Suoniamo l’heavy metal sull’inno nazionale

img_1492Immaginate per due ore e più l’inno nazionale sparato a mille dagli altoparlanti un po’ rovinati mischiato a un pezzo heavy metal live dell’ultra destra ungherese, uno per orecchio, uno nell’altro e avrete un’idea della piazza del parlamento oggi. Un fantastico match up che nenache Sorrentino ci poteva pensare ed ecco l’opposizione in Ungheria oggi.

all’sinistro gli azzurri e un deejay solitario un po’ svogliato sotto una tenda in un angolo ai piedi del parlamento. Gli  altoparlanti sono puntati contro il concerto dei neri giusto di fronte  Ogni 3 pezzi almeno uno è l’inno nazionale come quando ascolti una canzone fino allo svenimento perché tanto sai che ti piace un casino e poi domani ne avrai nausea.. alla destra heavy metal peso, hardrock nazionalista, schitarrate, qualche brano noto più pesante che mai, cori famosi come sono magiaro, odio tutto il 20esimo secolo, l’Ungheria agli ungheresi, la transilvania tornerà degli ungheresi.

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è l’ultimo giorno di campagna elettorale per il referendum hanno autorizzato le feste di chiusura di due partiti che non dovrebbero persarla proprio alla stessa maniera, la sinistra liberista di DK e il partito di estrema destra Jobbik… ci sono scontri? no, è che noi abbiamo una mentalità italiana, e qui la domanda è sbagliata, qui in Ungheria si vogliono tutti bene e sono uniti nella lotta, oh quanto vorrei dire così, si sta in pace in piazza insieme, sta di fatto da un lato ci sono i tutti blu, età media 65 anni seduti sui muretti del parlamento con maglietta o giacca a vento di ordinanza blu-pubblicità, tutti intorno al parlamento, l’han chiamata un po’ pomposamente una catena umana attorno al parlamento, ma sembra piuttosto un allegro picnic al parlamento e non guasta, che le nostri scioperi in pullman pagati dal sindacato sembra una manifestazione maoista del 68. Tutti a sorridere in uno stupendo pomeriggio del primo di ottobre, 25 gradi e aria piacevole all’ombra, seduti sul muretto, appollaiati come nella foto più famosa del mondo degli operai che fan la pausa sospesi sulla trave..

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A rispettosa distanza davanti a loro ecco ci sono i poliziotti, tanti, ma mai visti così impeccabili in divisa bianca, qualche corpo eletto di guardia al parlmaento, bellissimi, da esserne orgogliosi, nn sembra neanche Budapest, una divisa bianca col berretto e le mostrine blu, ognuno col su nome e cognome stampato sulla divisa come una squadra di calcio, ultraprofessionali, sorridenti anche loro con pistola nella fondina e manette di ordinanza, aiutano le vecchiette turiste ingioiellate che escono dal parlamento e sorvegliano il piccolo cordone che delimita la terra di nessuno che separa questo picnic degli azzurri dal raduno dei tutti neri dell’estrema destra ungherese, per l’occasione nella forma di concerto heavy-metal sotto la placida statua equestre di Rakoczi.

Qui ci sono i briganti, il gruppo estremo di jobbik, età media 25-50. teste rasate, mani in cielo a ritmo, magliette nere con questa nuove croce sassone col verde in mezzo comparsa in occasionedegli europei,  ma son comunque pochini al ricordo delle manifestazioni di Jobbik degli anni passati, oceaniche, pure ol comizio politico di Vona o Morvai che ci credevano a quelo che dicveano..

Passa una coppia di amici, mista italo ungherese, hanno appena avuto un figlio, che incredibilmente è l’unico che riesce a dormire in questa assurdità. Tutta qui la manifestazione? Si aspettavano altro.. continuano la passeggiata, è una splndido pomeriggio. Domani si vota. Leprevisioni dicono che la temperatura scenderà di molto..

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Esteri – referendum ungherese su Radio Popolare

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http://www.radiopopolare.it/podcast/esteri-di-ven-3009/

Parlare alla radio è complicato, senza un interlocutore diretto, paradossalmente ce l’hai persino se parli di fronte a una telecamera, perchè dietro la telecamera c’è sempre qualcuno.

Parlare della società ungherese è complicato, ricordo appena arrivato qua deaglio, parlare per i 50 anni dei fatti de 56 edire “questo è un paese diffiicle da capire”.

Ma mi hanno chiesto di parlare  un po’ di paure e sentimenti di un popolo, somiglianze con fenomeni all’apparenza simili in europa, sentirsi straniero a Budapest e qui mi potete sentire.. ad Esteri, su Raio Popolare, dal min 15.52