Arcsil Szulakauri

Quando mi trovo al bar di Angelo, ho una mezz’oretta libera e un velo di tristezza nel cuore, mi ritrovo a ad andarmene quasi senza accorgermene verso la vicina Nyugati, la stazione orientale, e scendere le scale verso la metropolitana.  In ungherese si dice aluljaro, sottopassaggio, che qui collega la metro e la stazione, mi turo il naso e scendo. In genere vado dritto in fondo. Proprio di fronte all’ingresso del Westend, l’enorme centro commerciale dove l’italiano in vacanza si fa un giro a caccia di plazacica (gattine da centro commerciale) c’è uno che vende libri a basso prezzo e io mi dirigo proprio lì.

Il negozio di libri avrebbe anche  un piccolo stand dove si vendono romanzetti rosa o thriller storici come le edicole, ma il pezzo forte sono 2 grandi casse in compensato, più alte che larghe, dipinte in nero in cui butta libri di seconda mano. Tutto a 100 fiorini, 40 centesimi di euro. Il lavoro del titolare è giusto quello di riempirlo ogni tanto quando è arrivato quasi a metà e incassare 100 fiorini al pezzo. C’è sempre qualche curioso che rovista nel mucchio, per il semplice fatto che ci puoi trovare qualcosa di buono. E’ qui che mi sono fatto un’intera libreria di libri di lingua, tedesco, francese, russo ovviamente, libri di viaggio, qualche classico della letteratura ungara, anche un libro di barzellette ebraiche, che tengo sulla scrivania a Bari:

la battuta che ricordo meglio è “rabbino posso fumare mentre leggo la Torah! – certo che no, è peccato. Rabbino posso leggere la Torah mentre fumo? Certo, è bene leggere la Torah in qualsiasi occasione.”

oppure c’è questa: “Il commerciante Guld in treno. Un altro passeggero gli fa: Perché viaggia senza sua moglie? Ma, risponde lui, è buona norma non portare mai con sé troppe cose inutili che puoi trovare anche durante il viaggio, al bisogno..”

  Il momento migliore è ovviamente quando l’ha appena riempito, e i pezzi migliori sono ancora disponibili, mentre in fondo restano sempre gli atti di qualche congresso medico romeno e “perché il calcio ungherese è malato” dell’88, stampato evidentemente in un numero enorme di copie allora, perché lo ritrovo sempre, ma sempre attuale dato il recente MTK-Fenerbache 0-5 delle qualificazioni per la champions league. Ci vuole anche una certa tecnica, che i più esperti mostrano di padroneggiare,si scava sempre in una direzione ammonticchiando in un angolo uno sull’altro secondo una torre perfetta i libri che via via non interessano. In genere le casse hanno dunque un buco al centro e i libri ordinatamente messi uno sull’altro lungo i lati. Accanto c’è uno dei posti dove la budapest proletaria piazza un panchetto e una scacchiera e giocano ore intere.

Chi non ne vuole sapere della polvere ripiega sull’Antikvarium “Eiffel” a metà strada tra il Westend e la metro, accanto alla kocsma (bettola) dell’aluljarò, che da poco si è un po’ aggiustata. Questo è un vero Antikvarium, ha i libri di seconda mano sugli scaffali secondo la sezione letteratura e le altre sezioni,sport, giardinaggio, etc.  ma ha all’ingresso due bei banconi con libri a 100 forini. La scelta è limitata, ma alle volte può dirti bene e non c’è polvere. Qui ho scoperto Moldova Gyorgy. Il secondo bancone però è stato da poco alzato di tono, i libri sono di qualità media migliore, ma costano 200 o 300 fiorini. Ma a luglio, ho notato una scatola di cartone, a terra, fuori dal negozio, con una scritta a penna 50 fiorini. Dentro qualche numero della “Modern Konyvtàr” la “biblioteca moderna” le edizioni economiche di stato dei bei tempi, per la verità abbastanza eleganti nel loro stile asciutto, ogni numero con la copertina monocromatica, una banda nera al centro, una citazione. La biblioteca moderna comprendeva, a quanto mi par di vedere, quasi solo scrittori dei paesi fratelli del patto di Varsavia e dintorni, tutti nomi che a me non dicon niente e che magari mai son stati tradotti in italiano. finisco per sceglierne 3 o 4: Lojze Kovacic (il retro dice scrittore sloveno nato in Germania…); Wiktor Woroszylski (polacco), Arcsil Szulakauri. Magari fra questi c’era il nuovo Hemingway, ma è nato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Magari l’ultimo, Arcsil. Arcsil Szulakauri è georgiano, e quindi ora di grande attualità e appena è scoppiata la guerra ho provato a leggiucchiarlo per rinfrescare le mie conoscenze di letteratura georgiana del novecento (chi cazzo sarà). Il suo libro è ambientato a Mtacminda (la nuova Macondo?), ai piedi di Tibisli, il protagonista Dato Maramidze è un adolescente, esce con gli amici, ha tanti sogni, guarda i grandi per capire come affrontare il mondo. Mirian è suo fratello maggiore, un bravo ragazzo, è andato in guerra contro i tedeschi, lo avevan dato per morto, invece era in un campo di prigionia. E’ stato anche a Magadan. Mirian ora è tornato a casa, è sempre il bravo ragazzo di sempre come se lo ricordan tutti, ma un po’ chiuso e isolato, come chi è stato tanto tempo all’estero e ha tante esperienze che non può dividere con nessuno..

Ho scritto la trama in questo modo, vuol dire che è un buon libro, vuol dire che il buon Arcsil scrive bene e non è mai banale, se l’arte è tale quando racchiude più livelli interpretativi, questo è il mio, quello di un espatriate italiano a Budapest. Il libro si chiama “il pesce rosso”, non so come andrà a finire, come la vita, l’amore, come la guerra, che sappiamo com’è finita ma che ne sarà di NATO, Georgia, Ossezia e Abkazia nei prossimi mesi mica lo sappiamo ancora..

 

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