La paura e l’orgoglio

Contributo allo speciale migranti di OSMe – Osservatorio Sociale Mitteleuropeo

Le reazioni della società ungherese all’ondata di migranti arrivati ai suoi confini, e alle discusse iniziative del governo Orbàn.

“Non vogliamo migranti illegali” – le riformeungheresi FUNZIONANO! (informazione governativa)

Non vogliamo immigrati irregolari!” sono le parole che compaiono accanto alla foto di una bella ragazza ungherese, bionda e sorridente tra le pagine del colorato fascicolo dal titolo ”le riforme funzionano” che il governo ha spedito in tutte le case degli ungheresi. Poco pù in basso un diagramma a spicchi mostra come alla frase: “la politica di Bruxelles ha fallito sui tema del terrorismo e dell’immigrazione e quindi occorre un nuovo approccio alla questione.” 77,4 ungheresi su cento si siano dichiarati pienamente d’accordo, 17,5 % quasi d’accordo e solo il 5,1% si sia dichiarato contrario. E’ questa la conclusione tratta della Consultazione Nazionale indotta dal governo ungherese già nella prima metà del 2015 sulla questione dei migranti. Le decisioni prese hanno un sapore “medioevale”, (parola dello stesso Orbàn), con muri alti 4 metri tirati su per di centinaia di chilometri alle frontiere meridionali per contrastare l’ondata di ”emigrazione di massa”, ben lontane dall’atteggiamento pragmatico degli altri paesi coinvolti nella crisi, dalla Grecia alla Croazia, che hanno allestito corridoi umanitari a raggiungere il confine successivo, ma il governo di Budapest sembra davvero aver convinto gli ungheresi, della loro assoluta necessità per difendere i confini europei, come testimoniato anche dalla risalita di Fidesz nei sondaggi.

E’ d’accordo con Orbán anche Miklós, artista trentenne, non certo il primo che ti aspetteresti favorevole a queste politiche, Miklós è un ungherese originario di Kelebia, in Serbia, appena oltre il confine, e il nuovo muro passa ad appena un chilometro e mezzo dalla sua abitazione, ma l’arrivo dei migranti è un grande dramma e servivano soluzioni forti. Anche il suo amico Endre, lui, invece, ungherese di Transilvania, è favorevole al muro: In un mondo sovrappopolato, noi siamo un continente ricco, ma debole (citando Orbán), la barriera serve, anche se la barriera divide due paesi membri dell’UE.

costruzione della barriera al confine ungherese

costruzione della barriera al confine ungherese

Miklòs ed Endre hanno paura, il vero grande sentimento che ha scosso gli ungheresi in questi giorni, una paura atavica che viene dalle pagine dei libri di storia che parlano di devastazioni mongole e dell’occupazione ottomana, di epiche battaglie e capitani coraggiosi morti con un pugno di uomini per difendere antichi castelli dal pericolo turco, dell’arrivo di esuli serbi e coloni sassoni, di ebrei giunti dalle Russie e dalla Moravia, persino di cinesi e vietnamiti negli anni ‘90. Orbán ha avuto poi l’acume di citare la vera spina nel fianco della società ungherese, la numerosa comunità rom (circa 600.000 persone su una popolazione di 10 milioni di abitanti) giunti qui nell’Europa centrale fin dal XV secolo dalle stesse regioni (parte settentrionale del subcontinente indiano), da cui vengono molti di quelli che ora bussano ai confini dell’Europa, una comunità mai fatta realmente integrare all’interno della società, sebbene siano stanziali da secoli, parlino ungherese, un problema che è la pesante eredità di decisioni sbagliate nei secoli precedenti. Ed è questa l’eredità che Orbán non vuole lasciare.

Sorprendenti e dello stesso tono sono state anche le prese di posizione degli intellettuali; alle voci tradizionalmente critiche al governo dei noti filosofi Agnes Heller o di Tamás Gaspar Miklós – TGM, hanno fatto eco le parole di Imre Kertèsz, ungherese di religione ebraica, unico Nobel per la letteratura magiaro, che nel suo ultimo libro parla di “un’ europa che a causa del suo liberismo infantile e suicida, apre le sue porte all’Islam; non osa più parlare di razze e religioni, mentre l’Islam conosce solo la lingua dell’odio verso le altre razze e religioni” e si é visto lo scrittore György Konrad, storico avversario di Orbán, affermare che, seppur fallimentare, il muro non ha altre valide alternative.

migranti - stazione Keleti - Budapest

migranti – stazione Keleti – Budapest

E’ comparsa peró anche un’altra Ungheria, quella che ha visto passare per le sue strade migliaia di persone, incamminate una dietro l’altra, senza sapere che Vienna era distante 200 km, giovani o famiglie intere, donne col fazzoletto rosa sulla testa e i bambini a cavalcioni del padre, o che andando un prendere un treno ha visto tanta gente venuta da molto lontano che aspettava un treno che non passava mai e ha chiesto se aveva bisogno di aiuto. Gente che ha riconosciuto altri esseri umani simili a loro, lontane dalla parola “aggressività” che risuona in TV, che porge una caramella ai bambini o che va a comprare due chili di mele da distribuire.

E ci sono i giovani, che hanno affollato le vane manifestazioni antigovernative sotto il palazzo del parlamento nei giorni più duri di Keleti o dei tanti stupendi gruppi facebook sorti per coordinare gli aiuti dei volontari. Gli stessi giovani che a Keleti, dopo i primi giorni di sgomento, hanno organizzato quasi un piccolo villaggio per aiutare i migranti rimasti lì bloccati, una volta scomparso lo Stato che affermava di voler dare assitenza solo nei centri di raccolta ufficiali ed assente la Croce Rossa, fedele al monito del governo secondo cui aiutare i migranti equivaleva a favorire la clandestinità. Sono loro che quando l’emergenza si è spostata dal centro di Budapest nei centri di raccolta a ridosso del confine, Rösze o Beremend, hanno silenziosamente organzzato staffette notturne in auto per fare arrivare anche lí aiuti, personale medico, interpreti, assistenza legale. E’ l’orgoglio dell’altra Ungheria, quella che pur priva di un riferimento politico forte non ci sta a farsi identificare con Orbán e le sue politiche, e che rivendica visibilità anche a questa parte del paese, a quella che all’ultimo grande manifesto apparso per le strade d’Ungheria, che dice “Gli uomini hanno deciso: bisogna difendere la nazione” risponde con ironia sul web “Gli uomini hanno deciso, vogliamo un altro governo”.

Oltre confine

Articolo scritto con Marco Benedettelli per Avvenire del 22.9

in viaggio tra i confini di Ungheria, Croazia e Romania, dove migliaia  di persone in fuga cercano una via per l’europa..

migranti opatovac croazia

(Tovarnik, Croazia) Mentre le cancellerie dell’est Europa litigano fra loro, non si arresta il flusso di migranti. In sei giorni, secondo i dati diramati dal governo croato, sono 29mila i richiedenti asilo che hanno valicato i confini del Paese. Nel frattempo la polizia slovena ha iniziato ad innalzare una barriera “difensiva” a Bregana, valico di frontiera con la Croazia, dichiarando di voler evitare col nuovo muro che i siriani entrino in modo indiscriminato nel Paese attraverso campi e boschi e che restino invece in attesa nei centri di accoglienza allestiti al confine. Intanto altri migranti sono già all’orizzonte. Per la sola mattinata di ieri, i portali macedoni parlano di duemila ottocento arrivi lungo le linee ferroviarie al confine greco di Gevgelija. Altri quattromila sono già in transito oltre Skopje, mentre la Croce Rossa riporta a cinquemila il numero dei profughi entrati in Serbia nelle stesse ore. In attesa dell’esito del meeting di Praga, convocato per studiare un piano di soluzione all’emergenza, la crisi delle frontiere ha contagiato l’intera area attraversata dall’esodo. Ad eccezione del passo frontaliero di Tovarnik, sono stati chiusi tutti i valichi fra Croazia e Serbia, in attesa che Zagabria riesca a smaltire i circa 15mila migranti sul proprio territorio mentre, secondo la stampa croata, in caso di necessità il governo di Zoran Milanović avrebbe paventato la possibilità di trasportare i migranti irregolari verso i confini ungheresi senza più regolamentarne il flusso. Fatica anche l’Austria a gestire il valico di Nickelsdorf con l’Ungheria, dove già all’alba di ieri i passaggi registrati erano tremila. Sempre lunedì, il parlamento magiaro ha approvato con la consueta maggioranza dei due terzi un provvedimento per l’impiego dell’esercito a sostegno della polizia per la difesa dei confini meridionali. E così, dopo il richiamo dei duemila riservisti, a breve saranno inviati alla frontiera con la Serbia tremila cinquecento militari che potranno far uso delle armi in caso di pericolo di vita per i propri soldati. Non meno acceso è il contrasto con la Romania, altro paese che potrebbe divenire punto di passaggio della rotta Balcanica. Qui, il primo ministro Victor Ponta ha dichiarato in conferenza stampa di condividere lo stesso punto di vista dei suoi colleghi di Serbia, Croazia e Austria, della Commissione europea e del segretario dell’ONU: condanna dell’atteggiamento ungherese, definito come palesemente anti europeo e “vergogna d’Europa”. Accuse rispedite al mittente dal Ministro degli esteri di Budapest.

opatovac centro accoglienza

Optovac- centro di accoglienza

Intanto i migranti continuano il loro lento ma inarrestabile afflusso fra i sempre più claustrofobici confini europei. Uno dei punti di ingresso chiave resta Tovarnik, valico ancora aperto a sud est fra Croazia e Serbia, dove fin dalle prime luci dell’alba di ieri i siriani vengono fatti entrare a piccoli gruppi, caricati negli autobus, e poi condotti nel vicino campo di accoglienza di Opatovac, punto di ricezione aperto in emergenza per sostituire l’accampamento spontaneo cresciuto ai margini della frontiera. Nel centro temporaneo di ammissione uomini, donne e tantissimi bambini vengono registrati dalle autorità locali. Alloggeranno nelle tensostrutture per alcune ore, forse un paio di giorni, poi saranno condotti a Zagabria e dalla capitale croata smistati attraverso i passi frontalieri con la Ungheria verso i tre centri di accoglienza allestiti a ridosso dell’Austria. Ma per i Siriani in viaggio è davvero complicato capire quale sarà il proprio futuro. “Non so bene dove andrò a finire – racconta Hani, trentacinquenne di Deir ez Zor, ex maestro elementare appena arrivato al campo di Opatovac – vivevo a ridosso del confine iracheno, la mia città è controllata dal Daesh, (nome arabo dell’ Isis, ndr). Per le strade i terroristi dettano legge e tutti i giorni tagliano la gola a qualche innocente. Dal cielo piovono le bombe di Bashar al-Assad. Non c’è più scampo per le persone normali”. Gli fa eco Ameda, giovane ingegnere scappato da Homs coi suoi figlioletti. “Nelle nostre città non c’è più cibo, né acqua, né elettricità”. Sono numerosissimi i bambini in arrivo dal confine serbo, scendono dai pullman con lo sguardo stravolto dalla stanchezza, in viaggio da giorni nel cuore della Europa fra pericoli mortali. A Beremend intanto, altro cruciale punto frontaliero fra Croazia e Ungheria, continuano instancabili i lavori di costruzione del muro voluto dal Governo Orbán. Squadre di militari piantano a terra grandi pali di metallo, scheletro di una armatura divisoria che arriverà ad essere lunga 45 km.

barriera al confine tra Ungheria e Croazia

barriera al confine tra Ungheria e Croazia

UNGHERIA: intervista ad Alessandro, in cammino con i migranti

Hey, ma questo sono io… ! (intervista uscita su eastjournal.net  e su iltgroup)

Da Budapest – “Ma non aveva niente di meglio da fare?” ha commentato qualcuno, leggendo di Alessandro, l’italiano residente a Budapest che sabato in tarda mattinata si è incamminato insieme ai migranti diretti verso l’Austria, percorrendo in circa 8 otto ore i 25 km verso la stazione di Biatorbagy.

Ci ho pensato, da persona che conosce Alessandro abbastanza bene da sapere che di certo non lo ha fatto per esibizionismo né senza una conoscenza approfondita di quanto sta accadendo in Europa nelle ultime settimane: a qualcuno sembra incomprensibile quello che ritengo un atto di grande intelligenza, se non altro per vivere la storia che ci sta passando davanti proprio adesso, qui, oltre che per capire davvero queste persone, rendersi conto che sono come noi che ci sentiamo invasi. La mia conclusione è che no, Alessandro non aveva niente di meglio da fare sabato scorso, perché difficilmente poteva trovare qualcosa di più utile, interessante e bello da fare, adesso, qui a Budapest.

Era la cosa giusta da fare e gli ha insegnato molto. La fortuna, per noi, è che ha tutta l’intenzione di condividere la sua esperienza, offrendoci un punto di vista davvero non comune sulla questione immigrati. Ci incontriamo a Keleti, “dove sennò” scrive Alessandro, e in effetti. “Keleti – racconta – è diventata un villaggio, con la piazza principale, la strada, il mercato, il ristorante, il campo da pallone…è incredibile come sia nato questo piccolo paese davanti alla stazione, con la gente che si ferma ad osservare dal passaggio sopraelevato.” Oggi ci sono molte meno persone qui, l’atmosfera è cambiata, ma permane una sensazione, quella che questo sia the place to be, il posto dove stare, in questi giorni. Una considerazione che va oltre l’interesse giornalistico e che deve essere passata per la testa anche ad Alessandro.

Credo che Keleti stia facendo bene agli ungheresi. Sta insegnando qualcosa. Qualcosa di cui c’era bisogno”. Migration Aid continua a distribuire cibo, acqua, materassini, coperte e prodotti per l’igiene personale, raccogliendo allo stesso tempo le donazioni dei tanti, veramente tanti, che fanno del loro meglio per contribuire. Arriva una signora di una certa età con due cuscini in grandi buste, mi spiega che viene dall’Inghilterra, è qui per pochi giorni e li sta passando a comprare cose e portarle qui in stazione, al punto di raccolta. E’ cordiale, facciamo due chiacchiere: “Ero passata solo a dare un’occhiata, – mi spiega – ma è impossibile non sentire il bisogno di aiutare, dopo aver visto queste persone.”. Sembra contenta, non le importa di aver rinunciato alla visita della città. Arriva Alessandro, con la faccia di uno che è appena entrato in casa sua, controlla che tutto sia a posto, nota i cambiamenti rispetto a ieri, calcola quante persone ci sono.

Alessandro, cosa ti ha spinto a metterti in cammino, sabato scorso?
Passo spesso da Keleti in questi giorni, per vedere come va. Sabato era un giorno strano, già dalla notte quando con un colpo di scena il governo ha inviato i bus per l’Austria, dopo un lungo stallo. Sono arrivato presto, alle 6.30-7 e il piazzale era quasi vuoto. Sono andato a riposare e alle 11.30 quando sono tornato ho visto persone incamminarsi, una scena che il giorno prima avevo seguito dal televisore di una bettola qui vicino. Ho capito dove andavano e li ho seguiti.
Perché?
Vivo qui da molti anni e quando posso mi piace raccontare, testimoniare i fatti, la vita qui ma anche gli avvenimenti.
Hai parlato con tante persone?
Ho fatto amicizia con alcuni di loro, quelli con un buon inglese, ma non ho violato il privato di quanti non hanno voglia di parlare. Per molti questo viaggio è una tragedia… ma a volte basta essere pazienti e sono loro ad aver voglia di sapere chi sei e perché ti sei unito a loro.
E che cosa hai risposto a chi te l’ha chiesto?
Scherzando ho ripetuto che mi piace camminare, fare sport all’aria aperta.
Cosa pensi della posizione del governo ungherese nei confronti dei migranti?
Questa mattina Orbán ha parlato a lungo e senza giri di parole. Secondo me il primo ministro ungherese le cose le vede in modo molto chiaro. Il sistema di Dublino è al collasso. Ho provato a chiedere anche ai migranti cosa ne pensano e in generale rispondono che non andrebbero in un Paese imposto dal sistema delle quote.
Orbán si è mantenuto coerente, ha detto che nelle prossime due settimane dobbiamo chiederci se vogliamo o meno scegliere accanto a chi vivere e ricordato che l’Ungheria non ha confini naturali come l’Italia, la Francia, la Germania…quindi è suo diritto alzare un epitemeny, una costruzione, parola che ho trovato abbastanza vaga e inquietante.
Sei d’accordo?
No. Per provocazione gli suggerirei di mettere una cupola sull’Ungheria per impedire agli ungheresi di andare a lavorare in Inghilterra, allora. Sono problemi complicati, questo sì, ma un muro non li risolve. Anzi: i muri sono fatti per essere scavalcati, sono quasi un invito a venire più numerosi. I profughi non smetteranno di arrivare. Adesso c’è da vedere, credo, se a livello europeo abbiamo la forza di trovare una soluzione condivisa.
Come ti è sembrato l’atteggiamento dei cittadini ungheresi nei confronti dei migranti?
La società è divisa tra quanti, fomentati dalle parole del governo, sono presi dal panico e da una paura e una diffidenza del tutto irrazionali e coloro che invece aiutano e sostengono. Lungo la strada verso Biatorbagy sembra di stare a una maratona: c’era chi ci aspettava con pizze giganti già affettate o con buste di cibo e bottiglie acqua, ma anche persone ad incitarci.
Le tue impressioni dopo aver passato tante ore con i migranti?
Sono persone in viaggio, niente di più. Si sono avviate senza immaginare che superare i confini sarebbe stato tanto difficile. Tra loro ci sono benestanti e poveri, sono siriani, ma anche afghani, iracheni, eccetera.

Mentre parliamo Alessandro vede che un ragazzo siriano, ingegnere agricolo, ha accettato la sua amicizia su Facebook e sta commentando il suo post su sabato. Ride, guardiamo insieme le foto di un ragazzo normalissimo, che in Siria aveva un lavoro, amici, una vita comune.

Come riescono a sopportare i disagi di un viaggio che pare infinito?
Sono organizzati, sanno camminare a lungo, anche i bambini, che non si lamentano. Tutti hanno la loro coperta con sè, è fondamentale. Attraversare stati come la Grecia e la Macedonia è più facile perché lì vengono aiutati e non li fermano, in altri casi, come qui in Ungheria, è più dura, per fortuna ci sono i volontari. Ho visto persone scrivere sui giornali e sui social che i migranti sono degli ingrati perché non accettano cibo e aiuti: molte volte si tratta di persone che hanno soldi e viveri, non fanno l’elemosina, quello che vogliono è solo andarsene!

Come sempre, la chiave è la conoscenza. “Se li vedi e passi del tempo con loro, non puoi odiarli e considerarli dei nemici”

In cammino verso occidente

In viaggio a piedi da Budapest  a Vienna con 1000 persone venute da molto lontano

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Sono le 17 e sono in cammino, da sei ore, nel mezzo dell’autostrada M1, Ungheria, sarà il secondo paese che superiamo dopo Budapest, è una zona industriale, bei capannoni, Tesco e Aldi, come sfondo le verdi colline che circondano Budapest.. Sono con un migliaio di persone, che vengono da molto lontano e andiamo verso occidente..

Sono migranti, arrivati giusto oggi alla stazione Keleti; quelli di ieri dopo tanti giorni di vana attesa e incertezza, completamente dimenticati dalle autorità ungheresi, costretti a vivere in 4000 nel sottopassaggio della stazione per giorni e giorni, alla fine si son messi in marcia a piedi e alla fine la Merkel, Orban e Faymann han deciso di aprire loro il confine. E nella notte decine di bus li hanno raccolti per strada e portati alle porte dell’Austria.

E allora anche i nuovi arrivati si mettono in marcia, la stazione è stata aperta da un paio di giorni, dal tabellone luminoso è scomparso l’annuncio “i treni internazionali sono soppressi”, ma non si sa mai, tre giorni fa il primo treno per occidente li ha portati non al confine ma a Bicske, appena 30 Km oltre, in un (famigerato) centro di raccolta. . e allora meglio farsela a piedi, un altro bus passerà prima o poi

Li ho seguiti, e ora quando parlo con quei pochi che parlano inglese, spesso giovanissimi, la prima domando che mi fanno è “E tu che diavolo ci fai qui, anche tu vieni con noi?” Io posso rispondere solo con l’ironia, mi piace camminare, fare sport, in mezzo alla campagna, aria pura, con tanti nuovi amici..

E’ che in mezzo a loro, sudato dopo qualche ora di cammino, sul ciglio della strada, con davanti tante schiene e fazzoletti in testa, inizi a capire un po’ quello che succede.. innanzitutto c’è molto entusiasmo, c’è gente che viene da molto molto lontano, Aleppo, Siria, Afganistan, Bagdad, lunghi viaggi via terra per campi, confini e filo spinato, gente cattiva, il tratto di mare Turchia Grecia, 4 ore, in barca decente è costato 1700 euro, una barca scassata 1200 euro, ma c’è anche un ragazzo che col sorriso sulle labbra mi dice di essersela fatta a nuoto, un altro tratto, ha nuotato per 8 ore, la gente in Grecia non ci credeva, era solo il secondo che se l’era fatta a nuoto. Ora sono a uno sputo dall’Austria e ancora un piccolo sforzo.

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Vengono da molto lontano, sulla geografia europea han le idee un po’ confuse, ogni tanto se ricambio un sorriso e attacchiamo discorso mi chiedono quanto manca? Io mi guardo intorno, magari siamo a Budaors, la prima cittadina borghesuccia fuori Budapest, con i fiori alle finestre e il Thai massage con le tailandesi in divisa rosa che ci guardano dal balcone. Le guardiamo anche noi. avremo percorso una quindicina di chilometri, “per Vienna altri 220 chilometri, appena meno per il confine” rispondo.. “220? scherzi….??” ma su una cosa son sicuri, destinazione Germania, Olanda, Vienna, Olanda, Svezia, han tutti un parente, uno zio, qualcuno, che lo aiuti ad avere un futuro migliore, in una paese senza guerre..

Mohamed è stanchissimo.. è un ragazzo di 24 anni, di Aleppo, appena laureato, mano nella mano con un ragazzino taciturno, il fratello 13enne. E’ arrivato stamattina a Budapest da Debrecen, dove c’è il più grande centro di accoglienza d’Ungheria, quello citato spesso da Orban, “lo Stato non fornsice assistenza a Keleti perché loro non devono stare lì, se vogliono acqua, cibo, un letto e assistenza medica, andassero nei campi (si ferma, in ungherese campo suona come campo di concentramento) nei centri di raccolta.” Mohamed parla di Debrecen come una delle cose peggiori che ha visto nel suo viaggio, e il suo viaggio è iniziato ad Aleppo. Al freddo, all’aperto dalle due alle sei del mattino, cibo immangiabile, luce, sempre ad urlare, in piedi, seduti, in piedi seduti, come degli animali, anzi peggio, se hai un animale gli dai da mangiare..” Mohamed si è laureato in agraria un mese fa, ha preso il diploma e ora va in Germania, per nn essere arruolato nell’esercito lealista di El-Assad. Ha la camicia, si vede che ha studiato e che è un borghese.. ce ne sono altri, gente che è stata in albergo in questi giorni, uno studente di ingegneria di Damasco.. “qui ti diranno tutti che sono siriani”, (i siriani sono migranti di serie A, buona istruzione e dalla pelle un po’ più chiara) sorrido, ma lui mi mostra il passaporto, lo apre pure.. va dalla sua ragazza, in Svezia, fa un corso di lingua e finisce gli studi al politecnico. “Tornerai mai indietro?” nn risponde, siamo a piedi nella campagna ungherese verso il confine ed è una domanda stupida. Ci sono molte domande stupide che si possono fare a queste persone.

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con Mohammad e Nasir

Non ci sono solo giovani professionisti siriani o sedicenti tali, 1000 persone è un bel campione di questa migrazione, molti sono gli iracheni, i più concentrati e provati, spesso magrissimi, le famiglie sono le loro, e molti gli afgani, compresi tre amici dallo sguardo simpatico, molto alti, han gli occhi a mandorla e parlano persiano.

Si procede a passo spedito, poche pause, nessuna lamentela, passo veloce, anche per i bambini, mamme col passeggino, mogli col fazzoletto in testa, a volte elegante a volte no, se il bambino è stanco sale sulle spalle del papà, c’è una ragazza ungherese che parla arabo e canta con una bambina dai capelli nerissimi.

Non arrivano notizie, per lo meno a noi, qui dentro al gruppo, arriva il bus, quando ci fermiamo, dove dormiamo??. Ad una pausa vado a informarmi, finisco a parlare col capo della polizia, quella che ci accompagna da quando abbiam lasciato la città, 1000 persone in cammino sull’autostrada qualche problema alla circolazione lo causano. E’ stata questa la spiegazione ufficiale dei bus di ieri ed in effetti era imbarazzante vedere il sottosegretario alla presidenza del consiglio Lazar dire che i bus sono stati messi a disposizione per evitare ulteriori disagi agli automobilisti. Il capo della polizia ha i capelli bianchi e lo sguardo buono, da padre di famiglia e da chi ha occhi per vedere questo gruppo di persone che vuole solo un futuro. Lui nn sa niente, niente di ufficiale, bus, treno, marcia, ci assicura soltanto che si va verso il confine, e non verso i campi di raccolta, siamo a una 20ina di chilometri da Budapest, se dovessimo continuare a piedi tra altri 20 Km c’è una zona allestita per passare la notte.

Dovrebbe parlare di persona avvalendosi di un interprete, tutti qua hanno paura della polizia ungherese, nei campi o al confine, e di guardie di confine ne hanno viste un po’ finora, come è innominabile la politica ungherese, Orban ha pure le sue ragioni, ma questa cattiva fama che si sta coltivando in giro per il mondo non fa bene al paese..

E’ una giornata fresca, di cielo nuvoloso, niente sole, la notte potrebbe essere freddina.. Tutti hanno una coperta sottobraccio, tutti sanno che nei giorni precedenti è stata la cosa più utile.. Cibo e acqua invece non sono un problema, la gente, la gente comune, quella che si vede passare sottocasa a piedi un migliaio di persone con una busta di plastica stracolma in una mano e un bimbetto nell’altra, con 200 Km davanti, scende al supermercato sotto casa compra una confezione di barrette al muesli, un cartone di acqua e due chili di mele ti aspetta sul ciglio della strada. Sono tanti. Dietro il Dorotthya udvar due tipi son là con due pizze giganti tagliate a fette, giusto fuori dal loro ufficio.

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E’ un sabato e non c’è molta gente in giro quando attraversiamo Budaors, ma qualcuno si, parlo con una signora, dove vanno, da dove vengono.. si deve trovare una soluzione, che vada bene per tutti, per noi, per loro, per la Germania, certo così non va che dobbiam vederci passareogni giorno per le nostre strade 1000 persone a piedi verso occidente.. verranno anche domani?

Passiamo accanto a una colonna di auto, una famiglia borghese con gli occhiali, si offrono di portare in auto due persone al confine, è la nuova gara di solidarietà che è partita qui in Ungheria, in barba alle leggi vecchie e nuove che vieterebbero di trasportare o alloggiare migranti per favoreggiamento della clandestinità.

Ci fermiamo sempre più spesso, i bambini son stanchi, sono le 19, scende piano la sera, a Biatorbagy, 25 Km da Budapest grandi urla di gioia, fischi, parte il coro “UN, UN” (United Nations), improvvisamente si gira per una stradina di campagna.. a Biatorbagy ci sono quei santi con i tesserini di Migration Aid e una bionda con fare professionale che li ha accompagna a prendere il treno, tre treni in partenza verso il confine secondo l’orario ufficiale. e alla fine ce l’hanno fatta, basta un po’ di buona volontà e aggiungere 5-6 vagoni al treno. Saluto Mohamed, ci abbracciamo.

A Biatorbaby non credo avessero mai pensato di vedere la loro stazioncina stracolma di 1000 viaggiatori stranieri. Molti sono accasciati a terra. Una vecchina passa a dare a tutti un quadretto di cioccolata.

Fotogallery qui

stazone di Biatorbagy

stazione di Biatorbagy

post ripreso da Q code magazine  http://www.qcodemag.it/2015/09/07/rifugiati-budapest/

e adattato per Avvenire del 9.9.2015, pag. 9,  reportage dal titolo “Ungheria, sulla strada verso occidente”

I trust in Europe

brevissima cronaca di oggi – morale del giorno – la storia di Sadek

Sadek e Mohamed

Sadek e Mohamed

appena posso vado a Keleti, perchè il mondo è in cammino qui a 15 minuti a piedi da casa mia.. e perchè ogni giorno ti porta una novità e non sai se potrai andare a vedere il tabellone degli arrivi e partenze della stazione o se troverai una fila di poliziotti  a impedirtelo, non sai se partiranno i treni verso occidente e se ci potrai salire, se ti diranno stai andando a Monaco di Baviera e invece ti fanno scendere nel bel mezzo della grande ungheria per prenderti le impronte digitali e poi chiederti se vuoi restare, un’offerta che non puoi rifiutare.. (ho appena scritto la storia di questi ultimi 3-4 giorni in 5 righe e ne sono fiero)

Non cerco invece storie di migranti, bellissime e toccanti,  ma voglio guardarmi in giro, e forse rispettare questa gente, il dolore che si portano dentro e la loro concentrazione perchè sono ancora  a metà del loro viaggio.

Giro per il grande sottopassaggio dove sono accampati da giorni, vicino all’imbocco della metro2 ecco musiche familiari, tuttii in cerchio coi tamburelli, gli Hare Krishna, uno degli spettacoli piu comuni delle stazioni di Budapest (e degli aiuti volontari ai barboni della città) e ora han finalmente la giusta platea, si divertono. Mi fermo a prendere qualche appunto, ho la pelle bianca e scrivo con la penna e allora nn passo inosservato..

Mi si fa incontro un ragazzo, una bella faccia franca, gentile, amichevole... non mi dice molto, vuole solo un sorriso, mi presenta il suo migliore amico, poi due ragazzini sui tappeti dalla pelle chiara e i capelli rossi, manco fossero irlandesi, siriani anche loro, li ha incontrati in Grecia con la madre, questa donna distrutta dalla stanchezza li su un fianco, il marito è un politico piu o meno importante mi assicura. Il ragazzo è’ siriano, l’italia anche in Siria è Totti, Camoranesi, Roberto Baggio (vincere un mondiale aiuta). Siriano di Aleppo (grande città multiculturale, 15% di Cristiani, 30% di armeni, anch’essi venuti da altre migrazioni di massa..). E’ laureato in letteratura araba, come anche il suo amico. chissà se in Germania e in Ungheria oltre che per medici, ingegneri e infermieri ci sarà posto in prima fila anche per gli umanisti. Da Aleppo è scappato nel 2011 quando è arrivata la guerra. So che è una domanda stupida, ma la faccio. E’ arrivato l’ISIS? GLi Arabi, si certo gli arabi (l’ISIS non capisce quasi la parola, la guerra in Siria è molto piu complicata di quello che ci dice la nostra propaganda, nn c’è solo l’ISIS e Assad, ma tante altre fazioni in lotta). Va in Germania, accompagna i bambini da uno zio, poi lui va in Svezia, lì c’è il suo ultimo fratello rimasto, erano in cinque. Tre anni da rifugiato in Libano, ma del LIbano ha avuto abbastanza. non me lo dice che è successo, ma lo sguardo dice tutto. “Non ho fiducia nel Libano. Ho fiducia nell’Europa.” Gli occhi brillano di speranza, futuro, una vita migliore, per questa gente noi rappresentiamo un posto dove vivere una vita migliore, anzi, mi correggo, un paese, dei popoli di cui avere fiducia. e noi li inganniamo così. diciamo: venite pure e poi il giorno dopo, opps, forse è meglio di no. Diciamo questo treno va in paradiso e invece  ti porta in un campo di.. (opps, in un centro di raccolta, correzione uguale a quella di Orban oggi)

io sono Alessandro e gli stringo la mano.. Lui è Sadek, in arabo vuol dire “Che non dice bugie”*

* Franco

2 settembre – liveblog

Come ai bei vecchi tempi (categoria del blog: i fatti del 2006) per semtirmi giovane un post del blog un po’ riassuntivo di molte cose lette e sentite e pensate.. piu o meno in tempo reale..
la domanda del giorno era perché i treni nn vanno avanti più(verso Ausria  eGermania, non avevano detto che tutto er a aposto ed erano i benvenuti?) e l’osservazione a Keleti le cose van sempre peggio, lo sporco è a livelli indicibili, i bambini continuano a giocare scalzi e a pisciarsi addosso nelle tende e la loro protesta è ancora cosi pacifica…

qualcosa cmq piano piano si muove, basta nn farli arrivare a Keleti o spostarli.. spostarli vuol dire a Debrecen al centro di accoglienza, ma la gente vuole la stazione, da dove si parte verso l’agognato occidente.. e scendono alla prima stazione, a Kobanya e la foto della polizia che li scorta è davvero bella…

kobanya kispest
altri treni nel pomeriggio scaricano migranti che sulla via per Budapest da Szeged (vicino al confine con la Serbia) vengono fatti scendere a Cegled, che io ben conosco, noto snodo ferroviario, da dove prendere un altro bel treno per Debrecen…

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sono a Keleti, appena scendo dal bus sento parlare italiano, vado avanti, ma il tipo un po’ saccente, pizzetto per dare importanza a una faccia anonima cammina dietro di me, allor agli stringo la mano e ci parlo un po.. ricordando anche gli incontri della mattinata posto:

<<lla zona di Keleti e non solo, è piena di giornalisti, uno su due italiani, per lo piu della TV, se li saluti e scambi due chiacchiere ti senti dire “ma perchè non vanno dalla Serbia direttamente in Slovenia?, da lì si puo’ scappare più facilmente… ma davvero, la Serbia nn confina con la Slovenia? ” o del tipo appena sbarcato dall’aeroporto: “Che cosa succede qui, allora me lo dici?”.
e poi se la prendono perchè non li hai riconosciuti, eppure uno era di Mediaset.. chi l’avrebbe mai detto

giornalista.keleti

mi aggiro per la stazione, è la prima volta che ci vado si sera.. forse le ombre della sera la rendono un p’ piu lugubre, forse i volti sono piu tesi, scontri, tensioni, se guardi giu nel girone dei dannati (il sottopassaggio pieno di migranti in tende e sporco ovunque, eufemisticamente chiamata zona transito, vedi bambini che giocano, nel corridoio, giochi nuovi, il volano, una palla blue, le biciclette per bambini qui tanto popolari.. sporco dappertutto, puzza, puzza, mamme che cambiano i piccoli lì come possono davanti a tutti, si, aveva ragione S.B. la persona che più apprezzo per i suoi commenti socio-politici, e padre di due bambini, piccoli che diceva madri che allattano, bambinetti che giocano con i padri in mezzo allo schifo, è quello che mi resta in mente dopo un giorno qui attorno.. oggi 30 *C di giorno ma stasera fa già freschetto. Io tirerei su la coperta, ad averla..

Keleti:

keleti 2.9

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manifestazione pro immigrati

poco dopo raggiungo la manifestazione pro immigrati, giunta davanti al parlamento, tantisismi giovani, un buon numero di partecipanti, saranno un 10.000, belle facce, qualcuna anche carina. Il palco non c’è, l’amplificazione scarsa, diran pure cose bellissime ma il motivo piu bello per star qui è il parlamento illuminato.. la foto della manifestazione sotto al parlamento è questa:

parlamento manifestazione promigrnati 2.9

e la domanda è, ma l’opposizione non si è mai proprio mai vista, a parte qualche dichiarazione qua e là, ma un metterci la faccia, venire qui, sfidare Orban sul suo terreno, sui sentimenti, ma nessuno lo vuole??

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21.30

chat con cara amica ungherese, che esemplifica il pensiero comune qui in ungheria:

Il problema è che non arrivano a poco a poco, ma tutti insieme e bloccano tutto. Come possono trovare lavoro, casa, tutti insieme questa gente che non parla nemmeno la lingua?

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Contemporaneamente o quasi caro amico inglese, da 20 anni a Budapest:

Se la Germania concede qualche strappo alle regole di Dublino, dovrebbe fare così anche l’Ungheria, la popolazione Ungherese ccala di 40.000 persone all’anno, ed ecco or dei siriani well educated che hanno bisogno di un posto dove vivere e lavorare, seduti qui sul piazzale della stazione. Hanno studiato secondo i criteri accademici francesi (baccalaureato) e molti anche all’università, con enfasi in ingegneria e medicina. Che grande cosa sarebbe per l’Ungheria. Molti professionisti senza bisogno di spendere soldi per formarli. L’ungheria dovrebbe dargli dei corsi di lingua e assimilarli. Sono sicuro che se non se li prende l’Ungheria se li prende la Germania, una forza lavoro giovane e preparata.

e poi dà la vera riflessione sull’atteggiamento magiaro da sottoscrivere:

Credo che alla fine finirà tutto in un tumulto, Orban ne andrebbe pazzo. Gli ungheresi sono così spaventati, completamente spaventati dai siriani. Sembra che nn riescano più ad avere un comportamento razionale, solo panico. Fanno cosi anche quelli del 56, leggo i loro commenti, sono convinti che il loro caso sia totalmente diverso da quello che succede oggi… People are really odd…

Un amico americano col dente avvelenato invece commenta; his is the land of envy and ill-intention: no way they would even WANT to help

Bellissima discussione,,, integrare questi siriani? Ma il governo vorrà mai investire questi soldi nell’attesa di avere benefici? Beh, in effetti l’ha fatto già per la doppia cittadinanza degli ungheresi di oltre confine…

Forse nn ce ne rendiamo conto ma questi giorni verranno ricordati a lungo nella storia ungherese…

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anche da altre aperti leggo commenti sull’atteggiamento degli ungheresi. Si, ci fa proprio specie,

è un atteggiamento che si fa strada anche in Italia “ci sono milioni che continuano a sostenere questo governo di merda. Ecco, io non perdono a Orban proprio il cinico e osceno..

lavaggio di cervello a cui hanno sottoposto il paese. In Italia pure ci sono milioni ostili, xenofobi nonostante un’informazione corretta. Da noi la stragrande maggioranza dei media e i portavoci istituzionali sostengono la paura, riesumano paure ataviche del diverso, dell’altro.

La paura? Si hanno paura…

E confesso, provo pena e rabbia quando persone buone, che conosco da una vita oggi affermano frasi che mai avrebbero pronunciato senza questo lavaggio del cervello capillare. Loro istintivamente erano abituate a dividere i loro averi con i meno sfortunati, l’aiutare l’altro fa parte del loro patrimonio genetico perche’ questo avevano fatto sempre.
E ora augurano la morte anche ai bambini perche’ ” potrebbero annientare la nazione ungherese

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Intanto si comincia a costruire il puzzle..

intanto perché i treni nn partono, da ieri mattina, da quando han chiuso la stazione.. ma la Germania nn ha detto che li vuole accogliere? E questi (gli ungheresi) non vedevano pure loro l’ora di sbarazzarsene?

Innazitutto l’ambasciata tedesca a Budapest (nella loro sede li sopra al var) ha ufficialmente detto che dublio esiste ancora eccome..

Contrordine compagni! sul sito dell’ambasciata tedesca a Budapest compare in rosso e incasellato un Fontos Tudnivalo (indicazioni importanti):
—-“Due to recent events the German Embassy Budapest allows itself to point out the following:The Dublin Convention is applicable European legislation. This means that applicants for asylum are required to register themselves in the country through which they entered the EU border. The asylum procedure is principally to be performed in that country.”—- che tradotto dal diplomatese vuol dire: chi cazzo vi vuole, abbiamo scherzato!

http://www.budapest.diplo.de/
http://index.hu/…/a_nemet_nagykovetseg_honlapjan_uzent_a_m…/

Kanzlei

e quindi insomma ufficilmente l ‘accordo per aprire qualche finestra Dublino non ha retto che poche ore…
ma soprattutto Domani Orban da Juncker e Schultz, secondo il Budapest Beacon va lì a contrattare fondi (soldi) e quote di migranti. (faccio il complottista: Ecco magari il motivo dell’assenza dello Stato alla stazione Keleti e del disastro umanitario, un maggior potere al tavolo del negoziato.)

orbanbru

che vuol dire che sta giocando con le vite di questi disperati per avere un po’ piu soldi…
le brevi di index sono bellissime…

a quanto pare la sera Keleti si trasfroma in qualcos’altro.. meno polizia, meno ungheresi, meno gironalisti, è il momento di pulire, lavare, lavarsi, divertirsi.. si balla, proiezione per i bambini di Tom e Jerry, i bambini guardano a bocca aperta…

tom e jerry

Fa notizai l’ennesimo salvataggio di disperati da aprte della marina italiana.

C’è poi la foto fanastica dell’ex primo ministro Ferenc Gyurcsany che imbocca un povero bambino siriano.. ha ospitato prima una damiglia di 10 siriani e poi 7 curdi, hanno anche pranzato insieme…

gyurcsany csalad

la grande notizia intanto era che avevano allestito treni speciali, per portare i migranti nel centro di accoglienza di Debrecen.. correva voce che a lezzanotte chiudeva la stazione al traffico normale e viaggiavano questi ocnvogli speciali.. ma pare che sian partiti vuoti e tutti felici e contenti…

Vienna, solo 100 migranti arrivati oggi.. e oggi han dormito in 71, sempre questo numero che torna, a vienna,  per domani allestiti altri 200 letti, e questo l odice l’esponente della Croce Rossa Austriaca, Croce Rossa che qui sembra essere imbiancata.. le ferrovie austriache hanno già destinato due paini di un palazzo per uffici ai migranti che nn riusciranno a prendere al coincidenza…

il capo della caritas ha affermato:Quella di Budapest è una catastrofe umanitaria,gli uomini estenuati, stanchi, ma ancora con grandi speranze di arrivare in Austria…

—- i soliti paranazisti che disturbano la normale vita della stazione anche la sera…

— la comunità islamica magiara distribuisce cibo ai migranti..

Stallo a Budapest

l’Ungheria è l’unico paese che ha dichiarato che non accetterà nemmeno un migrante secondo le regole di Dublino, e la gente è d’accordo – psot ripreso da Q Code magazine http://www.qcodemag.it/2015/09/03/stallo-a-budapest/

keleti 2.9

Volete restare in Ungheria?” “No” (3 volte) Dove volete andare?” “Germania (3 volte)” “Aprite la stazione!” applauso ritmico (3 volte) a guidare i cori è un ragazzo girato verso la folla che urla a squarciagola, senza megafono, senza portarsi le mani alle labbra a mo di megafono, ma la protesta si spegne quasi subito, tra un po’ arriverà il sole a picco e anche oggi supereremo i 30°C, meglio riprendere dopo le 18.

Per ora la protesta è questa, molto civile, ieri persino un sit-in il cordone di polizia davanti all’ingresso della stazione Keleti è esiguo e qualche poliziotto ha pure gli occhiali. Non si sa ancora per quanto resteranno qui, queste 3, 4, 5000 persone, illuse dalle dichiarazioni della Cancelliera tedesca e da qualche treno partito due giorni fa, prima che l’accesso alla stazione fosse impedito a quelli senza regolare visto.
Ora occupano anche la totalità della piazza antistante la stazione e oltre, quella che nei giorni precedenti era una sorta di zona dei privilegiati, di pelle bianca o quasi e passaporto UE, mentre i dannati con le loro tende, tappeti, odori e bambini con i gessetti colorati in mano erano lì sotto nel sottopassaggio della metropolitana, nuovo e minimalista.

Sono soli e non sanno cosa fare, davvero non si sa come e quando la situazione potrà evolvere.. lasciati soli, a Keleti, la stazione orientale di Budapest, da dove per ironia della sorte partono i treni per l’Occidente, non c’è la protezione civile, non c’è la Croce Rossa, ci sono gli Hare Krishna, i punk con cui si fanno le foto i siriani, tanti giornalisti stranieri accorsi all’improvviso e gente che fotografa ovunque le disgrazie degli uomini ed encomiabili volontari, ma come dice chi ne ha viste più di me senza le incredibili gare di solidarietà viste altrove.

È la logica conseguenza di un processo iniziato da lontano, da quando si è aperta questa nuova rotta dei migranti, la consultazione nazionale di Orban, i grandi cartelloni per dire gentilmente e con tutto il rispetto non vi vogliamo, a giugno la decisione di costruire un muro al confine, che poi è diventato una provvisoria supermatassa di filospinato srotolata tra Ungheria e Serbia, che ci si può anche passare attraverso.

Ed ora questo spettacolo indecoroso qui a Keleti, migranti che continuano ad arrivare e ad ammassarsi per ogni dove nella grande Baross tèr e vie circostanti, sulle statue, nelle cabine, contro ogni minima regola igienica. Si voleva l’emergenza e la si è ottenuta. I migranti son qua praticamente da sempre, da mesi, ma quasi nell’indifferenza dei più, e solo ora fa notizia e cattura l’interesse dei media europei, ora che anche qua ci son stati 71 morti e che con la bella stagione i flussi migratori sono aumentati fino a raggiungere le 3, 4000 arrivi al giorno.

E tutti vogliono esser qua, non certo dall’altra parte del paese, a Debrecen dove c’è il centro di accoglienza principale del paese, no, qui a Keleti, da dove partono i treni verso Occidente.

Non si pensi quindi che l’Ungheria fosse impreparata all’arrivo dei migranti, li si aspettava, e la società ungherese non è vergine e innocente, spaventata da questi stranieri sconosciuti frutto della globalizzazione, tutt’altro, l’Ungheria conosce la globalizzazione da sempre, dalla sua fondazione, che qui si chiama honfoglalas, occupazione della patria, ad opera di sette tribù magiare provenienti dall’Asia Centrale. L’area della stazione destinata ai migranti è etichettata come tranzit zone. Ottima scelta, l’Ungheria è geograficamente nel bel mezzo dell’Europa, zona di transito da sempre e ha una storia di meltingpot culturale che si vede nelle facce della gente, tratti sassoni e rom, semitici e serbi, ruteni e slavi.

E conosce l’emigrazione sempre attraverso l’agognato confine con l’Austria verso occidente nel ’56 o nell’89, quando il facile passaggio del confine austriaco da parte dei tedeschi est, sancì di fatto l’abbattimento del muro di Berlino.

Ed ora l’Ungheria è l’unico paese che ha dichiarato che non accetterà nemmeno un migrante secondo le regole di Dublino, e la gente è d’accordo. Come faremo ad accogliere tutta questa gente, chi gli darà da mangiare, non c’è lavoro neanche per noi. Secondo gli ultimi sondaggi il 66% degli ungheresi crede che “i migranti siano un potenziale pericolo e per questo non devono essere ammessi” mentre solo il 19% pensa sia un dovere accoglierli. La lenta perdita di consenso di Fidesz, il partito di governo, si è arrestata. lo diceva una settimana la signora di mezza età che ha attaccato bottone nella sala d’attesa del dentista, ma nella sua innocenza lo diceva anche ad alta voce parlando con la nonna un ragazzino disabile sul tram, “I migranti…, non vogliono che arrivino qui”.

L’altro sentimento che si aggira per la piazza è la confusione. La cronaca minuto per minuto del principale sito di informazione ungherese index.hu ha due giorni lo stesso titolo: Stallo totale a Keleti.

La Merkel, quella che aveva fatto piangere la bambina palestinese dicendole qui non ci sarà mai posto per te, ha poi detto che accetterà tutti i siriani.

In Ungheria il numero di migranti che alla frontiera si dichiarano siriani è raddoppiato il giorno stesso. Qualche treno è partito lunedì, poi da martedì contrordine, stazione chiusa, con rumours di telefonata di fuoco di prima mattina Merkel -Orban.
La situazione che diventa pian piano fuori controllo e l’UE che decreta riunione d’urgenza per il 14 settembre, ovvero tra due settimane, come se per ora la situazione fosse sotto controllo. Molto più sollecito invece sembrerebbe il governo ungherese. Hanno annunciato un pacchetto di modifiche legislative (ben 13) per introdurre la decretazione dello “stato di crisi per immigrazione di massa”, quando hai i 2/3 del parlamento o quasi nelle mani di un unico partito son misure che puoi prendere velocemente.
Stato di emergenza e poteri speciali alle forze di polizia che non portano certo alla mente bei ricordi.