Festa nazionale. inizio seconda parte

20.00

Dal mio rifugio di Buda torno dalle parti di Astoria, perché pare che lo spettacolo prosegua e sia divertente. Non si può lasciare una festa a metà, sta male. E la festa prosegue lungo la Rakoczi. A Kàlvin tér e sul Muzeum korut gente sparsa, io devio per Brody Sandor utca, che ogni buon italiano che vive a Budapest conosce, e guardo lungo le traverse per vedere dove unirmi ai festeggiamenti: Puskin utca, .Szentkiraly utca, Vas utca, solo all’altezza di Vas utca, la via del ferro, sembra sia tutto tranquillo sulla Rakoczi. Ma a 200metri c’è una troupe televisiva e un po’ di gente, e un uomo a torso nudo, magro, con gli occhiali da sole sui capelli, l’aria modesta, magro ma muscolato, di chi ogni mattina scarica frutta nei mercati generali o porta secchi di calcinacci e cemento mentre buttano giù uno degli antichi e scuri palazzi di Pest. Si tocca spesso dietro, sulla bassa schiena, proprio sulla colonna vertebrale, un po’ sopra il culo, dove mostra alla telecamera un bel buco di circa 8 cm fatto da un proiettile di gomma, tutto nero di sangue raggrumato, e piange, piange come un bambino.

La troupe lo intervista, poi gli fanno“Non ti preoccupare qui a 2 metri c’è un bellissimo ospedale”.

 

All’angolo con la Rakoczi le barricate sono all’altezza della chiesa gialla di San Rocco, un raro esempio di barocco del 1600 fuori da Buda e Belvaros. Dall’altro lato della chiesa è già Blaha. Han messo transenne, cassonetti della spazzatura, quello al centro è stato dato alle fiamme, un nugolo di fotografi poco piu’ avanti. Dall’altro lato ci saranno una enorme marea nera di polizia schierata con al centro un mezzo blindato.

 

Si fronteggiano, gli uni di fronte agli altri.

 

Due capelloni avanzano e inginocchiati oltre le transenne mostrano un grande striscione “Gyurcsàny vola via” si coprono il viso con i capelli.

 

Arivano grida anche dalla Dohany utca, anche qui un po’ di gente, e barricate con fuscelle di legno.

 

Se non fosse per i lacrimogeni sarebbe un bel film, poche brutte facce, ragazzini che giocano a fare i duri asserragliati in cima a una cabina telefonica o che si muovono con un cartellone pubblicitario come scudo e si alzano il fazzoletto sul viso per giocare agli indiani contro il III reggimento cavalleria. Ogni tanto passano con gran rumore dei bikers tra le urla alte della folla.

Dall’altro lato la polizia nera guarda e non fiata, solo spegne i fuochie lancia lacrimogeni alrimenti si annoiano dall’altra parte.

 

Vado da uno dei miei kebabbari preferiti, poco più su sulla Dohany, lui non c’è, c’è un aiutante, mentre addento il kebab gl chiedo che ne pensa del bordello che sta succedendo. “ Non parlo ungherese bene” fa, Ah ok, sapessi io e tu di dove sei. Afgano. Oh Abdul dolcissimo dromedario stanco*.

 

Quando non ce la faccio per i lacrimogeni risalgo la folla fino a Blaha, qui ci sono coppie e gruppi di amici. In un bar sul korut appena dietro a Blaha la TV mostra che si è aperto un secondo fronte, qui la barricata è realmente imponente e continua a crescere, giusto dall’altra parte della Rakoczi, a isolare il ponte Elisabetta. Accanto a me Szilard, che qui insegna matematica e ci viene dalla Transilvania. E tu che ne pensi Szilard? Mi guarda storto anche col suo sguardo buono. Alessandro, ma tu sai chi era Ceaucescu. Si.

Quando torno sulla Rakoczi, faccio in tempo a salutare due dei miei più vecchi amici di Budapest che la gente inizia a correre, arriva la carica, il resto lo conoscete.

 

Dio salvi il re.

 

 

*cito da “solo altrove riesco a essere qui”, di Marco Bruno

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