Al magiaro medio depresso* (per chi lo preferisce, malinconico) e e agli stranieri che nn riescono a spiegarsi l’ondata improvvisa di violenze che ha scosso Budapest qualche mese fa:

  “32. Ma ci sono devastazioni anche peggiori di quelle prodotte dalla malaria e dall’ameba, dalla febbre e dalle infezioni: quelle originate dalla malattia della solitudine, dalla depressione tropicale. Per difendersene occorrono una resistenza d’acciaio e molta forza di volontà. Ma anche così non è facile.

E’ difficile descrivere la depressone. Raccontare lo sfinimento totale dopo una giornata trascorsa a non far niente. Poi la notte insonne, la spossatezza mattutitna..

Debolezze e aggressività, repulsioni e manie sono il frutto della depressione tropicale, cui pure va attribuito il fenomeno degli sbalzi emotivi. Due amici siedono da qualche ora in un bar a bere birra. Oltre i vetri si vedono le onde dell’atlantico, le palme, le ragazze sulla spiaggia. Ma loro non ci badano, hanno gli occhi spenti, le anime dolenti, i corpi sfiniti. Tacciono per tutta la sera, indifferenti l’uno all’altro. Improvvisamente uno dei due due afferra il boccale e lo sbatte sulla testa del compagno. (..) Che è stato? In realtà nulla o forse questo: la depressione ci tormenta di continuo, ma la forza necessaria per liberarcene nn nasce da un momento all’altro, ci vuole tempo per accumulare una quantità sufficiente a reagire; nell’attesa beviamo birra. (..) Proprio quando potremmo tranquillamente e dignitosamente superare la depressione, dentro di noi si crea un eccesso di forza venuto chissà da dove, un eccesso che ci squassa e ci fa salire un’ondata di sangue al cervello. Per liberarcene dobbiamo dare una botta in testa al nostro amico.”  Ryszard Kapuscinski

 (da ” La prima guerra del football e altre guerre di poveri”)