Sciopero

II. Rákóczi Ferenc Általános Iskola - Szolnok

La scuola ungherese ha vissuto una storica giornata di sciopero oggi 20 aprile 2016. L’ho vissuta con G.B. insegnante di spagnolo che giusto ieri ha compiuto 60 anni e che un po’ di cose ne dovrebbe aver viste e che alla domanda quando è stata l’ultima volta che avete scioperato, si è grattato la barba e ha aggrottato le sopracciglia. “Mai, non che io ricordi, credo di aver letto che l’ultima volta così fu nel novembre dicembre del 56″ (giusto all’indomani dei fatti del ’56). Il web invece parla di due ore di sciopero 10 anni fa, nel dicembre del 2006 (ed erano anch’essi tempi bui, con l’assalto alla televisione e i 100 feriti del 23.10.2006 durante le proteste contro gli scandali del governo socialista).

Per la verità due ore di sciopero c’eran già state venerdi scorso, ma era una specie di tappa di avvicinamento. La nuova costituzione, pardon, la muova legge fondamentale in vigore dal 2012, se ho ben capito prevede una lunga marcia verso lo sciopero con un tavolo di concertazione che duri almeno una settimana, durante la quale si può scioperare solo un paio d’ore. Quelle di venerdi. Chi si siede al tavolo lo decide  il governo. Ed ora si sciopera, un giorno intero, per la scuola, per una scuola migliore ed insegnanti più fieri di se stessi.

Ma in Ungheria spesso è tutto più complicato, in Ungheria nn si sciopera contro il preside sceriffo, ma al contrario si sciopera contro l’eccessiva supercentalizzazione della pubblica istruzione. In Ungheria il giorno dello sciopero non si scende in piazza a manifestare e urlare il proprio scontento, ma si deve restare nell’edificio scolastico per scioperare secondo la legge sul lavoro. Se è stata espressa l’intenzione da almeno il 30% dei prof della scuola di aderire allo sciopero, il preside può dichiarare anche un giorno senza lezioni, ma resta pur sempre un giorno scolastico, ci si scontra se ai ragazzi serva o no la giustifica, ma i ragazzi possono comunque girare per la scuola e bisognerà pur sorvegliarli. L’Ungheria è un paese con una bella burocrazia, ma anche uno in cui l’arte di arrangiarsi è sempre esistita.

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Si resta allora in sala professori, o nelle varie aule tecniche a corregger compiti, a parlar di politica sindacale e se sia meglio bloccare gli esami di maturità o solo rifiutare di firmare i verbali, allora si che ci devono concedere qualcosa.; se continuare nella lotta coi sindacati o darci dentro con i mille movimenti civili (il nome nuovo è Tanitanèk, “insegnerei”) che sempre animano l’Ungheria, che della politica non ci si fida e poco importa se le opposizioni stavolta si sono esposte a loro favore.

Il capannello di docenti che si infervora con parole come democrazia, lavoro e **** hanno due look ben distinti, entrambi diventati simboli (forse due son troppi) della protesta:

– quelli con la camicia a quadri (dopo un mezzo insulto del sottosegretario all’istruzione che ha tacciato i prof contestatari di essere rozzi tamarri barbalunga e camiciona) a sua volta divisi in quadroni grunge anni 90 (diffusissimi qui) o eleganti quadretti tipo camicia Brooks Bros.

– quelli tutti in nero (come le donne in nero dell’infermiera Sandor Maria). Scelta furba, il nero è sempre elegante v non sfigura mai.

– misti. esempi: Professoressa di educazione artistica tutta in nero con minigonna a quadri bianca e blu su leggins e professore di inglese camicia e pantalone nero con cravatta a quadi scozzese rossa.

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Il gran momento che tutti aspettavano è alle 12. Si voleva indire uno sciopero nazionale degli statali e non, ma si è avuta un po’ paura. Un ufficio può fermarsi, i mezzi pubblici no, e i negozi ni. Allora si è deciso di fermarsi per 5 minuti, chi vuole, chi può. Se il tram non si può fermare almeno rallenti, il cameriere stia in piedi. Il corpo docente della scuola di G.B. prende delle sedie da un aula e si siede davanti all’ingresso.

5-4-3-2-1 si senton le campane di mezzogiorno, restano seduti per 5 minuti con le loro camicie a quadri e i dolcevita neri. Lo chiamano Flashmob. Seduti per 5 minuti baciati dal sole. I fotografi nn aspettavano altro. I passanti passano avanti. Si ferma una donna con 10 rotoli di cartaigienica che sporgono dalla sporta e legge il tabellone che spiega le ragioni della protesta. Si ferma un bambino di colore (rarissimi in Ungheria) che mangia una girella enorme con evidente gusto. Si ferma un vecchietto, “Vergognatevi, è così che studiano i vostri studenti!”. Vorrebbero tutti rispondere, si, lo facciamo perché studino davvero.

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