la mia Budapest è un muro

La mia Budapest da 10 giorni è il muro davanti alle finestre di casa. Da 12 anni vivo in questa casa. ho sempre amato la vista delle mie finestre. Quando sono arrivato qui c’era un mercato di frutta e verdura, provvisorio. Vivevo nel quartiere e venivo qua a far la spesa. Poi il mercato si è trasferito nella piazza dedicata e un po’ dopo mi son trasferito qua. Abitavo al primo piano, ma avevo la vista sui tetti (era solo un piano) della struttura abbandonata, sono un romanticone, faceva molto Budapest, storia della città sotto casa. È arrivata la crisi, la ripresa. L’hanno abbattuto in 3-4 anni con molta calma e ora davanti alle finestre ho un grande spiazzo vuoto, bianco, con 2 camion tecnici e una di quei grandi muri di mattoni rossi bello lontano che fa molto Budapest. La città è li in un angolo, un incrocio, qualche passante molto molto in lontananza. Ogni tanto. Nn riesco mai a capire se sono molti o pochi. #stateacasa.

bricks mattoni wall muro budapest Covid

Le chiavi

Come si fa a perdere le chiavi di casa in questi giorni? Ieri ce l’ho fatta. Cosa c’è di più sacro in questi giorni, quale la nostra unica difesa, il nostro fortino da difendere con i carri in circolo, gli arcieri con le frecce infuocate mentre donne e bambini sono al sicuro? La casa. Bene ierimattina all’alba torno a casa con le buste della spesa cariche, avvisto due tizi nella piazzetta sottocasa, li aggiro passando per il parco, fò una scrollatina alla tasca della giacca, sento tintinnare qualcosa ma son monete, mi fermo, mi frugo pian piano cercando di mantenere la calma, ma niente. Inizio allora freneticamente a travasare una busta nell’altra nella speranza che sian li, arance, cavolini di bruxelles, fagiolini, lamponi surgelati (ho deciso di combattere il virus con le vitamine, so che forse riuscirà a sfondare le difese del castello, ma lo aspetto al varco con un valido esercito di anticorpi ben allenati) niente. Panico. Continuo a farlo davanti alla porta di casa, escono degli operai, mi intrufolo, frugo ancora, vedo la ragazza del terzo piano scendere le scale il suo cane pulcioso, lo fa 4-5 volte al giorno, qui nn è cambiato niente, ho visto l’altra vicina rientrare a casa con due uomini che sembrano gli zii della provincia che hanno un’impresa di ristrutturazioni interni, quale momento migliore per rifare il parquet di casa. Le lascio le buste, corro al supermercato, poi al secondo (ho trovato code lunghissime e avevo provato a cambiar esercente, da Despar a Penny Market cambia poco, vuoti gli scaffali di pasta, pomodori pelati, conserve varie, anche la crema di fegato, legumi secchi, le penne liscie ungheresi sono le lenticchie gialle). Nel mentre chiamo amico uno poi amico due, no, i doppioni delle chiavi ho avuto la brillante idea di riprendermeli, ora ce li ha una mia amica che in genere è a Budpaest ma che ora è a 100km da qui, pratico no?

Mi permetto il lusso di una scenata alla Mario Merola davanti alla tipa del Despar che mi dice, qualcosa tipo io nn ce le ho in tasca, cazzi tuoi amico, (chiamasi solidarietà). Vado verso la stazione, ho deciso, chiamo l’amica, nn raggiungibile. Attraverso la carreggiata all’angolo tra via Damjanich e via Rottenbiller, a due passi da Lovolde ter, dove soffia sempre il vento, dice la canzone, di fronte alla chiesa metodista che ti dice che ti ama. Il semaforo mi fa fermare sull’enorme spartitraffico, riprovo, l’amica risponde, pronto senti vedi che…., mi giro, vedo un oggetto metallico sull’enorme portafiori al centro dello spartitraffico. Mi avvicino, vedo sporgere un pendaglio bruttarello di un bel verde acceso. Le mie chiavi.

Da qualche anno han deciso che i viali alberati di questa parte del mio quartiere devono convertirsi a la modernità e oggi per molte strade ci sono schiere di alberelli rachitici che nn son mai cresciuti e nn hanno mai messo foglie da anni perchè nn piantati nel terreno, come Cristo comanda, ma in un gran portafiori anonimi di metallo. Ieri l’ho trovata una idea eccellente…

il cacciatore

il cacciatore - Kovacs Zoltan

Domenica, ore 13.30, l’ora che ho scelto per uscire di casa e andare a far la spesa al supermercato, che qui nom c’è nessuna distanza obbligatoria, nessun a fila col carrello in mano, l’ungheria è un paese sicuro e il male nn ci colpirà, ma io sono italiano e so come vanno le cose e allora ho scelto domenica 13.30, quest’ora che son tutti a tavola o, o niente (un tempo scrivevo o in campagna dai nonni, no, i nonni meglio che nn vedano i nipotini ora). Qui cmq ci sono ancora 10 gradi di massima, se esco con cappottino lungo, sciarpa a coprire il volto tipo tempesta di neve e guanti passo quasi inosservato, ho detto quasi).

Ma il supermercato è chiuso, nessuna ordinanza, c‘è un cartello, oggi è 15 marzo, festa nazionale ungherese, si ricordano i moti del 1848, contro gli asburgo, in genere è un gran bagno di folla, di comizi politici di ogni ordine e grado dall’ultradestra alla sinitra che sogna, al leader viktor, ma oggi nn si fa niente ovviamente, per nn seguire l’esempio della spagna che festeggia l’8 marzo ed poi una settimana dopo si ritrova con 2000 casi al giorno. Vuota allora la scalinata del Museo Nazionale, dove in genere un coro di bambini ricorda l’eterno poeta Petofi che legge la lirica Alzati in piedi, o magiaro, ma in TV vediamo cmq a ripetizione i soldati ungari che marciano compatti per l’alzabandiera davanti al Parlamento con presidente della camera e presidente della repubblica solenni che avanzan, non mano nella mano ma a 5 cm l’uno dall’altro si. Orban invece se ne è andato in Serbia, ai microfoni dice per assicurarsi che gli amici dei balcani nn facciano arrivare italiani e migranti, ma ungheresi si.

Alla conferenza stampa quotidiana oggi nn c’è la zia Cecilia e accanto al militare pieno di medaglie si presenta il sottosegretario alla presidenza del consiglio Zoltan Kovacs, quello sicuro di  se e della linea orban che parla alla CNN, responsabile comunicazione internazionale. In giacca di camoscio e sottopetto manco tornasse da una battuta di caccia tra i boschi del Vermont, è in un visibile stato di agitazione, attacca i giornalisti, arrogante e aggressivo ben lontano dal ruolo rassicurante che dovrebbe avere un politico vero in questo frangente.si potrebbe pure esser giocato la carriera

Vuol dire che l’Ungheria è messa male e io inizio ad avere paura.

I numeri sono ancora bassi, 32 infetti, oggi il primo morto (“è morto un nostro compatriota” annuncia Zoli), ma intanto tutti anche restando ai paesi qua vicino Slovacchia, Polonia, Austria, han chiuso i confini, i negozi e la vita sociale. Qui ancora la gente fa tutte le cose che avrebbe fatto l’anno scorso di questi tempi.

Mi aspettavo un discorso importante da statista di Orban oggi, festa nazionale, ma niente. Mi rifaccio la sera con Burioni, Gualtieri, Borrielli, Sacco. L’Italia mi manca.

 

il lattivendolo

L’ungherese medio c’ha ancora capito poco del virus e ha le idee un po’ confuse. Sabato mattina qui è giorno di mercato, il giorno in cui si colorano i banchi dei piccoli contadini, quelli fuori dal piccolo grande mercato coperto del mio quartiere, e se ho tempo per andarci ci vado e in questi giorni il tempo proprio nn ci manca.

L’appuntamento da non mancare è quello col mio lattivendolo, quello che viene col suo piccolo van da Lajosszentmise, dalla pianura ungherese e che ha un buon spirito imprenditoriale da migliorare sempre l’offerta, i prodotti e il marchio. Sul marchio ora c’è un tizio un po’ robusto con la barbetta rossiccia che sorride mentre è in posa accanto ad una placida mucca, mentre al mercato sul suo van con ripiano verso il pubblico c’è sempre un tizio magrolino, pelatino con il pizzetto rossiccio, il fratello. Ed è un tipo simpatico, con quel pizzetto, uno di quelli che ti ispira un saluto più sincero del solito, che ti sorride, con cui la gente si apre e scambia due parole. Ci vado quando il mercato sta per chiudere, poco prima delle 13 cosi nn trovo nessuno, nel mercato come per le strade, (ormai faccio solo stradine laterali o cammino in mezzo alla strada per nn incrociare nessun pedone) ed in effetti metà ha sbaraccato, ma so che lui c’è fino all’ultimo. c’è solo una signora in cappotto nero che nn la finisce piu di far chiacchiere con lui, con quel modo concitato e sicuro che solo le massaie di tutt’Europa hanno. Ogni tanto sbuca la parola virus, ma tengo il mio metro e mezzo di sicurezza e nn capisco niente di piu.

Poi è il mio turno: due pezzi di formaggio fresco (li vende solo in pezzi da 200 grammi l’uno). Tre vasetti di yogurt (è tutta roba che in 3-4 giorni inizia a diventar rancida nel frigo, quando si dice prodotti freschi senza conservanti, nn ne posso comprar di più), ricotta, korozott (una sorta di ricotta mescolata a panna, paprika dolce, aglio, prezzemolo, gustosissima sul pane). È il mio turno anche per la chiacchiera “ma la gente ha paura del virus?” “si, tantissima”, dai quartieri semicentrali di Budapest alle fattorie della puszta.., “fanno bene, l’unica è restare in casa” “restare in casa?” mi guarda come se volessi combattere l’AIDS con un corona d’aglio attorno al collo… di restare in casa nn ne ha mai sentito parlare, comunque è una cosa impossibile e inattuabile, gli parlo del metro di distanza e delle mani, oh si, ha un pacco di salviettine umidificate e nn fa che umettarsi le mani, i soldi, i soldi trasmettono il contagio. Ecco, gli ungheresi non venderanno le loro madri e i loro nonni per un punto di PIL, l’idea che il peccato, il primo vettore del contagio siano i soldi, il male che infetta il mondo siano le banconote che incassa ce la meritiamo tutta. Buona domenica a te.
In Ungheria comunque come nel resto del mondo c’è tanto orgoglio in questi giorni ad essere italiani, santi, navigatori ed eroi, gente che vuol salvare i suoi anziani. Il popolo che quando arrivò l’epidemia cantò dai balconi.

Coronavirus East

Ti aspetti di stare come in vacanza con molto tempo per te, un buon libro, e cucinare in tranquillità rispettando i tempi giusti, e magari un buon film la sera scaccolandoti e stropicciandoti gli occhi quando arriva il sonno ma vuoi vedere come va a finire invece ti trovi sempre alla scrivania con un’ansia crescente ad aggiornare sempre i tuoi siti preferiti tra cui c’è anche quello del bollettino di guerra morte e feriti e dispersi del coronavirus (link) a leggere di mortalità cinque volte quella normale in città come Bergamo, a cercare sempre gli aggiornamenti dai siti dei tuoi due paesi, con appunti fissi attorno alle due per la “ Tribù Operativa” la traduzione letterale della Operativ Torzs, una specie di Squadra speciale, che sembra uscita da un film di Franco e ciccio, uno in divisa militare dura con tante medagliette pelato al punto giusto e la zia Cecilia, Cecilia Muller, una simpatica signora di mezzetà con gli occhiali con la catenina, la messa in piega. Sarebbe l’ufficiale militare in capo ma “sembra una cassiera del Lidl” mi ha fatto Robert, un amico infettivologo che ha lavorato come sulla ricerca contro l ‘AIDS; un altro virus, una che ha fatto carriera con la fedeltà politica insomma. Poi arrivano i nostri con il loro bollettino di guerra, morti, feriti, dispersi, le rassicurazioni va tutto bene mantenete la calma.. oggi in realtà c’erano solo due militari, e han risposto a domande sul virus. Come nei film americani quando scoppia l’epidemia e la situazione la prendono in mano quelli del Pentagono e lo scienziato che vorrebbe dire la verità ma gli viene tappata la bocca. la sala stampa è quasi deserta tranne solo qualche giovane volenteroso.

in realtà oggi ha parlato Orban, ha cambiato a 360°C la sua posizione in 12 ore e nessuno se ne è accorto, ha parlato al suo classico colloquio alla radio del venerdi mattina e ha detto a parte cche il virus lo portano gli stranieri puzzoni, che “segue le mosse degli altri paesi” ma le scuile rimangono aperte (i bambini si ocntagiano e poi chi st aa casa con i bambini, i nonni!) e poi nn si puo perdere l’anno soclastico e cmq i professori nn saranno pagati se si blocca tutto.

poi però una classe nel liceo buono buono quello di mattoni rossi, il Toldi sotto il castello di Buda, viene mandata a casa perchè arriva la notizia che la madre di un ragazzo ha il virus conclamato, poi il preside di un piccolo paese sopra il Balaton, Tapolca, decide di mandare tutti a casa, epricolo, chissenefrega delle regole che sono cosi. Alle 8.30 passa la notiza alle 9.15 il presidente parla alla nazione, sul suo account facebook ( che ovviamente si blocca) ma poi eccolo in differita facebook orban in maniche di camicia bianca dietro una scrivania nn da parata che parla di una giornata pesanta, snocciola 10 gruppi operativi formatisi, annuncia la chiusura delle scuole (la forza di orban  è anche in questo italianissimo pragmatismo, sa adattarsi alle cirocstanza, tornar eindietro e prendere l’asltra strada senza mostrare debolezza e indecisione), si procede a distanza con aiuti elettronici (come dappertutto ornai in europa), chi nn ce li ha puo sempre andare a scuola e usare i computer della scuola  inarca le sopracciglie, si, si formeranno piccoli gruppi.

Kurz ha parlato all 14, i nostri Borrelli alle 18, Trump alle 17, ieri ho visto Boris Johnson, la lotta al virus dal divano di casa è dura. Quando ha ventun anni mi tagliai i capelli lunghi (mi arrivavano alle spalle, nn ero un metallaro, è che i barbieri mi facevano tanta paura) capii cosa davvero le persone pensavano di me da come reagirono la taglio che avevo dato alla mia vita, oggi vediamo come i popoli della terra reagiscono all’arrivo di una epidemia per cui nn abbiamo cure e sembra una barzelletta; l’italiano disubbidisce, ama la famiglia e canta, l’inglese pensa alla borsa, gli americani nn sanno cos’è la sanità pubblica, l’austria parla dell’italia, gli ungheresi… gli ungheresi sono dei pochissimi paesi che classifica ancora i malati secondo la nazionalità.. lo immaginereste in italia? Abbiamo 2100 contagiti italiani, 34 senegalesi, 23 bengalesi, 5 albanesi…. ecco forse lo avrebbe fatto il governo salvini ministro dell’interno.

primo giorno delle leggi speciali

Pronto zia? mi senti?”
…no mi dispiace ma non riesco proprio a venire in Italia questo mese, hai sentito il TG vero?

Mia zia ha 83 anni, resta sempre in casa, sul letto e nn è che sta tanto bene. E’ sola, ha la badante. In TV vede Beautiful e la novena da Lourdes in italiano su TV2000.

C’è un virus, in tutto il mondo, ma specialmente in Italia, hanno bloccato i voli. Si, non ci sono i voli, oggi hanno chiuso pure il confine. No, nn ti preoccupare, tu stai in casa, ma io purtroppo nn posso venire.” provate voi dirmi cosa dire a mia zia per spiegarle cosa cavolo è successo nelle ultime settimane.

Io sono italiano e sono chiuso in casa o quasi, essi che la mia attività si svolgerebbe tutta con gli italiani che vengon qua a Budapest, quindi meglio in ritiro. E poi voglio far squadra, sentirmi italiano, la mia nazione soffre in casa davanti a un buon libro e io qui a far la vita normale. Si, qui si fa una vita normale e solo oggi sono arrivati i messaggi sui telefonini per avvisare di guardare la TV.

……………………….

In TV il portavoce Gergely Gulyas che annunciava la “situazione d’emergenza”, una sorta di leggi speciali, orban nella costituzione nuova che si è scritto nel 2012, finora utilizzate solo per l’alluvione del Danubio in certe regioni, mai in tutto il paese. La ricetta ungherese è eventi al coperto sopra i 100 attendenti e al all’aperto sopra i 500 vietati, quindi cinema, teatri, concerti, sport, grandi pub. Domanda dai giornalisti e i piccoli teatri? Risposta li non corrono pericolo. università chiuse e scuole aperte, domanda dei giornalisti: i bambini? Risposta: Loro non cororno pericolo, mica si ammalano. “E poi nn conosco un bambino che resta a casa se non c’è scuola”. Almeno noi abbiamo la compiacenza di dire e i figli a chi li lascio? Se nn ho un bonus baby sitter o un’assistenza sociale all’inglese. Le università invece sono un ricettacolo di stranieri e terroristi internazionali. Le lezioni proseguiranno a distanza. Entro venerdi svuotati tutti i collegi universitari. Finora gli untori son stati gli iraniani, pericolosi studenti di medicina iraniani. 8 su 12 degli infetti sul territorio. La politica di orban funziona benissimo, lo straniero ha portato il male da molto lontano. È pure della nazione giusta, meglio mantenere buoni rapporti col gigante cinese e con i simpatici italiani, ma gli iraniani? Stiamo scherzando. Intanto i confini a occidente son belli e sigillati, niente bus, treni, aerei con Croazia, Slovenia ed Austria, controlli rigorosi ai confini. Dall’italia non può arrivare nessuno.

Esco a fare un giro, la app dice 20 gradi, fuori è primavera, son tutti a mezzemaniche mentre io sto con un cappottone tipo perverso. In strada c’è tantissima gente: gente che guardo poco il telegiornale, gente che si deve muovere cmq per lavoro, ma nella trafficatissima via del re, c’è chi legge fuori dalla birreria e chi porta a passeggio il bebè. io faccio strade laterali, (oh, il tratto basso della mia via Josika, quanto ti ho denigrato perchè eri e sei davvero brutto, ma ora mi torni utile che qui sicuro nn c’è nessuno) cammino in mezzo alla strada, perdo tempo sulle strisce ed un automobilista mi grida: ” ma che hai il coronavirus”?” ,vado sul marciapiede sotto il sole cocente di Marzo a Budapest, perchè controsole e ne incontro di meno di persone, ma la sfiga vuole che mi capita pure di incontrare qualcuno, ecco di lontano in bicicletta, Clay, il mio diciamo amico mezzo Scozzese mezzo americano. Ci salutiamo col gomito, è lui porgermelo, stiamo alla distanza di un paio di metri, che poi ho il sospetto che cosi distanti per parlare o ascoltare dobbiamo sforzarci e le microparticelle di saliva partono con più abbrivio.. parliamo del piu e del meno, ovvero di coronavirus e leggi speciali. Il figlio ha avuto la febbre, si, c’è stata anche l’influenza normale, tremenda, in questi giorni. Son contento di stare a due metri da lui. Il saluto dell’arrivederci ce lo diam di lontano menza neanche toccare i gomiti dei cappotti..

Olandese scappa davanti ai dottori, ovvero il paese dell’innocenza

Ho molto tempo libero, si sa in questi giorni è difficile lavorare. E poi io la prendo con filosofia, sono giorni in cui puoi prenderti un po’ di tempo per te stesso, la mattina la prima cosa che ho fatto è stata fare una lista di tutte quelle cose che davvero significano qualcosa per te e vorresti tanto fare ma per cui nn hai mai tempo, un po’ come se fosse il 31 dicembre, tipo quella di scrivere di più sul blog.

è un sabato mattina, ieri ha piovuto quasi sempre e dati i tempi difficili me ne sono stato tutto il giorno a casa provando a leggere piu che potevo libri su tutti i virus che abbiam preso dagli animali n posti assurdi del globo come foreste del borneo e zone umide tra Congo e Zaire, studiati da scienziati che hanno la passione di malattie infettive superletali e dissezioni di animali selvatici. Un libro meraviglioso, solo che son 500 pagine, per ora ho letto di Hendra, Ebola, malaria, SARS, e sono a metà aviaria.

Oggi invece c’è il sole e c’è vento e Budapest ai tempi del coronavirus sembra un po’ l’Italia di un mese fa, innocente, il mercato del sabato è piena di massaie sorridenti che fan la spesa, la gente affolla gli stadi, il virus è una cosa strana che miete vititme solo lontano da qui, i contagiati qui sul suolo patrio si contano sulle dita di una mano e sono stranieri stranierissimi, come i tre cinesi ricoverati a Roma, unici contagiati in italia per quasi tutto febbraio.. qui sono iraniani, studenti universitari (Budapest ha una buona tradizione di figli della borghesia iraniana mandati qui a studiare, il mio primo dentista qui era iraniano) uno studia medicina alla famosa Semmelweis e l’altro Scienze Agrarie. Che colpo di fortuna nella Budapest terra di transito da sempre e di italiani in vacanza e ungheresi che ritornano dalle vacanze sulla neve delle Alpi beccare come paziente uno proprio un iraniano, un non cristiano bianco europeo come primo untore.. l’accusa è di aver fatto pochi tamponi, (solo 263, dati ufficiali, e se mia “suocera” si becca una polmonite o il maestro di pittura della mia ragazza annulla il corso domenicale per una tosse fortissima nessuno pensa al male chè nessuno ti ha messo in guardia)

A Budapest è tutto innocente e per antonomasia lo sono i turisti, faccio un giro in città per vedere se ci sono, e ci sono eccome. pochi italiani, molti slavi, polacchi, spagnoli, anche in gruppi numerosi, tipo questi che si accalcano attorno alla guida bionda davanti alla basilica di Santo Stefano che sarà sommersa dai droplet; piena come primo sabato di Marzo la collina del castello di Buda, piazza della trinità sotto la chiesa di Mattia, affollato lì in alto il bastione dei pescatori, per il turista va tutto bene e il suo mondo fatato nn deve essere scalfito dal pensiero di aver preso il virus nel bus affollato che lo porta dall’aeroporto in centro, nel ristorante o nella coda per entrare in chiesa e di portarlo con se al ritorno ad amici e parenti anziani.

Mi rifugio nell’unico posto piccolo carino ed economico di tutta la collina del castello, per un caffè lungo, ci sono anche tutti i giornali possibili qua, dall’unico quotidiano indipendente ai tabloid, dio quanto mi mancano.

la notizia del giorno è il quarto caso di coronavirus:
un cittadino olandese, da molto qui a Budapest, parla la lingua, vive in un quartiere dal numero molto alto, il XVIII, che si è recato al poliambulatorio del distretto lamentando febbre alta, mal di testa e un suo amico olandese “a cui è molto probabile abbiano diagnosticato il corona virus”. l’hanno isolato, han chiamato l’ambulanza per portarlo allo Spallanzani di Budapest, ma poi è scappato, o meglio nn l’hanno più trovato. A quanto pare il tipo ha aspettato un’ora e poi stanco di aspettare ha deciso di andare con le sue gambe all’ospedale cercando il reparto malattie infettive. Intanto era scattato l’allarme, le ricerche della polizia per il malato in giro.. Questo secondo il giornale (Nèpszava).

Il titolo del tabloid (Blikk) è; olandese scappa davanti ai dottori

blikk coronavirus ungheria