Ta Ta Tabù, anche bianchi

“tabù, si è un tabù. E’ così ma nessuno ne parla.. Magiari? ma quali magiari, parlano tutti dei magiari come se fossimo ancora lo stesso popolo di 1000 anni fa, e invece la storia [in Ungheria la storia è una passione nazionale, le riviste storiche specializzate (Rubicon, Historia) sono tra le più vendute, una specie di Focus ungherese) è un lungo elenco di popoli che sono venuti nel bene e nel male sul nostro territorio e si sono mescolati a noi.. Tatari, Unni, Serbi, Sassoni, Turchi.. [ma questi sono solo i nomi che ricordo oggi in una tarda mattinata postalcolica]. Guardati intorno, oh Alessandro. Siamo di tutti i tipi, mica come slovacchi o polacchi.. ci sono gli ungheresi biondi e smilzi e quelli mori e bassetti (il primo ministro), quelle con (la tendenza al) culo grosso e quelle secche, quelli con una bella barba e baffi e quelli che neanche gli spunta un pelo sul mento…, guarda le donne, riusciresti a descrivere la donna ungherese?..

Eppure questo è un tabù, un mito, la gente si cuole sentir dire che siamo un popolo unito e siamo un vero popolo e che un vero popolo significa che siamo tutti una razza, mica che abbiamo storia e cultura comuni…” (E.K.)

[al che io rispondo sempre: io sono di Bari, abbiamo avuto i Longobardi (germanici) e i Bizantini dell’est, gli Armeni, gli Svevi, i Normanni, gli Spagnoli.. il risultato è che il barese è sempre barese e si riconosce e che il barese più famoso al mondo è rosso di capelli.. lode a te Antonio Cassano

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Voros Michele, Budapest 1920-Bari 2008

Quando torno a Bari, tra le prime cose che faccio è chiedere al mio fruttivendolo di Michele Voros (guarda il post del24.8.07). E’ che gli ho lasciato un foglietto in cui gli chiedo se ci possiam conoscere.. “Kedves Vörös ùr..) e son curioso di sapere se per caso è passato dal mercato e ha ricevuto il mio messaggio, ma mi ha sempre detto, viene molto di rado ora, neanche gli altri lo ha visto…. Questa volta è il fruttarolo che prende il discorso e mi dice una cosa triste. E io giro per la vicina chiesa, …. cav. Campanelli,  ….. sig.ina de Ceglie, no,  all’inizio non trovo quello che cerco, poi all’angolo, sull’annuncio incollato sulla cassetta del gas leggo: “E’ venuto a mancare all’affetto dei suoi cari Michele Voros” , così senza le dieresi sulle o, che diventano ö, “emerito giocatore del Bari A.S.” e ne dá il triste annuncio la moglie Elisabetta Papp, (che più ungherese nn si può la Papp Erzsebet).

 Provo a immaginarmi il funerale del signor Rossi ungherese, Vörös Mihàly, qui a Bari, nella mia parrocchia, aveva 88 anni, nn sono mai riuscito a incontrarlo, si faceva vedere sempre piú raramente in giro,  è morto domenica scorsa, 12 Ottobre.. Un funerale veloce, a un vecchio, straniero, con pochi amici e nessun parente, in terra straniera. o semplicemente il funerale piú comune per una coppia di anziani senza figli. Ai funerali nn c’era neanche una presenza ufficiale del Bari calcio, solo uno-due vecchi compagni di squadra con cui era rimasto in contatto. gli anziani non usano facebook..

Ricevo pochi messaggi dall’Italia. Un emerito futuro radiologo dal policlinico di Bari una mattina mi aveva mandato questo: “come si chiama il tuo ungherese ex calciatore del Bari? È qui al Policlinico a farsi i raggi X”. Era con la moglie – mi dice poi quando ci siam rivisti mesi dopo – appena ha fatto un po’ di storie per la coda, visto che nn era un caso urgente lo han fatto aspettare un po’ e lui ha sbottato con l’infermiere.. “Lei non sa chi sono io, quando lei non era ancora nato io ero attaccante del Bari”. Quando se ne sono andati la moglie che era con lui senza farsi vedere ha fatto, toccandosi una tempia col dito.. “nn vi preoccupate, mio marito è un po’ strambo..”.

Peccato, se lo avessi incontrato, Alessandro,avrebbe attaccato a parlare e ti avrebbe fatto una testa tanta…

Michele Rossi

I vicini di casa delle mie zie, a Bari, erano Licia e Peppino. Avevano 60 – 70 anni e non avevano avuto figli. Licia aveva i capelli ricci ricci, pesava oltre 100 chili e riempiva la casa di bamboline. Peppino era alto 1.60 scarso ed amava mettere un papillon rosso nelle occasioni importanti. Peppino era “l’amore suo”. La domenica Peppino a volte non ci veniva a sautare, perchè andava allo stadio, in curva sud al “delle Vittorie”, il vecchio stadio di Bari, accanto alla fiera. Ci andava anche quando il Bari era in Serie B; era abbonato da più di 30 anni lui, anche quando il Bari era in Quarta Serie. Peppino è morto qualche anno fa, un infarto, si faceva prescrivere il Viagra anche se gli era pericoloso. Licia l’ha seguito poco dopo.

E’ a Peppino che penso quando di ritorno da una sana corsa al Parco, mi chiedono se conosco un tale Michele, Michele Voros, che si fa vedere ogni tanto al nostro mercato… Ci penso un po’, sarà Vörös (vuol dire rosso in ungherese insieme all’altro aggetivo piros, una penna è piros, una camicia è piros, ma una persona ha i capelli voros, un vino è voros, le carni rosse son voros).. No, amici, Mihaly Vörös, Michele Rossi, nun me dice niente. Allora me lo dicono loro..

Tra 2/giorni riparto per l’Ungheria e non sapevo che nel mercato del mio quartiere si fa vedere spesso un simpatico vecchietto, Michele Voros, un ex giocatore del Bari anni 50, quando il calcio magiaro era primo in Europa. Di più, Michele Rossi è stato per 6 anni una gloriosa punta del Bari, che non ha abbandonato la squadra neanche nella stagione 52/53, quando dopo una caduta inarrestabile il Bari sprofondò in Quarta Serie.. E Peppino ero allo stadio ad applaudirlo.. E poi da signor Rossi restò qua, che chi poteva dopo il 56 non tornava indietro..

A metá luglio avevo messo annunci in rete se per caso c’era qualche ungherese a Bari con cui praticare la lingua e non sapevo che ce ne avevo uno sottocasa con cui parlare di calcio.. a Natale so a chi dire Boldog Karacsonyt

Da solobari.it:

 

Mihaly Vörös

Stagione       Presenze  Gol

47/48   serie A           7         1

48/49   serie A           23       8

49/50   serie A          34       14

50/51   serie B          24       7

51/52   serie C          29      18

52/53 4a serie           25      6

Dante: Bari, Ungheria

Io sono di Bari e il centro storico di Bari prende il nome di Barivecchia. Ma non è tutto qui. Barivecchia è una città nella città, il mare nell’aria, il vento nei vicoli, strade e pavimentazione, toponomastica, gente diversa, con mestieri e modi di fare diversi dagli altri baresi e che parlano pure un altra lingua, a Barivecchia il dialetto barese è più chiuso, più antico.

La domenica, lunedi’ e martedi’ a Bari arrivano le navi da crociera, e allora mi posso confondere con i turisti che se ne vanno in giro per i vicoli di Barivecchia e avere gli occhi curiosi e un libricino per scoprire questa città dentro la città in cui sono nato.

Alla fine dei miei giri mi siedo sulle panchine del lungomare, fuori la porta di San Nicola, a vedere i pescatori arricciare i polpi e a sfogliare meglio il libricino. Nelle pagine finali c’è un po’ di etimologia delle strade, e dei cognomi, il mio cognome è di origine longobarda, proprio cosi’, come il re Grimoaldo. Ma a Bari ci son cognomi greci, albanesi (Bux), bizantini e germanici, latini ed arabi.

Nell’introduzione invece c’è una citazione di Federico di Svevia: “barensis gens infida” e quindi attenti all’autore del blog quando vi propone un affare.

Subito dopo appare una citazione di Bari udite udite dalla Divina Commedia di Alighieri Dante. Paradiso VII canto (61-64). Tutto contento a casa apro i tomi della Divina Commedia finemente rilegata che la mia mamma comprò quando ero bambino: Dante sta parlando con Carlo Martello, della dinastia degli Angioini, e per delimitare il suo regno (non quello di Dante, ma quello di Carlo):

e quel corno d’Ausonia che s’imborga
di Bari, di Gaeta e di Catona
da ove Tronto e Verde in mare sgorga.

Per abitudine leggo anche la terzina successiva, ohibò dopo Bari compare l’Ungheria, proprio quella:

” e quel corno d’Ausonia che s’imborga
di Bari, di Gaeta e di Catona
da ove Tronto e Verde in mare sgorga.

Fulgiemi già in fronte la corona
di quella terra che il Danubio riga
poi che le ripe tedesche abbandona.

le terre del Danubio dopo la Germania non possono essere altro che le terre dei magiari. E Dante le cita subito dopo Bari. Uh. Se non è destino questo..

P.S. Dante è Dante Alighieri: (Firenze 1265 – Ravenna 1321) ma Budapest c’è un Dante importante Arnaldo Dante Marianiacci, il direttore del nostro istituto di cultura italiano a Budapest

 

Oltre il buongiorno abbiamo poco da dirci

Quando parlo di Bari agli ungheresi dico che è in Italia, nell’Italia meridionale, sul mare, di fronte a Dubrovnik. Poi dico che è di Bari Antonio Cassano, il bizzoso e geniale giocatore del Real Madrid, di cui il Real tenta in ogni modo di disfarsi vendendolo ai club di mezza Europa.

Qui a Bari il futuro di Antonio Cassano anima le discussioni tra amici appassionati di calcio, con una Peroni e un mare oscuro davanti. L’altra sera ci interrogavamo poi sul destino di Hugo Enynnaya, il velocissimo nigeriano, compagno di attacco di Cassano in quel fantastico Bari di qualche anno fa e autore di un gol da 40 metri a Toldo nel Bari-Inter 2:1 in cui Cassano passò alla storia del calcio italiano.

Puntualmente mi arriva il link ad un articolo su Enynnaya, scovato, da un sito specializzato, nella serie B polacca. Il destino l’ha portato ad Opole a metà strada tra le meraviglie di Breslavia e Cracovia. La sua storia è bella e mi offre un piccolo spunto alle riflessioni linguistico-sociali su Budapest e i paesi centroeuropei, che mi offuscano in questo periodo.

Nell’articolo Enynnaya visibilmente giu’ di morale confida: “C’è la possibilità di andare a giocare in Svizzera. Ci spero, vediamo cosa succederà. Ho voglia di andarci, qui va un po’ così, l’allenatore è polacco, lui parla e qualcuno mi spiega. I miei compagni parlano solo polacco, è difficile comunicare e fare amicizia. Quando arrivo al campo, oltre il buongiorno abbiamo poco da dirci

Ora Enynnaya potrà avere le sue mancanze personali e professionali e gli auguro ogni bene in qualche cantone confederato in cui si parla solo ladino stretto e dove negli uffici pubblici si portano fasce bianche rosse e nere al braccio, ma non è uno sprovveduto, è in Europa da 10 anni, ha vissuto in Belgio e 4 anni in Italia, e gioca in Polonia dal 2004; parlerà già 3 o 4 lingue oltre alla lingua madre e al dialetto barese, miglior modo di intendersi bene con metà dello spogliatoio di quel Bari, ha già fatto il callo alla mancanza della sua mamma Africa. Eppure in Slesia, in queste società centro europee così lontane e così vicine ha i suoi bei problemi, riesce a dire solo buongiorno; anzi a legger meglio: oltre il buongiorno abbiamo poco da dirci.

Torna a Bari Hugo, se ti va, qui ti vogliamo ancora bene.

P.S. Anche l’Ungheria è passata nella sua vita, aveva raggiunto un accordo col DVSC, la squadra di Debrecen seconda città dell’Ungheria, (che ha vinto gli ultimi due campionati e che oggi si gioca ad Elfsborg un difficile accesso all’ultimo turno dei preliminari di Champions). Ma gli han fatto, ti prendiamo ma nn sappiamo quando ti pagheremo.

 

 

Budapest – Bucarest – Milano

Sono a Bari, dove spesso incontro qualche sprovveduto, povero sciocco (ma quanti ce ne sono oh Signur), che mi chiede di Budapest: se c’é tanta povertá, se appena viene scopa nel giro di 4 ore e fa un po’ di confusione tra Budapest e Bucarest.

Io in genere rispondo: fatevi un giro alla stazione o per il rione Libertá; poi andate verso il lungomare per alleggerirvi la prostata e infine aprite un giornale ogni tanto e conoscete gente nuova (scoprirete che B-A-R-I è il modo in cui i cinesi dicono Parigi, Paris). E poi venite a trovarmi: a Budapest tutti corrono, pensano al  denaro, i soldi girano, le case hanno un gran cortile interno, i mezzi sono efficientissimi, c’è un gran teatro dell’Opera, insomma sembra un pò Milano

Oggi lungo viale Unità d’Italia, a Bari, fa freddo e piove e io rimpiango le belle giornate di sole che ho lasciato a Budapest, steso su un prato del Millenaris, lo scorso weekend, tra uno spettacolino teatrale e un concerto di fiati, tra i mille eventi del “Budapest Fringe Festival”.

A un tratto mi si avvicina un extracomunitario, abbronzato, vestito jeans, sui quarant’anni, bei capelli folti e faccia simpatica. Ha tre denti d’oro tra gli incisivi. Mi chiama amico e mi chiede se gli posso dare un lavoro, da meccanico o riparatore. Si presenta, si chiama Floriano, è rumeno. Vigorosa stretta di mano.

“Amico Florian, io son di Bari, ma vivo a Budapest.. “

“Davvero? Budapest, vicino al paese mio” mi mostra la sua carta di identitá romena e io a lui la mia lakcim kartya magiara, rosa e verde (una specie di permesso di residenza). Altre strette di mano. Suo zio lavora a Budapest. Mi chiede 2 euro.

Ci guardiamo strani, ci capiamo, anche per lui la Budapest e Milano pari sono. E anche lui la sa spiegare la differenza tra Budapest e Bucarest.

Leggo e volentieri aggiungo queste parole di Andryi Sevcenko, grande centravanti ucraino del Chelsea, che, in una intervista alla Gazzetta dello Sport, cosi’ si esprime sul suo paese e l’Est Europa, certamente richiamandosi al mio blog:

Quelli che dicono che non abbiamo strade o alberghi devono fare una cosa sola: prendere un aereo e venire a vedere

 

Buon anno e felice anno nuovo

Oggi è due gennaio, nuovo anno, nuovi propositi. Son già tornato a Budapest che qui l’Epifania non si festeggia e i dolci nella calza li ha portati già il buon Santa Nicola giusto un mese fa (6 Dicembre).

In compenso a Pentecoste si fa festa a scuola.

Dunque son già in Ungheria ma da italiano penso il 2 Gennaio, per un italiano significa la morte di Fausto Coppi 47 anni fa, per un’infezione tropicale contratta in Africa  e non curata in tempo.

Il mio primo pensiero dell’anno da incorniciare in questo riquadro del blog parla della metro gialla che mi riporta a casa dopo esser partito ieri da Bari. Pur imbardato nei bagagli riesco con un balzo che dimostra meglio degli anni che mi sono aggiunti sul groppone da poco e riesco a entrare prima che le fatidiche porte si chiudano.

Davanti a me 6 ragazzi sui ventanni, 3 coppie,  sono vestiti in modo strano, con pettinature approssimative, parlano ad alta voce, hanno in mano una cartina della città già spiegazzata, e molto entusiasmo. Sono romeni.

Benvenuti nell’UE compagni extraeuropei.