Oltre confine

Articolo scritto con Marco Benedettelli per Avvenire del 22.9

in viaggio tra i confini di Ungheria, Croazia e Romania, dove migliaia  di persone in fuga cercano una via per l’europa..

migranti opatovac croazia

(Tovarnik, Croazia) Mentre le cancellerie dell’est Europa litigano fra loro, non si arresta il flusso di migranti. In sei giorni, secondo i dati diramati dal governo croato, sono 29mila i richiedenti asilo che hanno valicato i confini del Paese. Nel frattempo la polizia slovena ha iniziato ad innalzare una barriera “difensiva” a Bregana, valico di frontiera con la Croazia, dichiarando di voler evitare col nuovo muro che i siriani entrino in modo indiscriminato nel Paese attraverso campi e boschi e che restino invece in attesa nei centri di accoglienza allestiti al confine. Intanto altri migranti sono già all’orizzonte. Per la sola mattinata di ieri, i portali macedoni parlano di duemila ottocento arrivi lungo le linee ferroviarie al confine greco di Gevgelija. Altri quattromila sono già in transito oltre Skopje, mentre la Croce Rossa riporta a cinquemila il numero dei profughi entrati in Serbia nelle stesse ore. In attesa dell’esito del meeting di Praga, convocato per studiare un piano di soluzione all’emergenza, la crisi delle frontiere ha contagiato l’intera area attraversata dall’esodo. Ad eccezione del passo frontaliero di Tovarnik, sono stati chiusi tutti i valichi fra Croazia e Serbia, in attesa che Zagabria riesca a smaltire i circa 15mila migranti sul proprio territorio mentre, secondo la stampa croata, in caso di necessità il governo di Zoran Milanović avrebbe paventato la possibilità di trasportare i migranti irregolari verso i confini ungheresi senza più regolamentarne il flusso. Fatica anche l’Austria a gestire il valico di Nickelsdorf con l’Ungheria, dove già all’alba di ieri i passaggi registrati erano tremila. Sempre lunedì, il parlamento magiaro ha approvato con la consueta maggioranza dei due terzi un provvedimento per l’impiego dell’esercito a sostegno della polizia per la difesa dei confini meridionali. E così, dopo il richiamo dei duemila riservisti, a breve saranno inviati alla frontiera con la Serbia tremila cinquecento militari che potranno far uso delle armi in caso di pericolo di vita per i propri soldati. Non meno acceso è il contrasto con la Romania, altro paese che potrebbe divenire punto di passaggio della rotta Balcanica. Qui, il primo ministro Victor Ponta ha dichiarato in conferenza stampa di condividere lo stesso punto di vista dei suoi colleghi di Serbia, Croazia e Austria, della Commissione europea e del segretario dell’ONU: condanna dell’atteggiamento ungherese, definito come palesemente anti europeo e “vergogna d’Europa”. Accuse rispedite al mittente dal Ministro degli esteri di Budapest.

opatovac centro accoglienza

Optovac- centro di accoglienza

Intanto i migranti continuano il loro lento ma inarrestabile afflusso fra i sempre più claustrofobici confini europei. Uno dei punti di ingresso chiave resta Tovarnik, valico ancora aperto a sud est fra Croazia e Serbia, dove fin dalle prime luci dell’alba di ieri i siriani vengono fatti entrare a piccoli gruppi, caricati negli autobus, e poi condotti nel vicino campo di accoglienza di Opatovac, punto di ricezione aperto in emergenza per sostituire l’accampamento spontaneo cresciuto ai margini della frontiera. Nel centro temporaneo di ammissione uomini, donne e tantissimi bambini vengono registrati dalle autorità locali. Alloggeranno nelle tensostrutture per alcune ore, forse un paio di giorni, poi saranno condotti a Zagabria e dalla capitale croata smistati attraverso i passi frontalieri con la Ungheria verso i tre centri di accoglienza allestiti a ridosso dell’Austria. Ma per i Siriani in viaggio è davvero complicato capire quale sarà il proprio futuro. “Non so bene dove andrò a finire – racconta Hani, trentacinquenne di Deir ez Zor, ex maestro elementare appena arrivato al campo di Opatovac – vivevo a ridosso del confine iracheno, la mia città è controllata dal Daesh, (nome arabo dell’ Isis, ndr). Per le strade i terroristi dettano legge e tutti i giorni tagliano la gola a qualche innocente. Dal cielo piovono le bombe di Bashar al-Assad. Non c’è più scampo per le persone normali”. Gli fa eco Ameda, giovane ingegnere scappato da Homs coi suoi figlioletti. “Nelle nostre città non c’è più cibo, né acqua, né elettricità”. Sono numerosissimi i bambini in arrivo dal confine serbo, scendono dai pullman con lo sguardo stravolto dalla stanchezza, in viaggio da giorni nel cuore della Europa fra pericoli mortali. A Beremend intanto, altro cruciale punto frontaliero fra Croazia e Ungheria, continuano instancabili i lavori di costruzione del muro voluto dal Governo Orbán. Squadre di militari piantano a terra grandi pali di metallo, scheletro di una armatura divisoria che arriverà ad essere lunga 45 km.

barriera al confine tra Ungheria e Croazia

barriera al confine tra Ungheria e Croazia

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