che sport era..?

In Italia ci fermiamo alla pallavolo, invece in Ungheria circa 10 giorni fa, sabato 1 il Nemzeti Sport titolava a 9 colonne: “Partiamo per vincere” ed aveva in copertina una foto a effetto della nazionale femminile di pallamano, impegnata nei mondiali in corso di svolgimento in Francia. E il mio socio in affari Balint mi ha gentilmente mandato sms di aggiornamento al termine di ogni partita, come gli amici dall’Italia nei momenti bui in cui la TV sottocasa nn mi trasmette la coppa Italia e mi voglion tenere aggiornato..

Tra qualche polemica di troppo l’Ungheria, di recente vicecampione olimpica e mondiale, è approdata ai quarti di finale, ma, complice una sconfitta nell’ultima partita del girone si è ritrovata nei quarti contro la Russia, campione Europeo in carica. Han giocato ieri alle 15.30 e propongo a Balint di svolger la trattativa in un bel caffè vicino al Varosliget dove so esserci un bella TV per gli avventori.

Ma il locale trasmette solo canali musicali, la loro politica è questa. Da quelle parti conosco un posto all’angolo tra Thokoly e l’Hungaria korut, entriamo: lo spettacolo è d’altri tempi: fumo, tavolini lisi, tanti uomini distrutti da alcool e sigarette cattive, una donna sfatta dietro il banco, birra economica e vinaccio a decilitri. Una vera kocsma (bettola, postaccio). Ma lì il TV non prende Sport1 e alla fine si ripiega in un’altra kocsma sempre lì vicino. La donna dietro il bancone è rude e scortese, un ragazzo in canottiera nera gioca a biliardo e quando non è il suo turno pomicia con la ragazza, operai agli altri tavoli, dietro di noi due vecchi ubriachi, ma almeno siam sotto il televisore, in diretta da Marsiglia.

L’inizio è promettente, l’Ungheria conduce quasi per tutta la partita, brilla al centro dell’attacco la Gorbicz, “pallone d’oro” della pallamano femminile 2007, ungherese che gioca nel Gyor. Kakà. La Gorbicz è scura di capelli sotto la sua carnagione chiara, non è altissima ed ha un velo di matita sugli occhi.

Nell’intervallo i vecchietti litigano, “per me vinciamo” “per me la Russia è forte”. “se sei pessimista vai fuori in strada!” Aveva ragione il pessimista; alla fine vince la Russia; questione di mentalità vincente.

E il vecchio in blu esce, allora quello in un logoro impermeabile bianco si volge a noi, ci chiede una sigaretta, lui le ha finite. In bocca ha 2 denti 2, uno sotto e uno sopra, farfuglia anzichè parlare. Vuole bere dai nostri bicchieri, e allora gli prendiamo una birra, ma dopo un po’ si distrae, non vede la birra piena sul suo tavolo e afferra confusamente il mio bicchiere. Ma non è molesto. Ha 70 anni, ricorda da ragazzino l’arrivo dei russi a Debrecen, e la sua vita da guidatore dei tram a Kispest.

Aveva poca memoria fa Balint. Vero. Ha visto tutta la partita, lì dietro di noi, ma alla fine mentre parlavamo ci fa: ma che sport era.., pallanuoto vero? Quasi.

Punk is (not) dead

  Sono al Gödör, appoggiato a una colonna, di fronte a me, sul palco il gruppo sta prendendo posizione. Purtroppo sono solo appoggiato con una mano, mi son distratto un attimo e un tipo di mezz’età con i capelli ricci brizzolati mi ha fregato il posto di schiena.

Poco male, ho fatto una corsa per essere al Godor, all’ultimo momento ho scoperto che c’era il concerto di Ogi Pèter, che il Pestiest descriveva come ex cantante punk magiaro anni ‘70, per l’occasione al rientro sulle scene.

E per l‘occasione non farà un semplice concerto ma un èletmû koncert, cioé un concerto che ne ripercorre l’intera carriera, con numerosi ospiti noti e meno noti. Si presenta: Ogi, che é un vero rocker: capelli lunghi mossi e sporchi, chitarra al collo e faccia segnata  dai segni del tempo e degli eccessi. Ogi li enumera tutti gli ospiti, ma non ci sono tutti tutti: quello è malato, quell’altro ha avuto problemi di visto, quello.., beh quello.., ha un altro concerto.. uh Ma intanto sul palco ci sono ben due batterie, percussionisti, e pure un violinista dall’inconfondibile look zingaro.

Ogi era un cantante punk, il che vuol dire che da 25 anni è un cantante post punk, e il concerto è quindi di di un sano gusto blues e rock; ottimo per l’ambiente trendy e un po’ snob da 20enni levigati ai 50enni con i soldi e un cuore trentenne tutti con sciarpine di cachemere al collo e jeans strappati ad arte che si respira al Godor stasera. A un tratto il posto spalle alla colonna si libera, vedo il tipo andare dietro le quinte e mettersi degli occhiali scuri, e poi sale con impermeabile e cappello sul palco…Signore e signori: Muller Pèter, grandi abbracci, ha dei fogli in mano per non scordarsi le parole.. Fa un paio di canzoni, di fianco ad Ogi, inizia piano, il testo è molto parlato, poi si mette letteralemente a urlare, come un pazzo, un punk di cinquant’anni, sono i pezzi punk storici di Ogi: Ann Frank e Nirvania. Grandi

Provo a chiederne un poü giro nei giorni successivi, ma Ogi è praticamente sconosciuto ai più a Budapest, nessuno ricorda il suo nome, (Ogi chi?) nè il suo vecchio gruppo, gli Spions, ma io incontro per il Vittula un tipo molto basso coi capelli rossicci ricci tipo cugini di campagna, che va in giro sempre dentro una vecchia tuta azzurra dell’Adidas, che riconosco essere uno dei batteristi di Ogi.. e scopro che:

Ogi Pèter, nome d’arte di Hegedûs Pèter, si è diplomato in composizione presso la qui presente Liszt Ferenc Akademia, ‘Accademia Musicale Ferenc Liszt’, giusto uno dei più prestigiosi conservatori del mondo, figlio di musicisti. Ma Peter é giovane e sono gli anni 70: lascia il conservatorio e  fonda gli Spions, primo gruppo cult del punk magiaro. Scelta coraggiosa, il punk non era ben accetto dal regime, devon suonare illegalmente nei klub,  nelle cantine, negli spazi universitari, anche senza amplificazione; e poi vanno all’estero a cercar fama e denaro: Parigi, Londra, per un po’ ha avuto per manager Malcolm MacLaren, lo stesso dei Sex Pistols, tanto USA. Come tanti dal 1990 di nuovo in Ungheria; dá un grande concerto al Petofi Csarnok, la grande arena del Varosliget, si dá anche alla musica da film, poi dal ‘96 scompare, di lui non se ne parla più, lotta con un grave male, ne esce dopo 10 anni.. Ora é ripartito, scrive di nuovo in ungherese e riprende piano dai piccoli locali, se lo puó permettere Alla domanda: Che musica faccio ora? risponde: kavehazi pop (pop da bar), szalonpunk (punk da salotto!).

Con Muller Petér invece é tutto piú facile.. Muller Pèter, è il cantante dei Sziami (i siamesi) altra storica band magiara, ancora sulla breccia. Tanto popolare che si esibisce ogni anno al Sziget Festival, anche perchè il Sziget è suo (facile no?), è uno dei proprietari dell’ente che lo organizza.

Circa un mese fa parlando di libri con un’amica lei mi fa: da teenager leggevo tanto, ora leggo solo cose leggere, per esempio? Per esempio Muller Peter. E chi diavolo è? E’ un po’ filosofo, un po’ scrittore, scrive del senso della vita, eccetera eccetera. Un Paolo Coelho magiaro. Il suo ultimo libro è in bella mostra nella vetrina della libreria sul körüt, ad Oktogon.. Credevo fosse un omonimo del cantante. Ma mi sbagliavo. E’ il padre..

Szzenes Hannah

 

In, Talk Radio il grande Eric Bogossian (attore, scrittore, autore statunitense di radici armene ed ebraiche) è il conduttore di un filo diretto con gli ascoltatori, senza filtri. Lui ha una parlantina incredibile, ma  all’ennesima invettiva antisemita e fascistoide si blocca e fa: “Ci siamo un po’ fermati”. Esce dalla radio e nel parcheggio uno lo ammazza. Il film finisce così.

Anche il blog si è fermato, ma io sono ancora vivo. E si che avevo tante cose da dire, fatti grandi e piccoli, sfilate paranaziste per le strade, tanto buon Vittula, nuove scoperte e invenzioni, e pure stretta di mano con Monicelli Mario, dViareggio 1915. Ho avuto da fare, da lavorare e da correre su e giù. Pian piano finirò a raccontare la ricerca della casa, ma la buona notizia intanto è che non son finito sotto l’Arpad hid, ma a 10 minuti dal mio vecchio indirizzo, sempre nel mio amato VII distretto. L’indirizzo dice Josika utca (via Giuseppina) ma l’edificio si affaccia in verità su una piccola piazza intitolata a Szenes Hannah. La piazza è triangolare, all’angolo con via Rosa, ed ha al centro una brutta fontana dei bei tempi della repubblica popolare, con sul bordo una dedica alla libertà del popolo, in mezzo una statua in bronzo di un giovane che infilza con una lancia una grossa serpe (e somiglia incredibilmente a una statua di Torre a mare frazione di Bari; ma qui il muto autore non si è ispirato all’ex sindaco di Bari Simeone per il soggetto). Chi mi viene a trovare gradisce la mia casina, ma anche la piazza, gli alberi, i mattoni rossi, il silenzio tra gli scuri palazzi di Pest.

Mi fa però Balint: chi sarà Szenes Hanna? Ma, sicuramente sarà stata un’ebrea si risponde, questo quartiere era tutto ebraico un tempo (e il nome è stranuccio, da ebrei magiarizzati n.d.r.); d ove abitava lui, qua dietro, c’eran le stelle di Davide. Infatti qualche giorno dopo mi manda un link: Szenes Hannah, poetessa ungherese di origine ebraica. Come Kertèsz Imre, premio Nobel per la letteratura 2001, come Molnar Ferenc, quello dei ragazzi della via Pàl, il romanzo ungherese più noto all’estero, ma forse non troppo ungherese, non veramente ungherese. Hannah è morta nel ’44 a 23 anni. Non dovevano essere tempi allegri, commentiamo. Il mio Josika invece era uno dei generali della rivolta antiasburgo del 1848, come Damjanich.

Curiosando tra i recenti numeri dell’Herald Tribune oggi però’ mi imbatto e traggo coraggio per riprendere da qui il blog in: “Memoriale di eroe dell’olocausto commemorato in Israele

Il memoriale di Hannah Szenes, ebrea ungherese, catturata e uccisa dai nazisti nell’Europa occupata, è stato trasferito di fronte alla sua vecchia abitazione in un Kibbutz, di fronte al mare, a 60 anni dalla sua morte. La giovane Szenes nel ’39 emigrò in Palestina (illegalmente, il mandato Britannico, scoraggiava l’immigrazione) e si legò a un kibbutz nel nord del paese. Aderì poi alla formazione clandestina sionista Haganah, e fu inviata nella Yugoslavia occupata e da lì nella sua Ungheria per aiutare chi era rimasto. Era il 1944, Hitler aveva rovesciato il maresciallo Horty (il Mussolini ungherese) ed aveva instaurato un suo governo fantoccio. Per gli ebrei fino ad allora relativamente risparmiati (solo negazione dei più elementari diritti e stelle di Davide al braccio), erano iniziate le deportazioni verso i campi di sterminio.

.Fu catturata mentre cercava di attaversare la frontiera e giustiziata in un carcere di Budapest il 7 Nov. 1944. Aveva 23 anni. 550.000 degli 800.000 Ebrei che vivevano in Ungheria furono uccisi durante l’Olocausto. Dopo la guerra la sua salma fu portata in Israele, nel cimitero del monte Herzl, accanto ai leader politici e militari israeliani. Szenes è conosciuta in Israele per la sua opera poetica che riflette i valori della vita nei kibbutz. La sua ultima lirica, trovata nella cella dove fu rinchiusa nei suoi ultimi giorni si conclude con i versi: “Ho scommesso su quello a cui tenevo di più. Ho tirato i dadi. Ho perso.”

La prossima volta attraverserò la piazzetta più fiero.

E cercherò di scommettere sul 7. E’ meglio