Ripartenze

Ripartenze, ora come nn mai, quante volte ho scritto qui ripartenze in questo blog, quando questo blog era ancora un blog, ripartenze, a come Pest tra la sua gente, fuori di testa, consci della follia della vita, dopo tanti giorni nella canicola rovente come solo a Pest: palazzi, cemento, asfalto arroventato, persino i gradini del Vittula, anche a mezzanotte, poi arriva la tempesta, lo sapevi che prima o poi arrivava, spazza tutto, tutto finisce, e tu neanche c’eri, ma il calore lo vedi nelle facce della gente, mentre tu eri in Italia a ritrovarti a guardare con curiosità tutti gli altri manifesti funerari del tuo quartiere.

Ripartenze. Alla fine capito da Sly’s. Come sempre vuoto. E Sly è lì dietro il bancone, ha giusto spostato la foto col bus a due piani cositipicodilondra, che io sappia ora ha un rene nuovo, ha problemi di tasse, è tornato da poco dall’Inghilterra e nn gli han dato molto da viveree, e ma nn me lo dice, in fondo è solo n po’ dimagrito, e la camicia ben stirata che indossa gli calza a pennello, ripartenze, è una camicia rosa, gli sta splendidamente, gli uomini di colore stan bene col rosa, che culo. Sly alla fine me la trova dal fondo del piccolo minibar una birra in bottiglia , pilsner va bene? Ottimo. Batte sui tasti del registratore di cassa assurdo nero anni 80, bellissimo, Budapest è anche questo, solo la fototessera del figlioletto messa li con lo scotch messa lì in basso a destra tradisce emozioni.

Ripartenze, torno a casa e apro le finestre l’albero davanti alla mia finestra è ancora lì ma verrà tagliato, abbattuto nonostante i miei sforzi. Provo a sdraiarmi sul mio divano fioratoneroanni80adelle, scomodissimo, a me piace cosi. Sento il frusciare del vento tra le foglie, ha fatto talmente caldo che l’edera che gli cinge il fusto da sempre è bruna seccata. L’albero ha una trentina d’anni, alto una decina di metri e verrà tagliato. Era molto malato. Cosi è deciso. Quello accanto ha 15 anni in meno, più piccolo e bruttarello, ma meno malato può invece restare, cosi è la vita.

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vota e fai votare

I have never voted in an US elections despite despite being a resident in the country for 50 ytears.

I’m called a resident alien and this suits me.

(Newscientist 2 Ottobre 2010, intervista ad Oliver Sachs)

[Quest’uomo nn ha bisogno di essere amato, Alessandro Grimaldi]

Appena tornato a fine agosto il mio primo pensiero è stata la cassetta della posta, ovvio, per fortuna sono arrivato giusto in tempo per pagare le bollette, sepolte da un mare di pubblicità. C’era pure una letterina, del comune, timbro ufficiale. Dentro c’era la cedula, la scheda elettorale, il comune con 2 mesi di anticipo mi dice che posso votare, già perchè io ho un lakcim, una specie di documento di domicilio, qui a Budapest, e chi ce l’ha può votare, almeno per le amministrazioni locali. Come voleva Fini in Italia. Il buon vecchio Fini, com’è popolare oggi.

Non ci ho pensato due volte, esprimere se stessi, il voto,democrazia, io che in fondo vivo qua e questi amministrano il mio quartiere, la città. Ma qualcuno nn ne voleva sapere.

Ero al telefono con uno scoiattolo che mi fa:

–          -Ma allora per chi voti?

–          -Per i ********, ovvio

–          -Ma davvero vuoi votare per loro?

–         – Beh io sono ********* e allora voto ********,

–           Ecco voi stranieri venite qua e poi vi fanno votare e votate male, contro i principi ungheresi, contro le tradizioni, che ne sapete voi..

Il risultato era scontato, ha vinto Fidesz, la destra conservatrice, il nuovo sindaco è Tarlos Istvan, l’ex sindaco del distretto di Obuda, ma questa è un’altra storia. La notizia è invece che nn è più sindaco Demsky, Demsky Gabor, l’uomo che ha governato Budapest dall’89 ad ora, da quando ci son le libere elezioni. Demsky è un biondino dall’aria trendy, il suo partito, l’SzDSz è virtulamente scomparso l’anno scorso, sepolto dagli scandali. Demsky è una specie di eroe, una figura mitica della politica ungheres.e. Tre settimane fa ero dentro gli archivi di radio Free Europe, la radio che da Monaco di Baviera registrava i media dei paesi socialisti e mandava un proprio giornale radio con le notizie vere che la gente captava di nascosto, come nei film. I suoi archivi son custoditi qui e quel giorno c’eran visite guidate per la settimana del patrimonio culturale mondiale. Il tizio che ci accompagna prende a caso le trascrizioni di due giornali radio di due giorni a caso del 62 e dell’ 82. Poi afferra anche una copia del gionale illegale, „carbonaro”, un samizad, che cricolavano illegalmente ovvio, tra le mani degli oppositori. L’editore era Demsky.

Nn so come cambierà Budapest, io spero nn molto, sono molte le cose che nn vanno ma spesso ci si affeziona proprio a queste. Nn so quanto farà meglio Tarlos e a pensar male spesso ci si azzecca. E poi in quanti nella storia hanno invocato cambiamenti radicali, sapendo che per far si che tutto cambi,..

Oggi nella vasca da bagno apro un libretto del mio scrittore preferito, Moldova, la copertina è orrenda, l’ho pagato 100 fiorini (35 centesimi), era in uno scatolone di cartone fuori da un antiquario. Moldova è uno scrittore molto prolifico, questo è il suo libro del 91. Il libro è quindi ambientato nel cambio di regime, subito dopo l’89, i protagonisti sono gli avventori di una kocsma, una bettola, uno pretende di essere il direttore del Vidampark, il parco di divertimenti accanto al circo stabile, a fianco del Varosliget, il grande parco municipale di Budapest e sbronzo dice gli importanti cambiamenti che ha fatto fare, ora che il comunismo è caduto: „Abbiamo cambiato il nome del Vidampark (parco dei divertimenti) tornando al vecchio Angolpark (parco inglese) e all’inaugurazione ho chiamato l’ambasciatore inglese e ho assicurato a tutta l’ambasciata un abbonamento a metà prezzo sul trenino fantasma. Ho rinnovato parte dei decori, ho fatto in modo che sul trenino nella caverna, nel tunnel si veda la luce dell’uscita, Oltre a questo il Twister ora girerà non verso sinistra, ma verso destra e bisognerà sempre andare verso destra per restare in piedi. Nel tiro al bersaglio le statuette di Lenin che prima erano premi, ora sono state messe al centro del bersaglio e se uno lo centra parte una musica che dice corso Lenin (il vecchio körút) se ti attraverso fino alla fine..

Szzenes Hannah

 

In, Talk Radio il grande Eric Bogossian (attore, scrittore, autore statunitense di radici armene ed ebraiche) è il conduttore di un filo diretto con gli ascoltatori, senza filtri. Lui ha una parlantina incredibile, ma  all’ennesima invettiva antisemita e fascistoide si blocca e fa: “Ci siamo un po’ fermati”. Esce dalla radio e nel parcheggio uno lo ammazza. Il film finisce così.

Anche il blog si è fermato, ma io sono ancora vivo. E si che avevo tante cose da dire, fatti grandi e piccoli, sfilate paranaziste per le strade, tanto buon Vittula, nuove scoperte e invenzioni, e pure stretta di mano con Monicelli Mario, dViareggio 1915. Ho avuto da fare, da lavorare e da correre su e giù. Pian piano finirò a raccontare la ricerca della casa, ma la buona notizia intanto è che non son finito sotto l’Arpad hid, ma a 10 minuti dal mio vecchio indirizzo, sempre nel mio amato VII distretto. L’indirizzo dice Josika utca (via Giuseppina) ma l’edificio si affaccia in verità su una piccola piazza intitolata a Szenes Hannah. La piazza è triangolare, all’angolo con via Rosa, ed ha al centro una brutta fontana dei bei tempi della repubblica popolare, con sul bordo una dedica alla libertà del popolo, in mezzo una statua in bronzo di un giovane che infilza con una lancia una grossa serpe (e somiglia incredibilmente a una statua di Torre a mare frazione di Bari; ma qui il muto autore non si è ispirato all’ex sindaco di Bari Simeone per il soggetto). Chi mi viene a trovare gradisce la mia casina, ma anche la piazza, gli alberi, i mattoni rossi, il silenzio tra gli scuri palazzi di Pest.

Mi fa però Balint: chi sarà Szenes Hanna? Ma, sicuramente sarà stata un’ebrea si risponde, questo quartiere era tutto ebraico un tempo (e il nome è stranuccio, da ebrei magiarizzati n.d.r.); d ove abitava lui, qua dietro, c’eran le stelle di Davide. Infatti qualche giorno dopo mi manda un link: Szenes Hannah, poetessa ungherese di origine ebraica. Come Kertèsz Imre, premio Nobel per la letteratura 2001, come Molnar Ferenc, quello dei ragazzi della via Pàl, il romanzo ungherese più noto all’estero, ma forse non troppo ungherese, non veramente ungherese. Hannah è morta nel ’44 a 23 anni. Non dovevano essere tempi allegri, commentiamo. Il mio Josika invece era uno dei generali della rivolta antiasburgo del 1848, come Damjanich.

Curiosando tra i recenti numeri dell’Herald Tribune oggi però’ mi imbatto e traggo coraggio per riprendere da qui il blog in: “Memoriale di eroe dell’olocausto commemorato in Israele

Il memoriale di Hannah Szenes, ebrea ungherese, catturata e uccisa dai nazisti nell’Europa occupata, è stato trasferito di fronte alla sua vecchia abitazione in un Kibbutz, di fronte al mare, a 60 anni dalla sua morte. La giovane Szenes nel ’39 emigrò in Palestina (illegalmente, il mandato Britannico, scoraggiava l’immigrazione) e si legò a un kibbutz nel nord del paese. Aderì poi alla formazione clandestina sionista Haganah, e fu inviata nella Yugoslavia occupata e da lì nella sua Ungheria per aiutare chi era rimasto. Era il 1944, Hitler aveva rovesciato il maresciallo Horty (il Mussolini ungherese) ed aveva instaurato un suo governo fantoccio. Per gli ebrei fino ad allora relativamente risparmiati (solo negazione dei più elementari diritti e stelle di Davide al braccio), erano iniziate le deportazioni verso i campi di sterminio.

.Fu catturata mentre cercava di attaversare la frontiera e giustiziata in un carcere di Budapest il 7 Nov. 1944. Aveva 23 anni. 550.000 degli 800.000 Ebrei che vivevano in Ungheria furono uccisi durante l’Olocausto. Dopo la guerra la sua salma fu portata in Israele, nel cimitero del monte Herzl, accanto ai leader politici e militari israeliani. Szenes è conosciuta in Israele per la sua opera poetica che riflette i valori della vita nei kibbutz. La sua ultima lirica, trovata nella cella dove fu rinchiusa nei suoi ultimi giorni si conclude con i versi: “Ho scommesso su quello a cui tenevo di più. Ho tirato i dadi. Ho perso.”

La prossima volta attraverserò la piazzetta più fiero.

E cercherò di scommettere sul 7. E’ meglio

Attila ùt 75.000 fiorini

Tra un po’ è Natale e si brinderà tutti. Brindare si dice koccintani, ma anche il semplice brindare è un pò complicato in Ungheria: l’ungherese un po’ più puro si sentiva in dovere di non brindare a birra fino al 1998, quello ancor più puro  ancora non si permette.

Il tutto per qualcosa avvenuto giusto sotto la casa che ho visto ieri, tra Deli Palyaudvar, la stazione sud, nella sua bella architettura di regime, e piazza Mosca. E’ sul Vérmező, il bel parco verde di Buda; Vérmező è un nome tragico, alla lettera è campo di sangue, è qui che gli Asburgo fucilarono i generali della rivolta del 1848 e poi brindarono con un bel boccale di birra, accostando fragorosamente i vetri come si conveniva. Il magiaro giurò di nn brindare urtando i bicchieri per 150 anni da allora.

E’ da queste parti che sono oggi,  un mio amico mi mette in contatto con una Neni (zia) che ha un giro di case, proprio lì sul campo di sangue, in Attila ùt (non il poeta Joszef Attila, morto suicida a pocopiùditrentanni; ma per il noto ristorante da Attila, come Dob utca nel mio amato VII distretto, -dob=tamburo- per il ristorante ai 3 tamburi, della Pest dell’800).

La casa non va bene, la Neni alza il prezzo spacciando un alto interessamento da un’ambasciata del lontano oriente. Magari vado a farmi una birra; da domani inizierò a guardare gli annunci da straniero.

P.S. la storia del post è veramente bella, ma è un po’ tutta una balla, un attenta lettrice mi dice che non è vero niente, nel campo di sangue  furono sì fucilati generali magiari, ma della rivolta antiasburgo precedente, quella di fine 700, guidata da Martinovich. Cercherò di fare più attenzione alle fonti e cambio informatore. prometto.  Attento caro lettore, il problema dell’informazione moderna è che ce n’è troppa. Ma per fortuna ho cari e affezionati lettori. Köszi, Edit. un mazzolin di fiori di bodza per te.

2. Budapest II, Bimbo ut, 35 m2

Bimbò finora erano per me i bimbòkaposzta, alla lettera ‘germogli di cavolo’ che tutti siam poeti, che sta per cavolini di Bruxelles, a volte a prezzo superscontato al supermercato, di cui sono ahimè diventato ghiotto.

Mabimbò alla lettera è germoglio e via del Germoglio, Bimbò ùt, è anche una delle vie note di Buda, una strada che che dal Margit körüt, dal Machwert park, si inerpica verso il paradiso delle colline di Buda, la zona verde e residenziale della città, (il Rozsadomb, la collina delle rose, il Vèrhalom, Pasareti), dove vivono i ricchi e i famosi, compreso il primo ministro..

Ho avuto un’occasione per un monovano qui e ora con la mia accompagnatrice (il mio contatto) sono a fare un paio di isolati per una salita ripidissima costeggiata da stupende ville ottocentesche, tanti alberi e un aria tersa e pura che a Pest è un ricordo di quando giravano gli omnibus. L’indirizzo è giusto ai piedi della salita, ai margini del paradiso.

Buda è una città e Pest è un’altra città. Pest era la città dei commercianti, dei borghesi  degli operai, degli ungheresi. Buda la città dei ricchi e degli aristocratici e dei tedeschi. La padrona di casa che ci mostra l’appartamento è difatti un donnone tutto d’un pezzo, con la voce grossa, che ci indica con orgoglio i pesanti arredi in noce nero dell’androne del palazzo. Accanto alle cassette delle lettere c’è una maiolica di dubbio gusto, che ha conferito il titolo di palazzo di interesse nazionale allo stabile.

L’appartamento è al terzo piano; prendiamo l’ascensore, questo invece si un gioiello, due specchi eleganti  e i passeggeri seduti su una panca imbottita con drappo rosso, come nei film di Lubitsch. in tedesco ascensore è anche schellstuhl, cioè sedia veloce, tra  pochi ricordi dei miei corsi di tedesco.

Il monovano è un bell’ambiente, con i finestroni che si affacciano sulla salita, e ci sono le colline in lontanza, non proprio lo spettacolare panorama promessomi con orgoglio quando me l’avevano descritta. La signora inizia a elencarmi i mobili che forse può farmi avere, forse anche una piccola scrivania, ma io ho lo sguardo mogio, oltre al vano e il bagno c’è giusto ‘una stanza per il te’, ovvero una stanzina lunga 1 metro e larga mezzo metro o quasi, con un lavello piccino, dove giusto puoi prepararti un te, impossibile farti anche 2 spaghetti al burro. Imparo cosi’ la parola ‘garzon’, che per noi è piedaterre, garconierre, ma a me serve un posto dove vivere ed abitare.

Ringrazio e me ne vado, prendendo le scale. L’ascensore non lo possiamo prendere, va solo in  una direzione, all’insù, verso l’alto. i signori di Buda.

 

1. Dohany u., 45m2, 50.000 HUF

Dohàny utca, la via del Tabacco, ad angolo con Szovetseg utca, la via della Federazione. Il mio amato 7° distretto.

Il mio contatto è Csaba, l’amico di un’amica di un’amica. Lui ha fatto un mutuo e se ne va ad abitare all’imbocco dell’autostrada, dice per darmi un indicazione. Ma in realtà in una città come Budapest, che a inizio secolo era ricca e con tutte le infrastrutture pronte, vuol dire non poi tanto lontano, giusto dopo il Varosliget, il parco municipale. in 40 minuti a piedi sei a Oktgon, di buon passo magari. Come quasi tutte le case della Budapest semicentrale è dei primi del secolo, coi soffitti alti più di 3 metri in cui ti senti un re, e bei finestroni da cui si vede uno degli scuri palazzi di Pest, con i decori ornamenti finesecolo.

Csaba parla un inglese gentile e docile ma mi fa trovare la casa a soqquadro, il mobilio è in parte tutto suo compreso lo specchio; per me solo tanto ciarpame sparso e orribile che pe di più la proprietaria non vuole assolutamente venga buttato. Praticamente in casa è tutto a doppio, esempio la rete e il materasso sono suoi, mentre l’orribile divano-letto accanto (non sopra) il quale ha piazzato il materasso no. Mi mi aggiro a stento tra i mobili e i pezzi di computer vari con cui lavora sparsi per la casa..,

Metà bagno è occupato da  un cubo enorme e bianco, che Csaba non ha mai usato. E’ un’asciugatrice.

Cerco casa

“Cosa farai appena torni in Ungheria?” mi hanno chiesto spesso.. e credo si aspettassero una risposta romantica e standard, del tipo andrò in quel’appartamentino da quegli occhioni dolci o andrò a guardare il Danubio da quella panchina di Batthyany tér.. no cari amici, io sono un tipo pragmatico, e penserò a cercarmi casa, chè entro un mese devo lasciare la mia (ex) casa egittologa e se non mi sbrigo posso pure ritrovarmi, come diceva il buon Giuseppe, sotto l’Arpad hìd, il ponte Arpad, che dormo abbracciato a una bottiglia a dire a un poliziotto che sta parlando con uno che ha conseguito titoli postuniversitari in Italia..

Quando a 22 anni decisi di tagliarmi i capelli di netto, fu facile distinguere chi mi aveva in amicizia. Quelli che mi volevano un po’ di bene mi chiesero se mi sentivo meglio così, gli altri dissero che era finalmente ora.. Qui gli amici sono quelli che mi hanno dato una mano con la ricerca di casa nova in terra straniera, hanno spinto i tasti del cellulare o hanno mandato una mail in giro, gli amici sono Klara, Szilvia, Csaba, Zsolt, Gabriella e Clemence, e altri (P.S. questi son tutti nomi veri).

Un paio di indirizzi pronti li avevo allora già dall’aereo e nella prima settimana mi illudo che abbia fortuna e non cerco tanto in giro. Mi illudevo. La ricerca invece dura a lungo e credo han ragione gli anglofoni che la chiaman “caccia alla casa”.

Quando ho cacciato case in Italia ho visto tante cose incredibili. E anche ora a Budapest.

Quella che seguirà è la fedele cronaca di quei giorni..