Diario referendiario – 23.9

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Ad una conferenza in questa bella sala ad anfiteatro coi banchi tutti in legno nero…., a parlare un professore universitario esperto di mondo arabo, la portavoce di Migration Aid e Schiffer András, 45 anni, avvocato, ex leader dell’LMP, il partito un po’ verde, un po’ liberale, un po’ conservatore che qualche anno fa aveva fatto nascere un po’ di speranze a chi cercava (e cerca ancora) un’alternativa ad Orbàn o ai (ex?) socialisti. poi scontri tra correnti e lui ha lasciato il gruppo parlamentare, ma è comunque un personaggio della politica ungherese, la sua pagina wikipedia è tradotta in 6 lingue.

Non ne quaglio molto, se non una sensazione che la battaglia di Orbàn sui migranti intimidisce un po’ tutti:

– la portavoce di Migration Aid che per tutto il tempo è stata con un piede sulla sedia, seduta sui talloni, dopo aver puntato il dito contro la lobby delle armi, alla fine riconosce che il modo di gestire i migranti non può essere molto diverso da come lo si fa adesso: una grande terra di nessuno tra i due confini (Ungheria – Serbia, ovvero europa e terra dei leoni), (anche se sembra tanto un enorme campo di internamento, ma ?sapete trovare una soluzione migliore??) e qui un articolato processo per capire se han diritto all’asilo, dove mandarli, cosa sanno fare.

– Schiffer ribadisce il referendum non serve a niente, come membro Ue l’Ungheria deve accettare le decisioni prese colleggialmente dalla maggioranza dei paesi. Certo il referendum ha lo scopo di contarsi e contare, per sedersi al tavolo delle trattative (domani a Vienna nuova riunione dei capi di stato dei paesi maggiormente coinvolti nella crisi migranti lungo la rotta balcanica) e ad alzare la voce. Un ragazzo con la barba rossa appena sotto di me chiede se anziché crisi dei migranti non dovremo parlare di crisi della classe dirigente. Si riferisce all’Unione europea, ma Schiffer travisa e parla di Ungheria: “non diamo tutte le colpe ad Orban, e poi il muro, il muro oh quello serve.., ma provate solo a immaginare le conseguenze se non ci fosse”.

Sono le ultime parole della conferenza, l’Ungheria è un po’ tutta qui. Non solo Orbàn, ma anche Socialisti e opposizoni varie… il muro qui piace proprio a tutti

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