Antichi profumi

a letto malato, ma almeno ho un po’ di tempo per alzare il collo del maglioncino e vedermi insieme col parente a me più caro “Ottocento” mitico sceneggiato RAI ambientato ai tempi delle guerre d’indipendenza contro l’Impero Asburgico. pochi anni ancora e sarebbe diventato Austria-Ungheria.. l’anno di produzione è il ’59.  ottocento è un titolo sbagliato, dai vestiti sembra almeno seicento e la guerra e gli amori la fanno solo i potenti e i signori.

a un certo punto entra un soldato, credo che sul posto di frontiera ogni tanto i doganieri si prendono un caffè insieme, tanto son tutti italiani, o veneti, di nazionalità. Parlottano. l’italiano-austriaco dice “da civile sono un tagliapietre”. un mestiere che forse era già passato di moda nell’800, o che forse anticipava i tagliapietre della lista propaganda 2.

io poi a Budapest un tagliapietre l’ho conosciuto, una sera,  mentre aspettavo il 4-6, il tram giallo simbolo della città, ero in buona compagnia, ma arrivò uno ubriaco perso, molesto, anzi no. ciao ragazzi. si scusate ho bevuto, scusate se dò fastidio, ho bevuto. ma oggi è venerdì, ho lavorato fino ad oggi. si io sono un tagliapietre. kőfaragó, l’ungherese ha mantenuto questa parola, ma si sa l’ungherese è una lingua che guarda al passato, che per resistere in un mare di slavi la lingua magiara del 600 non è molto dissimile da quella di oggi.

A casa malato passo il mio tempo a leggere i vecchi giornali ammonticchiati in un angolo della cucina. Su Repubblica del 31 maggio (subito cercato negli archivi elettronici) leggo qualcosa dal nostro corrispondente a Mosca, Repubblica si può ancora permettere un corrispondente a Mosca. A Mosca si dice che vogliano far rivivere in città gli odori della Mosca preSoviet, limone, menta e fragole in metropolitana,  odor di caffè in un quartiere, di libri usati in un altro, odor di pane nella strada dei fornai e di sigarette nella strada dei tabaccai. Russi romanticoni e progressisti.

e io che pensavo nella mia  vita da budapestino che guardare al passato volesse dire solo mantenere parole vecchie di 400 anni o erigere un monumento per ricordare l’occupazione nazista nel 44 anche se magari cosi scordiamo l’olocausto o riportare la piazza del parlamento all’aspetto che aveva negli anni 30, tutte cose che si avvereranno tra un po’, nel glorioso marzo (elettorale) del 2014 il passato è sempre bello e sempre nuovo, l’avran detto in tanti, specie in parlamento.

ma mi consolo. tra cinquant’anni non sarà difficile ripetere l’esperimento e ritornare agli odori dei favolosi anni ’10 a Budapest, l’acacia in primavera nel Varosliget, la lavanda di settembre scendendo dalla collina del castello, l’odor di vomito rossiccio e bottiglie rotte il venerdì sera per le strade del VII, i sottopassaggi di Blaha e Nyugati  coi senza tetto. per fortuna che a Rakoczi tèr non ci son più le battone….

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