema destra, giubbotti, tatuaggi, bandiere a strisce bianche e rosse, che era la bandiera della casa di Arpad (storico capo tribù che portò i magiari nel bacino carpatico, e primo re di Ungheria, la sua casata governò fino al 1300), ma bandiera  ripresa dal partito neonazista delle Croci Frecciate.., tantissime bandiere ungare, è la destra, il nazionalismo spinto, qui sembra di essere allo stadio o sotto la statua di Petofi i 15 Marzo, festa nazionale….

la polizia è ancora poca, assolutamente inadeguata a contenere la folla. La gente è come spaventata ne ha avuto abbastanza, vedremo domani, oggi pausa, eppure quando ci allontaniamo per tornare  a casetta sentiamo grida di folla e voci, crediamo vengan dalla piazza, invece è una folla di uomini in nero, vanno verso il korùt, qualcuno applaude e si aggrega.. Insomma gentaglia per le strade di Pest, in branco, senza alcun servizio d’ordine senza polizia, Pest è in mano alle bande, la responsabilità ce l’hanno in tanti, troppi

Oggi han parlato in TV sia Gyurcsany che Orban. Gyurcsany tende a enfatizzare l’intervento dell’estrema destra, son tutti provocatori, noi siamo i moderati, Orban tiene un profilo basso, simpatizza con i manifestanti, ma nn li appoggia apertamente, ha decretato una grande manifestazione per sabato. Giovedì invece scenderanno in piazza ufficialmente gli studenti da tutto il paese..

Sembra di essere negli USA, il nostro presidente ha mentito (ci ha detto che le cose andavan bene, invece sapeva che stavamo nella cacca e nn ha detto niente per essere rieletto) e allora facciamo il finimondo, mah, vi propongo due pareri magiari opposti

A: Ma quale governo, quale partito dice mai la verità sotto elezioni? Orban avrebbe fatto lo stesso, lu lì che ha detto andate al seggio protetti da un carroarmato che è meglio. E poi la registrazione di Gyurcsany era davanti a quelli del suo partito, credi che a loro nn dovrebbe dire diamoci da fare?

B: Ci ha traditi, come credi ci possiamo sentire dopo che uno ci dice che ci ha ingannati pur di conservare il potere? non dovremmo scendere in piazza e protestare?

Le proteste si sono estese anche  a piazza della Repubblica (ex piazza della Repubbica popolare) tra il secondo teatro dell’opera, il mastodontico Erkel, e la stazione Keleti e la sede del partito socialista MSZP di Gyurcsany, dove nel ’56  la folla assaltò l’allora sede del partito comunista e linciò dei dipendenti comunisti (che da allora divennero i “martiri del 56”). Quella piazza mi è cara, in un angolo c’è una grande quercia, con un piedistallo senza statua, prima c’era il ricordo dei “martiri”, ora non c’è niente, sol una targa in basso, dedicata a tutti quelli morti ingiustamente, ed è un bel posto dove andare a passeggiare.. ma oggi verso mezzanotte  lì cariche della polizia, gente  a terra, lacrimogeni, insomma tante belle cose..

L’Ungheria in piazza. Martedi pom.

Guardo le immagini televisive, spaventose, un assalto in piena regola, devastazione,squadrismo, riprese dall’interno della Magyar Televiziò con i poliziotti in attesa della porta che si sfondi, camionette dei vigili del fuoco date alle fiamme…

tutto per una cazzata, che volevano leggere una petizione del cazzo in TV e non si poteva

una precisazione che mi chiedono dall’Italia, la gente in piazza era tanta, proprio tanta come avete letto gente normale, a parte il leader del MIEP, il partito di estrema destra, che è salito sulle scale a fare l’esagitato e ad aizzare un centinaio dei suoi scagnozzi a fare casino. I miei amici che oggi nn si svegliavan presto come me stavano nella strada accanto a vedere tutto in TV davanti  auna birra in un pub, bosszus

La faccia del cronista di Hirtv (News TV) in diretta dalla piazza è tristissima.

Ora illustro ai magiari cosa è il diritto di manifestare:

– si chiede l’autorizzazione a manifestare al prefetto, se nn la concede chi si raduna è condotto in questura, la manifestazione segue il percorso indicato e nei tempi stabiliti, se il corteo cerca di cambiare percorso o di sfondare a protezione, via agli scontri.

Diritto a manifestare.

L’Ungheria in piazza. Lunedì notte

Ascolto  inforadio (97.8MHz) di notte, che qui mi dicono essere l’unica emittente libera, capisco poco, ma capisco di auto date alle fiamme, la 4a auto, la 5a auto, ancora tanta gente in piazza, cori, e di gente entrata nel palazzo della Magyar Televizio (tra l’altro un palazzo splendido, enorme, tra Szabadsag tér e Nador utca, ex palazzo della Borsa Affari).

Corrispondenze da vari inviati nella piazza, poi chiamano al tel anche lavoratori della Magyar Radio, gente nel palazzo assediato, si usano anche loro questa parola, ostrom (assedio), voci agitate, preoccupate, anche se non si sentono in pericolo,

domani è un altro giorno

l’Ungheria scende in piazza. Lunedì

Oggi chiedo un paio di volte in giro qui per il condominio, ci sono novità? No nessuna, niente di che. Leggo giusto che è rimasto tutta la notte un piccolo presidio di 50-60 persone e che proteste ci son state anche nelle altre città del paese, Fehèrvàr, Gyor, Szeged, Kecskemet..

 Ancora verso le 22 Peter fa, vieni in piazza? Ci sono almeno 20.000 persone, viene anche mia madre stavolta..

 Appena arrivati c’è un carrettino elegante in legno con la scritta birra alla spina in cima. “Komfortos manifestacio” fa la mamma di Pèter ed è un bel dire, più avanti chioschetti che vendono coca  e pretzel. .

 C’è più gente in effetti, la tv diceva 10.000-20.000 ma forse un po’ meno che è già tardi. Anche perchè piove anche oggi, (ci hanno una sfiga).

Ci sono comizi improvvisati, un palco e microfoni, bandiere dell’Ungheria un po’ dappertutto, tipi strani, barboni, occhi che luccicano, cori da stadio per l’Ungheria. La voce di un barbone che passa: fanc… la putt…. di sua mad… quella cag... è la voce del popolo. Ci avviciniamo all’ingresso del Parlamento, perché la mamma vuole vedere i soldati (li han visti in TV e li vuol vedere dal vivo): i cancelli del Parlamento son chiusi e quindi ci sono un buon 20 metri transennati prima dell’ingresso, nel mezzo una catena di poliziotti, saranno un centinaio, uno accanto all’altro.

 Proprio di fronte il Parlamento, il grande parlamento in riva al Danubio neogotico perchè diveva essere come il Parlamento per eccellenza, quello inglese, sotto i portici del ministero dell’agricoltura si è radunata l’estrema destra. Sul palco dei comizi si alternano voci di donne, uomini della piazza, fischi e applausi. I manifestanti sono un po’ più colorati. Vecchine, spazzini, gente comune, intellettuli, giovani con le biciclette, curiosi. A un tratto la gente si muove di colpo, ci si sposta a Szabadsàg tér (piazza della libertà) a un centinaio di metri, dove c’è la sede della Magyar Televiziò, la televisione di stato. Qui non ci sono cancelli, davanti all’ingresso 5-6 file serrate di poliziotti con baschetti e scudi protettivi, saranno una cinquantina la gente pressa, è tanta, in prima fila i più scatenati, piovono bottiglie sui poliziotti, manganellate, lacrimogeni, spruzzi di estintori. Ho un pò paura. Insomma si assedia la sede della TV, come si fosse sotto il regime e la censura. Arrivano ciclostilati, giornali improvvisati, urla, cori, la gente è eccitata. C’è chi ricorda che anche nel 1848 la rivoluzione iniziò con l’assedio alla sede della carta stampata  e nel ’56 con le manifestazioni sotto la Magyar Radio e questo è essere ungheresi, anzi magiari.

Due in bomber nero espongono una bandiera della Grande Ungheria che spicca dietro il nero dei poliziotti in assetto da battaglia urbana. Applausi.

Domani lavoro, mi allontano per prendere l’ultima metro, le rivoluzioni le fanno i giovani, dall’altra parte della piazza c’è l’ambasciata americana, in mezzo il monumento all’armata rossa, un obelisco con la stella rossa in cima, ma lì è tutto tranquillo, mentre torno Budpaest ritorna una città quieta con i turisti in centro e la gente nei locali, mentre sulla Bajcsy Zsilinsky e sul’Andrassy s’odono camionette della polizia a sirene spiegate.. 

 

Intanto Gyurcsany è andato  in Russia, a incontrare Putin. Il presidente della Repubblica ha detto che lui non h il potere di far cadere il premier e comunque è una questione morale, più che altro e depreca questo. Di Orban non mi dicon niente, quindi non deve aver detto niente di epico.

 Come avete capito, ho un po’ di cazzi, son stanco e domani lavoro e mi piace lamentarmi, ma volevo scriver qualcosa di queste giornate, leggetele e rileggete il blog tra qualche giorno, queste cose le voglio racconta meglio (scriverle meglio) e ragionarci su, perché o signori governi ladri e che pensano agli interessi loro e dei loro amici son dappertutto, così come i media governati da grandi gruppi di interesse che manipolano l’informazione,

ma questo significherebbe gli statunitensi in piazza  a Washington o la gente che rovescia il cavallo della RAI dopo aver manifestato per giorni contro Minun? O a Cologno per chieder la testa di Fede e Mentana santi subito?? Allora o gli ungheresi han ragione a muoversii ontro questo stato di cose, che non van bene, o sono ancora come si diceva 10 anni fa una democrazia in transizione, che scende in piazza e assalta la TV, perchè ancora non sa muoversi con i normali canali democratici, denunce ricorsi, manifestazioni organizzate, cortei, sfiducia in parlamento, interpellanze parlamentari, inpeachment del presidente, ricordo che è un paese UE, con tutti i diritti costituzionali che ci devono essere,

 

Il paragone più vicino nel tempo che si poteva ieri era quello con Parigi contro il CPE, il lavoro flessibile etc, ma quelle in fondo eran cortei degenerati in scontri con la polizia, così come il G8 a Genova, insomma la popolazione non era scesa in srada a chieder giustizia sommaria perchè esasperata..

 E poi comunque qui c’è una repubblica, partiti di opposizione, libertà di stampa, di sciopero, di manifestazione, quasi tutti hanno in casa 50 canali televisivi via cavo, c’è Magyar TV1 e Magyar TV2, certo, ma poi DUNA TV (la tv per gli ungheresi all’estero), RTL TV, Hir TV (il canale delle notizie), Viasat, etc etc, insomma non c’è solo la rai1 del 68, e poi 5-6 canali tedeschi, che qui moltissimi parlano tedesco, BBC, CNN, Rai1,..

L’economia è in crisi dicono, è peggiorato il rapporto deficit/PIL insomma i conti pubblici son peggiorati  ma comunque la crescita è al 3%, la disoccupazione al 6%, il paese è nel’UE, ci sono italiani in giro per la città..

 Cmq anche domani succederà qualcosa e inforadio trasmette nonstop

L’Ungheria scende in piazza Domenica

Se questo blog ha un senso mi fermo con le cazzate perché ora ha davvero qualcosa da raccontare.

 Le cose accadono in fretta, questo è il momento delle immagini, quello delle riflessioni verrà dopo.

 Domenica sera faccio un giro per vedere se qualche posto sottocasa trasmette Parma-Milan, il giro è infruttuoso, mi compro una Aszok fredda all’ABC sottocasa e me la sento alla radio. Verso le 22.30 scende Peter: “ah ma stai lavorando? È successo un casino, c’è una grande manifestazione  a Kossuth tér, la piazza del Parlamento, vuoi venire, ci son tutti gli amici..

 Mentre aspettiamo il filobus mi racconta che mentre io trascorrevo una pigra domenica, verso le 16 la radio trasmetteva, poi ripreso da tutte le TV, un discorso di Gyurcsany, il presidente del Consiglio, un discorso privato, insomma doveva rimanere tra loro e loro,  alla direzione del partito, o al suo gruppo parlamentare (il 43% del Parlamento) esattamente nn ho capito, in cui dice testualmente  “ In 4 anni di governo elkùrtàtok (che ho capito sintetizzi in un’unica parola “abbiamo fatto le cose a cazzo e li abbiamo inculati per benino)” ora il paese è nella merda, negli ultimi 2 anni il nostro unico intento era nascondere tutto, raccontar bugie e pensare a rimanere in sella alle prossime elezioni (vinte nell’Aprile 2006 per un pugno di voti) eccetera eccetera. Il riferimento è all’economia ungherese, dati occultati e replica alle accuse dell’opposizione che era solo disfattista. Dopo le elezioni una finanziaria molto dura.

Arriviamo in piazza, piove e c’è gente non tantissima, saremo 5000 forse, vediamo i nosti amici, grida sporadiche “Elkùrtatòk”(ora sapete che vuol dire) “Dimettiti” “Gyurcsany vattene via” (in ungherese suona un po’ più volgare, è quello che si dice al cane, a metà tra il pussa via e il fuoridaicoglioni). La gente si è radunata spontaneamente, un po’ chiamata dalla TV, facce normali, ragazzi, coppie, estremisti di destra con bandiera di Arpad a strisce bianche e rosse.

Gyurcsany è subito apparso in TV per spiegare tutto dicendo che lui è l’unico politico che dice le cose come stanno, che nn si vergogna di dire che le cose van male e bisogna rimboccarsi le maniche. L’unico che ha il buonsenso di fare autocritica. Anzi ha messo tutta la trascrizione del suo discorso sul suo blog (oh fratello..) che da buon populista porta da un po’ prima delle elezioni e continua tuttora per far vedere come è vicino alla gente. 

Il capo dell’opposizione Orban Viktor ha detto che parlerà solo il giorno dopo.

Dopo 30 minuti i ragazzi lasciano le ragazze in mezzo alla piazza sotto la pioggia (mah) e andiamo a cercare un baretto per una birra. Il bar ha anche la TV che trasmette uno speciale sullo scandalo e le manifestazioni.  A casa non ho TV, sento pezzi del nastro incriminato, in effetti le parolacce ci sono tutte, colpisce il discorso che è pesato e scandito come davanti a una platea, non certo intercettazioni o microspie nascoste.

Un vecchino si aggira con una candela accesa e ne è tuto fiero.

 Le ragazze ci raggiungono, dopo un po’ si torna a casa.

Discorsi di politica, di Gyurcsany vi ho detto tutto, l’uomo più ricco del paese, capo del MSZP, il partito socialista magiaro, erede dei comunisti (il partito socialista magiaro dei lavoratori) faccia da Herry Potter, ex leader dei Giovani Comunisti prima dell’89, controllore delle TV nazionali, 43 anni, da 2 anni capo del governo e appena rieletto. Ha vinto le elezioni di un soffio, ha imposto una stretta al paese, gravando sui ceti medi e sugli statali. Non esistono TV libere, tutte sotto i controllo del governo, c’è RTL, ma è un canale di proprietà tedesca, poco impegno politico e film e formula1.

 

Il clima politico è arroventato poi da due avvenimenti:

– l’elezione del sindaco di Budapest, votazioni il 1 Ottobre prossimo, dove è ancora gran favorito Demsky Gabor, sindaco di Budapest da ben 16 anni (cioè dal crollo del comunismo), liberale, alleato di governo dell’MSZP anche se appena eletto il partito liberale era il maggior partito di opposizione al vecchio regime. I suoi motti elettorali sono: “Budapest la nostra città “e “il secondo sindaco più longevo d’Europa”. Nei manifesti è un bell’uomo, un gran figo.

– siamo a poco più di un mese dal 50esimo anniversario dei fatti d’Ungheria. L’episodio più cruento prima dell’invasione fu un massacro proprio in Kossuth tér.

 

Più forte è una cultura e …

Certi giorni mi capita che mi sento straniero, perchè mi ci fanno sentire. Come oggi. L’Ungheria è un paese molto unito e coeso che ci pensa due volte prima di. Più tardi mi è capitato sott’occhio un passaggio di Negroponte e cordialmente inoltro nel blog:

«Uno dei fondamenti di un buon sistema di innovazione è la diversità. Si può dire che più forte è una cultura (nazionale, istituzionale, generazionale o altro) e meno si presta ad accogliere il pensiero innovativo. Credenze condivise e ben radicate, norme largamente diffuse, standard di comportamento e di procedura sono tutti nemici delle nuove idee. E una società che si vanta della propria omogeneità e armonia interna sarà molto restia ad accettare nel suo seno un modo di pensare poco ortodosso…….Una cultura molto eterogenea, all’opposto, incoraggia l’innovazione…». (Dalla prefazione di Nicholas Negroponte a “Top 20 Le tecnologie emergenti” di Alessandro Ovi, editore Luiss press University 2006)

 

A me Negroponte, e tutti questi pseudoguru del futuro che verrà che si pongono questioni e dan risposte a cui forse solo il buon Dio o Kapuscinski potrebbe  rispondere bene mi stava abbastanza antipatico, ma la mia cultura molto eterogenea me lo ha fatto leggere comunque, casomai ci avessi trovato qualcosa di buono.

Infatti così è stato.

La cura è peggiore del male

<<un altro giornalista (Robert Scheer) disse della Fallaci dopo averla intervistata nel 1981: “Per la prima volta nella mia vita mi sono sentito dispiaciuto per gente come Khomeini, Gheddafi, lo Scià di Persia o Kissinger: tutti fatti oggetto della sua collera”.>>

(Repubblica.it di oggi)

Faludi Gyorgy (Budapest, 22.9.1910 – ivi 1.9.2006)

Lunedì 4 ero a un concerto di una band rock-blues anni 80 ungherese, gli Hobo blues band. a metà concerto chiedono un minuto di silenzio per Faludy Gyorgy. Tutti tacciono. Faludy Gyorgy è morto venedì scorso han detto.

E’ un nome che conosco anch’io, un poeta, ultranovantenne, famoso e scandaloso.

C’è che quando mi illudo che la lingua ungherese sia più facile da leggere in versi prendo in prestito un libro di poesie, e da una biblioteca pubblica di un piccolo paesino avevo preso una sua raccolta complessiva “Suono di tamburi nella notte” o qualcosa del genere, qualche lirica era discreta, ed ognuna aveva in calce data e luogo, le ultime erano a Toronto, le prime a Budapest, poi tanta Europa, Francia, Germania, Svizzera, Sud Italia, Spagna, Argentina, Algeria, Isole britanniche, Taipei, (mi sembrava di ripercorrere la biografia di Marai) in mezzo tra gli anni 50 nomi di piccoli paesini dell’Ungheria centrale, dove i comunisti li mandarono alla rieducazione, sbagliando a carcerarlo poco prima dell’ottobre 56, che ci fu la rivoluzione e fuggì.

Faludy Gyorgy? Fece la piccola bibliotecaria dl paesino di provincia, e storse il naso.. Quello con la moglie….. e i capelli… e faceva la faccia ancora che schifata.

Fu un uomo libero.

Questo blog gli dedica il seguente coccodrillo.

Faludy Gyorgy: un uomo libero

 

E’ venuto a mancare lo scorso venerdì 1° settembre 2006 all’età di 96 anni, Faludy Gyorgy, poeta, scrittore, traduttore ungherese. (Budapest 22.9.1910 ivi 1.9.2006)

Tipica figura dell’ungherese patriota, esule, poliglotta e viaggiatore, studiò a Budapest, Vienna e Berlino; acquistò notorietà a 24 anni per le sue traduzioni libere del poeta francese Villon. Non si piegò a fascisti e comunisti, lasciò per 60 anni il suo paese e diresse dall’estero le riviste letterarie degli esuli ungheresi. Visse a Toronto per 21 anni. Tornò in Ungheria trionfalmente nell’89. Come tutti gli ungheresi amò il suo paese. La sua opera piu’ famosa è “i miei giorni felici all’inferno”, Londra 1962.

Fu un uomo libero.

Negli ultimi anni della sua vita divenne famoso per i suoi ostentati lunghi capelli bianchi da novantenne e per il suo matrimonio con una scrittrice ungherese di 26 anni. con cui passeggiava per le strade di Budapest. Una loro foto senza veli è apparsa sull’edizione ungherese di Playboy. 

Tutti si voltavano. Tutti lo ascoltavano. Il 2° o 3°  settimanale d’Ungheria per rilanciarsi aveva scelto lo scorso autunno come campagna pubblicitaria un manifesto con il suo volto stilizzato, in tratti bianchi su sfondo scuro e la scritta: “Se Faludy Gyorgy dirà qualcosa lo leggerete su Héti Nemzeti

A Buda si dice messa

 27“Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo.” Gc 1,17-18.21-22.27. (Lettere di San Giacomo apostolo, 2a lettura, 22a domenica del tempo ordinario, 3 settembre 2006)

A Buda si dice Messa in Italiano, la domenica alle 10, nella Chiesa dei  Cappuccini di Fö utca, e  io ci son stato oggi, che per me il 4 Settembre è un giorno che non si può dimenticare.

Credevo di trovare una chiesa di massoni e figli di imprenditori di import-export con gran-donne in pelliccia anche ad Agosto e cavalieri de lavoro, invece la chiesa è mezza vuota e c’è un francescano che passa tra i banchi a salutare i presenti, poi arriva pure da noi, fra Leopoldo ci chiede da dove veniamo e se siamo in gita che mai ci hai visti. Un frate in saio francescano cinta di corda e sandali, in una gran Chiesa barocca di Buda con sopra all’altare un’adorazione di Maria, al posto della classica crocifissione, e subito accanto i magiarissimi e San Làszlo e Santo Stefano con corona in capo (primo re di Ungheria, anno 1000).

 Arrivano in ordine sparso vari italiani con i figlioletti, per lo più padri con bimbi in passeggino, segno che gli italiani qui son giovani e prolifici. Poi entra un tipo con la tuta grigia dell’Italia, abbronzato e col pizzetto, bassino e muscolato e lo sguardo concentrato dei timidi “Quello è Dolcetti” *. Uh. Dolcetti si sistema da solo un po’ dietro di noi tra gli ultimi banchi.

 L’inizio della messa è folgorante.

Il parroco si congratula per il 35esimo anniversario di matrimonio di Sergio e Andrea, che così sembra una coppia di fatto passata a Budapest dopo il ’68 per vivere più in tranquillità lontano da occhi indiscreti, e invece è un’Andrea nome femminile ungherese, ai primi banchi sul lato sinistro accanto al marito. Visti da dietro hanno tutti e due i capelli corti.

 Poi si saluta ai primi banchi lato destro il rappresentante del sindaco di Aviano (un omone in fascia tricolore) insieme ad altre tre persone, c’è pure il diacono. Ieri hanno benedetto davanti alla chiesa una statua in onore del beato Marco d’Aviano.

Ieri 2 Settembre era il 320esimo anniversario della liberazione di Buda, dai Turchi, dai Musulmani (dice il prete con una pausa politica studiata e ad effetto), il giorno dopo nella Cattedrale di San Mattia (il Matyas Templom) al Castello di Buda, fu nuovamente celebrata dopo quasi cento anni la Santa Messa, officiata da Padre Marco di Aviano, patrono degli italiani di Buda e di riflesso di Pest e dunque un po’ mio, dopo San Nicola.

 La messa scorre tra le voci dei bambini che piangono e giocano coi genitori in fondo alla chiesa e che rimbombano tra le alte volte della Chiesa. Allo scambiatevi un segno di pace il prete scende dall’altare e augura la pace stringendo la mano a tutti uno ad uno, passando tra i banchi.

La benedizione ce la dà all’aperto davanti alla nuova statua, un Beato Marco un po’ inquietante che spunta dalla viva roccia col crocifisso in mano e c’è pure un santino del Beato Marco d’Aviano per ognuno.

 Poi dopo la messa c’è caffè per tutti in sagrestia, classico appuntamento del dopomessa, questa volta con torte al marzapane portate da Sergio e Andrea. Dolcetti invece è rimasto solo e in disparte per tutto il caffè, come se non fosse l’allenatore della terza o quarta squadra di calcio più blasonata d’Ungheria.

Ci son gran sorrisi, la torta è buona, ed è bello vedere che i frati fan di tutto per creare un sano clima da parrocchia italiana unita anche nel cuore di Vizivaros.

 Forse solo uno in Chiesa oggi ha avuto un groppo in gola nella seconda lettura. Oh mio Signore.   

 

  *Aldo Dolcetti, ex n.10 del Pisa di Anconetani serie A, anni 80, attualmente allenatore dell’Honved Budapest.