“il c. (il sedere) è la nuova bocca, il denaro pubblico è tutto nostro” (O. Viktor)

 

Screenshot_20180328-181439.png

“il culo è la nuova bocca” “il denaro pubblico tutto nostro”

“gli arabi sono i nuovi ebrei il gyros il nuovo Soros”

è un Orban inseguito da un cronista d’assalto telecamera in spalla che si lascia sfuggire queste parole… prova a sfuggire al cronista “mi ha fatto molto piacere, qua la mano, ha fatto il militare..?

proprio Orban, pancetta, il muso un po’ ingrugnito, le parole masticate, il tic di ingobbirsi, ma soprattutto la camicia, quelle camicie a quadretti colorati che orban porta sotto le giacche scure, dovrebbe vederle e farebbe un sacco di soldi.. o quasi lui, è Bödőcs, il comico del momento in Ungheria, ora dicono che tutti aspettavano questa imitazione, e gli è riuscita benissimo, riprende spelndiamenre gli stessi modi un po’ da ragazzo di campagna più sveglio, intelligente e deciso degli altri nella stanza dei bottoni… “mi ha fatto molto piacere.. tagliati la barba…”

Vorrei che il nostro Semjen faccia vedere che la Svezia versa ormai in un tale stato che bisogna aspetttare 40-50 minuti per un elicottero che porti via un cervo morto..”in Ungheria è tornato di moda lo screditare l’occidente come terra ricca, ma decadente, della Vienna invivibile ho già detto, poi c’è la Svezia, da dove fuggono gli ungheresi

Giusto ieri sono diventato ancora piu piccolo borghese con il nuovo abbonamento per 100 canali TV (l’offerta era quella, in fondo quanti ne prendiamo noi in casa in Italia, solo che qui te li fornisce la Fastweb magiara… il ragazzo era bravo, e ormai io sono un sgnore. Quando fa le prove e mi spiega come funziona il teleggommando e il magazine dei programmi accende sul primo canale, c’è il TG delle 12, la notizia di copertina è “un migrante che ha messo in fuga un camionista ungherese in Olanda”

è un Orban che si mangia le parole, ed è un orban parodiato, e nn l’avevo mai visto così, è vero che fino a ieri nn avevo 100 canali100, chè da sempre i regimi quasiregimi democrature illiberali mal sopportano le critiche e la satira, che sia Putin dipinto da icona gay o il vecchio Beppe Grillo a Sanremo sui cinesi tutti socialisti e allora a chi rubano e l’editto di Berlusconi.. e su Orban nn avevo mai visto una parodia seria e così mirata, che sia segno dei tempi, che Orban è un vecchio bacucco per chi ha meno di 35 anni… l’ultima parodia tagliertnte era del grande Hofi Geza (ne ho scritto qui) che poteva permettersi di tutto.. e infatti molti i paragoni diretti con Hofi sono arrivati

in fondo basta poco, appena dire la verità, Consultazione nazionale “lei vorrebbe avere 40 negri malati di ebola in salotto?” . “le elezioni decideranno se vogliamo Nèmeth Szilard (grosso e ruspante esponente Fidesz) o l’ebola, se vogliamo che Csorba diventi Las Vegas e Nyirbator Parigi

“il culo è la nuova bocca”… Hofi era anche questo, sottile e volgare, l’Ungherese medio si vanta di essere molto volgare quando vuole e qui ci siamo… “volete forse che i terroristi vngano a stuprarci i preti pedofili?” scorretto come lo era Hofi, e Kadar (capo del socialismo ungherese per 40 anni) era cosi intelligente da permettere Hofi, come sfogo e “tolleranza”..

“(caro giornalista) è venuto in cerca di guai? (in magiaro “è venuto a casa mia in cerca di cazzi da cavallo?) li (lo) porti (metta) a sua madre..”

Coccodè

 

Crozza certe cose se le sogna… ieri in Ungheria è andata in scena una delle pagine più memorabili della comunicazione politica del secolo..
in vista delle elezioni che si terranno di qui a 2 settimane, è stato concordato uno spazio di 5 minuti (5) sulla rai1 ungherese (filoorban). questa è l’intervista al rappresentante del partito satirico del cane a 2 code, entrato in studio vestito da Pollo, che ha risposto a tutte le domande sul programma (satirico) del partito del giornalista di turno con un argomentato Coccodè…
che gioia! ecco per sommi capi l’intervista…

Tichy-Ràcs Jozsef, candidato del partito nel collegio di Sopron e portavoce del partito.. Buonasera

  • Coccodè

il vostro programma è di oltre 2000 pagine, lei a quale parte ha contribuito?

  • coccodè, coddodè, codè codè

la promessa elettorale di vita eterna e birra gratis è lo slogan più emblematico possibile, ma cosa ditea chi nn vuole aspettare che si realizzi col vostro governo o a chi è contrario, tipo i vinai?

  • coccdè, coccodè, codè, codè, cocco, coccodè coccodè

Ho letto nel vostro programma che volete iniziare un export di puli (razza canina magiara, dal pelo lungo tipo rasta) in Jamaica. hanno già manifestato l’esigenza di questa razza ungherese?

  • coccodè, coccodè, co, co, cocco, coccodè, dè, coccodè

perchè avete scelto proprio il puli, certo altre razze ungheresi nn assomigliano alle pettinature di certi giamaicani

  • coccodè, coccodè, cocco, coccodè

Avete detto che gli economisti dovrebbero lasciare il pianeta, nn possiamo convincerli a restare al polo?

  • coccodè, coccoddè, coccodè

e quelli che lasceranno il pianeta, dove li porterete?

  • coccodè, coccodè, dè

avete anche voi esperti economisti, che ne sarà di loro? 

  • coccodè, coccodè, coccodè

al posto del  muro al confine vorreste una sopraelevata così nessuno ci passa accanto e ci sta antipatico.. è per questo che vorreste portare il traffico aereo in linee sotterranee?

coccosè, coccodè

perchè vorreste far sparire un meteorite su due che ha colpto la terra?

  • coccodè, coccodè, coccodè

si, va bene, ma così ci sarà poco divertimento per gli abitanti della Terra

  • coccodè, coccodè, coccodè

ho capito, state ancora elaborando il progetto.. l’estate volete una temperatura di 20-25 gradi l’inverno volete la neve sul paesaggio, ma non per le strade

  • coccodè, codè, codè, coccodè. coccodè… (legge un pizzino, lungo, tutto in coccodè, la telecamera stringe sul postit, sono numeri in codice binario, coccodè, coccodè…)

nn volevo interromperla… abbiamo ancora 23 secondi.. riparlando del tempo, nn le sembra una buona idea esportare la neve?

  • (succhia dalla cannuccia, a lungo..)

il nostro tempo è scaduto, grazie molte per aver accettato il nostro invito

  • coccodè

 

 

 

(Vigilia di) Natale a Budapest

(primo) Natale a Budapest da expatriates, c’è sempre una prima volta..

IMG_20171224_182737.jpg

A una cert’ora tutto chiude, si fa buio, nessuno per le strade, ritornando a metà pomeriggio a casa dal lavoro Budapest è lugubre e sembra aspettare un più che imminente attacco alleato..

Luci basse, chiusi i kebabbari sul korut in genere aperti tutta la notte anche il 15marzofestanazionale, chiusi i pub, tutti i pub, del settimo distretto (almeno fino a sera), chiusi i ristoranti, chiuso Rizsa, l’inquietante bar di mignotte di fronte alla Zeneakaemia, chiuso il KFC e anche il cinese dirimpetto con i neon rossi e verdi. Si salva solo il negozietto 24h indipendente di Kiraly utca, che difatti è pieno di gente. È Natale. Anzi è la vigilia di Natale di Buapest..

passo davanti alla bettola sottocasa, è ovviamente chiusa, ma domani già riapre, in fondo domani è solo Natale, e il buon Leopardi c’aveva visto giusto nel dire che l’attesa della festa è tutto, la bettola riapre domani alle 11 e ho promesso a evike, la barista, che passo a farle gli auguri. È chiuso il Roni, il grande supermercato 24h all’insegna arancio, che nn chiude mai e gli unici due che camminano per strada li noti da molto lontano, e li conosco pure, solo un expatriates può camminare alle 5 di pomeriggio per Budapest il giorno della vigilia di Natale, è Sid, il mio amico inglese, col figlioccio, un bimbo biondo un po’ frastornato, da lontano sembravano quasi Fonzie e Spadino. “qui è tutto chiuso” faccio io, “oh si, noi siamo andati fino al cinese tra Dozsa Gyorgy ut e Istvan utca per prendere qualcosa” rispondono. il figlioccio infila le dita nella busta e ne esce un raviolo al vapore..

la mattina invece anche il mercato era aperto, per la corsa alle spese per la cena della vigilia, in realtà era mezzo vuoto, preso d’assalto solo l’unico pescivendolo, la zuppa di pesce nn può mancare nel menù della vigilia, triste in viso la ragazza da cui compro un po’ di frutta secca, che io son meridionale, nn saluta neanche, gli unici ad augurarmi buon Natale sono stati cinesi.

Al supermercato mi scontro col carrello come nei film con un ragazzo basso, col doppio taglio. Ci conosciamo, Stefano, lui sa già per chi tiferà ai mondiali, per il Marocco di suo padre, domani è Natale, ma lui lavora, chè al call center in italiano di Budapest seguono le feste nazionali della casa madre indiana. è al supermercato a comprare cacao, uova, farina e mandorle, la madre è barese e lui allora preparerà castagnedde. Paga con la carta di credito, solo dopo si accorge di aver speso una fortuna, 25 euro per un chilo di mandorle, comprate in pratici pacchetti di 100grammi a 2,5 euro l’una nella piu classica delle disperate corse al supermercato. Buon Natale a Budapest.

Se accettassi gli inviti ci sarebbe la zuppa di pesce, regali, la messa di mezzanotte, TV accesa con il classico di Natale che è Reszessetek, Betorok! (alla lettera Tremate, Ladri!, ovvero Mamma ho perso l’aereo) su TV2, mentre la TV pubblica si affida a Johnny Dorelli protagonista di State buoni se potete, musiche di Branduardi.. Budapest ha messo una statua a Bud Spencer perché in segreto ama l’Italia..

Mentre sono indaffarato in cucina due passerotti bussano alla mia porta, sono i vicini, han visto le luci accese, ci siamo incontrati ieri, è il primo Natale che passo qui a Budapest, e i miei cari vicini mi augurano Buone Feste con i loro sorrisi alla Black Hole Sun e un piattino con il pan di zenzero e il beigli il dolce di Natale alle noci e semi di papavero.

Buon Natale a tutti.

continuavano a chiamarlo Bud Spencer..

E da ieri Budapest ha la prima statua al mondo dedicata al mitico Bud Spencer..

bud spèncèr szobra

foto by MNO.hu

E da ieri Budapest ha la prima statua al mondo dedicata al mitico Bud Spencer.. sulla promenade Corvin, la via pedonale tra i grandi nuovi palazzi residenziali che sono nati nel mitico ottavo distretto della città al posto di case fatiscenti, c’è ora Bud Spencer, sì proprio lui, che avanza verso di noi con una sella sulla spalla e la barba folta, come nella scena iniziale di “Continuavano a chiamarlo Ttrinità” (che qui in Ungheria si chiama “La mano destra e la mano destra del Diavolo parte seconda, poi non dite che il comunismo attaccava la Chiesa..), inaugurata ieri, alla presenza delle immancabili (e ambiziose) autorità, il sindaco del distretto Kocsis Mate, uno dei giovani rampanti di Fidesz, partito di governo, che scalpita dietro Orban, che se il sindaco del V distretto Rogan Antal nel 2014 ha dedicato una statua al tenente Colombo, perché qui non Bud Spencer; delle figlie di Bud Spencer Diamante e Cristiana, che per averle presenti l’inaugurazione è stata ritardata di un paio di settimane, del campione olimpico ungherese di pallanuoto Karpati Gyorgy, tre volte oro olimpico, a Helsinki, Melbourne e Tokio, amico personale di Carlo Pedersoli, lui, Gyorgy, una statua ce l’ha già, nel viale dei campioni olimpici del Ferencvaros nel centro sportivo di Nèpliget, che ha ricordato l’ultimo invito nella sua casa di Roma di soli due anni fa e la loro antica amicizia, dagli anni 50, quando lui, Gyorgy era il piccolo, il “bambino” e Carlo il fratello maggiore ) e ovviamente della scultrice Tasnady Szandra, visibilmente emozionata, che si è intrattenuta fino alla fine con i fan per l’ultimo selfie con l’autore.

Ma perchè tutto questo amore per Bud Spencer in Ungheria? Ha vissuto a Budapest?

se siete stupiti di tanto amore per un’icona pop molto italiana, innanzitutto ricordo che Budapest ha visto negli ultimi anni un proliferare di statue più o meno stravaganti dal già citato tenente Colombo a Ronald Reagan, che Bud Spener e Terence Hill (citato nell’iscrizione, non abbiamo mai litigato) sono portacolori dell’Italia nel mondo un po’ come l’opera, la Ferrari e la Roma AC, e che come ripeto sempre, più che l’occidente tanto sognato (come dice Repubblica) o sorriso e divertimento nel buio degli anni di piombo (come dice la scultrice) loro qui rappresentano molto bene un ideale di vita dell’ungheria profonda con gare di birra e salsicce, un piatto di fagioli o un hamburger doppio in un bugigattolo ( o le frittatone da 12 uova, un po’ la sognata colazione media ungherese) una vita tranquilla, un’auto figa, niente giacca e cravatta, sganassoni a stupidi cattivoni. Bravo quindi il sindaco del distretto a voler qui la statua dopo aver visto il lavoro preparatorio della Tasnady, che per qualche oscuro motivo era stato rifiutato dalla cittadina di Kazincbarcika. Nn stupiamoci della statua, qui Il fans club di Bud Spencer e Terence Hill raccoglie 33.000 membri sulla pagina facebook, da 11 anni (11!) organizzano un raduno nazionale sul lago di Velence, alla morte di Bud quasi un migliaio di persone si sono radunate per mettere un cero, un fiore, una lattina di birra davanti all’ambasciata italiana e in tanti con la maglietta di Banana Joe o quella di Marx (Karl) e Spencer (Bud); il partito satirico del cane a due code gli ha dedicato un parco nel III distretto mentre a una fermata della metropolitana di superficie c’è un suo elegante murales.. e sui tram di pest non è raro che a qualcuno squilli il telefonino con le note degli Oliver Onions, gli autori delle loro mitiche canzoni, in concerto qui l’anno scorso, la cui cover band (Spencerhill) sale su palco dopo l’inaugurazione.

DSCN5717

Ciò premesso appena ho visto la statua manco l’ho riconosciuto, o meglio si, è Bud spencer ma gli somiglia poco, è vero era già sera ma qualcosa nn va..

poco dopo nei pressi della statua ti vedo un amico, artista (qui a Budapest è facile essere artisti) pittore, che si diletta anche di scultura,anche lui un po’ perplesso.

In una bettola poco distante racconta davanti alle telecamere: innanzitutto la posizione, il rapporto con il viale, la statua è messa in maniera infelice: è una statua dalle linee arrotondate e dolci, mentre tutto l’intorno, i volumi dei palazzi, il colpo d’occhio è molto più rettiineo, poi è illuminata da dietro e questa getta ombra su tutti i tratti del volto che quasi nn si distinguono, è troppo lavorata, troppi dettagli fini, sculture cosi grandi son fatte per esser viste da lontano, nella loro interezza e hanno bisogno di tratti più duri, per dare espressività anche da una certa distanza. 3. in fondo il piedistallo è piccolo, una figura come Bud Spencer aveva bisogno di un piedistallo molto più alto, per dare l’ideale ell’omone buono che era, cosi sembra quasi un viandante..

saranno invidie tra artisti oppure sarà stata giusto la scultrice troppo troppo felice, come se avesse vinto un terno al lotto, o la scritta Carlo Pedersoli e sotto “nn abbiamo litigato” (Terence Hill) anziché Mario Girotti, o forse solo la pioggia.. comunque oggi anche se è domenica mi preparo un po’ di fagioli.

Guardiamo con fiducia al futuro!

visegrad var regi.2

alto castello di Visegrad, tardo 800

Guardiamo con fiducia al futuro!

Tra circa 110 – 115 anni, un bel giorno d’estate, una dopo l’altra sentiremo suonare tutte assieme le campane del paese. Molti neanche ci faranno caso, eppure il din don sarà annunciatore di un grande cambiamento!

Allora sarà stato ricostruito a Visegrad l’antico palazzo reale, con una pompa mai vista, oggetti grandiosi e giardini pensili. Alla festa di inaugurazione, segnalava questo lo scampanio, a qualche vegliardo gli occhi si riempiranno di lacrime. In verità, sarà questo il momento, il grande momento lungamente atteso, in cui avrà fine la nostra millenaria sventura.

Visegrad allora non sarà più capitale di un paese minuscolo, ma della Repubblica Danubiana Ungherese , bagnata da 4 o 5 mari. Danubiano, il paese sarà chiamato così, per non essere confuso con la Repubblica del Basso Reno Ungherese e in quest’ultima allora non abiteranno più i magiari, ma i poveri Bassorenani, dagli abiti logori, che solo per un caso avevano assunto il nome di magiari.

Non si può neanche descrivere che cosa piacevole sarà allora essere magiari!. Basterà forse dire, che la parola “magiaro” – tra 115 anni – diventerà un verbo che verrà assorbito da tutte le lingue parlate nel mondo, con un significato positivo.

“Magiarare” in francese per esempio vorrà dire “succhiarselo bene da solo”. In spagnolo: “trovare soldi per strada e chinarsi per raccoglierli”; in catalano: “mi piego facilmente da quando sono guarito da quel fastidioso dolore alla schiena”. E se qualcuno a Londra dice “I am going magyarni” (ovvero alla lettera: vado a magiarare), vuol dire: “ oh quella donna divina che vedi laggiù, ora vado da lei, le parlo, la prendo sottobraccio, la porto a casa e (qui segue una parola volgare)”.

Un altro esempio: “io magiaro, tu magiari, lui magiarra” (si, sarà un verbo irregolare) in 7 lingue civilizzate (norvegese, greco, bulgaro, basco, etc.) vorrà dire: “mangio (mangi, mangia) una croccante anatra arrosto con un’insalata di cetrioli di stagione mentre Yehudi Menuhin mi suona nell’orecchio “solo una bambina

Ancora: “mamma, posso andare a magiarare” “si, magiara pure” – in lettone vorrà dire che un ragazzino chiede di poter andare a cinema e la mamma, dopo un breve tira e molla, gli dà il permesso anche se il film è vietato ai minori di 18 anni.

Ma lasciamo in pace gli stranieri. Anche in Ungheria molte cose saranno chiamate con un altro nome. Per esempio al posto di “vanilla” che è una parola straniera, useremo la parola “guerra” che nel frattempo perderà il vecchio significato. Nelle pasticcerie di Visegrad quindi sul bancone dei gelati troveremo scritto:

Fragola

Punch

Guerra

Cioccolato

è così che vivremo.    Fino ad allora dobbiamo resistere ancora qualche anno.

(Orkenyi Istvan, 1968)

Visègrad oggiLavorando su altro mi sono imbattuto su una piccola nota di Wikipedia del lemma Visegrad, (si, la città del gruppo – di Visegrad – a due passi da Budapest, la sede reale degli Angioini che diventò favoloso  palazzo d’estate rinascimentale di Re Mattia, poi distrutto da Turchi e Asburgo),  che diceva: vedi anche Nèzzunk bizakodva a jovobe! (Guardiamo con fiducia al futuro!) una dei “racconti da un minuto” di quel genio dell’assurdo e del sarcastico che fu Orkeny Istvan scrittore ungherese del secolo scorso (morto nel 1979, il padre aveva una farmacia in centro, lui studiò chimica, come molti grandi scrittori). è un racconto fantastico (in tutti i sensi) di una paginetta ovviamente tanto che l’ho addirittura tradotto io (chiedo scusa a tutti per i refusi ovvi) ed eccolo qua. Chi vuol capire un po’ Orban, gli ungheresi, come si possa essere tanti e diversi, dietro una lingua cosi difficile e una storia che ti insegnano essere gloriosa e quindi mortificante e come si possa essere acuti osservatori e quindi ironici nell’ex oltrecortina legga sopra.

 

Esteri – referendum ungherese su Radio Popolare

images

http://www.radiopopolare.it/podcast/esteri-di-ven-3009/

Parlare alla radio è complicato, senza un interlocutore diretto, paradossalmente ce l’hai persino se parli di fronte a una telecamera, perchè dietro la telecamera c’è sempre qualcuno.

Parlare della società ungherese è complicato, ricordo appena arrivato qua deaglio, parlare per i 50 anni dei fatti de 56 edire “questo è un paese diffiicle da capire”.

Ma mi hanno chiesto di parlare  un po’ di paure e sentimenti di un popolo, somiglianze con fenomeni all’apparenza simili in europa, sentirsi straniero a Budapest e qui mi potete sentire.. ad Esteri, su Raio Popolare, dal min 15.52

 

Libera scuola in libero stato

La protesta degli insegnanti ungheresi davanti al parlamento, contro la scuola d Orbàn.
Pubblicato su Q code Magazine http://www.qcodemag.it/2016/02/16/ungheria-libera-scuola-in-libero-stato/

 

Il silenzio osservato alla fine della manifestazione dalla folla.

L’uomo davanti al microfono ha una sciarpetta chiara, un po’ di stempiatura gli occhi azzurri e un sorriso furbo alla Bill Murray: “Quando andavo a scuola una mia compagna di classe ingoiò il gesso per saltare un giorno di scuola; oggi i professori di mio figlio stanno bene attenti perché non ci sono soldi per il gesso e se un bambino lo ingoia salta la lezione di fisica” la piazza sorride. Nella piazza del parlamento di Budapest ci sono 60.000 insegnanti in un umido sabato mattina . Piove da 12 ore, molti hanno un ombrello colorato, il prato davanti alle grandi e tristi statue di Kossuth e il governo del ’48, tutte col capo chino, sta diventando fango, ma la gente non si muove.

É la manifestazione di protesta contro la riforma della scuola voluta dal governo Orban, e la gente non si muove fino ai 5 interminabili minuti di silenzio finali, voluti per dimostrare che non sono scesi in piazza per giocare o creare disordini, come ipotizzato dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Lazar Janos, ma perché hanno dei problemi seri. E i problemi non sono solo la mancanza di soldi (l’Ungheria è l’ultimo paese dell’OCSE per la spesa nella scuola pubblica), o gli stipendi ridicoli “un bibliotecario prende meno di 300 euro” dirà un sindacalista dal palco; sotto accusa è l’intera riforma della scuola voluta da Orban, imperniata su una forte centralizzazione, in un paese che aveva visto dagli anni 90 invece una progressiva autonomia scolastica: basti dire che ora gli insegnanti non possono scegliere il libro di testo, lo sceglie (impone) il governo per loro.

Prima era salito un ragazzo sul palco, lui invece senza sciarpa, né colletto di una camicia, beata gioventù, “Siamo stanchi di avere insegnanti stanchi, demotivati, a cui avete tolto il piacere di insegnare. Non è questa la scuola che vogliamo

La piazza annuisce, molti si riconoscono in queste parole. Si guardano, molti sono giovani e motivati lo erano davvero, molti loro hanno un secondo o un terzo lavoro, magari in nero, e più remunerativo, ma quando si presentano si presentano come insegnanti, quello che sarebbe il ruolo che avevano scelto per sé nella società. È per questo che c’è gente in piazza anche con questa pioggia, 60.000 persone dirà il capo del PDSZ, sindacato della scuola. Soprattutto società civile, come al solito abolite le bandiere di partito, il mito della società civile sopravvive in ogni buon ungherese, ed è questo il vero problema, che la manifestazione è contro la politica del governo e non ci si deve vergognare se compare la parola politica.

All’inizio avean preso la parola i professori della scuola superiore di Miskolc (ex grande città industriale a nord di Budapest) che hanno dato il via alla protesta, con una lettera aperta al governo, senza risposta, che è stata poi firmata da moltissime scuole in tutto il paese. E oggi alla protesta si sono poi uniti molti altri sindacati degli statali dai ferrovieri ai minatori ai sindacati di polizia. E poi c’è Sandor Maria, colei che ha formato le ”sorelle in nero”, un’infermiera che lotta come una leonessa per un po’ di giustizia sociale ed economica nella bistrattata sanità ungherese. Ed è lei che ha chiesto i 5 minuti di silenzio, per rispondere alla provocazione di Lazar.

Orban invece ha affermato: “C’è qualcuno dietro questa protesta, qualcuno di forte e potente che vi sostiene”. (Orban aveva già visto l’ombra di Soros, noto finanziere ungherese naturalizzato americano, dietro la crisi dei migranti). Gli risponde uno degli organizzatori: “Dietro di me chi c’è?? C’è la lavagna signor primo ministro, c’è la lavagna. E ci sono gli studenti. E i genitori. E i miei colleghi, tanti colleghi.”. E quelli sono anche qui tutti attorno a lui..

la Zuppa di pietre

Dal dentista, a parlare di ungheresi (e)migranti e di accoglienza..

Dal (nuovo) dentista:

– giovanotto a che ora aveva l’appuntamento?

– 13.45 giusto ora

– ah io alle 14.15

– (molto interessante signora)

– pare che questo dentista sia molto caro…

– beh, speriamo almeno che sia anche bravo

pausa. Compilo il modulo il cui mi si chiede se soffro di una 20ina di malattie croniche, le più note. C’è anche la voce altre malattie.

– ma lei non è ungherese vero?

– No, signora italiano.

Segue la solita sfilza di luoghi comuni e di penosi ricordi di viaggi in Italia con il pullman del circolo ricreativo. La signora si che li conosce gli italiani e son brava gente, sempre gentili a indicarle la strada. È stata anche in Australia, nn vedeva l’ora di tornarsene a casa, mi trattavano male. Un po’ arroganti? Si. E allora perchè ci è andata?. Una mia cara amica d’infanzia, da 40 anni vive lì, poverina. Un suo parente invece vive in Canada. Anche lì non sono gentili con gli ungheresi.

L’altro classico da signora di oltrelamezzaetà è occuparsi dei cazzi miei, che lavoro faccio, quanto guadagno, se ho amici e sono sposato. Dove vivo. Lei ha un inquilino, arabo, brutta gente, urla sempre, ha avuto una donna trovata su internet ma ora lei se ne è andata.

insomma come moltissimi in Ungheria scavi un pochino e senti tante storie di magiari dall’altra parte del mondo, per lo più esuli del 1956 ma anche no. Vediamo allora che ne pensa del tormentone dell’estate, i migranti. Alla signora non son ogran che simpatici, chi li ha voluti, cosa vogliono da noi, come faremo a dargli da mangiare?? ce ne è già così poco per noi… (nn replico che loro aspirano alla ricca e verde Germania, mi fingo interessato al video tamarro che corre sulla TV al plasma dello studio del dentista e lascio cadere il discorso. Dentro di me ripenso all’unica fiaba popolare ungherese che conosco, una fiaba contadina, che racconta come solo loro sanno quant’è dura la vita,una fiaba che dà il nome anche a un popolare ristorantino dell’ex amato VII distretto, la favola della zuppa di pietre:

C’era una volta un povero soldato di ritorno dalla guerra.. Era stanco e affamato, non mangiava da miglia e miglia. Aveva già attraversato molti villaggi, ma nessun contadino lo aveva mai accolto nella sua umila casa. “Mi rincresce caro il mio soldatino, ma io sono già così povero, c’è così poho da mangiare per me e per la mia famiglia” e un altro “ oh povero caro, ma guarda, guarda tu stesso sulla nostra tavola, com’è triste e vuota”. Cammina, cammina, il povero soldato giunse a un piccolo villaggio, ma ad un tratto gli venne un’idea. Davanti alla prima casetta raccolse una bella pietra ovale e liscia che luccicava lì sul selciato e bussò. Gli aprì una vecchina…“Bel soldato, purtroppo io sono così povera che nn riesco davvero a darle niente…” No signora, non desidero asoslutamente nulla da lei, ho solo qui con me una pietra magica che prepara una zuppa buonissima, mi serve solo una pentola piena d’acqua e del fuoco…” la vecchina incuriosita fece entrare il giovane e dopo pochi minuti il fuoco era già lì che ardeva nel camino.. Dopo un’oretta il soldato assaggiò la zuppa. “allora è buona??” “Si, cara nonnina, è quasi pronta, però ci vorrebbe, ecco, una punta di sale. “ la nonnina che già pregustava il sapore della zuppa di pietre, andò a prendere il sale e il soldato ne versò nella pentola. Dopo un poco il soldato assaggiò di nuovo la zuppa. Com’è la zuppa bel soldato? “quasi pronta nonnina, solo sarebbe più buona se ci mettessimo una bella cipolla…” La nonnina annuì e andò a prendere la cipolla… Seguirono nell’ordine un gambo di sedano, 3 grosse patate, due salsicce, osso di prosciutto, ciuffo di prezzemolo e pizzico di pepe.

La zuppa era buonissima e la vecchina inclinò pure il piatto per gustare anche l’ultimo filino rimasto. Il soldato stava per accomiatarsi quando la nonnina lo fermò. “Aspetti buon soldato, ecco, volevo chiederle.. per caso mi darebbe quella pietra magica? Certo a pagamento..” il soldato lasciò la casina con 3 denari nella tasca. Amen.

Buona zuppa di pietre a tutti.

Nido di Imre

i 90 anni del grande scultore ungherese Varga Imre festeggiati al NIDO klub del VII distretto

 

Cercando materiale per uno pseudocollega finisco a cercar music su youtube con i testi sotto e rimango estasiato da “Non ho bisogno di niente” dei Tankcsapda (hardrock magiaro) che nel ritornello fa non voglio niente, voglio solo avere la sbornia del giorno dopo e basta. Mi sento giovane e ci attacco la mia canzone rock preferita “Kolykod voltam” Ero il tuo cucciolo, dei primi Edda, con uno strepitoso Pataki Attila, in un concerto dei primi Edda, quando aveva ancora qualche ciuffo di capelli in testa, i baffoni, era incazzato e si esibiva in tuta blu da operaio. Ed era paurosamente rock. Mi sento ancora giovane anche se nn lo sono più. E per un attimo penso a come si doveva sentire giovane Lou Reed buonanima, anche ai suoi 71 anni.

E’ con questo spirito che mi incammino verso il NIDO del VII distretto..

Quando ero cucciolo a Budapest la mia Bibbia era il Pestiest, il giornaletto gratuito settimanale con tutti gli avvenimenti culturali, concerti, film e teatro in settimana. Nn si perdeva neanche una scoreggia. Solo il Vittula non c’era mai.

Ora nel’era di internet il Pestiest ha perso la metà delle pagine ma c’è ancora e se lo trovo in giro me lo infilo comunque in tasca perchè la pigrizia di andare su un sito nn dei soliti per scoprire cosa fare ce l’abbiamo tutti. E’ così che alle 18 accorro al NIDO, una cosa cosi familiare lì nell’ex unico e amato VII distretto che tutti ci passan e neanche se ne accorgono..  al limite è un palazzo bello come tanti, giusto un palazzo d’angolo con una specie di ingressino e gradini,  dove ogni tanto nelle due sale al piano terra ci fan dei concerti mica male..

Mi affretto lì alle 18 tutto contento di poter metter il mio nuovo costume nerodaverouomo chè alle 18 al Nido cì è la presentazione di un libro su Varga Imre, o almeno cosi capisco… Varga Imre è uno dei primi nomi che ho imparato a conoscere qui, un grande scultore, che in genere presento come il grande scultore dell’ultimo periodo del socialismo, ma anche di subito dopo.. che se camminavi in città le più grandi sculture pubbliche eran le sue.. forse la statua più bella del socialismo era sua quei soldati un po’ sfigati di alluminio  con sopra un uomo su un palco in una pietra nera che agita il cappello, per i 100 anni della nascita del capo della rivoluzione magiara di soviet del 19, o le tre donnine con l’ombrello nella piazza centrale di Obuda o semplicemente il grande salice piangente alle spalle della sinagoga…

Mi affretto nel mio nido, c’ero stato tanti anni fa per un concerto, qui nel ristorante ho poi visto, Italia agli europei 2008 in quella serata importante in cui presentavo agli amici di famiglia venuti a spiarmi la ragazza ottimo partito con cui stavo uscendo. Ma mai mi ero avventurato lì sopra le scale, quello che nn conosci ti mette in soggezione…

Il NIDO è un posto splendido, elegante, eleganti scalinate, mobili, lampadari d’epoca, carte da parati di gran pregio,  sale nascoste in vari angoli. c’è un retrobar di nuovo aperto, con poltrone in pelle nere molto socialiste e due busti di Munkacsi e Lechner di grandi scultori magiari che il NIDO tra fascismo e socialismo era il nido della federazione degli artisti. Le mie ricerche dicono che qui le donne non erano ammesse, solo lre mogli accompagnate.

E’ cosi bello e ben fatto che c’è da perdersi, nella sala accanto al caffè al primo piano c’è un  concerto per 4.5 astanti, mi passano davanti due coreane con un grosso trolley, le seguo sopra. Arrivo nella sala giusta, c’è una proiezione, un’intervista a Varga mre nel suo studio, unbel vecchietto alto e magro, saggio coi suoi baffetti bianchi e lo sguardo buono. il video è bello e a una a una riconosco le statue grandi e piccine, nel frattempo mi guardo attorno… l’età media è 93 anni, tutti agghindati come al ballo delle debuttanti, se ben ricordo chi organizza è il “circolo della Storia”. loro la storia l’hanno vista in diretta. Gli unici under 60 sono le due cinesine e i  due tecnici che spostano i microfoni.

Poi sale un vecchietto con una camicia rosso scuro e una giacca a righe e sorpresa sorpresa Varga Imre è qui. Domani compie 90 anni, un po’ curvo e si regge con un bastone, ma in fondo è in gran forma. E’ qui con gli amici di una vita. Lo accompagna un’80enne con un viso ancora carino e i capelli biondi ricci. Sorride anche lei. Nascosto, qualcuno legge una poesia che loda la vecchiaia come la più bella età perchè non pensi al futuro e hai perso i ricordi fa una gran tenerezza e forse non ha tutti i torti, un vero carpe diem… è il suo grande amico Juhasz Ferenc (che per chi nn lo conosce bene ha una pagina Wikipedia tradotta in 9 lingue.

ma è una festa di compleanno, e qui vuol dire un piccolo spettacolino, un po’ di musica da camera violino e orchestra in cui gli ungheresi sono maestri. il secondo pezzo sarà la danza romena di Bartok (delizioso, dice Mr. Varga..) poi l’intervista confidenziale con l’amante di una vita.. Fa piacere sentire una persona colta, ogni tanto capisci che uno per diventare qualcuno deve avere qualcosa dentro.. cita Benedetto Croce e il cinema polacco. il suo esame di latino. e qualche ricordo di una vita. qualche frase saggia. perchè non hai mai avuto discepoli, nn hai mai insegnato. sei un artista solitario..? ogni artista è solitario, c’è poco da fare. Insegnare l’ho fatto in Germania, alla prima lezione erano 18, il lunedi, il venerdì erano diventati 60, la settimana dopo l’aula ormai era troppo piccola, c’era ogni tipo di stupenti, da quelli appena diplomati all’accademia di Monaco a scultrici 60enni turche in borsa di studio.. Seguirli tutti bene e consigliarli era impossibile.

o di quando venne Kadar in persona nel so studio ocn la moglie, a vedere la statua di Santo Stefano che sarebbe finita nella cappella di noi ungheresi nientemeno che a San Pietro. Passarono tre minuti di silenzio. Ora so come sono lunghi tre minuti. poi fece. “E’ giusto. è questo il re di un popolo kobor – randagio – come il nostro…”

Poi la storia di come ha iniziato, l’avrà ripetuta cento volte, ma le cose che ripeti sempre son quelle che racconti meglio..

Aveva fatto il militare in aviazione e lavorava in fonderia (nella storica fonderia Ganz, lì ai piedi del Danubio.. quella da cui nacque la più grande industria ungherese. e lì su via dei Martiri (che ora è tornata a essere vale Margherita) ti incontra il suo prof. uno dalla memoria di ferro. ricordava ogni opera che aveva visto. Imre che fai qui? lavori? quanto ti manca al diploma all’istituto d’arte?. una settimana dopo gli squilla il telefono alle 6 del mattino. Vieni domani c’è un paese da rifondare…

E’ la volta di un’altro omaggio, una donna che si vede essersi divertita molto da giovane.. Tra le pieghe dice di avere 74 anni e scatta un caloroso applauso. E’ stata per 10 anni nella compagnia teatrale del Radnoti e ogni volta vedeva di fronte quel grande capolavoro della statua di Radnoti di Imre..

Le cinesine ne approfittano per andarsene e le seguo anch’io, che mi sembra di aver capito che c’era un biglietto da 2000 fiorini e sono entrato facendo finta di niente e poi ho qualcosa dentro. che nn riesco a esprimere. meglio farlo con una statua, di Varga Imre

 

 

scopri il NIDO di Varga Imre con uno dei tour guidati per le vie di Budapest conl’altra Budapest 

finale di regina

io sapevo solo che c’erano tanti concerti lì al parco del popolo, al Népliget, (ma quando ci arrivo, con grande fatica, perchè ci arrivo senza pagare il tram),  il parco del popolo è strapieno di tantissimi stand, una specie di majalis (la fiera-baraonda che si fa il primo maggio al Varosliget) c’è pure una ragazza con un boa enorme attorno al collo (giura che era enorme)pagliacci, Dart Veder, auto d’epoca socialista, gara delle magliette bagnate e almeno 3 palchi con musica dal vivo, manca solo berlusconi insomma.. 

Dopo tutta questa baraonda, stanco, di una stanchezza eterna, che mi fa pensare al senso della vita, mi trascino a prendere una lattina di sanissima birra Borsodi e mi piazzo sotto un albero, ben dietro gli stand, ma un po’ rialzato che si puo’ sentire per bene la voce rocker della cantante del gruppo che ho scelto di ascoltare..

nn so da quanto nn mi stendevo sotto un albero. dopo un par d’ore che faccio per andarmene vedo su un tavolo lungo delle scacchiere, ci metto un po’ a capire che è una simultanea,  dai su gioca che c’è posto, dai, si, è na campionessa che gioca contro tutti, ma dai che ti diverti.. sono stanco e ho attacchi di ansia dalla mattina, ma mi siedo, conl’orribile sensazione di trovare strano avere davanti una scacchiera con pezzi veri sotto un albero anziche giocare contro uno sconosciuto che ha solo un nome di comodo e nn so neanche da quale parte del mondo venga, guardando una scacchiera sullo schermo..

[ok, è il mondo che va così, quando hanno chiesto al numero uno delle liste FIDE, la federazione internazionle degli scacchi, insomma il più forte, un ragazzetto norvegese di 20 anni, Magnus Carlson, che scacchiera ha a casa, pare abbia risposto, si, devo averne una da qualche parte..]

insomma sono al parco, emozionato e con la testa troppo leggera per la birra. per di più la signora apre di donna, e io rispondo con la mia difesa indiana di re, che ha un certo fascino, ovvio, e di cui ho capito appieno i principi generali, occupare la diagonale scura, fare attaccare al centro per contrattaccare violentemente sul lato i re, ma che ha tantissima teoria che nn conosco assolutamente, e difatti la variante della signora, con un fianchetto anche lei, mi è ignota.

si possono fare due partite, finiscono per essere quasi uguali, alla fine cambiamo i pezzi, e vince il finale, sconfitte onorevoli in fondo, ma accanto a me un ragazzo che mi pare di conoscere la batte e la signora inizia a perdere colpi con altri due o tre che si trovavano a passare. la signora ha 83 anni, ha uno sguardo gentile ma deciso che fa molta Ungheria, si aggira in piedi tra i banchi, mentre noi siamo seduti. Strano in fondo che abbia ripetuto la stessa apertura contro di me, dico il fianchetto contro l’indiana di re, in genere variano per provare nuove cose o varianti insolite nel loro repertorio, contro umili dilettanti.

tra i ragazzi che fanno parte dell’organizzaizone c’è un DVD a 2 euro, un dokumentumfilm come si dice qua sulla signora, 83 anni, il risvolto di copertina dice che si chiama Sinka Brigitta, nata nell’Ungheria profonda, maestro di scacchi (una specie di titolo di elite nazionale) ha giocato anche contro grandi campioni come Korchnoi e Bobby Fischer (e Grimaldi ora).

passa uno un paio di volte da me, si stupisce come nn abbia vinto, eppure sembravo averla messa in difficoltà, poi vengo a sapere che la signora gioca queste simultanee lì al Nèpliget da un 8 ore buone e ne avrà ancora fino alle 21.30. a tutti dice dopo la partita, se vuoi puoi farne 2, vai a ritirare un ricordino, lì dai ragazzi, mentre completa lei stessa e firma il cartellino della partita.

quando la cerco su google, apprendo che la signora dopo aver giocato a livello professionistico per 50 anni, si è accorta di potersi far certificare 12000 partite di scacchi e vuole arrivare a 13000 con queste simultanee per entrare nel libro dei record.

in giorni in cui mi interrogo sul senso della vita, chissà se Brigitta abbia trovato la risposta o se stia concludendo la sua nel vortice di una passione, compulsiva come gli scacchi sanno essere piu di tante altre, che la fa stare 10 ore in piedi mentre dietro di lei inpazza un concerto metal (vero erano a 30 mt da noi scacchisti…)

FOTO: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.2137299666819.116558.1075926659

 

 

Quando ho incontrato Monicelli al Szimpla

[a ricordo di Mario Monicelli 1915-2010, gettatosi dal balcone della sua stanza d’ospeda all’età di 95 anni, con un cancro terminale alla prostata..] 

in un divertentissimo gioco che faccio con i miei amici ungheresi che desiderano imparare l’italiano ci chiediamo a turno se l’altro ha mai scritto una lettera d’amore, è mai andato a cavallo, ha mai perso il portafoglio.. uno spasso insomma..

la mia domana preferita è però: “hai mai conosciuto una persona famosa?”. E’ una domanda divertente, perchè in genere il mio simpatico interlocutore ci pensa, fa si con la testa e poi dice di aver visto per strada o nella metro un signor Tizio Caio Kovàcs Szaòo, che ovviamente a me nn dice assolutamente niente, mentre risulta essere un personaggio televisivo o un politico o un famoso giudice della Corte Suprema (solo uno mi ha fatto: “si certo, ne ho conosciuta una, mio fratello vive a Miami, una volta ho visto uscire da un negozio Sylvester Stallone.” ecco lui è una persona famosa..).

Se mi dicono “e tu?” io rispondo beh, si, ho conosciuto una volta una persona famosa, ho conosciuto proprio qui a Budapest, al Szimpla, (pausa tattica)….. Mario Monicelli..

L’ungherese si stringe nelle spalle, Mario Monicelli qui l’ungherese medio nn lo conosce, ma io mi sento in dovere di spiegargli chi è e di raccontare..

“…Ero povero e solo e vivevo di elemosina o di quello che i supermercati mettevano a metà prezzo perchè ormai quasi da buttare e passavo ore al Szimpla (un pub figo e famoso del VII distretto)  nelle ore di luce per sfruttare la connessione gratuita alla rete. Orbene era un sabato di fine novembre, ero ad uno di quei tavolini circolari accanto alle scale, su uno scrannetto, forse di buon umore. Di buon umore perchè se vedo entrare due coppie di signori, di cui ne conosco uno nn sono portato a distogliere lo sguardo ma a stringere la mano. Il mio conoscente è di mezza età, l’altra è una coppia di anziani, lui col basco di lana, lei schizzinosa.

Dovevamo parlare di qualcosa, non so, i vecchi si allontanano a curiosare per quel posto curioso che è il Szimpla per chi ci capita la prima volta… “Ma nn l’hai riconosciuto mi fa?” “Kicsoda?” [chi diavolo] faccio io. E’ Monicelli. uh aspetta che te lo presento..

Monicelli era un vecchietto, un signore di 92 anni, con dei peletti bianchi she spuntavano dalla pelata, un po’ sordo, dovevo alzare la voce, e tremolante che a fine Novembre fa un po’ freddino a Budapest lo sguardo vivo e intelligente, nn banale, come si vedeva in tv. Ma in queste situazioni è difficile nn essere banali, ci presentano, ovviamente io nn so dir niente mentre è lui che si informa su quello che faccio, mi fa i complimenti per vivere e lavorare a Budapest, riesco a salvarmi dicendo “grazie a Lei di tutto quello che ci ha dato”.

Poi con garbo si allontana e io mi sorbisco la sua compagna, che si vede che era una bella donna, ed ora è una signora un po’ snob con l’evve moscia che mi kviede se zi zarà kvalke konzerto là al Szzimpla.. La morale di quel giorno era che anche un grande come Monicelli anche a 92 anni doveva sorbirsi una rompiballe, come tutti noi…

Monicelli era Budapest per presentare il suo ultimo lungometraggio, al fesztival dei film italiani che si fa qui, e ha sempre avuto un rapporto preferenziale con Budapest, qui ha girato giovanissimo il suo primo lungometraggio, nel 34, i ragazzi della via Pàl, etc. o ad esempio una sera eravamo in un casermone di Pesterzsebet, tra italiani esuli, per cena, e poi si è messo Brancaleone, dove all’inizio arrivano i barbari, razziano il villaggio, staccano a morsi la testa ai pulcini, parlano una lingua incomprensibile.. “Hajrà!… Hajrà!!, Nincs kegyelem!..”

quei barbari parlavano ungherese.”

Ci mancherai anche qui a Budapest, maestro..

vota e fai votare

I have never voted in an US elections despite despite being a resident in the country for 50 ytears.

I’m called a resident alien and this suits me.

(Newscientist 2 Ottobre 2010, intervista ad Oliver Sachs)

[Quest’uomo nn ha bisogno di essere amato, Alessandro Grimaldi]

Appena tornato a fine agosto il mio primo pensiero è stata la cassetta della posta, ovvio, per fortuna sono arrivato giusto in tempo per pagare le bollette, sepolte da un mare di pubblicità. C’era pure una letterina, del comune, timbro ufficiale. Dentro c’era la cedula, la scheda elettorale, il comune con 2 mesi di anticipo mi dice che posso votare, già perchè io ho un lakcim, una specie di documento di domicilio, qui a Budapest, e chi ce l’ha può votare, almeno per le amministrazioni locali. Come voleva Fini in Italia. Il buon vecchio Fini, com’è popolare oggi.

Non ci ho pensato due volte, esprimere se stessi, il voto,democrazia, io che in fondo vivo qua e questi amministrano il mio quartiere, la città. Ma qualcuno nn ne voleva sapere.

Ero al telefono con uno scoiattolo che mi fa:

–          -Ma allora per chi voti?

–          -Per i ********, ovvio

–          -Ma davvero vuoi votare per loro?

–         – Beh io sono ********* e allora voto ********,

–           Ecco voi stranieri venite qua e poi vi fanno votare e votate male, contro i principi ungheresi, contro le tradizioni, che ne sapete voi..

Il risultato era scontato, ha vinto Fidesz, la destra conservatrice, il nuovo sindaco è Tarlos Istvan, l’ex sindaco del distretto di Obuda, ma questa è un’altra storia. La notizia è invece che nn è più sindaco Demsky, Demsky Gabor, l’uomo che ha governato Budapest dall’89 ad ora, da quando ci son le libere elezioni. Demsky è un biondino dall’aria trendy, il suo partito, l’SzDSz è virtulamente scomparso l’anno scorso, sepolto dagli scandali. Demsky è una specie di eroe, una figura mitica della politica ungheres.e. Tre settimane fa ero dentro gli archivi di radio Free Europe, la radio che da Monaco di Baviera registrava i media dei paesi socialisti e mandava un proprio giornale radio con le notizie vere che la gente captava di nascosto, come nei film. I suoi archivi son custoditi qui e quel giorno c’eran visite guidate per la settimana del patrimonio culturale mondiale. Il tizio che ci accompagna prende a caso le trascrizioni di due giornali radio di due giorni a caso del 62 e dell’ 82. Poi afferra anche una copia del gionale illegale, „carbonaro”, un samizad, che cricolavano illegalmente ovvio, tra le mani degli oppositori. L’editore era Demsky.

Nn so come cambierà Budapest, io spero nn molto, sono molte le cose che nn vanno ma spesso ci si affeziona proprio a queste. Nn so quanto farà meglio Tarlos e a pensar male spesso ci si azzecca. E poi in quanti nella storia hanno invocato cambiamenti radicali, sapendo che per far si che tutto cambi,..

Oggi nella vasca da bagno apro un libretto del mio scrittore preferito, Moldova, la copertina è orrenda, l’ho pagato 100 fiorini (35 centesimi), era in uno scatolone di cartone fuori da un antiquario. Moldova è uno scrittore molto prolifico, questo è il suo libro del 91. Il libro è quindi ambientato nel cambio di regime, subito dopo l’89, i protagonisti sono gli avventori di una kocsma, una bettola, uno pretende di essere il direttore del Vidampark, il parco di divertimenti accanto al circo stabile, a fianco del Varosliget, il grande parco municipale di Budapest e sbronzo dice gli importanti cambiamenti che ha fatto fare, ora che il comunismo è caduto: „Abbiamo cambiato il nome del Vidampark (parco dei divertimenti) tornando al vecchio Angolpark (parco inglese) e all’inaugurazione ho chiamato l’ambasciatore inglese e ho assicurato a tutta l’ambasciata un abbonamento a metà prezzo sul trenino fantasma. Ho rinnovato parte dei decori, ho fatto in modo che sul trenino nella caverna, nel tunnel si veda la luce dell’uscita, Oltre a questo il Twister ora girerà non verso sinistra, ma verso destra e bisognerà sempre andare verso destra per restare in piedi. Nel tiro al bersaglio le statuette di Lenin che prima erano premi, ora sono state messe al centro del bersaglio e se uno lo centra parte una musica che dice corso Lenin (il vecchio körút) se ti attraverso fino alla fine..

l’orrore, l’orrore

sono stato interessato solo ad una cosa in particolare, alla morte. Niente altro. Sono diventato un essere umano quando all’etá di 10 anni ho visto morire mio nonno, che a quel tempo era la persona che amavo piú di chiunque altro.Solo da allora sono stato un poeta, un artista, un pensatore. La grande differenza che divide i vivi dai morti, dal silenzio della morte, mi ha fatto capire che dovevo fare qualcosa. Ho iniziato a scrivere versi. … Per me, l’unica cosa che ho da dire  é che sto morendo. Non provo altro che sdegno e ribrezzo per quegli scrittori che hanno altre cose da dire: sui problemi sociali, le relazioni tra uomo e donna, le lotte razziali… Mi rovina lo stomaco pensare alla loro ristrettezza mentale. Che lavoro superficiale che fanno, una cosuccia, e ne vanno pure cosí fieri.”

(Kosztolány Dézsõ) dall’introduzione di Eszterhazi  all’edizione inglese di Skylark)

il mago di Ozd non puo resuscitare le persone care agli stranieri di Budapest

Sono uno straniero. Ieri sentivo alla radio un intervista a un’astronoma, lavora in Cile, all’osservatorio europeo sulle Ande, la intervistano perché a quanto pare quello dell’astronomo è un tipico lavoro notturno. Ne vien fuori che è andata in Cile la prima volta per finire la sua tesi di dottorato, ora è lì da 10 anni. “Quindi ormai è cilena”, fa la giornalista… “No, no, sono italiana”, ribatte lei, pronta.

Venerdì sera il cielo era scuro, era notte, ero al Grund, un locale estivo accanto alla casa natale di Molnar Ferenc, quello dei ragazzi della via Pal, ero con amiche magiare, un gruppo che appartiene alla prima categoria di comportamenti verso lo straniero. Da quelli di questa categoria mi sento sempre dire cose del tipo: “ah ma  che bravo, conosci i ragazzi della via Pàl, sai ordinare da solo al bar”. E’ un’amica di Ózd, città famosa qui in Ungheria, non per il mago, il Mago di Ozd, ma perché è un po’ come Domodossola, o Canicattì, una città quasi di confine, una delle poche città che inizia per Ó, con l’accento, ed ha un nome breve, come Rho, quelle città che nn ti scordi.. ed era una famosa città industriale ungherese, la Busto Arsizio magiara…. Al tavolo ci sono 6 ragazze, anche le altre sono a posto, ma io son contento che proprio lei sia la mia amica. Si festeggia una biondina che va in Italia 3 mesi. I tuoi cosa dicono? “mi raccomando, una ragazza carina e sola in Italia, sta attenta..” “Papà, mica vado a fare la cubista nei localetti..” “Quando torni?” “Non ho il biglietto di ritorno”, dice stupidina. Arriva un’altra, un po’ in carne, con un tipo taciturno, lei invece va a lavorare in Inghilterra. I tuoi cosa hanno detto? “Fuori dalle balle, finalmente”. Quando torni? Spero mai. Queste di chi va a far lo straniero sono storie normali qui in Ungheria come vedete..

Ieri era domenica, ho fatto una corsa per arrivare in tempo a Messa, a Buda, dove si dice Messa in italiano. Volevo far dire una messa per un parente di primo grado. Ce l’ho fatta. Quest’anno fanno 30 anni che è morto. Era il 1978, allora io avevo 3 anni. Me ne sono ricordato con il gadget “calendario” che compare grande, bianco e arancione, sul desktop di Vista, sul mio nuovo portatile. 

In seconda serata venerdì cambio posto, c’è una festa al Vittula, due ganzi, un americano col cappello al contrario un francese, cucinano una specie di pappone a base di zucca e lo offrono, lo chiamano food party.. Qui sono con un altro tipo di ungherese, molto raro in verità, quello che visto che riesco a esprimermi nel loro idioma, mi parla a una velocità degna di un rapper e con lo stesso uso di slang.

Io sono uno straniero e vengo da lontano, a me si può dire tutto. Mi presentano un tipo dall’aria simpatica e sveglia, con un giubbino nero.  Studia economia. Dopo un po’ mi fa: mio padre è uno stronzo, la mia famiglia è ricca, i miei genitori sono divisi, mia sorella sta con mio padre, è come lui. Sai mio padre ha reso infelice mia madre, lei è avvocato e vive a Budapest. Mio padre ha una serie di fabbriche di scarpe, nell’est del paese, per questo io studio economia. E’ uno stronzo, ma è la mia famiglia, il mio destino, non posso sfuggirgli.

A uno straniero puoi mostrare anche il cuore..

 

Arcsil Szulakauri

Quando mi trovo al bar di Angelo, ho una mezz’oretta libera e un velo di tristezza nel cuore, mi ritrovo a ad andarmene quasi senza accorgermene verso la vicina Nyugati, la stazione orientale, e scendere le scale verso la metropolitana.  In ungherese si dice aluljaro, sottopassaggio, che qui collega la metro e la stazione, mi turo il naso e scendo. In genere vado dritto in fondo. Proprio di fronte all’ingresso del Westend, l’enorme centro commerciale dove l’italiano in vacanza si fa un giro a caccia di plazacica (gattine da centro commerciale) c’è uno che vende libri a basso prezzo e io mi dirigo proprio lì.

Il negozio di libri avrebbe anche  un piccolo stand dove si vendono romanzetti rosa o thriller storici come le edicole, ma il pezzo forte sono 2 grandi casse in compensato, più alte che larghe, dipinte in nero in cui butta libri di seconda mano. Tutto a 100 fiorini, 40 centesimi di euro. Il lavoro del titolare è giusto quello di riempirlo ogni tanto quando è arrivato quasi a metà e incassare 100 fiorini al pezzo. C’è sempre qualche curioso che rovista nel mucchio, per il semplice fatto che ci puoi trovare qualcosa di buono. E’ qui che mi sono fatto un’intera libreria di libri di lingua, tedesco, francese, russo ovviamente, libri di viaggio, qualche classico della letteratura ungara, anche un libro di barzellette ebraiche, che tengo sulla scrivania a Bari:

la battuta che ricordo meglio è “rabbino posso fumare mentre leggo la Torah! – certo che no, è peccato. Rabbino posso leggere la Torah mentre fumo? Certo, è bene leggere la Torah in qualsiasi occasione.”

oppure c’è questa: “Il commerciante Guld in treno. Un altro passeggero gli fa: Perché viaggia senza sua moglie? Ma, risponde lui, è buona norma non portare mai con sé troppe cose inutili che puoi trovare anche durante il viaggio, al bisogno..”

  Il momento migliore è ovviamente quando l’ha appena riempito, e i pezzi migliori sono ancora disponibili, mentre in fondo restano sempre gli atti di qualche congresso medico romeno e “perché il calcio ungherese è malato” dell’88, stampato evidentemente in un numero enorme di copie allora, perché lo ritrovo sempre, ma sempre attuale dato il recente MTK-Fenerbache 0-5 delle qualificazioni per la champions league. Ci vuole anche una certa tecnica, che i più esperti mostrano di padroneggiare,si scava sempre in una direzione ammonticchiando in un angolo uno sull’altro secondo una torre perfetta i libri che via via non interessano. In genere le casse hanno dunque un buco al centro e i libri ordinatamente messi uno sull’altro lungo i lati. Accanto c’è uno dei posti dove la budapest proletaria piazza un panchetto e una scacchiera e giocano ore intere.

Chi non ne vuole sapere della polvere ripiega sull’Antikvarium “Eiffel” a metà strada tra il Westend e la metro, accanto alla kocsma (bettola) dell’aluljarò, che da poco si è un po’ aggiustata. Questo è un vero Antikvarium, ha i libri di seconda mano sugli scaffali secondo la sezione letteratura e le altre sezioni,sport, giardinaggio, etc.  ma ha all’ingresso due bei banconi con libri a 100 forini. La scelta è limitata, ma alle volte può dirti bene e non c’è polvere. Qui ho scoperto Moldova Gyorgy. Il secondo bancone però è stato da poco alzato di tono, i libri sono di qualità media migliore, ma costano 200 o 300 fiorini. Ma a luglio, ho notato una scatola di cartone, a terra, fuori dal negozio, con una scritta a penna 50 fiorini. Dentro qualche numero della “Modern Konyvtàr” la “biblioteca moderna” le edizioni economiche di stato dei bei tempi, per la verità abbastanza eleganti nel loro stile asciutto, ogni numero con la copertina monocromatica, una banda nera al centro, una citazione. La biblioteca moderna comprendeva, a quanto mi par di vedere, quasi solo scrittori dei paesi fratelli del patto di Varsavia e dintorni, tutti nomi che a me non dicon niente e che magari mai son stati tradotti in italiano. finisco per sceglierne 3 o 4: Lojze Kovacic (il retro dice scrittore sloveno nato in Germania…); Wiktor Woroszylski (polacco), Arcsil Szulakauri. Magari fra questi c’era il nuovo Hemingway, ma è nato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Magari l’ultimo, Arcsil. Arcsil Szulakauri è georgiano, e quindi ora di grande attualità e appena è scoppiata la guerra ho provato a leggiucchiarlo per rinfrescare le mie conoscenze di letteratura georgiana del novecento (chi cazzo sarà). Il suo libro è ambientato a Mtacminda (la nuova Macondo?), ai piedi di Tibisli, il protagonista Dato Maramidze è un adolescente, esce con gli amici, ha tanti sogni, guarda i grandi per capire come affrontare il mondo. Mirian è suo fratello maggiore, un bravo ragazzo, è andato in guerra contro i tedeschi, lo avevan dato per morto, invece era in un campo di prigionia. E’ stato anche a Magadan. Mirian ora è tornato a casa, è sempre il bravo ragazzo di sempre come se lo ricordan tutti, ma un po’ chiuso e isolato, come chi è stato tanto tempo all’estero e ha tante esperienze che non può dividere con nessuno..

Ho scritto la trama in questo modo, vuol dire che è un buon libro, vuol dire che il buon Arcsil scrive bene e non è mai banale, se l’arte è tale quando racchiude più livelli interpretativi, questo è il mio, quello di un espatriate italiano a Budapest. Il libro si chiama “il pesce rosso”, non so come andrà a finire, come la vita, l’amore, come la guerra, che sappiamo com’è finita ma che ne sarà di NATO, Georgia, Ossezia e Abkazia nei prossimi mesi mica lo sappiamo ancora..

 

Szzenes Hannah

 

In, Talk Radio il grande Eric Bogossian (attore, scrittore, autore statunitense di radici armene ed ebraiche) è il conduttore di un filo diretto con gli ascoltatori, senza filtri. Lui ha una parlantina incredibile, ma  all’ennesima invettiva antisemita e fascistoide si blocca e fa: “Ci siamo un po’ fermati”. Esce dalla radio e nel parcheggio uno lo ammazza. Il film finisce così.

Anche il blog si è fermato, ma io sono ancora vivo. E si che avevo tante cose da dire, fatti grandi e piccoli, sfilate paranaziste per le strade, tanto buon Vittula, nuove scoperte e invenzioni, e pure stretta di mano con Monicelli Mario, dViareggio 1915. Ho avuto da fare, da lavorare e da correre su e giù. Pian piano finirò a raccontare la ricerca della casa, ma la buona notizia intanto è che non son finito sotto l’Arpad hid, ma a 10 minuti dal mio vecchio indirizzo, sempre nel mio amato VII distretto. L’indirizzo dice Josika utca (via Giuseppina) ma l’edificio si affaccia in verità su una piccola piazza intitolata a Szenes Hannah. La piazza è triangolare, all’angolo con via Rosa, ed ha al centro una brutta fontana dei bei tempi della repubblica popolare, con sul bordo una dedica alla libertà del popolo, in mezzo una statua in bronzo di un giovane che infilza con una lancia una grossa serpe (e somiglia incredibilmente a una statua di Torre a mare frazione di Bari; ma qui il muto autore non si è ispirato all’ex sindaco di Bari Simeone per il soggetto). Chi mi viene a trovare gradisce la mia casina, ma anche la piazza, gli alberi, i mattoni rossi, il silenzio tra gli scuri palazzi di Pest.

Mi fa però Balint: chi sarà Szenes Hanna? Ma, sicuramente sarà stata un’ebrea si risponde, questo quartiere era tutto ebraico un tempo (e il nome è stranuccio, da ebrei magiarizzati n.d.r.); d ove abitava lui, qua dietro, c’eran le stelle di Davide. Infatti qualche giorno dopo mi manda un link: Szenes Hannah, poetessa ungherese di origine ebraica. Come Kertèsz Imre, premio Nobel per la letteratura 2001, come Molnar Ferenc, quello dei ragazzi della via Pàl, il romanzo ungherese più noto all’estero, ma forse non troppo ungherese, non veramente ungherese. Hannah è morta nel ’44 a 23 anni. Non dovevano essere tempi allegri, commentiamo. Il mio Josika invece era uno dei generali della rivolta antiasburgo del 1848, come Damjanich.

Curiosando tra i recenti numeri dell’Herald Tribune oggi però’ mi imbatto e traggo coraggio per riprendere da qui il blog in: “Memoriale di eroe dell’olocausto commemorato in Israele

Il memoriale di Hannah Szenes, ebrea ungherese, catturata e uccisa dai nazisti nell’Europa occupata, è stato trasferito di fronte alla sua vecchia abitazione in un Kibbutz, di fronte al mare, a 60 anni dalla sua morte. La giovane Szenes nel ’39 emigrò in Palestina (illegalmente, il mandato Britannico, scoraggiava l’immigrazione) e si legò a un kibbutz nel nord del paese. Aderì poi alla formazione clandestina sionista Haganah, e fu inviata nella Yugoslavia occupata e da lì nella sua Ungheria per aiutare chi era rimasto. Era il 1944, Hitler aveva rovesciato il maresciallo Horty (il Mussolini ungherese) ed aveva instaurato un suo governo fantoccio. Per gli ebrei fino ad allora relativamente risparmiati (solo negazione dei più elementari diritti e stelle di Davide al braccio), erano iniziate le deportazioni verso i campi di sterminio.

.Fu catturata mentre cercava di attaversare la frontiera e giustiziata in un carcere di Budapest il 7 Nov. 1944. Aveva 23 anni. 550.000 degli 800.000 Ebrei che vivevano in Ungheria furono uccisi durante l’Olocausto. Dopo la guerra la sua salma fu portata in Israele, nel cimitero del monte Herzl, accanto ai leader politici e militari israeliani. Szenes è conosciuta in Israele per la sua opera poetica che riflette i valori della vita nei kibbutz. La sua ultima lirica, trovata nella cella dove fu rinchiusa nei suoi ultimi giorni si conclude con i versi: “Ho scommesso su quello a cui tenevo di più. Ho tirato i dadi. Ho perso.”

La prossima volta attraverserò la piazzetta più fiero.

E cercherò di scommettere sul 7. E’ meglio

Dante: Bari, Ungheria

Io sono di Bari e il centro storico di Bari prende il nome di Barivecchia. Ma non è tutto qui. Barivecchia è una città nella città, il mare nell’aria, il vento nei vicoli, strade e pavimentazione, toponomastica, gente diversa, con mestieri e modi di fare diversi dagli altri baresi e che parlano pure un altra lingua, a Barivecchia il dialetto barese è più chiuso, più antico.

La domenica, lunedi’ e martedi’ a Bari arrivano le navi da crociera, e allora mi posso confondere con i turisti che se ne vanno in giro per i vicoli di Barivecchia e avere gli occhi curiosi e un libricino per scoprire questa città dentro la città in cui sono nato.

Alla fine dei miei giri mi siedo sulle panchine del lungomare, fuori la porta di San Nicola, a vedere i pescatori arricciare i polpi e a sfogliare meglio il libricino. Nelle pagine finali c’è un po’ di etimologia delle strade, e dei cognomi, il mio cognome è di origine longobarda, proprio cosi’, come il re Grimoaldo. Ma a Bari ci son cognomi greci, albanesi (Bux), bizantini e germanici, latini ed arabi.

Nell’introduzione invece c’è una citazione di Federico di Svevia: “barensis gens infida” e quindi attenti all’autore del blog quando vi propone un affare.

Subito dopo appare una citazione di Bari udite udite dalla Divina Commedia di Alighieri Dante. Paradiso VII canto (61-64). Tutto contento a casa apro i tomi della Divina Commedia finemente rilegata che la mia mamma comprò quando ero bambino: Dante sta parlando con Carlo Martello, della dinastia degli Angioini, e per delimitare il suo regno (non quello di Dante, ma quello di Carlo):

e quel corno d’Ausonia che s’imborga
di Bari, di Gaeta e di Catona
da ove Tronto e Verde in mare sgorga.

Per abitudine leggo anche la terzina successiva, ohibò dopo Bari compare l’Ungheria, proprio quella:

” e quel corno d’Ausonia che s’imborga
di Bari, di Gaeta e di Catona
da ove Tronto e Verde in mare sgorga.

Fulgiemi già in fronte la corona
di quella terra che il Danubio riga
poi che le ripe tedesche abbandona.

le terre del Danubio dopo la Germania non possono essere altro che le terre dei magiari. E Dante le cita subito dopo Bari. Uh. Se non è destino questo..

P.S. Dante è Dante Alighieri: (Firenze 1265 – Ravenna 1321) ma Budapest c’è un Dante importante Arnaldo Dante Marianiacci, il direttore del nostro istituto di cultura italiano a Budapest

 

Sing a song

“Quattro giorni in casa. Mi rafforza. Quando esco la prima persona che incrocio mi diminuisce del 50%.” (Charles Bukowski)

Giorni fa uno in un pub mi fa “Sei italiano?, allora canta una canzone, Dai canta”. con cattiveria.

E’ in questi momenti che mi sento straniero, e so che l’uomo è cattivo anche in Ungheria. Del resto non sono mica come leggevo, credo da Roth: “Era giovane, credeva che tutti dovessero essere buoni con lui”

Il blog parla sempre più di buoni libri e di Vittula, la mia Budapest ora è questa. Al Vittula io sono quello che legge un libro e fuma un sigaro. “Alessandro, posso mettere la scatola vuota di Garibaldi (i più economici sigari toscani) qui sulla mensola tra le bottiglie  dietro il banco? Per il Vittula. ”mi hanno fatto giorni fa. “Zsolt, è un onore” rispondo.

L’altra volta al Vittula, in un libro già citato nelle pagine precedenti, ho colto forse il più grande contributo dell’Ungheria alla letteratura del 900 e prontamente ve ne faccio partecipi.

Era sabato, il venerdì sera avevo dato troppo e allora al sabato qualcosa di tranquillo, vado lì per una birra, saranno le 20.30. Sorpresa sorpresa il Vittula è quasi vuoto. Il Vittula è così. E’ estate e van di moda i posti all’aperto e poi gli affezionati lo popolano durante la settimana, come casa propria, magari tutti i giorni, ma il sabato è un giorno diverso. I fighetti e gli studentelli da finesettimana da Sballo, non se la fanno qui, magari vengon dopo le 4, quando tutto l’altro tace. Alle 21.30 viene un ragazzo a prendere un caffè, poi va in bagno, anzi no, si informa e poi si sciacqua le mani e beve dal rubinetto dietro al bancone.

C’è da premettere che uno dei nomi facili da ricordare a Budapest è Semmelweis, medico, dell’800, nato a Buda (al Taban), studi a Pest, diventa dottore, uno dei grandi della storia della medicina. A lui è dedicata la Facoltà di Medicina di Budapest. La biblioteca della suddetta facoltà ha una fama particolare, lì era direttore fino all’89 Antall Jozsef, primo ministro ungherese delle libere elezioni post comunismo.

Dunque, io Stavo leggendo qualcosa su Celine, Louis Ferdinand Celine, uno dei geni letterari del secolo passato, volontario nella prima guerra mondiale, disertore, medico, avviato ad una fulgida carriera universitaria e fidanzato con la figlia del rettore, all’improvviso lascia tutto, va in Africa, torna a Parigi a vivere di poco e visitare gratis i poveri della periferia, grande scrittore, la sua grandezza è nell’aver capito a fondo il genere umano da restarne disgustato e odiarlo, si colluse col nazismo (nessuno è santo).

Leggo dunque che Celine fece la tesi di dottorato su Semmelweis. Semmelweis scoprì che le numerose morti post parto del tempo, potevano essere drasticamente ridotte giusto se i dottori si lavavano meglio le mani. Un po’ più a fondo dopo le autopsie. I morti calarono per l’appunto. Grande fama. Poi i colleghi invidiosi e cattivi fecero combutta, lo calunniarono e perse il posto e la reputazione..* Il mondo è cattivo. E gli uomini sono bestie” capì Celine, grazie a un medico ungherese.

 

* solo anni dopo arrivo’ Pasteur a parlare di germi. Il Topexan ancora non esisteva.

Musica, Maestro

Vicino al mio vecchio (e odiato) luogo di lavoro, una volta fecero fermare il pullmino aziendale in uno spiazzo sulla strada, c’era uno che vendeva le fragole e più in là una roulotte abbandonata e la scritta Uvegtigris (tigre di vetro). Allora scendemmo tutti e facemmo foto ricordo. E’ quella una reliquia del recente cult movie ungherese Uvegtigris, una specie di “The van” dell’irlandese Frears in salsa magiara, cioè una commedia allegra e amara su due disoccupati che si inventano un chioschetto di birra e langos (tipica pastella strafritta).

Nel mio vecchio (e odiato) luogo di lavoro c’era poi un intervallo di metà mattina di 15 minuti annunciato da una melodia semplice e figa che avevo già sentito ma nn ricordavo dove. Poi 2 mesi fa un collega mi ha dato un CD con programma carino e già che c’era spazio qualche mp3. Il collega magiaro di 50 anni coi baffi ci ha inserito Beethoven, Mozart, tanta classica, un’operetta e almeno 20brani di Ennio Morricone, il grande maestro autore di celeberrime colonne sonore, anche qui molto amato. E tra i brani riconosco quella melodia: che è il tema principale di “Mission”. Per questo film Morricone ebbe la nomination all’Oscar ma non vinse. Ierinotte invece ha avuto un sacrosanto Oscar alla carriera, in una serata in cui han finalmente anche premiato uno dei più grandi registi viventi, l’italo americano (di Little Italy), il gran maestro Martin Scorsese.

L’Ungheria invece ha tifato ieri per Toth Geza, in gara per il miglior film di animazione con il suo “Maestro”, un pinguino tenore in camerino, lui sa solo cantare mentre un un braccio meccanico lo lava, lo veste e lo trucca e lo butta fuori sul palco. Inquietante. Il punto di vista, la telecamera se ce ne fosse una, gli gira attorno ad ogni scoccar di secondo dell’orologio.

Invece ha vinto un film canadese e la gente che ha visto la diretta al Merlin, il teatro in lingua inglese di Budapest e centro culturale, era triste, qualcuno anche in lacrime. E pensare che “Maestro” è un fim in 3D, dicono, mente qull’altro che ha vinto, è un film di animazione normale.

Maestro non è un caso isolato, nell’80 vinse l’Oscar per il miglior film di animazione “a lègy” (tradotto: la mosca), che si puo’ vedere su youtube qui, peccato che la mosca negli anni 80 è anche il titolo di qualcosa di ancor più famoso e inquietante, di un capolavoro del Maestro David Cronenberg..

che sfortuna questi magiari

si accendono e brillano gli alberi di Natale

Su uno degli ultimi tram presi nel 2006 (metaforicamente  e non) ricordo in una zona periferica un tale dall’aria malandata che sale  a bordo con un enorme abete avvolto da una reticella..

E anche oggi  camminando per le scure strade di Pest il passante attento nota qua e là piccoli alberelli stavolta in terra sul marciapiede, che quasi ci cadi sopra se nn ci stai attento e ci fai caso e ti sorprendi, in un paese in cui se butti un mozzicone di sigaretta per terra ti guardan male..

E anche in uno dei primi (e  pochi) film ungheresi recenti visti a cinema, (“Palmi bianchi” di Hajdu), in una scena retrò ambientata agli inizi anni 80, il protagonista 12enne mentre va a lezione di ginnastica artistica, tutto imbacuccato, cammina tra i casermoni di Debrecen deve evitare tanti alberi di Natale buttati per strada ed uno che quasi gli piove in testa, buttato da una finestra. Che son pure i ricordi ricordi di infanzia finecomunista che mi raccontava uno pseudoamico ungherese mesi fa.

Ex compagni extraeuropei, io uomo del sud vi dico: convertitevi al presepe, dove si rimetton le statuine nello scatolone, le montagne di cartapesta, finiscono nel cestino e il laghetto del villaggio torna ad essere uno specchio da borsetta.