Perché Orban vince?

25 minuti in radio a Radio Capodistria, nel programma “I divergenti” (in fondo al file, clicca sulla radio o sul link, da 1.29.00) per cercare di spiegare come e quanto ha vinto Orban . E perché. E che effetti avrà sui suoi vicini di pianerottolo, sui paesi di Visegrád, sull’Europa, sul futuro del mondo.

Egészségetekre.

Link: http://4d.rtvslo.si/arhiv/i-divergenti/174531837

La Nazione ungherese chiude domani

La Nazione ungherese chiude domani

Chiude il Magyar Nemzet , la Nazione Ungherese, storico quotidiano magiaro. La prima bella notizia del dopoelezioni in Ungheria è questa.

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All’ingresso del Caffè Centràl, un odei grandi e storici caffè letterario di inizio secolo (quello vecchio) c’è ancora la tradizione di esporre all’ingresso 4-5 copie dei giornali del giorno, il signoredi città ne prende uno con non curanza e si accomoda al suo tavolino dove è solito sedersi, per ordinare un caffè lungo e sfogliare le notizie del giorno.  gli stessi giornali nel comodo reggigiornale in legno nel mio baretto tradizionale di Buda, in cui in tanti van davvero a mangiarsi pane e frittata e leggere il giornale.

Sembra già il passato, dopo il Nèpszabadsàg nell’ottobre 2016 (storico giornale dei socialisti) domani chiude anche il Magyar Nemzet, il giornaleche negli ultimi anni era diventato voce della destra (europea) ungherese antiorban

L’ultima edizione sarà quella di domani. Dei tre quotidiani lontano dal controllo di Orban, ora resta solo il Nèpszava (la parola del popolo, liberale). il Magyar Nemzet avea 80 anni, ed era di proprietà dell’ormai ex magnate dei media Simicska Làjos, in passato vicinissimo a Orbàn, ma da cui si era allontanato nel 2015 (e diventando il padrino del nuovo Jobbik centrista). Magyar Nemzet era diventato quindi un giornale di opposizione, diremmo una destra europea, critica verso le spinte autoritarie di Orban.

nello stesso gruppo editoriale sparirà (ultime trasmissioni oggi) anche Lanchid Radio (la Radio del ponte delle catene).

Cosa rimane? Simicska aveva un gruppo editoriale completo, resistono a parte il settimanale l’Heti Valasz, (la risposta della settimana) il cnale televisivo HirTV e il sito di informazione più seguito d’Ungheria, index.hu, da cui ho appreso la notizia.

magyar nemzet dittatura democrazia

Avevo qualche vecchia copia  in cantina, per incartare il pesce o per non sporcare il pavimento quando ridipinto casa. Ora è un pezzo da collezione.  W la #democrazia

Il Magyar Nemzet chiude per motivi finanziari, se pensate che son le leggi del mercato, mi dicono i ben informati che il giornale verrà rilevato dal Ungar Peter, membro dell’LMP (u’altra ungheria è possibile), il figlio di Schnidt Maria, storica, pasdaran di Fidesz, la diretrice della tanto discussa (politicamente) Casa del Terrore di Andrassy ut a Budapest.

Motivi finanziari vuol dire che a domanda da Fidesz diranno una cattiva gestione del giornale, è il mcvrcao ragazzi (come si disse per il Nèpszabadsàg). la realtà è che gli altri media sono pompati dai soldi del governo, (di Orban), dalla pubblicità istituzionale (chè è praticamente uguale a quella di Fidesz senza grandi distinzioni) o di aziende vicine a Orban, e le altre aziende son state “minacciate di ritorsioni in caso di pubblicitàù sui media di Simicska” (link) che ha messo le mani dappertutto cosi difende la nazione da chi le vuole sottrarre il benessere. Risultato ora sto guardando Hirt TV e mi sto sorbendo minuti e minuti di pubblicità dozzinale di quella coltello americano multiuso superaffilato indispensabile in cucina chiama ora non 30.000, no 25.000, non 20.000 fiorini, ma incredibile 14.990 fiorini e se chiami subito in regalo anche il preziosissimo scolatutto in plastica rinforzata antiscivolo

Se vi chiedete invece perchè la nazione nn si ribella e nn soffre per questa che sembra un’altra stretta democratica (un’altra fetta del salame ungherese che vien tagliata) ricordate che il giornale dei socialisti è stato chiuso un anno e mezzo fa e nessuno se ne preoccupa, più, e poinn avete capito la logica del populismo di Orban: Orban difende la patria, Simicska è uno di quelli che la vuole minare dall’interno, lui e le plutocrazie, il Magyar Nemzet scriveva solo falsità.

le elezioni non sono state libere

 

Alla fine ho fatto come il mio amico Sigismondo, un giorno intero a casa evitando il mondo esterno in un giorno in cui ti senti male dentro, hai quasi la voglia di lasciare il paese v ti accorgi che lo vuole fare più il tuo lato ungherese, che nn quello italiano, ho iniziato a dire voglio far il dissidente, lascio il paese e torno quando il regime cade.

Bando ai sentimentalismi e alle  umane debolezze, riprendo con un amico italiano bassino e pelato che porta un gran bel cappello tipo basco che la settimana scorsa mi chiedeva lumi sugli osservatori alle elezioni ungheresi, la risposta è in aquesto articolo a questo link in inglese con la conferenza stampa dei mitici osservatori OSCe che l’italiano medio crede impegnati solo in Georgia o SudSudan.

bene, le elezioni non sono state libere, almeno nn al massimo livello (che un paese dell’unione europea dovrebbe garantire). ci siamo quasi scordati che le TV pubbliche (levuniche che vedono in campagna) è ormai stile Nord Corea (Stefano Bottoni), che nn ci osno stati dibattiti elettorali, che prendo dal testo “The ubiquitous overlap between government information and ruling coalition campaigns, and other abuses of administrative resources, blurred the line between state and party” etc.

punto.

Quindi che nessuno dica trionfo della democrazia. questo stato che si fa partito è indecente.

due punti.

133

heti_valasz

Per commentare le elezioni di ieri 8 aprile 2018 in cui Orbán si è riconfermato leader maximo parto da lontano, da novembre 2017.

A novembre appena entrato al caffè da Carlo (per me resta sempre il caffè da Carlo), subito mi han fatto “chi lo vince lo scudetto?” subito ho risposto: la Juve, che domande… è la società più forte, ha un organigramma solido, un cannoniere, ha Dybala, il portiere migliore d’europa, viene da 7 scudetti di fila.. certo ha un gioco utilitaristico e il Napoli può fare un calcio meraviglioso ma…

spero che questo riesca forse a spiegare sull’italiano medio nn prevenuto il clima che c’era ieri a Budapest in piazza sotto la Balena, sede del comitato elettorale di Orbán con vtutti i suoi fedeli in festa, ma anche in TV, tutte le TV, per le strade e sui tram gialli di Budapest.. le false speranze nell’animo di chi non vince dai tempi di Maradona e Bruscolotti e le certezze granitiche di chi ha preso grande confidenza con la vittoria. E per stimolarsi deve puntare all’europa o ai 100 punti (raggiunti dalla juve di Conte n.d.a.).

I cento punti nella politica ungherese sono una frazione, i 2/3 (dei seggi in parlamento), quelli che ti danno la maggioranza qualificata e la possibilità di cambiare la Costituzione a tuo piacimento (Orbán l’ha rifatta daccapo nel 2012 e da allora l’ha emendata 6 volte, a maggio arriva la 7a). i seggi in parlamento sono 199 (con l’ultima Costituzione) e quindi il primo numero buono per superare i 2/3 è 133. 133 deputati, 133 mandati elettorali (come si dice qua).

Orbene sono tre legislature che Fidesz, la federazione dei giovani democratici, il partito di Orbán, raggiunge questa mitica quota e come la Juve la soddisfazione è sempre la stessa e la si leggeva negli occhi di Orban ieri in una delle prime interviste ad echotv, davanti al suo amato e sussiegoso Bayer Zsolt (il giornalista amico di mille avventure)

Se un numero vi sembra troppo freddo (133) allora meglio una immagine, l’Ungheria divisa per collegi tutta colorata tutta di arancione (il colore di Fidesz). è la mappa che vedo a tutte le elzioni in piazza e in TV dal lontano 2006, dalle elezioni amministrative 2006 ho sempre visto questa, Fidesz che vince circa il 90% dei collegi, da allora, e se li perde li perde a Budapest, la capitale, la città dei peccatori come diceva Horthy (l’uomo forte del ventennio magiaro), che sulla mappa appare solo come un puntino.

Al limite ci sono delle macchioline. Gli unici collegi scampati allo schiacciasassi Fidesz sono Szeged, città universitaria, rimasta feudo socialista, Pècs, città universitaria, indipendente, Dunaujvaros, nero o marrone, della destra di Jobbik. tre seggi su 88 vinti da chi nn è Fidesz fuori Budapest.

Come col Napoli di Sarri qualcuno si era illuso, specie dopo la vittoria antiFidesz alle comunali di Hódmezővasárhely, feudo di Lazar János (che ieri dopo aver vinto all’uninominale quasi nn ci credeva), le chiamate accorate al voto utile, l’idea che l’opinione pubblica fosse esausta di una campagna d’odio. Invece no, la verità è che tutti i commentatori si fermano a Budapest dove Fidesz ha vinto solo in 6 collegi su 18 o al massimo nelle città universitarie di Pècs e Szeged e nessuno conosce l’Ungheria profonda, e ci va a parlare. E sarà anche un problema di partiti, radicamento nel territorio, in Italia si direbbe cosi…

Ora metto le immagini del voto in Ungheria da 12 anni a questa parte una dopo l’altra un po’ in disordine e ci vediamo qualchescroll più in basso

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amministrative 2010

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politiche 2018

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amministrative 2006

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politiche 2010

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amministrative 2014

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orszaggyulesi 2014

politiche 2014

Ora mi pongo una domanda e rispondo prolisso:

Vittoria schiacciante di Orban col 49% e 20% a jobbik, che paese è l’Ungheria? (in altre parole l’Ungheria è un paese fascista nell’animo?)

L’Ungheria è un paese (fascista) come ogni altro, come l’Italia in cui si afferma la Lega di Salvini con le sue parole di odio e demonizzazione dei migranti, come la Francia, la Svezia dei partiti antiUe, come gli Stati Uniti di Trump grande leader dal linguaggio politico quando serve triviale, come la Gran Bretagna della Brexit. Certo l’Ungheria è l’Ungheria e tutto può e deve essere interpretato con la sua propria cultura e storia politica ma è una nazione del gran mondo, vive trend globali, epocali, come la differenza abissale città e campagna, come in una fiaba, le grandi città Parigi, New York, Londra restano liberal e democratiche, le grandi campagne si fanno ammaliare da questa retorica populista, e poi il lavoro che c’è sempre di meno e in condizioni sempre peggiori, i grandi distretti industriali rossi del 900 (in Ungheria le regioni del nord, Miskolc, Salgotarjan, feudi socialisti) come Detroit o la rust belt, ora fortemente spostati a destra, e ovviamente come la Russia di Putin e la Turchia di erdogan, con la “nazionalizzazione” dell’economia, la nuova ricca borghesia che deve tutto ai legami con lo stato etc..

Pensiamo ancora all’italia di pochi anni fa in fondo, quella del periodo più florido di Berlusconi, quello di un leader forte e comunicatore a capo di un partito granitico contro una sinistra supponente, frantumata, piena di invidie al suo interno divisa in 5-6 partitini, spesso rivali fra loro. Per dirne una ieri parliamo del secondo partito di sinsitra, DK, coalizione democratica dell’ex premier Gyurcsany, che ieri era felicissimo per aver ottenuto con solo il 5,6% dei voti di lista ben 9 deputati, mentre l’LMP (un’altra Ungheria è possibile) ne ha presi solo 8 col 7% di consensi. è un problema anche perchè nel frattempo Orban ha cambiato la legge elettorale e l’opposizione non ha ancora capito come funziona. L’Ungheria che storicamente aveva un sistema misto con doppio turno al maggioritario, ora ha un sistema misto con maggioritario a turno unico. Ci si deve presentare uniti, un’unica coalizione, un ulivo magiaro insomma, che magari si spacca alla prima guerra per colpa del Bertinotti di turno, ma che può vincere le elezioni. Presentandosi divisi è complicato poi organizzarsi e invitare gli elettori al voto utile sul candidato favorito. Magyar narancs (l’arancia ungherese, uno de pochi giornali kiberi rimasti, vedremo i prossimi anni) pubblica giusto uno studio fatto sul retro di una busta che mostra chiaramente come in 5 collegi di Budapest i partiti di opposzizione avrebbero vinto facilmente se fossero riusciti a  gestire meglio questa strategia. Fantastico poi il caso di Szél Bernadett  (leader dell’LMP) nel collegio Pest megye 2, che ha perso di 300 voti, avrebbe vinto con i voti del partito (satirico, antisistema) del cane a due code (MKKP) che ha preso 1250 voti o con quelli del perfetto sconosciuto Partito Democratico col referendum che  ne ha avuti 500 .

post ripreso dai cari amici di Q code magazine

elezioni ungheresi 2018 – liveblog

23.05

Indiscrezioni confermate, Fidesz a valanga in tutto il paese e resistenze dell’opposizione che ottiene risultati solo nella capitale. Come 4 anni Fidesz oscilla sulla soglia fatidica dei 133 seggi in Parlamento, i 2/3 dell’assemblea, la maggioranza qualificata.

22.30

(indiscrezioni, stravince Fidesz, alla sinistra metà budapest a jobbik niente)

22.11

L’ ultimo votante..

20.30

A Londra e Újbuda son tutte piene le urne di plastica provvisorie…

http://m.hvg.hu/itthon/20180408_megteltek_a_muanyag_urnak_ujbuda_es_london_a_tragikus_pont

19.30

Il dato dell’affluenza rallenta .. alle 18.30 ha votato il 68% degli aventi diritto, si suppone un datofinale attorno al 73%. Il dato alto al mattino potrebbe favorire Fidesz (elettori da abitudini più conservatrici).

19.00

Tavoli da festa della birra , maxischermo, chioschetti, qui sotto alla “balena” la struttura in vetro e acciaio, quartier generale elettorale di Fidesz, il popolo di Orban aspetta icrusltsri Delle elezioni. Ancora lunghe code alle urne, ci vorrà un po’ di tempo per exit poll e primi risultati, pare dalle 9

17.00 Ancora record di affluenza, 63% contro il 53 di 4 anni fa (e in linea con il preceente del 2002 e sconfitta di Orban), ma ora sono in molti a chiedersi se l’alta affluenza (che si diceva favorrie l’opposizione) nn sia invece dovuta a una estrema prova di forza della macchina organizzativa (chiamiamola così) di Orban.

Dati alla mano l’affluenza è n crescita soprattutto nei piccoli paesini (l’Ungheria profonda di Orban) più che nella capitale (dei liberali europeisti), dove sono addirittura indietro rispetto ai dati di 4 anni fa in primo luogo i collegi storicamente di sinistra (Ujpest, Zuglo, Angyalfold). In fondo nn solo l’opposizione ha chiamato tutti al voto per un cambiamento, ma anche Orban, per la sfida finale contro chi vuole distruggere il paese. Un orban con la supermaggioranza, sancita da questo oceano d voti nelle urne sarebbe superlegittimato e inarrestabile

In crescita anche l’affluenza nei collegi che nel recente passato e con questi numeri cosi elevati in pericolo l’ingresso in parlamento dei piccoli partiti di sinistra o quasi (egyutt, momentum..) dove li trovano centinaia di migliai di voti per superare lo sbarramento al 5%??

16.30

Il seggio simbolo delle lunghe code e dell’alta affluvnza è diventato, qui a Budapest, quello di Bocskai ut, a Buda. ecco foto e Mattia Collini: (che ci tiene a precisare: è solo una parte, la coda continua, stan distribuendo bottigliette d’acqua”)

16.00 eötvös utca, Bp VI

DSCN7266.JPG

al voto al voto @grimaldi

15.45 ha postato il politologo Tőrök Gabor:

“in molti han speculato se in Ungheria c’è o meno democrazia. Mentre era chiaro che finchè ci sono elezioni libere, e le basi di concorrenza e equità, nn possiamo parlare di dittatura. I dittatori nn temono del risultato finale delle elezioni. i seggi sono pieni, son lunghe file per raggiungerli, gli esperti non sanno se aspettarsi voti pro o contro quel partito. La campagna di certo non è stata bella, ma oggi possiamo parlare di festa della democrazia, qualunque sia il risultato

15.30 inizia ad affiorare lo spettro del 2002, governo Orban, economia in buona salute, grande affluenza alle urne, vittoria socialista…

qui fuori c’è il sole etutti son felici,

15.00 siamo già sopra il 50% (53.64)

per ora la notiza (bellissima per la democrazia) è l’enorme affluenza alle urne. hanno assicurato che a tutti quelli in coda alle 19, quando chiuderanno le urne, sarà concesso di votare. Intervista di Hirtv alla bionda di una coppietta in fila sotto il sole in quartiere bene di Buda:

-è la prima volta che voti?

-no..

-e allora perchè stai qui sotto al sole per un’ora

– perchè ne vale la pena

13.00. i dati sull’affluenza alle urne dicono che si è recato a votare alle 13 già il 43% degli elettori contro il 32% delle precedenti politiche. più di 3.300.000 persone hanno inserito le due schede nell’urna.

L’increbile coda per poter votare, nel VII distretto, il quartiere ebraico di Budapest.

tra gli altri fantastico il video degli elettori di londra (c’è un solo seggio per 90.000 persone, gli ungheresi che si sono registrati per votare nel Regno Unito (bisognava registrarsi, si può votare solo in ambasciata, un mio amico phd a edimburgo dovrebbe andare a londra…)

12.00 arriva ancora la pubblicità di “Governo ungherese” pagina ufficiale, con i migrantii n marcia aggueriti e la scritta l’ONU vuoleportarli tutti qui STOP! che strano vederla ancora, come se fosse così. Governo ungherese, fatto quindi con soldi pubblici, e non con quelli departito.. se Orban perde sarà solo colpa sua, per la voglia di strafare, stravincere, trasformar tutto in battaglia all’arma bianca, anzichè lasciare che il suo consenso si sedimenti placidamente

11.00 l’affluenza già al 30%! il pensiero corre all’ultima volta (significativa) in cui gli unghvresi sono andati alle urne, nell’autunno del 2016 per quell’odioso referedum sui migranti che non passò e che registrò solo il 40% o quasi..

Jobbik ha già preparato sui suoi social una bella foto: serriviamo al 70% Orban perde, che Orban tremi..

jobbik affluenza elezioni ungheria 2018

9.30

il doodle qui per le elezioni ungheresi è dolcissimo..

doodle elezioni ungheria 2018

8.00 intervista ai leader di partito come sempre tra i primissimi a votare… Orban appare invecchiato, capel bianco, pancetta, viso segnato, invece Vona (leader di Jobbik, destra) par quasi ringiovanito col suo look barbetta.

Orban dice sul finire ora fateme passà ce devo andare ancora in giro a stringere mani e parlare alla gente che “secondo la legge ungherese le elezioni terminano alle 19 e fino ad allora si può far campagna elettorale” in ungheria è cosi..

Orbàn contro tutti

Alla vigilia del voto in Ungheria, il punto su Orban, i suoi elettori, la sua strategia sociale ed elettorale e l’opposizione che potrebbe scombinargli i piani..

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Soddisfazione” è la parola più inquietante pronunciata dal primo ministro ungherese Viktor Oráan nel corso della campagna elettorale delle elezioni politiche di domenica 8 aprile 2018.

Chiederò soddisfazione a chi è contro di me” che in un ungherese di un altro secolo può voler dire avrò la mia rivalsa o un ben più minaccioso poi faremo i conti (A una settimana dal voto ha parlato anche di una lista già pronta di duemila di oppositori). Era il discorso di chiusura dei festeggiamenti, in piazza Kossuth, sotto la grande cupola del parlamento ungherese, per il 15 marzo, festa nazionale in ricordo dei moti del 1848. Il discorso non ha lasciato la piazza indifferente. Racconta Lájos, 35 anni, blogger:Nello stesso momento ho sentito una voce alta, minacciosa <<Signore, non vedo la sua coccarda? è questo il suo rispetto verso il primo ministro?>> .. era un tipo vestito di nero, con la giubba degli ussari, ho provato a rispondere, poi me la sono filata”, dà una scrollata di spalle.. “da anni non porto la coccarda tricolore simbolo di vera magiarità alla manifestazione del 15 marzo, non è un obbligo, non siamo mica più sotto Rakosi (.ungheria stalinista).

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la guerra di Orban –  Seppur alla guida di con un PIL in costante crescita, disoccupazione al di sotto del 4% e stipendi in ascesa Orbán parla solo di nemici, muri, migranti: “Ci sono due Ungherie: Noi e Loro” quelli che, come buoni padri di famiglia, vi proteggono dai pericoli, dai milioni di migranti che vogliono entrare nel nostro paese, e distruggere la nostra cultura e religione e loro, quelli che vogliono che tutto questo accada: l’Unione Europea, l’ONU, l’occidente in declino morale, il grande capitalismo internazionale capitanato dal finanziere statunitense di origine ungherese George Soros, il cui faccione compariva dappertutto nei cartelloni stradali con un ghigno cattivo. Alla vigilia delle elezioni siamo ormai al terzo anno di una lunghissima campagna mediatica aggressiva e piena d’odio, che in pochi si aspetttavano. Mi confida Bandi, artista figurativo trentenne, col suo cappellino da baseball al bancone di un bar “Sono ungherese, ma nato e cresciuto in Serbia, vicino al confine, ho vissuto la mia infanzia in un paese famoso per il nazionalismo e l’uso senza scrupoli che ne hanno fatto i politici, ma nn si era mai arrivati a questo punto, a queste parole, tutto finiva lì, nei propri interessi privati. Se stravince Orbán io forse torno in Serbia

Fermiamo il candidato di Soros

Crea la minaccia – Non è una novità, “è una tecnica che si usa da sempre nella comunicazione, per la politica come per un detersivo o uno yogurt; trovi o crei un pericolo, meglio se mortale, identifichi una causa, un nemico, e indichi la soluzione, meglio se el frattempo usi un lessico nuovo o parole straniere, vergini a cui attribuire il tuo significato semantico che si tratti di bifidus o migrante , la differenza è che ora i social e il controllo dei media fanno diventare quest’arma molto più potente” spiega Heszna al Ghoui, famosa inviata guerra ungherese di padre siriano, ai margini di una conferenza “ed è una tecnica quindi molto efficace con chi non ha altre fonti di informazioni o capacità critiche”.  La campagna d’odio di Orbán è quindi in primis rivolta a convincere l’Ungheria profonda, l’Ungheria di provincia che guarda solo i canali di stato, e poi verso le classi piu disagiate della società, quel 26% degli ungheresi al di sotto della fascia di povertà, i meno istruiti, i lavoratori sociali o piccoli impiegati che guadagnano anche meno di 300 euro in un mese. Miklós un senzatetto che vive in una tenda rinforzata di polistirolo sulle colline di Buda non ha dubbi sul voto ad Orbánchi altri votare, Orbán è sempre il migliore”.

Il popolo di Orban – Lo pensano in tanti, Orbán sa che può contare su un elettorato fedele, 2 milioni di voti, di chi segue poco le schermaglie politiche e lo vede da decenni come il grande leader difensore dei valori cattolici e conservatori, e di quella classe medioalto borghese, che gli riconosce un consolidamento del proprio benessere: tra i primi interventi di Orbán c’è stata la flat tax al 15% per le persone fisiche e al 9% per le imprese, che fa dell’Ungheria, al di là dei proclami ad uso interno, un paradiso per le aziende estere che investono nel paese da Cina, Corea ed estremo oriente, ma in gran parte tedesche. E sono gruppi influenti che faranno valere tutto il proprio peso per far sì che l’era Orbán prosegua..

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Un unico candidato per l’opposizione –Con un unico candidato antiFidesz (Fidesz, Federazione dei Giovani Democratici, il partito fondato da Orbán e i suoi amici di università, alla caduta del comunismo) possiamo vincere, se invece i partiti di opposizione andranno divisi, non c’è speranza, la gente non andrà neanche a votare” a parlare è Péter Marki-Zay, neosindaco a sorpresa di Hódmezővasárhely, feudo storico di Fidesz, dove si era presentato da indipendente. Marki Zay è riuscito ad aggregare attorno al suo nome tutta la storicamente frammentata opposizione antiOrbán: i socialisti dell’MSZP e di Parbeszèd (dialogo), guidato dal leader della coalizione dalla faccia da bravo ragazzo Karacsony Gergő, i democratici di DK dell’ex premier Gyurcsány, i liberali dell’LMP (un’Altra Ungheria è Possibile), la destra di Jobbik, i giovani di Momentum (nati col referendum antiolimpiadi 2024).  Alla fine è stato lo stesso Orbán con la sua logica populista manichea a spingere verso un sistema di complesse desistenze collegio per collegio verso il candidato con maggiori possibilità di battere l’uomo di Fidesz. Se qualcuno avesse dubbi Marki-Zay ha aperto il sito www.orbannakmenniekell.hu (letteralmente www.orbansenedeveandare.hu, con l’indicazione per chi votare. Nell’Ungheria di Orbán svaniscono così le divisioni ideologiche e gli elettori di sinistra voteranno senza problemi i candidati di Jobbik.

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Chi non vota Orban – Voterà contro Orban l’altra anima dell’Ungheria, quella progressista che gridava Europa Europa!” ai cortei dell’anno scorso, quella esclusa dalla spartizione di potere e lavoro degli uomini di Orbán (Orbánèk altra parola nuova), quella che si indigna per i tanti scandali di corruzione e nepotismo, quella dei giovani per i quali Orbán non è più il ragazzo di campagna acuto e intelligente che ha abbattuto i comunisti, ma solo un uomo di mezza età con la camicia a quadretti sotto la giacca, legato a un modo di pensare del passato, quella infine che ha i visto i suoi figli emigrare, in massa, all’estero (almeno in 500.000, su un paese di 10 milioni di abitanti) in cerca di stipendi migliori.

I  sondaggi

Gli ultimi sondaggi davano Fidesz leggermente sotto 50% nel proporzionale, che si può tradurre in un’altra maggioranza qualificata, ma tutto dipenderà dall’affluenza alle urne, che farà pesare o meno il nocciolo duro di Fidesz, si prevede per la cronaca una bella giornata di sole. Vedremo se l’Orbàn primo ministro uscente si riconfermerà come nel 2014 con i due terzi dei seggi del parlamento o pagherà l’errore commesso nel 2002, al suo primo mandato, quando l’alzata di toni e la voglia di stravincere gli si ritorse contro come un boomerang.

(pezzo ripreso da WOTS magazine)

Barboni

è andato in onda in oggi sulla TV Svizzera italiana, all’interno del programma Segni de tempi, lo splendido e delicato reportage di Matte Tacconi sui barboni di Budapest, a cui ho collaborato qui  sul posto… eccolo qua:

 

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