Non vi sembra una città abbastanza piacevole?

E’ in una domenica che ti ritagli molto pigra dopo giorni di lunghe camminate per la città e la pioggerellina che scroscia fina dalle prime ore della mattina e che ti fa tanto piacere che ci sia, mentre leggi di anticicloni africani da 40epassa °C che arriveranno dritti dritti attraverso i Pirenei fino a marciare su Berlino, che ti ritrovi a sfogliare una rivista, come all’inizio delle puntate di Casa Vianello..

faccio la conoscenza di Owen Hatherley, inglese per un bel po’ a Varsavia, scrive di estetica e politica per “The Architecural Review” e testate progressiste inglesi e parla della sua scoperta della Est Europa di uno che era cmq piu giovane di me e che ci ha iniziato a vivere molto prima di me…. e ne riporto qualche frase facendola mia con qualche superfluo commento di chiusura saccente

una porzione d’Europa che per gran parte della sinistra occidentale dopo il 1989 è semplicemente scomparsa dalla mappa, è diventata un’area priva di interesse politico e di speranza, una sorta di distopia.…” distopia, il termine che mi è venuto subito in mente dopo essermi visto in 24 ore Chernobyl la serie, che sembrava tutto cosi vero, ma nn troppo, ecco, verosimile, nn troppo lontano nel tempo e nello spazio, con un regime che potrebbe succedere…

e quindi una zona d’Europa di cui nn conosciamo niente… è difficile darsi l’idea del livello di ignoranza che esiste nel Regno Unito sull’Europa in generale in particolare su quella dell’Est” “sei mai stato a Poznan chiedeva una spia in un adattamento televisivo de la Talpa di John Le Carrè, come se Poznan fosse il posto peggiore del mondo e non, come è di fatto, una città abbastanza piacevole.. ed è questo forse quello che vorrei rispondere quando mi chiedono che ci faccio qui? Tutto qui, semplice…

Nn vi sembra una città abbastanza piacevole?

Si arrivava un viaggio a buon mercato in città a buon mercato che si rivelavano di una bellezza da capogiro …. con i loro storici paesaggi urbani molto meglio conservati che in quasi tutte le grandi città dell’ “ovest”. E tutto questo era frutto del passato, della giusta pianificazione del dopoguerra.

Hatherley scrive soprattutto di architettura, affascinato dai centri storici e dal modernismo, che se vediamo un palazzone anni 60-70 a Magenta o Covetry ci par moderno o modernista, se lo vediamo a Mosca o Bratislava o Varsavia un grigiore comunista, facile vivere con gli stereotipi, lo facciamo tutti i giorni, e si spinge anche nella grande politica, quei falsi miti sull’est, che pensiamo cosi diverso da noi ieri e oggi, e invece a guardar bene le politiche sociali il Welfare State o il Sevizio Sanitario Nazionale e i mille posti pubblici e le case popolari eravamo un’unicaeuropa, anche con la ruga in mezzo..

come quella di oggi, daje a dire Europa dell’Est culla del nuovo fascismo, sovranismo, stretta sui media e culti strani e noi nudi e puri, come se noi nn avessimo avuto Berlusconi, La Tatcher, le Pen padre e figlia e Trump eccetera

l’anno scorso è uscito il suo ultimo libro.. Trans Europa Express che a chi era teenager tra anni 80 e 90 dice qualcosina…

Democrazzia

Dallo spogliatoio del circolo tennis di quartiere ormai diventato il mio rapporto più diretto con l’ungherese tipo, ora che nn lavoro più negli uffici pubblici comunali e che nei peggiori bar della capitale se rivolgo la parola a qualcuno mi ritrovo con uno che mi ruba le noccioline dicendo eh ma erano proprio qua, sotto il mio naso..

ungherese 30enne barba baffi rossiccia appassionato di studi uralici : “allora nn si vota più in Italia”

Io: “no caro amico, abbiamo un nuovo governo”

U “si, è una bella notizia, mi piace proprio il governo” (so che è orbanista, io ascolto)

“a mia no, ma nn durerà molto”

“come come”

“è il governo del cambiamento ma c’è l’avvocato di Andreaotti (15 minuti si sforzi per spiegare chi è andreotti, parto dalle olimpiadi del 1960) e poi c’è un presidente del consiglio ma i veri leader sono i vice primoministro, e chièchecomanda? nn sembra una cosa normale..” (annisce, annuisce, qualcuno che comandi… qui in Ungheria un uomo solo al comando è la regola aurea)

cambio discorso… “hai letto, domani esce l’ultimo numero di Heti Valasz (“la risposta settimanale” storico settimanale magiaro, un altro pezzo di democrazia che se ne va…)

ah si l’ho sentito dir

(insisto) sai, a me mi garba andare in quei bar dove si legge il giornale, magari nei caffè con il reggigiornale in legno, che fa tanto Vienna di Freud e Mahler) e ora che ci mettono da leggere? Fa così tale tristezza, ohi, la stampa libera stan scomparendo tutta

non fa una piega” beh, che il Nèpszabadsag (il giornale principale del paese fino a due anni fa, storico giornale dela sinistra ungherese)non ci sia più è un bene, quello era il giornale dei comunisti” (democrazia ungherese e  se volete capire orban segnarsi la parola “comunista”, metà paese vota ancora contro i comunisti, anche i trentenni con la barbarossa)

Ora faccio insieme quello maturo che fa la ramanzina al pivello e l’occidentale che fa la ramanzina al figlio dell’est): da noi c’è una legge che dà un botto di soldi a tutti i minigruppi parlamentari per gestire un loro giornale..

U:ah si, ma ci sono anche nuovi giornali… c’è il “tempi magiari” (estremissima destra orbaniana). Ci pensa un po’… sai che c’è.. nel primo governo Orban poi nn rivinse le elezioni perché era senza un giornale..

lunga pausa (“e allora ha pensato bene di chiuderli tutti cosi ora il dittatore è lui in nome del popolo..,” pensiamo entrambi..)

cambio discorso parlando del tipo di grip che usiamo, a casa leggo il giornale (La Repubblica, bella parola) del mattino.. nella rubrica della posta Augias risponde a un lettore che gli chiede.. “siamo populisti?” così: ” la nostra costituzione recita, già all’articolo 1: l’italia è una repubblica fondata sul lavoro.. (ok) ma poi: la sovranità appartiene al popolo (ma attenzione) che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione”.. che bel paese che siamo..

Gentiloni nei libri di storia

“Ora ho due lavori, sono redattore dei libri scolastici di storia della maggiore (unica) casa editrice ungherese del settore, e lavoro in un supermercato

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Storia – libro dgli esercizi

“Ora ho due lavori, sono redattore dei libri scolastici di storia della maggiore (unica) casa editrice ungherese del settore, e lavoro in un supermercato”. il primo è il lavoro dei sogni, ma è solo part time e allora mi serve un secondo lavoro. È per questo secondo lavoro che ci prendiamo una birra io e Pàl dopo un paio d’anni, per parlare un po’ di italiano, che sono capitati dei turisti italiani al supermercato (in genere arrivano un sacco di russi) al supermercato in centro, (quello orrendo all’angolo tra il Dunakorzo e Regiposta utca, uno dei retaggi della città interna anni 80, che i turisti dovrebbero vedere e imparare a riconoscere sempre) e non trovava la grammatica giusta per indicargli la bottiglia di vino che aveva in testa

Pàl è un ragazzo dolce e timido, con i primi capeli bianchi, di sé dice di essere un gran bevitore. Con la sua laurea in storia indirizzo didattica ha fatto per anni una sorta di professore gardiano di turno in un collegio per ragazzi di scuola superiore, poi quando ha perso questo lavoro ha fatto a piedi Budapest Vienna e poi è partito per una specie di lavoro volontario non retribuito in Moldavia. La vita è come una scatola di cioccolatini. In Moldavia ci è tornato più volte, in bus. A Chisinau la birra costa pochissimo. Io lo invidio, è la capitale new town socialista più vicina, una di quelle città moderniste brutaliste, una Brasilia comunista con palazzi pazzeschi. Di sicuro lì ci son pochi turisti, gli stranieri si contavano sulle punte delle dita di una mano

Chișinău

Chisinau – common photo

Fa il redattore per i libri di storia contemporanea, dove arriva il programma? Se ricordo bene dopo la terza birra, arriva ai primi anni 2000, che è una cosa splendida, mi immagino i libri di quinta liceo da portare alla maturità con la foto di Berlusconi, D’Alema e Prodi personaggi storici. Bene, ci parli di Berlusconi, no niente parolacce. Orban figura sicuro per il primo governo Orban del 98 e per il discorso di piazza degli eroi ai funerali di riabilitazione di Nagy Imre, quando disse che il re era nudo e in ungheria c’era una dittatura, come sparare sulla Croce Rossa. Ma intanto noi mica ci abbiamo Gentiloni sui libri di storia..

Paolo_Gentiloni_2017

Paolo Gentiloni – prima foto wikipedia – this file comes from the website of the President of the Russian Federation and is licensed under the Creative Commons Creative Commons Attribution 4.0

Sottovoce gli faccio, ti devo dire una cosa nell’orecchio: “ma che c’hai avuto molte pressioni per cambiare quello che c’è scritto nei libri di storia?” sottovoce risponde ridendo come se raccontasse del suo cane di quando aveva 9 anni si, qualcuno ha chiamato

via Marx, la Scozia a Budapest

rimossa la statua di Marx nell’Università di Economia nell’indiffenza o quasi della città. Stesso placido aplombinglese con cui la Scozia di Budapest vive la vigilia di un giorno, forse, storico.

oncewas marx

Cari amici, e dopo i bagni Gellèrt attraversiamo il ponte a piedi, anzi no una fermata di metro giusto per l’ardire di passare sotto il Danubio e vedere la metro nuova, inaugurata a marzo, e si va a gironzolare per il mercato coperto cosi famoso, ma prima entriamo qui, l’Univeristà di Economia, ora Università Corvino prima Università Carlo Marx e infatti qui nell’atrio…

Alcentro dell’atrio uno che fa la foto a due ragazze addossate al muro, le ragazze sorridono troppo e la foto sembra una lunga posa. Il sospetto si fa largo nell’animo umano come la crepa nel muro delle certezze dell’uomo intelligente (no, Shakespeare faceva dire a Macbeth cose migliori)

I giovani si fotografano accanto al niente, accanto al posto dove c’era prima una statua di un uomo con a barba seduto in poltrona con un libro nella sinistra e la destra che fa un gesto quasi napoletano come a dire, “ecco, qui sta l’inghippo”. Carlo Marx. Karl Mar non c’è più, è scomparso, e noi l’abbiamo ucciso.

La statua di Marx che n fondo se ne stava calma e timida nell’atrio dell’Università n c’è più. Certo ne era stata più volte minacciata la rimozione da governo e amministrazione anticomunista, ma poi le cose riescono bene solo all’improvviso, come in guerra o nel calcio ed ecco che nel weekend è scomparsa. Si, proprio nelweekend mi dice la ragazza bruna accanto a me, venerdì c’era, perbacco. Lastoria ci passa davanti. Sul web corron voci che la motivazione era l’antisemitismo presente nei suoi scritti. poi la segretriaufficiale accademica della gioventù magiara rilascia un comunicato incu isi afferma che la statua sarà ricollocata nel costruendo museo dell’Università.

E dire che era così caruccio vedere Marx sul lato corto dell’atrio attorniato di amplificatori per il concerto del giorno dopo o di sedie per qualche onferenza o jobday di multinazionali in cerca dei migliori giovani talenti.

Ci passa davanti un omino trafelato, occhiali, sguardo perso. lo saluto. E’ Bela, dirigente di un partito della sinistra non scoialista. Nn dice molto. mette per terra un cartellone con le foto di Marx e 4 sue citazioni. Nn le riesco a tradurre per bene ai miei amici italiani. Marx era complicato pure in italiano.

fovam tèr statua Marx (2)

Il giorno dopo incontro per caso il figlio di un collega di lavoro, un po’ piú fighetto di come me lo ricordassi, coi brufoli, i capelli rossi e il cappello per fingersi grande,  si é apppena iscritto all’universitá, glielo chiedo per pura formalitá ma so giá che mi risponderá che si é iscritto ad economia, tutti si iscrivono ad economia al giorno d’oggi,viviamo in un mondo cosí complesso che gran parte della forza lavoro deve essere impiegata per far funzionare la macchina e l’economia é avanti a tutto, a Renzi, Cameron o Angela Merkel non si chiede un mondo migliore o meno ingiusto o in cui si viva meglio, ma un mondo di lavoro non importa come e quale e un mondo di PIL in crescita, nn importa per chi. poi ci stupiamo che qualcuno che nn la pensa come noi raduni seguaci da tutto il mondo per riportare finalmente il califfo a Bagdad.

– Sei comunista? ( gli chiedo cosí a bruciapelo, cosi lo spiazzo ed é sincero (qualche trucchetto in una manciata di decenni di vita l’ho imparato alfine)

– Io, oh, beh..

– no, perché sai la statua di Marx

ah si, il Marx (come se fosse stato suo compagno di scuola…) hanno detto che l’universitá non avrebbe avuto i fondi se la mantenva lí e in fondo,

CHI SE NE FREGA!

e poi dicono che eravamo noi giovani anni 8090i dimpegnati ed edonisti..

caledonia-scottish-pub

meno male che per chi ha amore per la politica, c’è la Scozia e il bellissimo dibattito sul  restare uniti o meno e l’hastag che non c’è #inghilterrastaiserena. Al quarto goal della Roma decido allora di unire le mie forze ed andare al Caledonia (che ora abbiamo imparato tutti essere la Scozia dei bei tempi andati, quando sivivevanelle grotte e ci si copriva conle pelle degli animali,ma si viveva felici).  Il Caledonia è un pub scozzese, anzi il pub scozzese di Bdapest, clientela gradevolmente mista, sport su maxishermi, dove a volte passa laserie B scozzese o uno dei 4 derby  tra Celtics e l’altra squadra (Rangers  n.d.r.), al cesso degli uomini la fai guardando i fumetti di un TinTin scozzese con le strisce in un inglese con inflessioni scozzesi, bandiera di Sant’andrea fuori, stout loro buonisisma e selezione di whisky in sedicenti offerte. Sembrerebbe la tana dei lupi di Scozia ma in realtà è un pub, e le stesse cazzate le abbiamo più o meno anche nei nostri pub scozzesi, anche se la Caledonia qui è a misura d’uomo col proprietario bassino e sguardo vispo che si mette ai tavoli a guardare il Manchester. Una Scozia che si scalda per davvero solo quando la palla diventa ovale. ( E se vincono I SI mi prenoto subito per la Calcutta Cup del prossimo Six Nations).

Insomma qui la Scozia è qui, giusto dietro Oktogon e un barese li ci sta bene anche per la sciarpa bianca e azzurra giusto sotto lo schermo nella saletta, con la scritta Bari, Stadio San Nicola, Italia – Scozia28.3.2007  che i baresi se li ricordano ancora gli scozzesi affratellati per le strade della città, eevidentemente anche gli scozzani. Anche il ritorno di quella partita me lo ricordo bene, pioggia, Scozia, l’Italia di Donadoni, Toni e Cassano eroica e vittoriosa. io che entro trionfante al Vittula, mi presentano Rod, scozzese, ma da 25 anni unpo’in giro nn si sa bene per cosa…

– “hai visto la partita, ganzo no?”

– “I don’t like football” con l’accento di un IvanDrago assonnato

In Caledonia era un po’ che non ci andavo, han messo i tavolini fuori e ora è più difficile starsene davanti ai vetri a veder le partite aggratis, sulla porta però c’è sempre una bella scritta che qui a Budapest riveste un particolare sapore: “in questo luogo non ci sono sconosciuti, solo amici che ancora non si conoscono.”

Immagino inviti e sfottò e richiami ma dentro clientela composta a vedere la champions’, magiara per Bayern – City, inglese per Chealsea-Schalke 04. un giorno come gli altri. solo Zsolt che passa tra i tavoli senza affannarsi.  Chi se ne frega…

Passo dal Vittula, mi dice bene. Ecco Jack, inglesedi Londra, e accento puro, qui da  12 anni, nn sa cosa pensare, gli spiace perchè tutti con la sua barba folta rossiccia con molte sfumature di bianco lo oredon scozzese e fa figo. Ronald invece nn è molto lucido, lui è australiano, di padre ungherese e madre finlandese, il liceo l’ha fatto a Ginevra, ma le elementari nelle scuole scozzesi di Sydney. mentre Ted accanto a lui col suo bicchiere di acqua evino rosso sorride, anche lui ha fatto le scuole scozzesi (un po’ l’Istituto Margherita australiano), a Melbourne.. Faccia due conti, l’ultima volta che la Scozia era indipendente, l’Australia non era neanche stata scoperta…

Dal Kazakistan con amore

Whether for good or ill, I have lived my life, travelling a long road fraught with struggles and quarrels, disputes and arguments, suffering and anxiety, and reached these advanced years to find myself at the end of my tether, tired of everything. I have realized the vanity and futility of my labors and the meanness of my existence. What shall I occupy myself with now and how shall I live out the rest of my days? I am puzzled that I can find no answer to this question. (Abai Qunanbaiuli) IMG_20140602_10291225 anni fa in Ungheria eran tutti comunisti, ma ora son tempi duri, tempi di crisi, al governo la destra è più forte che mai, prende più del 50% dei voti e più dei due terzi dei voti in parlamento, è una destra solida e unita, insomma un solo partito, un sol’uomo,  e tra i suoi miti fondatori ha la lotta al comunismo. Comunismo vuol dire come potere che viene da fuori che impedisce la piena realizzazione del vero spirito ungherese, perché questo sul magiaro medio fa sempre presa. In realtà se cambiasse le magliette o se vedessimo allo specchio il parlamento ungherese nn ce ne accorgeremmo neanche. Sentivo, a 8 e mezzo di Lilli la Rossa, Curzio Maltese candidato alle europee per la lista Tsipras. Le ricette che proponeTsipras (grandi interventi pubblici, aumento di spesa su tutti, intervento dello stato nelle banche, no al trattato di libero scambio con gli USA, etc. ) in Ungheria  è programma già da 4 anni. Magari la democrazia ce la perdiamo ma..

Chi vive a Budapest sa che la città è un brulicare di belle statue in bronzo e marmo, non solo di santi dorati nelle chiese, ma di uomini politici piu o meno noti un po’ in tutte le piazze. Budapest è una città di piazze stupende. Una bella statua nn si nega a nessuno, tra le ultime son spuntati Cseh Tamas (il Gaber ungherese) e Peter Falk, si, il tenente Colombo (la leggenda vuole di origini magiare). Anche il suo cane ha una statua.  Si seminano statue senza interruzione da un centocinquant’anni chiunque sia al comando.. liberali, conservatori, comunisti, fascisti, comunisti, e quelli di oggi (orbanisti). Ognuno vuol dire io c’ero, ed ho un poster in camera che voglio condividere con voi. Chi apre una guida turistica sa che le statue comuniste più compromettenti son tutte in un parco fuori città, fatti un’ora di mezzi e ci sei. Qualcuna meno compromettente ha cambiato nome, da statua della liberazione a statua dei liberatori cambia tutto. C’era poi lo spinoso caso della statua fatta dai comunisti davanti al parlamento, ma che raffigurava un padre della patria, Kossuth Lajos, una sorta di Mazzini ungherese. Una statua bella e vincente, col dito in alto e il popolo in basso ad ammirarlo. Ma si è pensato bene di mettere quella di prima, imponente, ma triste, marmo e viso corrucciato all’ingiù.

Cseh Tamás

Peter Falk

Kossuth Lajos

Kossuth-emlékmű

Nel manuale Cencelli dell’arte pubblica magiara il caso ancora più delicato è se la statua è pubblica, ma nn all’aperto. Che fare allora della statua di Marx nell’atrio dell’università di economia prima università Carlo Marx?.  Ancora se ne discute e avevo letto cose strane, e allora ieri ci sono stato a fingermi studente fuoricorso tra i corridoi ma eccolo là, Marx seduto in poltrona, proteso in avanti col libro in mano e l’altra mano semichiusa con i palmi in giu che a un napoletano sembrerebbe dire questo è il piunto, caro mio.. Marx resiste ancora nonostante in città sia sorto anche un bel busto del “duce” (vezèr) magiaro del ventennio et al

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Karl Marx

Karl Marx Budpaest

Karl Marx

Marx mi strizza l’occhio, ma sulla mia personalissima agendina avevo segnato anche altro.. Succede che se in Italia siam tutti contenti che il Qatar abbia comprato il 49% di Alitalia, mentre Airfrance ci preoccupava molto, l’Ungheria di Orban ha da tempo teorizzato il concetto di apertura ad Est, ormai in  europa ci siamo e sarà difficile cacciare qualcuno, andiamoallaconquista di altri mercati. I russi costruiranno i nuovi reattori della centralenucleare di Paks, cinesi indiani e coreani useranno la terra dei magiari per produione e logistica, siamo un ponte tra oriente e occidente, dialoghiamo con tutti. Un tre anni fa ero all’inaugurazione della seconda statua di Reagan a Budapest, un mesetto fa han ripreso i rapporti diplomatici con la Corea del Nord (c’è pure un monumento a un compositore sudcoreano, il grande Ahn Eak Kai,  però nel parco).. Un colpo al cerchio ed uno alla botte piena ed uno alla moglie ubriaca però…

Ahn Eak Tai statua Budapest

Ahn Eak Tai

statua Ronald Reagan Budapest

Ronald Reagan

C’è poi che con da un annetto ho ripreso a correre nel suddetto parco, grande bello e selvaggio in parte, il Varosliget, il grande parco municipale che si apre alle spalle di piazza degli eroi e nel mio percorso abituale, tra via Stefania e via Tolstoy ho iniziato a leggere bello nuovo e nero su bianco il segnale stradale via Asztana (il piccolo okoskodo (HUN),  bambino intelligente degli anni ’80 – primi anni ’90, che amava aprire l’Atlante Geografico de Agostini per vedere le capitali del mondo e la cartina fisica dell’Europa o dell’Antartide, riconoscerebbe al volo la capitale del Kazakistan, neo membro dell’Alleanza euroasiatica (Russia, Bielorussia- Kazakisztan, da cui l’Ucraina si è defilata e…) Il kazakistan sarà uno stato comunista e dittatoriale, ma ci dà il gas e ci fa fare impresa e noi siamo gente aperta, come gli italiani.

Asztana ut Budapest

Ed ecco che poi nel mio ultimo allenamento vedo su via Asztana un grande faccine in bronzo, scalini in marmo e piedistallo bianco, e capisco ci siamo, eccolo finalmente il monumento all’indimenticato scrittore kazako  Abai Qunanbaiuli, finalmene a Budapest (l’unica sua statua al di fuori del kazakistan è a Mosca, che twitter ha pure reso famosa, qui si incontravano quelli delle proteste a Putin nel 2012, il leader della protesta che twittava..”un monumento a uno sconosciuto kazako”. Ma Budapest è ponte tra  oriente e occidente. Certo un monumento di cui si sentiva la mancanza qui in città. Ok, ci sono ancora i sigilli, lo inaugurano domani 4 giugno (non un giorno qualunque qua, ricorreranno i 94 anni dal trattato di pace con cui l’Ungheria perse i 2/3 del territorio, cose che succedono se perdi le guerre mondiali). Ma il faccione è già lì e io voglio fotografarlo ocn calma.poeta kazako Budapest

Quando mi avvicino c’è un tipo in bicicletta che parla con un giovane, inizio a scattare foto, un bel viso dell’Asia centrale, altipiani, cappelli strani, treccine, labbra carnose, occhi a mandorla, scalini bianchi e panca in marmo, han pure rizollato il terreno circostante, la differenza col prato spelacchiato attorno è curiosa. Ci giro attorno per prendere tutte le angolazioni, dietro c’è la scritta ”regalo del kazakistan al popolo ungherese” che mi fa ricordare il regalo dei lavoratori di Sofia al popolo magiaro del busto di Dimitrov che era in linea d’aria a 100 metri da quel Carlo Marx di prima.. Arrivo a favore di sole. si vedono striature, mateirale un po’ deteriorato, è una statua vecchia, beh  comunque non nuova, diciamo usata, tirata fuori da chissà quale magazzino.. mi accorgo solo ora che il signore in bici è praticamente uguale al sommo poeta. Nn ce la faccio a fotografarlo bene senza farmene accorgere. Si allontana, mi avvicino al giovane, gli fo:“come ti piace?” (tipica espressione magiara) il giovane nn sa nn risponde (tipico modo di fare magiaro) lo incalzo col sorriso sulle labbra: “se ne sentiva la mancanza, dì là verità? Espressione ebete “almeno è qualcosa di nuovo” ( ecco me la cavo cosi e siamo tutti d’accordo).

Accanto a noi un’intera squadra di barboni-giardinieri – lavoratorisocialmenteutili è al lavoro per innaffiare le aiuole improvvisamente comparse ad abbellire questo tratto di parco e a togliere i fili d’erba spuntati dall’asfalto sulla strada. Domani abbiamo graditi ospiti da un lontano paese dell’est.

Ma poi c’è anche un’altra Budapest a cui mi piace attaccarmi e allora, io che ho informatori nei peggiori bar della capitale, mi dirigo in mezzo al prato trale frasche al termnine della via Tolsztoy, dove su indicazioni precise del mio caro amico Mark vado ad abbracciare il busto di Csercsa Tamas anche lui un po’ orientale e sorridente. Lì un po’ nascosto, ma comuqnue a 100 metri da Tolstoy e a 50 da Rudolf, figlio sfortunato di Sissi e Francesco Giuseppe. Prima di Pasqua mi era arrivato un sms, vieni qui e qua domani sabato alle 18, inauguriamo una statua. La statua è questa, è illegale, l’han messa loro, artisti, l’ha fatta un nostro amico scultore, o almeno uscito dall’isttuto d’arte. E’ bella. Ed è rimasta lì. Non disturba nessuno, nn l’hanno levata. Immortala un loro amico elettricista. E’ davvero bella. La targa dice: Csercsa Tamas, elettricista

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stauta illegale budapest Csercsa Tamas elettricista

Nido di Imre

i 90 anni del grande scultore ungherese Varga Imre festeggiati al NIDO klub del VII distretto

 

Cercando materiale per uno pseudocollega finisco a cercar music su youtube con i testi sotto e rimango estasiato da “Non ho bisogno di niente” dei Tankcsapda (hardrock magiaro) che nel ritornello fa non voglio niente, voglio solo avere la sbornia del giorno dopo e basta. Mi sento giovane e ci attacco la mia canzone rock preferita “Kolykod voltam” Ero il tuo cucciolo, dei primi Edda, con uno strepitoso Pataki Attila, in un concerto dei primi Edda, quando aveva ancora qualche ciuffo di capelli in testa, i baffoni, era incazzato e si esibiva in tuta blu da operaio. Ed era paurosamente rock. Mi sento ancora giovane anche se nn lo sono più. E per un attimo penso a come si doveva sentire giovane Lou Reed buonanima, anche ai suoi 71 anni.

E’ con questo spirito che mi incammino verso il NIDO del VII distretto..

Quando ero cucciolo a Budapest la mia Bibbia era il Pestiest, il giornaletto gratuito settimanale con tutti gli avvenimenti culturali, concerti, film e teatro in settimana. Nn si perdeva neanche una scoreggia. Solo il Vittula non c’era mai.

Ora nel’era di internet il Pestiest ha perso la metà delle pagine ma c’è ancora e se lo trovo in giro me lo infilo comunque in tasca perchè la pigrizia di andare su un sito nn dei soliti per scoprire cosa fare ce l’abbiamo tutti. E’ così che alle 18 accorro al NIDO, una cosa cosi familiare lì nell’ex unico e amato VII distretto che tutti ci passan e neanche se ne accorgono..  al limite è un palazzo bello come tanti, giusto un palazzo d’angolo con una specie di ingressino e gradini,  dove ogni tanto nelle due sale al piano terra ci fan dei concerti mica male..

Mi affretto lì alle 18 tutto contento di poter metter il mio nuovo costume nerodaverouomo chè alle 18 al Nido cì è la presentazione di un libro su Varga Imre, o almeno cosi capisco… Varga Imre è uno dei primi nomi che ho imparato a conoscere qui, un grande scultore, che in genere presento come il grande scultore dell’ultimo periodo del socialismo, ma anche di subito dopo.. che se camminavi in città le più grandi sculture pubbliche eran le sue.. forse la statua più bella del socialismo era sua quei soldati un po’ sfigati di alluminio  con sopra un uomo su un palco in una pietra nera che agita il cappello, per i 100 anni della nascita del capo della rivoluzione magiara di soviet del 19, o le tre donnine con l’ombrello nella piazza centrale di Obuda o semplicemente il grande salice piangente alle spalle della sinagoga…

Mi affretto nel mio nido, c’ero stato tanti anni fa per un concerto, qui nel ristorante ho poi visto, Italia agli europei 2008 in quella serata importante in cui presentavo agli amici di famiglia venuti a spiarmi la ragazza ottimo partito con cui stavo uscendo. Ma mai mi ero avventurato lì sopra le scale, quello che nn conosci ti mette in soggezione…

Il NIDO è un posto splendido, elegante, eleganti scalinate, mobili, lampadari d’epoca, carte da parati di gran pregio,  sale nascoste in vari angoli. c’è un retrobar di nuovo aperto, con poltrone in pelle nere molto socialiste e due busti di Munkacsi e Lechner di grandi scultori magiari che il NIDO tra fascismo e socialismo era il nido della federazione degli artisti. Le mie ricerche dicono che qui le donne non erano ammesse, solo lre mogli accompagnate.

E’ cosi bello e ben fatto che c’è da perdersi, nella sala accanto al caffè al primo piano c’è un  concerto per 4.5 astanti, mi passano davanti due coreane con un grosso trolley, le seguo sopra. Arrivo nella sala giusta, c’è una proiezione, un’intervista a Varga mre nel suo studio, unbel vecchietto alto e magro, saggio coi suoi baffetti bianchi e lo sguardo buono. il video è bello e a una a una riconosco le statue grandi e piccine, nel frattempo mi guardo attorno… l’età media è 93 anni, tutti agghindati come al ballo delle debuttanti, se ben ricordo chi organizza è il “circolo della Storia”. loro la storia l’hanno vista in diretta. Gli unici under 60 sono le due cinesine e i  due tecnici che spostano i microfoni.

Poi sale un vecchietto con una camicia rosso scuro e una giacca a righe e sorpresa sorpresa Varga Imre è qui. Domani compie 90 anni, un po’ curvo e si regge con un bastone, ma in fondo è in gran forma. E’ qui con gli amici di una vita. Lo accompagna un’80enne con un viso ancora carino e i capelli biondi ricci. Sorride anche lei. Nascosto, qualcuno legge una poesia che loda la vecchiaia come la più bella età perchè non pensi al futuro e hai perso i ricordi fa una gran tenerezza e forse non ha tutti i torti, un vero carpe diem… è il suo grande amico Juhasz Ferenc (che per chi nn lo conosce bene ha una pagina Wikipedia tradotta in 9 lingue.

ma è una festa di compleanno, e qui vuol dire un piccolo spettacolino, un po’ di musica da camera violino e orchestra in cui gli ungheresi sono maestri. il secondo pezzo sarà la danza romena di Bartok (delizioso, dice Mr. Varga..) poi l’intervista confidenziale con l’amante di una vita.. Fa piacere sentire una persona colta, ogni tanto capisci che uno per diventare qualcuno deve avere qualcosa dentro.. cita Benedetto Croce e il cinema polacco. il suo esame di latino. e qualche ricordo di una vita. qualche frase saggia. perchè non hai mai avuto discepoli, nn hai mai insegnato. sei un artista solitario..? ogni artista è solitario, c’è poco da fare. Insegnare l’ho fatto in Germania, alla prima lezione erano 18, il lunedi, il venerdì erano diventati 60, la settimana dopo l’aula ormai era troppo piccola, c’era ogni tipo di stupenti, da quelli appena diplomati all’accademia di Monaco a scultrici 60enni turche in borsa di studio.. Seguirli tutti bene e consigliarli era impossibile.

o di quando venne Kadar in persona nel so studio ocn la moglie, a vedere la statua di Santo Stefano che sarebbe finita nella cappella di noi ungheresi nientemeno che a San Pietro. Passarono tre minuti di silenzio. Ora so come sono lunghi tre minuti. poi fece. “E’ giusto. è questo il re di un popolo kobor – randagio – come il nostro…”

Poi la storia di come ha iniziato, l’avrà ripetuta cento volte, ma le cose che ripeti sempre son quelle che racconti meglio..

Aveva fatto il militare in aviazione e lavorava in fonderia (nella storica fonderia Ganz, lì ai piedi del Danubio.. quella da cui nacque la più grande industria ungherese. e lì su via dei Martiri (che ora è tornata a essere vale Margherita) ti incontra il suo prof. uno dalla memoria di ferro. ricordava ogni opera che aveva visto. Imre che fai qui? lavori? quanto ti manca al diploma all’istituto d’arte?. una settimana dopo gli squilla il telefono alle 6 del mattino. Vieni domani c’è un paese da rifondare…

E’ la volta di un’altro omaggio, una donna che si vede essersi divertita molto da giovane.. Tra le pieghe dice di avere 74 anni e scatta un caloroso applauso. E’ stata per 10 anni nella compagnia teatrale del Radnoti e ogni volta vedeva di fronte quel grande capolavoro della statua di Radnoti di Imre..

Le cinesine ne approfittano per andarsene e le seguo anch’io, che mi sembra di aver capito che c’era un biglietto da 2000 fiorini e sono entrato facendo finta di niente e poi ho qualcosa dentro. che nn riesco a esprimere. meglio farlo con una statua, di Varga Imre

 

 

scopri il NIDO di Varga Imre con uno dei tour guidati per le vie di Budapest conl’altra Budapest 

tempi nuovi

Ogni tanto mi ritrovo il frigo vuoto vuoto, quasi bianco, tranne qualche piatto pure bianco che custodisce qualche pietanza, in genere pasta avanzata e coperta da un altro piatto capovolto. e sono contento, perché vuol dire che forse nn avrò molti soldi e nn fò la spesa e che vado troppo spesso a mangiare carne fritta in qualche trattoria di quartiere, ma almeno questa volta ho fatto il bravo e posso dire mangio tutto  quello che compro, e nn lascio niente tranne quella carotina raggrinzita che trovo scura e freddissima lì in fondo al frigo…e allora vado al mio amato mercato del VI dstretto, perché sono nato cosi e comprare l’insalata sotto i neon del grande supermercato mi riempie di tristezza, anche se il supermercato è accanto alla catena tedesca di casalinghi e tutto il complesso si chiama città giardino.

Ordunque ero al mercato, l’ungheria si rinnova ed è iniziata una nuova era, nel paese a cominciare dai mercati, si anche quello del polveroso VI distretto… i prodotti che in genere riempiono il mio frigo questa settimana son diventati tutti nuovi, via al vecchio kaposta di una volta (la verza) sia il kel (liscio e ruvido) son tutti nuovi novelli. Ed anche il prezzo è nuovo (quasi il doppio), l’Ungheria si è svegliata e ha il portafoglio pieno. Come l’Italia. O meglio papà CommissioneEuropea gli ha detto che ha fatto la brava e ora può riavere la carta di credito in rosso.. ed era sorvegliata da quando è entrata a far parte della grande famiglia europea…

Mentre combatto con le cassettine aggiunte al netbook che appena le accendo da stamattina fanno un rumoraccio tipo poltergeist e difatti fuori piove e tira vento che solo il diavolo può parlarci in questa fredda tarda mattinata di fine maggio quasi giugno… Dicevo mentre combatto con le cassettine accendola radio enorme e socialista che la padrona di casa mi ha lasciato in eredità. Ho scoperto che spostando tutte le 4 manopole verso destra il volume è quasi accettabile. Forse nn ci voleva molto a scoprirlo, ma questa si che è una radio speciale. Nn so che è successo ma a volte canta da sola, anche col pulsante spento. E ci devo staccare la spina. Smanettando perdo la stazione di musica classica (si, perché io sono un signore) che in genere ascolto e la prima stazione che si sente decentemente descrive la breve vita di uno che ha studiato come tipografo e poi è andato al conservatorio. La musica che segue è di quelle sdolcinate anni 20, romanticissima, sembra uscire da un grammofono, in fondo è piacevole e ci sta bene con questo cielo grigio e la pioggerella fine. Al primo jingle apprendo che sto ascoltando Dankò radio, Dankò, credo il nome di un famosissimo musicista zigano (quando sono belli e bravi nn sono più zingari) dei bei tempi.

Poi segue un breve giornale radio. Il primo ministro ha affermato che si è messa la parola fine alle (ri)tristezze del regime socialista (si riferisce al passato governo liberale e ultraliberista). Chissà che c’era nel suo frigo ieri…

C’era una volta l’hotel Volga

Ogni tanto provo a chiedere a qualcuno, specie se ungherese e ha i capelli bianchi di spiegarmi che succede. Serve a questo laurearsi in scienze, ti abitua a porti domande semplici semplici, tipo perché la terra gira, che cos’è la massa, perchè i papaveri sono rossi e perché esiste la molecola H2O e non H4O. una delle conclusioni universalmente accettate è che orban un po’ di ragione ce l’ha, forse: il comunismo nn è mai finito, ha solo condiviso il potere con le altre forze democratiche, solo  per far sì che il paese nn si facesse male o che tutto rimanesse com’era bisognava che tutto cambiasse, anche i Savoia erano a loro modo comunisti e Gorbaciov è esistito ed era ungherese, no, forse faccio un po’ di confusione. È certo comunque che la transizione chi l’ha guidata l’ha fatta a proprio vantaggio e chi era capo dei giovani comunisti è diventato uno degli uomini più ricchi d’Ungheria e uno che muoveva le orecchie e diceva di essere molto ironico è diventato sette volte primo ministro.. (faccio ancora confusione).

E di certo uno dei simboli più evidenti della transizione dolce è il signor Finta Jozsef, architetto di regime, (guardate la foto ufficiale occhi azzurri, e camicia senza bottoni, sguardo da film di Haneke) autore di molte molte opere moderne a cominciare dai due dei grandi alberghi “moderni” sorti pian piano al posto dei grandi ohotel ospitati dai palazzi neoclassici danneggiati dalla guerra lì sul lungodanubio, tanto decantati dalle cronache dei viaggiatori di inizio secolo (quello vecchio, il 900). Certo a vedere le cartoline d’epoca un po’ d’effetto fa..

E poi tanti altri progetti, prima e dopo la caduta del muro, perché se hai dei buoni amici, loro ti sono riconoscenti, sempre, l’hotel Kempinsky, o quel grandde palazzo moderno all’angolo tra Andràssy e Bajcsy Zsilinski, o il comando della polizia o il Westend, e tanti altri .

 

Sabato era una bella giornata, 20 gradi, e dire che gli italiani che vengon qua credono di stare ad Arkagiolesk e di trovare 3 metri di neve fino a fine marzo. Niente di meglio che andare in giro per la città, allora, per me che amo il fumo, lo smog, la strade, il cemento, la vita, la società. se mi invitano in montagna trovo una scusa. Niente di meglio che prendere due filobus e andare all’incrocio tra due grandi vie di semi periferia a veder abbattere un grande grattacielo del passato.

  E’ successo che un giorno che mi sono alzato ho sentito la notizia triste che chiudono Ferihegy 1, leggi qua. Allora sono andato a cercare conforto e conferme su index.hu, e ho letto che era vero. E subito dopo ho letto che stavano abbattendo l’hotel Volga, all’incrocio tra Vàci ut e Dozsa Gyorgy ùt, uno dei grandi hotel socialisti, alto, senza balconi, un grande parallelepipedo in piedi, per il mondo del futuro. Un nome chepiusociliastanonsipuo’, hotel Volga. Finiranno a fine mese, e tra un paio d’anni sorgeranno gli uffici del futuro..

  Allora una mattina mi son mosso a fatica,  ma la mia mattinata nn poteva essere migliore, abbondante colazione, poi salto su un paio di filobus rossi, che attraversano il parco. Dal secondo, dal 75, vedo sulla strada tantissimi mezzi della polizia, poi la polizia in carne e ossa, in assetto antisommossa, giovani uomini e donne nelle loro divise, in squadre, caschi neri, almeno un migliaio, in lontananza a piazza degli eroi un po’ di gente, con le bandiere a strisce bianche e rosse dell’estrema destra. “Ma quanta polizia…”, accanto a me un signore ungherese con gli occhialoni, son duri e puri gli ungheresi, ma prova a rompere il ghiaccio e diventano amiconi. Ed eccomi parlare col signore che l’ungheria è nei guai perché si spendono cosi tanti soldi in polizia per queste cose. A quella fermata scende una ragazza, ha le occhiaie, è vestita dark, credo si dica emo adesso, ha delle grandi mammelle, belle, bianche, esposte, gonnellino scozzese, capelli rovinati, un gran cane nero. Me la ricordo ancora.

  Poi arrivo all’incrocio, eccola, la meta del mio sabato mattina. Che bello, eccolo lì, l’Hotel IbisVolga, per metà in piedi per metà no, e lavorano anche oggi, sabato. Un grande edificio socialista, rifatto in quell’orrendo verde e rosa dell’Ibis,  almeno il centro di fronte, la sede dell’acquedotto di Budapest, due curiosi edifici uguali uno verticale e uno orizzontale, con le decorazioni esterne uguali a quelle delle metropolitane socialiste, è ancora lì.

È un grande spettacolo, il cantiere, le macerie della parte abbattuta, dove si muove agilmente un escavatore e l’altroedificio già sventrato, con le barre di ferro e cavi che spuntano e lo sguardo che entra fin dentro in quelle che prima erano le camere. C’è rumore e il sole, giro pian piano attorno, dietro l’hotel Ibisvolga si vede un po’ meglio per com’era prima, è un modello calmo e paziente, che si lascia fotografare da tutte le posizioni, e si mette anche in posa.

C’è un altro tipo che mi vede fermo e si ferma anche lui, osserva, si fuma una sigaretta, poi mi metto ai piedi di un’aiuola, dietro di me a distanza di sicurezza un uomo, con la faccia sporca e scavata e una grande busta di plastica, oggetto distintivo del sottoproletariato urbano, che qui ancora resiste e che avrebbe tanto fatto felice Pasolini. Ci ho preso gusto, resto a osservare l’hotelIbisVolga comodamente seduto ancora un 20 minuti, poi mi avvicino. “Domani? Replicano lo spettacolo?, domani lavorano?” lui è convinto di si, poi si lascia prendere dalla nostalgia. “Era l’hotel Volga, tutto cambia”, mi fa

Ungheria – XXXXX Y – 3

Mi ero spinto in un angolo buio del IX distretto quel pomeriggio, alla ricerca del miglior ristorante cinese di Budapest, come dicevano i miei appunti almeno, il ristorante del signor W., e ho camminato davvero tanto, per una via che prima era figa e aggiustata, tutta sampietrini e case colorate a toni pastello e e poi finalmente dopo qualche  isolato diventa una strada normale n po’ decadente, con l’emblema della vecchia stazione dei pompieri, un edificio enorme, abbandonato, senza i vetri alle finestre, dove un 4 anni fa c’era un locale incredibile con un grande fuoco che ardeva al centro e poi la via diventa una zona residenziale, ma sempre urbana , che è una bella definizione..

Il  ritorno si sa sembra sempre più breve e mi ritrovo in poco tempo al körút, il viale circolare che unisce i vari distretti centrali di Pest.. Da  lì in 15 minuti trovo una stada dove ero stato qualche anno fa inseguendo una commercialista, vicino a un ponte, importante,  qui c’è una bettola, la conosco ma nn ero mai entrato, per timidezza ovvio.  Immaginate un bar a Roma che si chiama come Italia Germania 4:3, anche qui la bettola porta il nome  di un’incontro di calcio cher ha fatto la storia, la storia dei meravigliosi anni ü50. Dentro per fortuna è pulito penso e la signora al banco pure simpatica. C’è una coppia di anziani normali a uno dei tavolini, tavolini di legno pesante, con dei centrini rossi tradizionali. E’ come in un sogno uno stilista disegnerebbe una bettola, c’è una signora in là con gli anni dietro al bancone, dicevo simpatica e premurosa, ci sono i tavolini ma ci sono anche i tavolacci alti su cui bere in piedi o sugli sgabelloni, ci sono le tendine bianche ricamate alle finestre, c’è una TV sempre accesa sul canale nazionale che tutti ma proprio tutti guardano con estremo interesse. Tutti vuol dire 5 persone, si, in un angolo di un angolo, come se l’avessero disegnata c’è una donna, con dei lunghi capelli grigio biondi, sfibrati, lisci, che fuma una sigaretta dopo l’altra, con un  posacenere strapieno di mozziconi e una nuvola di fumo denso attorno. Bene, prendo il mio bicchiere di vino e szoda e scelgo il mio posto. Come in un film di Woody Allen faccio un movimento maldestro e rovescio il bicchiere di vino. Nessuno fa una piega, neanche se ne accorgono, io  mi scuso, per fortuna la signora è tranquilla “ il secondo giro è arrivato subito..” sorride e mi serve un altro bicchiere di vino e szoda, dé un’altra generosa mancia di 50 fiorini, 15 centesimi di euro..  Sono giovane e sicuramente il mio accento mi tradisce, ma prendo il vino della casa, il vino “che scorre” non il vino “di qualità” dalle bottiglie..

Stavolta cambio posto, mi metto sui tavoli alti, su uno sgabello. In un certo senso provo un senso di protezione, come in un nido. E’ bello star qui a vedere M1, magyar televiziò 1, danno “l’isola del tesoro” il protagonista è biondo e con i boccoli, curioso il doppiaggio ungherese.

Mi guardo meglio intorno, c’è un juke-box fantastico, rosso acceso, spolverato, sicuramente coevo della grande partita, c’è la prima pagina del giornale ungherese del giorno dopo e anche del giornale straniero, eh si, era la partita tra due nazionali, c’è una foto con Ferenc Puskàs, mattatore di quella partita in visita alla bettola dove sono ora, una foto dai colori sbiaditi, dove Puskàs ha i basettoni anni 70. C’è una vetrinetta con dei cimeli, un pallone di cuoio, un paio di libri sul calcio.. ma ho dovuto fare uno sforzo per vedere questi particolari, verrei qui anche se non si chiamasse Ungheria – XXXXXX X-3. C’è pure un poster del Ferencvaros, siamo sempre nel quartiere di Ferencvàros in fondo, stagione 82-83, con le caricature dei giocatori, l’unico che riconosco è Nyilasi, che mi dicono più forte di van Basten, quand’era in giornata….

Entrano un uomo calvo ed uno più giovane, poi una coppia ben vestita, poi un vecchio quasi in pantofole con una tuta da ginnastica e gli occhialoni spessi. È una kocsma, una bettola, o traducendo dall’inglese pub una casa pubblica dove cercare conforto…

Verrai a Budapest e vorresti visitare questa bettola, farti un bicchiere di vino e szoda, girare per i dintorni, e poi spostarti in un’altra bettola tradizionale con la storia dei suoi avventori e dei palazzi che vi sono attorno…? clicca qui

 

ma questo è comunismo

Di ritorno dal Vittula, in una sera in cui volevo camminare perchè stavo diventando un po’ come Jack Nicholson in Shining quando scrive ” Too work and no play makes Jack a dull boy” per 1000 fogli..

mi ritrovo al Vittula allora, poca gente, musica al minimo, poco fumo, ordino un timido bicchiere di birra del fagiano (Fàcàn), la birra di Komàrom..

accanto a me un piccolo csavo (ragazzo) col pizzetto, un artista, perchè si sa, ognuno al Vittula pretend to be an artist, come diceva un amico che avevo.. parla con Akos il barista, io sono lì accanto e sento, ogni tanto mi guardo nello specchio, con la sciarpina beige di natale sopra la camicia bianca. poi mi intrometto e chiedo spiegazioni, lui ha gli occhi lucidi, segno che gli ungheresi se apri una breccia si aprono.., parla di politica e diarte..

dunque in Ungheria c’è un partito unico che ha più dei due terzi del Parlamento, è un partito di destra e si chiama Fidesz ora sta riscrivendo la costituzione, tanto se la può votare da sola, parte prima, parte seconda, anche parte terza nel caso..

ora stanno mettendo un articoletto per gestire l’arte ungherese, a quel che dice il mio interlocutore, laureato in belle arti, “l’ente che gestisce le arti ungheresi diventerà statale, sarà nazionalizzato, alla guida  o mentore un artista noto esponente della destra conservatrice, gestirà tutti i soldini.. e tutto sarà di stampo di superdestra e lo dirà la costituzione e poi sempre i politici in TV dicono che lo fanno per salvaguardare la nostra morale ed educare il popolo ad essere migliore e un vero ungherese… Ma questo lo dicevano tale e quale sotto il comunismo, si’ questo è comunismo“..

al Vittula c’era anche quello delle salsicce, mi sono presentato oggi, ha un vero accento british, si chiama John Smith, qui ha messo su una fabbrica di salsicce, le prossime le fa giovedì, lo devo chiamare..

 

ai grandi magazzini, per grandi e per piccini

nn chiedetemi perchè ma cercavo fazzoletti da naso da donna quel giorno, cosi’ è la vita.

Ero a Blaha, e allora faccio un salto al Corvin Aruhaz, i grandi magazzini Corvin, lì a Blaha, gli Harrods di Budapest dicevo, forse oggi più famosi per il tetto, cosi’ è la vita, perchè sul tetto ci hanno aperto un pub, proprio sul tetto, il parapetto è alto e la vista nn è sul Danubio, ma il posto è carino e in effetti ti senti  a 50 metri d’altezza.. .

per salire prendi l’ascensore del retro, per scendere le scale,  strutture vecchiotte mai ristrutturate, di quando nei grandi magazzini  fu inaugurata la prima scala mobile d’Ungheria., era l’età dell’oro forse la prima scala mobile in Italia è pure posteriore..

ero stato ai Corvin Aruhaz prima di Natale, a curiosare,  l’epoca d’oro è finita, da un pezzo a me piace ricordarlo così come nel film “Allami Aruhàz – i grandi magazzini statali”,  (http://www.tvarchivum.hu/?id=142129) quando i grandi magazzini erano diventati i grandi magazzini nazionali..

lì avevo trovato, in incredibile offerta, i cappelli, estivi e invernali, quelli servono sempre, caso mai li perdi ina eroporto durante perigliose trasferte..

Ieri già mentre ti avvicini capisci che c’è una grande svendita, tutto al 70% solo i capi di marca al 50%..uhah Le scale mobili ci sono ancora, 4, appena davanti all’ingresso. Follia dei nostri nonni. Oggi ogni buon architetto sa che le scale mobili devono essere quanto più difficili da trovare o almeno bisogna fare un po’ di strada per arrivarci, cosi’ nel mentre puoi guardarti attorno e trovare una cosa a cui nn avevi pensato ma che devi assolutamente comprare.

Al piano terra c’è un supermercato, sopra il business è retto da Skala, una specie di Standa ungherese. Al primo piano c’è l’abbigliamento, al secondo l’arredo casa. L’aria è triste, scaffali mezzi vuoti, metà dei locali già liberati, sono rimaste solo camicie di collo 50 e a tinta unita, di un giallino o arancione, tanta gente, dove altro lo trovi uno sconto (reale) del 70% su tutto??

alla fine mi convinco anch’io  a prendere una camicia che definisco rosso mattone, mi trattengo dal prendere una delle cravatte anni 70 degne di una copertina di una band sballata, ma soprattutto prendo a un prezzo accettabile il sogno di una vita magiara, un accappatoio bordò scuro..

per fortuna avevo qualcosa da leggere, perchè faccio 45 minuti di coda, le cassiere di mezz’ètà impazziscono con i cartellini sbiaditi e le percentuali dello sconto, e poi sì c’è molta molta gente, qualcuno si compra un borsone e mette tutto là, le donne del vicino VIII distretto hanno i cestini pieni di biancheria intima sexy e vestitini per bambini..

mi guardo in giro, erano rimasti gli ornamenti a mosaico delle colonne, come le vediamo  in qualche vecchia kocsma selezionata, anche il pavimento è lo stesso, nn so chi arriverà ora con vetrine scintillanti, ma credo cambierà gli arredi, la gente resterà la stessa credo..

Sono qui da 6 anni, ho visto la vecchia Kiràly utca e l’enorme agenzia dell’Aeroflot all’angolo tra Nagymező utca e l’Andràssy, grande e vuoto, assolutamente inutile se nn per farsi vedere, come i negozi  di alta moda all’aeroporto..  Se dovessi esprimere in una foto la situazione in Ungheria la farei a questo stesso locale.. L’aveva preso la catena di librerie Alexandra, che si è ingrandita enormemente n questi anni, per farci un Antikvarium i negozi di libri rari e di seconda mano che gli ungheresi amano tantissimo.,. é durato una manciata di mesi, ha già chiuso, ora all’interno carrelli pieni di libri, sui vetri le scritte “Megnytottunk – abbiamo aperto” e “Kiado , Elado .- affittasi, vendesi”.

il perchè è semplice, i prezzi erano alti e la merce scadente..

vota e fai votare

I have never voted in an US elections despite despite being a resident in the country for 50 ytears.

I’m called a resident alien and this suits me.

(Newscientist 2 Ottobre 2010, intervista ad Oliver Sachs)

[Quest’uomo nn ha bisogno di essere amato, Alessandro Grimaldi]

Appena tornato a fine agosto il mio primo pensiero è stata la cassetta della posta, ovvio, per fortuna sono arrivato giusto in tempo per pagare le bollette, sepolte da un mare di pubblicità. C’era pure una letterina, del comune, timbro ufficiale. Dentro c’era la cedula, la scheda elettorale, il comune con 2 mesi di anticipo mi dice che posso votare, già perchè io ho un lakcim, una specie di documento di domicilio, qui a Budapest, e chi ce l’ha può votare, almeno per le amministrazioni locali. Come voleva Fini in Italia. Il buon vecchio Fini, com’è popolare oggi.

Non ci ho pensato due volte, esprimere se stessi, il voto,democrazia, io che in fondo vivo qua e questi amministrano il mio quartiere, la città. Ma qualcuno nn ne voleva sapere.

Ero al telefono con uno scoiattolo che mi fa:

–          -Ma allora per chi voti?

–          -Per i ********, ovvio

–          -Ma davvero vuoi votare per loro?

–         – Beh io sono ********* e allora voto ********,

–           Ecco voi stranieri venite qua e poi vi fanno votare e votate male, contro i principi ungheresi, contro le tradizioni, che ne sapete voi..

Il risultato era scontato, ha vinto Fidesz, la destra conservatrice, il nuovo sindaco è Tarlos Istvan, l’ex sindaco del distretto di Obuda, ma questa è un’altra storia. La notizia è invece che nn è più sindaco Demsky, Demsky Gabor, l’uomo che ha governato Budapest dall’89 ad ora, da quando ci son le libere elezioni. Demsky è un biondino dall’aria trendy, il suo partito, l’SzDSz è virtulamente scomparso l’anno scorso, sepolto dagli scandali. Demsky è una specie di eroe, una figura mitica della politica ungheres.e. Tre settimane fa ero dentro gli archivi di radio Free Europe, la radio che da Monaco di Baviera registrava i media dei paesi socialisti e mandava un proprio giornale radio con le notizie vere che la gente captava di nascosto, come nei film. I suoi archivi son custoditi qui e quel giorno c’eran visite guidate per la settimana del patrimonio culturale mondiale. Il tizio che ci accompagna prende a caso le trascrizioni di due giornali radio di due giorni a caso del 62 e dell’ 82. Poi afferra anche una copia del gionale illegale, „carbonaro”, un samizad, che cricolavano illegalmente ovvio, tra le mani degli oppositori. L’editore era Demsky.

Nn so come cambierà Budapest, io spero nn molto, sono molte le cose che nn vanno ma spesso ci si affeziona proprio a queste. Nn so quanto farà meglio Tarlos e a pensar male spesso ci si azzecca. E poi in quanti nella storia hanno invocato cambiamenti radicali, sapendo che per far si che tutto cambi,..

Oggi nella vasca da bagno apro un libretto del mio scrittore preferito, Moldova, la copertina è orrenda, l’ho pagato 100 fiorini (35 centesimi), era in uno scatolone di cartone fuori da un antiquario. Moldova è uno scrittore molto prolifico, questo è il suo libro del 91. Il libro è quindi ambientato nel cambio di regime, subito dopo l’89, i protagonisti sono gli avventori di una kocsma, una bettola, uno pretende di essere il direttore del Vidampark, il parco di divertimenti accanto al circo stabile, a fianco del Varosliget, il grande parco municipale di Budapest e sbronzo dice gli importanti cambiamenti che ha fatto fare, ora che il comunismo è caduto: „Abbiamo cambiato il nome del Vidampark (parco dei divertimenti) tornando al vecchio Angolpark (parco inglese) e all’inaugurazione ho chiamato l’ambasciatore inglese e ho assicurato a tutta l’ambasciata un abbonamento a metà prezzo sul trenino fantasma. Ho rinnovato parte dei decori, ho fatto in modo che sul trenino nella caverna, nel tunnel si veda la luce dell’uscita, Oltre a questo il Twister ora girerà non verso sinistra, ma verso destra e bisognerà sempre andare verso destra per restare in piedi. Nel tiro al bersaglio le statuette di Lenin che prima erano premi, ora sono state messe al centro del bersaglio e se uno lo centra parte una musica che dice corso Lenin (il vecchio körút) se ti attraverso fino alla fine..

il mio amico Harp

Alle volte capita che ritorno agglegeny (una specie di scapolone che ama vivevere per i cazzi suoi senza una donna) e mi ritrovo a nn voler ritornare subito a casa e ad entrare nella kocsma vicino casa per una birra in pace.

Accanto a me ci sono tre che giocano a carte, di mezz’ètà, dall’aria saggia, ma con sguardi e muscoli di chi ne ha viste tante. A un certo punto uno di loro fa: “per cortesia, canti a voce più bassa se è possibile…”. Nella scala di valori magiara queste parole sono pesanti come pietre e 15 minuti dopo il poveraccio, mezzo ubriaco che stava mettendo musica nel jukebox e la cantava a voce alta si ritrova sbattuto fuori in strada, con la sua bottiglia di Aszok (la birra più economica) e l’immancabile busta di plastica che questa gente si porta appresso.

Poi il kàrtyazò (giocatore di carte) torna al tavolo come se niente fosse e gli amici nn gli dicono niente. Io allora mi concentro di nuovo sul 90esimo minuto del campionato francese che il grandeschermo della kocsma sta generosamente trasmettendo, quando si avvicina un tipo con una felpa arancione, capelli ricci un po’ sporchi e occhiali tondi tondi moltopiugrandidegliocchi.

“Parli inglese?” mi fa. “Beh si” rispondo. Continua..”stiamo insieme? parliamo? sai io sono solo..” lo guardo, interdetto, e a ragione, poi “Sai io sono polacco, sto qui da poco in città, abito da queste parti e questo è il bar più vicino, sono entrato per caso, mica conosco qualcuno”

allora si siede.. è polacco di Varsavia, anzi di Lublino, meravigliatissimo dal sapere che io a Lublino c’ero stato, e anche a Zamosc, che è li vicino, lui va tre volte all’anno in Italia, perchè il padrino (cioà il padrino di battesimo) della ragazza è di Italia. bene, ora ci conosciamo, anch’io metto nel discorso la mia ragazza e ora tutto è a posto.

Anzi no, manca il che fai nella vita, orbene lui è artista, è giustappunto qui per una mostra delle sue opere, 3 mesi in una galleria. Alla domanda innocente: “Dipingi?” mi guarda come se avessi chiesto qualcosa di molto stupido.. “Che domande Alessandro, dipingi, cosa vuol dire dipingere.. se vuoi comunque nella galleria c’è uno che ha fatto una monografia su di me grande così..”

E’ un artista, deve fare domande, mi dice, mi chiede che cos’è l’Ungheria,e perchè e che posti frequento. Quando esce dal cesso anch’io gli domando allora che ne pensa della tragedia che ha colpito la Polonia, il presidente Kaczynski (morto insieme a tutto lo stato maggiore, e poi ministri, sottosegretari, nello schianto dell’aereo del Tupolev presidenziale in una nebbiosa mattina di Marzo mentre si recavan a Katyn, a rendere omaggio alle salme di un’altra classe dirigente polacca decimata….)

“bene alessandro, ma prima dimmi tu cosa ne sai.., che ne pensi..”

“cosa vuoi che ti dica, caro amicone polacco, proprio mentre andavano a Katyn, tutti insieme, e poi han sepolto Kaczynski, figura comunque molto controversa, proprio nella cattedrale del Wavel, a Cracovia, accanto ai re di Polonia, a Casimiro il Grande..” annuisce ma ha un sogghigno-..

premette che lui mica amava Kaczynski ma poi domanda calmo: “E tu pensi, alessandro, che sia stato davvero un incidente?” mi offre da bere un altro korso e va a pisciare, anche se sulle porte sono dipinte calze a rete e mocassini chiede a me dove entrare..

quando torna replico.. “Beh han trovato le scatole nere, le condizioni meteo erano molto cattive il pilota ha fatto un atterraggio molto difficile..” ma lui è molto scettico “sai io prima di essere artista ero un ingegnere aeronautico, qualcosa ancora me la ricordo, ho visto il materiale reperibile su internet e anche solo da quello si capisce che ci sono molte cose che nn vanno” mi fa qualche esempio, pezzi di carlinga inspiegabilmente a distanze siderali o qualcosa del genere… capisco, poi serio: “E allora l’hanno ucciso! e chi è stato..?”

mi rigira la domanda: “Secondo te?” e che ti devo dire: “i russi, i tedeschi?” “oh come sei antico Alessandro, ancora ragioni con queste vecchie categorie, con gli stati nazione, pensa in grande..” allora penso in grande: “mit tudom èn.. Gazprom? gli Ebrei, il sistema radar nell’europa centrale?” “ma no, ahah, io amo gli ebrei”

pausa

“ma tu conosci HARP?”

(Harp??? sembra un telefilm americano anni 80 con un pupazzo che vive in una famiglia semiborghese col padre nero… il mio amico Harp..)

provo a pensarci, “no davvero nn lo conosco.” OHIBO’! “Non conosci Harp? com’è possibile, pensavo fossi una persona che sa certe cose…” e io”Ma davvero, nn so cosa sia..” è sconcertato “Incredibile, tutti sanno chiè Harp, mi meraviglia CHE TU NN LO SAPPIA, davvero, scusa se ti dico certe cose. (pausa) E allora ti devo dire tutto io…”

E inizia la storia di Harp. la prende un po’ alla lontana “Tu sai chi è Tesla vero alessandro? Bene Tesla fu il primo scienziato ad iniziare certi esperimenti per la trasmissione di energia nell’alta atmosfera… poi dopo la seconda guerra modiale uno scienziato ebreo [gli ebrei, lo sapevano che c’entravano gli ebrei] ha ripreso i suoi studi e ha sviluppato la cosa, e alla fine è nato HARP, una specie di arma potentissima, che c’entra con lo scudo stellare americano, in mano ai potenti della Terra, pero’ la cosa nn è mai stata resa pubblica perchè HARP è un’arma troppo potente. si potrà persino traferire tantissima energia premendo un bottone nella propria tasca..,,,”

E’ cosi’ che ho scoperto chi ha ucciso veramente Kaczynski

La mattina dopo  mi sveglio stanco e con un gran mal di testa. Il mio primo pensiero è: “sa anche il mio numero di telefono.” (aveva promesso di invitarmi alla sua mostra in galleria.” ma poi almeno mi rassicuro, “almeno nn sa dove abito”

 

E ora vi dimostro che il Muro di Berlino è caduto per le conseguenze dell’ 11 Settembre

Oggi son 20 anni che è caduto il muro, ma per noi, solo per noi. Per noi Ungheria è un paese che era dell’oltre cortina dove c’era il comunismo. ma signori, ormai, son passati 20 anni, qualcuno a me molto caro aveva pocopiùdididueanni, ci pensate a un americano che viene in Italia nel ’63 o nel ’65 e va chiedendo in giro del fascismo… beh allora come si stava ne fascismo, anche tu ci avevi la camicia nera e..

comunque oggi il muro cadeva 20 anni fa, ma qui la memoria storica è un’altra, qui Sarolta che mi viene a trovare per motivi d’affari mentre cerco di riassettare la cucina. “Sai che alla radio italiana parlano anche di Ungheria? sono 20 anni dall’89..” ah si è vero, c’erano tanti tedeschi dell’Est, erano tutti in jeans, venivano per andare al Balaton….” Eh si, che lo spevo, i tedeschi venivano qua, si rincontravano con le famiglie, pezzi dell’est e pezzi dell’ovest, per entrambi era concesso venir qua, nei campeggi del Balaton…

poi venne l’11 Settembre, l’11 Setttembre 1989.. certo. Se quello del 2001 è l’11 SETTEMBRE, se qualcun altro si rammenta che l’11 settembre del ’73 ci fu il colpo di stato contro quel tiranno rosso di Allende, è mio dovere aggiungere che l’11 Settembre 1989, il governo Nèmeth, subentrato da pochi mesi a Kàdàr alla guida del paese (il buon vecchio Kàdàr era lì piantato da quel lontano autunno del 56) aveva aperto le frontiere con l’Austria. C’era Gorbaciov e si poteva fare.  Allora i tedeschiest a migliaia iniziarono a passare di là e ad andare nel lontano ovest. E allora il muro aveva poco senso, era nato per questo, dopo che 2.6 milioni di tedeschi avean deciso di trasferirsi.. i politici tedeschi dissero:”Gli ungheresi han dato il primo colpo di piccone al muro..”

Era l’11 Settembre, un paio di mesi dopo a Berlino Est ci si riuniva per permettere la libertà di viaggiare, escono indiscrezioni… le mie fonti (HVG della settimana scorsa) dicono del giornalista italiano “Ricardo Ehrmann”, che sembra tanto un fantastico nickname con tanto di errore di battitura. La notizia gira, la riprendono le TV, la gente va verso il muro per vedere se è tutto vero e voilà..

Era il 9 Novembre, 20 anni fa, però in Germania mica è festa nazionale, si festeggia invece il 3 Ottobre, il giorno della riunificazione. nn so se lo si è detto fino alla noia in Italia, ma il 9 Novembre nel ’38, quella notte, fu la notte dei cristalli (217 sinagoghe bruciate, 20.000 ebrei mandati nei campi di lavoro..) il 9 Novembre del 23  il puccs di Monaco di Hitler Adolf. E il 9 Novembre del 1989 cadde il muro. A Berlino.

Arcsil Szulakauri

Quando mi trovo al bar di Angelo, ho una mezz’oretta libera e un velo di tristezza nel cuore, mi ritrovo a ad andarmene quasi senza accorgermene verso la vicina Nyugati, la stazione orientale, e scendere le scale verso la metropolitana.  In ungherese si dice aluljaro, sottopassaggio, che qui collega la metro e la stazione, mi turo il naso e scendo. In genere vado dritto in fondo. Proprio di fronte all’ingresso del Westend, l’enorme centro commerciale dove l’italiano in vacanza si fa un giro a caccia di plazacica (gattine da centro commerciale) c’è uno che vende libri a basso prezzo e io mi dirigo proprio lì.

Il negozio di libri avrebbe anche  un piccolo stand dove si vendono romanzetti rosa o thriller storici come le edicole, ma il pezzo forte sono 2 grandi casse in compensato, più alte che larghe, dipinte in nero in cui butta libri di seconda mano. Tutto a 100 fiorini, 40 centesimi di euro. Il lavoro del titolare è giusto quello di riempirlo ogni tanto quando è arrivato quasi a metà e incassare 100 fiorini al pezzo. C’è sempre qualche curioso che rovista nel mucchio, per il semplice fatto che ci puoi trovare qualcosa di buono. E’ qui che mi sono fatto un’intera libreria di libri di lingua, tedesco, francese, russo ovviamente, libri di viaggio, qualche classico della letteratura ungara, anche un libro di barzellette ebraiche, che tengo sulla scrivania a Bari:

la battuta che ricordo meglio è “rabbino posso fumare mentre leggo la Torah! – certo che no, è peccato. Rabbino posso leggere la Torah mentre fumo? Certo, è bene leggere la Torah in qualsiasi occasione.”

oppure c’è questa: “Il commerciante Guld in treno. Un altro passeggero gli fa: Perché viaggia senza sua moglie? Ma, risponde lui, è buona norma non portare mai con sé troppe cose inutili che puoi trovare anche durante il viaggio, al bisogno..”

  Il momento migliore è ovviamente quando l’ha appena riempito, e i pezzi migliori sono ancora disponibili, mentre in fondo restano sempre gli atti di qualche congresso medico romeno e “perché il calcio ungherese è malato” dell’88, stampato evidentemente in un numero enorme di copie allora, perché lo ritrovo sempre, ma sempre attuale dato il recente MTK-Fenerbache 0-5 delle qualificazioni per la champions league. Ci vuole anche una certa tecnica, che i più esperti mostrano di padroneggiare,si scava sempre in una direzione ammonticchiando in un angolo uno sull’altro secondo una torre perfetta i libri che via via non interessano. In genere le casse hanno dunque un buco al centro e i libri ordinatamente messi uno sull’altro lungo i lati. Accanto c’è uno dei posti dove la budapest proletaria piazza un panchetto e una scacchiera e giocano ore intere.

Chi non ne vuole sapere della polvere ripiega sull’Antikvarium “Eiffel” a metà strada tra il Westend e la metro, accanto alla kocsma (bettola) dell’aluljarò, che da poco si è un po’ aggiustata. Questo è un vero Antikvarium, ha i libri di seconda mano sugli scaffali secondo la sezione letteratura e le altre sezioni,sport, giardinaggio, etc.  ma ha all’ingresso due bei banconi con libri a 100 forini. La scelta è limitata, ma alle volte può dirti bene e non c’è polvere. Qui ho scoperto Moldova Gyorgy. Il secondo bancone però è stato da poco alzato di tono, i libri sono di qualità media migliore, ma costano 200 o 300 fiorini. Ma a luglio, ho notato una scatola di cartone, a terra, fuori dal negozio, con una scritta a penna 50 fiorini. Dentro qualche numero della “Modern Konyvtàr” la “biblioteca moderna” le edizioni economiche di stato dei bei tempi, per la verità abbastanza eleganti nel loro stile asciutto, ogni numero con la copertina monocromatica, una banda nera al centro, una citazione. La biblioteca moderna comprendeva, a quanto mi par di vedere, quasi solo scrittori dei paesi fratelli del patto di Varsavia e dintorni, tutti nomi che a me non dicon niente e che magari mai son stati tradotti in italiano. finisco per sceglierne 3 o 4: Lojze Kovacic (il retro dice scrittore sloveno nato in Germania…); Wiktor Woroszylski (polacco), Arcsil Szulakauri. Magari fra questi c’era il nuovo Hemingway, ma è nato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Magari l’ultimo, Arcsil. Arcsil Szulakauri è georgiano, e quindi ora di grande attualità e appena è scoppiata la guerra ho provato a leggiucchiarlo per rinfrescare le mie conoscenze di letteratura georgiana del novecento (chi cazzo sarà). Il suo libro è ambientato a Mtacminda (la nuova Macondo?), ai piedi di Tibisli, il protagonista Dato Maramidze è un adolescente, esce con gli amici, ha tanti sogni, guarda i grandi per capire come affrontare il mondo. Mirian è suo fratello maggiore, un bravo ragazzo, è andato in guerra contro i tedeschi, lo avevan dato per morto, invece era in un campo di prigionia. E’ stato anche a Magadan. Mirian ora è tornato a casa, è sempre il bravo ragazzo di sempre come se lo ricordan tutti, ma un po’ chiuso e isolato, come chi è stato tanto tempo all’estero e ha tante esperienze che non può dividere con nessuno..

Ho scritto la trama in questo modo, vuol dire che è un buon libro, vuol dire che il buon Arcsil scrive bene e non è mai banale, se l’arte è tale quando racchiude più livelli interpretativi, questo è il mio, quello di un espatriate italiano a Budapest. Il libro si chiama “il pesce rosso”, non so come andrà a finire, come la vita, l’amore, come la guerra, che sappiamo com’è finita ma che ne sarà di NATO, Georgia, Ossezia e Abkazia nei prossimi mesi mica lo sappiamo ancora..

 

che sport era..?

In Italia ci fermiamo alla pallavolo, invece in Ungheria circa 10 giorni fa, sabato 1 il Nemzeti Sport titolava a 9 colonne: “Partiamo per vincere” ed aveva in copertina una foto a effetto della nazionale femminile di pallamano, impegnata nei mondiali in corso di svolgimento in Francia. E il mio socio in affari Balint mi ha gentilmente mandato sms di aggiornamento al termine di ogni partita, come gli amici dall’Italia nei momenti bui in cui la TV sottocasa nn mi trasmette la coppa Italia e mi voglion tenere aggiornato..

Tra qualche polemica di troppo l’Ungheria, di recente vicecampione olimpica e mondiale, è approdata ai quarti di finale, ma, complice una sconfitta nell’ultima partita del girone si è ritrovata nei quarti contro la Russia, campione Europeo in carica. Han giocato ieri alle 15.30 e propongo a Balint di svolger la trattativa in un bel caffè vicino al Varosliget dove so esserci un bella TV per gli avventori.

Ma il locale trasmette solo canali musicali, la loro politica è questa. Da quelle parti conosco un posto all’angolo tra Thokoly e l’Hungaria korut, entriamo: lo spettacolo è d’altri tempi: fumo, tavolini lisi, tanti uomini distrutti da alcool e sigarette cattive, una donna sfatta dietro il banco, birra economica e vinaccio a decilitri. Una vera kocsma (bettola, postaccio). Ma lì il TV non prende Sport1 e alla fine si ripiega in un’altra kocsma sempre lì vicino. La donna dietro il bancone è rude e scortese, un ragazzo in canottiera nera gioca a biliardo e quando non è il suo turno pomicia con la ragazza, operai agli altri tavoli, dietro di noi due vecchi ubriachi, ma almeno siam sotto il televisore, in diretta da Marsiglia.

L’inizio è promettente, l’Ungheria conduce quasi per tutta la partita, brilla al centro dell’attacco la Gorbicz, “pallone d’oro” della pallamano femminile 2007, ungherese che gioca nel Gyor. Kakà. La Gorbicz è scura di capelli sotto la sua carnagione chiara, non è altissima ed ha un velo di matita sugli occhi.

Nell’intervallo i vecchietti litigano, “per me vinciamo” “per me la Russia è forte”. “se sei pessimista vai fuori in strada!” Aveva ragione il pessimista; alla fine vince la Russia; questione di mentalità vincente.

E il vecchio in blu esce, allora quello in un logoro impermeabile bianco si volge a noi, ci chiede una sigaretta, lui le ha finite. In bocca ha 2 denti 2, uno sotto e uno sopra, farfuglia anzichè parlare. Vuole bere dai nostri bicchieri, e allora gli prendiamo una birra, ma dopo un po’ si distrae, non vede la birra piena sul suo tavolo e afferra confusamente il mio bicchiere. Ma non è molesto. Ha 70 anni, ricorda da ragazzino l’arrivo dei russi a Debrecen, e la sua vita da guidatore dei tram a Kispest.

Aveva poca memoria fa Balint. Vero. Ha visto tutta la partita, lì dietro di noi, ma alla fine mentre parlavamo ci fa: ma che sport era.., pallanuoto vero? Quasi.

La

A Budapest la vetrina delle bontà è il Culinaris, un gruppo di negozi di gastronomia che vendono prelibatezze estere; italiane in particolare. Il Culinaris ha un negozio a Pest, a Hunyadi tér, nel cuore del VI distretto, proprio accanto ad uno degli storici mercati coperti della città. E’ qui che una mia collega va a farsi un etto di prosciutto cotto o di bresaola, quando sente nostalgia dell’Italia. L’altro negozio è invece a Buda…

E’ dal Culinaris di Buda, che prende spunto forse la storia più bella che ho sentito da quando son là, a Budapest, sentita giusto il giorno prima di partire.  Balint mi dice, infatti, di aver accompagnato un amico al Culinaris di Buda, e mentre l’amico faceva acquisti lui curiosava qua e là. E scopre che l’Aperol (allegro, aperto, aperitivo) costa un prezzo esorbitante, 24 euro!, contro i 6 euro, che lui paga a Bibione, dove va in vacanza.

Provo a dire che in fondo, per esempio il caviale in Russia costerà come un pacco di Fonzies, mente in Italia…. A queste parole si illumina. “Alessandro, hai tempo per una storia?” Alessandro ha tempo.

La storia fa cosi’: <<1987, Balint ha 18 anni, ha appena preso la maturità, ha voglia di cambiare il mondo e di viaggiare, come tutti i 18enni; lui in più ha i capelli biondi e gli occhi chiari esteuropei..  Gli gira in testa un’idea per un po’. Poi una mattina si sveglia presto, com’è d’abitudine tra gli ungheresi, e va a Keleti, davanti alla statua di Baross, dove arrivano i pullman di linea con l’URSS. Bussa, chiede di poter salire, per fortuna ha imparato il russo, chiede se qualcuno ha del caviale da vendere. Il giorno dopo è all’ambasciata d’Italia, lì a Stefania ùt e fa la fila per il visto. Si è portato una sedia, acqua e panini, in genere per il visto servono 20 ore. Poi prende la sua Zigulì (come le caramelle, la mitica utilitaria di fabbricazione sovietica, sul pianale della 500), e va in Italia in auto, e da Udine in poi ad ogni ristorante che incontra si ferma, bussa, chiede del proprietario e propone il suo caviale. in  lingua inglese. Udine, Padova, Treviso, Mestre, Ferrara, etc, etc. Dorme in macchina, ha la barba lunga e i capelli sporchi. 3 settimane di questa vita e non vende neanche un grammo di caviale. Poi a Bologna bussa al ristorante Rodrigo. E’ la volta buona. Rodrigo arriva ed è un brav’uomo. Assaggia il caviale con un dito, approva, nessuno prima tra i ristoratori l’aveva mai assaggiato. Poi chiede il prezzo. Balint a questo non era preparato, non sa che dire, spara 4 volte quello che ha pagato sul pullman a Keleti. “E mi raccomando”  fa Rodrigo “non vendere mai il caviale cosi’, chi altri te ne comprerà mai mezzo chilo, al massimo vasetti da 90g., torna da me solo tra qualche mese, il caviale lo usiamo solo per i matrimoni e i grandi ricevimenti e a Bologna lo metto solo io nei menu. Gira solo nei grandi ristoranti (Rodrigo è ancora il secondo ristorante più caro di Bologna) E mettiti un vestito decente, ragazzo..”

Inizia così la carriera di Balint. “Se fosse andata avanti finora.., ora sarei davvero ricco” mi ammicca Balint.  Il business procede bene, la mattina alle 6 è già a Keleti, o a Piazza degli Eroi, dove arrivano i bus turistici, o alla Garay tér. Conosce gli autisti, che si prendono una piccola mancia, ed ha ormai i suoi fornitori abituali. Ha un solo concorrente serio, un serbo che dopo 1 mese scompare, e c’è anche un ‘ungherese, ma Balint è più affidabile. Poi prende la macchina e gira l’Italia, il colpaccio lo fa a Milano, 9 volte il prezzo. Ha i suoi ristoranti di riferimento, 1 o 2 per città. A Vicenza una volta vede una grossa foto alla parete,  Maradona  che mangia compiaciuto ai tavoli di quel ristorante, ha in mano una tartina con del caviale, il suo.

Poi un giorno lo chiamano da Bergamo e gli chiedono una grossa fornitura, vieni domani. Il tempo è poco, fatica a procurarsi il caviale, il sabato alle 8 bussa al ristorante della bassa bergamasca, Paolo, il proprietario non c’è, torna alle 10.  Balint, aspetta in auto, fuori ci sono -10°C. Paolo non torna, neanche la domenica, lunedì chiusura. Basta. L’ultima chance è un posto che conosce a Venezia, lì si rifà appena delle spese e gli dicono  non tornare più, fatica sprecata, ora i russi arrivano direttamente qui. E’ durata appena sei mesi..  “Ero giovane, stanchissimo, sei mesi massacranti, dormire in macchina, oggi mi sembra assurdo che mi ficcavo nella Zigulì con mezzo chilo di caviale e bussavo ai ristoranti..”  Ci pensa su “Qualche anno fa son tornato a mangiare con mia moglie da Rodrigo, l’ho subito riconosciuto..” “Ero giovane, avevo 18 anni, vivevo in un casermone in periferia. Eravamo poveri”>>

E’ anche questo che rende speciale Balint, quest’ “eravamo poveri” mentre tutti oggi mi dicono: “siamo poveri”.

 

Ci sono un italiano, un georgiano, un indiano e un neozelandese

Son tornato a Budapest, dalle mie vacanze pasquali un mercoledì mattina, dò  uno sguardo al chiosco dei giornali di Népliget e leggo che il giorno prima Manchester – Roma, ritorno dei quarti di Coppa dei Campioni, è finita 7 -1, uristem che disdetta.

Allora alle semifinali mi tocca tifare Milan, perchè il calcio italiano, dopotutto, da qui, deve essere difeso. E decido che mi vedrò le partite al Beckett’s, almeno ci sarà del sugo a vedersi e partite con i British, e poi chissà, è un pub irlandese, chissà per chi stanno….

Difatti per Chelsea – Lverpool, i più sono per il Liverpool. orgoglio celtico. E per Milan – Manchester, mentre a San Siro piove che Dio la manda, davanti a me ci sta uno dai capelli scuri e una improbabile camicia rossa sotto un maglione blu che tifa Milan, agitando le braccia. Sarà italiano, penso, ma quando al cambio di campo mi avvicino, il fiu mi dice”Nem” dunque non è italiano. “E sei ungherese?” replico allora. “No, georgiano”. Uh.  E mi presenta Misha, il suo amico anche lui georgiano e dai capelli neri come il carbone e un po’ mossi, che lo farei di Altamura, se fossimo in Italia.

Budapest è cosmopolita; mi capita di vedere la partita con 2 georgiani, che studiano qui scienze politiche, con negli occhi  la stessa luce di noi italiani del sud. In più dividiamo il tavolino con una coppia di cinquantenni irlandesi, lui ha un elegante maglione colorato, occhiali di osso e wisky tridistallato elotte.

Apprendo che il georgiano è una lingua indoeuropea e che la Georgia occidentale ha i cognomi che finiscono in dze come Shevarnadze, l’ex capo di stato ed ex ministro degli esteri di Gorbaciov e il difensore del Milan Kaka Kaladze. Mi astengo prudentemente dal dire che anche il sig. Stalin era Georgiano (all’anagrafe: Ioseb Besarionis Dze Jughashvili, Stalin vuol dire uomo d’acciaio, Iron Man, mica male il soprannome di Baffone), dato che per quel che ne so, con questi 2 ragazzi potrei anche trovarmi davanti alla prossima elite politica del loro paese.

Davanti al Beckett’s c’è un grande incrocio ed un semaforo eterno. Vedi rosso e nessuna macchina, nn sai a che serva e quindi da dove verrà il pericolo, da quale lato sbucherà un’auto e a che velocità. “Suvvia, Alessandro” mi fanno i due, appena indugio un po’. ”  italiani e georgiani attraversan per la strada anche col rosso…”

Budapest è cosmopolita;  la settimana scorsa ho aiutato a scrivere una lettera all’ambasciata un cuoco del Bangladesh. Il cuoco ha vissuto 12 anni in Italia, è tornato a Dacca, poi da lì in Ungheria, dove gli avevano detto fosse più facile avere l’asilo politico. M. B. (il nome era lungo 2 o  3 righe all’incirca) dalla carta d’identità ha un anno più di me. Da come l’ho visto io poteva anche essere mio padre. Sabato mentre sono al supermercato mi squilla il cellulare. E’ un suo amico, un indiano che ha un ostello, mi chiede come si scrive “i signori sono pregati di lasciare gli effetti personali negli appositi armadietti”.

Budapest è cosmopolita; l’altra sera ero al Vittula, a leggere un libro di Remarque sugli expats e fumare un sigaro Toscano (i Garibaldi) della mia riserva personale. Quello accanto a me fa al barista: “Questo sarebbe un paese migliore se ci fossero in vendita sigari da 5 cent!”. Una citazione di Roosvelt e un’allusione all’aroma (puzzo) del mio Toscano, che a un British non può non sembrare un sigaraccio. Scott è neozelandese (e ci posso parlar di rugby), è qui da 7 anni, quando gli chiede di che si occupa, mi risponde: “mi occupo di comedies..” (guardate un po’ qua che personaggio).

La morale di questo post è:

se quando ero bambino, le barzellette iniziavano con: “Ci sono un italiano un francese, un inglese e un tedesco”, ora le mie storie iniziano con: “Ci sono un italiano, un georgiano, un neozelandese e  un indiano..”

 

Servizi segreti bulgari (e ungheresi via) nn sparate più al Papa ma dedicatevi al pippero

In Italia il nuovo film di James Bond sarà nei cinema solo il 5 Gennaio, che ha paura di Boldi, De Sica e Bonolis. Invece qui a Budapest è già nelle sale dai primi di Dicembre. Forse perché qui attira di più e perché negli allegri cortei di Ottobre per far cadere il governo, quando si voleva urlare qualcosa di cattivo verso quei simpaticoni della polizia si urlava AVH (aveha, che qui la h si aspira eccome) la polizia segreta dei tempi del comunismo, che evidentemente ha lasciato tanti bei ricordi.

 

Del resto quando parlo di politica, i miei informatori ci tengono a dirmi che i file dei servizi segreti comunisti son stati in gran parte distrutti, ma si dice che se ne conservi una copia a Mosca e chi sa i segreti è ora nell’odierno partito socialista e tiene in scacco tutti o quasi.

Io in genere dico di si con la testa, ma in cuor mio pensavo sempre che era l’antico odio nn ancora sopito a farli parlare così, e che queste cose son sempre segrete e se ne sa poco, come i misteri italiani chiusi nei cassetti dei nostri italici servizi e le nostre connivenze con la CIA da Moro ad Ustica ad AbuMazen.

 Ma di recente mi son dovuto ricredere.

Difatti, visto che ormai altre 2 settimane e Romania  e Bulgaria entrano nell’Unione Europea (dal 1° Gennaio, n.d.r., e arriviamo a 27 paesi, numero da cui nn ci schioderemo per un bel po’ credo, i giornali si occupano un po’ di più di queste lontane terre e ci regalano notiziole gustose.

Tra queste leggo che il governo bulgaro ha deciso di levare il segreto dagli archivi dei servizi del periodo comunista. E che giusto una settimana fa uno dei direttori dell’archivio si è giusto suicidato perché non sopportava lo stress e le pressioni, ma che è un suicidio strano, con tanti particolari poco chiari, segno che i servizi segreti bulgari sanno ancora il fatto loro.

 Leggo poi sull’Herald Tribune che l’iniziativa sarà comunque fatta con cautela e che nessuno si farà del male, i file degli agenti ancora in attività resteranno segreti, se qualcosa emergerà sarà solo per sapere la verità e non per punire. Il passato è passato, il presente è peccato, il papa polacco è bell’è morto, e Ali Agca, ha ancora una bella barba di cinque giorni nella sua cella.

 

Poi l’Herald Tribune, chiosa dicendo: “Bulgaria is one of the last former communist nations to tackle the historical records of its past. Other countries with former communist regimes, including Germany, the Czech Republic, Poland and Romania, already have taken measures to open communist-era secret files”.

Hey ma manca qualcuno; giusto il paese che mi ospita, l’Ungheria manca, anzi, a parte i paesi ex sovietici è l’unico Stato del patto di Varsavia ad avere tutto nascosto.

 

I miei informatori me li devo tener stretti..

Öcsi Bácsi – Puskás Ferenc

E’ morto il 17 Novembre, ma i funerali di stato, alla presenza delle massime autorità dello stato, sono stati indetti solo per il 6 Dicembre. 2 giorni di esposizione della salma, poi sabato 8, giornata di lutto nazionale, commemorazione allo Stadio Nazionale, corteo funebre fino a Piazza degli eroi dove verrà reso l’estremo saluto. (Piazza degli Eroi, qui vi è il monumento al milite ignoto, qui il ……., ci fu la cerimonia funebre ufficiale di Nagy Imre, il leader della rivoluzione del ’56, più di 40 anni dopo la sua esecuzione.

 

Il 17 Novembre c.a. è morto Puskas Ferenc, leggenda del calcio magiaro.

 

Qui non siamo al giornale questo è un blog, allora se nn conoscete Puskàs, (sinistro naturale, bassino e tracagnotto, grantalento, capitano della nazionale ungherese fino al ’56 (oh guarda un po’), portandola al titolo olimpico del 52, vicecampione mondiale nel 54 in Svizzera, capitano nel memorabile 6:3 con cui l’Ungheria battè per la prima volta l’Inghilterra, a casa sua, a Wembley, o per restare nel nostro piccolo lo Stadio Olimpico di Roma fu inaugurato nel ’53, con un sonoro Italia – Ungheria 2:6, l’Ungheria era la squadra più forte al mondo, poi dopo 2 anni di interdizione, ormai già ultratrentenne giocò in Spagna, fu capitano del RealMadrid, in tempo per vincere le coppe dei campioni del 58, 59, 60, 66. Nel ’66 aveva 39 anni, finale di Coppa dei Campioni, Real-Benfica della stella nascente Eusebio, risultato finale 5:3 Puskas fece 3 gol, minchia volevo dire l’indispensabile) fatti vostri.. io vi dico cosa voleva dire Puskas da qui..

 

Qui Puskas era un signore anzianotto, con una bella pancia e da tempo gravemente malato, affettuosamente per tutti i magiari Ocsi Bacsi, (leggi “oci baci”, ocsi cioè ragazzo, fratellino, per il sorriso bonario e la faccia paffuta e bacsi che è zio, l’appellativo per gli anziani amici di famiglia), ed era un mito, Puskàs è un tipo esponente della diaspora magiara del 56, uno di quei 2-300.000 intellettuali e padri di famiglia che durante la rivoluzione attraversarono gli ancora malsorvegliati confini con l’Austria o se erano all’estero ci restarono, e tornarono solo col disgelo, era l’ungherese più famoso all’estero (ditemi il nome di un personaggio argentino famoso oltre Maratona  – Borges nn vale, nn ha mai preso il Nobel) era il capitano degli “undici d’oro” come li chiamavan qui, la squadra che rivoluzionò il calcio degli anni 50 col suo gioco d’attacco.

Qui quella squadra è come se avesse giocato ieri a Wembley, il ricordo nazionalpopolare è vivissimo. Il calcio in Ungheria è il primo sport come dovunque, i titoli del Nemzeti Sport son sempre di calcio, ma i ragazzini tifano Liverpool, Manchester, Bayern Monaco a AC Milan (maledetti), perché dopo Puskas, c’è stato il diluvio. Un pallone d’oro del 66 (Florian Albert, capocannoniere dei mondiali di quell’anno), ultima partecipazione ungheresei ai mondiali è di 20 anni fa, a Messico 86 (qualificazione soffertissima contro i cugini austriaci, poi in Messico umiliante 6:0 contro l’Unione Sovietica), negli antiquari librari di Budapest circolano molte copie polverose di “Perché il calcio ungherese è malato”, edito nei primi anni ’90. Ma il football magiaro è peggiorato eccome in salute da allora, Quest’anno alla partita d’esordio delle qualificazioni per gli Europei e noi litigavamo per Donadoni e Totti, qui si è cominciato con un triste Ungheria 1- Norvegia 4 al Nèpstadion, e ad Ottobre un terrificane Malta 2 – Ungheria 1, prima vittoria di sempre di Malta in una competizione ufficiale UEFA). Ancora preliminari di Champions League, il Debrecen campione d’Ungheria eliminato dai campioni di Macedonia, in coppa Uefa l’Ujpest dal Vaduz, (che i più bravi di voi ricordano capitale del Liechtenstein) serie B svizzera, con uno storico Vaduz 4 – Ujpest 0.
Che sia stato questo ad aggravare le condizioni di Ocsi Bacsi.

 

N.B.

Perché il calcio ungherese è malato? Perché la federazione è corrotta e marcia fino al midollo, un esempio facile facile, in Italia il tennis è uno sport con tanti praticanti, ma il tennis italiano arranca.