Papajoe

All’inizio di settembre ti può capitare a Budapest di passare le ore della sera nel silenzio del parchetto davanti alla birreria Papajoe, con gli alberi che ti respirano addosso nell’oscurità e la barista che fuma accanto a te.

Tutto tace, piazza H. concilia il sonno dei giusti, Papajoe altrimenti detta il brindisi sembra chiudere lentamente gli occhi dopo una giornata dura. Come a conciliare il sonno all’interno la TV è accesa su un realityshow dagli arredi rosa, senza volume, sullo schermo marito e moglie uno di fronte all’altro in una camicia di forza, ognuno nella sua, devono cercare di indovinare cosa dice l’altro cercando di leggere il movimento delle labbra. Eccitante. La frase è: “Molti avevano visto in questo la prova lampante di come per tutto il creato ormai serpeggiasse la pazzia.” (nn è vero, ho letto a caso nel libro che stavo leggendo, ma ci sta bene).

Mark nn ha fatto che mostrarmi foto di case sperdute nelle campagne attorno a Budapest che vorrebbe comprare se avesse i soldi e i più assurdi reperti bellici di 60 anni fa che si vendono sull’ebay ungherese: come il kit per respirare sott’acqua in dotazione ai carristi magiari nel 1954, nel caso il tank finisse in un lago, la mantelina per le autoambulanze dell’esercito svizzero tipo il figlio del Mascetti lo riconosci subito chi altro metterebbe il cappotto alla macchina, per questo ha i soldi.

È una bella serata. Al tavolo accanto le ragazze sono andate via da un po’. La barista inizia a portare tavoli e sedie all’interno del locale. Papajoe è un’isola felice di piazza H., qui di giorno ci vedi gli studenti squattrinati dell’accademia di belle arti, che è quel palazzo nero nero qui dietro sul viale alberato, di sera diventa come un rifugio di montagna nel buio della notte, praticamente vuoto. L’altro giorno però sono arrivate due famiglie di zingari praticamente ad occupare tutti i tavoli fuori, passeggini, catene d’oro e bimbetti con le pistole ad acqua. Al tavolo accanto a me han fatto: guardali.. (gli zingari sono in ungheria da 500 anni e piu, parlano ungherese, sono ungheresi, hanno case e lavori normali, solo sono ancora lo strato piu povero ed emarginato della società) Guardali, arrivano qua da migranti, generazione dopo generazione per migliroarsi nella vita e nello status sociale, a lavorare e far studiare i figli, metter su famiglia e fare progetti per il futuro e per arrivare al fine cosi… mi piacerebbe replicare tante cose, (tipo quella famosa vignetta coi bambini di diverse altezze, e gli scranni alti ugauli che solo il piu alto riesce ad arrivare alo steccato, mentre ci voleva uno scranno alto per il piu piccino, o che anche le stazioni di Budapest sono rimaste grandi stazioni di ormai due secoli fa che quando entri ti sembra di entrare in un film con i cappottoni coi baveri alzati mentre Vienna Hauptbanhof è praticamente un aeroporto).

Mezz’ora dopo siamo davanti alla macchinetta d’azzardo della bettola Isabella, solo che qui il gioco d’azzardo è vietato, 5 anni fa han tolto tutte le macchinette e le uniche permesse fan vincere solo consumazioni (alcoliche almeno), si inizia con domande alle Carlo Conti ma già alla 4a ci si presenta davanti il grande Mike Bongiorno. Sul colore delle penne di un animale metà uccello metà mammifero perdiamo la nostra 4a monetina.

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