Guarda, c’è il re!

Guardando Ungheria -Croazia valevole per le qualificazioni al campionato d’Europa 2020.

al 30esimo del primo tempo entrano tre indiani visibilmente spaesati, di bassa statura, ben vestiti, con gli occhiali, nn si aspettavano che sul Maxischermo della bettola di fronte alla fermata Klinikak dove mi  sono infilato ci fosse la partita della nazionale, Ungheria – Croazia, ci saranno una decina di persone, tutti uomini ovviamente tranne la barista. Uno degli indiani ordina molto imbarazzato un cappuccino, gli altri non gradiscono niente.

siamo a un 500 metri dallo stadio, e a Budapest è arrivata la Croazia vicecampione del mondo, ma nella bettola nn è che si urli molto, gli ungheresi sanno essere composti e contenuti, anche questi della classe operaia di fronte  a me, e poi il gol della Croazia dopo una decina di minuti con un tiro a 10 all’ora ha smorzato subito il buonumore, quando ecco che l’Ungheria pareggia, con una bella azione tra i suoi due uomini di maggior tecnica Dzsudzsak e Szalai. la telecamera inquadra in tribuna un Orban finalmente senza cravatta, reduce dalla conferenza sui migranti, e la sua cricca (scusate, il suo entourage). Tutti ridono, uno dice “guarda c’è anche il re”. (nn è vero che tutti amano Orban in Ungheria; quelli bassetti, arroganti e che voglion comandare solo loro in genere stan sulle balle).

L’Ungheria passa addirittura in vantaggio e vince la partita: dopo le tante polemiche per la sconfitta in Slovacchia di 3 giorni fa ora abbiamo una squadra di campioni e i giocatori in campo festeggianoci si batte il petto dove c’è lo scudetto, pardon lo stemma uguale a quello di quando eravamo un regno, e poi andar tutti sotto la curva, mettersi in riga, tenersi per mano e cantare insieme ai 50.000 dello stadio del Ferencvaros l’inno nazionale a  cappella. Dio Salvi il re.

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Il servizio di Alfonso Juliano per Agorà di Rai3, a cui ho collaborato qui da Budapest..