Orban in Parlamento e la dittatura

qualche giorno dopo l’avvio della procedura di infraizone del parlamento europeo per infrazione dei diritti fondamentali contro l’Ungheria e un giorno dopo il sospetto passaggio di proprietà dell’nico organo di informazione libero rimasto index.hu

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Qui in Ungheria si discute animatamente se viviamo o no in una dittatura, ogni definizione di dittatura è lecita: siamo in un paese libero perché nn c’è nessuna restrizione all’uso di internet e facebook come piu o meno avviene a Mosca, Pechino, Teheran o in Zimbawe? O siamo in una dittatura perché giusto ieri è stato annunciato il passaggio di proprietà dell’ultimo vero grande baluardo di informazione libera in Ungheria (leggesi grandi gruppi popolari, letti e scoltati, nn certo il mio onoratissimo blog) il sito index.hu?

Qui di seguito l’opinione di Dopeman, rapper dell’ottavo distretto, anche candidato indipendente alle elezioni dell’anno scorso sostenuto dai partiti di opposizione, direttamente dal suo divano letto su Facebook, in 40 minuti (riassunto: nelle dittature nn ci sono partiti di opposizione)

In parlamento invece il deputato Gyurcsany Ferenc ex primo ministro, ormai coi capelli bianchi e la voce un po’ roca attacca: “Dillo chiaramente: sei un vigliacco, sei come un bambino che va a rifugiarsi sotto le gonne della madre, ti si fa una domanda diretta a te e tu dici “nn permetto che si parli male dell’Ungheriamia madre che ha 85 anni nn c’entra niente con le tue politiche” rivolto ad Orban, che è lì con una cravatta viola ad ascoltare a non più di 4-5 metri.

. Uno dei vantaggi di ridurre il numero dei parlamentari è che ora quando si riunisce l’assemblea ci si parla quasi faccia a faccia, specie questi sono i capipartito seduti giusto all’inizio dell’emiciclo. Orban sembra quasi approvare… i partiti d’opposizione ungherese avranno forse ricevuto un po’ di telefonate dall’estero, dagli amici sparsi per l’europa, di chi forse si è accorto che per contrastare Orban bisogna irrobustire l’opposizione interna (ridotta al lumicino), ma è stato un inizio di lavori parlamentali autunnali scoppiettante quello di ieri al Parlamento Ungherese.

Prima aveva destato sensazione e intasato i social l’intervento di Szabo Timea, del Partito Socialista Ungherese (MszP) per la forza del discorso e perché si capiva che ci credeva veramente in quello che diceva. Le parole erano all’incirca: ci accusa di essere “traditori della patria” (la massima offesa qui in Ungheria, da chi dice che forse il rigore per il Fradi non c’era, al generale che firma la resa per evitare guai peggiori) perché nn prendiamo le vostre parti in questa disputa con l’Ue, ma i veri traditori della patria siete voi, che costringete con salari da fame i nostri figli ad andare a lavorare al’estero, che lasciate i nostri ospedali in condizioni pietose, carenze di personale e reparti che cihudono… si sono voltati tutti..

Ue – Orban 3:1

Il Parlamento europeo ha approvato l’apertura della procedura di infrazione per l’Ungheria per il mancato rispetto dei diritti fondamentali..

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Il segno di quanto gli europei siano lontani dalle loro istituzioni è ieri a Budapest dove quasi nessuno si è accorto della votazione storica con cui è stata aperta la procedura di infrazione contro l’Ungheria per violazione dei diritti fondamentali. Nessuno che ne parla al bar, alla bettola o sul tram, niente manifestazioni di giubilo per le strade di gente con la bandiera dell’Ue (quelle che si sventolano da sempre ormai nei cortei di protesta, al grido di europa europa) niente “popolo di Orban” che marcia silenzioso lungo l’Andrassy o brucia le stesse bandiere dodecastellate.

La sconfitta però è davvero storica, nn per le conseguenze reali (BBC) (per le quali occorrono ora prima i 4/5 del consiglio d’europa, cioè i capi di stato, e poi l’unanimità, qui entra in gioco Conte (Giuseppe) e i polacchi del PIS con i quali si guarda reciprocamente le spalle), ma perchè Orban è a un passo dall’uscita, con infamia (mi ricorda qualcosa), dal Ppe del quale ha reclamato fino all’ultimo l’appartenenza storica, la chiamata diretta ricevuta dal padre fondatore Helmut Kohl, la difesa dei valori cristiani.

È qui che lo hanno abbandonato al suo destino. Weber, capogruppo Ppe e forse futuro Juncker, (premier europeo, chiamiamolo cosi, è piu facile no?) che sembra un politico degli anni 50 col mascellone e la pettinatura da padre di famiglia, e che ha un inglese con un accentaccio tedesco che ci fa tirare un sospiro di sollievo e capire che anche loro sono umani) nel suo discorso in aula se da un lato ha accennato a un possibile compromesso nn trovato (come fatto invece ne 2012 sulla nuova costituzione ungherese) ha concluso attaccando la cosidetta Difesa dei Valori cristiani rdi Orban ribadendo che lui esistono solo “Valori Umani, e non cristiani”. Kurier.at di oggi cita la Merkel: “la dignità umana è inviolabile” (articolo 1 della costituzione tedesca, avrà pure una ragione storica no?).

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Alla fine Orban è riuscito nell’impresa di esaurire la pazienza della Merkel, di farsi cacciare dal Ppe, che ieri gli ha votato (114 Si, 57 NO, 28 astensioni, l’astensione nn conta per il voto finale). Gli ha voltato le spalle ache Kurz, che certo vede mette avanti a lui l’alleanza con la madre Germania.

Ha ripetuto in fondo gli errori della storia ungherese, un paese che gioca a fare la grande potenza anche quando non lo è e ne paga le conseguenze in termini di alleanze: commentava Politico: “a Berlino han deciso di nn spostarsi su Orban per nn dare lo spazio al centro a Macron”. E poi siamo in europa, ingoiamo ricette disastrose almeno in nome di un ideale, forse l’unico ideale che resiste in quest’epoca di fine delle ideologie e voti fluidi: quei principi liberali per cui possiamo sentirci e ricooscerci europei quando siamo fuori dall’europa.

La Budapest che voglio la voglio con le università aperte e nn minacciate da processi politici e la voglio con i giornali nei caffè, sul portagiornale con l’asticella in legno mentre sorseggio un caffè lungo in tazza di vetro. Quei giornali che ad uno ad uno sono stati fatti chudere dai governi Orban, il primo fu il Nèpszabadsàg, quel giorno inverce, il 16 ottobre di due anni fa, tanta gente scese in piazza davanti al parlamento, gridava europa europa..

Berlino ha deciso: sanzioni all’Ungheria e Fidesz fuori dal PPe. Orban dixit

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“Fidesz é un membro leale del PPE e lì ogliamo  restare e lavoriamo per questo: negli ultimi anni abbiamo perso il nostro carattere, gli insegnamenti dei nostri padri fondatori, siamo diventati un partito europeo che non ha carattere e una propria volontà, sempre cauto, e praticamente saltiamo lì dove fischiano i liberali e abbiamo ormai un unico obiettivo: non essere messi sotto processo dalla stampa europea o nei forum europei.

La decisione è stata presa, domani voteranno con i due terzi la proposta Sargentini, poi proveranno a espellere Fidesz dal partito popolare, o almeno a congelarci. La decisione è arrivata da Berlino. Non perché la corrente di sinistra dei cristiano democratici nn vede di buon occhio la democrazia ungherese ma perché il partito popolare vuole formare una coalizione con liberali e socialisti in modo da permettere l’arrivo di migranti.

Voglio impedire questo progetto.”

(Viktor Orban, conferenza stampa a chiusura del dibattito parlamentare sulla proposta del deputato olandese dei Verdi Sargentini di sanzioni all’Ungheria)

Amici miei

Da Budapest a seguire la grande visita di Orban a Salvini del lontano agosto 2018, per suggellare l’eterna amicizia tra i due popoli, meno male che nn è arrivato in treno e non è andato a Roma..

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C’è una foto che mi ritorna in mente guardo la conferenza salva di Salvini e Orban, una foto di ormai 18 anni fa, era il 2000, congresso del Ppe in Polonia, di Berlusconi e Orban, felici e sorridenti, Berlusconi alle spalle di Orban con le mani sulle spalle, scanzonato, quasi a fargli cucu, come due ragazzi all’Università..

oggi 18 anni dopo Orban ha un nuovo carissimo amico italiano e si chiama Matteo e  ieri è stato invitato a casa sua, in quel di Milano.. L’Orban che viene in Italia tra onori e contromanifestazoni come un leader libico ci tiene certo a non dimentica i vecchi amici: “ho sentito Berlusconi, a cui mi lega una lunga amicizia, è d’accordo con noi” perché “quello ungherese è un popolo fedele” (fedele, hűseges, parola importante qua, come la parola tisztelet, ovvero stima, rispetto, per il popolo italiano e per Salvini).

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Nella conferenza stampa post incontro Orban parte con un sorrisino sbagliato sulla situazione in europa che è molto eccitante (stimolante), poi si corregge, si intristisce e dice “seria”. Per un attimo è stato sincero. In fondo fa un po’ un comizietto con gli stessi slogan retorici da propaganda del ventennio che usa col grande pubblico, è qui a far presenza e a dire: “L’Ungheria ha dimostrato che è possibile materialmente e legalmente fermare le migrazioni via terra e Salvini sta facendo vedere che è possibile fare lo stesso anchv via mare”, Orban parla senza contenersi secco, a raffica, partendo in quarta e mangiandosi le parole, suo antico difetto, meno male che accanto a lui c’è Geza, lo storico interprete italiano ungherese della nostra ambasciata italiana a Budapest, che da 13 anni vedo sempre sul palco a tradurre inn maniera scanzonata  che si tratti di attori alle prime armi al festival del cinema italiano, conferenze su poeti del rinascimento o del primo ministro.

Salvini gongola, Orban è diventato l’ “amico Viktor“, che è “il presidente di una potenza europea” (è tornata la grande Ungheria e non ce ne siamo accorti) con cui “per favore, non fatemi fare una brutta figura” detto in apertura di conferenza stampa, ragazzi, please… Una potenza europea di cui seguire con attenzione anche il fulgido “esempio in economia, disoccupazione al 3,5%, crescita oltre il 4, flat tax …” peccato che nn parli con i 600.000 ungheresi migranti che vivono all’estero per uno stipendio e condizioni di lavoro decenti o semplicemente con la mia amica Olga, docente di inglese nella scuola pubblica a 500euro al mese, o con tutti quelli che hanno un conto in fiorini e hanno visto la loro moneta perdere circa il 5% del valore contro euro in pochi giorni a luglio..

… anche Orban appare contento e soddisfatto di questa sua prima uscita pubblica dopo le vacanze in Croazia (sembra proprio in forma, altro che l’uomo un po’ bolso e malvestito degli ultimi incontri al vertice di luglio), ha dalla sua il maggior partito italiano (“e l’Italia è una grande nazione europea, più di quanto crediate”), che segue la sua retorica (Salvini: “elite europea finanziata da Soros”) e sa che avrà dalla sua un bagaglio di voti importante dopo le elezioni europee 2019, la grande partita si giocherà là, Orban con la forza dei suoi voti potrebbe far svoltare a destra tutto il Ppe, e rivoltare l’europa dall’interno, Bottoni docet)

Mentre per le vie di Milano inizia il grande corteo di protesta (oh grande leader) la conferenza stampa procede come dice la parola stessa con le domande da parte della stampa.. inizia la televisione ungherese (senza specificare troppo, la TV in Ungheria è quasi soltanto una ormai, ora che la TV pubblica, questa, è una sorta di ufficio propaganda di Orban, e che il maggior canale di informazione nn conforme ai suoi diktat, quasi l’unico, ha cambiato proprietà poche settimane fa). Poi solo italiani (bravissimi). In Ungheria i quotidiani dell’opposizione son stati fatti chiudere, a quell’unico sito di informazione che ancora resiste viene negato l’accredito persino in parlamento, ma di questo Salvini nn parla certo.

No, questa non è l’europa che voglio..

Democrazzia

Dallo spogliatoio del circolo tennis di quartiere ormai diventato il mio rapporto più diretto con l’ungherese tipo, ora che nn lavoro più negli uffici pubblici comunali e che nei peggiori bar della capitale se rivolgo la parola a qualcuno mi ritrovo con uno che mi ruba le noccioline dicendo eh ma erano proprio qua, sotto il mio naso..

ungherese 30enne barba baffi rossiccia appassionato di studi uralici : “allora nn si vota più in Italia”

Io: “no caro amico, abbiamo un nuovo governo”

U “si, è una bella notizia, mi piace proprio il governo” (so che è orbanista, io ascolto)

“a mia no, ma nn durerà molto”

“come come”

“è il governo del cambiamento ma c’è l’avvocato di Andreaotti (15 minuti si sforzi per spiegare chi è andreotti, parto dalle olimpiadi del 1960) e poi c’è un presidente del consiglio ma i veri leader sono i vice primoministro, e chièchecomanda? nn sembra una cosa normale..” (annisce, annuisce, qualcuno che comandi… qui in Ungheria un uomo solo al comando è la regola aurea)

cambio discorso… “hai letto, domani esce l’ultimo numero di Heti Valasz (“la risposta settimanale” storico settimanale magiaro, un altro pezzo di democrazia che se ne va…)

ah si l’ho sentito dir

(insisto) sai, a me mi garba andare in quei bar dove si legge il giornale, magari nei caffè con il reggigiornale in legno, che fa tanto Vienna di Freud e Mahler) e ora che ci mettono da leggere? Fa così tale tristezza, ohi, la stampa libera stan scomparendo tutta

non fa una piega” beh, che il Nèpszabadsag (il giornale principale del paese fino a due anni fa, storico giornale dela sinistra ungherese)non ci sia più è un bene, quello era il giornale dei comunisti” (democrazia ungherese e  se volete capire orban segnarsi la parola “comunista”, metà paese vota ancora contro i comunisti, anche i trentenni con la barbarossa)

Ora faccio insieme quello maturo che fa la ramanzina al pivello e l’occidentale che fa la ramanzina al figlio dell’est): da noi c’è una legge che dà un botto di soldi a tutti i minigruppi parlamentari per gestire un loro giornale..

U:ah si, ma ci sono anche nuovi giornali… c’è il “tempi magiari” (estremissima destra orbaniana). Ci pensa un po’… sai che c’è.. nel primo governo Orban poi nn rivinse le elezioni perché era senza un giornale..

lunga pausa (“e allora ha pensato bene di chiuderli tutti cosi ora il dittatore è lui in nome del popolo..,” pensiamo entrambi..)

cambio discorso parlando del tipo di grip che usiamo, a casa leggo il giornale (La Repubblica, bella parola) del mattino.. nella rubrica della posta Augias risponde a un lettore che gli chiede.. “siamo populisti?” così: ” la nostra costituzione recita, già all’articolo 1: l’italia è una repubblica fondata sul lavoro.. (ok) ma poi: la sovranità appartiene al popolo (ma attenzione) che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione”.. che bel paese che siamo..

e allora in Italia avete un governo?

I mie tentativi di risposta i figli di Orban

Negli spogliatoi del circolo tennis di Quartiere sono sempre l’italiano dal nome troppo lungo che si finge ungherese facendosi chiamare con un diminutivo ungherese che finisce per yi.

Di solito ho le orecchie dritte ad ascoltare quello che dicono gli altri mentre credono che nn capisca il loro idioma e in genere a fineallenamento son piegato sulle ginoccia che nn ce la fo piu ma col sorriso di chi ha vinto il torneo di Viareggio o ha messo paura a Nadal..

poi qualcuno oggi osa rivolgermi la parola.. “allora hanno fatto il governo in Italia?“

“eh no amici veramente no”

“ah si, si sono impuntati sul ministro dell’economia….”

mi doveva toccare pure il membro del circolo bibliotecario addetto ai riassunti della stampa internazionale nei sottoscala dell’ufficio propaganda del ministero dell’Amore di Orban..

dico come la penso: “molto meglio così” e racconto gli scenari apocalittici da piano B, con la nuova lira svalutata istantaneamente del 20%

“ma l’ungheria è cosi’”

e siete diventati la fabbrica della Germania, noi invece siamo da serie A (direbbe il Matarrese che è in me) ma mi ricordo bene di altri discorsi origliati dagli stessi alla vivaOrbanechilocreò, sulle stesse panche mezzinudidopoladoccia, e dico semplicemente: nn era mica nel programma.. gli Itagliani ci avrebbe pensato un po’ prima di dire, ma si usciamo dall’euro, perdiamo il 20% dei nostri soldi in 24 ore, ma abbiamo la lira (oddio).. no, non era nel programma… la lega era alleata di Berlusconi (Berlusconi, questa parola la capiscono tutti) e Berlusconi mica vuole uscire dall’euro… insomma nn hanno votato per questo..

per un po’ li ho tenuti buoni..

Perché Orban vince?

25 minuti in radio a Radio Capodistria, nel programma “I divergenti” (in fondo al file, clicca sulla radio o sul link, da 1.29.00) per cercare di spiegare come e quanto ha vinto Orban . E perché. E che effetti avrà sui suoi vicini di pianerottolo, sui paesi di Visegrád, sull’Europa, sul futuro del mondo.

Egészségetekre.

Link: http://4d.rtvslo.si/arhiv/i-divergenti/174531837

La Nazione ungherese chiude domani

La Nazione ungherese chiude domani

Chiude il Magyar Nemzet , la Nazione Ungherese, storico quotidiano magiaro. La prima bella notizia del dopoelezioni in Ungheria è questa.

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All’ingresso del Caffè Centràl, un odei grandi e storici caffè letterario di inizio secolo (quello vecchio) c’è ancora la tradizione di esporre all’ingresso 4-5 copie dei giornali del giorno, il signoredi città ne prende uno con non curanza e si accomoda al suo tavolino dove è solito sedersi, per ordinare un caffè lungo e sfogliare le notizie del giorno.  gli stessi giornali nel comodo reggigiornale in legno nel mio baretto tradizionale di Buda, in cui in tanti van davvero a mangiarsi pane e frittata e leggere il giornale.

Sembra già il passato, dopo il Nèpszabadsàg nell’ottobre 2016 (storico giornale dei socialisti) domani chiude anche il Magyar Nemzet, il giornaleche negli ultimi anni era diventato voce della destra (europea) ungherese antiorban

L’ultima edizione sarà quella di domani. Dei tre quotidiani lontano dal controllo di Orban, ora resta solo il Nèpszava (la parola del popolo, liberale). il Magyar Nemzet avea 80 anni, ed era di proprietà dell’ormai ex magnate dei media Simicska Làjos, in passato vicinissimo a Orbàn, ma da cui si era allontanato nel 2015 (e diventando il padrino del nuovo Jobbik centrista). Magyar Nemzet era diventato quindi un giornale di opposizione, diremmo una destra europea, critica verso le spinte autoritarie di Orban.

nello stesso gruppo editoriale sparirà (ultime trasmissioni oggi) anche Lanchid Radio (la Radio del ponte delle catene).

Cosa rimane? Simicska aveva un gruppo editoriale completo, resistono a parte il settimanale l’Heti Valasz, (la risposta della settimana) il cnale televisivo HirTV e il sito di informazione più seguito d’Ungheria, index.hu, da cui ho appreso la notizia.

magyar nemzet dittatura democrazia

Avevo qualche vecchia copia  in cantina, per incartare il pesce o per non sporcare il pavimento quando ridipinto casa. Ora è un pezzo da collezione.  W la #democrazia

Il Magyar Nemzet chiude per motivi finanziari, se pensate che son le leggi del mercato, mi dicono i ben informati che il giornale verrà rilevato dal Ungar Peter, membro dell’LMP (u’altra ungheria è possibile), il figlio di Schnidt Maria, storica, pasdaran di Fidesz, la diretrice della tanto discussa (politicamente) Casa del Terrore di Andrassy ut a Budapest.

Motivi finanziari vuol dire che a domanda da Fidesz diranno una cattiva gestione del giornale, è il mcvrcao ragazzi (come si disse per il Nèpszabadsàg). la realtà è che gli altri media sono pompati dai soldi del governo, (di Orban), dalla pubblicità istituzionale (chè è praticamente uguale a quella di Fidesz senza grandi distinzioni) o di aziende vicine a Orban, e le altre aziende son state “minacciate di ritorsioni in caso di pubblicitàù sui media di Simicska” (link) che ha messo le mani dappertutto cosi difende la nazione da chi le vuole sottrarre il benessere. Risultato ora sto guardando Hirt TV e mi sto sorbendo minuti e minuti di pubblicità dozzinale di quella coltello americano multiuso superaffilato indispensabile in cucina chiama ora non 30.000, no 25.000, non 20.000 fiorini, ma incredibile 14.990 fiorini e se chiami subito in regalo anche il preziosissimo scolatutto in plastica rinforzata antiscivolo

Se vi chiedete invece perchè la nazione nn si ribella e nn soffre per questa che sembra un’altra stretta democratica (un’altra fetta del salame ungherese che vien tagliata) ricordate che il giornale dei socialisti è stato chiuso un anno e mezzo fa e nessuno se ne preoccupa, più, e poinn avete capito la logica del populismo di Orban: Orban difende la patria, Simicska è uno di quelli che la vuole minare dall’interno, lui e le plutocrazie, il Magyar Nemzet scriveva solo falsità.

le elezioni non sono state libere

 

Alla fine ho fatto come il mio amico Sigismondo, un giorno intero a casa evitando il mondo esterno in un giorno in cui ti senti male dentro, hai quasi la voglia di lasciare il paese v ti accorgi che lo vuole fare più il tuo lato ungherese, che nn quello italiano, ho iniziato a dire voglio far il dissidente, lascio il paese e torno quando il regime cade.

Bando ai sentimentalismi e alle  umane debolezze, riprendo con un amico italiano bassino e pelato che porta un gran bel cappello tipo basco che la settimana scorsa mi chiedeva lumi sugli osservatori alle elezioni ungheresi, la risposta è in aquesto articolo a questo link in inglese con la conferenza stampa dei mitici osservatori OSCe che l’italiano medio crede impegnati solo in Georgia o SudSudan.

bene, le elezioni non sono state libere, almeno nn al massimo livello (che un paese dell’unione europea dovrebbe garantire). ci siamo quasi scordati che le TV pubbliche (levuniche che vedono in campagna) è ormai stile Nord Corea (Stefano Bottoni), che nn ci osno stati dibattiti elettorali, che prendo dal testo “The ubiquitous overlap between government information and ruling coalition campaigns, and other abuses of administrative resources, blurred the line between state and party” etc.

punto.

Quindi che nessuno dica trionfo della democrazia. questo stato che si fa partito è indecente.

due punti.

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Per commentare le elezioni di ieri 8 aprile 2018 in cui Orbán si è riconfermato leader maximo parto da lontano, da novembre 2017.

A novembre appena entrato al caffè da Carlo (per me resta sempre il caffè da Carlo), subito mi han fatto “chi lo vince lo scudetto?” subito ho risposto: la Juve, che domande… è la società più forte, ha un organigramma solido, un cannoniere, ha Dybala, il portiere migliore d’europa, viene da 7 scudetti di fila.. certo ha un gioco utilitaristico e il Napoli può fare un calcio meraviglioso ma…

spero che questo riesca forse a spiegare sull’italiano medio nn prevenuto il clima che c’era ieri a Budapest in piazza sotto la Balena, sede del comitato elettorale di Orbán con vtutti i suoi fedeli in festa, ma anche in TV, tutte le TV, per le strade e sui tram gialli di Budapest.. le false speranze nell’animo di chi non vince dai tempi di Maradona e Bruscolotti e le certezze granitiche di chi ha preso grande confidenza con la vittoria. E per stimolarsi deve puntare all’europa o ai 100 punti (raggiunti dalla juve di Conte n.d.a.).

I cento punti nella politica ungherese sono una frazione, i 2/3 (dei seggi in parlamento), quelli che ti danno la maggioranza qualificata e la possibilità di cambiare la Costituzione a tuo piacimento (Orbán l’ha rifatta daccapo nel 2012 e da allora l’ha emendata 6 volte, a maggio arriva la 7a). i seggi in parlamento sono 199 (con l’ultima Costituzione) e quindi il primo numero buono per superare i 2/3 è 133. 133 deputati, 133 mandati elettorali (come si dice qua).

Orbene sono tre legislature che Fidesz, la federazione dei giovani democratici, il partito di Orbán, raggiunge questa mitica quota e come la Juve la soddisfazione è sempre la stessa e la si leggeva negli occhi di Orban ieri in una delle prime interviste ad echotv, davanti al suo amato e sussiegoso Bayer Zsolt (il giornalista amico di mille avventure)

Se un numero vi sembra troppo freddo (133) allora meglio una immagine, l’Ungheria divisa per collegi tutta colorata tutta di arancione (il colore di Fidesz). è la mappa che vedo a tutte le elzioni in piazza e in TV dal lontano 2006, dalle elezioni amministrative 2006 ho sempre visto questa, Fidesz che vince circa il 90% dei collegi, da allora, e se li perde li perde a Budapest, la capitale, la città dei peccatori come diceva Horthy (l’uomo forte del ventennio magiaro), che sulla mappa appare solo come un puntino.

Al limite ci sono delle macchioline. Gli unici collegi scampati allo schiacciasassi Fidesz sono Szeged, città universitaria, rimasta feudo socialista, Pècs, città universitaria, indipendente, Dunaujvaros, nero o marrone, della destra di Jobbik. tre seggi su 88 vinti da chi nn è Fidesz fuori Budapest.

Come col Napoli di Sarri qualcuno si era illuso, specie dopo la vittoria antiFidesz alle comunali di Hódmezővasárhely, feudo di Lazar János (che ieri dopo aver vinto all’uninominale quasi nn ci credeva), le chiamate accorate al voto utile, l’idea che l’opinione pubblica fosse esausta di una campagna d’odio. Invece no, la verità è che tutti i commentatori si fermano a Budapest dove Fidesz ha vinto solo in 6 collegi su 18 o al massimo nelle città universitarie di Pècs e Szeged e nessuno conosce l’Ungheria profonda, e ci va a parlare. E sarà anche un problema di partiti, radicamento nel territorio, in Italia si direbbe cosi…

Ora metto le immagini del voto in Ungheria da 12 anni a questa parte una dopo l’altra un po’ in disordine e ci vediamo qualchescroll più in basso

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Ora mi pongo una domanda e rispondo prolisso:

Vittoria schiacciante di Orban col 49% e 20% a jobbik, che paese è l’Ungheria? (in altre parole l’Ungheria è un paese fascista nell’animo?)

L’Ungheria è un paese (fascista) come ogni altro, come l’Italia in cui si afferma la Lega di Salvini con le sue parole di odio e demonizzazione dei migranti, come la Francia, la Svezia dei partiti antiUe, come gli Stati Uniti di Trump grande leader dal linguaggio politico quando serve triviale, come la Gran Bretagna della Brexit. Certo l’Ungheria è l’Ungheria e tutto può e deve essere interpretato con la sua propria cultura e storia politica ma è una nazione del gran mondo, vive trend globali, epocali, come la differenza abissale città e campagna, come in una fiaba, le grandi città Parigi, New York, Londra restano liberal e democratiche, le grandi campagne si fanno ammaliare da questa retorica populista, e poi il lavoro che c’è sempre di meno e in condizioni sempre peggiori, i grandi distretti industriali rossi del 900 (in Ungheria le regioni del nord, Miskolc, Salgotarjan, feudi socialisti) come Detroit o la rust belt, ora fortemente spostati a destra, e ovviamente come la Russia di Putin e la Turchia di erdogan, con la “nazionalizzazione” dell’economia, la nuova ricca borghesia che deve tutto ai legami con lo stato etc..

Pensiamo ancora all’italia di pochi anni fa in fondo, quella del periodo più florido di Berlusconi, quello di un leader forte e comunicatore a capo di un partito granitico contro una sinistra supponente, frantumata, piena di invidie al suo interno divisa in 5-6 partitini, spesso rivali fra loro. Per dirne una ieri parliamo del secondo partito di sinsitra, DK, coalizione democratica dell’ex premier Gyurcsany, che ieri era felicissimo per aver ottenuto con solo il 5,6% dei voti di lista ben 9 deputati, mentre l’LMP (un’altra Ungheria è possibile) ne ha presi solo 8 col 7% di consensi. è un problema anche perchè nel frattempo Orban ha cambiato la legge elettorale e l’opposizione non ha ancora capito come funziona. L’Ungheria che storicamente aveva un sistema misto con doppio turno al maggioritario, ora ha un sistema misto con maggioritario a turno unico. Ci si deve presentare uniti, un’unica coalizione, un ulivo magiaro insomma, che magari si spacca alla prima guerra per colpa del Bertinotti di turno, ma che può vincere le elezioni. Presentandosi divisi è complicato poi organizzarsi e invitare gli elettori al voto utile sul candidato favorito. Magyar narancs (l’arancia ungherese, uno de pochi giornali kiberi rimasti, vedremo i prossimi anni) pubblica giusto uno studio fatto sul retro di una busta che mostra chiaramente come in 5 collegi di Budapest i partiti di opposzizione avrebbero vinto facilmente se fossero riusciti a  gestire meglio questa strategia. Fantastico poi il caso di Szél Bernadett  (leader dell’LMP) nel collegio Pest megye 2, che ha perso di 300 voti, avrebbe vinto con i voti del partito (satirico, antisistema) del cane a due code (MKKP) che ha preso 1250 voti o con quelli del perfetto sconosciuto Partito Democratico col referendum che  ne ha avuti 500 .

post ripreso dai cari amici di Q code magazine

elezioni ungheresi 2018 – liveblog

23.05

Indiscrezioni confermate, Fidesz a valanga in tutto il paese e resistenze dell’opposizione che ottiene risultati solo nella capitale. Come 4 anni Fidesz oscilla sulla soglia fatidica dei 133 seggi in Parlamento, i 2/3 dell’assemblea, la maggioranza qualificata.

22.30

(indiscrezioni, stravince Fidesz, alla sinistra metà budapest a jobbik niente)

22.11

L’ ultimo votante..

20.30

A Londra e Újbuda son tutte piene le urne di plastica provvisorie…

http://m.hvg.hu/itthon/20180408_megteltek_a_muanyag_urnak_ujbuda_es_london_a_tragikus_pont

19.30

Il dato dell’affluenza rallenta .. alle 18.30 ha votato il 68% degli aventi diritto, si suppone un datofinale attorno al 73%. Il dato alto al mattino potrebbe favorire Fidesz (elettori da abitudini più conservatrici).

19.00

Tavoli da festa della birra , maxischermo, chioschetti, qui sotto alla “balena” la struttura in vetro e acciaio, quartier generale elettorale di Fidesz, il popolo di Orban aspetta icrusltsri Delle elezioni. Ancora lunghe code alle urne, ci vorrà un po’ di tempo per exit poll e primi risultati, pare dalle 9

17.00 Ancora record di affluenza, 63% contro il 53 di 4 anni fa (e in linea con il preceente del 2002 e sconfitta di Orban), ma ora sono in molti a chiedersi se l’alta affluenza (che si diceva favorrie l’opposizione) nn sia invece dovuta a una estrema prova di forza della macchina organizzativa (chiamiamola così) di Orban.

Dati alla mano l’affluenza è n crescita soprattutto nei piccoli paesini (l’Ungheria profonda di Orban) più che nella capitale (dei liberali europeisti), dove sono addirittura indietro rispetto ai dati di 4 anni fa in primo luogo i collegi storicamente di sinistra (Ujpest, Zuglo, Angyalfold). In fondo nn solo l’opposizione ha chiamato tutti al voto per un cambiamento, ma anche Orban, per la sfida finale contro chi vuole distruggere il paese. Un orban con la supermaggioranza, sancita da questo oceano d voti nelle urne sarebbe superlegittimato e inarrestabile

In crescita anche l’affluenza nei collegi che nel recente passato e con questi numeri cosi elevati in pericolo l’ingresso in parlamento dei piccoli partiti di sinistra o quasi (egyutt, momentum..) dove li trovano centinaia di migliai di voti per superare lo sbarramento al 5%??

16.30

Il seggio simbolo delle lunghe code e dell’alta affluvnza è diventato, qui a Budapest, quello di Bocskai ut, a Buda. ecco foto e Mattia Collini: (che ci tiene a precisare: è solo una parte, la coda continua, stan distribuendo bottigliette d’acqua”)

16.00 eötvös utca, Bp VI

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al voto al voto @grimaldi

15.45 ha postato il politologo Tőrök Gabor:

“in molti han speculato se in Ungheria c’è o meno democrazia. Mentre era chiaro che finchè ci sono elezioni libere, e le basi di concorrenza e equità, nn possiamo parlare di dittatura. I dittatori nn temono del risultato finale delle elezioni. i seggi sono pieni, son lunghe file per raggiungerli, gli esperti non sanno se aspettarsi voti pro o contro quel partito. La campagna di certo non è stata bella, ma oggi possiamo parlare di festa della democrazia, qualunque sia il risultato

15.30 inizia ad affiorare lo spettro del 2002, governo Orban, economia in buona salute, grande affluenza alle urne, vittoria socialista…

qui fuori c’è il sole etutti son felici,

15.00 siamo già sopra il 50% (53.64)

per ora la notiza (bellissima per la democrazia) è l’enorme affluenza alle urne. hanno assicurato che a tutti quelli in coda alle 19, quando chiuderanno le urne, sarà concesso di votare. Intervista di Hirtv alla bionda di una coppietta in fila sotto il sole in quartiere bene di Buda:

-è la prima volta che voti?

-no..

-e allora perchè stai qui sotto al sole per un’ora

– perchè ne vale la pena

13.00. i dati sull’affluenza alle urne dicono che si è recato a votare alle 13 già il 43% degli elettori contro il 32% delle precedenti politiche. più di 3.300.000 persone hanno inserito le due schede nell’urna.

L’increbile coda per poter votare, nel VII distretto, il quartiere ebraico di Budapest.

tra gli altri fantastico il video degli elettori di londra (c’è un solo seggio per 90.000 persone, gli ungheresi che si sono registrati per votare nel Regno Unito (bisognava registrarsi, si può votare solo in ambasciata, un mio amico phd a edimburgo dovrebbe andare a londra…)

12.00 arriva ancora la pubblicità di “Governo ungherese” pagina ufficiale, con i migrantii n marcia aggueriti e la scritta l’ONU vuoleportarli tutti qui STOP! che strano vederla ancora, come se fosse così. Governo ungherese, fatto quindi con soldi pubblici, e non con quelli departito.. se Orban perde sarà solo colpa sua, per la voglia di strafare, stravincere, trasformar tutto in battaglia all’arma bianca, anzichè lasciare che il suo consenso si sedimenti placidamente

11.00 l’affluenza già al 30%! il pensiero corre all’ultima volta (significativa) in cui gli unghvresi sono andati alle urne, nell’autunno del 2016 per quell’odioso referedum sui migranti che non passò e che registrò solo il 40% o quasi..

Jobbik ha già preparato sui suoi social una bella foto: serriviamo al 70% Orban perde, che Orban tremi..

jobbik affluenza elezioni ungheria 2018

9.30

il doodle qui per le elezioni ungheresi è dolcissimo..

doodle elezioni ungheria 2018

8.00 intervista ai leader di partito come sempre tra i primissimi a votare… Orban appare invecchiato, capel bianco, pancetta, viso segnato, invece Vona (leader di Jobbik, destra) par quasi ringiovanito col suo look barbetta.

Orban dice sul finire ora fateme passà ce devo andare ancora in giro a stringere mani e parlare alla gente che “secondo la legge ungherese le elezioni terminano alle 19 e fino ad allora si può far campagna elettorale” in ungheria è cosi..

Orbàn contro tutti

Alla vigilia del voto in Ungheria, il punto su Orban, i suoi elettori, la sua strategia sociale ed elettorale e l’opposizione che potrebbe scombinargli i piani..

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Soddisfazione” è la parola più inquietante pronunciata dal primo ministro ungherese Viktor Oráan nel corso della campagna elettorale delle elezioni politiche di domenica 8 aprile 2018.

Chiederò soddisfazione a chi è contro di me” che in un ungherese di un altro secolo può voler dire avrò la mia rivalsa o un ben più minaccioso poi faremo i conti (A una settimana dal voto ha parlato anche di una lista già pronta di duemila di oppositori). Era il discorso di chiusura dei festeggiamenti, in piazza Kossuth, sotto la grande cupola del parlamento ungherese, per il 15 marzo, festa nazionale in ricordo dei moti del 1848. Il discorso non ha lasciato la piazza indifferente. Racconta Lájos, 35 anni, blogger:Nello stesso momento ho sentito una voce alta, minacciosa <<Signore, non vedo la sua coccarda? è questo il suo rispetto verso il primo ministro?>> .. era un tipo vestito di nero, con la giubba degli ussari, ho provato a rispondere, poi me la sono filata”, dà una scrollata di spalle.. “da anni non porto la coccarda tricolore simbolo di vera magiarità alla manifestazione del 15 marzo, non è un obbligo, non siamo mica più sotto Rakosi (.ungheria stalinista).

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la guerra di Orban –  Seppur alla guida di con un PIL in costante crescita, disoccupazione al di sotto del 4% e stipendi in ascesa Orbán parla solo di nemici, muri, migranti: “Ci sono due Ungherie: Noi e Loro” quelli che, come buoni padri di famiglia, vi proteggono dai pericoli, dai milioni di migranti che vogliono entrare nel nostro paese, e distruggere la nostra cultura e religione e loro, quelli che vogliono che tutto questo accada: l’Unione Europea, l’ONU, l’occidente in declino morale, il grande capitalismo internazionale capitanato dal finanziere statunitense di origine ungherese George Soros, il cui faccione compariva dappertutto nei cartelloni stradali con un ghigno cattivo. Alla vigilia delle elezioni siamo ormai al terzo anno di una lunghissima campagna mediatica aggressiva e piena d’odio, che in pochi si aspetttavano. Mi confida Bandi, artista figurativo trentenne, col suo cappellino da baseball al bancone di un bar “Sono ungherese, ma nato e cresciuto in Serbia, vicino al confine, ho vissuto la mia infanzia in un paese famoso per il nazionalismo e l’uso senza scrupoli che ne hanno fatto i politici, ma nn si era mai arrivati a questo punto, a queste parole, tutto finiva lì, nei propri interessi privati. Se stravince Orbán io forse torno in Serbia

Fermiamo il candidato di Soros

Crea la minaccia – Non è una novità, “è una tecnica che si usa da sempre nella comunicazione, per la politica come per un detersivo o uno yogurt; trovi o crei un pericolo, meglio se mortale, identifichi una causa, un nemico, e indichi la soluzione, meglio se el frattempo usi un lessico nuovo o parole straniere, vergini a cui attribuire il tuo significato semantico che si tratti di bifidus o migrante , la differenza è che ora i social e il controllo dei media fanno diventare quest’arma molto più potente” spiega Heszna al Ghoui, famosa inviata guerra ungherese di padre siriano, ai margini di una conferenza “ed è una tecnica quindi molto efficace con chi non ha altre fonti di informazioni o capacità critiche”.  La campagna d’odio di Orbán è quindi in primis rivolta a convincere l’Ungheria profonda, l’Ungheria di provincia che guarda solo i canali di stato, e poi verso le classi piu disagiate della società, quel 26% degli ungheresi al di sotto della fascia di povertà, i meno istruiti, i lavoratori sociali o piccoli impiegati che guadagnano anche meno di 300 euro in un mese. Miklós un senzatetto che vive in una tenda rinforzata di polistirolo sulle colline di Buda non ha dubbi sul voto ad Orbánchi altri votare, Orbán è sempre il migliore”.

Il popolo di Orban – Lo pensano in tanti, Orbán sa che può contare su un elettorato fedele, 2 milioni di voti, di chi segue poco le schermaglie politiche e lo vede da decenni come il grande leader difensore dei valori cattolici e conservatori, e di quella classe medioalto borghese, che gli riconosce un consolidamento del proprio benessere: tra i primi interventi di Orbán c’è stata la flat tax al 15% per le persone fisiche e al 9% per le imprese, che fa dell’Ungheria, al di là dei proclami ad uso interno, un paradiso per le aziende estere che investono nel paese da Cina, Corea ed estremo oriente, ma in gran parte tedesche. E sono gruppi influenti che faranno valere tutto il proprio peso per far sì che l’era Orbán prosegua..

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Un unico candidato per l’opposizione –Con un unico candidato antiFidesz (Fidesz, Federazione dei Giovani Democratici, il partito fondato da Orbán e i suoi amici di università, alla caduta del comunismo) possiamo vincere, se invece i partiti di opposizione andranno divisi, non c’è speranza, la gente non andrà neanche a votare” a parlare è Péter Marki-Zay, neosindaco a sorpresa di Hódmezővasárhely, feudo storico di Fidesz, dove si era presentato da indipendente. Marki Zay è riuscito ad aggregare attorno al suo nome tutta la storicamente frammentata opposizione antiOrbán: i socialisti dell’MSZP e di Parbeszèd (dialogo), guidato dal leader della coalizione dalla faccia da bravo ragazzo Karacsony Gergő, i democratici di DK dell’ex premier Gyurcsány, i liberali dell’LMP (un’Altra Ungheria è Possibile), la destra di Jobbik, i giovani di Momentum (nati col referendum antiolimpiadi 2024).  Alla fine è stato lo stesso Orbán con la sua logica populista manichea a spingere verso un sistema di complesse desistenze collegio per collegio verso il candidato con maggiori possibilità di battere l’uomo di Fidesz. Se qualcuno avesse dubbi Marki-Zay ha aperto il sito www.orbannakmenniekell.hu (letteralmente www.orbansenedeveandare.hu, con l’indicazione per chi votare. Nell’Ungheria di Orbán svaniscono così le divisioni ideologiche e gli elettori di sinistra voteranno senza problemi i candidati di Jobbik.

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Chi non vota Orban – Voterà contro Orban l’altra anima dell’Ungheria, quella progressista che gridava Europa Europa!” ai cortei dell’anno scorso, quella esclusa dalla spartizione di potere e lavoro degli uomini di Orbán (Orbánèk altra parola nuova), quella che si indigna per i tanti scandali di corruzione e nepotismo, quella dei giovani per i quali Orbán non è più il ragazzo di campagna acuto e intelligente che ha abbattuto i comunisti, ma solo un uomo di mezza età con la camicia a quadretti sotto la giacca, legato a un modo di pensare del passato, quella infine che ha i visto i suoi figli emigrare, in massa, all’estero (almeno in 500.000, su un paese di 10 milioni di abitanti) in cerca di stipendi migliori.

I  sondaggi

Gli ultimi sondaggi davano Fidesz leggermente sotto 50% nel proporzionale, che si può tradurre in un’altra maggioranza qualificata, ma tutto dipenderà dall’affluenza alle urne, che farà pesare o meno il nocciolo duro di Fidesz, si prevede per la cronaca una bella giornata di sole. Vedremo se l’Orbàn primo ministro uscente si riconfermerà come nel 2014 con i due terzi dei seggi del parlamento o pagherà l’errore commesso nel 2002, al suo primo mandato, quando l’alzata di toni e la voglia di stravincere gli si ritorse contro come un boomerang.

(pezzo ripreso da WOTS magazine)

Barboni

è andato in onda in oggi sulla TV Svizzera italiana, all’interno del programma Segni de tempi, lo splendido e delicato reportage di Matte Tacconi sui barboni di Budapest, a cui ho collaborato qui  sul posto… eccolo qua:

 

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Liberi liberi

“Cos’è questo cabaret italiano?” (Cabaret è quasi una forma d’arte in ungheria) la ragazza ungherese che chiameremo Szilvia guarda pensierosa il ragazzo italiano che chiameremo Andrea, nella cucina un po’ buia risuona la voce di Giorgio Gaber, e le risate del pubblico in giacca e cravatta in bianco e nero, poi Gaber prende la chitarra e suona qualcosa… la TV (lo smartphone) è accesa in qualche modo su Rainews (che grazie addio qui all’estero è in chiaro senza trucchetti) e c’è qualche ricorrenza, mostra ricordo di Gaber in una qualche città italiana..

“Guarda cara, quello è Giorgio Gaber, lui era….. poi ha creato il teatro canzone” ha capito. parte la canzone.. ”La libertà non è stare sopra un albero….”  “Libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” (vorrei essere libero, libero come un uomo,  che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia,e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia). erano gli anni 60, 70, la musica doveva essere politica, la politica era una cosa bella (le ripete il testo che lei parla italiano ma nn poi cosi bene) ”La libertà non è stare sopra un albero (…). Libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.

Lei fa una faccia sgomenta, in ungheria tra 10 giorni si vota (Orban ha detto non i prossimo 4 anni, ma per l’esistenza stessa dell’Ungheira!) libertà in ungheria è un concetto sacro di eventi storici, anche molto recenti e feste nazionali, e pare che questa cosa che libertà è quasi un dovere, libertà è partecipazione è un po’ strana..

“il c. (il sedere) è la nuova bocca, il denaro pubblico è tutto nostro” (O. Viktor)

 

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“il culo è la nuova bocca” “il denaro pubblico tutto nostro”

“gli arabi sono i nuovi ebrei il gyros il nuovo Soros”

è un Orban inseguito da un cronista d’assalto telecamera in spalla che si lascia sfuggire queste parole… prova a sfuggire al cronista “mi ha fatto molto piacere, qua la mano, ha fatto il militare..?

proprio Orban, pancetta, il muso un po’ ingrugnito, le parole masticate, il tic di ingobbirsi, ma soprattutto la camicia, quelle camicie a quadretti colorati che orban porta sotto le giacche scure, dovrebbe vederle e farebbe un sacco di soldi.. o quasi lui, è Bödőcs, il comico del momento in Ungheria, ora dicono che tutti aspettavano questa imitazione, e gli è riuscita benissimo, riprende spelndiamenre gli stessi modi un po’ da ragazzo di campagna più sveglio, intelligente e deciso degli altri nella stanza dei bottoni… “mi ha fatto molto piacere.. tagliati la barba…”

Vorrei che il nostro Semjen faccia vedere che la Svezia versa ormai in un tale stato che bisogna aspetttare 40-50 minuti per un elicottero che porti via un cervo morto..”in Ungheria è tornato di moda lo screditare l’occidente come terra ricca, ma decadente, della Vienna invivibile ho già detto, poi c’è la Svezia, da dove fuggono gli ungheresi

Giusto ieri sono diventato ancora piu piccolo borghese con il nuovo abbonamento per 100 canali TV (l’offerta era quella, in fondo quanti ne prendiamo noi in casa in Italia, solo che qui te li fornisce la Fastweb magiara… il ragazzo era bravo, e ormai io sono un sgnore. Quando fa le prove e mi spiega come funziona il teleggommando e il magazine dei programmi accende sul primo canale, c’è il TG delle 12, la notizia di copertina è “un migrante che ha messo in fuga un camionista ungherese in Olanda”

è un Orban che si mangia le parole, ed è un orban parodiato, e nn l’avevo mai visto così, è vero che fino a ieri nn avevo 100 canali100, chè da sempre i regimi quasiregimi democrature illiberali mal sopportano le critiche e la satira, che sia Putin dipinto da icona gay o il vecchio Beppe Grillo a Sanremo sui cinesi tutti socialisti e allora a chi rubano e l’editto di Berlusconi.. e su Orban nn avevo mai visto una parodia seria e così mirata, che sia segno dei tempi, che Orban è un vecchio bacucco per chi ha meno di 35 anni… l’ultima parodia tagliertnte era del grande Hofi Geza (ne ho scritto qui) che poteva permettersi di tutto.. e infatti molti i paragoni diretti con Hofi sono arrivati

in fondo basta poco, appena dire la verità, Consultazione nazionale “lei vorrebbe avere 40 negri malati di ebola in salotto?” . “le elezioni decideranno se vogliamo Nèmeth Szilard (grosso e ruspante esponente Fidesz) o l’ebola, se vogliamo che Csorba diventi Las Vegas e Nyirbator Parigi

“il culo è la nuova bocca”… Hofi era anche questo, sottile e volgare, l’Ungherese medio si vanta di essere molto volgare quando vuole e qui ci siamo… “volete forse che i terroristi vngano a stuprarci i preti pedofili?” scorretto come lo era Hofi, e Kadar (capo del socialismo ungherese per 40 anni) era cosi intelligente da permettere Hofi, come sfogo e “tolleranza”..

“(caro giornalista) è venuto in cerca di guai? (in magiaro “è venuto a casa mia in cerca di cazzi da cavallo?) li (lo) porti (metta) a sua madre..”

Coccodè

 

Crozza certe cose se le sogna… ieri in Ungheria è andata in scena una delle pagine più memorabili della comunicazione politica del secolo..
in vista delle elezioni che si terranno di qui a 2 settimane, è stato concordato uno spazio di 5 minuti (5) sulla rai1 ungherese (filoorban). questa è l’intervista al rappresentante del partito satirico del cane a 2 code, entrato in studio vestito da Pollo, che ha risposto a tutte le domande sul programma (satirico) del partito del giornalista di turno con un argomentato Coccodè…
che gioia! ecco per sommi capi l’intervista…

Tichy-Ràcs Jozsef, candidato del partito nel collegio di Sopron e portavoce del partito.. Buonasera

  • Coccodè

il vostro programma è di oltre 2000 pagine, lei a quale parte ha contribuito?

  • coccodè, coddodè, codè codè

la promessa elettorale di vita eterna e birra gratis è lo slogan più emblematico possibile, ma cosa ditea chi nn vuole aspettare che si realizzi col vostro governo o a chi è contrario, tipo i vinai?

  • coccdè, coccodè, codè, codè, cocco, coccodè coccodè

Ho letto nel vostro programma che volete iniziare un export di puli (razza canina magiara, dal pelo lungo tipo rasta) in Jamaica. hanno già manifestato l’esigenza di questa razza ungherese?

  • coccodè, coccodè, co, co, cocco, coccodè, dè, coccodè

perchè avete scelto proprio il puli, certo altre razze ungheresi nn assomigliano alle pettinature di certi giamaicani

  • coccodè, coccodè, cocco, coccodè

Avete detto che gli economisti dovrebbero lasciare il pianeta, nn possiamo convincerli a restare al polo?

  • coccodè, coccoddè, coccodè

e quelli che lasceranno il pianeta, dove li porterete?

  • coccodè, coccodè, dè

avete anche voi esperti economisti, che ne sarà di loro? 

  • coccodè, coccodè, coccodè

al posto del  muro al confine vorreste una sopraelevata così nessuno ci passa accanto e ci sta antipatico.. è per questo che vorreste portare il traffico aereo in linee sotterranee?

coccosè, coccodè

perchè vorreste far sparire un meteorite su due che ha colpto la terra?

  • coccodè, coccodè, coccodè

si, va bene, ma così ci sarà poco divertimento per gli abitanti della Terra

  • coccodè, coccodè, coccodè

ho capito, state ancora elaborando il progetto.. l’estate volete una temperatura di 20-25 gradi l’inverno volete la neve sul paesaggio, ma non per le strade

  • coccodè, codè, codè, coccodè. coccodè… (legge un pizzino, lungo, tutto in coccodè, la telecamera stringe sul postit, sono numeri in codice binario, coccodè, coccodè…)

nn volevo interromperla… abbiamo ancora 23 secondi.. riparlando del tempo, nn le sembra una buona idea esportare la neve?

  • (succhia dalla cannuccia, a lungo..)

il nostro tempo è scaduto, grazie molte per aver accettato il nostro invito

  • coccodè

 

 

 

Desistere, desistere, desistere!

La notizia di questi giorni del dopodiscorso di Orban era l’incontro tra i partiti di opposizione (Orban li ha definiti davanti a centinaia di migliaia di persone partitini anemici) per decidere la desistenza (io la chiamo cosi in italiano). In Ungheria c’è una specie d Mattarelum (quanto ci manca anche in Italia) che però funzionava quando c’erano due grandi schieramenti e non certo ora con Fidesz forte e il resto sul 10-15 percento quando va bene. E allora se si trova l’accordo i partiti dell’opposizione decideranno il ritiro dei candidati collegio per collegio in favore di quello tra loro che ha più possibilità di farcela. Partiti dell’opposizione vuol dire tutti: le due sinistri, i verdi liberal conservatori, l’estrema destra.

Il primo incontro è stato interlocutorio, ma le notiziuole a margine sono divertentissime:

1. con lui nn parlo ma..

come in tutti i gruppi di amici nn tutti parlano con tutti: tu che lo senti dì a Jobbik, l’estrem destra, che noi nn parliamo con loro ma se ci stanno ci stiamo anche noi. Chiamalo domani, vedetevi per un caffè e poi mi dici

2. se ti ritiri ti do’ una cosa di soldi..

io mi ritirerei pure, ma ho già ordinato santini elettorali, i cartelloni, i manifesti e ora chi lo paga il conto in tipografia? Allora se ti do’ un po’ di soldi ti ritiri e basta? (tutto registrato su nastro)

3. si prega di non arrivare ubriachi agli incontri politici di alto livello

dopo l’incontro interlocutorio di ieri un politico dei liberali, parlando degli altri politici dei due partiti di sinistra nn ha trovato di meglio che usare questa ardita metafora: “se io sono ubriaco e invito gli amici a continuare a parlare a casa mia, il minimo è che sia io ad offrire il whisky!” subito han risposto che quando si parla di alcool sia fisicamente che metaforicamente bisogna prendere tutto seriamente e chiederanno “soddisfazione legale” (la stessa parola usata da Orban, almeno così nn me la scordo..)

La guerra di Orbàn

Dopo la marcia della pace un discorso duro, con molti inviti alla lotta, un discorso pieno do odio, disprezzo degli altri, dello straniero, minacce di resa dei conti dopo le elezioni.

L’Orban pensiero chiaro e diretto. Ecco il discorso per punti e quasi per intero su index e lo traduco com posso:

1 Saluto e onore alla Polonia

paese fraterno ed amico nei secoli, che anche quest’anno ha partecipato alla marcia della pace che ha preceduto il discorso di Orban: “se la Polonia è forte, l’ungheria non può perdere e se noi siamo forti possiamo aiutare i polacchi. Rispetto per la Polonia, rispvtto per l’Ungheria” poi però il discorso si fa più cupo: parliamo direttamente e senza nasconderci” ed ecco una visione nera ed apocalittica se non sarà lui il vincitore delle elezioni.

2. Se Orban nn vince l’Ungheria scompare

a 3 settimane dalle elezioni nn sorprenda che Orban parli della posta in gioco: nn si tratta della vittoria, della continuazione della sua guida al governo del paese, ma dell’esistenza stessa dell’Ungheria.

“vogliono prendersi il nostro paese, nn con un tratto di penna, come100 anni fa a Trianon (il trattato di pace che alla fine della prima guerra mondiale sancì la perdita di 2/3 del territorio ungherese), ora vogliono che in qualche decina d’anni cediamo il nostro paese ad altri, a stranieri venuti da altre parti del globo, che nn parlano la nostra lingua, non rispettano la nostra cultura, le nostre leggi, il nostro stile di vita” solo in seguito dirà anche chi sono questi stranieri. Prima ripete: tra 3 settimane “ decideremo nuovamente la sorte dell’Ungheria. In queste elezioni la posta in gioco non è di 4 anni. L’Ungheria è stata, c’è ancora ora, ma ci sarà ancora? Nn vogliamo solo vincere le elezioni, ma anche assicurarci il nostro futuro”.

3.Il paese si divide in due: Noi e Loro

NOI

– sentimento nazionale

– forza democratica e nazionale

– la famiglia come valore

– puri, senza ipocrisie

– degni di rispetto

LORO

– elite mondiale

– forza sovrannazionale e antidemocratica

– scelti da Soros

– devoti alla società aperta

– scaltri

– vili

Non è certo una novità che in politica si voglia dividere il campo in due grandi idee della società. La novità di Orban è che mette insieme tutta l’opposizione, liberali, ex estremadestra e socialisti

Orban tende a strafare…

4. Si combatte contro un unico candidato ai seggi elettorali: quello di Soros

“Abbiamo un unico avversario in tutti i collegi, il candidato di Soros.” non combattiamo contro “anemici partitini dell’opposizione” ma contro una rete internazionale che rappresenta Soros. Ci sarà solo il candidato di Soros anche senza un formale ritiro nei colleggi a favore di un unico candidato antifidesz i candidati o “andranno col freno a mano tirato” o saranno sotto copertura (come il candidato indipendente di Hodmezovasarhely. Nella sostanza l’opposizione “morde, scalcia, picchia, sparge i semi dell’odio”

5. Orban minaccia ritorsioni

ed ecco il colpo di teatro. “siamo uomini placidi e mansueti, ma nn significa che siamo anche dei polli “richiederemo soddisfazioni morali, legali e politiche dopo le elezioni” nn spiega poi bene cosa vuol dire. (questa che sembra una bella espressione dell’Ungherese di un tempo e insieme una minaccia tremenda di gravi ripercussioni e di resa dei conti)

6. Mandiamo a casa zio Gyuri

Secondo Orban tutti sanno che nella questione immigrazione gli ungheresi hanno qualche possibilità solo se riusciranno a rovesciare il campo avversario spezzando la loro unità” poi chiama alla battaglia “chi è ungherese è con noi, vinceremo ancora e ancora, perché l’Ungheria è degli ungheresi” e nn è la prima volta che ci succede“ Andrassy Gyula, Rakoczi, Kossuth Lajos, Tisza Istvan sono stati uccisi o esiliati dai nemici dell’Ungheria”alla fine abbiamo sempre vinto” (non è proprio vero) e “mandiamo a casa zio Gyuri (Soros) e la sua rete dell’Università. Gli diciamo di andare a casa e far felici piuttosto gli americani” (L’università centro europea ha appena annunciato l’apertura di una seconda sede a Vienna. Se mai se ne andasse sarebbe una grave perdita per Budapest)

7. Orban ai giovani

(e vuol dire che secondo i sondaggi i giovani “non lo capiscono” ovvero nn lo votano. Orban ha 55 anni anni. Gyurcsani ha una bella chioma di peli bianchi). Lo fa con un linguaggio che si usa nelle scuole medie, nelle caserme o con chi ha piu di 50 anni

Giovani ungheresi, ora la patria ha bisogno di voi (i manifesti del 15 marzo dicevano la patria prima di tutto) venite, lottate con noi, perché se la patria ha bisogno di voi, siate pronti

mentre mi allontano sento le sue ultime parole: “Andate e combattete!”

Marcia della pace per tutti

Marcia della pace per tutti

Domani è 15marzofestanazionale e come sempre in Ungheria una grande (ex ) festa della politica e della democrazia… con ad ogni ora da mattino assera un comizio, un discorso, istituzionale del primo ministro sulla bianca scalinata del museo nazionale, poi il sindaco di Budapest a mezzogiorno a piazza Petofi (tutti luoghi e personaggi della festa, che il il 15 marzo si festeggia la lotta per la libertà del 1848) e poi ad ogni ora fissa 13, 14, 15 i vari comizi di tutti i partiti, con quello grande dell’opposizione…

ma la democrazia in Ungheria è ormai un po’ ballerina, anzi, chiamiamola come la chiama Orban, democrazia illiberale e ci laviamo le mani… il primo ministro non apre le feste, ma chiude i giochi (che quest’anno si vota e ovviamente il giorno delle elezioni guarda caso è programmato giusto dopo il 15 marzo..).

in una democrazia illiberale quindi i comizi di tutti ci sono, cavoli è una democrazia, ma il discorso del primo ministro oscura tutti e poi  c’è la marcia della pace. In un paese democratico non si organizzano manifestazioni progoverno, quelle le faceva Gheddafi buonanima, e allora in ungharia si fa la marcia della pace, organizzata dal terribile Bayer Zsolt, giornalista razzista, una marcia nata per essere antieuropa e le sue rimostranze contro la nuova costituzione, e progoverno, ma il governo vuole la pace e il cerchio si chiude.

Alla marcia 2018 prima Fidesz nn aveva aderito, ma poi ha invitato i suoi “fedeli” a partecipare.. che tanto si arriva poi a Kossuth tèr, per ascoltare il discorso di Vittorio Orban. E si parte da Bem tèr, che in realtà sarebbe una piazza del ’56, ma naturalmente da 4 anni a questa orban si porta la claque, gli eterni fratelli polacchi e questa è una piazza col nome di un generale polacco.. Aderiscono anche il KDNP (il partitino ipercattolico che dimostra che al govrno nn c’è un partito unico ma una coalizione) e Lungo Drom (i rom – gli zingari – di fiesz) e al parlamentare rom Farkas Florian, che dopo tanti sospetti di corruzione, ha avuto un posto sicuro in lista

la marcia della pace serve soprattutto come risposta forte alla batosta (pre)elettorale di Hodmezovasarhlely, feudo di Fidesz (fa anche assonanza) che alle comunali è passato all’opposiizone unita. La prima volta (2012) erao in 400.000. chi ha pagato i pullmann da mezzo paese nn lo sa ancora nessuno..

Domani vado e vi dico..

Giovedì : Orban in persona vi augura buona festa della donna (ai fornelli)

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è la festa internazionale della donna (dizione ungherese) e anche il buon Viktor si fa riprendere che ruba dal portafiori del suo tavolo da pranzo personale in ufficio dei narcisi di quelli a gambo corto che costeranno un mazzetto 5 euro, li conta, e scende a rendere il suo personale omaggio all’altra metà del cielo. Attraversa i corridoi e gli ascensori sfarzosissimi del parlamento di Budapest, ci racconta un po’ di banalità di come siano loro il vero sesso forte che addirittura ben 2 milioni di donne ungheresi oltre che avere figli hanno anche un lavoro e scende tra le sue care donne del parlamento, no, non sono sue ministre (ve ne viene in mente una?) o donne di Fidesz (ve nv viene in mente una?), ma ecco che distribuisce un fiorellino pure sghembo alle cuoche, cameriere e lavapiatti della mensa “scendiamo nella mensa della fabbrica, la fabbrica è il parlamento e la mensa è la sala pranzo”. Qualcuna emozionata, qualcuna no..

L’Ungheria è un paese in cui le donne sono indipendenti dagli anni 50, da quando nel dopoguerra dovevan lavorare e guadagnare quanto e più degli uomini, in cui l simbolo dell’arte socialista anni 50 era un quadro con la donna boccoli d’oro ferroviera che saliva sul predellino in corsa, in cui una donna può aspettare tranquillamente il bus alle 23 da sola alla fermata e nessuno si sogna di disturbarla, in cui le bettole di operai son retti dalle 9 alle 24 da piccole e forti donne, mammine di questi uomini soli nella grande città. I miei fiori collettivi son per loro.. e tutta la mia solidarietà alla casa Aniko (chè dietro un uomo potente c’è sempre una grande donna)