Dov’è la libertà?

 La piazza per il Nèpszabadsàg, il giornale della sinistra ungherese, chiuso inaspettatamente due settimane fa, per difendere la libertà di informazione.

Ripreso dagli amici di Q Code Magazine qui

In piazza Vorosmarty, il cuore della Budapest dei turisti c’è un vecchietto alto, con la barba bianca lunga lespalle un po’ curve e l’impermiabile beige che vende giornali. Un giornale autoprodotto, donazione libera. È il giornale dei barboni, “il senza tetto” quello che ti vendono i barboni ufficiali (quelli col badge al collo) alla fermata del tram. Questa però è un’edizione speciale e anch’io ne prendo una copia, la mia donazione è di 300 fiorini (un italico euro) come a casa nostra un vero giornale, perché questa è un’edizione speciale, un numero del giornale fatto dalla redazione del più storico giornale ‘Ungheria, il Nèpszabadsàg, ovvero la Libertà del Popolo, il giornale della sinistra ungherese, il giornale che fu del partito socialista operaio e poi del partito socialista, e infine di un magnate austriaco, che tutto a un tratto e con mezzi subdoli lo ha chiuso. È successo due settimane fa.

C’è una piccola folla in questa parte della piazza, è un sabato pomeriggio di sole e c’è il converto artisti per il Nèpszabadsàg. All’ungherese: commosso e contenuto, cantautori e musica folk. La redazione in eleganti soprabiti di stagione con l’aria comunque rilassata. La più giovane del gruppo dei giornalisti è salita sul palco all’inizio, carina caschetto nero e pelle chiara “ci chiamano comunisti ma io sono nata nel 1984, voglio solo fare giornalismo, il rammarico sono le storie, gli articoli che avrei voluto scrivere in questi giorni e che non ho potuto scrivere. Volevo scrivere di Bob Dylan. Ci hanno chiuso il giornale e, ancor peggio, hanno messo off line tutto l’archivio storico del sito, (dove tutti i pezzi degli ultimi 10-20 anni erano consultabili liberamente). Vogliono cancellarci dalla memoria collettiva.

Chi ha tenuto l’ultimo discorso ha invece detto: “sono un giornalista, la chiusura forzata del più grande giornale del paese è una notizia, ma da allora i media “nazionali” nn ci hanno minimamente cercati, non fanno che ripetere solo la posizione del governo. Noi ci aspettiamo ora la seconda parte della storia, con Meszaros Lorincz (imprenditore compaesano e grande amico del primo ministro Orban Viktor) che arriva e compra tutto.”

Ha chiuso con un appello alla gente: “Continuate a seguirci, nn lasciateci soli, il governo ha in fondo paura di voi, finché avremo lettori ci sarà il Nèpszabadsàg

Andiamo a casa, sotto il palco prosegue la vendita di “Hanno liquidato il Nèpszabadsàg” l’instantbook scritto dalla redazione. Il giornalismo prosegue in tante forme. Ne mostra due copie, in mano, in piedi sulla fontana una signora bionda con i capelli lisci e la montatura dorata, da lontano sembra quasi emma bonino” Una manifestazione organizzata in fretta, non certo “con tutti i soldi che il governo ha speso per il grande palco a Kossuth tèr, per le grandi celebrazioni di domani, (sessantennale della rivoluzione di Ungheria del ’56), soldi che dopo due ore andranno già in fumo, se li avessero spesi per la pluralità d’informazione invece...”

C’era poca gente in fondo, circa 500 persone, ma una spiccava su tutti, riconoscibilissimo con il folto barbone nero e il cappellino blu calato sugli occhi Rohrig Geza, lo scrittore ungherese trapiantato a New York, grandissimo interprete de “il figlio di Saul” il film sull’olocausto dell’esordiente Nemes Laszlo, che ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero 2016. Un piccola capannello si forma attorno a lui per farsi autografare il libro. Tra la folla si aggira anche un ragazzone con aquila tedesca sul giubbottone nero, e simboli nazisti sulle spillette. È solo. Ma satà a 2-3 metri da Rohrig. La libertà di cui si è parlato oggi è anche questa.

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Rohrig Geza

Domani è un altro giorno. Domani è festa nazionale, si festeggia il ’56, il grido di libertà di un popolo, e oggi dal palco a un certo qualcuno ha detto: “in un paese che chiude i giornali, e in cui tutti i media sono quasi totalmente asserviti al potere, in questo paese il vero giornalista oggi è diventato lui il combattente per la libertà.

come si chiude un giornale

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Hanno chiuso il Nèpszabadsàg, lo storico giornale della sinistra ungherese. chi è stato ce lo immaginiamo tutti, perchè anche. se ne parlerà molto, spero, e spero anche che nn serva a coprire la modifica della costituzione in chiave “antiquote Ue” che domani inizia ad essere discussa in parlamento (che paese l’Ungheria, cotto e mangiato, avremo la legge dopo pochi giorni dal voto referendario),
Il come però è degno di un film: i giornalisti da mesi sapevano che la redazione sarebbe stata trasferita dagli uffici di Futo utca alla sede centrale dell’azienda, la Mediaworks, a Bècsi ut, hanno messo tutto negli scatoloni come nei film, etichettato pc e sedie, gli hanno assegnato le scrivanie nella nuova redazione e ovviamente anche i posti auto nel parcheggio… Domenica mattina andate a Bècsi ut a vedere se tutto è apposto per iniziare lunedì senza problemi…si prepara persino un festino per il primo giorno nella nuova redzaione con tanto di birre fresche e salatini.
Poi sabato arriva a tutti tramite correre la lettera della Mediaworks, sospensione dal lavoro, effetto immediato. Il colpo perfetto, tutto è già impacchettato, compresi effetti personali, guanti, laptop, fotografie di moglie e figli. Un giorno li riavranno, ma il materiale sensibile è tutto nei server dell’azienda e pazienza se la tua vita professionale è in tutta in quelle mail a cui non puoi più accedere
ah, la lettera del corriere diceva, mi raccomando non puoi farne parola con nessuno…

Il Referendum è nullo

Il mio intervento per Qcode come commento all’esito del referendum link Q code

Jpeg

Orban

Ieri 2 ottobre si è tenuto il referendum consultivo promosso dal governo sulle quote migranti in Ungheria. E il governo Orbàn lo ha perso. Indiscutibilmente. Ma ieri davanti alle telecamere nelle prime dichiarazioni sui risultati (ma i giornalisti li ha lasciati al piano di sotto, niente domande please) con alle spalle tutto il suo stato maggiore, ha parlato di risultato grandioso.

Eppure ha perso:

Ha perso nei numeri innanzitutto, e non di poco. Il referendum era valido se il numero delle schede valide avesse raggiunto il 50% + uno degli aventi diritto. Il dato ufficiale è 39.88%. molto meno, traguardo neanche sfiorato. Non certo il 98% di elettori. Una percentuale che è poi solo all’interno delle schede valide. Ma in un referendum in cui tutte le opposizioni han chiamato all’astensione, è un dato che ha poco significato. Si vinceva o perdeva con il quorum e basta.

Ma ha perso soprattutto politicamente.

– Orban e il suo governo praticamente non si occupa d’altro che di migranti, muri, quote da oltre un anno e mezzo, da marzo 2015 fino a questo referendum, annunciato mesi e mesi prima, con un dispiegamento di mezzi impressionante. La gente si è semplicemente stancata di questa interminabile campagna per la quale sono stati calcolati 10 miliardi di fiorini spesi, 30 milioni di euro. (più di quanto hanno speso pe la campagna Brexit entrambi i fronti insieme)

Si è occupato di migranti, un problema sicuramente epocale, ma lontano dalla vita quotidiana della gente, qui i migranti proprio non ci sono in giro e nessuno è rimasto o voluto rimanere. e si è praticamente dimenticato dei veri problemi del paese, scontentando fasce importanti della società: gli insegnanti, i pensionati, chi lavora nella sanità. Non è poco. La manifestazione più grande, lunga e colorata di chiusura campagna delle opposizioni è stata quella dei movimenti civili (come si chiaman qua) che rappresentano queste categorie.

Una prova di forza su un tema che evidentemente gli sta molto a cuore, ma il cui vero scopo non l’ha ancora capito nessuno,,

– Ha cercato di conquistare Jobbik (il radicato partito di estrema destra ungherese) e i suoi elettori, senza successo. Pure su un tema su cui andavano più che d’accordo. Vona Gabor, leader di Jobbik, invece, si è semplicemente eclissato in questi mesi. Il 6% che manca per il quorum alle urne, probabilmente viene tutto da lì.

– Ha sbagliato anche nella pura tecnica: con la nuova Costituzione che, ottenuta la maggioranza qualificata in parlamento ha fatto subito approvare, ha reso molto più difficile l’utilizzo dello strumento referendario, aumentando il numero di firme necessario (ma questo è nato su iniziativa del governo) e portando il quorum ben sopra il 50% reale (anche i voti nulli non contribuiscono a raggiungere il quorum). Salvo po ricordarsi che dare la parola ai cittadini ogni tanto è importante, specie quando vuoi parlare in nome della gente.

– e si è dimenticato come si fa una campagna elettorale. Ha sparato tutte le sue armi più potenti, mirando a far affiorare le paure di un popolo a luglio – agosto ed ha finito con semplici bandiere nazionali e la scritta votiamo no, dimenticandosi che le elezioni si vincono nelle ultimedue settimane (Silvio B.). Tanto che il sostegno al referendum è calato pian piano nelle ultime 2-3 settimane. mostrando tutto l’affanno in una disperata rincorsa con spot TV last minute: “amo l’Ungheria e vado a votare” e sms ai normali cittadini fino a un’ora prima della chiusura dei seggi.

Orban è da 30 anni in politica, sempre lì, ha vinto e ha perso elezioni, ha vinto e perso referendum, ha avuto gtandi rivali, non si è mai arreso, ha sempre rilanciato la sua battaglia il giorno dopo la sconfitta. Certo per questo referendum ha mobilitato molti cittadini, più dello zoccolo duro di Fidesz, 3 milioni di voti non sono pochi, è ancora il politico più popolare e carismatico, in Parlamento può contare su quasi i 2/3 dell’assemblea, e l’opposizione a pezzi, se Orbàn ha perso sicuramente l’opposizione non ha vinto, se si votasse oggi vincerebbe lui di nuovo le elezioni, a mani basse, ma questo referendum checchè se ne dica, lo ha perso.

In Blu

 

oggi mi han chiamato da Radio In Blu per un breve commento all’esito del referendum, domanda facili facili:  hanno vinto tutti, orban ha comunque lanciato un segnale importante? ma allora gli ungheresi sono xenofobi o no? come cambia il rapporto tra  europa e ungheria? i fondi europei li spendono anche loro?

ho provato a rispondere e a fare la persona sveglia alle 7 del mattino link audio

 

il referendum ungherese – Termini TV

Termini TV si occupa come dice il nome guarda un po’ di stazioni. e la vita delle stazioni di Budapest si è intrecciata con quella dei più grandi viaggiatori dei nostri tempi: i migranti.

Perchè anche loro capiscano

La mia presentazione  del referendum ungherese sulle quote migranti di oggi per Q code Magazine link: http://www.qcodemag.it/2016/10/02/il-2-ottobre-ungherese/

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C”era un grande gioco tridimensionale, bisogna ricomporre un cubo in legno diviso in tante forme strane, come un grande tetris. Un bambino ci sta provando da un bel po’. La madre lo incoraggia. È domenica mattina, siamo sul viale Andrássy, il grande boulevard di Budapest in una domenica di festa, tutto il viale è chiuso al traffico, lo attraversano passanti festosi, si fermano ai vari stand, pieni di giochi e attività, è la settimana europea della mobilità sostenibile e Budapest la festeggia così; davanti alla Basilica, poi, ci sono I dolci giorni il festival del cioccolato, ad Oktogon concerti jazz e musical, a Piazza degli Eroi è, invece, la domenica del Nezmeti Vagta, una sorta di palio di Siena a tra le varie contee magiare di dentro e di fuori confine. Arriva uno dei volontari dello stand e aiuta il bambino. Il volontario ha la pelle bianca, il bambino è mulatto, la madre ha il fazzoletto sul capo. È una scena ancora insolita qui a Budapest, dove gli extracomunitari sono relativamente pochi rispetto alle altre grandi capitali europee a partire da Vienna e una famiglia così desta tenerezza.

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E probabilmente resteranno pochi. Lungo il viale vi sono i grandi cartelloni con la bandiera nazionale e la scritta non rischiare il futuro dell’Ungheria – votiamo NO al referendum consultivo che si terrà il prossimo 2 Ottobre sulla quota migranti (1295 persone) prevista per l’Ungheria. Sul tavolino dello stand qualcuno ha invece appoggiato uno degli opuscoli blu di 20 pagine che il governo ha distribuito dal titolo: “Mandiamo un messaggio a Bruxelles perché anche loro capiscano!”. In fondo il referendum e la situazione migranti è tutta qui: l’eterna contrapposizione contro l’Ue di molti suoi paesi membri, e poi quel non ci capiscono, non capiscono noi ungheresi, con la nostra storia, cultura e lingua difficili da capire che nessuno ha forse mai cercato di capire.. e poi c’è la paura: la campagna governativa parla di grandi migrazioni, città di migranti insediate forzatamente in Ungheria, dell’immigrazione illegale che aumenta il pericolo terrorismo, cultura e tradizioni in pericolo, no go zones di migranti già sparse per l’Europa in quei paesi che 20 anni fa non hanno saputo fermare l’immigrazione. E Orbán si pone come colui che comprende il momento epocale, difende il suo popolo e i confini dell’Europa.

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Una campagna martellante, con la ormai famosa scritta “lo sapevi?” e poi un’affermazione più o meno arbitraria come “dall’inizio della crisi migranti sono morte più di 300 persone in attentati terroristici. Sulla carta questa era una mera campagna informativa fatta di cartelloni ad ogni incrocio stradale (ne ho contati una 40ina lungo la strada aeroporto-capolinea della metro) e spot sulle TV pubbliche, giochi olimpici compresi, con le ire dei telespettatori che volevano solo gustarsi le gare in pace.

In realtà Orbàn ha ben pochi elettori da convincere, in un paese che da due tornate elettorali regala al suo partito, Fidesz, più dei 2/3 dei seggi in parlamento, e che in fondo ha dimostrato poca solidarietà verso i migranti, in ogni strato sociale, con tutti i sondaggi che han sempre mostrato una schiacciante vittoria dei no. Mi confidava Jenő, scrittore e sceneggiatore: „Non ho molta simpatia per il governo Orbàn, lungi da me, ma questa sua posizione sui migranti, la trovo fantastica, giù il cappello, ma cosa vogliono questi da noi..”.

Perchè allora questo referendum? Perché ci crede, per passare alla storia, mi dice Dora, 35 anni, appena licenziata dopo un impiego nell’immobiliare, Orban ha già scritto la storia dell’Ungheria ora l’europa. O per nascondere i veri problemi del paese: sanità, stipendi irrisori, emigrazione verso il centro dell’Europa. O perché è un leader capace e furbo e un vero populista e sa che su questa questione il popolo ungherese lo seguirà sempre. Altri parlano di una prova di forza per andare ai tavoli europei con la forza di un leader e riscrivere il Trattato di Lisbona, o per indire elezioni anticipate al 2017 (scadenza naturale nel 2018), prima che la debole opposizione possa riorganizzarsi.

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Per ora l’opposizione semplicemente quasi si dimentica di fare opposizione, il segretario del partito socialista ungherese (MSZP) ha dichiarato con un po’ di imbarazzo che se costretto voterebbe anche lui NO. come Orbàn. La loro posizione ufficiale è quella che il referendum è inutile ed uno spreco di soldi, perché tanto non può opporsi alle decisioni UE e quindi è indicata l’astensione. Astenersi è anche l’invito della Coalizione Democratica (DK) l’altro partito di opposizione. Lo slogan è bello: Resta in Europa, resta a casa! E sotto i manifesti un po’ di spiegazioni di come astenersi sia un tuo diritto.

A dispetto delle premesse la vigilia elettorale è comunque carica di tensione dato che il raggiungimento del quorum e quindi la vittoria di di Orbàn è ancora incerto. Sono comparsi in TV in tutta fretta spot del tipo Amo l’Ungheria e vado a votare. Non è mancato neanche un ordigno artigianale fatto esplodere sabato 24 sul trafficatissimo Terez körút nelle ore della movida, che ha ferito gravemente due poliziotti, ascritto come gesto isolato senza alcun legame politico. Tende e materassini sono poi ricomparsi nel sottopassaggio della stazione Orientale di Budapest, come un anno fa, al culmine della crisi dei migranti. Ma questa volta erano solo le riprese di un film.

Referendum for dummies

Budapest, 2016. augusztus 3. A kvótareferendum magyarországi szavazásra készült szavazólapjának mintája a Nemzeti Választási Iroda fõvárosi székházában 2016. augusztus 3-án. A Nemzeti Választási Bizottság (NVB) ezen a napon jóváhagyta az októberi népszavazás szavazólapjainak mintáit. MTI Fotó: Máthé Zoltán

MTI Fotó: Máthé Zoltán

Quando si vota?

Dalle 6 alle 19

Qual è la domanda?

“Volete che l’Unione europea, anche senza l’approvazione del parlamento ungherese, prescriva l’insediamento obbligatorio in Ungheria di cittadini non unghresi?

 Quali sono le indicazioni di voto dei partiti?

  • Fidesz: no
  • KDNP: no
  • MSZP: astensione
  • Jobbik: no
  • LMP: libertà di coscienza
  • DK: astensione
  • Együtt: astensione
  • PM: astensione
  • Moma: astensione
  • Liberálisok: si
  • Kétfarkú: invalidare il voto

 Non c’è silenzio elettorale. è possibile fare tutto?

Praticamente si, con qualche restrizione.

  • TV, radio, giornali stampati ed online possono pubblicare analisi ed interviste.
  • Possono essere resi noti sondaggi elettorali, con eccezione gli exit poll, che saranno comunicati solo dopo le 19.
  • Non si possono fare adunate politiche. La commissione nazionale elettorale ha vietato su protesta di Fidesz due iniziative dell’opposizione
  • Non si può fare campagna elettorale entro un raggio di 150 metri dall’ingresso dei seggi elettorali. Non si possono mettere manifesti in quell’area, nè mettere loghi di un partito.
  • è vietato disturbare anche dall’esterno del suddetto raggio di 150 mt a voce alta o amplificata gli elettori che si recano alle urne.
  • Non è invece un disturbo del silenzio eletttorale se rimangono nell’area manifesti messi in precedenza..

Si possono portare gli elettori ai seggi in pullmann collettivi?

Si possono usare allo scopo al massimo bus a 9 posti. Non è vietato fare più viaggi con lo stesso bus per l’intero arco della giornata.

 Quando possiamo dire che il referendum è passato?

Solo quando la metà più uno degli aventi diritto  (8 272 625) vota in maniera valida. Fa 4 136 313.

e se il referendum non sarà valido che succede?

  • Se il referendum è valido, il parlamento può emanare una legge a riguardo. Lázár János (sottosegetario alla presidenza del consiglio) ha detto che seguirà una modifica della costituzione di cui non sappiamo ancora il contenuto, la formulazione della domanda dà ampia libertà al legislatore.
  • Se il referendum no è valido, il parlamento non ha l’investitura ad emanare leggi. Spetterà a Fidesz avanzare proposte.

Quando avremo i risultati?

Secondo Pálffy Ilona, presidente dell’Ufficio elettorale Nazionale lo scrutinio sarà concluso già attorno alle 22-23 del giorno delle votazioni, 2 ottobre. Ma la probabile contestazione dei voti nulli con ogni probabilità renderà difficile il conteggio dei voti e questo rallenterà la proclamazione dei risultati. Questa potrà anche essere rallentata dal fatto che, come già successo nel 2010, a causa della possibilità di votare da un seggio diverso da quello assegnato secondo la residenza, si verificheranno code ai seggi, che quindi non potranno chiudere all 19 come previsto.

Se ci sarà un testa a testa nello spoglio, allora potranno essere decisivi per la validità del referendum i voti dei residenti  all’estero e i voti per posta, il cui numero potrà essere noto anche solo la settimana prossima..

tradotto alla buona da link