Nuovo tipo umano

Sbrigando le busta della spesa, trovo che la carta di giornale in cui sono avvolte le verdure vengon dalle pagine culturali di Repubblica del 22 Ottobre 2006. Evidentemente i commercianti del mio mercato di fiducia, a Bari, hanno un elevato livello di istruzione ed un sincero amore per i dibattiti culturali, conservano a lungo gli articoli che ritengono più interessanti e infine li rimettono nuovamente in circolazione, chè altri li leggano, dato che sono anche appassionati dell’etica del book-crossing.

Ma il 22 Ottobre 2006 era un giorno speciale per chi vive in Ungheria, era la vigilia del 50enario della rivolta d’Ungheria, del ’56, e “Repubblica” ospita nelle pagine culturali un’intervista di Paolo Rumiz a tale Jozsef Barna (Giuseppe Bruno), uno che ha vissuto il ’56 a curar feriti negli ospedali di Budapest, e poi fu tra le migliaia di ungheresi che al ritorno dei sovietici scapparono avventurosamente oltre il confine austriaco.

La riflessione sulla società che Giuseppe Bruno ha lasciato e ritrovato 50 anni dopo, lascia interdetto l’autore del blog per l’assoluta sintonia con i più recenti post ed il suo umore recente, ed è:

Quelli che rimasero erano diventati un nuovo tipo umano:grigio, spaventato, obbediente, acritico, eterodiretto, incapace di azione autonoma, insuperabile solo nel mascherare le emozioni e parlare in modo obliquo” (intervista a Jozsef Barna, Repubblica 22.10.06)

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