“il c. (il sedere) è la nuova bocca, il denaro pubblico è tutto nostro” (O. Viktor)

 

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“il culo è la nuova bocca” “il denaro pubblico tutto nostro”

“gli arabi sono i nuovi ebrei il gyros il nuovo Soros”

è un Orban inseguito da un cronista d’assalto telecamera in spalla che si lascia sfuggire queste parole… prova a sfuggire al cronista “mi ha fatto molto piacere, qua la mano, ha fatto il militare..?

proprio Orban, pancetta, il muso un po’ ingrugnito, le parole masticate, il tic di ingobbirsi, ma soprattutto la camicia, quelle camicie a quadretti colorati che orban porta sotto le giacche scure, dovrebbe vederle e farebbe un sacco di soldi.. o quasi lui, è Bödőcs, il comico del momento in Ungheria, ora dicono che tutti aspettavano questa imitazione, e gli è riuscita benissimo, riprende spelndiamenre gli stessi modi un po’ da ragazzo di campagna più sveglio, intelligente e deciso degli altri nella stanza dei bottoni… “mi ha fatto molto piacere.. tagliati la barba…”

Vorrei che il nostro Semjen faccia vedere che la Svezia versa ormai in un tale stato che bisogna aspetttare 40-50 minuti per un elicottero che porti via un cervo morto..”in Ungheria è tornato di moda lo screditare l’occidente come terra ricca, ma decadente, della Vienna invivibile ho già detto, poi c’è la Svezia, da dove fuggono gli ungheresi

Giusto ieri sono diventato ancora piu piccolo borghese con il nuovo abbonamento per 100 canali TV (l’offerta era quella, in fondo quanti ne prendiamo noi in casa in Italia, solo che qui te li fornisce la Fastweb magiara… il ragazzo era bravo, e ormai io sono un sgnore. Quando fa le prove e mi spiega come funziona il teleggommando e il magazine dei programmi accende sul primo canale, c’è il TG delle 12, la notizia di copertina è “un migrante che ha messo in fuga un camionista ungherese in Olanda”

è un Orban che si mangia le parole, ed è un orban parodiato, e nn l’avevo mai visto così, è vero che fino a ieri nn avevo 100 canali100, chè da sempre i regimi quasiregimi democrature illiberali mal sopportano le critiche e la satira, che sia Putin dipinto da icona gay o il vecchio Beppe Grillo a Sanremo sui cinesi tutti socialisti e allora a chi rubano e l’editto di Berlusconi.. e su Orban nn avevo mai visto una parodia seria e così mirata, che sia segno dei tempi, che Orban è un vecchio bacucco per chi ha meno di 35 anni… l’ultima parodia tagliertnte era del grande Hofi Geza (ne ho scritto qui) che poteva permettersi di tutto.. e infatti molti i paragoni diretti con Hofi sono arrivati

in fondo basta poco, appena dire la verità, Consultazione nazionale “lei vorrebbe avere 40 negri malati di ebola in salotto?” . “le elezioni decideranno se vogliamo Nèmeth Szilard (grosso e ruspante esponente Fidesz) o l’ebola, se vogliamo che Csorba diventi Las Vegas e Nyirbator Parigi

“il culo è la nuova bocca”… Hofi era anche questo, sottile e volgare, l’Ungherese medio si vanta di essere molto volgare quando vuole e qui ci siamo… “volete forse che i terroristi vngano a stuprarci i preti pedofili?” scorretto come lo era Hofi, e Kadar (capo del socialismo ungherese per 40 anni) era cosi intelligente da permettere Hofi, come sfogo e “tolleranza”..

“(caro giornalista) è venuto in cerca di guai? (in magiaro “è venuto a casa mia in cerca di cazzi da cavallo?) li (lo) porti (metta) a sua madre..”

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Coccodè

 

Crozza certe cose se le sogna… ieri in Ungheria è andata in scena una delle pagine più memorabili della comunicazione politica del secolo..
in vista delle elezioni che si terranno di qui a 2 settimane, è stato concordato uno spazio di 5 minuti (5) sulla rai1 ungherese (filoorban). questa è l’intervista al rappresentante del partito satirico del cane a 2 code, entrato in studio vestito da Pollo, che ha risposto a tutte le domande sul programma (satirico) del partito del giornalista di turno con un argomentato Coccodè…
che gioia! ecco per sommi capi l’intervista…

Tichy-Ràcs Jozsef, candidato del partito nel collegio di Sopron e portavoce del partito.. Buonasera

  • Coccodè

il vostro programma è di oltre 2000 pagine, lei a quale parte ha contribuito?

  • coccodè, coddodè, codè codè

la promessa elettorale di vita eterna e birra gratis è lo slogan più emblematico possibile, ma cosa ditea chi nn vuole aspettare che si realizzi col vostro governo o a chi è contrario, tipo i vinai?

  • coccdè, coccodè, codè, codè, cocco, coccodè coccodè

Ho letto nel vostro programma che volete iniziare un export di puli (razza canina magiara, dal pelo lungo tipo rasta) in Jamaica. hanno già manifestato l’esigenza di questa razza ungherese?

  • coccodè, coccodè, co, co, cocco, coccodè, dè, coccodè

perchè avete scelto proprio il puli, certo altre razze ungheresi nn assomigliano alle pettinature di certi giamaicani

  • coccodè, coccodè, cocco, coccodè

Avete detto che gli economisti dovrebbero lasciare il pianeta, nn possiamo convincerli a restare al polo?

  • coccodè, coccoddè, coccodè

e quelli che lasceranno il pianeta, dove li porterete?

  • coccodè, coccodè, dè

avete anche voi esperti economisti, che ne sarà di loro? 

  • coccodè, coccodè, coccodè

al posto del  muro al confine vorreste una sopraelevata così nessuno ci passa accanto e ci sta antipatico.. è per questo che vorreste portare il traffico aereo in linee sotterranee?

coccosè, coccodè

perchè vorreste far sparire un meteorite su due che ha colpto la terra?

  • coccodè, coccodè, coccodè

si, va bene, ma così ci sarà poco divertimento per gli abitanti della Terra

  • coccodè, coccodè, coccodè

ho capito, state ancora elaborando il progetto.. l’estate volete una temperatura di 20-25 gradi l’inverno volete la neve sul paesaggio, ma non per le strade

  • coccodè, codè, codè, coccodè. coccodè… (legge un pizzino, lungo, tutto in coccodè, la telecamera stringe sul postit, sono numeri in codice binario, coccodè, coccodè…)

nn volevo interromperla… abbiamo ancora 23 secondi.. riparlando del tempo, nn le sembra una buona idea esportare la neve?

  • (succhia dalla cannuccia, a lungo..)

il nostro tempo è scaduto, grazie molte per aver accettato il nostro invito

  • coccodè

 

 

 

(Vigilia di) Natale a Budapest

(primo) Natale a Budapest da expatriates, c’è sempre una prima volta..

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A una cert’ora tutto chiude, si fa buio, nessuno per le strade, ritornando a metà pomeriggio a casa dal lavoro Budapest è lugubre e sembra aspettare un più che imminente attacco alleato..

Luci basse, chiusi i kebabbari sul korut in genere aperti tutta la notte anche il 15marzofestanazionale, chiusi i pub, tutti i pub, del settimo distretto (almeno fino a sera), chiusi i ristoranti, chiuso Rizsa, l’inquietante bar di mignotte di fronte alla Zeneakaemia, chiuso il KFC e anche il cinese dirimpetto con i neon rossi e verdi. Si salva solo il negozietto 24h indipendente di Kiraly utca, che difatti è pieno di gente. È Natale. Anzi è la vigilia di Natale di Buapest..

passo davanti alla bettola sottocasa, è ovviamente chiusa, ma domani già riapre, in fondo domani è solo Natale, e il buon Leopardi c’aveva visto giusto nel dire che l’attesa della festa è tutto, la bettola riapre domani alle 11 e ho promesso a evike, la barista, che passo a farle gli auguri. È chiuso il Roni, il grande supermercato 24h all’insegna arancio, che nn chiude mai e gli unici due che camminano per strada li noti da molto lontano, e li conosco pure, solo un expatriates può camminare alle 5 di pomeriggio per Budapest il giorno della vigilia di Natale, è Sid, il mio amico inglese, col figlioccio, un bimbo biondo un po’ frastornato, da lontano sembravano quasi Fonzie e Spadino. “qui è tutto chiuso” faccio io, “oh si, noi siamo andati fino al cinese tra Dozsa Gyorgy ut e Istvan utca per prendere qualcosa” rispondono. il figlioccio infila le dita nella busta e ne esce un raviolo al vapore..

la mattina invece anche il mercato era aperto, per la corsa alle spese per la cena della vigilia, in realtà era mezzo vuoto, preso d’assalto solo l’unico pescivendolo, la zuppa di pesce nn può mancare nel menù della vigilia, triste in viso la ragazza da cui compro un po’ di frutta secca, che io son meridionale, nn saluta neanche, gli unici ad augurarmi buon Natale sono stati cinesi.

Al supermercato mi scontro col carrello come nei film con un ragazzo basso, col doppio taglio. Ci conosciamo, Stefano, lui sa già per chi tiferà ai mondiali, per il Marocco di suo padre, domani è Natale, ma lui lavora, chè al call center in italiano di Budapest seguono le feste nazionali della casa madre indiana. è al supermercato a comprare cacao, uova, farina e mandorle, la madre è barese e lui allora preparerà castagnedde. Paga con la carta di credito, solo dopo si accorge di aver speso una fortuna, 25 euro per un chilo di mandorle, comprate in pratici pacchetti di 100grammi a 2,5 euro l’una nella piu classica delle disperate corse al supermercato. Buon Natale a Budapest.

Se accettassi gli inviti ci sarebbe la zuppa di pesce, regali, la messa di mezzanotte, TV accesa con il classico di Natale che è Reszessetek, Betorok! (alla lettera Tremate, Ladri!, ovvero Mamma ho perso l’aereo) su TV2, mentre la TV pubblica si affida a Johnny Dorelli protagonista di State buoni se potete, musiche di Branduardi.. Budapest ha messo una statua a Bud Spencer perché in segreto ama l’Italia..

Mentre sono indaffarato in cucina due passerotti bussano alla mia porta, sono i vicini, han visto le luci accese, ci siamo incontrati ieri, è il primo Natale che passo qui a Budapest, e i miei cari vicini mi augurano Buone Feste con i loro sorrisi alla Black Hole Sun e un piattino con il pan di zenzero e il beigli il dolce di Natale alle noci e semi di papavero.

Buon Natale a tutti.

continuavano a chiamarlo Bud Spencer..

E da ieri Budapest ha la prima statua al mondo dedicata al mitico Bud Spencer..

bud spèncèr szobra

foto by MNO.hu

E da ieri Budapest ha la prima statua al mondo dedicata al mitico Bud Spencer.. sulla promenade Corvin, la via pedonale tra i grandi nuovi palazzi residenziali che sono nati nel mitico ottavo distretto della città al posto di case fatiscenti, c’è ora Bud Spencer, sì proprio lui, che avanza verso di noi con una sella sulla spalla e la barba folta, come nella scena iniziale di “Continuavano a chiamarlo Ttrinità” (che qui in Ungheria si chiama “La mano destra e la mano destra del Diavolo parte seconda, poi non dite che il comunismo attaccava la Chiesa..), inaugurata ieri, alla presenza delle immancabili (e ambiziose) autorità, il sindaco del distretto Kocsis Mate, uno dei giovani rampanti di Fidesz, partito di governo, che scalpita dietro Orban, che se il sindaco del V distretto Rogan Antal nel 2014 ha dedicato una statua al tenente Colombo, perché qui non Bud Spencer; delle figlie di Bud Spencer Diamante e Cristiana, che per averle presenti l’inaugurazione è stata ritardata di un paio di settimane, del campione olimpico ungherese di pallanuoto Karpati Gyorgy, tre volte oro olimpico, a Helsinki, Melbourne e Tokio, amico personale di Carlo Pedersoli, lui, Gyorgy, una statua ce l’ha già, nel viale dei campioni olimpici del Ferencvaros nel centro sportivo di Nèpliget, che ha ricordato l’ultimo invito nella sua casa di Roma di soli due anni fa e la loro antica amicizia, dagli anni 50, quando lui, Gyorgy era il piccolo, il “bambino” e Carlo il fratello maggiore ) e ovviamente della scultrice Tasnady Szandra, visibilmente emozionata, che si è intrattenuta fino alla fine con i fan per l’ultimo selfie con l’autore.

Ma perchè tutto questo amore per Bud Spencer in Ungheria? Ha vissuto a Budapest?

se siete stupiti di tanto amore per un’icona pop molto italiana, innanzitutto ricordo che Budapest ha visto negli ultimi anni un proliferare di statue più o meno stravaganti dal già citato tenente Colombo a Ronald Reagan, che Bud Spener e Terence Hill (citato nell’iscrizione, non abbiamo mai litigato) sono portacolori dell’Italia nel mondo un po’ come l’opera, la Ferrari e la Roma AC, e che come ripeto sempre, più che l’occidente tanto sognato (come dice Repubblica) o sorriso e divertimento nel buio degli anni di piombo (come dice la scultrice) loro qui rappresentano molto bene un ideale di vita dell’ungheria profonda con gare di birra e salsicce, un piatto di fagioli o un hamburger doppio in un bugigattolo ( o le frittatone da 12 uova, un po’ la sognata colazione media ungherese) una vita tranquilla, un’auto figa, niente giacca e cravatta, sganassoni a stupidi cattivoni. Bravo quindi il sindaco del distretto a voler qui la statua dopo aver visto il lavoro preparatorio della Tasnady, che per qualche oscuro motivo era stato rifiutato dalla cittadina di Kazincbarcika. Nn stupiamoci della statua, qui Il fans club di Bud Spencer e Terence Hill raccoglie 33.000 membri sulla pagina facebook, da 11 anni (11!) organizzano un raduno nazionale sul lago di Velence, alla morte di Bud quasi un migliaio di persone si sono radunate per mettere un cero, un fiore, una lattina di birra davanti all’ambasciata italiana e in tanti con la maglietta di Banana Joe o quella di Marx (Karl) e Spencer (Bud); il partito satirico del cane a due code gli ha dedicato un parco nel III distretto mentre a una fermata della metropolitana di superficie c’è un suo elegante murales.. e sui tram di pest non è raro che a qualcuno squilli il telefonino con le note degli Oliver Onions, gli autori delle loro mitiche canzoni, in concerto qui l’anno scorso, la cui cover band (Spencerhill) sale su palco dopo l’inaugurazione.

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Ciò premesso appena ho visto la statua manco l’ho riconosciuto, o meglio si, è Bud spencer ma gli somiglia poco, è vero era già sera ma qualcosa nn va..

poco dopo nei pressi della statua ti vedo un amico, artista (qui a Budapest è facile essere artisti) pittore, che si diletta anche di scultura,anche lui un po’ perplesso.

In una bettola poco distante racconta davanti alle telecamere: innanzitutto la posizione, il rapporto con il viale, la statua è messa in maniera infelice: è una statua dalle linee arrotondate e dolci, mentre tutto l’intorno, i volumi dei palazzi, il colpo d’occhio è molto più rettiineo, poi è illuminata da dietro e questa getta ombra su tutti i tratti del volto che quasi nn si distinguono, è troppo lavorata, troppi dettagli fini, sculture cosi grandi son fatte per esser viste da lontano, nella loro interezza e hanno bisogno di tratti più duri, per dare espressività anche da una certa distanza. 3. in fondo il piedistallo è piccolo, una figura come Bud Spencer aveva bisogno di un piedistallo molto più alto, per dare l’ideale ell’omone buono che era, cosi sembra quasi un viandante..

saranno invidie tra artisti oppure sarà stata giusto la scultrice troppo troppo felice, come se avesse vinto un terno al lotto, o la scritta Carlo Pedersoli e sotto “nn abbiamo litigato” (Terence Hill) anziché Mario Girotti, o forse solo la pioggia.. comunque oggi anche se è domenica mi preparo un po’ di fagioli.

Guardiamo con fiducia al futuro!

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alto castello di Visegrad, tardo 800

Guardiamo con fiducia al futuro!

Tra circa 110 – 115 anni, un bel giorno d’estate, una dopo l’altra sentiremo suonare tutte assieme le campane del paese. Molti neanche ci faranno caso, eppure il din don sarà annunciatore di un grande cambiamento!

Allora sarà stato ricostruito a Visegrad l’antico palazzo reale, con una pompa mai vista, oggetti grandiosi e giardini pensili. Alla festa di inaugurazione, segnalava questo lo scampanio, a qualche vegliardo gli occhi si riempiranno di lacrime. In verità, sarà questo il momento, il grande momento lungamente atteso, in cui avrà fine la nostra millenaria sventura.

Visegrad allora non sarà più capitale di un paese minuscolo, ma della Repubblica Danubiana Ungherese , bagnata da 4 o 5 mari. Danubiano, il paese sarà chiamato così, per non essere confuso con la Repubblica del Basso Reno Ungherese e in quest’ultima allora non abiteranno più i magiari, ma i poveri Bassorenani, dagli abiti logori, che solo per un caso avevano assunto il nome di magiari.

Non si può neanche descrivere che cosa piacevole sarà allora essere magiari!. Basterà forse dire, che la parola “magiaro” – tra 115 anni – diventerà un verbo che verrà assorbito da tutte le lingue parlate nel mondo, con un significato positivo.

“Magiarare” in francese per esempio vorrà dire “succhiarselo bene da solo”. In spagnolo: “trovare soldi per strada e chinarsi per raccoglierli”; in catalano: “mi piego facilmente da quando sono guarito da quel fastidioso dolore alla schiena”. E se qualcuno a Londra dice “I am going magyarni” (ovvero alla lettera: vado a magiarare), vuol dire: “ oh quella donna divina che vedi laggiù, ora vado da lei, le parlo, la prendo sottobraccio, la porto a casa e (qui segue una parola volgare)”.

Un altro esempio: “io magiaro, tu magiari, lui magiarra” (si, sarà un verbo irregolare) in 7 lingue civilizzate (norvegese, greco, bulgaro, basco, etc.) vorrà dire: “mangio (mangi, mangia) una croccante anatra arrosto con un’insalata di cetrioli di stagione mentre Yehudi Menuhin mi suona nell’orecchio “solo una bambina

Ancora: “mamma, posso andare a magiarare” “si, magiara pure” – in lettone vorrà dire che un ragazzino chiede di poter andare a cinema e la mamma, dopo un breve tira e molla, gli dà il permesso anche se il film è vietato ai minori di 18 anni.

Ma lasciamo in pace gli stranieri. Anche in Ungheria molte cose saranno chiamate con un altro nome. Per esempio al posto di “vanilla” che è una parola straniera, useremo la parola “guerra” che nel frattempo perderà il vecchio significato. Nelle pasticcerie di Visegrad quindi sul bancone dei gelati troveremo scritto:

Fragola

Punch

Guerra

Cioccolato

è così che vivremo.    Fino ad allora dobbiamo resistere ancora qualche anno.

(Orkenyi Istvan, 1968)

Visègrad oggiLavorando su altro mi sono imbattuto su una piccola nota di Wikipedia del lemma Visegrad, (si, la città del gruppo – di Visegrad – a due passi da Budapest, la sede reale degli Angioini che diventò favoloso  palazzo d’estate rinascimentale di Re Mattia, poi distrutto da Turchi e Asburgo),  che diceva: vedi anche Nèzzunk bizakodva a jovobe! (Guardiamo con fiducia al futuro!) una dei “racconti da un minuto” di quel genio dell’assurdo e del sarcastico che fu Orkeny Istvan scrittore ungherese del secolo scorso (morto nel 1979, il padre aveva una farmacia in centro, lui studiò chimica, come molti grandi scrittori). è un racconto fantastico (in tutti i sensi) di una paginetta ovviamente tanto che l’ho addirittura tradotto io (chiedo scusa a tutti per i refusi ovvi) ed eccolo qua. Chi vuol capire un po’ Orban, gli ungheresi, come si possa essere tanti e diversi, dietro una lingua cosi difficile e una storia che ti insegnano essere gloriosa e quindi mortificante e come si possa essere acuti osservatori e quindi ironici nell’ex oltrecortina legga sopra.

 

Esteri – referendum ungherese su Radio Popolare

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http://www.radiopopolare.it/podcast/esteri-di-ven-3009/

Parlare alla radio è complicato, senza un interlocutore diretto, paradossalmente ce l’hai persino se parli di fronte a una telecamera, perchè dietro la telecamera c’è sempre qualcuno.

Parlare della società ungherese è complicato, ricordo appena arrivato qua deaglio, parlare per i 50 anni dei fatti de 56 edire “questo è un paese diffiicle da capire”.

Ma mi hanno chiesto di parlare  un po’ di paure e sentimenti di un popolo, somiglianze con fenomeni all’apparenza simili in europa, sentirsi straniero a Budapest e qui mi potete sentire.. ad Esteri, su Raio Popolare, dal min 15.52

 

Libera scuola in libero stato

La protesta degli insegnanti ungheresi davanti al parlamento, contro la scuola d Orbàn.
Pubblicato su Q code Magazine http://www.qcodemag.it/2016/02/16/ungheria-libera-scuola-in-libero-stato/

 

Il silenzio osservato alla fine della manifestazione dalla folla.

L’uomo davanti al microfono ha una sciarpetta chiara, un po’ di stempiatura gli occhi azzurri e un sorriso furbo alla Bill Murray: “Quando andavo a scuola una mia compagna di classe ingoiò il gesso per saltare un giorno di scuola; oggi i professori di mio figlio stanno bene attenti perché non ci sono soldi per il gesso e se un bambino lo ingoia salta la lezione di fisica” la piazza sorride. Nella piazza del parlamento di Budapest ci sono 60.000 insegnanti in un umido sabato mattina . Piove da 12 ore, molti hanno un ombrello colorato, il prato davanti alle grandi e tristi statue di Kossuth e il governo del ’48, tutte col capo chino, sta diventando fango, ma la gente non si muove.

É la manifestazione di protesta contro la riforma della scuola voluta dal governo Orban, e la gente non si muove fino ai 5 interminabili minuti di silenzio finali, voluti per dimostrare che non sono scesi in piazza per giocare o creare disordini, come ipotizzato dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Lazar Janos, ma perché hanno dei problemi seri. E i problemi non sono solo la mancanza di soldi (l’Ungheria è l’ultimo paese dell’OCSE per la spesa nella scuola pubblica), o gli stipendi ridicoli “un bibliotecario prende meno di 300 euro” dirà un sindacalista dal palco; sotto accusa è l’intera riforma della scuola voluta da Orban, imperniata su una forte centralizzazione, in un paese che aveva visto dagli anni 90 invece una progressiva autonomia scolastica: basti dire che ora gli insegnanti non possono scegliere il libro di testo, lo sceglie (impone) il governo per loro.

Prima era salito un ragazzo sul palco, lui invece senza sciarpa, né colletto di una camicia, beata gioventù, “Siamo stanchi di avere insegnanti stanchi, demotivati, a cui avete tolto il piacere di insegnare. Non è questa la scuola che vogliamo

La piazza annuisce, molti si riconoscono in queste parole. Si guardano, molti sono giovani e motivati lo erano davvero, molti loro hanno un secondo o un terzo lavoro, magari in nero, e più remunerativo, ma quando si presentano si presentano come insegnanti, quello che sarebbe il ruolo che avevano scelto per sé nella società. È per questo che c’è gente in piazza anche con questa pioggia, 60.000 persone dirà il capo del PDSZ, sindacato della scuola. Soprattutto società civile, come al solito abolite le bandiere di partito, il mito della società civile sopravvive in ogni buon ungherese, ed è questo il vero problema, che la manifestazione è contro la politica del governo e non ci si deve vergognare se compare la parola politica.

All’inizio avean preso la parola i professori della scuola superiore di Miskolc (ex grande città industriale a nord di Budapest) che hanno dato il via alla protesta, con una lettera aperta al governo, senza risposta, che è stata poi firmata da moltissime scuole in tutto il paese. E oggi alla protesta si sono poi uniti molti altri sindacati degli statali dai ferrovieri ai minatori ai sindacati di polizia. E poi c’è Sandor Maria, colei che ha formato le ”sorelle in nero”, un’infermiera che lotta come una leonessa per un po’ di giustizia sociale ed economica nella bistrattata sanità ungherese. Ed è lei che ha chiesto i 5 minuti di silenzio, per rispondere alla provocazione di Lazar.

Orban invece ha affermato: “C’è qualcuno dietro questa protesta, qualcuno di forte e potente che vi sostiene”. (Orban aveva già visto l’ombra di Soros, noto finanziere ungherese naturalizzato americano, dietro la crisi dei migranti). Gli risponde uno degli organizzatori: “Dietro di me chi c’è?? C’è la lavagna signor primo ministro, c’è la lavagna. E ci sono gli studenti. E i genitori. E i miei colleghi, tanti colleghi.”. E quelli sono anche qui tutti attorno a lui..