E’ solo rock and roll

Alle 6.30 mi squilla il cellulare. “Cosa fai? Sono a passeggio sull’Andrassy, ma proprio in mezzo all’Andrassy, a cavallo delle 4 corsie.” Rido. E’ quasi un’abitudine, è già successo quest’anno alla Budapest Parade, ai funerali di Puskas, al cinquantenario dei fatti d’Ungheria. L’ultimo sabato di Giugno invece  a Budapest si può camminare sull’Andrassy perchè c’è il grande concerto della Magyar Telecom. Prosaico? bè il concerto è in piazza delle sfilate, la Felvonulasi tér, sfilate dei bei tempi dei bambini col fazzoletto rosso al collo e la piazza delle salve di fucili al cielo per le ricorrenze ufficiali.

Ieri invece c’era Brian Adams, il Pupo a stelle e striscie. certo un Pupo senza il vizio del gioco, ma anche lui ha un bell’accento (yankee) e fa il ventenne nonostante i suoi bei 47 anni. Eppure ho imparato a rispettare di chi imbraccia una chitarra ritmica e si mette a fare del rock classico e mi diverto assai. Come l’altra settimana che ero ad un matrimonio, e a fine serata, con la sala ormai vuota e le suocere che impacchettano tutto, un nuovo gruppo sale per suonare, il cantante prende una chitarra classica e fa degli swing di chitarra classica: Faith degli Wham, e sono il primo a rientrare in ballo.

Al concerto tra centinaia di migliai di persone ci incontro un amico che non vedevo da Marzo. “Sei molto più pensieroso dall’ultima volta, sai Alessandro..Ho capito tutto” fa, “è il governo!”. Provo a fargli intendere che ho ben altro per la testa ma nn lo fermo e mi sommerge di critiche a quella cricca di miliardari che ha occupato le stanze del potere per giocare a monopoly e buttato la chiave. “Sai l’altra volta in un cinema ho incontrato un’americana in un cinema, quando le ho detto come stanno le cose davvero è sbiancata e…” Annuisco. Povera figlia.. Non è che all’opposizione ci sia il nuovo De Gasperi, vorrei replicare, ma sono ospite in Ungheria e questi discorsi me li sento fare spesso, specie tra i pocopiùchetrentenni.

E ieri ho capito qualcosa in più. Mi racconta di quando aveva 18 anni e fece lo scrutatore alle prime elezioni libere, nel 90. Capisco nei miei foschi pensieri le speranze che poteva avere allora un giovane e la disillusione per la politica di oggi, in cui chi ha più soldi vince le elezioni, e in cui l’esecutivo ha un potere enorme, e la forma “parlamentare” è solo sulla carta, e come possa sentirsi adesso…

Al matrimonio mentre si parlava di donne un altro mi aveva fatto: “Ma c’è qualcosa più importante delle donne” Non si riferisce al loro organo sessuale, come credevo di primoacchito, no,  lui pensava alla forradalom (alla rivoluzione)..

 

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Sonate per un mondo migliore

    L’altro sabato amici mi danno appuntamento al Godor, per una birretta, “c’è il Globfest, lo sai no?” “Certo” rispondo, ma non lo sapevo mica…

Arrivo un po’ tardi, il Godor è sempre un bel posto, a fatica mi stacco dal complessino jazz di giovanissimi accampati sui prati con un po’ di lattine di birra, sempre sotto lo stesso albero, come ogni weekend, e cerco gli altri.

Il Globfest, al contrario del nome è il festival noglobal, e sembra come tutti i festival noglobal del mondo, qualche capellone, qualche bongo, banchetti per il commercio equo e solidale, libri su come dovrebbe essere un mondo migliore, bevande tipiche della foresta amazzonica per accompagnare tartine alla carota biologica.

Cerco i miei amici all’interno, dove, prima dei concerti etnici, si stanno tenendo 3 dibattiti (che qui si chiaman tutti tavole rotonde, come i cavalieri, anche la “Costituente” ungherese del dopo ’89, si chiamava cosi). I dibattiti sono in inglese e ci saranno al massimo cento persone tra tutti e tre, fuori è una cosi bella giornata.. Salto a piè pari il primo tavolo; nel secondo si parla di OGM, il dibattito è acceso, c’è un tipo simpatico coi baffi bianchi che si infervora. Nell’ultimo c’è una sedia libera vicino a una tipa interessante. Un uomo magro parla di cambiamenti climatici e della fortuna che abbiamo avuto che siano coincisi proprio con la scarsità di risorse fossili. Non sono d’accordo e per un po’ accarezzo l’idea di alzare la manina per replicare, ma educatamente mi trattengo.

Poi raggiungo gli altri al primo tavolo, c’è Chico Whitaker, mi dicono. Chico Whitaker è il bel nome di un utrasessantenne, come vorremmo tutti essere, una bella barba bianca, occhi azzurri, sguardo acuto, dolce e felice si direbbe. E’ una dei pilastri del World Social Forum, braccio destro e amicone di Lula, come recita la breve nota biografica sul depliant del Globfest. Inoltre, il tipo magro di prima era Wolfgang Sachs, sociologo tedesco, uno dei massimi esperti mondiali di sviluppo sostenibile (la prossima volta sarò più attento, lo giuro) e il signore coi baffi era giusto Jose Bovè, francese, forse ilpiu’ famoso politico europeo radicale antiglobalizzazione e antiOGM, che mi sorpassa sulle strisce pedonali di Bajcsi-Zsilinski mentre me ne vado; look tipicamente magiaro grazie ai baffi, se non fosse per la pipa tra le labbra..

Insomma al globfest di Budapest tra bongo e tartine biologiche ci sono i massimi esperti mondiali che lottano per un mondo migliore. Questa è Budapest.

Ma Budapest è anche quella della ventina di persone che assistono al dibattito. Una ragazza timida che chiede come si fa a fare un’associazione davvero partecipativa. Poi un tipo sporco con gli occhialoni anni 70, una specie di Gene Hackman esteuropeo, dice di aver studiato a lungo il problema e di aver mandato un plico con la soluzione di tutti i problemi dell’Ungheria e dell’economia mondiale al primo ministro,ne da’ gentilmente una copia a Chico e si siede in prima fila..

Poi si parla di Chavez (Chico non è che lo ami tanto, risulta) ma io son colpito da un tipo in fondo: riga a lato, camicia e cravatta verde Regimental. Lo conosco. E’vestito come ieri, l’ho visto ieri, mentre uscivo dalla metro del Ferenc korut. Dalle scale mobili sentivo un violino, un pezzo difficile, stridulo, contemporaneo. E quest’uomo con la riga a lato e la cravatta che lo suonava con accanimento, per pochi fiorini, con la custodia davanti a un capannello di gente.

E io tra loro.

 

Sing a song

“Quattro giorni in casa. Mi rafforza. Quando esco la prima persona che incrocio mi diminuisce del 50%.” (Charles Bukowski)

Giorni fa uno in un pub mi fa “Sei italiano?, allora canta una canzone, Dai canta”. con cattiveria.

E’ in questi momenti che mi sento straniero, e so che l’uomo è cattivo anche in Ungheria. Del resto non sono mica come leggevo, credo da Roth: “Era giovane, credeva che tutti dovessero essere buoni con lui”

Il blog parla sempre più di buoni libri e di Vittula, la mia Budapest ora è questa. Al Vittula io sono quello che legge un libro e fuma un sigaro. “Alessandro, posso mettere la scatola vuota di Garibaldi (i più economici sigari toscani) qui sulla mensola tra le bottiglie  dietro il banco? Per il Vittula. ”mi hanno fatto giorni fa. “Zsolt, è un onore” rispondo.

L’altra volta al Vittula, in un libro già citato nelle pagine precedenti, ho colto forse il più grande contributo dell’Ungheria alla letteratura del 900 e prontamente ve ne faccio partecipi.

Era sabato, il venerdì sera avevo dato troppo e allora al sabato qualcosa di tranquillo, vado lì per una birra, saranno le 20.30. Sorpresa sorpresa il Vittula è quasi vuoto. Il Vittula è così. E’ estate e van di moda i posti all’aperto e poi gli affezionati lo popolano durante la settimana, come casa propria, magari tutti i giorni, ma il sabato è un giorno diverso. I fighetti e gli studentelli da finesettimana da Sballo, non se la fanno qui, magari vengon dopo le 4, quando tutto l’altro tace. Alle 21.30 viene un ragazzo a prendere un caffè, poi va in bagno, anzi no, si informa e poi si sciacqua le mani e beve dal rubinetto dietro al bancone.

C’è da premettere che uno dei nomi facili da ricordare a Budapest è Semmelweis, medico, dell’800, nato a Buda (al Taban), studi a Pest, diventa dottore, uno dei grandi della storia della medicina. A lui è dedicata la Facoltà di Medicina di Budapest. La biblioteca della suddetta facoltà ha una fama particolare, lì era direttore fino all’89 Antall Jozsef, primo ministro ungherese delle libere elezioni post comunismo.

Dunque, io Stavo leggendo qualcosa su Celine, Louis Ferdinand Celine, uno dei geni letterari del secolo passato, volontario nella prima guerra mondiale, disertore, medico, avviato ad una fulgida carriera universitaria e fidanzato con la figlia del rettore, all’improvviso lascia tutto, va in Africa, torna a Parigi a vivere di poco e visitare gratis i poveri della periferia, grande scrittore, la sua grandezza è nell’aver capito a fondo il genere umano da restarne disgustato e odiarlo, si colluse col nazismo (nessuno è santo).

Leggo dunque che Celine fece la tesi di dottorato su Semmelweis. Semmelweis scoprì che le numerose morti post parto del tempo, potevano essere drasticamente ridotte giusto se i dottori si lavavano meglio le mani. Un po’ più a fondo dopo le autopsie. I morti calarono per l’appunto. Grande fama. Poi i colleghi invidiosi e cattivi fecero combutta, lo calunniarono e perse il posto e la reputazione..* Il mondo è cattivo. E gli uomini sono bestie” capì Celine, grazie a un medico ungherese.

 

* solo anni dopo arrivo’ Pasteur a parlare di germi. Il Topexan ancora non esisteva.

Brothers?

Avrò avuto ventun’anni. Mi chiese A., mentre eravamo in macchina, dalle parti di Quintino Sella, “se dovessi abbinare una cosa da bere ad un genere musicale, per una serata ideale che diresti?”. Ma Guinness senz’altro, disse il cucciolo che era in me, “e la musica?, ma dillo senza pensarci.” Beh, allora Guinness e del rockabilly, rispose sempre il cucciolo che era in me.. E allora quando avevo letto su pestiside.hu di un imperdibile festival delle band rockabilly di Budapest al Godor klub, (uno dei posti dove la vita a Budapest diventa vita culturale e vita notturna insieme) e mi ero morso le mani che non ci ero stato, mannaggia.

Ieri invece mi han proposto in tempo di andare sempre al Gödör per il festival zingaro e accetto volentieri.

Divertente, tanti canti, balli, musica zigana, tutti a ballare nella grande sala interna o sulla pista accanto al bar al suono delle più famose band zigane. Dentro anche mostre di quadri e fotografie. Fuori in quella specie di auditorium postmoderno creato come ingresso del Gödör, sotto Erzsèbet tér, piazza Sissi, ancora danze e teatro, tavolini, posti in prima fila per famiglie cigane. Dall’1.00 disco. E tanta altra gente fuori, sulle panchine e attorno al laghetto artificiale della piazza, con i palazzi liberty del kiskorut e dell’Andrassy in lontananza dietro gli alberi, tipo Central Park a Nuova York. Tutti ballano e si divertono e sorridono in questa calda serata budapestina direbbero le cronache.

E’ la New York di oggi, di inizio secolo, o qualche decennio fa non saprei, ma doveva essere proprio così con i bianchi del luogo che affollano i posti dove suonano questi dalle pelle più colorata, e dove la birra costa cara, per sentirli suonare che sono proprio bravi a suonare e ballare e hanno la musica nel sangue.

E con i bianchi del luogo che guardano questa gente, venuta per qualche motivo nella terra dei bianchi e pensano siano cosi’ strani, e parlano la nostra stessa lingua, ma con un accento strano, e qualche battuta poco piacevole se non razzista può anche scappare.

Magari si chiamano anche fratelli fra loro, anzi no.., quelli eravamo noi bianchi (“fratelli” usato spesso, insieme ad “amici” e “compagni”, quando tutti erano fratelli sotto il comunismo).