Una vittoria attesa 44 anni

i festeggiamenti per la storica vittoria contro l’Austria agli Europei. una vittoria di Stato.

A mezzanotte il körút, il grande viale circolare alberato che attraversa Pest da ponte a ponte collegando i quartieri semicentrali, è ancora chiuso per metà, solo una corsia é attiva, i tram non passano da ore. I bar lungo il körút sono ancora strapieni di tifosi che festeggiano, Austria – Ungheria, esordio vincente  dei magiari agli europei di calcio di Francia 2016; la partita è finita da piú di 4 ore, uno 0-2 che nn ammette repliche, ma la festa qui va avanti. Un vigile urbano bassino col cappello troppo grande controlla senza troppa convinzione l’incrocio con Kiraly utca, uno di quelli che porta a settimo distretto, il quartiere dei bar e dei divertimenti.

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 La febbre era alle stelle giá ore prima della partita, con maglie rosse della nazionale che spuntavano ovunque, bambini con sule guance il tricolore magiaro, come se si giocasse a Budapest per davvero, una nazione intera é scesa in campo, lo stadio d’atletica dell’isola Margherita, dove hanno installato un maxischermo strapieno fino all’inverosimile, che nn facevan più entrare da mezz’ora prima dell’inizio. A occhio ho contato 50.000 persone. Personalmente ho visto il primo tempo praticamente appollaiato su uno degli alberi di Szabadsag tèr con gli occhi sul maxischermo opposto lontano 100metri e nascosto da un ombrellone per metá e per fortuna che all’intervallo la gente va a far rifornimento di birre e ci si può spostare in avanti.

 La birra scorre, i baracci sul korut stan facendo affari d’oro,  partono ancora cori a squarciagola, l’eterno “Ria ria Hungaria” che nn vul dire niente, ma che fa rima e serve a gridare, ed è stato eletto da un sito inglese come il grido piu bello delle 24 nazionali (il peggiore con 1/10 il russo tutti per uno, uno per tutti, l’Italia con Forza azzurri ha una piúcheonorevole media classifica) un ubriaco che cerca di prendere il tram e cammina storto, cade, si inginocchia alla fermata. È come la grande sbornia del giorno del matrimonio, della nascita del primogenito o della maturità che si svolge in questi giorni nelle scuole ungheresi, con le ragazze vestite da marinarette e i ragazzi in costume. Una vittoria attesa 44 anni, dall’ultima partecipazione  ungherese ad un europeo, e chissà il futuro cosa ci riserverà.

Austria – Ungheria

aut hun

Vittoria per di più contro i cugini austriaci, certo anche loro ben lontani dai fasti anni 30 del calcio danubiano, ma comunque rappresentanti (con Alaba, sontuoso centrocampista del Bayer Monaco, Arnautovich, nuovo Ibrahimovic, Fuchs che ha fatto parte della favola Leicvster) di quella nuova europa che ci sforziamo di non vedere, e che invece ha già vinto i mondiali precedenti, la nuova europa dei figli degli immigrati, che son quelli che giocano a pallone che i campioni nascono sulla strada.

 Ma questa è la festa dell’Ungheria, dei suoi talenti che finalmente all’ultima occasione utile o quasi sono maturati, il capitano Dzsudzsák che stava per finire alla Juve, dopo ottime stagioni nel PSV e poi si è perso nei soldi di città poco note russe e turche, o di Gera Zoltan, mezz’ala del Fulham, ritornato alla base del Ferencvaros, la vittoria dei giovani che si formano nella serie B tedesca, la vittoria della nuova guida tecnica, figlia di quel Dardai Pál che ha dato carisma, approccio professionale e un nuovo sistema di gioco finalmente pragmatico (la difesa) a una squadra un po’ troppo naif e innamorata del calcio d’altri tempi.

la vittoria di Orban

Ma è soprattuto la vittoria di Orban, perché se nessuno lo sa in Ungheria il calcio è un affare di stato. O meglio lo è dappertutto con Federcalcio e CONI nazionali, e figuriamoci qui con i club sono rimasti poco più che circoli sportivi  e un primo ministro accentratore e nazionalizzatore, appassionato di calcio ed ex calciatore dilettante egli stesso. Non ha mai stupito la base calcistica della sua amicizia con Berlusconi, l’aver preso in prestito dal Silvio nazionale lo slogan Forza Ungheria del suo partito, Fidesz, la sua presenza accanto al figlio (anch’egli calciatore) ai grandi eventi, a memoria lo ricordo, novello Zelig, accanto a Platini  alla premiazione della finale di Champions 2010 e nella fila immediatamente sotto Putin e Merkel alla finale degli ultimi mondiali in Brasile.

Orban lo ha fatto capire fin dall’inizio che  la rinascita del paese passava per lo sport e per lo sport più seguito al mondo, il calcio. Ad iniziare con la riforma dei campionati, ora a sole 12 squadre, per renderlo più competitivo e lasciar posto ai ritiri per la nazionale, ritiri che si svolgono nel nuovo centro federale di Felcsút, che guarda caso è il paese natale di Orban, ed è un po’ come avere la Coverciano ad Arcore. La foto aerea del paesello con il centro federale con i suoi campi di calcio e strutture 10 volte piu grande dell’abitato è una delle più cliccate qui. Orban ha poi voluto anche i grandi investimenti pubblici per rifare letteralmente tutti gli stadi (vetusti) d’Ungheria, da quello della nazionale, al gioiellino costosissimo dello stadio di Felcsút dell’archistar magiara Makovecz, a quelli di Ferencvaros, Debrecen MTK, alle squadre di provincia, con conseguenti polemiche che era meglio fare gli ospedali già che c’erano.

Il centro federale ha persino una squadra nelle serie A ungherese (in verità retrocessa quest’anno all’ultima giornata) che è un po’ come avere l’under21 che gioca contro la Juventus. Può sembrar strano, ma cosi si fanno crescere i giovani. Molti giocatori persi nelle panchine lunghe di qualche squadra dal grande nome son tornati in patria. Sono arrivati buoni allenatori stranieri, basti citare il Paolo Sousa allenatore del videoton o l’ex juventino Andi Moeller nello staff della nazionale.

La nazionale ha sopratutto avuto tempo di preparare le partite, e costruire una squadra, ad esempio, hanno avuto due settimane di ritiro prima dello spareggio tra le migliori terze dei gironi eliminatori contro la Norvegia. L’Ungheria è stata tra le prime squadre a raggiungere la Francia per questo europeo per rifinire la preparazione. Conte lascia la nazionale per questo, per la mancanza di raduni e stage per formare una sua squadra, Ranieri prima di diventare il re dell’Inghilterra Settentrionale era l’allenatore dimissionario di una Grecia riuscita nell’impresa di perdere sugli scogli delle Far Oer. A domanda aveva risposto “ho visto i giocatori due volte prima di scendere in campo, come può nascere una squadra così?” in Ungheria si può, il calcio moderno è questo. Un amico inglese mi raccontava ieri degli europei di Inghilterra 1996, la gente cantava “sono 30 anni che nn vinciamo e gridiamo”, ora sono passati 50 anni, e il motivo lo sappiamo bene è la premiere league a 26 squadre e le 4 coppe nazionali, che obbligano i giocatori a giocare anche a natale e pasqua. L’alternativa è costruire una squadra dall’under21, come la Germania e la Spagna o l’Italia di Vicini.

Il mattino dopo

Stamattina alle 7.30 il korut sembrava sempre lo stesso, strade pulite, volti seri e malinconici che il cielo è grigio, forse piove e devo andare al lavoro. prossimo appuntamento sabato, Ungheria- Islanda.

[Disclaimer: le opinioni son tutte mie, il blog pure, l fact checking preciso lo faccio quando ho tempőo, l’importante é il sentimento che si trasmette, no, l’Inghilterra non ha 4 coppe nazionali, ma su questo blog si afferma il contrario.]

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