il dolore di una città

Non parla nessuno, ci si guarda solo attorno, la porta della scuola è aperta, i muri bianchi illuminati. è sabato sera, gli studenti son qui davanti, la strada è libera, la polizia ha bloccato l’accesso, quasi nn c’era bisogno di chiederlo, la polizia ha sede nel quartiere proprio qui di fronte alla scuola, nessuna auto disturberà il dolore privato, raccolto, molto ungherese, di questa scuola del VI distretto.

é stata una giornata con un’insolita nebbia che ci nasconde i palazzi, i monumenti, i ponti sul Danubio, smussa i contorni, si sa, a volte la natura sembra partecipare al tuo stato d’animo. come il quartiere, le luci basse del VI distretto, le statue degli eroi e poeti del 1500 di Kodaly Korond, i rami secchi dei platani di Benczur utca.

A casa, in TV si vedono i mezzi dell’ACI che lavorano sullo scheletro del pullmann, interviste ad esperti di perizie stradali, la verità è che ancora presto per poter spiegare qualcosa, comunicati dei genitori, ci sono inviati ungheresi dagli ospedali di Verona, molti parenti sono andati li, a Verona, e con loro gli psicologi, c’è molto bisogno anche di loro..

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