i soliti sospetti

bohoc

Sono ormai 2-3anni che dicon per scadenze tecniche il fiorino scivola pericolosamente nei confronti delle monete forti nei giorni della merla, quando le temperature finalmente si abbassano, il cielo è grigio su e giù, cala la neve e l’inverno diventa inverno. E’ così che ieri tornato dopo un viaggio triste e improvviso in Italia la prima cosa che faccio è cambiare qualche euro e caccio un rotolo di banconote di euro legate con l’elastico perché l’ho visto fare nei film..  Dice portfolio.hu che è tutta colpa della Turchia, e che la Banca di Turchia era sottopressione, dunque ha repentinamente alzato i tassi e questo ha destabilizzato un po’ tutte le monete dell’area. Il fiorino debole, perché a tutti fa comodo una moneta debole, ha vacillato e ha perso qualche punticino. Toccando i 310 fiorini per un euro. l’Ungheria si scopre cugina della Turchia e certo Orban ed Erdogan han studiato insieme da giovani, si stimano e vanno a far merenda insieme, anche se nn so ancora se Orban è il padrino di battesimo di uno dei nipoti di Erdogan.

Mentre torno a casa per le fredde strade del quartiere mi sovviene per la mente il nome di G. G. è una delle persone a cui voglio più bene a Bp. E’ uno di quelli che quando mi incontra mi fa capire che è davvero contento di vedermi e poi è un bravo ragazzo ed è sempre pieno di donne e capita che qualcuna te la presenta pure. Ha studiato slavistica all’università, ceco e croato stato 2-3 anni n Turchia tra università ect. e ogni tanto posta in turco e compare in foto di giovani feste tra giovani turchi e giovani turche.  Gli voglio bene perché una volta non fece che lodarmi per aver usato il verbo giusto per dire pareggiare la barba. Un ungherese dice veritare la barba. Gli voglio bene perché  una volta una domenica di maggio con la mia ragazza  lo incontrammo al Fringe festival, quando il Millenaris Park era ancora un park e non un organo politico. Com’era lo spettacolo?, divertente, feci io, il protagonista era pagliaccioso. (e non “faceva il pagliaccio”). Sfido chiunque a conoscere la parola pagliaccio (bohoc) e  saper dire fare il pagliaccio (bohockodik). Nn fece una piega. Pagliaccioso, ah bene. Uh, interessante!.

Pagliaccio è una parola che conoscevo già bene, bohoc, per il pagliaccio italiano dell’infermiera teutonica Paolo Villaggio in Pappa e Ciccia, e per il pagliaccio con cui appellavano, almeno certi miei cari conoscenti, l’ex premier socialista Gyurcsàny Ferenc. Per gli amici Feri.

Allora ho finto di non scompormi più di tanto  quando, appena il bus 200E è uscito dall’aeroporto, non ho fatto  che vedere sotto il cielo grigio della settimana della merla sempre lo stesso cartellone, grande  e grandissimo,  un cartellone elettorale, che il 6 aprile, la data delle elezioni, si avvicina, ma un cartellone elettorale curioso assai, i tre leader della nuova unione di centro-sinistra (che qui per motivi climatici proprio nn si può chiamare Ulivo), che reggono sul petto un cartello con i loro nomi e dietro delle linee orizzontali, insomma tipo foto segnaletiche, tipo I soliti sospetti…. E una bella scritta su sfondo rosso “Hanno già dimostrato cosa sono capaci di fare (l’ungherese ha una sottile ironia). Non dargli altre possibilità”. E dietro di loro un pagliaccio, tipo il pagliaccio del Macdonald, maestria surrealista. E neanche una firma, nn dico Fidesz, il partito diciamo di destra, o che so io, no, solo galeotti e pagliacci, così è, un dato di fatto. Solo a sera tarda camminando per le fredde strade del distretto vedo l’ennesimo manifesto di pagliacci e galeotti e infondo a sinistra grigio scuro sullo sfondo nero un oscuro sito internet, movimento civile, illeggibile se nn a bambini e sardi. Orban è già in vantaggio, ma se vincerà regali un paio di Macdonald all’ideatore di questa campagna..geniale a dir poco…

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gli anni del maiale

Di che segno sei? – Maiale ascendente topo

(Diego Abatantuono e Stefania Sandrelli, Ecceziunale veramente)

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27 gennaio, giornata della memoria. in prima mattinata su Rai2 passa Perlasca, con Luca Zingaretti, l’uomo d’affari italiano di stanza a Budapest che si finse console di Spagna per salvare migliaia di Ebrei ungheresi  nel lontano inverno del ’44. un eroe o una spia o tutte e due,  peccato che Wallenberg è diventato più famoso. Girato nel 2oo2. Un soldato nazista tenta di stuprare la bella ebrea. Il suo fidanzatino raccoglie un coltello a serramanico da terra e lo uccide piantandoglielo nelle spalle. La storia cambia. la scena del delitto è in posto grigio e polveroso, cortili bassi e grigi collegati da un lungo passaggio. il Gozsdu udvar, com’era nel 2002. Oggi insegne luminose pub, locali, la parte più figa della città.

 Italia e Ungheria unite nella memoria.  In italia han mandato teste di maiale a istituzioni ebraiche, si sa ci si diverte con poco e maiale è chi maiale fa.

il fatto è però che io vivo in Ungheria e l’Ungheria è un po’ la patria del maiale, quasi ogni famiglia di Budapest ha un parente in provincia con una maiale che ammazza due volte l’anno e l’economia si deve basare sul maiale. Certo ci sono stati i grandi lavori pubblici, il fiorino debole e le nuove fabbriche di automobili, ma la terza gamba per risollevare l’economia è il maiale sottoforma di generosi sgravi fiscali sui derivati del maiale e aumento del consumo di salsicce e costolette di maiale. Homer Simpson adorerebbe l’Ungheria..

nn mi stupisco allora se  alle tre teste di maiale italiane io associo i piedi di maiale messi nel 2009 sul monumento all’olocausto a Budapest, lì sul lungodanubio, alle spalle del parlamento e che se poi cerco il link perchè nei blog tanti link sono obbligatori ritrovo anche giusto 2 anni fa altri bei piedi di porco sul monumento di Wallenberg nel centenario della nascita.  la mia memoria è questa.. certo piccoli atti di una banda di goliardi, ma il problema ci si dice è nn dimenticare, nn chiudere gli occhi e nn giustificare

avevo in realtà in serbo dei vecchi appunti di qualche giorno fa che mi ero tenuto buoni per il giorno della memoria… gli appunti dicevano: “Alla radio leggono un pezzo di Furio Colombo,  ci si prepara con buon anticipo alla giornata della memoria, l’importante è andare preparati e nn affidarsi solo alla memoria a breve termine… Si parla dei diari dell’ambasciatore USA a Berlino, all’indomani dell’ascesa democratica di Adolf Hitler, erano anni in cui l’estrema destra faceva paura un po’ in tutta europa, ma si sa l’Europa ha forti radici democratiche. Ambasciatore: Non vogliono ricevere i nostri dplomatici perchè sono ebrei… Washington: Non importa, cambiamoli con dei non ebrei, è un fenomeno passeggero, non si preoccupi, passerà, la crisi finirà e saremo tutti più felici, ricchi, lavoreremo e saremo meno incazzati.

altri stralci  1933 Hitler è al potere ma la maggioranza dei tedeschi non lo ama. 1938 è incredibile come la popolazione sia così solidale col regime..  potere della propaganda e della buona amministrazione..

l’articolo si chiude con l’esortazione a tenere gli occhi aperti, l’esempio che pone Furio Colombo è l’Ungheria, terra di grande cultura e tradizione dove ora è tornato l’antisemitismo….. bene l’Ungheria sta diventando famosa, ci si candida Berlusconi, forse e  la cita il capo dei forconi come mito ed esempio da imitare.. Ma forse qui il grande Furio Colombo forse si sbaglia, l’antisemitismo non è tornato, giusto non se ne è mai andato e ora è uscito appena allo scoperto, è rimasto giusto sottotraccia, come un po’ in tutti noi del resto,  chi vorrebbe del resto un ministro nero e pure preparato in parlamento? è che non hanno visto le figlie. sono bellissime (foto)

Antichi profumi

a letto malato, ma almeno ho un po’ di tempo per alzare il collo del maglioncino e vedermi insieme col parente a me più caro “Ottocento” mitico sceneggiato RAI ambientato ai tempi delle guerre d’indipendenza contro l’Impero Asburgico. pochi anni ancora e sarebbe diventato Austria-Ungheria.. l’anno di produzione è il ’59.  ottocento è un titolo sbagliato, dai vestiti sembra almeno seicento e la guerra e gli amori la fanno solo i potenti e i signori.

a un certo punto entra un soldato, credo che sul posto di frontiera ogni tanto i doganieri si prendono un caffè insieme, tanto son tutti italiani, o veneti, di nazionalità. Parlottano. l’italiano-austriaco dice “da civile sono un tagliapietre”. un mestiere che forse era già passato di moda nell’800, o che forse anticipava i tagliapietre della lista propaganda 2.

io poi a Budapest un tagliapietre l’ho conosciuto, una sera,  mentre aspettavo il 4-6, il tram giallo simbolo della città, ero in buona compagnia, ma arrivò uno ubriaco perso, molesto, anzi no. ciao ragazzi. si scusate ho bevuto, scusate se dò fastidio, ho bevuto. ma oggi è venerdì, ho lavorato fino ad oggi. si io sono un tagliapietre. kőfaragó, l’ungherese ha mantenuto questa parola, ma si sa l’ungherese è una lingua che guarda al passato, che per resistere in un mare di slavi la lingua magiara del 600 non è molto dissimile da quella di oggi.

A casa malato passo il mio tempo a leggere i vecchi giornali ammonticchiati in un angolo della cucina. Su Repubblica del 31 maggio (subito cercato negli archivi elettronici) leggo qualcosa dal nostro corrispondente a Mosca, Repubblica si può ancora permettere un corrispondente a Mosca. A Mosca si dice che vogliano far rivivere in città gli odori della Mosca preSoviet, limone, menta e fragole in metropolitana,  odor di caffè in un quartiere, di libri usati in un altro, odor di pane nella strada dei fornai e di sigarette nella strada dei tabaccai. Russi romanticoni e progressisti.

e io che pensavo nella mia  vita da budapestino che guardare al passato volesse dire solo mantenere parole vecchie di 400 anni o erigere un monumento per ricordare l’occupazione nazista nel 44 anche se magari cosi scordiamo l’olocausto o riportare la piazza del parlamento all’aspetto che aveva negli anni 30, tutte cose che si avvereranno tra un po’, nel glorioso marzo (elettorale) del 2014 il passato è sempre bello e sempre nuovo, l’avran detto in tanti, specie in parlamento.

ma mi consolo. tra cinquant’anni non sarà difficile ripetere l’esperimento e ritornare agli odori dei favolosi anni ’10 a Budapest, l’acacia in primavera nel Varosliget, la lavanda di settembre scendendo dalla collina del castello, l’odor di vomito rossiccio e bottiglie rotte il venerdì sera per le strade del VII, i sottopassaggi di Blaha e Nyugati  coi senza tetto. per fortuna che a Rakoczi tèr non ci son più le battone….

Basta con le elezioni..

Apro la cassetta della posta una volta alla settimana, anche se mi piace, perché mi fa sentire proprietario di qualcosa, di una chiave, anche se ho paura perché chissá cosa ci sará come quella volta che c’era una lettera col marchio del comune e tanti timbri e invece era solo il documento di domicilio che mi veniva consegnato…

 

Apro la cassetta delle lettere una volta alla settimana, mi scrive lam UPC, poi la Főgaz e l’Elmű (e anche questo si capisce, El)poi mi arriva Erzsebetváros, la rivista di Erzsebetváros, il mio quartiere, e Thema, giornale gratuito un pÓ filogovernativo, un pó cronaca rosa e nera che mi arriva gratis.

Ma siamo sotto elezioni e mi aspetto di vedere la cassetta inondata di posta, va bene che siamo sotto l’era digitale e accanto al mio facebook c’é il partito che google crede debba fare pubblicitá a me, ma il mio palazzo ha anche persone discretamente anziane che ordinano per posta l’apirapolvere nuovo e magari con loro funzionerebbe la pubblicitá cartacea.

Invece a parte qualche simpatico fascista coi colori nazionali che mi dice che il movimento sta diventando un’onda niente o molto poco. oh si, c’é anche il faccione di Orban che mi ricorda che  lui é giá il presidente in carica e gli ungheresi lo fanno meglio.

Il problema é che di elezioni nn si parla, son diventate inutili, c’é un solo partito, nn fa exploit e nn fa sfracelli, si puó solo votarlo o nn votarlo, se combina diasastri si scende in piazza e si assalta la sua villa col cesso d’oro. e lo zoo.

annulliamo le elezioni, nn servono.