Banco Natale

Shopping natalizio tra i negozi di vestiti di seconda mano e le sedi dei nuovi istituti  bancari nazionali ed asiatici entrati nel paese..

” – Tutto è incerto non bisogna cercare di capire . (….) 

 – Il denaro non è nulla” (La famiglia Moskat, Isaac B. Singer)

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Ultimo giorno di lavoro. Quest’anno mi hanno spostato il turno e mi alzo col buio, ma è dicembre, il sole sorge dopo le 7. L’unico vantaggio è che il mio caro tram 37 è pieno di pendolari e non puzza ancora di barboni. Ho proprio tutte le fortune. Lo svantaggio è che non so a che punto è il paese, perchè il puzzo dei barboni nel tram è il mio personale indicatore economico nazionale.

Oggi però è una mattinata lunga, al lavoro si stappa lo spumante e  allora mi tocca ammazzare un paio d’ore prima che anche l’ultimo turno sia completato e la grande sala riunioni sia libera finalmente e allora eccomi a sfogliare le riviste sul tavolino. Ecco una copia di Figyelő, l’Osservatore, prestigiosa rivista economica ungherese,  certo ben fatta, le notizie economiche del momento, il braccio di ferro governo-banche sui mutui, l’equitalia ungherese e la politica del gas russo e l’ Unicredit ungherese, ma l’uomo di copertina è Meszàros Csaba, neanche 40 anni e già tra i grandi ricchi d’Ungheria, ingegnere elettronico, un uomo che si è fatto da solo, tante aziende di successo, hi tech ed IT. una bella intervista, il momento più difficile della sua vita è stato quando ha vinto l’appalto per l’ammodernamento dei nastri trasportatori dell’aeroporto di Sidney, potevano lavorare solo tre le 23.30 e le 5 e alle 5 doveva essere tutto superefficiente. Oraecco che apre anche lui una banca, ha rilevato lo sportello (centralissimo) della nota banca sudcoreana Hanwha, pochi clienti, ma affezionati, servizi personalizzati per i suoi amici d’infanzia. Ecco. Banche. Ddappertutto si sbraita contro le banche ma è l’ungheria che si muove, certo  la maggior banca d’Ungheria è ungherese la gloriosa OTP, ma le altre son tutte straniere e delle più insidiose, Germania, Austria, Italia con Unicredit e Intesa San Paolo son loro che si arricchiscono tassiamole e pazienza se poi i costi ricadranno sui clienti, il direttore della Banca Centrale Ungherese l’ha detto chiaro e tonto quattro delle prime otto banche devono lasciare il paese, vatti a fidare di una banca tedesca, meglio aprire i confini a chi non ha bisogno di soldi, perché il paese ce li ha già, banche russe, arabe, la Bank of China che giàha la sede guarda un po’ di fronte alla banca centrale, o qualche piccola banca ungherese, siam piccoli e cresceremo. Insomma il paese è pieno di giovani intraprendenti e di successo, basti dargli una spintarella o una pacca fraterna sulle spalle, un po’ di fiducia e torneremo grandi, siamo a pochi mesi dalle elezioni gli indicatori economici si sono messi incredibilmente al sereno, al di là delle attese. “Ungheria e Romania saranno per l’IT l’India d’Europa” C’era da aspettarselo, hajra magyarok…

Manca ancora un’oretta e allora pesco anche il Szabadföld, (terra libera, come una telenovela sugli emigranti italiani in Argentina), il “settimanale della provincia” nel suo riconoscibilissimo formato un po’piugrandedeglialtri , anche questo un bel giornale, con un’anima, una pagina di esteri per i villici  e ancora la rubrica degli scacchi sotto la posta dl cuore. Terra libera ha invece un articolo corredato di grafici e tabelle sulle regioni d’Ungheria relegate, a parte la regione di Budapest e quella accanto all’Austria, agli ultimissimi posti nella classifica UE per reddito pro capite. Le ultime 20 regioni sono tutte in Ungheria, Romania e Bulgaria.

Mi gratto un po’ il capino allora, anche giunto nella sala runioni bella e storica, disegnata dal grande Lechner ai primi del 900, quando ancora le banche ci avevano i soldini, e purtroppo oggi dannatamente fredda, ma almeno i vecchi dipendenti ormai in pensione giunti come tradizione a festeggiare con noi sono molto carini. Un omino che a malapena si regge in piedi fa un discorso commovente e impostato che inizia con lui nel 1949 pieno di speranza che cambia 3-4 lavori prima di trovare la sua vocazione; e dire che aveva frequentato i corsi di teatro..

Il giorno dopo sono libero, come un piccolo risparmiatore, il cielo è grigio da 7 giorni e devo passare un’ora in giro neanche so più perché. Sono all’imbocco della Dohàny, lì all’inizio del VII basso, quando la magnificenza del New York si stempera nel grasso dei gyros.. Entro allora in un negozio di vestiti di seconda mano che qui a Budapest vanno alla grande (specialmente se con la union jack sulla vetrina e la scritta vero abbigliamento inglese). diventati in poco tempo il mio secondo preferito indicatore economico nazionale. Siamo a Natale, è pieno di gente, colori caldi alle pareti, e tante donne dentro. il sistema si sconfigge così. Le camicie quasi nuove sono a 4 euro, io ne esco con una cravatta a due euro per le feste di Natale cui affidare il mio successo sociale.

Ci prendo gusto e mi dirigo sulla Rakoczi, il grande viale dedicato al Garibaldi ungherese, che dalla bellissima stazione orientale taglia i vecchi quartieri semicentrali di Pest, attraversa Blaha, il vero cuore pulsante della città e poi Astoria, l’altro grande incrociosimbolo, e poi il Danubio, il ponte Elisabetta, Sissi e poi a tagliare Buda.. Quasi naturalmente dalla stazione la via si riempì di alberghi grandi e piccoli, negozi e centri commerciali, dal Corvin Aruhaz anni ’20 al magazzino del giovane pioniere.

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Da anni però la Rakoczi è un fantasma, la storia è passata e il presente non c’è, la città si è sviluppata in altre direttrici e questa parte è incredibilmente rimasta al passo, vecchie insegne al neon, rimaste lì, negozi di libri da rimodernare, lo straniero che passa di là impara le parole Kiado ed Elado*.  una di quelle strade che meglio descrive dove è il paese e cose le sta succedendo…

Sicuramente si capisce che in Ungheria succede che la gente è molto affezionata alla moda vintage; ci provo gusto e me ne faccio altri tre o quattro, praticamente uno affianco all’altro, sempreverdi, commesse e  locali rimasti quelle degli anni 80 con qualche ruga inpiù e qualche speranza in meno nella vita. La commessa di 60 anni mi sorride, guarda, un bel giovane qua dentro…

Alla fine attraverso la Rakoczi, giusto all’altezza del grande palazzo neomoresco di Schmahl e lì sotto gli archi ocra arabeggianti ecco l’insegna nuova di zecca della SBER, colore dominante verde, verde speranza, è una banca e nn un profumo, ma nei manifesti in vetrina c’è sempre un ragazzo figo e snello con cravatta e maniche di camicia e la tua compagna di classe carina in camicia, tailleur, occhiali con bordo leggermente colorato che ti sorride e ti da una mazzetta di soldi. SBER. la più grande banca russa e dell’Europa dell’Est e la terza d’Europa, la grande apertura all’est è in marcia, e mica cavoli, la SBER era la grande banca dell’URSS e ora di Putin, che l’anno scorso ha comprato la Volksbank entrando trionfalmente nel mercato ungherese. Nella filiale stanno ancora lucidando l’argenteria, ma già hanno aperto. Ancora un isolato ed arrivo ad Astoria, il grande hotel eclettico degli intrighi di regime e di fronte l’EastWest business center,  il grande palazzo a vetri per uffici dove l‘occidente incontra l’oriente, la prima timida bolla edilizia dopo il crollo del muro (1991) in fondo nn bruttissimo.  Lì di fronte alla fermata del 7, dove per anni c’era l’insegna tricolore disegnata da un bambino del “Banco Popolare”, ora c’è questo simbolo discreto giallo e arancione che ha già cambiato nome, evidentemente le indiscrezioni erano esatte, l’Osservatore ci aveva visto lungo e qui le banche stan cambiando piano piano tutto… girato l’angolo ecco poi la colomba stilizzata della banca Magnet, magnetico, anzi no, la rete del nocciolo (mag in magiaro), insomma Mag-net con arguto giuoco di parole ungherese, la prima banca etica ungherese, fondata il 29 Aprile 2010, guarda caso un paio di settimane dopo la schiacciante vittoria elettorale di Orban, l’avevo già incrociata durante la notte dei musei, dopo esser entrato all’Hopp Ferenc il museo di arte orientale, nella bella villa sul viale Andrassy dedicato al grande viaggiatore magiaro di inizio secolo con le sue foto e i suoi ricordi dalla lontana Corea, poi lunga coda al nuovo museo dell’oro, cineserie dorate, un museo da 15 euro di biglietto quel giorno gratis, e coda lunghissima, alla fine rinuncio ma subito dopo mi imbatto in un’altra villa di quelle prima di un ricco ebreo, poi di un ricco nazista, poi di un ricco dirigente comunista. Tavolini di artigianato tipico andino e collanine, stemmini del Magnet dappertutto, l’edificio magnifico. Tutto sembra tranne che una banca. Faccio due più due, che oriente e occidente  si siano conosciuti cosi, tra vicini di casa..

*affittasi e vendesi

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Come due uova..

Quando sei in difficoltà, chiama gli amici!. La strana amicizia tra Berlusconi e Orban.

berlusconi orban.padre.e.figlio

Un amico è una persona che conosce tutti i tuoi difetti e comunque ti è amico” (proverbio?)

E se vuoi un amico, prendi un cane”  (Gordon Gekko in Wall Street di Oliver Stone, 1987)

Martedì sera. Appena tornato dall’Italia con un po’ di pensieri ma sereno, perché la vita è adesso e con i primi peli bianchi che si insinuano nella mia barba e mi fan capire perché tra i 35 e i 50 anni in pochi se la lasciano crescere. All’incrocio delle metro c’è una famiglia di turisti italiani disperati che cercano di districarsi davanti alla mappa fin troppo particolareggiata dietro il vetro. Venite vi accompagno, faccio la stessa strada. Bene, si, io vivo qua. Sorrido. Perché mi piace. So anche dirvi qualcosa in ungherese, Si ride. Eccomi qua, un italiano in Ungheria, da soli 9 anni. Si, ho anche degli amici.

Esco dalla metro, son solo le 6 di pomeriggio, ma le strade sembrano fredde e buie, almeno a me. All’angolo con la Kiraly utca mi imbatto in Stanley, il mio amico inglese. tutti abbiam bisogno di amici, anche in Ungheria. (l’ungherese usa haver, una parola ebraica per dire sodale, compare, amicone). Stanley non ha la barba. Mi fa: “ma allora Berlusconi si candida in Ungheria?” sono appena arrivato e ancora nn ho avuto accesso ai media, così a casa, dopo aver rimesso in posizione verticale la levetta del gas mi vado a informare…

Nel lontano 2006, quando il premier socialista (liberista) Gyurcsany era in cattive acque  e ne parlavano con me qualcuno suggeriva..”Gyurcsany è come il vostro Berlusconi”, ricchissimi, liberisti e odiati da metà paese… Si sbagliavano, Berlusconi ha un grande amico, un vero haver in Ungheria, un primo ministro, ma il suo nome è Viktor, Orban Viktor… e ora che Orban è un po’ più famoso lo sanno tutti…

In Italia si è un po’ più parlato dell’altra candidatura bulgara di Silvio, e allora cerco con gli occhi curiosi sulla stampa ungherese, ma nn ci trovo molto, su tutti i siti solo qualche linea dall’MTI, l’Ansa ungherese, talmente neutra da fare invidia agli anglosassoni. Giusto Index.hu ci aggiunge una presunta dichiarazione di un ministro “la notizia non ci risulta ma è divertente”. Ma almeno ci si può divertire con i commenti agli articoli, che ormai il popolo è sovrano e la democrazia rappresentativa in crisi…

Le foto dei due insieme son fantastiche e leggo: son proprio uguali, belli pasciuti (cowboygirl, Blikk), e sono come due uova, e non solo per l’aspetto fisico.. (chicchierone, Blikk) forse solo 30 anni di differenza come padre e figlio (Sanpietro, Mandiner), ma, si sa, nelle foto un po’ ci si assomiglia, persino nell’altezza: Orban, il nano di Csut, (Taylor, Nèpszava), proprio come il nostro nano di Arcore, Silvio se li sceglie alla sua altezza.

Poi il calcio: io difendo il mio amico Silvio. A condizione che venga all’inaugurazione dello stadio (elementounità.Mandimer). Orban ha giocato fino a una bella età nella squadra locale di 1.a categoria, ogni tanto compare in tribuna a fianco di Platini in una finale europea e ora sta facendo costruire un megastadio nella sua città natale Felcsut (immaginate lo juventus stadium a Arcore), dove da un po’ ha sede il centro federale.

Ma è un po’ poco, e allora sotto finalmente con viva l’amicizia mafiosa italoungherese, o  i due stanno benissimo nella foto, gli manca solo il vestito a strisce.  Silvio è perfetto per il partito mafioso di Orban (Mandiner), Fidesz (il partito di Orban, n.d.r.)lo aspetta a braccia aperte: è bravo in tutto, sa rubare, mentire e andare a puttane,  è corretto e straricco. Fidesz in un anno gli prenderà tutti i soldi..” (Mandiner)

Ma questa è solo demagogia e facili illazioni, come è possibile paragonare un condannato per via definitiva a  Orban solo perché è suo amico, mica gli amici te li scegli tu…  E poi Orban è proprio sfortunato, una volta che ha vinto con più dei due terzi del parlamento, ha vinto all’ungherese, chi vince prende tutto, la politica qui è noi contro di voi, posti, favori e leggi son tutti per i suoi amici e leali alleati. Non fa una grinza, ma poi ti dicono che questa è mafia. Napolitano aveva capito tutto sull’Ungheria già 50 anni fa…

Tutto cominciò quando cadde il muro di Berlino e il pentapartito. Il piccolo Orban era un ragazzo (bassino) e intelligente e appassionato di politica o forse no, ma aveva capito che col comunismo agli sgoccioli ci sarebbe stato bisogno, oltre che di ingegneri, di laureati in legge in parlamento, preferibilmente sotto i 25 anni nn compromessi col regime, per ricostruire un paese. Era un ragazzo bravo e diligente (aggettivo molto amato qui in Ungheria) e sarebbe stato un’eccellenza se si fosse applicato anche in ogni campo della vita, migliorarsi sempre, non sentirsi arrivati, seguire e imparare da chi è meglio di noi e carpirne i segreti.

Ecco allora che il mio amico Carlo mentre passa l’aspirapolvere nel lontano 2005 sente alla TV magiara in italiano: Forza Ungheria, si gira e c’è Silvio che ripete lo slogan di Fidesz, allora come oggi,  “Hajrà Magyarorszàg!” Forza Ungheria, che suona un po’ strano qui, perché allo stadio si grida “Hajrà magyarok” (forza ungheresi, che volete, differenze culturali).. Uno slogan da stadio è essenziale. Ed ecco poi modellare un partito fortemente accentrato, 2-3 fedelissimi, un Confalonieri e uno stalliere (siciliano) magiari amici d’infanzia e niente più, che se provi a far crescere un rampollo, magari ti tradisce e fonda il nuovocentrodestra magiaro. E così resti al comando perché sei il migliore, anche se perdi e anche se perdi due volte di seguito, perché il partito sei tu.

Ed è un bel partito: moderno, flessiibile, nazionale, nazionalpopolare, le ideologie sono morte o basta attaccarle agli altri per attaccarli..  parlare contro i comunisti funziona sempre sotto la bandiera biancarossa e verde. Siamo di destra perché quelli sono i nostri valori, prima eravamo liberali e ora siamo di tutti: delle scuole cattoliche, di chi non simpatizza per rom, ebrei e altre minoranze di minorati e anche per i barboni che ci rovistano nella spazzatura e di tutti quelli che han finalmente capito che il male assoluto sono le banche, le multinazionali e l’Europa che ci fa ciao, ma anche di quelli di sinistra con i salari minimi più alti e le nazionalizzazioni di industria ed energia.

Dove però ha colto in pieno il genio di Silvio è nella semplicità. Certo i programmi e le risposte ci sono e son sempre al posto giusto, ma Orban, che sa parlare alla gente, deve aver sicuramente ammirato la grande rimonta di Berlusca in campagna elettorale fondata su una parolina di 3 lettere, IMU, e ora, a tre mesi dalle elezioni, se uno va su uno dei siti ministeriali si trova prima che tutto inizi un banner a tutta pagina che nn puoi non leggere e saltare, tipo i banner delle agenzie di scommesse sul sito del Nemzeti Sport (sport nazionale, la gazzetta dello sport magiara, http://www.nso.hu). I banner ministeriali hanno una bella freccia e la scritta “l’Ungheria lo fa meglio”  e sotto semplicemente la parola magica rezsicsokkentes la riduzione delle bollette, 20% in meno. Meno male che Viktor c’è.

Una piccola differenza c’è però, a ben guardare. Berlusconi è bravo a farsi votare, è uno che si diverte, ma nn è un politico. Orban invece si. Aveva da solo i 2/3 del parlamento ma ha lavorato tanto assai, rivoltando il paese come un calzino e prendendo decisioni rischiose. un nuovo Ataturk o magari tutte sbagliate, oltre che illiberali (ma qui liberale vuol dire comunista), ma ha fatto tanto e questo è un dato di fatto. anche Hitler, Martin Luther King e Arrigo Sacchi lavoravano molto. Anche Silvio lavora sempre, ma, nn per il paese..

fonti: Mandiner Nèpszava   Blikk

ripreso dalla rivista di esteri Q code: http://www.qcodemag.it/2013/12/17/berlusconi-orban/

 

saluti da Ozd

saluti da Ozd

A Ozd, l’ex grande centro industriale dell’Ungheria settentrionale durante il socialismo, si tiene domani un referendum a cui sono dichiaratamente contrari il sindaco e la maggior parte della popolazione. Per essere d’accordo basta parlare di zingari. Anche se personalmente non ci hanno fatto niente, non ci piacciono. A volte il nostro mondo è così semplice. Dopo Szekesfehervar e Szombathely anche Ozd si prepara a dire di no alla costruzione di un grande centro culturale e scolastico Rom, anche se questo vuol dire rinunciare a 1.7 miliardi di fiorini, 5 milioni e mezzo di euro. se conoscono di che si tratta la chiamano la tenda degli zingari. “Non vogliamo che Ozd diventi la capitale degli zingari“. “E non vogliamo che vengano ancora altri zingari qui”. Il centro dell’Europa è anche questo.. il nostro mondo è questo. Andiamo nel nordest o che so io, mettiamoci un sindaco leghista e una casalinga di voghera e restino di pelle scura quelli in questione e nn cambierà molto.

Se cliccate sulla foto (una cartolina degli anni 8, saluti da Ozd) le interviste per strada raccolte con maestria da index.hu inframezzate da interviste ai politici locali e scorci delle fabbriche chiuse di una delle città con uno dei più elevati tassi di disoccupazione in Europa. Una veloce traduzione di seguito..

0.20 signora con bambina: e cosa significa? nn lo capisco..

0.39 ah, quella è una tenda…

0.50 politico locale coi baffi: semplicemente non vogliamo che all’ingresso della città ci sia il cartello: Benvenuti nella capitale degli zingari 

1.00 sindaco con parole piu belle:   vnon vogliamo che all’ingresso della città ci sia il cartello: Benvenuti nella capitale degli zingari e non vogliamo che vengano altri zingari a Ozd

1.10 Babbo Natale lui dice le cose giuste

1.45 signora con piumino: si. ho sentito di questa cosa della tenda degli zingari. Andrò a votare e naturalmente neanche io la voglio … anche se nn ho affatto problemi con loro

2.00 signora bionda: si, so che ci sarà il referendum, ma nn abbiamo avuto nessuna informazione in proposito…

2.15  politico locale coi baffi: la richiesta di non tenere il referendum è stata sottoscritta anche da molti zingari

2.30 bambino ocn cartella:.. non lo vorrei.. molti nn lo vogliono e nenache io intervistatore:non lo vuoi per unamotivo  particolare? bambino:no, nn ho una ragione specifica, ma non mi piacerebbe

2.50 politico locale coi baffi.. perchè dovremmo accettarlo solo perchè ci danno i soldi dall’UE .? intervistatore: ma , magari ci sarà una nuova fontana o nuovi investimenti.. i politico locale coi baffi:io non vorrei che si investisse nella cultura degli zingari in un centro culturale Rom, non è un investimento, una fabbrica lo è, un’attività economica lo è.. intervistatore: ma ci sono anche gli investimenti in cultura … e istruzione… i politico locale coi baffi: Oh si, è possibile, ma io non vorrei anche le conseguenze negative.. Vogliamo posti di lavoro. intervistatore: ma questo porterebbe posti i lavoro, anche per il funzionamento del centro i politico locale coi baffi: ho visto cosa dicono, gli imprenditori di Ozd potranno al massimo occuparsi di un 30%… intervistatore: e allora perchè non raccogliere firme per garantire che gli investimenti e i lavori  siano specificatamente affidati solo a imprese locali.. i politico locale coi baffi: il fatto è che noi respingiamo l’intero progetto.. intervistatore: e se nn qui allora dove potrebbero costruire un tale centro nel paese?politico locale coi baffi: Da nessuna parte..

Ucraina è Ucraina – Ucraina è Russia

nel mio luogo di lavoro compaiono ogni tanto un 4-5 copie di un noto quotidiano unghereso e io me ne approprio di una con noncuranza senza farmene accorgere e lo apro lì sul tram, mica come quei buzzurri con lo ” Sport nazionale” il quotidiano sportivo ungherese.. nn riesco però a trattenermi e lo sfoglio da dietro, dalla pagina sportiva (unica, che qui il quotidiano ha giusto 20 pagine, che da noi manco la sezione degli spettacoli..) che però oggi è un po’ povera, giusto i sorteggi mondiali e il torneo esibizione di tennis di ieri a Budapest.. dal retro però arrivo tosto alla parte degli editoriali dove tra una vignetta con un uomo che porta al guinzaglio un altro uomo vecchio e affaticato  e i cani che guardano dietro l’albero e la pubblicità che mi par dica che a dicembre lo zoo sarà sempre a metà prezzo (e che annoto subito nel mio personalissimo taccuino), c’è un piccolo fondo dal titolo “da che parte state ungheresi ucraini?”.

eh si che sembrava tutto semplice: ad ovest quelli per ovest, che oggi si chiama unione europea e ad est quelli per l’est, la grande madre russia. la minoranza ungherese in ucraina vive guarda un po’ al confine con l’ungheria, e sembrerebbero dover preferire l’unione con l’Europa e il fare meno fila ai controlli alla frontiera, senza nascondere i soldi in un accrocchio sotto la macchina, ma invece ma alle ultime elezioni  han votato tutti, unica macchia occidentale,  per il filorusso Timoshenko. E’ che l’altro per far sentire tutti ucraini ha messo lingua ufficiale l’ucraino e altre non ce ne vogliono e quindi uniscono il loro voto a quello della grande minoranza.

Ma io che sono un figlio degli anni 80 ricordo sempre l’immortale pubblicità dell’Atlante inserto del Corriere della Sera col cosmonauta che torna dopo mesi di missione spaziale che era partito quando c’era ancora l’URSS.  e non si capisce con la contadinotta “Ucraina es Ucraina” “No, Ucraina es Russia”.