Molto tempo dopo in Ungheria

(Sulla tomba di Shakespeare)
….versi che imparai a memoria furono quelli incisi sulla sua pietra tombale:
Good.frend,.for Jesus sake, forbeare
To digge the dust endoased here.
Bleste be ye man yt spares thes stones
And curst be he yt moves my bones.’
«Buon amico, per amor di Gesù, trattieniti
dal frugare la polvere qui racchiusa;
benedetto colui che risparmia queste pietre
e maledetto colui che le mie ossa smuove».
Molto tempo dopo, in Ungheria, dove ero andato per studiare l’archeologia dei nomadi, ebbi la fortuna di essere presente all’apertura della tomba di una principessa unna. Era stesa sul suo giaciglio di terra nera, le fragili ossa coperte da una cascata di piastre d’oro, e sul suo petto era steso lo scheletro di un’aquila reale con le ali spiegate. Uno degli uomini che stavano scavando chiamò le contadine che raccoglievano il fieno nel campo vicino. Quelle lasciarono cadere i loro rastrelli e si strinsero tutte intorno alla tomba aperta facendosi goffi segni della croce, come a dire: «Lasciatela stare. Lasciatela col suo amante. Lasciatela sola con Zeus»

(le vie dei Canti, Bruce Chatwin)