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Per commentare le elezioni di ieri 8 aprile 2018 in cui Orbán si è riconfermato leader maximo parto da lontano, da novembre 2017.

A novembre appena entrato al caffè da Carlo (per me resta sempre il caffè da Carlo), subito mi han fatto “chi lo vince lo scudetto?” subito ho risposto: la Juve, che domande… è la società più forte, ha un organigramma solido, un cannoniere, ha Dybala, il portiere migliore d’europa, viene da 7 scudetti di fila.. certo ha un gioco utilitaristico e il Napoli può fare un calcio meraviglioso ma…

spero che questo riesca forse a spiegare sull’italiano medio nn prevenuto il clima che c’era ieri a Budapest in piazza sotto la Balena, sede del comitato elettorale di Orbán con vtutti i suoi fedeli in festa, ma anche in TV, tutte le TV, per le strade e sui tram gialli di Budapest.. le false speranze nell’animo di chi non vince dai tempi di Maradona e Bruscolotti e le certezze granitiche di chi ha preso grande confidenza con la vittoria. E per stimolarsi deve puntare all’europa o ai 100 punti (raggiunti dalla juve di Conte n.d.a.).

I cento punti nella politica ungherese sono una frazione, i 2/3 (dei seggi in parlamento), quelli che ti danno la maggioranza qualificata e la possibilità di cambiare la Costituzione a tuo piacimento (Orbán l’ha rifatta daccapo nel 2012 e da allora l’ha emendata 6 volte, a maggio arriva la 7a). i seggi in parlamento sono 199 (con l’ultima Costituzione) e quindi il primo numero buono per superare i 2/3 è 133. 133 deputati, 133 mandati elettorali (come si dice qua).

Orbene sono tre legislature che Fidesz, la federazione dei giovani democratici, il partito di Orbán, raggiunge questa mitica quota e come la Juve la soddisfazione è sempre la stessa e la si leggeva negli occhi di Orban ieri in una delle prime interviste ad echotv, davanti al suo amato e sussiegoso Bayer Zsolt (il giornalista amico di mille avventure)

Se un numero vi sembra troppo freddo (133) allora meglio una immagine, l’Ungheria divisa per collegi tutta colorata tutta di arancione (il colore di Fidesz). è la mappa che vedo a tutte le elzioni in piazza e in TV dal lontano 2006, dalle elezioni amministrative 2006 ho sempre visto questa, Fidesz che vince circa il 90% dei collegi, da allora, e se li perde li perde a Budapest, la capitale, la città dei peccatori come diceva Horthy (l’uomo forte del ventennio magiaro), che sulla mappa appare solo come un puntino.

Al limite ci sono delle macchioline. Gli unici collegi scampati allo schiacciasassi Fidesz sono Szeged, città universitaria, rimasta feudo socialista, Pècs, città universitaria, indipendente, Dunaujvaros, nero o marrone, della destra di Jobbik. tre seggi su 88 vinti da chi nn è Fidesz fuori Budapest.

Come col Napoli di Sarri qualcuno si era illuso, specie dopo la vittoria antiFidesz alle comunali di Hódmezővasárhely, feudo di Lazar János (che ieri dopo aver vinto all’uninominale quasi nn ci credeva), le chiamate accorate al voto utile, l’idea che l’opinione pubblica fosse esausta di una campagna d’odio. Invece no, la verità è che tutti i commentatori si fermano a Budapest dove Fidesz ha vinto solo in 6 collegi su 18 o al massimo nelle città universitarie di Pècs e Szeged e nessuno conosce l’Ungheria profonda, e ci va a parlare. E sarà anche un problema di partiti, radicamento nel territorio, in Italia si direbbe cosi…

Ora metto le immagini del voto in Ungheria da 12 anni a questa parte una dopo l’altra un po’ in disordine e ci vediamo qualchescroll più in basso

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Ora mi pongo una domanda e rispondo prolisso:

Vittoria schiacciante di Orban col 49% e 20% a jobbik, che paese è l’Ungheria? (in altre parole l’Ungheria è un paese fascista nell’animo?)

L’Ungheria è un paese (fascista) come ogni altro, come l’Italia in cui si afferma la Lega di Salvini con le sue parole di odio e demonizzazione dei migranti, come la Francia, la Svezia dei partiti antiUe, come gli Stati Uniti di Trump grande leader dal linguaggio politico quando serve triviale, come la Gran Bretagna della Brexit. Certo l’Ungheria è l’Ungheria e tutto può e deve essere interpretato con la sua propria cultura e storia politica ma è una nazione del gran mondo, vive trend globali, epocali, come la differenza abissale città e campagna, come in una fiaba, le grandi città Parigi, New York, Londra restano liberal e democratiche, le grandi campagne si fanno ammaliare da questa retorica populista, e poi il lavoro che c’è sempre di meno e in condizioni sempre peggiori, i grandi distretti industriali rossi del 900 (in Ungheria le regioni del nord, Miskolc, Salgotarjan, feudi socialisti) come Detroit o la rust belt, ora fortemente spostati a destra, e ovviamente come la Russia di Putin e la Turchia di erdogan, con la “nazionalizzazione” dell’economia, la nuova ricca borghesia che deve tutto ai legami con lo stato etc..

Pensiamo ancora all’italia di pochi anni fa in fondo, quella del periodo più florido di Berlusconi, quello di un leader forte e comunicatore a capo di un partito granitico contro una sinistra supponente, frantumata, piena di invidie al suo interno divisa in 5-6 partitini, spesso rivali fra loro. Per dirne una ieri parliamo del secondo partito di sinsitra, DK, coalizione democratica dell’ex premier Gyurcsany, che ieri era felicissimo per aver ottenuto con solo il 5,6% dei voti di lista ben 9 deputati, mentre l’LMP (un’altra Ungheria è possibile) ne ha presi solo 8 col 7% di consensi. è un problema anche perchè nel frattempo Orban ha cambiato la legge elettorale e l’opposizione non ha ancora capito come funziona. L’Ungheria che storicamente aveva un sistema misto con doppio turno al maggioritario, ora ha un sistema misto con maggioritario a turno unico. Ci si deve presentare uniti, un’unica coalizione, un ulivo magiaro insomma, che magari si spacca alla prima guerra per colpa del Bertinotti di turno, ma che può vincere le elezioni. Presentandosi divisi è complicato poi organizzarsi e invitare gli elettori al voto utile sul candidato favorito. Magyar narancs (l’arancia ungherese, uno de pochi giornali kiberi rimasti, vedremo i prossimi anni) pubblica giusto uno studio fatto sul retro di una busta che mostra chiaramente come in 5 collegi di Budapest i partiti di opposzizione avrebbero vinto facilmente se fossero riusciti a  gestire meglio questa strategia. Fantastico poi il caso di Szél Bernadett  (leader dell’LMP) nel collegio Pest megye 2, che ha perso di 300 voti, avrebbe vinto con i voti del partito (satirico, antisistema) del cane a due code (MKKP) che ha preso 1250 voti o con quelli del perfetto sconosciuto Partito Democratico col referendum che  ne ha avuti 500 .

post ripreso dai cari amici di Q code magazine

Una vittoria attesa 44 anni

i festeggiamenti per la storica vittoria contro l’Austria agli Europei. una vittoria di Stato.

A mezzanotte il körút, il grande viale circolare alberato che attraversa Pest da ponte a ponte collegando i quartieri semicentrali, è ancora chiuso per metà, solo una corsia é attiva, i tram non passano da ore. I bar lungo il körút sono ancora strapieni di tifosi che festeggiano, Austria – Ungheria, esordio vincente  dei magiari agli europei di calcio di Francia 2016; la partita è finita da piú di 4 ore, uno 0-2 che nn ammette repliche, ma la festa qui va avanti. Un vigile urbano bassino col cappello troppo grande controlla senza troppa convinzione l’incrocio con Kiraly utca, uno di quelli che porta a settimo distretto, il quartiere dei bar e dei divertimenti.

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 La febbre era alle stelle giá ore prima della partita, con maglie rosse della nazionale che spuntavano ovunque, bambini con sule guance il tricolore magiaro, come se si giocasse a Budapest per davvero, una nazione intera é scesa in campo, lo stadio d’atletica dell’isola Margherita, dove hanno installato un maxischermo strapieno fino all’inverosimile, che nn facevan più entrare da mezz’ora prima dell’inizio. A occhio ho contato 50.000 persone. Personalmente ho visto il primo tempo praticamente appollaiato su uno degli alberi di Szabadsag tèr con gli occhi sul maxischermo opposto lontano 100metri e nascosto da un ombrellone per metá e per fortuna che all’intervallo la gente va a far rifornimento di birre e ci si può spostare in avanti.

 La birra scorre, i baracci sul korut stan facendo affari d’oro,  partono ancora cori a squarciagola, l’eterno “Ria ria Hungaria” che nn vul dire niente, ma che fa rima e serve a gridare, ed è stato eletto da un sito inglese come il grido piu bello delle 24 nazionali (il peggiore con 1/10 il russo tutti per uno, uno per tutti, l’Italia con Forza azzurri ha una piúcheonorevole media classifica) un ubriaco che cerca di prendere il tram e cammina storto, cade, si inginocchia alla fermata. È come la grande sbornia del giorno del matrimonio, della nascita del primogenito o della maturità che si svolge in questi giorni nelle scuole ungheresi, con le ragazze vestite da marinarette e i ragazzi in costume. Una vittoria attesa 44 anni, dall’ultima partecipazione  ungherese ad un europeo, e chissà il futuro cosa ci riserverà.

Austria – Ungheria

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Vittoria per di più contro i cugini austriaci, certo anche loro ben lontani dai fasti anni 30 del calcio danubiano, ma comunque rappresentanti (con Alaba, sontuoso centrocampista del Bayer Monaco, Arnautovich, nuovo Ibrahimovic, Fuchs che ha fatto parte della favola Leicvster) di quella nuova europa che ci sforziamo di non vedere, e che invece ha già vinto i mondiali precedenti, la nuova europa dei figli degli immigrati, che son quelli che giocano a pallone che i campioni nascono sulla strada.

 Ma questa è la festa dell’Ungheria, dei suoi talenti che finalmente all’ultima occasione utile o quasi sono maturati, il capitano Dzsudzsák che stava per finire alla Juve, dopo ottime stagioni nel PSV e poi si è perso nei soldi di città poco note russe e turche, o di Gera Zoltan, mezz’ala del Fulham, ritornato alla base del Ferencvaros, la vittoria dei giovani che si formano nella serie B tedesca, la vittoria della nuova guida tecnica, figlia di quel Dardai Pál che ha dato carisma, approccio professionale e un nuovo sistema di gioco finalmente pragmatico (la difesa) a una squadra un po’ troppo naif e innamorata del calcio d’altri tempi.

la vittoria di Orban

Ma è soprattuto la vittoria di Orban, perché se nessuno lo sa in Ungheria il calcio è un affare di stato. O meglio lo è dappertutto con Federcalcio e CONI nazionali, e figuriamoci qui con i club sono rimasti poco più che circoli sportivi  e un primo ministro accentratore e nazionalizzatore, appassionato di calcio ed ex calciatore dilettante egli stesso. Non ha mai stupito la base calcistica della sua amicizia con Berlusconi, l’aver preso in prestito dal Silvio nazionale lo slogan Forza Ungheria del suo partito, Fidesz, la sua presenza accanto al figlio (anch’egli calciatore) ai grandi eventi, a memoria lo ricordo, novello Zelig, accanto a Platini  alla premiazione della finale di Champions 2010 e nella fila immediatamente sotto Putin e Merkel alla finale degli ultimi mondiali in Brasile.

Orban lo ha fatto capire fin dall’inizio che  la rinascita del paese passava per lo sport e per lo sport più seguito al mondo, il calcio. Ad iniziare con la riforma dei campionati, ora a sole 12 squadre, per renderlo più competitivo e lasciar posto ai ritiri per la nazionale, ritiri che si svolgono nel nuovo centro federale di Felcsút, che guarda caso è il paese natale di Orban, ed è un po’ come avere la Coverciano ad Arcore. La foto aerea del paesello con il centro federale con i suoi campi di calcio e strutture 10 volte piu grande dell’abitato è una delle più cliccate qui. Orban ha poi voluto anche i grandi investimenti pubblici per rifare letteralmente tutti gli stadi (vetusti) d’Ungheria, da quello della nazionale, al gioiellino costosissimo dello stadio di Felcsút dell’archistar magiara Makovecz, a quelli di Ferencvaros, Debrecen MTK, alle squadre di provincia, con conseguenti polemiche che era meglio fare gli ospedali già che c’erano.

Il centro federale ha persino una squadra nelle serie A ungherese (in verità retrocessa quest’anno all’ultima giornata) che è un po’ come avere l’under21 che gioca contro la Juventus. Può sembrar strano, ma cosi si fanno crescere i giovani. Molti giocatori persi nelle panchine lunghe di qualche squadra dal grande nome son tornati in patria. Sono arrivati buoni allenatori stranieri, basti citare il Paolo Sousa allenatore del videoton o l’ex juventino Andi Moeller nello staff della nazionale.

La nazionale ha sopratutto avuto tempo di preparare le partite, e costruire una squadra, ad esempio, hanno avuto due settimane di ritiro prima dello spareggio tra le migliori terze dei gironi eliminatori contro la Norvegia. L’Ungheria è stata tra le prime squadre a raggiungere la Francia per questo europeo per rifinire la preparazione. Conte lascia la nazionale per questo, per la mancanza di raduni e stage per formare una sua squadra, Ranieri prima di diventare il re dell’Inghilterra Settentrionale era l’allenatore dimissionario di una Grecia riuscita nell’impresa di perdere sugli scogli delle Far Oer. A domanda aveva risposto “ho visto i giocatori due volte prima di scendere in campo, come può nascere una squadra così?” in Ungheria si può, il calcio moderno è questo. Un amico inglese mi raccontava ieri degli europei di Inghilterra 1996, la gente cantava “sono 30 anni che nn vinciamo e gridiamo”, ora sono passati 50 anni, e il motivo lo sappiamo bene è la premiere league a 26 squadre e le 4 coppe nazionali, che obbligano i giocatori a giocare anche a natale e pasqua. L’alternativa è costruire una squadra dall’under21, come la Germania e la Spagna o l’Italia di Vicini.

Il mattino dopo

Stamattina alle 7.30 il korut sembrava sempre lo stesso, strade pulite, volti seri e malinconici che il cielo è grigio, forse piove e devo andare al lavoro. prossimo appuntamento sabato, Ungheria- Islanda.

[Disclaimer: le opinioni son tutte mie, il blog pure, l fact checking preciso lo faccio quando ho tempőo, l’importante é il sentimento che si trasmette, no, l’Inghilterra non ha 4 coppe nazionali, ma su questo blog si afferma il contrario.]

è primavera…

“odio le belle giornate, il sole, gli uccellini, è il modo che Dio usa per ingannarti, per farti illudere che la vita ha un senso” (Charles Bukowski)

è una giornata di sole e temperatura mite, fantastica, persino il caro vecchio e bordò Pecsa (il palazzetto dello sport anno 1980 dedicato al poeta nazionale) sembra bellobellissimo.
nn so come, ma  mi viene in mente il mio amico americano n.3, incontrato ieri in strada, per caso, ieri col suo cane nero e uno zaino da campeggio vuoto in spalla. Sempre in gamba, maora nn è piu come qualche anno fa che dimostrava 30 anni e nn 47.
Come va? Bene e tu? Ma insomma, sono un po’ teso, sai la mia ragazza aspetta un bambino, abbiamo fatto ieri l’ecografia? Hai una ..? manco lo sapevo….
Ma si, sicuramente la conosci, di vista… quella, alta, tedesca, fa il deejey con P.e P. le serate Frociodigiorno-Normaledinotte (in inglese fa rima… o era normale di giorno e frocio di notte? dipende dalla rima aabb o abba)
ma si, la conosci, è nel gruppo artistico del quartiere malfamato hippy, il gruppo d’azione scoiattolo. (Ecco il tenore delle mie relazioni sociali a Budapest.)

Mi siedo su una panchina, queste incredibili panchine basse del Varosliget, avranno messi i bulloni negli anni 40, oggi sembra tutto bello, sole, caldo ma nn tanto, posso stare in giacca blu di lana e camicia. sei molto virile così, sai?mi ha detto la mia nuova studentessa di italiano, insegnante di bodybuilding, dolcissima, fidanzato geloso milanese. una specie di Kim Basinger che mi dice che sono virile con quella giacca…
Come in tutte le belle giornate di primavera del mondo ragazzini ciccioni e mingherlini che giocano sul prato tutto erbe e buche.
il ragazzino ciccione col cappello si sistema la palla per calciare. il ragazzino mngherlino conla maglia taroccata della nazionale simette in porta.
“ecco Puskas che calcia””eccolo”. (Puskas! com’è ungherese tutto questo, 60 anni di uomini della nazionale son passati e qui i ragazzini ancora vogliono essere Puskas, come se un bambino italiano dicesse Rivera o Gigi Riva e non Totti o Del Piero o Balotelli e Pirlo).
il tiro è una ciofeca, ma ilmingherlino è contentissimo di correre dietro al pallone andato in una direzione completamente sbilenca.
Puskas? ahah…. dicono i dueoperai magrissimi ma pieni di muscoli con i baffi e le borse sotto gli occhi. il bambino ciccione trova una scusa, il sole negli occhi…
dopo 5 minuti si stancano e vanno verso i due operai. ora li vedo meglio,  il mingherlino nn ha una maglia taroccata, ha una maglia di una squadra minore, con i colori nazionali e lo stemma del Csepel, il quartiere operaio di Budapest..
viene anche il bambino ciccione, chiama uno degli operai papà.
il papà apre un bottiglione da due litri di coca cola.
Papà, io vorrei un cicchetto!
li guardo, è spontaneo (e poi anch’io sono con una lattina di birra Dreher accanto, qui sulla panchina bassa..)
mi parlano: “no, no, nn si preoccupi, è un cicchetto di cola, (…) ma sa, mia nonna quando ero sui 10 anni mi dava un cicchetto di vino…”
sono in imbarazzo, provo a rispondere cercando di sfoderare un accento magiaro inappuntabile da nativo di Szolnok.
dico qualcosa poi alzo la mia lattina e dico. “alla salute” salute mi fa il bambino ciccione.

Questa è l’Ungheria. pont.

poi i bambini si siedono su una panchina a parte. il pallone sotto il piede del bambino ciccione. ci gioca e gli scappa. “Orban vieni qua…” mi piacciono proprio…

sarà la bella giornata, il parco, le papere e la Dreher, ma oggi la gente mi piace. Tra l’Hungaria korut e il Varosliget c’è da sempre un piccolo negozietto di alimentari. l’ultima volta lo  gestivano dei dark. Ci sono entrato un venti minuti fa, per la Dreher, il negozietto c’è ancora ma questa vota ecco una signora di mezza età dietro il banco e un’altra con cui fa la chiacchiera diceva A. G. Mi guardo intorno e vedo tuttoscuro. “Mi guardano “Vorrei una birra ma..” “ecco là!” mi indica sorridendo.. C’è un frigo, con lo sportello bianco, come a casa, nn quelli da bar col vetro trasparente.  Sono contentissimo. prendo anche un pacco di stickers (famosi salatini a forma di bastoncino. praticamente l’est europa). “ora c’è tutto” esclamo.

la battuta riesce.

Napoli-Roma

Ho avuto un imprevisto, sono arrivato al  bar italiano un pelino tardi. nessun posto, le solite facce bigie. me ne vado. Dai vetri di un posto per turisti a Liszt Ferenc tèr vedo che la partita è su Digi2. c’è, anche se il partitone è Arsenal-Manchester Utd. Allla bettola sottocasa la seconda TV ha il calcio tedesco. Chiedo a Evi se la vede qualcheduno. Si, lui. Ma si, vediamo Napoli Roma. La bettola era colorata e rumorosissima. Ed Evi piu grossa che mai. Il tizio uno di quelli che beve succo d’arancia. segno che sei un postalcolista o un depravato. Al primo gol esulto. Sai sono di vicino Napoli, dico. allora mi dice qualcosa in italiano. Parli un po’ di italiano? no, io parlo italiano. e tu sei italiano? ti facevo ebreo. o al massimo serbo.

Olanda-Ungheria 8 – 1

Venerdi scorso l’Ungheria ha perso 8-1 in Olanda. Il peggior risultato di sempre. peggiore anche dell’8-2 preso dall’Austria nel 1932.

Ormai sono in Ungheria da molto tempo. e sto invecchiando. il mio sangue si sta raffreddando. e perdo la memoria. e nn mi ricordo se una cosa l’ho già scritta oppure no. Comunque sia, nel 2008 ero già qua in Ungheria.

Era l’anno degli europei di SvizzeraeAustria. Ricordo Italia Romania vista a Kertèsz utca e un mio famoso urlo, ricordo i più facoltosi fra noi andare a Vienna per la semifinale. Ma soprattutto ricordo il giorno dopo Italia Olanda 0-3 lì al bar di Carlo. Il giorno dopo il vicino, dal nome italianizzato stupidissimo, alto come un nano di compagnia dell’800, che aveva un negozio di abbigliamento fintoitaliano lì all’angolo e che veniva a prendersi il caffè tutto azzimato con un barboncino bianco in mano…

bene, lui ci portò un pacchetto con del nastro nero a lutto.

Albert il trombino invece, il figlio della Budapest bene, che giocava nella nazionale di croquet insieme ai suoi cugini, appena mi vede prima dei saluti mi fece un “sei molto triste vero Alessandro?” Stavo già incazzato e covavo al calduccio la risposta: “Caro il mio Albert, quando ha giocato l’Ungheria, in che gruppo sta? orsù bene, abbiamo perso, però vedi questa è la fase finale degli europei, qui giocano i più forti. e noi ci siamo. L’Ungheria no. Se arrivi alla finale degli europei magari rischi pure di trovare qualche squadra forte..*”. forse è una delle ultime frasi che mi rese popolare al bar nei discorsi di Angelo agli altri clineti quando capitavo là.

5 anni dopo sono ancor qui nello stesso quartiere, qualche capello e qualche speranza in meno. Almeno ho qualche anno in più di militanza in trattoria.

Giovedì in trattoria eravamo rimasti in pochi, giusto 3. Il buon Tibi, il proprietario, era tutto contento della zuppa di pesce, che fa una volta al mese.. “in tutta Pest trovatemi una trattoria in cui fanno la zuppa di pesce, davvero, nn c’è… si va bene c’era quella Csarda sul Margit korut. “no l’han chiusa” “Ah” pausa “oh” “mah vedi”.. Poi si era seduto al tavolino al centro, aveva inforcato gli occhiali come HomerSimpson e si era messo a spulciare il Nemzetisport, il tuttosport magiaro..

Il giorno dopo era il gran giorno di Olanda-Ungheria. L’Olanda è già qualificata per i mondiali, le seconde vanno agli spareggi. l’Ungheria è seconda con un punto in più sulla coppia Romania Turchia. Ma la Romania deve affrontare Andorra ed Estonia, l’Ungheria invece la fortissima Olanda che un annetto fa ha vinto al Puskas stadion 4-1. con facilità.

ma ecco Tibi che alza la testa e fa “Jozsi che dici che succede domani?”

Jozsi è l’unico altro avventore tranne me, zingaro, quelli benestanti e buoni. Ha l’aria navigata di chi ne ha viste tante…

“Mah, ti dirò. E’ una partita da tripla. ogni risultato è possibile..”

“eh si si, hai ragione, la vedo dura, ma chissà..”

piccola pausa. poi Tibi va alla penultima pagina, quella delle quote delle scommesse, le quote della lottomatica magiara. bofochia un uh. poi scorre col dito con attenzione. Chiama Erzsi, la lavapiatti…  A quanto pare la quota di Andorra vincente contro la Romania è molto invitante.. “Si è vero, l’ho vista anch’io fa Erzsi, ma guarda che è impossibile… Tibi guarda meglio poi si convince.. 35 gol subiti zero segnati fin qui…

L’ungherese sembra come quegli studenti visibilmente impreparati che si convince contro ogni logica di farcela a superare l’interrogazione. un sentimento che non conosceva classi sociali…  In un timido post su facebook, Ferruccio Altiboni stimatissimo ricercatore universitario italo ungherese, diceva in cuor suo di sognare un 1-0 al 90.esimo per l’Ungheria.. ed anche il mio amico italoungherese Carlo Ricci, ingegnere figo, ci sperava…

Poi il giorno arriva e l’Ungheria perde ne prende 8. 8-1. il gol dell’onore arrivato su rigore regalato per un fallo di mano in area. 4 gol per tempo.  Pronti via in 5 minuti due azioni con uomo solo davanti al portiere e palo clamoroso o qualcosa del genere…

Dire che nn ha funzionato niente è poco. l’ennesima coppia difensiva bruciata e infilata da tutte le parti, una squadra che attacca lenta e porge il fianco ai vice campioni del mondo. Il più forte della squadra (Dzsudzsak) finito nel campionato russo lontano e poco competitivo insieme all’ex Bari e Sampdoria Koman, ora all’Ural). I  giovani promettenti che son naufragati nel ritorno a casa dopo tanta panchina in squadre minori  e le vecchie glorie (Gera Zoltan) piene di acciacchi.. Difesa colabrodo con 6-7 coppie di centrali cambiate. E tutto questo in una fase in cui sembrava finalmente di risalire la china. l’anno scorso il Videoton di Paulo Sousa alla fase a gironi dell’Europaleague, la nazionale che batte la Svezia, prima volta in cui batte una nazione avanti a lei nella classifica FIFA, vittoria nell’importantissimo Ungheria Romania sfumata per un gol rocambolesco al 92.emo. Poi la catastrofe, come in un copione scritto per il teatro. le squadre magiare uscite dalle coppe 2013-2014 già il 25 luglio con prestazioni imbarazzanti, triste sconfitta a Bucarest contro una modesta Romania, al 2. minuto passaggio laterale del difensore intercettato dall’attacante e gol. poi 2 e 3-0 ed ora l’Olanda.

Ho visto la partita spalmato sul divano. non ho mandato sms beffardi, nè messo post irriverenti su facebook. non cerco vendette. ma sono contento.

 

*l’Ungheria non siqualifica per la fase finale di una grande competizione dal 1986. ultima partita URSS – Ungheria 6-0.

 

 

Ungheria – XXXXX Y – 3

Mi ero spinto in un angolo buio del IX distretto quel pomeriggio, alla ricerca del miglior ristorante cinese di Budapest, come dicevano i miei appunti almeno, il ristorante del signor W., e ho camminato davvero tanto, per una via che prima era figa e aggiustata, tutta sampietrini e case colorate a toni pastello e e poi finalmente dopo qualche  isolato diventa una strada normale n po’ decadente, con l’emblema della vecchia stazione dei pompieri, un edificio enorme, abbandonato, senza i vetri alle finestre, dove un 4 anni fa c’era un locale incredibile con un grande fuoco che ardeva al centro e poi la via diventa una zona residenziale, ma sempre urbana , che è una bella definizione..

Il  ritorno si sa sembra sempre più breve e mi ritrovo in poco tempo al körút, il viale circolare che unisce i vari distretti centrali di Pest.. Da  lì in 15 minuti trovo una stada dove ero stato qualche anno fa inseguendo una commercialista, vicino a un ponte, importante,  qui c’è una bettola, la conosco ma nn ero mai entrato, per timidezza ovvio.  Immaginate un bar a Roma che si chiama come Italia Germania 4:3, anche qui la bettola porta il nome  di un’incontro di calcio cher ha fatto la storia, la storia dei meravigliosi anni ü50. Dentro per fortuna è pulito penso e la signora al banco pure simpatica. C’è una coppia di anziani normali a uno dei tavolini, tavolini di legno pesante, con dei centrini rossi tradizionali. E’ come in un sogno uno stilista disegnerebbe una bettola, c’è una signora in là con gli anni dietro al bancone, dicevo simpatica e premurosa, ci sono i tavolini ma ci sono anche i tavolacci alti su cui bere in piedi o sugli sgabelloni, ci sono le tendine bianche ricamate alle finestre, c’è una TV sempre accesa sul canale nazionale che tutti ma proprio tutti guardano con estremo interesse. Tutti vuol dire 5 persone, si, in un angolo di un angolo, come se l’avessero disegnata c’è una donna, con dei lunghi capelli grigio biondi, sfibrati, lisci, che fuma una sigaretta dopo l’altra, con un  posacenere strapieno di mozziconi e una nuvola di fumo denso attorno. Bene, prendo il mio bicchiere di vino e szoda e scelgo il mio posto. Come in un film di Woody Allen faccio un movimento maldestro e rovescio il bicchiere di vino. Nessuno fa una piega, neanche se ne accorgono, io  mi scuso, per fortuna la signora è tranquilla “ il secondo giro è arrivato subito..” sorride e mi serve un altro bicchiere di vino e szoda, dé un’altra generosa mancia di 50 fiorini, 15 centesimi di euro..  Sono giovane e sicuramente il mio accento mi tradisce, ma prendo il vino della casa, il vino “che scorre” non il vino “di qualità” dalle bottiglie..

Stavolta cambio posto, mi metto sui tavoli alti, su uno sgabello. In un certo senso provo un senso di protezione, come in un nido. E’ bello star qui a vedere M1, magyar televiziò 1, danno “l’isola del tesoro” il protagonista è biondo e con i boccoli, curioso il doppiaggio ungherese.

Mi guardo meglio intorno, c’è un juke-box fantastico, rosso acceso, spolverato, sicuramente coevo della grande partita, c’è la prima pagina del giornale ungherese del giorno dopo e anche del giornale straniero, eh si, era la partita tra due nazionali, c’è una foto con Ferenc Puskàs, mattatore di quella partita in visita alla bettola dove sono ora, una foto dai colori sbiaditi, dove Puskàs ha i basettoni anni 70. C’è una vetrinetta con dei cimeli, un pallone di cuoio, un paio di libri sul calcio.. ma ho dovuto fare uno sforzo per vedere questi particolari, verrei qui anche se non si chiamasse Ungheria – XXXXXX X-3. C’è pure un poster del Ferencvaros, siamo sempre nel quartiere di Ferencvàros in fondo, stagione 82-83, con le caricature dei giocatori, l’unico che riconosco è Nyilasi, che mi dicono più forte di van Basten, quand’era in giornata….

Entrano un uomo calvo ed uno più giovane, poi una coppia ben vestita, poi un vecchio quasi in pantofole con una tuta da ginnastica e gli occhialoni spessi. È una kocsma, una bettola, o traducendo dall’inglese pub una casa pubblica dove cercare conforto…

Verrai a Budapest e vorresti visitare questa bettola, farti un bicchiere di vino e szoda, girare per i dintorni, e poi spostarti in un’altra bettola tradizionale con la storia dei suoi avventori e dei palazzi che vi sono attorno…? clicca qui

 

Orban a Wembley

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra nel mostro tempo. E’ rito nel fondo, mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa sono in declino, il calcio è l’ultima rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro” (“PierPaolo Pasolini)

Quando c’era ‘a finale della Champions’League a Roma al momento della premiazione una risata colse noi italiani, qui a Budapest, nel vedere Schifani,  in tribuna a consegnare medaglie e stringere mani, nel comitato d’onore. O forse era la coppa Italia e la Russa? boh, no, Larussa era apparso a una finale di coppa italia a premiare la sua amata Inter

Bene, io quest’anno ero al G., che è un posto così significativo della Budapest che cambia. un kert nell’VIII distretto, un tempo il West Balkan estivo, in via della grande chiesa,  accanto a un rudere tenuto in piedi perchè casa natale di Molnar Ferenc, l’autore dei ragazzi della via Pàl. C’ero stato un paio di estati fa, in parte dventato ostello, uno splendido piccolo baretto ocn le sedie gialle e le piante. Ora è diventato un posto enorme una specie di biergarten, con grandi pubblicità dell’Heineken, prezzi esorbitanti e security che controlla le borse per vedere che nn ti porti gli alcolici da casa.

Abbiamo visto una delle più belle partite di calcio degli ultimi decenni e poi tutti ni, qui a Budapest, abbiam riconosciuto nella cerimonia di premiazione, due posti accanto a Platini ieri, Orban Viktor, il primo ministro ungherese..

sembrava un po’ come in Zelig, un viso conosciuto che spunta dove nn te l’aspetti, come Leonard Zelig sulpalco accanto a Hitler Adolf..

Orban l’è un grande appassionato di calcio, che si gloriava di giocare in una squadra di d terza categoria durante il suo precedente mandato..qui in qualità di presidente di turno dell’UE, o di uomo potente, almeno a sentire il Budapest report, ha avuto i biglietti gratis, perchè la sua squadra del cuore è il Barcellona e ha chiesto di star lì a premiare, uno come noi…

come il palco reale dell’opera, che guardo dal mio posto di fiducia nel loggione a 3 euro e mezzo  durante i cambi di scena quando vado all’opera, perchè io sono un signore, si,  per vedere le teste bianche e i vestiti luccicanti accanto ai giapponesi.. lì, nel palco reale..

i miei mondiali americani a Budapest

E’ il secondo mondiale che vedo in terra ungherese e sono stati i veri mondiali americani qui a Budapest, almeno per me, ovvio. Dicono per esempio che anche alla casa Bianca col presidente nero, han seguito la partita col Ghana con molta attenzione. Io invece se provavo ad andarmene da solo, tipo al maxischermo di Szabadsàg tèr, davanti alla sede storica di (MTV) la televisione magiara*, che  ho visto bruciare 4 anni fa, mi sedeva accanto un americano atletico e ben nutrito, giusto orgoglio della sua donna bionda magiara, che si metteva persino a commentare i fuorigioco e a applaudire a volte. O se andavo in qualche altro posto (a Budapest era assolutamente impossibile scampare ai mondiali, ogni posto, dico ogni posto ne aveva uno, anche il pub più underground o il caffè più fighetto; ne han messo persino uno tra gli specchi e i velluti della sala da tè dello storico caffè “Muvèsz” in Andràssy ùt e stendo un velo pietoso su uno sport pub, in pieno centro che ha messo 4 schermi al plasma nei cessi davanti agli orinatoi). Dicevo se andavo in un altro posto era un pulliferare di americano vocianti che si esaltavano davanti agli schermi.

Ma il fatto vero è che qui in questi mesi ho un compagno di merendine americano, Danny, e che americano, americano  di Nuova York, e che la sera mi chiamava:”Che ti guardi la partita, dove si va?”. Poi la sera davanti a un altro schermo dovevo sorbirmi i commenti calcistici del mio amico, si sa, nel mondo siamo 6 miliardi di commissari tecnici. Erano apprezzamenti sul bellissimo gioco dei tedeschi, come lo aveva entusiasmato, l’Argentina che cos’è, etc. etc. ma nn è questo, il calcio dei tedeschi è piaciuto a molti (chissà com’è che hanno perso), è che ero tremendamente infastidito da vedere una partita tipo Germania Uruguay e sentirmi chiedere se l’Uruguay è la squadra in bianco o in azzurro. E la vedevo con un maschio e non con una donna, che si sa di calcio ne capisce poco. O dover stare a spiegare chi era Maradona, o che cosa vuol dire Olanda-Uruguay le finali perse dall’Olanda, il calcio totale, Joan Cruyff e Ruud Kroll, o Brasile Uruguay al Maracanà, i falli alle gambe ed Enzo Francescoli. Eh si che all’inizio era anche divertente, tipo la finale di Champion’s, dove Danny mi raggiunge per la premiazione, “vedi Danny quel tipo con i capelli ricci, neri? È stato un gran campione del passato, è francese, giocava nella Juventus, si chiama Michele Platini, si, ha vinto l’Inter, è una squadra italiana, vuol dire internazionale, giocano in nero e azzurro.

Alla fine ho finto una sindrome depressiva per evitare scocciatori ed ho visto la finale con due ungheresi, un romeno, una ragazza, in un posto dove gli stranieri nn residenti nn possono arrivare. Il romeno comunque ne capisce di calcio, l’ungherese è quello che quando mi vede al Vittula parla sempre di calcio, è uno di quelli della mustra generazione cresciuti con Nevio Scala e Carletto Mazzone.

Finora sono stato molto cattivo e indisponente.

Ma la saggezza è nei libri, si sa. Ho appena finito di leggere “How soccer explains the world”, un giornalista americano appassionatissimo di calcio fin da bambino, si è preso un anno sabbatico per girare il mondo e parlarne attraverso il calcio, tipo la questione irlandese tramite la rivalità Glasgow-Celtics, le guerre yugoslave tramite gli ultras della Stella Rossa che erano diventati uno dei corpi scelti in guerra, o la tigre Arkan che era diventato presidente dell’Obilic, assunto campione di Yugoslavia dal nulla.

Bene, l’ultimo capitolo conclusivo è sul calcio negli Stati Uniti. In breve: il calcio è lo sport dei figli dei figli dei fiori, di chi contestava il sistema negli anni 60 e voleva far fare ai figli uno sport meno violento del football e meno individualista, il calcio è uno sport degli snob e dei ricchi, una cosa chic, europea di chi vuol fare il figo, ma soprattutto il calcio è lo sport della globalizzazione che vuole insidiare gli Stati Uniti del baseball e del football che si gioca con le mani e si chiama americano, se siamo globali, anche questo è dovuto, il calcio è lo sport di Nike ed Umbro, multinazionali che vogliono assolutamente entrare nel ricco mercato USA, il baseball è meno globale.

 

  • Per inciso la TV pubblica ungherese ha trasmesso tutte (tutte) le partite in diretta. Altro che mamma RAI.

 

Voros Michele, Budapest 1920-Bari 2008

Quando torno a Bari, tra le prime cose che faccio è chiedere al mio fruttivendolo di Michele Voros (guarda il post del24.8.07). E’ che gli ho lasciato un foglietto in cui gli chiedo se ci possiam conoscere.. “Kedves Vörös ùr..) e son curioso di sapere se per caso è passato dal mercato e ha ricevuto il mio messaggio, ma mi ha sempre detto, viene molto di rado ora, neanche gli altri lo ha visto…. Questa volta è il fruttarolo che prende il discorso e mi dice una cosa triste. E io giro per la vicina chiesa, …. cav. Campanelli,  ….. sig.ina de Ceglie, no,  all’inizio non trovo quello che cerco, poi all’angolo, sull’annuncio incollato sulla cassetta del gas leggo: “E’ venuto a mancare all’affetto dei suoi cari Michele Voros” , così senza le dieresi sulle o, che diventano ö, “emerito giocatore del Bari A.S.” e ne dá il triste annuncio la moglie Elisabetta Papp, (che più ungherese nn si può la Papp Erzsebet).

 Provo a immaginarmi il funerale del signor Rossi ungherese, Vörös Mihàly, qui a Bari, nella mia parrocchia, aveva 88 anni, nn sono mai riuscito a incontrarlo, si faceva vedere sempre piú raramente in giro,  è morto domenica scorsa, 12 Ottobre.. Un funerale veloce, a un vecchio, straniero, con pochi amici e nessun parente, in terra straniera. o semplicemente il funerale piú comune per una coppia di anziani senza figli. Ai funerali nn c’era neanche una presenza ufficiale del Bari calcio, solo uno-due vecchi compagni di squadra con cui era rimasto in contatto. gli anziani non usano facebook..

Ricevo pochi messaggi dall’Italia. Un emerito futuro radiologo dal policlinico di Bari una mattina mi aveva mandato questo: “come si chiama il tuo ungherese ex calciatore del Bari? È qui al Policlinico a farsi i raggi X”. Era con la moglie – mi dice poi quando ci siam rivisti mesi dopo – appena ha fatto un po’ di storie per la coda, visto che nn era un caso urgente lo han fatto aspettare un po’ e lui ha sbottato con l’infermiere.. “Lei non sa chi sono io, quando lei non era ancora nato io ero attaccante del Bari”. Quando se ne sono andati la moglie che era con lui senza farsi vedere ha fatto, toccandosi una tempia col dito.. “nn vi preoccupate, mio marito è un po’ strambo..”.

Peccato, se lo avessi incontrato, Alessandro,avrebbe attaccato a parlare e ti avrebbe fatto una testa tanta…

Arcsil Szulakauri

Quando mi trovo al bar di Angelo, ho una mezz’oretta libera e un velo di tristezza nel cuore, mi ritrovo a ad andarmene quasi senza accorgermene verso la vicina Nyugati, la stazione orientale, e scendere le scale verso la metropolitana.  In ungherese si dice aluljaro, sottopassaggio, che qui collega la metro e la stazione, mi turo il naso e scendo. In genere vado dritto in fondo. Proprio di fronte all’ingresso del Westend, l’enorme centro commerciale dove l’italiano in vacanza si fa un giro a caccia di plazacica (gattine da centro commerciale) c’è uno che vende libri a basso prezzo e io mi dirigo proprio lì.

Il negozio di libri avrebbe anche  un piccolo stand dove si vendono romanzetti rosa o thriller storici come le edicole, ma il pezzo forte sono 2 grandi casse in compensato, più alte che larghe, dipinte in nero in cui butta libri di seconda mano. Tutto a 100 fiorini, 40 centesimi di euro. Il lavoro del titolare è giusto quello di riempirlo ogni tanto quando è arrivato quasi a metà e incassare 100 fiorini al pezzo. C’è sempre qualche curioso che rovista nel mucchio, per il semplice fatto che ci puoi trovare qualcosa di buono. E’ qui che mi sono fatto un’intera libreria di libri di lingua, tedesco, francese, russo ovviamente, libri di viaggio, qualche classico della letteratura ungara, anche un libro di barzellette ebraiche, che tengo sulla scrivania a Bari:

la battuta che ricordo meglio è “rabbino posso fumare mentre leggo la Torah! – certo che no, è peccato. Rabbino posso leggere la Torah mentre fumo? Certo, è bene leggere la Torah in qualsiasi occasione.”

oppure c’è questa: “Il commerciante Guld in treno. Un altro passeggero gli fa: Perché viaggia senza sua moglie? Ma, risponde lui, è buona norma non portare mai con sé troppe cose inutili che puoi trovare anche durante il viaggio, al bisogno..”

  Il momento migliore è ovviamente quando l’ha appena riempito, e i pezzi migliori sono ancora disponibili, mentre in fondo restano sempre gli atti di qualche congresso medico romeno e “perché il calcio ungherese è malato” dell’88, stampato evidentemente in un numero enorme di copie allora, perché lo ritrovo sempre, ma sempre attuale dato il recente MTK-Fenerbache 0-5 delle qualificazioni per la champions league. Ci vuole anche una certa tecnica, che i più esperti mostrano di padroneggiare,si scava sempre in una direzione ammonticchiando in un angolo uno sull’altro secondo una torre perfetta i libri che via via non interessano. In genere le casse hanno dunque un buco al centro e i libri ordinatamente messi uno sull’altro lungo i lati. Accanto c’è uno dei posti dove la budapest proletaria piazza un panchetto e una scacchiera e giocano ore intere.

Chi non ne vuole sapere della polvere ripiega sull’Antikvarium “Eiffel” a metà strada tra il Westend e la metro, accanto alla kocsma (bettola) dell’aluljarò, che da poco si è un po’ aggiustata. Questo è un vero Antikvarium, ha i libri di seconda mano sugli scaffali secondo la sezione letteratura e le altre sezioni,sport, giardinaggio, etc.  ma ha all’ingresso due bei banconi con libri a 100 forini. La scelta è limitata, ma alle volte può dirti bene e non c’è polvere. Qui ho scoperto Moldova Gyorgy. Il secondo bancone però è stato da poco alzato di tono, i libri sono di qualità media migliore, ma costano 200 o 300 fiorini. Ma a luglio, ho notato una scatola di cartone, a terra, fuori dal negozio, con una scritta a penna 50 fiorini. Dentro qualche numero della “Modern Konyvtàr” la “biblioteca moderna” le edizioni economiche di stato dei bei tempi, per la verità abbastanza eleganti nel loro stile asciutto, ogni numero con la copertina monocromatica, una banda nera al centro, una citazione. La biblioteca moderna comprendeva, a quanto mi par di vedere, quasi solo scrittori dei paesi fratelli del patto di Varsavia e dintorni, tutti nomi che a me non dicon niente e che magari mai son stati tradotti in italiano. finisco per sceglierne 3 o 4: Lojze Kovacic (il retro dice scrittore sloveno nato in Germania…); Wiktor Woroszylski (polacco), Arcsil Szulakauri. Magari fra questi c’era il nuovo Hemingway, ma è nato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Magari l’ultimo, Arcsil. Arcsil Szulakauri è georgiano, e quindi ora di grande attualità e appena è scoppiata la guerra ho provato a leggiucchiarlo per rinfrescare le mie conoscenze di letteratura georgiana del novecento (chi cazzo sarà). Il suo libro è ambientato a Mtacminda (la nuova Macondo?), ai piedi di Tibisli, il protagonista Dato Maramidze è un adolescente, esce con gli amici, ha tanti sogni, guarda i grandi per capire come affrontare il mondo. Mirian è suo fratello maggiore, un bravo ragazzo, è andato in guerra contro i tedeschi, lo avevan dato per morto, invece era in un campo di prigionia. E’ stato anche a Magadan. Mirian ora è tornato a casa, è sempre il bravo ragazzo di sempre come se lo ricordan tutti, ma un po’ chiuso e isolato, come chi è stato tanto tempo all’estero e ha tante esperienze che non può dividere con nessuno..

Ho scritto la trama in questo modo, vuol dire che è un buon libro, vuol dire che il buon Arcsil scrive bene e non è mai banale, se l’arte è tale quando racchiude più livelli interpretativi, questo è il mio, quello di un espatriate italiano a Budapest. Il libro si chiama “il pesce rosso”, non so come andrà a finire, come la vita, l’amore, come la guerra, che sappiamo com’è finita ma che ne sarà di NATO, Georgia, Ossezia e Abkazia nei prossimi mesi mica lo sappiamo ancora..

 

Australia-Cina 0-1; Olanda-Russia 1-3

Gli europei di calcio sono un evento anche a Budapest.

Potrei raccontare dei caroselli per il körút dei turchi dopo i loro esaltanti finali, dei poster con la formazione della turchia in piedi e accosciati dei kebabbari del centro, del russo ubriaco di birra ed emozioni davanti ai monitor nel garden sulla pista di pattinaggio sul ghiaccio all’aperto del Varosliget, del gusto con cui hanno rinfacciato a noi italici il 3-0 con l’Olanda, dei nuvoloni sul Corvinteto mentre nella vicina Vienna, diluviava durante Spagna-Russia ..

Da straniero mi preme riportare e sottoscrivere il commento di radio3mondo, lettura della stampa estera di 3 giorni fa ”su el pais un articolo esalta <<il sorpasso della Spagna sull’Italia come PIL per abitante, come la vittoria agli europei, europei che si sono evidenziati per il bel gioco, al contrario dei mondiali 2006 vinti dall’Italia di Materazzi.>>  bene, dice il commentatore italiano, concordiamo pienamente con quanto dice el pais ed è per questo che tiferemo per la Russia che ha dato prova di un gioco altamente entusiasmante e non per la Spagna”

 Dice Kapuscinski che ancora non siamo consapevoli di quanto la nostra cultura sia europocentrica, mentre il mondo è tanto grande. Se pensate che Cristiano Ronaldo, Donadoni, Schweinsteiger o Toni pezzodilegno siano l’unico argomento di discussione in tutto il mondo del calcio, vorrei parlarvi di Jonhatan, un tipo australiano che bazzica il Vittula, il mio pub.

Jonhatan avrà sui 40 anni, ama il calcio, è bassino e veste con camicie hawaiane, ma ha uno sguardo a posto. Dopo il commento alla partita del giorno degli Europei, non riesce a non far scivolare il discorso sui gironi asiatici di qualificazione ai mondiali 2008, in corso in questi giorni e a cui partecipa anche l’Australia. Budapest è anche questo. L’Australia era in un girone difficile con Iraq, Cina, Qatar. Non so su quale sito arabo è riuscito a seguire le partite, col Qatar era la sfida decisiva, a sentir lui una partita aspra e tattica, un pareggio sofferto contro i forti qatarensi, che nel Qatar giocano 3 brasiliani naturalizzati. A qualificazione già in tasca l’Australia ha giocato a Sidney l’ultima partita contro la Cina. Ci tiene a precisare che la Cina ha schierato la formazione migliore mentre l’Australia ha messo in campo l’under 23 per prepararli al meglio alle Olimpiadi. Ecco perchè la Cina ha vinto 1-0 a Sidney, ma attenzione il campo era rovinato dalle 2 partite di rugby giocate nel weekend. Comunque nella seconda fase si fa difficile, che ora entreranno  in campo le grandi squadre d’Asia, Giappone, Corea, Iran. L’Iran fa paura, giocan tutti in Europa,  in campionati forti, Germania, etc.. Ce n’è anche per l’allenatore, se ben capisco mentre l’altoparlante del Corvinteto, (il pub aperto sul tetto degli ex grandi magazzini di Budapest), giusto dietro di me mi spara gli Stones, l’ allenatore nominato non si è accordato economicamente e se n‘è andato giusto prima del girone, allora è stato preso un olandese, che è di moda, ma il nome non mi dice niente. Chi cavolo sarà? Era il vice di Hiddink sulla panchina della Corea. Bene.

Non manca un accenno ai giocatori dell’Australia degli ultimi 10 anni, son tutti figli di Europei, i croati sono i più forti, come Okon quello della lazio, come l’ultimo fenomeno 19enne australiano  etc. E poi quelli che giocano in Italia: Grella, Bresciano. e Vieri. L’altro giorno non so che programma sportivo inglese seguiva e sente uno parlare con un accentaccio australiano marcatissimo. Si volta e c’è Cristian Vieri in TV, proprio lui, nato e vissuto in Australia fino ai 16 anni,

 

“Ma non era il rugby il vostro sport nazionale?“

Si intromette Carl ora: Ma lui è di Melbourne, attenti.

Apprendo che il rugby è lo sport di Brisbane, del Queensland, al nord est dell’Australia. A Sidney tutte e 2, perchè Sidney è la capitale e lì c’è spazio per tutti.

Come a Budapest.

 

 

Michele Rossi

I vicini di casa delle mie zie, a Bari, erano Licia e Peppino. Avevano 60 – 70 anni e non avevano avuto figli. Licia aveva i capelli ricci ricci, pesava oltre 100 chili e riempiva la casa di bamboline. Peppino era alto 1.60 scarso ed amava mettere un papillon rosso nelle occasioni importanti. Peppino era “l’amore suo”. La domenica Peppino a volte non ci veniva a sautare, perchè andava allo stadio, in curva sud al “delle Vittorie”, il vecchio stadio di Bari, accanto alla fiera. Ci andava anche quando il Bari era in Serie B; era abbonato da più di 30 anni lui, anche quando il Bari era in Quarta Serie. Peppino è morto qualche anno fa, un infarto, si faceva prescrivere il Viagra anche se gli era pericoloso. Licia l’ha seguito poco dopo.

E’ a Peppino che penso quando di ritorno da una sana corsa al Parco, mi chiedono se conosco un tale Michele, Michele Voros, che si fa vedere ogni tanto al nostro mercato… Ci penso un po’, sarà Vörös (vuol dire rosso in ungherese insieme all’altro aggetivo piros, una penna è piros, una camicia è piros, ma una persona ha i capelli voros, un vino è voros, le carni rosse son voros).. No, amici, Mihaly Vörös, Michele Rossi, nun me dice niente. Allora me lo dicono loro..

Tra 2/giorni riparto per l’Ungheria e non sapevo che nel mercato del mio quartiere si fa vedere spesso un simpatico vecchietto, Michele Voros, un ex giocatore del Bari anni 50, quando il calcio magiaro era primo in Europa. Di più, Michele Rossi è stato per 6 anni una gloriosa punta del Bari, che non ha abbandonato la squadra neanche nella stagione 52/53, quando dopo una caduta inarrestabile il Bari sprofondò in Quarta Serie.. E Peppino ero allo stadio ad applaudirlo.. E poi da signor Rossi restò qua, che chi poteva dopo il 56 non tornava indietro..

A metá luglio avevo messo annunci in rete se per caso c’era qualche ungherese a Bari con cui praticare la lingua e non sapevo che ce ne avevo uno sottocasa con cui parlare di calcio.. a Natale so a chi dire Boldog Karacsonyt

Da solobari.it:

 

Mihaly Vörös

Stagione       Presenze  Gol

47/48   serie A           7         1

48/49   serie A           23       8

49/50   serie A          34       14

50/51   serie B          24       7

51/52   serie C          29      18

52/53 4a serie           25      6

Oltre il buongiorno abbiamo poco da dirci

Quando parlo di Bari agli ungheresi dico che è in Italia, nell’Italia meridionale, sul mare, di fronte a Dubrovnik. Poi dico che è di Bari Antonio Cassano, il bizzoso e geniale giocatore del Real Madrid, di cui il Real tenta in ogni modo di disfarsi vendendolo ai club di mezza Europa.

Qui a Bari il futuro di Antonio Cassano anima le discussioni tra amici appassionati di calcio, con una Peroni e un mare oscuro davanti. L’altra sera ci interrogavamo poi sul destino di Hugo Enynnaya, il velocissimo nigeriano, compagno di attacco di Cassano in quel fantastico Bari di qualche anno fa e autore di un gol da 40 metri a Toldo nel Bari-Inter 2:1 in cui Cassano passò alla storia del calcio italiano.

Puntualmente mi arriva il link ad un articolo su Enynnaya, scovato, da un sito specializzato, nella serie B polacca. Il destino l’ha portato ad Opole a metà strada tra le meraviglie di Breslavia e Cracovia. La sua storia è bella e mi offre un piccolo spunto alle riflessioni linguistico-sociali su Budapest e i paesi centroeuropei, che mi offuscano in questo periodo.

Nell’articolo Enynnaya visibilmente giu’ di morale confida: “C’è la possibilità di andare a giocare in Svizzera. Ci spero, vediamo cosa succederà. Ho voglia di andarci, qui va un po’ così, l’allenatore è polacco, lui parla e qualcuno mi spiega. I miei compagni parlano solo polacco, è difficile comunicare e fare amicizia. Quando arrivo al campo, oltre il buongiorno abbiamo poco da dirci

Ora Enynnaya potrà avere le sue mancanze personali e professionali e gli auguro ogni bene in qualche cantone confederato in cui si parla solo ladino stretto e dove negli uffici pubblici si portano fasce bianche rosse e nere al braccio, ma non è uno sprovveduto, è in Europa da 10 anni, ha vissuto in Belgio e 4 anni in Italia, e gioca in Polonia dal 2004; parlerà già 3 o 4 lingue oltre alla lingua madre e al dialetto barese, miglior modo di intendersi bene con metà dello spogliatoio di quel Bari, ha già fatto il callo alla mancanza della sua mamma Africa. Eppure in Slesia, in queste società centro europee così lontane e così vicine ha i suoi bei problemi, riesce a dire solo buongiorno; anzi a legger meglio: oltre il buongiorno abbiamo poco da dirci.

Torna a Bari Hugo, se ti va, qui ti vogliamo ancora bene.

P.S. Anche l’Ungheria è passata nella sua vita, aveva raggiunto un accordo col DVSC, la squadra di Debrecen seconda città dell’Ungheria, (che ha vinto gli ultimi due campionati e che oggi si gioca ad Elfsborg un difficile accesso all’ultimo turno dei preliminari di Champions). Ma gli han fatto, ti prendiamo ma nn sappiamo quando ti pagheremo.

 

 

Ci sono un italiano, un georgiano, un indiano e un neozelandese

Son tornato a Budapest, dalle mie vacanze pasquali un mercoledì mattina, dò  uno sguardo al chiosco dei giornali di Népliget e leggo che il giorno prima Manchester – Roma, ritorno dei quarti di Coppa dei Campioni, è finita 7 -1, uristem che disdetta.

Allora alle semifinali mi tocca tifare Milan, perchè il calcio italiano, dopotutto, da qui, deve essere difeso. E decido che mi vedrò le partite al Beckett’s, almeno ci sarà del sugo a vedersi e partite con i British, e poi chissà, è un pub irlandese, chissà per chi stanno….

Difatti per Chelsea – Lverpool, i più sono per il Liverpool. orgoglio celtico. E per Milan – Manchester, mentre a San Siro piove che Dio la manda, davanti a me ci sta uno dai capelli scuri e una improbabile camicia rossa sotto un maglione blu che tifa Milan, agitando le braccia. Sarà italiano, penso, ma quando al cambio di campo mi avvicino, il fiu mi dice”Nem” dunque non è italiano. “E sei ungherese?” replico allora. “No, georgiano”. Uh.  E mi presenta Misha, il suo amico anche lui georgiano e dai capelli neri come il carbone e un po’ mossi, che lo farei di Altamura, se fossimo in Italia.

Budapest è cosmopolita; mi capita di vedere la partita con 2 georgiani, che studiano qui scienze politiche, con negli occhi  la stessa luce di noi italiani del sud. In più dividiamo il tavolino con una coppia di cinquantenni irlandesi, lui ha un elegante maglione colorato, occhiali di osso e wisky tridistallato elotte.

Apprendo che il georgiano è una lingua indoeuropea e che la Georgia occidentale ha i cognomi che finiscono in dze come Shevarnadze, l’ex capo di stato ed ex ministro degli esteri di Gorbaciov e il difensore del Milan Kaka Kaladze. Mi astengo prudentemente dal dire che anche il sig. Stalin era Georgiano (all’anagrafe: Ioseb Besarionis Dze Jughashvili, Stalin vuol dire uomo d’acciaio, Iron Man, mica male il soprannome di Baffone), dato che per quel che ne so, con questi 2 ragazzi potrei anche trovarmi davanti alla prossima elite politica del loro paese.

Davanti al Beckett’s c’è un grande incrocio ed un semaforo eterno. Vedi rosso e nessuna macchina, nn sai a che serva e quindi da dove verrà il pericolo, da quale lato sbucherà un’auto e a che velocità. “Suvvia, Alessandro” mi fanno i due, appena indugio un po’. ”  italiani e georgiani attraversan per la strada anche col rosso…”

Budapest è cosmopolita;  la settimana scorsa ho aiutato a scrivere una lettera all’ambasciata un cuoco del Bangladesh. Il cuoco ha vissuto 12 anni in Italia, è tornato a Dacca, poi da lì in Ungheria, dove gli avevano detto fosse più facile avere l’asilo politico. M. B. (il nome era lungo 2 o  3 righe all’incirca) dalla carta d’identità ha un anno più di me. Da come l’ho visto io poteva anche essere mio padre. Sabato mentre sono al supermercato mi squilla il cellulare. E’ un suo amico, un indiano che ha un ostello, mi chiede come si scrive “i signori sono pregati di lasciare gli effetti personali negli appositi armadietti”.

Budapest è cosmopolita; l’altra sera ero al Vittula, a leggere un libro di Remarque sugli expats e fumare un sigaro Toscano (i Garibaldi) della mia riserva personale. Quello accanto a me fa al barista: “Questo sarebbe un paese migliore se ci fossero in vendita sigari da 5 cent!”. Una citazione di Roosvelt e un’allusione all’aroma (puzzo) del mio Toscano, che a un British non può non sembrare un sigaraccio. Scott è neozelandese (e ci posso parlar di rugby), è qui da 7 anni, quando gli chiede di che si occupa, mi risponde: “mi occupo di comedies..” (guardate un po’ qua che personaggio).

La morale di questo post è:

se quando ero bambino, le barzellette iniziavano con: “Ci sono un italiano un francese, un inglese e un tedesco”, ora le mie storie iniziano con: “Ci sono un italiano, un georgiano, un neozelandese e  un indiano..”

 

Il terzo gode

Ungheria, Croazia e Italia beffate. Polonia e Ucraina si aggiudicano l’organizzazione degli Europei di calcio 2012.

Incontro un collega pei corridoi: “Alessandro tra meno di un’ora annunciano l’assegnazione degli Europei di calcio del 2012, secondo te chi vincerà?”. Mi stringo nelle spalle, i candidati son tre: l’Italia, Ungheria-Croazia, Polonia-Ucraina*. Ma, Gyuri, noi siamo pure campioni del mondo, ma tra scudetti revocati, intercettazioni, cordialità tra arbitri e dirigenti, forze di polizia morte per un calcio al pallone, un po’ di credibilità l’abbiam persa.., dunque io, io credo che voi..

Il ragionamento ha un senso, è vero che anche il Ferencvaros, la squadra più titolata d’Ungheria, è in serie B quest’anno, perchè ha fatto bancarotta, e che il calcio ungherese è ai minimi storici, ma la storia del calcio magiaro e  la morte di Puskas a Dicembre direbbero Ungheria (e Croazia). Gyuri si gratta.  E poi il motivo vero è Platini, che è stato eletto da pochi mesi alla presidenza dell’Uefa grazie al voto compatto dei paesi dell’Est – è cosa nota – a cui ha promesso più visibilità.

Polonia e Ucraina neanche ci passano per la testa, sembra la candidatura più debole, con l’Ucraina in una difficile transizione economica e politica, quasi sull’orlo di una guerra civil. [sarebbe come dare in meno di vent’anni un’Olimpiade e due mondiali di calcio a uno stato pieno di problemi come il Messico]. E invece Platini sale sul palco, apre una busta, e han vinto loro,  Polonia e Ucraina, esultanza sulle poltrone delle delegazioni, incredulità tra gli altri. La Melandri è in lacrime, Lippi impassibile, a freddo parliamo di farci bagno di umiltà, che nn fa mai male.

La delegazione ungherese l’ha presa male invece: “han vinto i cugini, han vinto i voti dei mafiosi”, “E’ la storia ungherese”, fregati e imbrogliati dai popoli fratelli slavi come dice il dirigente polacco a caldo nel discorso di ringraziamento. Una promessa la fanno però i magiari, i progetti faraonici per ristrutturare gli impianti e le infrastrutture andranno avanti, comunque (ma io non li pago).

Sarà bello allora vedere il nuovo stadio di Győr, che farà impallidire i più bei stadi di Europa, Wembley, o l’Amsterdam Arena, o Gelschenkirchen, progetto che appariva un annetto fa sull’utima pagina a colori del Nemzeti Sport..

O un nuovo Népliget, lo “stadio del popolo” di Budapest, dove gioca il Ferencvaros, in cui avevo visto un epico Ungheria-Italia under21; uno stadio dei bei tempi che mostrava tutti i suoi annetti. Quel giorno ho capito come possono morire 50 persone in uno stadio, se qualcosa non va per il verso giusto.

E sarà bello anche veder rifatto lo stadio dell’MTK, ora seconda in classifica in campionato dopo un grande avvio.L’MTK è la squadra che inventò il 4-2-4, la squadra che segnò il primo gol in rovesciata delle coppe europee (7.9.55 MTK-Anderlecht 6-3), la squadra degli ebrei di Budapest e poi della polizia segreta comunista. Quello è lo stadio che vedo quando prendo il tram n.37 per andare al lavoro: un ingresso in muratura, le curve con i sedili in legno e le belle polroncine moderne bianche e blue della tribuna scoperta..

 

* Dopo gli europei di Belgio-Olanda e i mondiali di SudKorea-Giappone, han scoperto che le candidature doppie di piccoli paesi son proprio belle, si offrono 8 stadi importanti e si ha il doppio degli appoggi politici

 

Budapest – Bucarest – Milano

Sono a Bari, dove spesso incontro qualche sprovveduto, povero sciocco (ma quanti ce ne sono oh Signur), che mi chiede di Budapest: se c’é tanta povertá, se appena viene scopa nel giro di 4 ore e fa un po’ di confusione tra Budapest e Bucarest.

Io in genere rispondo: fatevi un giro alla stazione o per il rione Libertá; poi andate verso il lungomare per alleggerirvi la prostata e infine aprite un giornale ogni tanto e conoscete gente nuova (scoprirete che B-A-R-I è il modo in cui i cinesi dicono Parigi, Paris). E poi venite a trovarmi: a Budapest tutti corrono, pensano al  denaro, i soldi girano, le case hanno un gran cortile interno, i mezzi sono efficientissimi, c’è un gran teatro dell’Opera, insomma sembra un pò Milano

Oggi lungo viale Unità d’Italia, a Bari, fa freddo e piove e io rimpiango le belle giornate di sole che ho lasciato a Budapest, steso su un prato del Millenaris, lo scorso weekend, tra uno spettacolino teatrale e un concerto di fiati, tra i mille eventi del “Budapest Fringe Festival”.

A un tratto mi si avvicina un extracomunitario, abbronzato, vestito jeans, sui quarant’anni, bei capelli folti e faccia simpatica. Ha tre denti d’oro tra gli incisivi. Mi chiama amico e mi chiede se gli posso dare un lavoro, da meccanico o riparatore. Si presenta, si chiama Floriano, è rumeno. Vigorosa stretta di mano.

“Amico Florian, io son di Bari, ma vivo a Budapest.. “

“Davvero? Budapest, vicino al paese mio” mi mostra la sua carta di identitá romena e io a lui la mia lakcim kartya magiara, rosa e verde (una specie di permesso di residenza). Altre strette di mano. Suo zio lavora a Budapest. Mi chiede 2 euro.

Ci guardiamo strani, ci capiamo, anche per lui la Budapest e Milano pari sono. E anche lui la sa spiegare la differenza tra Budapest e Bucarest.

Leggo e volentieri aggiungo queste parole di Andryi Sevcenko, grande centravanti ucraino del Chelsea, che, in una intervista alla Gazzetta dello Sport, cosi’ si esprime sul suo paese e l’Est Europa, certamente richiamandosi al mio blog:

Quelli che dicono che non abbiamo strade o alberghi devono fare una cosa sola: prendere un aereo e venire a vedere

 

Melbourne, Australia

In corso i mondiali di pallanuoto a Melbourne, con l’Ungheria tra le grandi favorite. Un altro tentativo di capire l’Ungheria.

Ho nostalgia della pallanuoto, lo ammetto. In Europa i campionati e le coppe son ferme da qualche settimana, per lo svolgimento dei mondiali, a Melbourne, Australia.*

Allora oggi mi son visto un po’ di partite (10 min.) su youtube. Avevo letto che negli ottavi di finale c’era stata un’epica partita Italia-Australia (i padroni di casa), gol vittoria a 5 secondi dalla fine del secondo tempo supplementare con un gran tiro da metà campo di Felugo.. Anche sapendo il risultato mi son goduto la partita, evvero, vista qui con stralci da Raisportsatellite. Un’Italia della pallanuoto è in un fase di rinnovamento: ancora la vecchia guardia in vasca (Attolico, Bencivenga, Calcaterra) e qualche giovane che si farà, che ci fa vivere le grandi emozioni che solo lo sport può regalare.  <com’è bello parlare per frasi fatte, o cari lettori>

Allora ci prendo gusto e su youtube mi vedo anche 10 min. presi da mtv2 (magyar televiziò2) di Ungheria-Romania, 12-9. Una buona Romania che gioca quasi alla pari contro i maestri ungheresi, i vincitori degli ultimi due allori olimpici,  in cui di registra il gran ritorno di Benedek Tibor, il goledor dell’Honved che anni fa aveva rinunciato alla nazionale.

Prima noto la faccia del centroboa romeno, la potresti vedere anche all’Anagnina. La pelle scura contro l’immacolato candore magiaro.

Ma c’è dell’altro.. l’esultanza degli ungheresi in vasca e dei tifosi sugli spalti. Tante bandiere magiare e gesti strani.

Diceva Terzani: ho iniziato a fare foto perchè mi sono accorto che una foto a riguardarla raccoglie tanti particolari che prima ti potevano sfuggire. Qui è lo stesso. Il nazionalismo, l’amor di patria,  l’arroganza, l’orgoglio, lo spirito ungherese (scegliete voi) è tutta qui in questa piscina e dice tante cose tutte insieme.. e il contrasto con la partita  che ho visto prima tra italiani e australiani stridente.

Mi diceva Monika al Millenaris Park durante Germania-Italia 0-2 ai mondiali: “guarda quanto esultate. Gli Italiani amano tanto il loro paese” “Beh anche in Ungheria pero’..” feci io “No, da noi è un’altra cosa”.. rispose

 

*ricordo ai lettori che alle Olimpiadi di Melbourne del ’56, svoltesi un mese dopo i fatti d’Ungheria, gli ungheresi vinsero il torneo di pallanuoto. In semifinale, contro l’URSS la vasca si tinse di rosso.

Carlo Vanzina e il Cardinale Kiss-Rigo Laszlo

 

Il blog di oggi propone ai lettori un divertente quiz. Abbinate alle citazioni date (1 e 2) i riferimenti da cui sono tratti (A e B). Le soluzioni sono in fondo alla pagina.

 

1 “Ragazzi la vita se come una partita di pallone, che anziché durare 90 minuti, le dura tutta la vita…. Ma attenzione a comportarvi bene, perché altrimenti il ignore porterà il fischietto alla bocca e…..(PRRRRRRRRR)”

2 L’allenatore della massima squadra, l’ha fatto uscire dal campo non per sostituirlo, ma per farlo giocare in un’altra squadra, là dove non ci sono sconfitte, ma solo vittorie, il nostro compito è quello di riuscire a giocare nella stessa squadra.” E ancora “chi gioca con me, sarà selezionato nella squadra eterna, cosi’ si può interpretare il Vangelo di oggi…,” dove l’arbitro non commette mai errori, dove la gioia di giocare è sopra ogni cosa”

 

A (vacanze in America – Di Carlo Vanzina, omelia della Messa di fine anno scolastico)

B (omelia del Cardinale Kiss-Rigo Laszlo –  tradotto è Ladislao piccolo merlo- nella messa solenne in memoria di Puskas)

 

Io crescerò, sicuro per il mondo andrò..

L’ho detto alla morte di Faludy Gyorgy (entry del 2 Settembre), lo ribadisco. Quello che fa impressione da qui a conoscer un po’ gli ungheresi è la loro incredibile doppia identità di attaccamento alla patria, alla lingua, al sacro suolo nazionale e contemporaneamente il loro essere grandi viaggiatori, poliglotti, giramondo.

Del fogliettino che distribuivano al corteo funebre di Puskas, insieme al fittissimo programma c’era in breve riassunta la carriera di Puskas, ragazzo di Kispest, l’Honved, la Nazionale, blablabla, poi il 56 già che si trovava all’estero ci rimase, e venne il Real e una campagna denigratoria nei suoi confronti in patria, ma anziché rimanerci comodamente in Spagna, che so da dirigente del Real o a girare per i suoi vigneti come ha fatto Liedholm in Italia, ha iniziato una vorticosa carriera da allenatore, che, senza mai arrivare a grandi team, lo ha portato letteralmente nei 5 continenti 5, poi quando ha potuto è tornato in patria, guardate un po’:

 

Alicante (Spagna)

San Francisco Gales (USA)

Vancouver Royals (Canada)

Panatinaikos (Grecia)

Colo-Colo (Cile)

Squadra nazionale dell’ARABIA SAUDITA

FCL Murcia (Spagna)

AEK Atene (Grecia)

Al-Maszri (Egitto)

Soi de America ès Cerro Porteno (Paraguay)

Panhelenic Melbourne (Australia)

 

Oggi questo è quasi normale, i calciofili all’ascolto penseranno subito a Milutinovic, che ha fatto qualificare ai Mondiali anche con buoni risultati Messico, Usa, Costarica, Cina, ai santoni olandesi Hiddink e Van Gaal, a Dossena che allena la Costa d’Avorio e l’Albania, a Tardelli che dopo Bari, Inter e Cesena allena l’Egitto, ma certo il buon Ocsi Bacsi (Puskas) è stato un pioniere..

Ed è tutto dentro lo spirito di questo popolo,

Come già detto così Faludi Gyrogy, cos’ Marai Sandor, così Rakosi (capo del regime durante lo stalinismo), così Horty (il Mussolini ungherese), così tanti altri…

L’Ungheria è una nazione medio-piccola, al centro dell’Europa (Centrale) ma un tempo nella grande Ungheria di fine secolo, un giovane Pip viaggiava attorno ai confini dell’Impero (Austro ungarico) sapeva il tedesco e qualcos’altro, girava il vicino impero prussiano, la Parigi anni 20-30 dove mezzo mondo intellettuale e vagabondi si ritrovava, Istanbul, si arruolava in Marina, e poi c’era Budapest, uno dei centri più cosmopoliti del tempo, poi il 56 e la diaspora dei loro figli,..

O sarà anche come già detto al mio ritorno a settembre: riesce a star bene in terra straniera e può accostarsi alle altre culture senza paura e con spirito aperto solo chi è sicuro arcisicuro della propria identità culturale.

E in questo gli ungheresi sono impareggiabili

Öcsi Bácsi – Puskás Ferenc

E’ morto il 17 Novembre, ma i funerali di stato, alla presenza delle massime autorità dello stato, sono stati indetti solo per il 6 Dicembre. 2 giorni di esposizione della salma, poi sabato 8, giornata di lutto nazionale, commemorazione allo Stadio Nazionale, corteo funebre fino a Piazza degli eroi dove verrà reso l’estremo saluto. (Piazza degli Eroi, qui vi è il monumento al milite ignoto, qui il ……., ci fu la cerimonia funebre ufficiale di Nagy Imre, il leader della rivoluzione del ’56, più di 40 anni dopo la sua esecuzione.

 

Il 17 Novembre c.a. è morto Puskas Ferenc, leggenda del calcio magiaro.

 

Qui non siamo al giornale questo è un blog, allora se nn conoscete Puskàs, (sinistro naturale, bassino e tracagnotto, grantalento, capitano della nazionale ungherese fino al ’56 (oh guarda un po’), portandola al titolo olimpico del 52, vicecampione mondiale nel 54 in Svizzera, capitano nel memorabile 6:3 con cui l’Ungheria battè per la prima volta l’Inghilterra, a casa sua, a Wembley, o per restare nel nostro piccolo lo Stadio Olimpico di Roma fu inaugurato nel ’53, con un sonoro Italia – Ungheria 2:6, l’Ungheria era la squadra più forte al mondo, poi dopo 2 anni di interdizione, ormai già ultratrentenne giocò in Spagna, fu capitano del RealMadrid, in tempo per vincere le coppe dei campioni del 58, 59, 60, 66. Nel ’66 aveva 39 anni, finale di Coppa dei Campioni, Real-Benfica della stella nascente Eusebio, risultato finale 5:3 Puskas fece 3 gol, minchia volevo dire l’indispensabile) fatti vostri.. io vi dico cosa voleva dire Puskas da qui..

 

Qui Puskas era un signore anzianotto, con una bella pancia e da tempo gravemente malato, affettuosamente per tutti i magiari Ocsi Bacsi, (leggi “oci baci”, ocsi cioè ragazzo, fratellino, per il sorriso bonario e la faccia paffuta e bacsi che è zio, l’appellativo per gli anziani amici di famiglia), ed era un mito, Puskàs è un tipo esponente della diaspora magiara del 56, uno di quei 2-300.000 intellettuali e padri di famiglia che durante la rivoluzione attraversarono gli ancora malsorvegliati confini con l’Austria o se erano all’estero ci restarono, e tornarono solo col disgelo, era l’ungherese più famoso all’estero (ditemi il nome di un personaggio argentino famoso oltre Maratona  – Borges nn vale, nn ha mai preso il Nobel) era il capitano degli “undici d’oro” come li chiamavan qui, la squadra che rivoluzionò il calcio degli anni 50 col suo gioco d’attacco.

Qui quella squadra è come se avesse giocato ieri a Wembley, il ricordo nazionalpopolare è vivissimo. Il calcio in Ungheria è il primo sport come dovunque, i titoli del Nemzeti Sport son sempre di calcio, ma i ragazzini tifano Liverpool, Manchester, Bayern Monaco a AC Milan (maledetti), perché dopo Puskas, c’è stato il diluvio. Un pallone d’oro del 66 (Florian Albert, capocannoniere dei mondiali di quell’anno), ultima partecipazione ungheresei ai mondiali è di 20 anni fa, a Messico 86 (qualificazione soffertissima contro i cugini austriaci, poi in Messico umiliante 6:0 contro l’Unione Sovietica), negli antiquari librari di Budapest circolano molte copie polverose di “Perché il calcio ungherese è malato”, edito nei primi anni ’90. Ma il football magiaro è peggiorato eccome in salute da allora, Quest’anno alla partita d’esordio delle qualificazioni per gli Europei e noi litigavamo per Donadoni e Totti, qui si è cominciato con un triste Ungheria 1- Norvegia 4 al Nèpstadion, e ad Ottobre un terrificane Malta 2 – Ungheria 1, prima vittoria di sempre di Malta in una competizione ufficiale UEFA). Ancora preliminari di Champions League, il Debrecen campione d’Ungheria eliminato dai campioni di Macedonia, in coppa Uefa l’Ujpest dal Vaduz, (che i più bravi di voi ricordano capitale del Liechtenstein) serie B svizzera, con uno storico Vaduz 4 – Ujpest 0.
Che sia stato questo ad aggravare le condizioni di Ocsi Bacsi.

 

N.B.

Perché il calcio ungherese è malato? Perché la federazione è corrotta e marcia fino al midollo, un esempio facile facile, in Italia il tennis è uno sport con tanti praticanti, ma il tennis italiano arranca.