Sara’ una risata che vi seppellirà

“This is certainly that kind of masterpiece, and a new name should be created for such an all-frequiencies assault on the sensibilities”  (A. Grimaldi per bocca di K. Vonnegut)

Sono alla fermata del filobusz n.70, all’angolo col körüt, con 4 libri sotto il braccio, appena presi dai generosi prestiti della biblioteca comunale Szabò Ervin. Noto più di uno sguardo compiaciuto ai miei libri e son sguardi di ragazze; d’ora in poi andrò sempre in giro con 4 libri sotto il braccio.

Salgo sul 70 di buonumore dunque, ed apro il primo libro sottomano*, la saggezza è nei libri. L’introduzione al libro, dello stesso autore, inizia con: “This is a very great book by a genius“. punto e capo. Fantastico. Mi esce una bella risata, breve ma intensa, che tutto il filobus senta.

Ma sul busz nessuno mi dà retta o alza lo sguardo. E’ un segno di biasimo (In genere chi è sui mezzi è triste che va di fretta e va al lavoro, si appende agli appositi sostegni e guarda fisso davanti a se’, nel vuoto.  Sui mezzi non si parla, e se proprio devi lo fai a bassa voce). Uno che parla a voce alta è straniero, o è uno zigano. Racconta Angelo che ogni tanto la moglie lo interrompeva mentre parlava: “Abbassa la voce, caro, non si fa così, nn sta bene, nn vedi che ci guardan tutti”.

Alla fermata successiva, Iszabella utca, sale un tizio davanti a me.  La mia introduzione continua con: “I have worked so hard on this masterpiece for the past six years. I have groaned and banged my head on he radiators“. Eccezionale. Davvero un genio. Come faccio a trattenermi..

Qui invece il tizio si gira, ha una faccia simpatica, gli occhietti brillano. Lui nn mi biasima e mi chiede chi è lo scrittore. (che i libri rimorchino anche i finocchi a Budapest?) Parla un po’ di italiano, si chiama Tibor, ungherese, ma non proprio: aveva 18 anni quando nel ’56, fuggì dal paese; Canada, Stati Uniti, aveva amici messicani e italiani. E’ qui a Budapest per rivedere quelli che ora sono i lontani parenti, ora, e che vivono nel mio stesso distretto..

Io scendo qui.

 

*Palm Sunday” di Kurt Vonnegut (scomparso da poco); una raccolta di qualche suo scritto non di narrativa, brani inediti,suoi editoriali sui giornali, e qualche parola di raccordo per l’occasione, nn proprio “Slaughterhouse- five”, la sua opera più importante, insomma.

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Il terzo gode

Ungheria, Croazia e Italia beffate. Polonia e Ucraina si aggiudicano l’organizzazione degli Europei di calcio 2012.

Incontro un collega pei corridoi: “Alessandro tra meno di un’ora annunciano l’assegnazione degli Europei di calcio del 2012, secondo te chi vincerà?”. Mi stringo nelle spalle, i candidati son tre: l’Italia, Ungheria-Croazia, Polonia-Ucraina*. Ma, Gyuri, noi siamo pure campioni del mondo, ma tra scudetti revocati, intercettazioni, cordialità tra arbitri e dirigenti, forze di polizia morte per un calcio al pallone, un po’ di credibilità l’abbiam persa.., dunque io, io credo che voi..

Il ragionamento ha un senso, è vero che anche il Ferencvaros, la squadra più titolata d’Ungheria, è in serie B quest’anno, perchè ha fatto bancarotta, e che il calcio ungherese è ai minimi storici, ma la storia del calcio magiaro e  la morte di Puskas a Dicembre direbbero Ungheria (e Croazia). Gyuri si gratta.  E poi il motivo vero è Platini, che è stato eletto da pochi mesi alla presidenza dell’Uefa grazie al voto compatto dei paesi dell’Est – è cosa nota – a cui ha promesso più visibilità.

Polonia e Ucraina neanche ci passano per la testa, sembra la candidatura più debole, con l’Ucraina in una difficile transizione economica e politica, quasi sull’orlo di una guerra civil. [sarebbe come dare in meno di vent’anni un’Olimpiade e due mondiali di calcio a uno stato pieno di problemi come il Messico]. E invece Platini sale sul palco, apre una busta, e han vinto loro,  Polonia e Ucraina, esultanza sulle poltrone delle delegazioni, incredulità tra gli altri. La Melandri è in lacrime, Lippi impassibile, a freddo parliamo di farci bagno di umiltà, che nn fa mai male.

La delegazione ungherese l’ha presa male invece: “han vinto i cugini, han vinto i voti dei mafiosi”, “E’ la storia ungherese”, fregati e imbrogliati dai popoli fratelli slavi come dice il dirigente polacco a caldo nel discorso di ringraziamento. Una promessa la fanno però i magiari, i progetti faraonici per ristrutturare gli impianti e le infrastrutture andranno avanti, comunque (ma io non li pago).

Sarà bello allora vedere il nuovo stadio di Győr, che farà impallidire i più bei stadi di Europa, Wembley, o l’Amsterdam Arena, o Gelschenkirchen, progetto che appariva un annetto fa sull’utima pagina a colori del Nemzeti Sport..

O un nuovo Népliget, lo “stadio del popolo” di Budapest, dove gioca il Ferencvaros, in cui avevo visto un epico Ungheria-Italia under21; uno stadio dei bei tempi che mostrava tutti i suoi annetti. Quel giorno ho capito come possono morire 50 persone in uno stadio, se qualcosa non va per il verso giusto.

E sarà bello anche veder rifatto lo stadio dell’MTK, ora seconda in classifica in campionato dopo un grande avvio.L’MTK è la squadra che inventò il 4-2-4, la squadra che segnò il primo gol in rovesciata delle coppe europee (7.9.55 MTK-Anderlecht 6-3), la squadra degli ebrei di Budapest e poi della polizia segreta comunista. Quello è lo stadio che vedo quando prendo il tram n.37 per andare al lavoro: un ingresso in muratura, le curve con i sedili in legno e le belle polroncine moderne bianche e blue della tribuna scoperta..

 

* Dopo gli europei di Belgio-Olanda e i mondiali di SudKorea-Giappone, han scoperto che le candidature doppie di piccoli paesi son proprio belle, si offrono 8 stadi importanti e si ha il doppio degli appoggi politici

 

Tipi Metropolitani

Cari lettori,

l’Autore del blog é felice di annunziarvi l’inizio di una collaborazione con il sito www.tipimetropolitani.it dell’editore zapnet, che riprenderà frammenti di questo blog, alla pagina Blog Budapest

Io sono un cittadino italiano che vive a Budapest, o come dice il sito: Sono un cittadino, non ateniese o corinzio, ma del mondo” (Socrate)

 

Dormivano per la tristezza

“infine me ne andai a letto: quando uno è malato di solitudine è la cosa migliore che si puo’ fare”(M. Twain, le avventure di Huckleberry Finn)

“Feeling sorry for myself I ate in front of the TV set and went to bed early” (M. Richler, Barney’s version)

 

A tutti quelli a cui capita di andare a dormire prima, perché ci si sente tristi e non si sa perché, oppure lo si sa eccome..

Ora è Primavera e splende il sole fino alle 7 e la domenica passeggio pei parchi, in buona compagnia. Prima invece, nelle scure e tristi domeniche pomeriggio mi aggiravo per le sale del Szepmuveszeti Muzeum, il Museo delle Belle Arti di Budapest.

La collezione permanente del Museo è semplicemente gratis (ovvero mi danno un biglietto a zero fiorini) e la collezione di primordine, uno dei grandi musei europei. Potevo permettermi allora di essere selettivo: una domenica la parte egizia, un’altra i dipinti fiamminghi, un’altra l’espressionismo tedesco. E ogni volta mi stupivo della lunga fila per la mostra temporanea di Van Gogh (6 euro), con un discusso parallelismo tra qualche quadro di VanGogh e qualche quadro di artisti ungheresi che dovrebbero averlo influenzato (?? Che sia questa l’oscura origine della sua pazzia??)

Una delle chicche della collezione permanente è la sezione spagnola “la migliore raccolta fuori dalla Spagna”. Tra i capolavori un “Gesù sul monte degli ulivi” di el Greco, perfetto per questo periodo paquale, dove però Gesù è illuminato dal divino, ma piccolo piccolo in alto sul monte e in primo piano ci sono gli apostoli invece che dormono sui sassi, tutti storti e a bocca larga. Evidentemente el Greco era rimasto colpito da Luca 23.13 (+ o -), vangelo di oggi: “.. poi andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza”. Ed allora anche a el Greco deve essere capitato di sentirsi solo e triste e trovarsi a dormire presto e a lungo mentre viveva…

Il Vangelo di Luca poco dopo dice anche: “questa è la vostra ora, è l’impero del terrore”: questo è scrivere!, altro che stati canaglia e madri di tutte le guerre e terre di mezzo.

Diceva Singer: “Dio è uno scrittore di commedie”. Uno scrittore ispirato, a volte.

 

Budapest – Bucarest – Milano

Sono a Bari, dove spesso incontro qualche sprovveduto, povero sciocco (ma quanti ce ne sono oh Signur), che mi chiede di Budapest: se c’é tanta povertá, se appena viene scopa nel giro di 4 ore e fa un po’ di confusione tra Budapest e Bucarest.

Io in genere rispondo: fatevi un giro alla stazione o per il rione Libertá; poi andate verso il lungomare per alleggerirvi la prostata e infine aprite un giornale ogni tanto e conoscete gente nuova (scoprirete che B-A-R-I è il modo in cui i cinesi dicono Parigi, Paris). E poi venite a trovarmi: a Budapest tutti corrono, pensano al  denaro, i soldi girano, le case hanno un gran cortile interno, i mezzi sono efficientissimi, c’è un gran teatro dell’Opera, insomma sembra un pò Milano

Oggi lungo viale Unità d’Italia, a Bari, fa freddo e piove e io rimpiango le belle giornate di sole che ho lasciato a Budapest, steso su un prato del Millenaris, lo scorso weekend, tra uno spettacolino teatrale e un concerto di fiati, tra i mille eventi del “Budapest Fringe Festival”.

A un tratto mi si avvicina un extracomunitario, abbronzato, vestito jeans, sui quarant’anni, bei capelli folti e faccia simpatica. Ha tre denti d’oro tra gli incisivi. Mi chiama amico e mi chiede se gli posso dare un lavoro, da meccanico o riparatore. Si presenta, si chiama Floriano, è rumeno. Vigorosa stretta di mano.

“Amico Florian, io son di Bari, ma vivo a Budapest.. “

“Davvero? Budapest, vicino al paese mio” mi mostra la sua carta di identitá romena e io a lui la mia lakcim kartya magiara, rosa e verde (una specie di permesso di residenza). Altre strette di mano. Suo zio lavora a Budapest. Mi chiede 2 euro.

Ci guardiamo strani, ci capiamo, anche per lui la Budapest e Milano pari sono. E anche lui la sa spiegare la differenza tra Budapest e Bucarest.

Leggo e volentieri aggiungo queste parole di Andryi Sevcenko, grande centravanti ucraino del Chelsea, che, in una intervista alla Gazzetta dello Sport, cosi’ si esprime sul suo paese e l’Est Europa, certamente richiamandosi al mio blog:

Quelli che dicono che non abbiamo strade o alberghi devono fare una cosa sola: prendere un aereo e venire a vedere