(Vigilia di) Natale a Budapest

(primo) Natale a Budapest da expatriates, c’è sempre una prima volta..

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A una cert’ora tutto chiude, si fa buio, nessuno per le strade, ritornando a metà pomeriggio a casa dal lavoro Budapest è lugubre e sembra aspettare un più che imminente attacco alleato..

Luci basse, chiusi i kebabbari sul korut in genere aperti tutta la notte anche il 15marzofestanazionale, chiusi i pub, tutti i pub, del settimo distretto (almeno fino a sera), chiusi i ristoranti, chiuso Rizsa, l’inquietante bar di mignotte di fronte alla Zeneakaemia, chiuso il KFC e anche il cinese dirimpetto con i neon rossi e verdi. Si salva solo il negozietto 24h indipendente di Kiraly utca, che difatti è pieno di gente. È Natale. Anzi è la vigilia di Natale di Buapest..

passo davanti alla bettola sottocasa, è ovviamente chiusa, ma domani già riapre, in fondo domani è solo Natale, e il buon Leopardi c’aveva visto giusto nel dire che l’attesa della festa è tutto, la bettola riapre domani alle 11 e ho promesso a evike, la barista, che passo a farle gli auguri. È chiuso il Roni, il grande supermercato 24h all’insegna arancio, che nn chiude mai e gli unici due che camminano per strada li noti da molto lontano, e li conosco pure, solo un expatriates può camminare alle 5 di pomeriggio per Budapest il giorno della vigilia di Natale, è Sid, il mio amico inglese, col figlioccio, un bimbo biondo un po’ frastornato, da lontano sembravano quasi Fonzie e Spadino. “qui è tutto chiuso” faccio io, “oh si, noi siamo andati fino al cinese tra Dozsa Gyorgy ut e Istvan utca per prendere qualcosa” rispondono. il figlioccio infila le dita nella busta e ne esce un raviolo al vapore..

la mattina invece anche il mercato era aperto, per la corsa alle spese per la cena della vigilia, in realtà era mezzo vuoto, preso d’assalto solo l’unico pescivendolo, la zuppa di pesce nn può mancare nel menù della vigilia, triste in viso la ragazza da cui compro un po’ di frutta secca, che io son meridionale, nn saluta neanche, gli unici ad augurarmi buon Natale sono stati cinesi.

Al supermercato mi scontro col carrello come nei film con un ragazzo basso, col doppio taglio. Ci conosciamo, Stefano, lui sa già per chi tiferà ai mondiali, per il Marocco di suo padre, domani è Natale, ma lui lavora, chè al call center in italiano di Budapest seguono le feste nazionali della casa madre indiana. è al supermercato a comprare cacao, uova, farina e mandorle, la madre è barese e lui allora preparerà castagnedde. Paga con la carta di credito, solo dopo si accorge di aver speso una fortuna, 25 euro per un chilo di mandorle, comprate in pratici pacchetti di 100grammi a 2,5 euro l’una nella piu classica delle disperate corse al supermercato. Buon Natale a Budapest.

Se accettassi gli inviti ci sarebbe la zuppa di pesce, regali, la messa di mezzanotte, TV accesa con il classico di Natale che è Reszessetek, Betorok! (alla lettera Tremate, Ladri!, ovvero Mamma ho perso l’aereo) su TV2, mentre la TV pubblica si affida a Johnny Dorelli protagonista di State buoni se potete, musiche di Branduardi.. Budapest ha messo una statua a Bud Spencer perché in segreto ama l’Italia..

Mentre sono indaffarato in cucina due passerotti bussano alla mia porta, sono i vicini, han visto le luci accese, ci siamo incontrati ieri, è il primo Natale che passo qui a Budapest, e i miei cari vicini mi augurano Buone Feste con i loro sorrisi alla Black Hole Sun e un piattino con il pan di zenzero e il beigli il dolce di Natale alle noci e semi di papavero.

Buon Natale a tutti.

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Il domani non arriverà

al mercato cinese di Budapest, il più grande dell’Europa centrale, il giorno prima della probabile chiusura.. 

Sembra un giorno come tanti, e lo era anche stamattina, quando ho perso il mio tram 37 a cui son tanto affezionato e ho dovuto ripiegare su un numero più scontato e normale, cosa che nn fa per me, il 28, . E dire che volevo prenderlo nel pomeriggio al ritorno dal lavoro, perhè voglio andare in un posto importante assai. Vuol dire che ci passerò ancheall’andata e ci butterò un occho non distratto.  Ci passa e dò uno sguardo dal mio tram giallo allora: tutto insolitamente normale, come nei miei ricordi di cucciolo a Budapest.. stesse scritte, stesse facce, stessa gente, stessi colori, tanto poi ci torno, ma  è strano ..

Le stesse facce del pomeriggio o quasi, come quel tipo salito lì alla fermata allangolo con l’Hungaria Korut, giusto davanti al grande murales con i Gorilla,[gruppo musicale di quando già non ero più giovane] dove Budapest finisce di essere Budapest e inizia a somigliare un po’ a una cittadona siberiana con le grande strade, i capannoni e il cielo grigio.. Sale il tipo,distinto, occhialetti, riga a lato, si sitema accanto a donne con enormi buste nere strapiene de pesantissime, due estremi del posto dove stiamo andando,il più grande mercato cinese all’aperto dell’europa orientale, che dovrebbe chiudere i battenti domani.. Che ormai la zona dov’è fa gola a molti, siamo quasi in centro e vicino a spazi verdi, strade e mezzi di comunicazione e … Il tipo dai tratti orientali, alto perché nn tutti i cinesi sono bassi ovviamente scende insieme a me duefermate dopo, a quella fermt che si ciama come il numero civico, Kobanya ut 31, si scende e c’è n chioschetto cinese, poi l’ingresso est del grande mercato cinese…

E’ come se la notizia qui nn fosse neppure arrivata, tutto come sempre, certo, con tutte le baracche aperte, i corridoi stretti di bassi tetti im lamiera, i container in fondo, zingari e sfaccendati un po’ ovunque, tanti asiatici ma tanti tratti somatici diversi he l’Asia è grande assai e qui i vietnamiti la fan da padrone, e il Vietnam sappiamo che era Nord e Sud..  Quasi all’inizio all’angolo degli arabi con un faccione pelato dalla pelle caramello in TV e le sovrascritte arabe e i cambiavalute, poi i soliti visini delicati di eterne ragazze o sguardi furbi di cinesi coi capelli a spazzola che sbucano da montagne di pacchi di 5 calze a 1000 fiorini o giubbotti coloratissimi. Quest’anno vanno alla grande anche delle calze da donna che nn ho ancora capito da che parte si indossano ma nn imprta ormai… Insomma niente funerali, gente che smantella la baracca, visi lunghi o un almeno po’ tesi. A day in the life dello splendido mercato cinese, in tutto il suo splendore da favelas quasi al centro della città, che dovrebbero dichiarare patrimonio architettonico nazionale “perchè conserva il patrimonio culturale e tradizionale di una delle minoranze che tanto hanno contribuito a dare a Budapest l’aspetto che noi tutti amiamo..”.

Ho pochi soldi nel portafoglio e non posso comprarmi quegli scarponcini che ho sempre sognato o provare a tirare sul prezzo di un Samsnung T5.. mi faccio però tentare da un paio di guanti di lana ricamati a 1 euro (299HUF) e 5 paia di calze da uomo in varie tinte tutte virilissime dl blu notte al grigio nebbia in offerta a meno di 500 fiorini (499).. il tizio che me le vende è la tranquillità fatta persona… Mi scappa in un ottimo ungherese “che avverrà in futuro? Resterà tutto?” non si scompone diavolo di una tigre cinese “Si resterà tutto” detto con la tranquillità dei forti e di chi ne sa più come se avesse letto il giornale del giorno dopo in un film in bianco e nero di Frank Capra. La sua tranquillità si effonde anche nel mio animo irrequieto e gli rispondo:“Ne sarò molto contento”, sir… Giro un angolo di questo labirinto di tetti bassi e zainetti rosa, eccoli tra una nube di fumo, tutti inginocchiati giocatori e astanti attorno a uno scatolone di cartone rovesciato a sbattere fortissimo le carte per terra. SCIAFF!. Poco più in là spuntano due attentisismi e impassibili davanti a  una tabella con diegnata una griglia geometrica curiosa e poche pedine con ideogrammi sopra… una partita a scacchi cinesi o che diavoloneso.

Ho una meta comunque, una sosta in questa cavalcata di 1500 metri in linea d’aria guardando per terra e per nn incrociare sguardi pericolosi che ogni tanto mi concedo per sentire appieno sulla mia pelle la grande città. La meta è il bugigattolo vietnamita all’altezza della penultima porta, dall’altra parte dell’ex enorme ciminiera della fabbrica automezzi Ganz… uno dei punti di riferimento di tutto il quartiere… Qui dal vietnamita, dove guardandoun po’ in giro riesci a riconoscere gli scartamenti ridotti dei binari che dalla fabbrica portavano direttamente ai binari dell’ex prima stzione ferroviaria di Budapest, qui c’è il cibo dell’estremo oriente migliore di Budapest.. con le sue panche di legno chiaro, metà negozio di alimentari cinese e metà tavola calda. Negozio di alimentari è una parola grossa, il mio ricordo che resterà sono i grandi sacchi da 15 kili di riso nel mezzo, accatastati, e tutta quella verdura verde scuro lì esposta, giusto accanto alle panche, di una qualità che gli ungheresi snobbano o non coltivano, una specie di cicoria o rapa di cui evidentemente i vietnamiti fan largo uso. Mi siedo su una panca tutta vuota, davanti a me una coppia di giovani, si parlano in inglese con lui figo e dall’aria ben nutrita e lei biondina. Dietro un gigante dagli occhi a mandorla. Ho ordinato alla signora, spaghetti di riso, la signora piccolina, ovvio, nel suo golfino viola. Qui certo la specialità sono le zuppone vietnamite, porzioni enormi, almeno un litro di zuppa dai colori fantastici tagliatelle bianche e straccetti di carne, e soprattuto vederli mangiare da questi qui accanto che mi sa che ne capiscono piu di me di tipicipiatti della tradizione indocinese.. E di certo hanno un sapore che nn ho mai sentito in vita mia, per me fortissimo e pungente che nn ho ancora capito se venga da una radice o unerba o che so-io e che mi resta in gola almeno per un paio di giorni, ma devo dire sembra di essere a Saigon… arrivano due ragazzini anche loro occhi a mandorla, un po’ nerds, un po’ figli di questa gente, insomma budapestini ed europei, miei fratellini, si sfregano le mani quando arriva il loro zuppone, dal bel color rossiccio, gridolini disoddisfazione, foto con o’smartphone.. il titolare porta sacchi di riso, li scarica a terra. Io rimango affascinato dallo zingaro di mezza età, seduto fuori in un angolo dietro ai container. Questa è la ua casa. Qualcuno lo chiama da fuori, “Zio!!  tutto benea anche oggi?…” i veri padroni dlel’isolato sono però i due enormi gatti grigi che attraversano il vicolo con eleganza e vengono a stiracchiarsi di fronte a me..Il gigante se ne va, si sistema su una sedia a rotelle ,che trascina muovendo i piedi… Da dove sono posso buttare un occhio anche in cucina. Vedo l’enorme pentolone della zuppa, una grande ventola, che anche qui in teoria sono in regola con tutte le normative della ASL. Poi arriva il mio piatto, avevo avuto il coraggio di chiedere una porzione piccola e ho un piattone davanti di spaghetti di riso con soia, coriandolo, erbetta cipollina cinese e anacardi .diavoli. il saporaccio c’è sempre, ma meno forte. Forse sono questi germogli di soia grandi come tronchi. Pago. Mi chiede 1000 fiorini. Ricordavo meno. Provo a chiedere anche alla signora in viola se il suo futuro lo vede rosa. Prima fa finta di nn aver capito, poi dice “chissà, vedremo da dopodomani.” Vedremo.

Esco per riprendere il tram. Davanti il palazzo celestino ex dei manager della Ganz Holdng. Anche questo cinese da 15 anni, con un paio di nuovi cartelli in ideogrammi..

 

per qualchenotizia in più sul mercato cinese andate qui http://laltrabudapest.wordpress.com/2013/11/21/le-4-tigri-di-budapest/

tempi nuovi

Ogni tanto mi ritrovo il frigo vuoto vuoto, quasi bianco, tranne qualche piatto pure bianco che custodisce qualche pietanza, in genere pasta avanzata e coperta da un altro piatto capovolto. e sono contento, perché vuol dire che forse nn avrò molti soldi e nn fò la spesa e che vado troppo spesso a mangiare carne fritta in qualche trattoria di quartiere, ma almeno questa volta ho fatto il bravo e posso dire mangio tutto  quello che compro, e nn lascio niente tranne quella carotina raggrinzita che trovo scura e freddissima lì in fondo al frigo…e allora vado al mio amato mercato del VI dstretto, perché sono nato cosi e comprare l’insalata sotto i neon del grande supermercato mi riempie di tristezza, anche se il supermercato è accanto alla catena tedesca di casalinghi e tutto il complesso si chiama città giardino.

Ordunque ero al mercato, l’ungheria si rinnova ed è iniziata una nuova era, nel paese a cominciare dai mercati, si anche quello del polveroso VI distretto… i prodotti che in genere riempiono il mio frigo questa settimana son diventati tutti nuovi, via al vecchio kaposta di una volta (la verza) sia il kel (liscio e ruvido) son tutti nuovi novelli. Ed anche il prezzo è nuovo (quasi il doppio), l’Ungheria si è svegliata e ha il portafoglio pieno. Come l’Italia. O meglio papà CommissioneEuropea gli ha detto che ha fatto la brava e ora può riavere la carta di credito in rosso.. ed era sorvegliata da quando è entrata a far parte della grande famiglia europea…

Mentre combatto con le cassettine aggiunte al netbook che appena le accendo da stamattina fanno un rumoraccio tipo poltergeist e difatti fuori piove e tira vento che solo il diavolo può parlarci in questa fredda tarda mattinata di fine maggio quasi giugno… Dicevo mentre combatto con le cassettine accendola radio enorme e socialista che la padrona di casa mi ha lasciato in eredità. Ho scoperto che spostando tutte le 4 manopole verso destra il volume è quasi accettabile. Forse nn ci voleva molto a scoprirlo, ma questa si che è una radio speciale. Nn so che è successo ma a volte canta da sola, anche col pulsante spento. E ci devo staccare la spina. Smanettando perdo la stazione di musica classica (si, perché io sono un signore) che in genere ascolto e la prima stazione che si sente decentemente descrive la breve vita di uno che ha studiato come tipografo e poi è andato al conservatorio. La musica che segue è di quelle sdolcinate anni 20, romanticissima, sembra uscire da un grammofono, in fondo è piacevole e ci sta bene con questo cielo grigio e la pioggerella fine. Al primo jingle apprendo che sto ascoltando Dankò radio, Dankò, credo il nome di un famosissimo musicista zigano (quando sono belli e bravi nn sono più zingari) dei bei tempi.

Poi segue un breve giornale radio. Il primo ministro ha affermato che si è messa la parola fine alle (ri)tristezze del regime socialista (si riferisce al passato governo liberale e ultraliberista). Chissà che c’era nel suo frigo ieri…

un papa ungherese

Quando mi trovo in giro verso l’ora di pranzo con un buco nello stomaco un dubbio mi assale, devo provare a infilarmi in un nuovo ma sconosciuto kifozde (le mille trattorie e tavole calde aperte rigorosamente solo all’ora di pranzo per il lavoratore medio affamato) o andare in uno di quei pochi ma buoni che cosi bene conosco e a cui mi sento tanto affezionato… In genere tento la prima carta solo se sono davvero di ottimo umore, se sono solo cosi cosi o molto peggio se va bene ripiego su una mediocre via di mezzo tornando nei posti in cui sono stato solo poche volte… Eccomi allora qui seduto in questo kifozde di via dell’acacia, nel mio ex tanto amato VII distretto, è più grande rispetto agli altri ed è sempre pieno, di gente di tutti i tipi, e nn starò a ripetere che le stazioni di servizio piene di camionisti, sono le migliori. In realtà nn c’è gente di tutti i tipi, qui ci sono i poveri (e un italiano curioso) si, perché qui il cibo sarà anche buono, ma certamente costa poco, il mio lauto pasto l’ho pagato 1.30 euro (potere dell’euro forte), l’avrei pagato 3 euro, in un posto certo nn elegante,

ed eccoli qua gli unghersi in fila, che domani festeggeranno la loro festa nazionale, eccoli in fila, mentre gusto il mio fozelek (passato) alla zucca con una fetta di pane in carrozza, operai  in tuta da lavoro, vecchine col cappellino lilla e bitorzoli sotto il mento, signori di mezza età che la vita ha lasciato soli,  uno studente con i capelli lunghi e lo sguardo che doveva avere Raskolnikov, signorine ben vestite alle prese con la crisi..

Credo molti di loro avranno mosso le labbra per recitare il padre nostro, l’ave maria e il gloria al padre insieme al nuovo vescovo di Roma Francesco, perché è di amore, pane e buone parole  che abbiamo bisogno.. E certo in cuor loro saranno rimasti un po’ delusi, lì al balcone nn c’era la sagoma di Erdo Peter, l’arcivescovo di Esztergom e d’Ungheria, un giovane di 60 anni dato in 4-5 posizione, nel gruppo di Reitzinger, Schonbron, Scola, & co., al suo posto c’era un vescovo alto, semplice, con le mani lungo il corpo che a un certo punto si è piegato in silenzio verso la piazza e che parlava con un italiano dolce e gentile e che tra le tante lingue che parla purtoppo non avrà certo l’ungherese…

ed ecco tutto l’orgoglio (……) magiaro che esce fuori, e poi la delusione del popolo sconfitto dalla storia.  un amico mi aveva scritto un paio di domeniche fa, se ce la fai vai alla basilica di Santo Stefano, alle 18 il vescovo dice messa, poi parte per Roma, se diventa Papa sarà la sua ultima messa qui…  poi ci siamo sentiti anche ieri, “ti piace il nuovo Papa, Mark?” da Mark nessun giudizio di merito o simpatia sul buon Francesco con la sciarpa del San Lorenzo, no Mark mi risponde “Io sono cattolico, accetto quello che decide la Chiesa…” 

Ma a pensarci bene l’ungheria un papa già ce l’ha (link), uno che ha tanto potere ed ha assunto come compito quello di salvare un paese e moralizzare le banche, che ieri proprio mentre tutti stavano guardando un balcone di Roma ha fatto controfirmare dal presidente della Repubblica la 4a modifica costituzionale (voluta e approvata dal suo partito unico) un Papa assunto al soglio governativo lui si per incarnazione divina e della santa corona, nato da povera famiglia e che da giovane era fidanzato, di educazione religiosa e col potere di cambiare tutto se solo lo vuole senza render conto a nessuno, che alle elezioni precedenti era stato lì lì per farcela e alle successive si è rifatto con gli interessi, uno che domani 15 Marzo festa nazionale per il secondo anno consecutivo nn parlerà alla piazza per legittimo impedimento, trovasi a Bruxelles, per una riunione di altri porporati,

Subito dopo l’elezione ecco poi “il popolo della rete” far spuntare la scritta Francesco, Ferenc I, sotto il faccino angelico, gli occhialetti, il vestito umile e il taglio di capelli da fraticello di Gyurcsany Ferenc, Francesco per la verità ora un po’ appannato, ex primo ministro travolto dagli scandali, uomo  immensamente ricco che mai si è spogliato dei suoi beni e che sicuramente da giovane avrà fatto la comunione con qualche piccolo dittatore comunista..

Liber  nos a malo.. 

l’Europa è unita nella pace e nello spirito. Viva Adolf Hitler! Viva la Germania! (Nyiro J.)

(E’ una di quelle volte in cui vorrei solo esporre i fatti che sono sufficienti, ma poi nn ce la faccio allora forzo la mano e la butto sull’ironia..)

il giugno di Budapest si colora sempre di rosso e di nero, i colori dell’estate, si sa, i colori dei ribes rossi e neri che si vendono al chilo al mio mercato. quelli neri sono più grossi e dolci, quelli rossi sono belli da vedere negli strati delle torte, costano uguale. Rosso e nero, qualcuno ci ha anche fatto un libro, un gioco d’azzardo popolare, un partito politico.  la politica, quella c’entra sempre..

C’è che ogni anno verso maggio-giugno qui nella bella ungheria esplode una bella polemica sul tema della maturità. troppi scrittori ebrei, no volevo dire solo scrittori ebrei, no lasciatemi esprimere meglio, se mettete uno scrittore ungherese di religione ebraica o uno scrittore ungherese la cui famiglia di origine è ebraica ovvero c’è ufficialmente un giudeo fino al secondo grado di parentela,  allora se sono questi gli scrittori che formano la nostra gioventù magiara, dovremmo inserire nei programmi scolastici anche i nostri grandi scrittori ungheresi di Transilvania che tante belle pagine hanno scritto sul popolo magiaro e ora sono ingiustamente esclusi perchè il comunismo e il post comunismo (la differenza sembra nn l’abbia avvertita nessuno) li hanno tacciati di essere fascistoni e antisemiti.. Accanto a Spirò ed Eszterhàzi rivogliamo Wass Albert la cui bella prosa recitata da un vero ungherese in audiobook mi fa sognare mentre guido al tramonto in autostrada.

la parola italiana è revisionismo, si iniziano a dedicare statue e piazze  al “controverso” capopolitico del ventennio, mise le leggi razziali e nel 20 ci fu una delle prime leggi in europa antiebraiche, restringendo il loro numero di matricole all’università, ma è anche certo che salvò molti ebrei. fa niente se qualcuno ci marcia sopra, se qualche ubriaco picchia un anziano rabbino o se un parlamentare dell’estrema destra (Jobbik) si fa fare il test del DNA per mostrare a tutti con orgoglio che nel suo patrimonio genetico nn ci sono i geni giudei o zigani. (però il test per la coglionaggine però nn ha osato farlo (n.d.a.)).

in settimana poi il premio nobel Elie Wiesel, (uno di quelli che si fa fatica a definire; ebreo (tedesco?) di transilvania (Romania) nato lì quando la transilvania era ungherese diciamo così)  rifiuta un’alta onorificenza avuta dal governo ungherese perchè Kover Laszlo, il secondo uomo più potente di Fidesz, quindi del governo e del parlamento e dell’Ungheria partecipa in veste uffiicale alla cerimonia del ritorno a casa delle ceneri di Nyiro, scrittore, transilvano, ungherese, anche ministro quando le croci frecciate (il partito filonazista) andò al potere nell’epoca d’oro, il favoloso 1944.

C’è stato un bello scambio di lettere (altro che le lettere di Veronica a Repubblica). caro sig. Kover la stimo molto, ma Nyiro era un gran fascista e antisemita. Egregio sig. Wiesel, nn era nè fascista nè antisemita. e poi abbiamo un famoso filosofo marxista che nn è stato messo all’indice e allora perchè fare due pesi e due misure (a saperlo prima…, se nn ci fossero state le foibe nn ci sarebbero stati i forni crematori).

ho uno corrispondenza privata (oggi si dice chat) l’amico  amico storico C.A. : Alessandro tu nn capisci l’universo transilvano e i poveri ungheresi di transilvania, certo sono passati 100 anni, ma sono ancora pochi per assorbire il trauma di nn essere più col passaporto ungherese, in fondo hanno semplicemente portato le ceneri al paese natale. si a esagerando è ua reazione eccessiva.

il mio amico S.L. ungherese di Transilvania, invece mi cita il passo in cui Kover dice che anche Ceaucescu gli aveva dato la pensione da scrittore già negli nni 70. ma si chiama fuori.

oggi qualcuno “nel mondo dei blog e dei social network” prova a mettere una frase virgolettata per chiarirci le idee:

“Confusion about Poetry Day at Weimar. The latest article says: The Third Reich has also arranged a Poetry Day in Weimar in which invited poets from the eleven Central and European nations will take part. Hungary will be represented by the Transylvanian writer Jozsef Nyiro. Nyiro in his statement to the press said: ‘We are witnessing the spiritual rebirth of Europe. I, like the rest of Hungarian literature, am happy to be able to take my part in this spiritual development. Earlier in the church I saw a beautiful painting in which Luther is pointing out the verse in the Bible that declares that we will be washed clean by blood. It is blood that will cleanse Europe. The nations of Europe are discovering each other and drawing together in the name of peace, of soul, and of spiritual revival. I support this enterprise with my heart and soul. Long live Adolf Hitler! Long live Germany! Long live the German Society of Authors!’ ” (1941)

quando chiedo la fonte è bella ma poco attendibile, è tratta dai diari di Radnòti Miklòs, un grande poeta, triste e sensibile, ungherese, ma ahinoi ebreo, morto in un campo di lavoro, era il favoloso 1944.

 

 

Budapest 11.1

E’ uno di quei momenti in cui il blog torna a essere un blog vecchio stile, si cesella di meno, si racconta la giornata, le impressioni, per far sapere, per cercare di capire… 

oggi  si parla di Istvàn, Attila, Orsi,  Helga e Bogi..

Istvàn: Ieri al Vittula. Parlando un po’ col barista mi scappa una frase del tipo “a parte la situazione politica incasinata..” lui nn capisce, , poi fa: “Ah ok,.,.. (pausa)… perchè sta veramente succedendo qualcosa secondo te?, ma …. (pausa) (sguardo assente)… io nn credo… Mi sa che vedi troppi telegiornali… eh si ,davvero nn succede niente..”

Attila: l’indomani cioè oggi, incontro in trattoria (ah, le stupende trattorie di quartiere ancora rimaste a budapest, con la tovaglia a quadretti, il menu a prezzo fisso per i lavoratori e il cameriere che ormai ti conosce, con un dito nella minestra).. dicevo in trattoria appena entro incontro il mio elettricista, nonchè quasi amico fraterno Attila (nome comune qui, noi nn chiamiamo i figli Cesare?)).  E’ un omone grande e grosso e muscoloso, ex pugile, grande cicatrice sul cranio, con tanti tatuaggi come la bilancia della giustizia, Cleopatra. Ricordo quando mi mostrò quello che il suo amico Arpi gli stava facendo su tutta la schiena: l’immagine del manifesto di Apocalypto di Me Gibson, chi non lo vorrebbe?.. Ma Attila è anche buono come il pane, il gigante buono delle favole, tenerissimo quando è insieme alla figlioletta di 8 anni; ora sta parlando fitto fitto ol proprietario… noi ci si abbraccia calorosamente e mi invita a sedere. E’ un po’ che nn ci vediamo, da quando per poco ho rischiato di mandare a fuoco la casa e sapevo che solo lui poteva aiutarmi.. Allora Attila  come va? “Terribile, Alessandro, terribile, ma hai visto che succede???… nn ho voglia di far niente, so che devo star calmo ma nn ci riesco, il lavoro va anche malissimo…..” (“ma come se tu lavoravi tantissimo da mane a sera..?”) “cioè, sì, lavoro, ma ora nn mi pagano, forse, chissà, un giorno, mi dicono ora non abbiamo soldi, quando ci saranno…. ecco per esempio ora ho 2 appuntamenti alle 14 e alle 14.30, ma tanto so che nn mi pagheranno..” altro abbraccio fraterno, il parchimetro sta per scadere.. Quando faccio per ordinare mi accorgo che i prezzi sono aumentati da un giorno all’altro di un 10%, pago sempre poco, ma ..

Orsi, Bogi, Helga:  la musica cambia ancora nel pomeriggio tardi al secondo lavoro, (molti hanno un secondo lavoro qui in Ungheria, si sa, è la terra delle opportunità) dove i colleghi sono uni e trini con Fidesz, famiglie conservatrici che hanno fatto gli investimenti giusti nei primi anni 90 e ora passano anche il giorno di Natale in fabbrica per timore di furti… mi chiedono che vuol dire corrotto, che è riportato come contrario di integro. Bene. Corrotto. corruzione morale certo, poi corruzione politica.. “tutti i politici sono corrotti” fa una, lei nn ha fiducia più in nessuno, certo ha le sue idee ma è delusa (sarà lo stato dele cose, lei poi ha un parente prossimo portatore di grave handicap e ha perso i sussidi statali). Gli altri invece inorridiscono, loro una certezza nella vita ce l’hanno e si chiama Orban Viktor. si parla poi di libri, Al momento il libro in cima alle classifiche di vendita ungheresi (un po’ il libro di Bruno Vespa) è di un famoso giornalista autore di inchieste e reportage che nn è che conosca bene, In un momento in cui tutti ce l’hanno con le banche cattive che soffocano l’Ungheria, lui ha fatto proprio un libro sulle banche, i banchieri e la finanza internazionale che trasuda avidità . difficile dargli torto.

 

Màrk e il giro delle bettole

Allora vediamo un po’, tornavo dal lavoro, vedo una collega davanti, una con cui nn ho mai parlato. Madonna com’è facile nn parlarsi al lavoro. È carina e dolce e mi fa paura, perché ha la mia età, ma si vede benissimo che non è piu’ una ragazzina, eppure nn ha fatto niente di che nella vita, tipo credo niente figli, nő lavori usuranti, ha i capelli corvini e l’ara un po’ sciupata, se nn ci fosse Facebook nn avrei neanche saputo che parla slovacco anche lei.

La notte prima nn è che avevo dormito molto e avevo gli occhi gonfi e stanchi. E anche lei ha gli occhi gonfi e stanchi quando la raggiungo. Cerco di fare il simpatico nel breve tratto che ci porta dal luogo di lavoro alla fermata del mio beneamato tram 37 Poi si infila nel sottopassaggio di Kobanya felso. Bene.

Verso casa, 30 minuti di tram dopo, appena svoltato dal Nagykorut in Dohany utca, appena superati i satiri con gli zoccoli che reggono i lumi fuori dal New York kavezo, vedo Markò, con degli occhiali da aviatore che gli coprono tutto il volto, finge di nn riconoscermi e mi passa accanto e lo colpisco col rotolo di giornale che avevo in mano. Si leva gli occhiali da aviatore, anche lui ha lo sguardo pesto e pesante. Nn ci vediamo da 8 mesi, da quando ha deciso di non venire più al Vittulà. Hanno litigato. Si. E’ successo che i camerieri fattisi gestori si erano rotti di vedere i clienti fissi passare da dietro al bancone per mettere il soprabito e volevano mettere un guardaroba, 100 fiorini. Cose dell’altromondo. Allora Markò si è incazzato davvero e ha giurato che nn ci avrebbe messo più piede. Dev’essere stata una grande scena e io me la sono persa..

Allora decidiamo di andare a giro una sera per recuperare il tempo e le birre perdute. Si inizia da uno di quei posti dove nn sarei mai andato, uno di quei posti nuovi che sono nati negli ultimi due anni accanto al Szimpla, e hanno reso almeno quel lato di via Kazinczi troppo illuminato. Si scende giù, il posto è strapieno di chincaglierie dei bei tempi, sono anche in vendita, la figa dietro al banco, accanto al frigo è carina e dolce. Ma il posto è tristemente vuoto, fa già caldo e solo noi tre scenderemmo in questo posto claustrofobico tra chincaglierie del passato regime. Fatto sta che ci accomodiamo su delle poltroncine in linoleum..

Markò è la cosa più vicino a Nicholas Cage in “Cuore Selvaggio” di David Lynch che io abbia incontrato a Budapest, e ne ho incontrato di tipi al Vittulà. Andava in giro con un cappellaccio, un cappotto di pelle marrone, molto consunto e una sacca legata in cima, come i marinai.. e pensare che è il figlio ribelle di un pezzo grosso della TV di stato.

Ora Markó se la fa a “L.C.” un posto di fronte alla grande sinagoga. Sembra buono. Qualcuno della tarsasag  (gruppo di amici) è un nazista o quasi, Markò si  è ritrovato anche  a qualche raduno di bikers dove per un po’ ci rimetteva la pelle per aver gridato qualcosa di troppo. Nn ho capito bene ma fino a poco tempo fa Markò per vivere si accompagnava una compagnia teatrale itinerante, nei sperduti villaggi della Transilvania, o almeno io cosi ho capito o nn ha voluto spiegarsi meglio. Ora almeno fino all’estate resterà in città, dice. Una volta l’autista che lo riportava a Budapest ha cercato una puttana su internet e si è fermato in un villaggetto sperduto a metà strada, vatti a fare un giro, ragazzo, ci rivediamo qui tra un paio d’ore. La cosa piú memorabile  gli è capitata il primo dell’anno. Picchiato da un croato, metà croato e metà ungherese, perché parlava in tedesco e inglese con degli stranieri, lui che è ungherese. Si è ritrovato con un labbro spaccato. Questo croato era grosso e cattivo. Poi come in Guerre stellari i clienti dopo essersi girati per un attimo si voltano e riprendono le loro conversazioni e la musica continua. Va a casa a sciacquarsi, torna e quello è ancora lì, parla col barista, gli sguardi gli fanno capire che è stato lui che se l’è cercata. Cerca di fare il duro ma poi verso le 2 va al traumatologico, deserto, lunghi corridoi con le porte chiuse. Esce con il labbro ricucito solo verso le 10, il dottore mentre gli metteva i punti sorrideva all’infermiera e l’infermiera faceva una sega al dottore, a sentir lui..

Poi si va al W., una vera vecchia birreria, senza insegna, fumo, gente che vuole sentirsi ai margini della società, dove il sabato si fila la fila dice Markò, sempre lì nel VII distretto, il proprietario  è il famoso campione di canoa W., che ha dominato la scena per 10 anni e più, ha vinto 5 o 6 mondiali ,ma poi alle olimpiadi di Mosca, le sue olimpiadi, nn ha manco preso una medaglia. Lì Markò ha un suo conto, cioè beve a credito, il tizio gli segna i bicchieri di vino rosso e soda su un blocchetto. Markò mangia quando capita, questa volta i famosi panini di W. con la cotoletta, che il campione frigge personalmente e che gli offro in segno di amicizia. Si parla di politica, di governo, di una di quelle cose pseudo fasciste che la gente ormai accetta perché si disinteressa pian piano di politica..

Attraversiamo di nuovo le 4 corsie della Rakoczi quasi senza guardare e torniamo nelle scure strade di Pest, a Puskin utca, che ancora è rimasta, dopo che hanno cambiato nome a piazza della Repubblica e piazza Mosca. Questa è zona sua,abita qui dietro, il basso VIII distretto, zona di vecchi residenti e giovani tedeschi o stranieri. E qui hanno aperto il H.,  quasi birreria ceca, in via Puskin a Budapest. H. è un posto che nn capisci bene cos’è, nn capisci se la birra è davvero piu’ buona, nn capisci se la cameriera è troia come sembra, nn capisci se c’è gente vera o no, l’unica cosa che capisci è che hanno fatto bene a tenere quei mezzi separè che qui c’erano sempre nei posti vecchi. Ed è qui che mi accorgo di cosa vuol dire uscire a bere con amici alcolisti, che dopo una quantità ragionevole tu ti senti al limite, mentre loro nn sono nenache a metà del cammino…

Si va in uno dei posti nuovi che stanno aprendo qua, se i negozi 24 ore che erano spuntati come funghi ad inizio anni 80 sintomo della libertà di piccolissima impresa che c’era, ora invece spuntano kocsme (bettole) aperte 24 ore su 24, che sono in fondo una liberazione, se sono le 3 ed esci dall’ospedale dove hai accompagnato la tua ragazza, lei è stata ricoverata lì e tu ti devi prendere almeno un Unicum e una Aszok piccola prima di tornare a casa.

E poi la brutta gente è già a casa per riposare e ricominciare un’altra brutta giornata, resta solo la gente della notte, come Markò. Qui io prendo solo per compagnia una birra piccola piccola, mentre lui prende una birra grande e un unicum, dopo 10 minuti le birre diventano due. Le ultime birre gliele ho offerto tutte io, ha finito i soldi, ma era inaccettabile contarsi le birre o fermarsi ora. Ha stile, un aviatore a riposo dopo la prima guerra mondiale, disadattato. Si intromette nei discorsi del tavolo accanto, con una lunga esposizione filosofica, mentre loro parlavano di cose normali. Inutile dire che fa subito colpo sulle ragazze.

C’è solo un altro cliente, solo, con pochi capelli, messo male. Si intromette e Markò gli risponde con ironia troppo tagliente. Si fronteggiano un po’, poi uno lascia. Sgattaiolo fuori e torno nel mio distretto.

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