L’Ungheria in piazza, sabato 30

 

Domani si vota, oggi è la giornata di riflessione, di silenzio elettorale, persino i siti di informazione sono costretti a premettere all’homepage una pagina in cui dicono che il sito nn sarà aggiornato per il silenzio elettorale.

 In piazza c’è un clima d fine della festa, meno persone, un po’ tristi che la festa è finita, ubriachi di canzoni, divertimento e quelli che non vogliono andare a casa, i più intimi del festeggiato, o quelli che non hanno di meglio da fare. Comunque tanta gente, ma volti un po’ stanchi e rassegnati.

Il piccolo pub con i tavolini all’aperto e due televisori per seguire le ultime notizie su HirTV, celebrato anche dal Magya Nnemzet, dove si accalcavano centinaia di persone per vedere quel che succedeva stasera è quasi vuoto, e i televisori son sintonizzati su VIVA (canale musicale tedesco) e su sport2 che trasmette Torino-Lazio 0-4.

 Mentre sul palco c’è un piacevole concertino popolare di archi, son colpito da una decine di persone in cerchio, con gli occhi chiusi che cercano l’estasi. In mezzo al cerchio brillano tanti lumini ( le piccoli candele basse da decorazione o per riscaldare olii profumati, molto usati in Ungheria). I lumini formano lo stemma di Santo Stefano (lo stemma con la santa corona, la bandiera di Arpad, e la Croce di Santo Stefano) che figura anche nella bandiera ungherese. Il cerchio oscilla con giovani e anziani stretti per mano.

 

Mi avvicino allora sotto la fiamma eterna a ricordo del ’56, che sembra bruciare da un blocco di granito nero, sul viale che porta all’ingresso del Parlamento. Le ultime 2 o 3 volte han messo altri lumini, a formare 2 specie di cerchi storti, concentrici. 2 ragazze là vicino cantano ad occhi chiusi e a voce bassissima una nenia malinconica. La gente passa e si ferma in silenzio davanti a queste lucine che brillano, sullo sfondo il monumento a Kossuth, un signore coi baffi pensa a sostituire i lumini spenti. Questi cerchi li ho visti già da lunedì, ma solo oggi riesco a decifrarli. Sono l’Ungheria attuale e la Grande Ungheria. Al loro interno anche altri lumi, per Budapest, per Kassa (ora in Slovacchia), etc. Un ragazzino cicciotello mette un piede nei Carpazi per porre un altro lumino a Kolosvàr. Tantissimi lumini poi per il SzekelyFold, la terra dei Szekely (popolazione di lingua ungherese, 500.000 persone circa, concentrata nell’estremo est della Transilvania. La loro origine è incerta, non si ritiene siano discendenti dei magiari).

Io son lì impalato, esterrefatto. Una signora fa cenno al marito di fare un passo indietro per farmi posto davanti ai lumini.

 Il giubbotto di un biker seduto sull’erba mentre i discorsi sul palco procedono, ha la scritta, dentro i confini della grande Ungheria: “Insieme ce la riprenderemo”.

L’Ungheria ha un sistema democratico ma non e’ una democrazia

L’Ungheria ha un sistema democratico ma non è una democrazia.  In una democrazia non accadono le tre cose che vado ad elencare: 

1)      In un paese democratico, in UK, in USA, in Italia (sic), dopo quello che è successo un premier ha il dovere di dimettersi

2)      Nel nastro incriminato compare una frase di un membro dell’MSZP che equipara gli elettori ungheresi a dei topi di fogna (che seguono il pifferaio di turno, n.d.r.). Il giornale dell’MSZP e giornale più venduto d’Ungheria, non ne ha fatto il minimo cenno.

3)      Ma soprattutto in una democrazia è inammissibile che venga impedito a una TV nazionale, HirTV, di trasmettere violando uno dei principi base delle libertà democratiche. 

Applausi

  

(Tibor Fisher, tra i relatori di una prestigiosa conferenza sul ’56, svolta in questi giorni a Budapest)

 

Tibor Fisher è un giornalista inglese, di origini ungheresi, come tradisce il suo nome di battesimo. E’ noto anche come scrittore, il suo libro più famoso è “Sotto il culo della rana” (under the frog, una specie di peggio di cosi si muore in magiaro, che parla di una squadra giovanile di basket ungherese nel 56)

L’Ungheria in piazza. Lunedi – Giovedi

Nell’attesa che tutto avvenga, la gente continua ad andare in piazza, la campagna elettorale è entrata nell’ultima settimana, dove tutto può comunque ancora succedere, soprattutto se accade qualcosa di grosso; governo e opposizione si fronteggiano senza esclusione di colpi.

 La piazza continua ad animarsi la sera con 5-6000 persone, sono aumentate le tende piazzate davanti al parlamento, c’è un bel muretto dove chi vuole può attaccare il proprio foglio per dire quello che pensa. Democrazia diretta si è detto. E’ vero, Pensate che in ungherese amministrazione (Es. gli enti locali) si dice “autogoverno”. L’autogoverno di Budapest = il comune di Budapest.

 Il prefetto ha chiuso la “Cucina del popolo” (Nèpkonyha) che dava pane imburrato con cipolle e gulyàs caldo gratis ai manifestanti. La cucina del popolo era gestita dalla MEGOSZ, potente organizzazione equivalente alla nostra Coldiretti, ma un cartello annuncia comunque che la cucina continua ad operare vicino Deak Tèr, vicino agli stand (elettorali) permanenti del Forum liberale.

 

Io son sceso in piazza lunedì e giovedì, il clima è pressappoco lo stesso, ancora tanto entusiasmo, ci si aggrappa ai valori della destra: ad esempio lunedì concerto dei Karpatia, gruppo folk ungherese, canzoni melanconiche su Timisoara, Oradea e tante città ormai irrimediabilmente perdute dalla Grande Ungheria. Una delle cose che mi colpisce quando apro un quotidiano son le previsioni del tempo: per le temperature ovvio, ma anche perché, mentre il giornale dei socialisti (Népszabadsàg) fa le previsioni dell’Ungheria, quello della destra (Magyar Nemzeti) le dà di tutto il bacino carpatico, e copre, anacronisticamente, anche Novi Sad, Arad, Timisoara, Bratislava (cioè l’ex Grande Ungheria). Giovedì è salito un francese sul palco, ha incitato i patrioti magiari a resistere, loro che hanno combattuto i turchi e combattuto il comunismo e ora alle prese coi neo comunisti, da fermare col loro spirito nazionale… Metà della piazza sta ferma lì comunque, da moderati che vogliono mandare a casa questo governo, e storce il naso.

 

La protesta era stata consentita fino a venerdi’ 29, ultimo giorno di campagna elettorale. Ma dalla mezzanotte di venerdì a domenica sera, ci sarà nello stesso luogo una “manifestazione culturale”, insomma una buona scusa, poi si vedrà.

 

Nella campagna elettorale i candidati han cambiato in corsa strategie e slogan, ora compaiono dappertutto le parole “ordine e sicurezza”. Si ha come l’impressione che tutto possa ancora succedere, se i politologi ci dicono che metà degli elettori decide il voto nell’ultima settimana, questo è ancor più vero qui a Budapest nelle elezioni del 2006, e fan sorridere gli inutili discorsi da vera campagna elettorale, su quel che ha fatto il sindaco, quanto ha rubato, quanto è stato il suo contributo alla fulgida vita culturale della città; l’eterna promessa che ripete ad ogni elezione della linea 4 della metro (con nell’anno preelettorale un po’ di finanziamenti e i lavori che procedono un pochino), il nuovo tram COMBINO, il tram più lungo del mondo come dicevan trionfalmente  i cartelli, che dopo 2 settimane e tantissimi intoppi, porte che non si chiudevano, strutture antiquate per accoglierlo, è tornato alla Siemens per un controllo, manco fosse un motorino.

Teniamo presente però che i 23 distretti di cui è composta Budapest, godono di ampia autonomia e competenze, tant’è che il titolo di sindaco di Budapest suona in magiaro come “sindaco generale” e la partita si gioca anche su quanti “sindaci” dei distretti porteranno a casa gli schieramenti.

 Il vero colpo di scena è pero’ arrivato quasi in sordina giovedì, pare che la corporazione della stampa e televisione ungherese, ORTT, in cui ha voce in capitolo il governo, voglia impedire (usano il termine sopprimere) la diretta dello svolgersi della protesta da parte di HirTV, che come avete letto è la TV allnews della Fidesz, che ha coperto 24ore su24 gli eventi, in maniera quasi professionale e quasi imparziale, un po la CNN o l’Al.Jazeera magiara.

Ma il governo l’ammonisce che quelle immagini incitano alla violenza. Infatti giovedì sera HirTV trasmetteva solo immagini di repertorio della protesta o il TG della BBC.

“Ez a diktatura”,dice Marta. Credo che non ci sia bisogno di traduzione.

L’Ungheria in piazza. Sabato e domenica

Sabato era il giorno della grande manifestazione organizzata da Fidesz, ma come ben sapete dopo grosse pressioni governative Fidesz ha ritirato il suo appoggio, per motivi di ordine pubblico.

In Ungheria dunque il partito di opposizione non può (non è capace, non ha il coraggio) di indire una grande riunione di protesta organizzata.

 Ma venerdì sera si dice invece la manifestazione ci sarà comunque, sempre alle 14.00, a Kossuth tér, sotto l’ala protettrice della manifestazione permanente che da domenica praticamente non si è mai fermata.

 Alle 14.00 erano in 10.000, sabato sera si arriva a  25.000-50.000 (anche qui il solito balletto delle cifre), domenica pochi meno. 

Studenti e manifestanti giunti un po’ da tutta l’Ungheria, in genere fracassoni e pittoreschi, di tutte le età, riuniti in piccoli e grandi gruppi con alla testa un cartello col nome della città (Siofok, Balatonfured, Szeged, Szolnok, Debrecen,…) tipo “ il trionfo della volontà” della Riefenstahl il celebre film sul raduno di Norimberga dei nazisti.

Il paragone è sbagliato, ma la sensazione è che dopo la reazione popolare di domenica 18, appena scoppiato lo scandalo, con tanti normali cittadini in piazza indignati e dopo i fattacci di inizio settimana e in mancanza di un grande partito che voglia assumersi le proprie responsabilità, ora la protesta per poter andare avanti si affida ai sentimenti di destra più veri e a tutte le derive di destra sparse nel paese.

 Si son visti gruppi nei costumi tradizionali, bandiere della Grande Ungheria, più teste rasate e sono arrivati i tifosi del Fradi, il Ferencvaros, con le loro magliette bianche e verdi, scortati da tanta polizia. Sabato pomeriggio il Ferencvaros ha giocato in campionato; dalla curva stracolma son piovuti tanti cori antiGyurcsany, il Ferencvaros ha vinto 7:1 (il Fradi, che è la squadra più blasonata d’Ungheria, gioca nella serie B ungherese quest’anno, ci ricorda qualcosa?, per problemi societari non si è iscritta alla serie A) e poi tutta la curva davanti al Parlamento.

 Sono comparsi anche gruppi e cartelli dalle città Transilvane, mentre finora la questione transilvana e delle minoranze ungheresi all’estero finora non era stata toccata. Addirittura domenica circolava un opuscolo “Karpatia”, un volumetto mensile giunto al 56° numero.  In copertina un mare di sangue che travolge un’auto, il sangue sgorga da una mano in cui viene conficcato una coccarda ungherese con un grosso chiodo. Il titolo  è : “Finalmente è arrivata l’onda”. *

 Sentimenti e gruppi che hanno un ruolo importantissimo nella partita a scacchi che si sta giocando ora tra i due schieramenti: Fidesz non li vuole cavalcare, ma sa che è un sentimento abbastanza diffuso nel paese (e mantenuto da almeno 80 anni dal fascismo e come resistenza antisovietica), l’MSZP li identifica con la manifestazionementre loro sono un partito moderato ed europeo.

 Sono arrivati per l’occasione tanti giornalisti stranieri. Mentre sono in fila per prendere due fette di pane una scodella di gulasch distribuito dagli organizzatori, accanto a me una troupe di Artè (il canale culturale franco-tedesco) intervista un ragazzino (sui 16 anni) di 90 chili, testa rasata e bomber nero, con uno guardo molto stupido. Gli amici accanto a lui hanno sul giubbotto la grande Ungheria stilizzata e una scritta in caratteri runici (si crede che gli antichi magiari adottassero questo sistema di scrittura, per qualcuno gli etruschi hanno delle origini comuni con i magiari). Una signora consola il ragazzino.

 Ci son giornalisti cechi, norvegesi, svedesi, Telecinco, TVFrance5, TV romene, etc.). Finalmente. Gli ungheresi si domandavano se il mondo parlava o no di loro, o se dovevano per forza incendiare la sede della TV per fare notizia. Solo gli scontri interessavano, la protesta di piazza nn fa notizia.

Di certo son stati sfortunati: domenica 18 c’erano le le elezioni in Svezia, in cui dopo 40 anni la destra ha ripreso il governo, poi il colpo di stato in Thailandia (guarda caso contro un altro miliardario, liberamente eletto, che controlla le TV, che metà paese odiava).

In fondo come nel 56 quando la crisi di Suez offuscò i fatti d’Ungheria.

 Gyurcsàny continua a tirar dritto per la sua strada, Orban è apparso giovedì e venerdi a HirTV per spiegare le ragioni dell’annullamento della manifestazione e sabato alla CNN, per parcondicio dopo l’intervista a Gyurcsàny.

Orban si emoziona un po’ quando parla in pubblico, dà risposte dirette e fin troppo sincere (forse un paragone italiano è il ministro delle infrastrutture Antonio DiPietro, ex magistrato). E credo che le prossime entry dovran parlare di Orban, Gyurcsàny, delle indiscrezioni che iniziano a trapelare sugli avvenimenti appena passati e dei loro motivi economici di fondo e non potranno più raccontar tanto della protesta, che si stabilizzerà su un nocciolo duro di 5-7.000 fissi per sera aspettando le elezioni per il sindaco di Budapest di domenica prossima.

 Ma sabato c’era anche dell’altro: le transenne che isolano la manifestazione dall’ingresso del Parlamento (e sullo sfondo l’ingente schieramento di polizia) eran tutte infiorate elegantemente con roselline bianche, un amore.

Il  bianco, per distinguersi dai colori dei vari partiti; la protesta popolare non ha colori, se non quelli delle rose.

  

*Una rivista che invoca tutti i Carpazi, Slovacchia, Rutenia, Polonia sudorientale, Transilvania, finalmente di nuovo sotto la Grande Ungheria.

Siamo fottuti. non un po’, parecchio

 

“Ci potrebbero essere proteste di fronte al Parlamento. Ma presto o tardi si stuferanno e torneranno a casa “

«Non c’è scelta, siamo fottuti. Non un po’, parecchio. Non c’è nessun altro Paese in Europa che abbia mostrato tanta stupidità come il nostro».

«È chiaro che abbiamo mentito per un anno e mezzo, forse due anni. È del tutto evidente che quello che abbiamo detto non era vero».

«Non abbiamo fatto nulla per quattro anni. Non riuscireste a indicarmi un solo provvedimento del governo di cui essere orgogliosi, se non il fatto di essere rimasti al potere. Se dovessimo render conto al Paese di ciò che abbiamo fatto per quattro anni, cosa diremmo?».

«Guardate, nel breve termine non c’è scelta. Janos Veres (il ministro delle Finanze, ndr) ha ragione. Possiamo continuare così un altro po’, ma non a lungo. Il momento della verità è arrivato. Riforme o fallimento. Non ci sono altre possibilità. E quando parlo di fallimento, parlo dell’Ungheria, della sinistra e, sinceramente, anche di me stesso».

«Ho fatto di tutto negli anni scorsi per fingere che stavamo davvero governando. Invece abbiamo mentito giorno e notte. Non lo voglio fare più. O andiamo avanti, e allora avrete un leader, altrimenti trovatevi qualcun altro».

«Riforme significa volontà di riconsiderare tutto ciò che abbiamo fatto su tutta una serie di temi. Credo siamo in grado di farlo. Penso ci saranno dei conflitti, compagni. Sì, ci saranno. E ci saranno proteste. Ci potrebbero essere proteste di fronte al Parlamento. Ma presto o tardi si stuferanno e torneranno a casa».

«Dobbiamo sapere cosa vogliamo fare. I primi anni saranno terribile, sicuro. È del tutto irrilevante che sarà solo il 20 per cento della popolazione a votare per noi… Cosa accadrebbe se invece di perdere popolarità raccontandoci stronzate fra di noi la perdiamo per promuovere grandi cambiamenti sociali? In un caso simile perdere il sostegno della gente per un po’ non è un problema».

 

(Gyurcsàny Ferenc, primo ministro ungherese, a corriere.it)

Peacereporter

Cari affezionati lettori del blog,

vi comunico che parte delle mie convulse cronache di questi giorni sono apparse oggi su www.peacereporter.net, agenzia di stampa online di Misna ed Emergency al link http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=6302

Visto che i media italiani che consulto io da qua (repubblica.it, tg1, etc) nn ne parlan più, mi fa piacere dare un contributo per parlare di quello che accade qui..

L’Ungheria in piazza. Martedi notte

La sera dopo, a Roosvelt tér c’è ancora più gente, ancora di più, vuol dire che anche doman ce ne sarà altrettanto e che continuerà cosi’ fino alle dimissioni di Gyurcsany o alle elezioni comunali del 1 Ottobre.

quello che è successo ieri ha avuto uno strano effetto: tanta pubblicità per le proteste in generale, c’è più gente, ma si riconoscono anche molti di estrema destra, giubbotti, tatuaggi, bandiere a strisce bianche e rosse, che era la bandiera della casa di Arpad (storico capo tribù che portò i magiari nel bacino carpatico, e primo re di Ungheria, la sua casata governò fino al 1300), ma bandiera  ripresa dal partito neonazista delle Croci Frecciate.., tantissime bandiere ungare, è la destra, il nazionalismo spinto, qui sembra di essere allo stadio o sotto la statua di Petofi i 15 Marzo, festa nazionale….

la polizia è ancora poca, assolutamente inadeguata a contenere la folla. La gente è come spaventata ne ha avuto abbastanza, vedremo domani, oggi pausa, eppure quando ci allontaniamo per tornare  a casetta sentiamo grida di folla e voci, crediamo vengan dalla piazza, invece è una folla di uomini in nero, vanno verso il korùt, qualcuno applaude e si aggrega.. Insomma gentaglia per le strade di Pest, in branco, senza alcun servizio d’ordine senza polizia, Pest è in mano alle bande, la responsabilità ce l’hanno in tanti, troppi

Oggi han parlato in TV sia Gyurcsany che Orban. Gyurcsany tende a enfatizzare l’intervento dell’estrema destra, son tutti provocatori, noi siamo i moderati, Orban tiene un profilo basso, simpatizza con i manifestanti, ma nn li appoggia apertamente, ha decretato una grande manifestazione per sabato. Giovedì invece scenderanno in piazza ufficialmente gli studenti da tutto il paese..

Sembra di essere negli USA, il nostro presidente ha mentito (ci ha detto che le cose andavan bene, invece sapeva che stavamo nella cacca e nn ha detto niente per essere rieletto) e allora facciamo il finimondo, mah, vi propongo due pareri magiari opposti

A: Ma quale governo, quale partito dice mai la verità sotto elezioni? Orban avrebbe fatto lo stesso, lu lì che ha detto andate al seggio protetti da un carroarmato che è meglio. E poi la registrazione di Gyurcsany era davanti a quelli del suo partito, credi che a loro nn dovrebbe dire diamoci da fare?

B: Ci ha traditi, come credi ci possiamo sentire dopo che uno ci dice che ci ha ingannati pur di conservare il potere? non dovremmo scendere in piazza e protestare?

Le proteste si sono estese anche  a piazza della Repubblica (ex piazza della Repubbica popolare) tra il secondo teatro dell’opera, il mastodontico Erkel, e la stazione Keleti e la sede del partito socialista MSZP di Gyurcsany, dove nel ’56  la folla assaltò l’allora sede del partito comunista e linciò dei dipendenti comunisti (che da allora divennero i “martiri del 56”). Quella piazza mi è cara, in un angolo c’è una grande quercia, con un piedistallo senza statua, prima c’era il ricordo dei “martiri”, ora non c’è niente, sol una targa in basso, dedicata a tutti quelli morti ingiustamente, ed è un bel posto dove andare a passeggiare.. ma oggi verso mezzanotte  lì cariche della polizia, gente  a terra, lacrimogeni, insomma tante belle cose..