si accendono e brillano gli alberi di Natale

Su uno degli ultimi tram presi nel 2006 (metaforicamente  e non) ricordo in una zona periferica un tale dall’aria malandata che sale  a bordo con un enorme abete avvolto da una reticella..

E anche oggi  camminando per le scure strade di Pest il passante attento nota qua e là piccoli alberelli stavolta in terra sul marciapiede, che quasi ci cadi sopra se nn ci stai attento e ci fai caso e ti sorprendi, in un paese in cui se butti un mozzicone di sigaretta per terra ti guardan male..

E anche in uno dei primi (e  pochi) film ungheresi recenti visti a cinema, (“Palmi bianchi” di Hajdu), in una scena retrò ambientata agli inizi anni 80, il protagonista 12enne mentre va a lezione di ginnastica artistica, tutto imbacuccato, cammina tra i casermoni di Debrecen deve evitare tanti alberi di Natale buttati per strada ed uno che quasi gli piove in testa, buttato da una finestra. Che son pure i ricordi ricordi di infanzia finecomunista che mi raccontava uno pseudoamico ungherese mesi fa.

Ex compagni extraeuropei, io uomo del sud vi dico: convertitevi al presepe, dove si rimetton le statuine nello scatolone, le montagne di cartapesta, finiscono nel cestino e il laghetto del villaggio torna ad essere uno specchio da borsetta.