La Parigi dell’est..

In parlamento e in piazza contro la legge – schiavitù, vouta da Orban per favorire le multinazionali tedesche. a Budapest si rivedono i lacrimogeni..

Budapest, Ungheria. Alle 23.30 si sparano gas urticanti per allontanare la folla giunta fin sotto la grande scalinata del parlamento. Erano 12 anni, dagli incredibili fatti del 2006 che portarono alla caduta rovinosa dei socialisti e all’ascesa solitaria di Orban che nn si vedevano i lacrimogeni, lanciati contro centinaia di ungheresi scesi in piazza in una comunque fredda notte di metà dicembre qui a protestare in difesa dei diritti dei lavoratori..

Nell’Ungheria di ieri c’era il sabato comunista, si lavorava da lunedì a venerdì e poi il sabato si lavorava gratis, per lo stato, per costruire un paese migliore.. il primo in Ungheria fu nella prima metà de 1919 sotto la Repubblica dei Soviet Ungherese, aderirono 205 persone che ripararono 4 locomotive e 6 vagoni..

Oggi l’Ungheria non è più una repubblica (nel nome, con la costituzione del 2012 il paese si chiama ufficialmente Ungheria e non Repubblica d’Ungheria) e il governo ha introdotto ieri de facto il lavoro coatto sotto forma di ore di straordinario imponibili, il tutto come ulteriore grande favore alle grandi multinazionali straniere (leggi il nuovo impianto a Debrecen, est del paese, da 1000 lavoratori di AUDI – Germania) per scegliere l’Ungheria come sede produttiva.

L’hanno chiamata legge – schiavitù prevede 400 ore di straordinario annue (che se ci facciamo due conti sono qualcosa più di un’ora al giorno, o se si vuole un sabato da 5 ore di straordinario, come ai bei vecchi tempi), pagabili a tre anni dallo svolgimento del lavoro (la mia commercialista, che ha molti clienti e che nn simpatizza per il governo Orban è imbufalita, oggi lo straordinario si paga ogni settimana, per qualcuno 6 volte al mese, per certi contratti collettivi, guarda un po’ quelli dell’automotive tedesca, entro un anno). Se vi chiedete perché forzare cosi lo straordinario anziché dar lavoro a tutti, lavorare meno lavorare tutti, la risposta è che in Ungheria già lavorano tutti, o almeno tutti quelli che rimangono, gli altri, si parla di 800.000 persone, l’8% della popolazione magiara semplicemente è emigrata e lavora all’estero, in Inghilterra, in Germania, ad Amsterdam, forse forse perché pagano meglio e ci sono condizioni migliori e lo straordinario te lo pagano subito?

Legge approvata a tempo di record manco fosse urgenza nazionale, dopo un’aspra battaglia parlamentare: occupazione dei banchi del governo e del presidente dell’assemblea, istituzione di una sorta di guardia parlamentare, forzature procedurali. La notizia vera forse è questa, finalmente battaglia politica, di principio, sociale, nn solo timide schermaglie di gruppi parlamentari spesso comprati sottobanco dal governo; è anche tornato a farsi sentire il sindacato, una parola che nn si pronunciava da anni credo.. E subito dopo una manifestazione quasi spontanea, guidata da uno dei parlamentari di opposizione, che è andata avanti dal primo pomeriggio a tarda notte, dallo splendido parlamento di Budapest alla sede di Fidesz (il partito di Orban) e ritorno, lungo il viale Andrassy, piazza degli eroi, il ponte delle catene (manifestare a Budapest è sempre una gioia per gli occhi) non la solita assurda folla delle manifestazioni di partito, questi sono giovani, lavoratori, qualche balordo (34 arrestati) sotto la facciata contro i poliziotti caschi alla Dart Veder in assetto antisommossa, ma in gran parte persone comuni, lavoratori o studenti futuri lavoratori…

Prima dei lacrimogeni la folla era avanzata sulle scale, quasi mescolandosi con la polizia, qualcuno ha provato a parlarci, a convincerli, dai ve li diamo noi i soldi, e a voi piace lo straordinario?, dimmi amico celerino, sei della provincia vero? (notizia circolata in giornata, come in tutte le non repubbliche i poliziotti che usano i manganelli nn lo faranno mai contro i loro concittadini).

A mezzanotte si spengono le luci del parlamento, la folla viene spinta fuori dall’enorme piazza, viene impedito di recar danno all’alberone di Natale lì davanti al parlamento accanto alla statua di Rakoczi.

Oggi si ricomincia, alle 17… Non siamo a Parigi, nn ci sono i gilet gialli, ma Budapest non è forse la Parigi dell’est?

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