Attila ùt 75.000 fiorini

Tra un po’ è Natale e si brinderà tutti. Brindare si dice koccintani, ma anche il semplice brindare è un pò complicato in Ungheria: l’ungherese un po’ più puro si sentiva in dovere di non brindare a birra fino al 1998, quello ancor più puro  ancora non si permette.

Il tutto per qualcosa avvenuto giusto sotto la casa che ho visto ieri, tra Deli Palyaudvar, la stazione sud, nella sua bella architettura di regime, e piazza Mosca. E’ sul Vérmező, il bel parco verde di Buda; Vérmező è un nome tragico, alla lettera è campo di sangue, è qui che gli Asburgo fucilarono i generali della rivolta del 1848 e poi brindarono con un bel boccale di birra, accostando fragorosamente i vetri come si conveniva. Il magiaro giurò di nn brindare urtando i bicchieri per 150 anni da allora.

E’ da queste parti che sono oggi,  un mio amico mi mette in contatto con una Neni (zia) che ha un giro di case, proprio lì sul campo di sangue, in Attila ùt (non il poeta Joszef Attila, morto suicida a pocopiùditrentanni; ma per il noto ristorante da Attila, come Dob utca nel mio amato VII distretto, -dob=tamburo- per il ristorante ai 3 tamburi, della Pest dell’800).

La casa non va bene, la Neni alza il prezzo spacciando un alto interessamento da un’ambasciata del lontano oriente. Magari vado a farmi una birra; da domani inizierò a guardare gli annunci da straniero.

P.S. la storia del post è veramente bella, ma è un po’ tutta una balla, un attenta lettrice mi dice che non è vero niente, nel campo di sangue  furono sì fucilati generali magiari, ma della rivolta antiasburgo precedente, quella di fine 700, guidata da Martinovich. Cercherò di fare più attenzione alle fonti e cambio informatore. prometto.  Attento caro lettore, il problema dell’informazione moderna è che ce n’è troppa. Ma per fortuna ho cari e affezionati lettori. Köszi, Edit. un mazzolin di fiori di bodza per te.

2. Budapest II, Bimbo ut, 35 m2

Bimbò finora erano per me i bimbòkaposzta, alla lettera ‘germogli di cavolo’ che tutti siam poeti, che sta per cavolini di Bruxelles, a volte a prezzo superscontato al supermercato, di cui sono ahimè diventato ghiotto.

Mabimbò alla lettera è germoglio e via del Germoglio, Bimbò ùt, è anche una delle vie note di Buda, una strada che che dal Margit körüt, dal Machwert park, si inerpica verso il paradiso delle colline di Buda, la zona verde e residenziale della città, (il Rozsadomb, la collina delle rose, il Vèrhalom, Pasareti), dove vivono i ricchi e i famosi, compreso il primo ministro..

Ho avuto un’occasione per un monovano qui e ora con la mia accompagnatrice (il mio contatto) sono a fare un paio di isolati per una salita ripidissima costeggiata da stupende ville ottocentesche, tanti alberi e un aria tersa e pura che a Pest è un ricordo di quando giravano gli omnibus. L’indirizzo è giusto ai piedi della salita, ai margini del paradiso.

Buda è una città e Pest è un’altra città. Pest era la città dei commercianti, dei borghesi  degli operai, degli ungheresi. Buda la città dei ricchi e degli aristocratici e dei tedeschi. La padrona di casa che ci mostra l’appartamento è difatti un donnone tutto d’un pezzo, con la voce grossa, che ci indica con orgoglio i pesanti arredi in noce nero dell’androne del palazzo. Accanto alle cassette delle lettere c’è una maiolica di dubbio gusto, che ha conferito il titolo di palazzo di interesse nazionale allo stabile.

L’appartamento è al terzo piano; prendiamo l’ascensore, questo invece si un gioiello, due specchi eleganti  e i passeggeri seduti su una panca imbottita con drappo rosso, come nei film di Lubitsch. in tedesco ascensore è anche schellstuhl, cioè sedia veloce, tra  pochi ricordi dei miei corsi di tedesco.

Il monovano è un bell’ambiente, con i finestroni che si affacciano sulla salita, e ci sono le colline in lontanza, non proprio lo spettacolare panorama promessomi con orgoglio quando me l’avevano descritta. La signora inizia a elencarmi i mobili che forse può farmi avere, forse anche una piccola scrivania, ma io ho lo sguardo mogio, oltre al vano e il bagno c’è giusto ‘una stanza per il te’, ovvero una stanzina lunga 1 metro e larga mezzo metro o quasi, con un lavello piccino, dove giusto puoi prepararti un te, impossibile farti anche 2 spaghetti al burro. Imparo cosi’ la parola ‘garzon’, che per noi è piedaterre, garconierre, ma a me serve un posto dove vivere ed abitare.

Ringrazio e me ne vado, prendendo le scale. L’ascensore non lo possiamo prendere, va solo in  una direzione, all’insù, verso l’alto. i signori di Buda.

 

1. Dohany u., 45m2, 50.000 HUF

Dohàny utca, la via del Tabacco, ad angolo con Szovetseg utca, la via della Federazione. Il mio amato 7° distretto.

Il mio contatto è Csaba, l’amico di un’amica di un’amica. Lui ha fatto un mutuo e se ne va ad abitare all’imbocco dell’autostrada, dice per darmi un indicazione. Ma in realtà in una città come Budapest, che a inizio secolo era ricca e con tutte le infrastrutture pronte, vuol dire non poi tanto lontano, giusto dopo il Varosliget, il parco municipale. in 40 minuti a piedi sei a Oktgon, di buon passo magari. Come quasi tutte le case della Budapest semicentrale è dei primi del secolo, coi soffitti alti più di 3 metri in cui ti senti un re, e bei finestroni da cui si vede uno degli scuri palazzi di Pest, con i decori ornamenti finesecolo.

Csaba parla un inglese gentile e docile ma mi fa trovare la casa a soqquadro, il mobilio è in parte tutto suo compreso lo specchio; per me solo tanto ciarpame sparso e orribile che pe di più la proprietaria non vuole assolutamente venga buttato. Praticamente in casa è tutto a doppio, esempio la rete e il materasso sono suoi, mentre l’orribile divano-letto accanto (non sopra) il quale ha piazzato il materasso no. Mi mi aggiro a stento tra i mobili e i pezzi di computer vari con cui lavora sparsi per la casa..,

Metà bagno è occupato da  un cubo enorme e bianco, che Csaba non ha mai usato. E’ un’asciugatrice.

Cerco casa

“Cosa farai appena torni in Ungheria?” mi hanno chiesto spesso.. e credo si aspettassero una risposta romantica e standard, del tipo andrò in quel’appartamentino da quegli occhioni dolci o andrò a guardare il Danubio da quella panchina di Batthyany tér.. no cari amici, io sono un tipo pragmatico, e penserò a cercarmi casa, chè entro un mese devo lasciare la mia (ex) casa egittologa e se non mi sbrigo posso pure ritrovarmi, come diceva il buon Giuseppe, sotto l’Arpad hìd, il ponte Arpad, che dormo abbracciato a una bottiglia a dire a un poliziotto che sta parlando con uno che ha conseguito titoli postuniversitari in Italia..

Quando a 22 anni decisi di tagliarmi i capelli di netto, fu facile distinguere chi mi aveva in amicizia. Quelli che mi volevano un po’ di bene mi chiesero se mi sentivo meglio così, gli altri dissero che era finalmente ora.. Qui gli amici sono quelli che mi hanno dato una mano con la ricerca di casa nova in terra straniera, hanno spinto i tasti del cellulare o hanno mandato una mail in giro, gli amici sono Klara, Szilvia, Csaba, Zsolt, Gabriella e Clemence, e altri (P.S. questi son tutti nomi veri).

Un paio di indirizzi pronti li avevo allora già dall’aereo e nella prima settimana mi illudo che abbia fortuna e non cerco tanto in giro. Mi illudevo. La ricerca invece dura a lungo e credo han ragione gli anglofoni che la chiaman “caccia alla casa”.

Quando ho cacciato case in Italia ho visto tante cose incredibili. E anche ora a Budapest.

Quella che seguirà è la fedele cronaca di quei giorni..