penetrare negli angoli più oscuri

non c’è scampo: se si vuole penetrare negli angoli più oscuri, traditori e intatti di questa terra bisogna essere pronti a pagare con la salute e con la vita.

Qualcuno risolve con un’esistenza paradossale 

 

a un’amica, tra poche ore ad Asmara: copriti bene e attenta al mal d’Africa e a tutti gli italiani che da due anni in Ungheria ancora nn parlano bene l’ungherese:

“31. Mi trovo in Africa, inchiodato a letto da 2 mesi, alle prese con la malattia. Che sia un’infezione tropicale, un avvelenamento del sangue o qualche misteriosa tossina, fatto sta che sono tutto gonfio e ho il corpo ricoperto di eruzioni, pustole e ascessi. Non ce la faccio più a resistere al dolore e chiedo a Varsavia l’autorizzazione a rientrare. In Africa mi sono ammalato spesso perchè i Tropici producono tutto in eccesso, a dismisura, e questa legge di moltiplicazione forsennata e di atipica abbondanza si estende anche a microbi e batteri. Non c’è scampo: se si vuole penetrare negli angoli più oscuri, traditori e intatti di questa terra bisogna essere pronti a pagare con la salute e con la vita. Le passioni pericolose sono sempre un Moloch pronto a inghiottirci. Qualcuno risolve la situazione con un’esistenza paradossale, vale a dire che appena arrivato in Africa si rintana in un buon albergo, non esce mai dai quartieri bianchi e, sebbene da un punto di vista geografico si trovi in Africa, in realtà continua a vivere in un surrogato di Europa in formato ridotto. Si tratta di un espediente indegno di un vero viaggiatore e inaccettabile per un corrispondente che deve verificare tutto sulla propria pelle“. Ryszard Kapuscinski

(da “la prima guerra del football e altre guerre di poveri”) 

Perchè nasce un blog

Dialogo alle 9.30 di mattina:

Alessandro:  Hai saputo di Kapuscinski?

Peter: Si, qui in Ungheria nn ne han  parlato, ma ’ho letto sul tuo blog.

E’ questo che dà un senso al mio blog

Ryszard Kapuscinski. Conoscere è viaggiare e scrivere

E’ morto ieri a Varsavia Ryszard Kapuszinski.

Mi dice qualcuno dei miei affezionati lettori: lo citi spesso nel blog, ma nn lo conoscevo. Ho letto i vari coccodrilli da Repubblica al New York Times, ma mi sembra di leggere dapperttutto la stessa pagina dell’Ansa scopiazzata.

Allora l’autore del blog, il Kapuscinski che era in lui, si sente in dovere di dire:

<<E’ morto ieri a Varsavia Ryszard Kapuscinski, grande reporter e scrittore polacco.

E’ morto all’età di 75 anni, di cancro, molto longevo per il suo mestiere, un mestiere quello di inviato estero dove i più morivan prima, per i rischi o per le privazioni, le ristrettezze di un inviato di guerra.

Grande inviato di guerra, ha coperto più di 30 rivoluzioni e colpi di stato dalla rivoluzione Komeinista, alla destituzione del negus d’Etiopia, alla morte di Lumumba, ad Amin, alla Bolivia, all’Honduras, al crollo dell’URSS, ai signori della guerra africani del West ed East Africa.

Visse per più di 20 anni in Africa, come unico inviato della PAP, l’agenzia di stampa polacca, e appena poteva ci tornava. L’Africa era il suo grande amore, un continente di poveri, emarginati (come era stato lui, polacco nato a Pinsk, oggi in territorio bielorusso), di gente che possiede solo una pala e fa di lavoro lo spalatore, o una camicia e fa il guardiano, perché i guardiani a torso nudo in Africa non li vuole nessuno.

Questo era il suo modo di capire l’Africa e di raccontarla. Una terra in cui si sale sull’autobus e se chiedi quando parte, l’autista fa un sorriso, che domande, quando il bus si riempie, dove la distanza tra A e B nn si misura come in occidente: in Africa un posto da un altro nn dista 500 Km, ma 5 ore, nella stagione secca o 2-3 giorni, se piove.

Per capire questo doveva vivere con loro e come loro, in Siberia d’Inverno, nelle miserie di Donesk, tra le strade di Addis Abeba tra perquisitori improvvisati e etiopi sospettosi per natura, doveva andare vivere in un quartiere africano a Lagos, anche se sa che andrà a morte certa, deve ammalarsi di malaria in Tanzania e farsi curare in un ambulatorio Africano, se no come farà mai a capire.

Al giornalismo arrivò, come tanti, per caso. Era il portiere delle giovanili del Legia Varsavia, voleva fare il calciatore, poi una sua poesia fu pubblicata sul giornale scolastico, qualcuno lo notò e gli propose di scrivere per un giornale.Si diplomò e  il giorno dopo fu assunto. Si laureò in storia, aveva la fortuna di essere povero, in una Polonia appena uscita dalla guerra dove ai figli dei ricchi l’Università era interdetta.

Come ogni grande reporter era un avido lettore. Economia, politica, storia, antropologia, filosofia, tutto; leggere era importantissimo, per capire i piccoli segnali che il mondo gli mandava, per spiegare in poche paginette il Sudafrica o il Ruanda, come sapeva fare solo lui. E come chi sapeva troppe cose fu un uomo solo e malinconico. Per dare un consiglio ai giovani diceva: seguite l’arte, l’arte ha sempre avvertito in anticipo i cambiamenti.

Fu un grande scrittore. Uno dei pochi che sono riusciti a unire grande giornalismo e la grande letteratura. Non Chatwin, non altri. Da grande scrittore curava la forma; componeva poesie per allenare la sua prosa ala musicalità.

Odiava le scrivanie, anche se ne avesse avuta una in diamanti lì sarebbe impazzito, in uno di questi aggeggi fatti per imbrigliare l’uomo, il suo spirito.

Ci ha lasciato un grande capolavoro “Ebano”.>>

Passata è la tempesta? – gli ungheresi di nuovo in piazza

Mi chiedon dall’Italia notizie della tempesta che ha attraversato l’Europa, e in effetti mi ero predisposto a scriverne nel blog, ma poi che delusione, qui giusto il cielo si è rannuvolato, la temperatura si è un po’ abbassata dai 15°C di metà Gennaio, e giovedì sera, al passaggio della tempesta, ho sentito sbattere la finestra della camera, che mi ero pure scordato di chiuderla..

 E’ che, come tutti noi, qui noi abbiamo un cugino ricco che ci protegge, il nostro cugino austriaco, con le sue Alpi che ha notevolmente attutito la forza degli elementi.

Quello che invece non si placa è il vento di passioni che anima i buoni ungheresi: oggi circa 1000 persone, richiamate dal neocostitutito Forum per il Cambio di Regime, si son radunate a Vértanùk tèré* che scopro essere la piazzetta giusto accanto a Kossuth tèr, la piazza del parlamento, quella con il ponticello e la statua di Nagy Imre.

Di lì son partiti in corteo (con alla testa due enormi bandiere di Arpad, precisa index.hu) verso Szemlőhegy utcá che è una bella via del II distretto nel verde delle colline di Buda, dove vive il tanto amato primo ministro Gyurcsany. 

Quando apprendo notizia è già tardi e credo che anche i 2-300 che si sono fermati a manifestare sotto casa del primo ministro ora son già a cena con la famiglia, ma vado a fare un salto a piazza del Parlamento per veder che aria tira. A piazza dei Testimoni di Sangue nun c’è nessuno, il Parlamento lì di fronte, è sempre bel transennato e la ronda gira sempre. Il piccolo presidio di 10 persone dei manifestanti, attorno ad una bandiera ungherese con un buco al centro, come nel 56, è attorniato da celerini che controllano i documenti…

Il “Forum per il cambio di Regime” è anche ben organizzato, visto che cortei di macchine e brevi blocchi delle strade statali si sono verificati un po’ in tutto il paese.

Del resto non c’era che da aspettarselo, il paese è sempre diviso, i partiti in lite e più lontani che mai dalla gente, la dura finanziaria del governo avrà pur fermato il debito pubblico e fatto apprezzare il fiorino, tornato a 250HUF per 1€, ma l’inflazione è al 10%e la gente inizia ad accusare il peso dei tagli alla spesa, dell’aumento di luce, acqua e gas, dell’innalzamento delle tasse, etc, etc..

Un consiglio per il primo ministro: si scelga un piccolo paesino in una località amena appena fuori Budapest (diciamo un’Arcore, una Gallipoli magiara) e ne faccia il suo feudo, così dormirà più tranquillo attorniato solo dai suoi scudieri.

 

 

*Vèrtanùk non l’ho cercato nel vocabolario, perché letteralmente fa “testimoni (tanùk) di sangue (vèr) e mi fa già impressione così.

 

la liberta’ di stampa, la storia e le tette

“La saggezza è nei libri” diceva Tim Robbins in un bel film in cui imparava a memoria a Bibbia per recitarla al capocarceriere e poi lì dentro ci scavava un contenitore per una piccozza da roccia per evadere.

 Qui la mia fonte di saggezza oltre alla Sacra Bibbia ora sono i libri che parlano del passato prossimo dell’Ungheria, gli anni 90, molto istruttivo per capire il presente, come dicono gli storici del XX secolo nei programmi televisivi di approfondimento.
Ricorderete certo a fine Settembre 2006 immagini con migliaia di dimostranti in piazza, l’assalto alla sede della Televisione, l’occupazione della stessa, polizia incazzata, auto in fiamme e teste spaccate

Eppure io leggo in un capitoletto di analisi sulla libertà di stampa e il passaggio dal controllo politico al pluralismo, che “il 15 Marzo 1989 (festa nazionale in Ungheria n.d.r.) i dimostranti  si diressero verso Piazza della Repubblica (dove c’è la sede della Magyar Televisziò) domandando una Televisione libera e tentando un’occupazione simbolica dell’edificio.” Nella Televisione di stato c’eran già state significative aperture, ma che nn dovevan essere poi tali se per più di sette pre 80-100.000 dimostranti cinsero d’assedio la piazza…

 Incredibilmente sembra la cronaca di 17 anni dopo..  e allora ci son dei problemi anche oggi per gli organi di stampa. Ma forse ce ne eravamo accorti anche a Settembre, e se ne sono accorti anche i passeggeri della metropolitana, che con l’anno nuovo hanno avuto una sorpresa piacevole e divertente.

Dunque c’è da sapere che, credo retaggio dei bei tempi andati, in ogni stazione della metro tra pubblicità di telefonini e banche c’erano rimaste anche delle bacheche in cui venivano esposte le prime pagine dei due maggiori quotidiani nazionali ”Nepszabadsag” (socialisti) e Magyar Nemzet (destra) credo divisi per numero di stazioni e lottizzati col bilancino. Era comunque carino che mentre aspettavi alla banchina ti leggevi i titoli dei giornali.

 Ma a Gennaio, al mio ritorno dall’Adriatico ho però trovato le bacheche vuote, tristemente vuote. Succede poi che mi accorgo da una settimana che ora espongono non più i quotidiani nazionali quelli seri, ma i tabloid: dei quotidiani popolari, scandalistici e cronaca spiccia, a 30 centesimi, una specie di Eva tremila e Cronaca vera, che qui come in Inghilterra son amati e vendutissimi. Ovviamente anche in questo settore ci sono due tabloid rivali: ” Blikk” e “Szines Lap”. 

Nn mi sono ancora informato un gran che, questo è un blog, il mio blog, ma si vede che qualcuno al comune di Budapest (guarda un po’ dello stesso colore del Governo) ha pensato di levare la politica dalle metropolitane che eccita troppo gli animi e mettere qualcosa di veramente popolare..

 Chi è stato anche un weekend in Inghilterra sa poi che i Tabloid son famosi anche per un altro motivo: le grandi foto di giovani tettone sedicenni in terza pagina (e anche una foto piccolina in prima) ed è bello vedere i budapestini della metro (cioè tutti: manager, casalinghe, operai, studenti, italiani all’estero) soffermarsi così per abitudine davanti a queste belle tette sode e questi titoloni di cronaca vera.

Anche oggi, che ho preso la metro blu per andare a Ujpest, le tette non eran niente male, ma in metro pensavo che forse il governo ha fatto male i suoi conti: oggi Blikk aveva una foto in bianco  nero di un un ungherese scarno e con i baffetti, con gli occhi coperti e il titolo:“Nasconde in casa il corpo della madre morta da 6 mesi per  continuare a prendere la pensione”. Oh lettori avvisate il governo: che le cose nn van per il meglio lo si capisce anche dai titoli di Blikk..

 E sentiti ringraziamenti per le tette.

Al magiaro medio depresso* (per chi lo preferisce, malinconico) e e agli stranieri che nn riescono a spiegarsi l’ondata improvvisa di violenze che ha scosso Budapest qualche mese fa:

  “32. Ma ci sono devastazioni anche peggiori di quelle prodotte dalla malaria e dall’ameba, dalla febbre e dalle infezioni: quelle originate dalla malattia della solitudine, dalla depressione tropicale. Per difendersene occorrono una resistenza d’acciaio e molta forza di volontà. Ma anche così non è facile.

E’ difficile descrivere la depressone. Raccontare lo sfinimento totale dopo una giornata trascorsa a non far niente. Poi la notte insonne, la spossatezza mattutitna..

Debolezze e aggressività, repulsioni e manie sono il frutto della depressione tropicale, cui pure va attribuito il fenomeno degli sbalzi emotivi. Due amici siedono da qualche ora in un bar a bere birra. Oltre i vetri si vedono le onde dell’atlantico, le palme, le ragazze sulla spiaggia. Ma loro non ci badano, hanno gli occhi spenti, le anime dolenti, i corpi sfiniti. Tacciono per tutta la sera, indifferenti l’uno all’altro. Improvvisamente uno dei due due afferra il boccale e lo sbatte sulla testa del compagno. (..) Che è stato? In realtà nulla o forse questo: la depressione ci tormenta di continuo, ma la forza necessaria per liberarcene nn nasce da un momento all’altro, ci vuole tempo per accumulare una quantità sufficiente a reagire; nell’attesa beviamo birra. (..) Proprio quando potremmo tranquillamente e dignitosamente superare la depressione, dentro di noi si crea un eccesso di forza venuto chissà da dove, un eccesso che ci squassa e ci fa salire un’ondata di sangue al cervello. Per liberarcene dobbiamo dare una botta in testa al nostro amico.”  Ryszard Kapuscinski

 (da ” La prima guerra del football e altre guerre di poveri”)