Festa nazionale. primo pomeriggio

 

12.00

A casa HirTv dice che ci sono stati scontri a  Nador utca, secondo qualche testimone son stati usati anche proiettili di gomma e che la gente si è spostata al Corvin koz, il vicolo Corvin, dove alle spalle del cinema Corvin nel ’56 si compì uno dei piu eroici episodi del ’56, con la gente che resistette fino all’ultimo proprio a 100 metri dalle caserme

Questo è un fuori programma, allora magari la giornata sarà divertente..

 

12.45

Sono a Koztarsasag tér, per ragioni di servizio, in piedi stancamente appoggiato ad un palo, davanti a me due gendarmi francesi col cappellino dell’esercito della salvezza e guanti bianchi.

Alla presenza di varie autorità si sta scoprendo un busto in bronzo alla memoria di Pedrazzinì, fotografo francese che qui trovò la morte durante i moti del ’56. In questa piazza c’era la sede del partito comunista ungherese, la folla assaltò il palazzo e linciò dei dipendenti, che divennero i martiri della controrivoluzione, la vicina via Fiume (la città croata, porto ungherese sulll’adriatico) divenne via dei martiri in loro onore; poi la polizia segreta riprese il controllo, spari sulla folla, morti, Pedrazzini fotografò tutto e fu ucciso per questo.

Accanto a me dicono che questa è forse l’unica cerimonia ufficiale che ha un senso oggi.

 

12.30

Al Corvin koz, ci si deve arrivare a piedi che i manifestanti hanno occupato i binari del tram. “domani leggeremo sui giornali (tutti filogovernativi): i dimostranti hanno occupato il viale Lenin” (il nome del korut nel 56) dice qualcuno sarcastico.

Al Corvin koz ci saranno 3000 persone, festanti, tante bandiere, il popolo della piazza è qui, si rivedono amici, volti noti, sulle scale del Corvin mozi prende la parola Wittner Maria, una deputata di Fidesz, giovane rivoluzionaria del ‘56, poi isolata in qualche postaccio del paese profondo, ora in parlamento nota per le sue parole spicce e pesanti contro il governo.

Alle spalle sulla Kisfaludy utca (dove c’è il West Balkan) ci son sempre come ieri famiglie che passeggiano e i bambini che giocano con i pezzi di artiglieria e i blindati di allora, qui per la rievocazione storica. Che è un giorno di festa.

Passano dei camion pieni di anziani, i volti sorridenti, ex combattenti del ’56, gridano viva la rivoluzione. Come tradizione di queste manifestazioni finiamo in un baretto a bere birra economica e sbirciare HirTV.  Ci riposiamo perché alle 4 ad Astoria inizia il grande comizio di Fidesz.

Entrano per prendere della buona birra anche 5 omoni in anfibi, bomber nero, pantaloni militari, ma questa non è una rievocazione storica..

 

!5.00

Per il comizio di Fidesz è stata chiusa al traffico la Rakoczi e Kossuth utca fino al ponte Elisabetta e pure il kiskorut è chiuso, c’è tanta gente che continua ad arrivare altoparlanti e maxischermi per seguire meglio il tutto… ed è bello passeggiare in mezzo a questi stradoni e ammirare con calma i bei palazzi della Rakoczi con ancora i segni del tempo

Mi siedo su una panchina ai piedi della Grande Sinagoga, è una giornata incredibilmente calda, accanto a me un anziano, che dopo 5 minuti mi chiede “Dov’è la tua bandiera?” ma in maniera simpatica che è festa (e come pronuncia bene zaszlò, bandiera che si legge con una s sorda ed una sonora una dopo l’altra..) è stato 5 volte in Italia, nel passato, bel paese, belle donne, un altro paese, un’altra politica, l’Ungheria è diversa mi dice, poi si alza e se ne va. Parole profetiche

 

Devo tornare a casa per un contrattempo, sono ancora le 15.30, forse faccio in tempo. Seduto sul filobus 74 al capolinea, noto che c’è qualcosa di strano, la gente anziché convergere verso Astoria, dove tra poco inizia il comizio, va nella direzione opposta, son diversi gruppi, “Mi scusi, ma dove vanno?” faccio alla signora di mezz’età seduta accanto a me, “Questa è una buona domanda” mi risponde., “ma appena sono a casa accendo subito Hir-TV” potere della televisione.

16.00 di nuovo sul posto, alcuni esponenti minori riscaldano la folla (saranno 80.000) ad Orban, Chi è dalla parte dell’opposizione è qui oggi  festeggiare il suo 56, con mogli e figli, bandiera, coccarda e preztel salati per i bambini comprati alle bancarelle, ma i volti son stanchi e rassegnati, son sempre gli stessi discorsi che sentiamo ormai da 5 settimane.

 

16.50

Seduto a fumare sui gradini di Fausto’s, il miglior ristorante italiano di Budapest,  sulla Dohany utca (la via del tabacco uh) giusto alle spalle del palco, mi alzo quando prende la parola Orban, ma prima entro nel baretto ad angolo con Sip utca, per vedere se c’è una TV.

Lo schermo è diviso in 2 finestre, da una parte Orbn Viktor, dall’altra movimenti strani nella vicina Deak tèr, fumo, spari, mi raccomando fa attenzione che a Deak succede qualcosa, fa uno con una fascia arancione al braccio. Faccio di si con la testa. (incredibilmente, dopo 5 settimane si son accorti che è importante anche tenere un servizio d’ordine interno, ma son 4 gatti e nel punto sbagliato).

17.05

Avvicinandomi verso Deak mi fermo all’altezza del capolinea del 47/49, di fronte al teatro Merlin, sono nelle retrovie, andar più avanti è impossibile per i lacrimogeni lanciati tra la folla, nn so quanti siamo, i brutti ceffi si son radunati qua, alzano la sciarpa per coprirsi il  volto, il cappuccio, metton su una mascherina antigas sul naso e vanno più avanti.

Si sentono spari, fischi, una bianca scia, e un lacrimogeno che piove in mezzo alla gente, poi arriva uno con un secchio d’acqua e lo bagna, non si capisce assolutamente cosa stia avvenendo più avanti, c’è che si mette in piedi sulle montagnole artificiali davanti al Merlin o sui mezzi d’epoca (camioncini, pezzi di artiglieria, persino un carrarmato) esposti per l’anniversario.

ell’eccitazione il camioncino viene mosso a spinta, portato avanti, poi bestioni spostano il pezzo di artiglieria, poi poi all’improvviso un boato, urla di gioia: hanno messo in moto un vecchio tank del ’56 esposto di fronte al teatro Merlin. Sembra una visione: un carrarmato che avanza per le vie di Budapest come 50 anni fa e va in testa al corteo. Il carrarmato scompare, dopo 10 minuti inizia un fittissimo lancio di lacrimogeni, poi tutti corrono all’impazzata di nuovo verso Astoria, si impara che in una folla che corre ci si muove piano, perché ci si ostacola a vicenda, specie poi se la strada si restringe leggermente come qui. Credo che la cosa migliore sia buttarmi nella prima via laterale dopo Deak, che porta nel V distretto, e buttarmi nel primo portone aperto, dentro ‘udvar’.

Sono in uno degli stupendi androni dei palazzi del centro, appunto udvar in ungherese, la mitteleuropa era questo un bel cortile interno per ammirare anche dalla cucina e dalla porta di casa lo sfarzo del palazzo, i frontoni e le giovani vicine riservate, e di grande utilità nell’isolarsi dall’esterno: tener caldo l’uscio di casa d’inverno, alleviare dall’afa d’estate, o a ritrovare aria pulita mentre fuori il karoly kòrüt è denso di nebbia di lacrimogeni e poliziotti che caricano la folla con i cavalli e sparano ad altezza d’uomo,

 

Siamo in 4 o 5, una famiglia affacciata al balcone. Poi entra sempre più gente, e il kert si riempie di 200 persone circa. Un anziano seduto a terra, si tiene la testa tra le mani, due signore accanto a lui visibilmente agitate, quelli del primo piano chiamano un’ambulanza. Mi affianco piano piano a quelli dall’aria più innocua, e mi tengo il giubbino in mano si sparge la voce che la polizia è arrivata. Arrivano tutti neri, grossi, solo 2 occhi che spuntano dai passamontagna sotto il caschetto, ci fanno sgomberare, bado a tenere la macchina fotografica bene in vista, e a tenere lo sguardo basso. Appena fuori alla destra la polizia è in imponente schieramento giusto prima del portone, tutti in fila, bonificano la zona, un vecchio in abiti lisi ci si mette davanti, li squadra, li sfida. Resta cosi 5 minuti, io mi azzardo a fare una foto.

C’era tanta gente come quel vecchio nella folla: chi non ha niente da perdere, ma proprio niente e li vuol guardare dritto negli occhi.

 

FINE PRIMA PARTE

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