L’Ungheria in piazza. Sabato e domenica

Sabato era il giorno della grande manifestazione organizzata da Fidesz, ma come ben sapete dopo grosse pressioni governative Fidesz ha ritirato il suo appoggio, per motivi di ordine pubblico.

In Ungheria dunque il partito di opposizione non può (non è capace, non ha il coraggio) di indire una grande riunione di protesta organizzata.

 Ma venerdì sera si dice invece la manifestazione ci sarà comunque, sempre alle 14.00, a Kossuth tér, sotto l’ala protettrice della manifestazione permanente che da domenica praticamente non si è mai fermata.

 Alle 14.00 erano in 10.000, sabato sera si arriva a  25.000-50.000 (anche qui il solito balletto delle cifre), domenica pochi meno. 

Studenti e manifestanti giunti un po’ da tutta l’Ungheria, in genere fracassoni e pittoreschi, di tutte le età, riuniti in piccoli e grandi gruppi con alla testa un cartello col nome della città (Siofok, Balatonfured, Szeged, Szolnok, Debrecen,…) tipo “ il trionfo della volontà” della Riefenstahl il celebre film sul raduno di Norimberga dei nazisti.

Il paragone è sbagliato, ma la sensazione è che dopo la reazione popolare di domenica 18, appena scoppiato lo scandalo, con tanti normali cittadini in piazza indignati e dopo i fattacci di inizio settimana e in mancanza di un grande partito che voglia assumersi le proprie responsabilità, ora la protesta per poter andare avanti si affida ai sentimenti di destra più veri e a tutte le derive di destra sparse nel paese.

 Si son visti gruppi nei costumi tradizionali, bandiere della Grande Ungheria, più teste rasate e sono arrivati i tifosi del Fradi, il Ferencvaros, con le loro magliette bianche e verdi, scortati da tanta polizia. Sabato pomeriggio il Ferencvaros ha giocato in campionato; dalla curva stracolma son piovuti tanti cori antiGyurcsany, il Ferencvaros ha vinto 7:1 (il Fradi, che è la squadra più blasonata d’Ungheria, gioca nella serie B ungherese quest’anno, ci ricorda qualcosa?, per problemi societari non si è iscritta alla serie A) e poi tutta la curva davanti al Parlamento.

 Sono comparsi anche gruppi e cartelli dalle città Transilvane, mentre finora la questione transilvana e delle minoranze ungheresi all’estero finora non era stata toccata. Addirittura domenica circolava un opuscolo “Karpatia”, un volumetto mensile giunto al 56° numero.  In copertina un mare di sangue che travolge un’auto, il sangue sgorga da una mano in cui viene conficcato una coccarda ungherese con un grosso chiodo. Il titolo  è : “Finalmente è arrivata l’onda”. *

 Sentimenti e gruppi che hanno un ruolo importantissimo nella partita a scacchi che si sta giocando ora tra i due schieramenti: Fidesz non li vuole cavalcare, ma sa che è un sentimento abbastanza diffuso nel paese (e mantenuto da almeno 80 anni dal fascismo e come resistenza antisovietica), l’MSZP li identifica con la manifestazionementre loro sono un partito moderato ed europeo.

 Sono arrivati per l’occasione tanti giornalisti stranieri. Mentre sono in fila per prendere due fette di pane una scodella di gulasch distribuito dagli organizzatori, accanto a me una troupe di Artè (il canale culturale franco-tedesco) intervista un ragazzino (sui 16 anni) di 90 chili, testa rasata e bomber nero, con uno guardo molto stupido. Gli amici accanto a lui hanno sul giubbotto la grande Ungheria stilizzata e una scritta in caratteri runici (si crede che gli antichi magiari adottassero questo sistema di scrittura, per qualcuno gli etruschi hanno delle origini comuni con i magiari). Una signora consola il ragazzino.

 Ci son giornalisti cechi, norvegesi, svedesi, Telecinco, TVFrance5, TV romene, etc.). Finalmente. Gli ungheresi si domandavano se il mondo parlava o no di loro, o se dovevano per forza incendiare la sede della TV per fare notizia. Solo gli scontri interessavano, la protesta di piazza nn fa notizia.

Di certo son stati sfortunati: domenica 18 c’erano le le elezioni in Svezia, in cui dopo 40 anni la destra ha ripreso il governo, poi il colpo di stato in Thailandia (guarda caso contro un altro miliardario, liberamente eletto, che controlla le TV, che metà paese odiava).

In fondo come nel 56 quando la crisi di Suez offuscò i fatti d’Ungheria.

 Gyurcsàny continua a tirar dritto per la sua strada, Orban è apparso giovedì e venerdi a HirTV per spiegare le ragioni dell’annullamento della manifestazione e sabato alla CNN, per parcondicio dopo l’intervista a Gyurcsàny.

Orban si emoziona un po’ quando parla in pubblico, dà risposte dirette e fin troppo sincere (forse un paragone italiano è il ministro delle infrastrutture Antonio DiPietro, ex magistrato). E credo che le prossime entry dovran parlare di Orban, Gyurcsàny, delle indiscrezioni che iniziano a trapelare sugli avvenimenti appena passati e dei loro motivi economici di fondo e non potranno più raccontar tanto della protesta, che si stabilizzerà su un nocciolo duro di 5-7.000 fissi per sera aspettando le elezioni per il sindaco di Budapest di domenica prossima.

 Ma sabato c’era anche dell’altro: le transenne che isolano la manifestazione dall’ingresso del Parlamento (e sullo sfondo l’ingente schieramento di polizia) eran tutte infiorate elegantemente con roselline bianche, un amore.

Il  bianco, per distinguersi dai colori dei vari partiti; la protesta popolare non ha colori, se non quelli delle rose.

  

*Una rivista che invoca tutti i Carpazi, Slovacchia, Rutenia, Polonia sudorientale, Transilvania, finalmente di nuovo sotto la Grande Ungheria.