il cacciatore

il cacciatore - Kovacs Zoltan

Domenica, ore 13.30, l’ora che ho scelto per uscire di casa e andare a far la spesa al supermercato, che qui nom c’è nessuna distanza obbligatoria, nessun a fila col carrello in mano, l’ungheria è un paese sicuro e il male nn ci colpirà, ma io sono italiano e so come vanno le cose e allora ho scelto domenica 13.30, quest’ora che son tutti a tavola o, o niente (un tempo scrivevo o in campagna dai nonni, no, i nonni meglio che nn vedano i nipotini ora). Qui cmq ci sono ancora 10 gradi di massima, se esco con cappottino lungo, sciarpa a coprire il volto tipo tempesta di neve e guanti passo quasi inosservato, ho detto quasi).

Ma il supermercato è chiuso, nessuna ordinanza, c‘è un cartello, oggi è 15 marzo, festa nazionale ungherese, si ricordano i moti del 1848, contro gli asburgo, in genere è un gran bagno di folla, di comizi politici di ogni ordine e grado dall’ultradestra alla sinitra che sogna, al leader viktor, ma oggi nn si fa niente ovviamente, per nn seguire l’esempio della spagna che festeggia l’8 marzo ed poi una settimana dopo si ritrova con 2000 casi al giorno. Vuota allora la scalinata del Museo Nazionale, dove in genere un coro di bambini ricorda l’eterno poeta Petofi che legge la lirica Alzati in piedi, o magiaro, ma in TV vediamo cmq a ripetizione i soldati ungari che marciano compatti per l’alzabandiera davanti al Parlamento con presidente della camera e presidente della repubblica solenni che avanzan, non mano nella mano ma a 5 cm l’uno dall’altro si. Orban invece se ne è andato in Serbia, ai microfoni dice per assicurarsi che gli amici dei balcani nn facciano arrivare italiani e migranti, ma ungheresi si.

Alla conferenza stampa quotidiana oggi nn c’è la zia Cecilia e accanto al militare pieno di medaglie si presenta il sottosegretario alla presidenza del consiglio Zoltan Kovacs, quello sicuro di  se e della linea orban che parla alla CNN, responsabile comunicazione internazionale. In giacca di camoscio e sottopetto manco tornasse da una battuta di caccia tra i boschi del Vermont, è in un visibile stato di agitazione, attacca i giornalisti, arrogante e aggressivo ben lontano dal ruolo rassicurante che dovrebbe avere un politico vero in questo frangente.si potrebbe pure esser giocato la carriera

Vuol dire che l’Ungheria è messa male e io inizio ad avere paura.

I numeri sono ancora bassi, 32 infetti, oggi il primo morto (“è morto un nostro compatriota” annuncia Zoli), ma intanto tutti anche restando ai paesi qua vicino Slovacchia, Polonia, Austria, han chiuso i confini, i negozi e la vita sociale. Qui ancora la gente fa tutte le cose che avrebbe fatto l’anno scorso di questi tempi.

Mi aspettavo un discorso importante da statista di Orban oggi, festa nazionale, ma niente. Mi rifaccio la sera con Burioni, Gualtieri, Borrielli, Sacco. L’Italia mi manca.

 

Coronavirus East

Ti aspetti di stare come in vacanza con molto tempo per te, un buon libro, e cucinare in tranquillità rispettando i tempi giusti, e magari un buon film la sera scaccolandoti e stropicciandoti gli occhi quando arriva il sonno ma vuoi vedere come va a finire invece ti trovi sempre alla scrivania con un’ansia crescente ad aggiornare sempre i tuoi siti preferiti tra cui c’è anche quello del bollettino di guerra morte e feriti e dispersi del coronavirus (link) a leggere di mortalità cinque volte quella normale in città come Bergamo, a cercare sempre gli aggiornamenti dai siti dei tuoi due paesi, con appunti fissi attorno alle due per la “ Tribù Operativa” la traduzione letterale della Operativ Torzs, una specie di Squadra speciale, che sembra uscita da un film di Franco e ciccio, uno in divisa militare dura con tante medagliette pelato al punto giusto e la zia Cecilia, Cecilia Muller, una simpatica signora di mezzetà con gli occhiali con la catenina, la messa in piega. Sarebbe l’ufficiale militare in capo ma “sembra una cassiera del Lidl” mi ha fatto Robert, un amico infettivologo che ha lavorato come sulla ricerca contro l ‘AIDS; un altro virus, una che ha fatto carriera con la fedeltà politica insomma. Poi arrivano i nostri con il loro bollettino di guerra, morti, feriti, dispersi, le rassicurazioni va tutto bene mantenete la calma.. oggi in realtà c’erano solo due militari, e han risposto a domande sul virus. Come nei film americani quando scoppia l’epidemia e la situazione la prendono in mano quelli del Pentagono e lo scienziato che vorrebbe dire la verità ma gli viene tappata la bocca. la sala stampa è quasi deserta tranne solo qualche giovane volenteroso.

in realtà oggi ha parlato Orban, ha cambiato a 360°C la sua posizione in 12 ore e nessuno se ne è accorto, ha parlato al suo classico colloquio alla radio del venerdi mattina e ha detto a parte cche il virus lo portano gli stranieri puzzoni, che “segue le mosse degli altri paesi” ma le scuile rimangono aperte (i bambini si ocntagiano e poi chi st aa casa con i bambini, i nonni!) e poi nn si puo perdere l’anno soclastico e cmq i professori nn saranno pagati se si blocca tutto.

poi però una classe nel liceo buono buono quello di mattoni rossi, il Toldi sotto il castello di Buda, viene mandata a casa perchè arriva la notizia che la madre di un ragazzo ha il virus conclamato, poi il preside di un piccolo paese sopra il Balaton, Tapolca, decide di mandare tutti a casa, epricolo, chissenefrega delle regole che sono cosi. Alle 8.30 passa la notiza alle 9.15 il presidente parla alla nazione, sul suo account facebook ( che ovviamente si blocca) ma poi eccolo in differita facebook orban in maniche di camicia bianca dietro una scrivania nn da parata che parla di una giornata pesanta, snocciola 10 gruppi operativi formatisi, annuncia la chiusura delle scuole (la forza di orban  è anche in questo italianissimo pragmatismo, sa adattarsi alle cirocstanza, tornar eindietro e prendere l’asltra strada senza mostrare debolezza e indecisione), si procede a distanza con aiuti elettronici (come dappertutto ornai in europa), chi nn ce li ha puo sempre andare a scuola e usare i computer della scuola  inarca le sopracciglie, si, si formeranno piccoli gruppi.

Kurz ha parlato all 14, i nostri Borrelli alle 18, Trump alle 17, ieri ho visto Boris Johnson, la lotta al virus dal divano di casa è dura. Quando ha ventun anni mi tagliai i capelli lunghi (mi arrivavano alle spalle, nn ero un metallaro, è che i barbieri mi facevano tanta paura) capii cosa davvero le persone pensavano di me da come reagirono la taglio che avevo dato alla mia vita, oggi vediamo come i popoli della terra reagiscono all’arrivo di una epidemia per cui nn abbiamo cure e sembra una barzelletta; l’italiano disubbidisce, ama la famiglia e canta, l’inglese pensa alla borsa, gli americani nn sanno cos’è la sanità pubblica, l’austria parla dell’italia, gli ungheresi… gli ungheresi sono dei pochissimi paesi che classifica ancora i malati secondo la nazionalità.. lo immaginereste in italia? Abbiamo 2100 contagiti italiani, 34 senegalesi, 23 bengalesi, 5 albanesi…. ecco forse lo avrebbe fatto il governo salvini ministro dell’interno.

primo giorno delle leggi speciali

Pronto zia? mi senti?”
…no mi dispiace ma non riesco proprio a venire in Italia questo mese, hai sentito il TG vero?

Mia zia ha 83 anni, resta sempre in casa, sul letto e nn è che sta tanto bene. E’ sola, ha la badante. In TV vede Beautiful e la novena da Lourdes in italiano su TV2000.

C’è un virus, in tutto il mondo, ma specialmente in Italia, hanno bloccato i voli. Si, non ci sono i voli, oggi hanno chiuso pure il confine. No, nn ti preoccupare, tu stai in casa, ma io purtroppo nn posso venire.” provate voi dirmi cosa dire a mia zia per spiegarle cosa cavolo è successo nelle ultime settimane.

Io sono italiano e sono chiuso in casa o quasi, essi che la mia attività si svolgerebbe tutta con gli italiani che vengon qua a Budapest, quindi meglio in ritiro. E poi voglio far squadra, sentirmi italiano, la mia nazione soffre in casa davanti a un buon libro e io qui a far la vita normale. Si, qui si fa una vita normale e solo oggi sono arrivati i messaggi sui telefonini per avvisare di guardare la TV.

……………………….

In TV il portavoce Gergely Gulyas che annunciava la “situazione d’emergenza”, una sorta di leggi speciali, orban nella costituzione nuova che si è scritto nel 2012, finora utilizzate solo per l’alluvione del Danubio in certe regioni, mai in tutto il paese. La ricetta ungherese è eventi al coperto sopra i 100 attendenti e al all’aperto sopra i 500 vietati, quindi cinema, teatri, concerti, sport, grandi pub. Domanda dai giornalisti e i piccoli teatri? Risposta li non corrono pericolo. università chiuse e scuole aperte, domanda dei giornalisti: i bambini? Risposta: Loro non cororno pericolo, mica si ammalano. “E poi nn conosco un bambino che resta a casa se non c’è scuola”. Almeno noi abbiamo la compiacenza di dire e i figli a chi li lascio? Se nn ho un bonus baby sitter o un’assistenza sociale all’inglese. Le università invece sono un ricettacolo di stranieri e terroristi internazionali. Le lezioni proseguiranno a distanza. Entro venerdi svuotati tutti i collegi universitari. Finora gli untori son stati gli iraniani, pericolosi studenti di medicina iraniani. 8 su 12 degli infetti sul territorio. La politica di orban funziona benissimo, lo straniero ha portato il male da molto lontano. È pure della nazione giusta, meglio mantenere buoni rapporti col gigante cinese e con i simpatici italiani, ma gli iraniani? Stiamo scherzando. Intanto i confini a occidente son belli e sigillati, niente bus, treni, aerei con Croazia, Slovenia ed Austria, controlli rigorosi ai confini. Dall’italia non può arrivare nessuno.

Esco a fare un giro, la app dice 20 gradi, fuori è primavera, son tutti a mezzemaniche mentre io sto con un cappottone tipo perverso. In strada c’è tantissima gente: gente che guardo poco il telegiornale, gente che si deve muovere cmq per lavoro, ma nella trafficatissima via del re, c’è chi legge fuori dalla birreria e chi porta a passeggio il bebè. io faccio strade laterali, (oh, il tratto basso della mia via Josika, quanto ti ho denigrato perchè eri e sei davvero brutto, ma ora mi torni utile che qui sicuro nn c’è nessuno) cammino in mezzo alla strada, perdo tempo sulle strisce ed un automobilista mi grida: ” ma che hai il coronavirus”?” ,vado sul marciapiede sotto il sole cocente di Marzo a Budapest, perchè controsole e ne incontro di meno di persone, ma la sfiga vuole che mi capita pure di incontrare qualcuno, ecco di lontano in bicicletta, Clay, il mio diciamo amico mezzo Scozzese mezzo americano. Ci salutiamo col gomito, è lui porgermelo, stiamo alla distanza di un paio di metri, che poi ho il sospetto che cosi distanti per parlare o ascoltare dobbiamo sforzarci e le microparticelle di saliva partono con più abbrivio.. parliamo del piu e del meno, ovvero di coronavirus e leggi speciali. Il figlio ha avuto la febbre, si, c’è stata anche l’influenza normale, tremenda, in questi giorni. Son contento di stare a due metri da lui. Il saluto dell’arrivederci ce lo diam di lontano menza neanche toccare i gomiti dei cappotti..

Olandese scappa davanti ai dottori, ovvero il paese dell’innocenza

Ho molto tempo libero, si sa in questi giorni è difficile lavorare. E poi io la prendo con filosofia, sono giorni in cui puoi prenderti un po’ di tempo per te stesso, la mattina la prima cosa che ho fatto è stata fare una lista di tutte quelle cose che davvero significano qualcosa per te e vorresti tanto fare ma per cui nn hai mai tempo, un po’ come se fosse il 31 dicembre, tipo quella di scrivere di più sul blog.

è un sabato mattina, ieri ha piovuto quasi sempre e dati i tempi difficili me ne sono stato tutto il giorno a casa provando a leggere piu che potevo libri su tutti i virus che abbiam preso dagli animali n posti assurdi del globo come foreste del borneo e zone umide tra Congo e Zaire, studiati da scienziati che hanno la passione di malattie infettive superletali e dissezioni di animali selvatici. Un libro meraviglioso, solo che son 500 pagine, per ora ho letto di Hendra, Ebola, malaria, SARS, e sono a metà aviaria.

Oggi invece c’è il sole e c’è vento e Budapest ai tempi del coronavirus sembra un po’ l’Italia di un mese fa, innocente, il mercato del sabato è piena di massaie sorridenti che fan la spesa, la gente affolla gli stadi, il virus è una cosa strana che miete vititme solo lontano da qui, i contagiati qui sul suolo patrio si contano sulle dita di una mano e sono stranieri stranierissimi, come i tre cinesi ricoverati a Roma, unici contagiati in italia per quasi tutto febbraio.. qui sono iraniani, studenti universitari (Budapest ha una buona tradizione di figli della borghesia iraniana mandati qui a studiare, il mio primo dentista qui era iraniano) uno studia medicina alla famosa Semmelweis e l’altro Scienze Agrarie. Che colpo di fortuna nella Budapest terra di transito da sempre e di italiani in vacanza e ungheresi che ritornano dalle vacanze sulla neve delle Alpi beccare come paziente uno proprio un iraniano, un non cristiano bianco europeo come primo untore.. l’accusa è di aver fatto pochi tamponi, (solo 263, dati ufficiali, e se mia “suocera” si becca una polmonite o il maestro di pittura della mia ragazza annulla il corso domenicale per una tosse fortissima nessuno pensa al male chè nessuno ti ha messo in guardia)

A Budapest è tutto innocente e per antonomasia lo sono i turisti, faccio un giro in città per vedere se ci sono, e ci sono eccome. pochi italiani, molti slavi, polacchi, spagnoli, anche in gruppi numerosi, tipo questi che si accalcano attorno alla guida bionda davanti alla basilica di Santo Stefano che sarà sommersa dai droplet; piena come primo sabato di Marzo la collina del castello di Buda, piazza della trinità sotto la chiesa di Mattia, affollato lì in alto il bastione dei pescatori, per il turista va tutto bene e il suo mondo fatato nn deve essere scalfito dal pensiero di aver preso il virus nel bus affollato che lo porta dall’aeroporto in centro, nel ristorante o nella coda per entrare in chiesa e di portarlo con se al ritorno ad amici e parenti anziani.

Mi rifugio nell’unico posto piccolo carino ed economico di tutta la collina del castello, per un caffè lungo, ci sono anche tutti i giornali possibili qua, dall’unico quotidiano indipendente ai tabloid, dio quanto mi mancano.

la notizia del giorno è il quarto caso di coronavirus:
un cittadino olandese, da molto qui a Budapest, parla la lingua, vive in un quartiere dal numero molto alto, il XVIII, che si è recato al poliambulatorio del distretto lamentando febbre alta, mal di testa e un suo amico olandese “a cui è molto probabile abbiano diagnosticato il corona virus”. l’hanno isolato, han chiamato l’ambulanza per portarlo allo Spallanzani di Budapest, ma poi è scappato, o meglio nn l’hanno più trovato. A quanto pare il tipo ha aspettato un’ora e poi stanco di aspettare ha deciso di andare con le sue gambe all’ospedale cercando il reparto malattie infettive. Intanto era scattato l’allarme, le ricerche della polizia per il malato in giro.. Questo secondo il giornale (Nèpszava).

Il titolo del tabloid (Blikk) è; olandese scappa davanti ai dottori

blikk coronavirus ungheria

Buon Natale a tutti!

il buon Natale arriva a budapest quest’anno una domenica di ottobre incredibilmente calda per queste latitudini che sembra primavera, in giro con camicia e giacchettino hai quasi caldo, noi che si era abituati ad avere il riscaldamento acceso già da un po’ , ma questa domenica ce la ricorderemo, da oggi Budapest ha un nuovo sindaco e si chiama Karacsony (Natale) ed è la prima volta da 10 anni in cui la gioiosa macchina da guerra di Orban si inceppa e il paese nelle superelezioni anmministrative di oggi non vota avalanga per lui e per i suoi candidati. L’ungheria nn si tinge di arancione Fidesz (colore ormai dimenticato delle rivolte anti comuniste di una 20inq di anni fa in Romania, Georgia etc) ma di un inedito ed elegante bluscuro delle opposizioni unite, quasi la sovrapposizione reale del rosso acceso dei socialisti, del blu chiaro dell’ex premier Gyurcsany, dei viola di momentum, giovani liberali rampanti, del bianco dell’exdestra ora centro Jobbik e del verde di Parbeszed, il partito del giovane faccia da bravo ragazzo Karacsony Gergely, sindaco uscente del XIV distretto, sconfitto sonoramente alle elezioni politiche dell’anno scorso e ripresentato quasi per mancanza di nuove vere idee…

Vittoria talmente insperata che manco si sa dove andare ad attendere i risultati e a festeggiare, Fidesz ripropone la classica Balena, il centro polifunzionale moderno sul danubio, bellissimo, a forma di balena che inghiotte geppetto, ma annunciano già che il discorso di Orban avverrà all’interno stavolta, senza il solito bagno di folla…

Le opposizioni invece sono, senza avvisare sui social e senza dirlo a nessuno, nel 400, uno dei grandi pub del VII distretto, il quartiere ebraico e quello della movida, che fa tanto partito giovane e nn impegna molto.. il posto è blindato e mi rifugio quasi accanto in uno dei ruinpub dove ha la sede eletorale si fa per dire il partito satirico del cane a due code, che stavolta ha fatto campagna piu dimessa e nn ha pesentato candidati indipendenti per nn toglier voti.. C’è un gran casino, giovani, ma nn molti, gente equivoca con maglioni trasandati e cani a due code stampate, il leader del movimento che sembra un ragazzaccio come gli altri, mi siedo su un biliardo rovinato e vedo il maxischermo sintonizzato sul’M1, il cnalae all news della tv di stato di orban

Sin dai primi risultati (dopo il solito inceppamento del server del viminale magiaro alle 20.39, era successo lo stesso l’anno socrso) si prospetta una chiara vittoria a Budapest di Karacsony e tanti bei successi nel resto del paese, Tarlos, il sindaco uscente 71enne e vecchio amministratore, uno forse dei pochi ancora con un po’ di autonomia dentro Fidesz, compie la telefonata di rito per congratularsi con l’avversario. Anche Orban da abile politico nn la tira per le lunghe, ammette la sconfitta a Budapest e invoca la collaborazione col nuovo sindaco .

L’ungheria si è allora rivoltata contro Orban e il trono del despota vacilla? freniamo gli entusiasmi, o amici, Orban gestisce ancora tantissimi soldi da poter spendere peri suoi e per le “sue” campagne elettorali ed ha il 90% delle TV e dei media dala sua (commovente ieri il camioncino rosso di ATV, tv indipendente pe rle viuzze del VII distretto col suo ripetitore). Budapest è una grande città, europea, mondiale, come tutte le grandi città è multiculturale, liberal per definizione, cosmopolita, volge le spalle ai populisti che invece parlano alla pancia del paese, così come a Varsavia, Praga, per restare nella regione, alla Londra di KAhn, o al paragone fatto da molti con la Istanbul moderata anche sotto Erdogan, già che la Turchia fa parlar di se sti giorni. Budapest già l’anno scorso alle politiche, aveva eletto solo 6 deputati di Fidesz su 18 colleggi, Budapestr non è l’Ungheria e non lo è mai stata.

Le opposizoni si sono presentate stavolta tutte unite, senza perdere per piccole percentuali di piccole glorie locali, DK, dell’ex premier ha riacquistato forza elettorle e una nuova voce con Dobrev Klara, la moglie dell’expremier, e i giovani di Momentum sembrano la nuova grande forza emergente che può scalare i consensi.

E poi c’è stato il grande scandalo sessuale dei giorni scorsi, questo si pare abbia davvero fatto la differenza trasformando la riconferma annunciata del bravo amministratore Tarlos nei primi scricchiolii del sistema Fidesz. Il sindaco di Gyor, la città dell’Audi nonchè a capo del potente comitato olimpico ungherese, è diventato protagonista di un blog anonimo di tale avvocato del diavolo che racconta le sue orge (nn c’è parola diversa per dirlo) il giorno di pentecoste su un panfilo in Croazia, con mignotte arrivate in elicottero da Budapest, fiumi di alcool, droghe. Corredato anche di video porno (non c’è parola diversa per dirlo). A pochi giorni dal voto ha stravolto tutto, come il video dell’Ibizagate che ha fatto disintegrare il governo tra centro ed estrema destra in Austria.

 

post ripreso dagli amici di Qcode qui

In California la democrazia è morta

“Ed ecco la carne alla Brasov” *

“ma io volevo il maiale alla zingara”….

fuori piove e fa freddo, dovrebbe essere maggio, e invece ci sono 8 gradi e piove da due giorni, dal tavolo accanto si sente uno dire a voce alta il giorno del giudizio si avvicina.

il povero Zsolt nn sa che pesci prendere, dalla sua camicia nera d’ordinanza sbottonata sul petto spunta lun ciondolo con la stella di Davide, ricontrolla per l’ennesima volta il taccuino delle ordinazioni, ha le occhiaie ancora più scavate, guarda la tipa bionda che gli contesta la comanda, in cuor suo pensa oh se fosse un cliente fisso, uno dei Bacsi (zii) della trattoria, gli avrebbe subito detto “ma nun te preoccupe, va benissimo anche la carne alla Brasòv, lascia qua, anvedi quanto è bella, aho!” ma è un tavolo di russi, chi li ha visti mai qua il mondo sta cambiando, in giacche e cravatte un po’ lise che fanno tanto est europa e lei è un a bella donna magrolina dalla pelle bianca e il mento affilato.. è un tavolo da 4 adibito a tavolo da 6, mai visto, qui che il tavolo da grande era da 5 e solo per le grandissime occasioni.

.. accanto al tavolo grande c’è un tavolino con due operai in tuta bianca piena di schizzi e poi ci sono io. c’è anche un tavolino in fondo in fondo ed entra una donna si accomoda là, poi ritorna col cameriere, lì la sedia è rotta, meglio che nn si sieda lì… è un problema se si siede qua… si prego…

qua vuol dire al mio tavolo, mi si siede davanti e sorride, è una bella donna sui 55 anni o forse no, una di quelle donne di mezza età dall’età difficile da indovinare, di cui ti chiedi se i capelli son biondi o bianchi, mi si piazza di fronte ordina la zuppa di ossa (che nome), mi dice intanto aspetta la sua cara amica e sorride ebete, mentre io son quasi a metà della mia coscia di pollo ripiena (uno dei miei piatti preferiti qui, quando lo trovo nel menu del giorno..) ma alla fine è inevitabile finire per far conversazione, che tempo che fa, che brutta pioggia, lei sa per caso quando finirà, ma dammi del tu, ma sei un po’ straniero vero… ah davvero e com’è vivere qui, davvero ti piace, era difficile all’inizio, immagino, poi impari a capire dove sei,

(insomma, la mia conversazione tipo da 15 anni a questa parte..)

era difficile all’inizio, immagino, poi impari a capire dove sei, anche a me all’inizio era un po’ così…

ma davvero perchè anche tu, o che combinazione o che gioia, sei stata un po’ in Amerìca… Solo 55 anni? Ohahah Si, ero una bambina, poi son tornata, ho fatto le scuole e son ripartita dopo la maturità.

Com’è l’America?, un disastro, guarda non me ne parlare, la California è quasi uno stato fallito, in California nn ci sono medici, son curati malissimo, poveri i miei figli, sigh, se penso a loro…In California nn c’è più democrazia, (uh) qui in Ungheria è meglio (uh? – com’è quell’emoticon che si lambicca il cervello?) è per questo che son tornata..E quando è tornata? Ottobre. Fresca fresca. Qui va meglio, abita un una bella zona, insegna inglese in una scuola media.

5 minuti dopo diventerà una delle tante persone che mi hanno rovinato la giornata.

“Dai caro, visto che è agente di viaggi consigliami pure una bella città italiana, città d’arte ovvio, ma nn Roma, troppa confusione, e non Venezia, perchè sai io odio l’acqua….”

“Umbria là sì che c’è arte e non c’è acqua, sei proprio molto lontana dal mare..”, ma mentre il mio smartphone precocemente invecchiato fatica più del previsto ad aprire google maps per mostrarle dove cavolo è l’umbria arriva un’altra condizione, questa molto ungherese..

“ah e per favore un posto senza musulmani, so che anche in Italia sono dappertutto e che l’Italia non è più italiana” alla fine la mappa non gliela mostro più. “Qui per fortuna ancora non li fanno entrare, hai visto come hanno ridotto la Germania e la Svezia…, la Francia poi..” che disastro

ho promesso a me stesso che ion questi casi nn devo tacere ma sorridere e dire:

“io invece pensa un po’ mi sento come loro” Mi guarda come se avesse pestato una merda e il sorriso ebete diventa una paresi per nascondere rabbia e costernazione. Poi uso il noi “siamo come loro, siamo emigrati in un’altra terra, perchè lo volevamo, ne sentivamo il bisogno.. nn sono immigrati come noi? Cosa ci rende speciali?” taccio invece sul fatto che per conto mio aspetto solo la prima guerra mondiale galattica in cui gli stranieri avranno 6 zampe e noi con due saremo tutti fratelli..

o posso fare il discorso inverso, che ormai l’età avanza, gli anni delle migliori prestazioni dell’anno sul giro di pista dell’isola Margherita sono alle spalle e so che la mia generazione è quella che per l’utente medio della trattoria considerava i popoli dell’est europa tutti uguali, un esercito di poveri straccioni dai capelli corti davanti e lunghi dietro o poco più che finita la dittatura hanno invaso l’Italia per accamparsi ai margini delle nostre città e vivere di rapine nei nostri appartamenti borghesi e se l’Ungheria si distingueva dal gruppo era per l’imperitura fama di terra di mignottoni con le labbra rifatte e diadema di margherite mentre un boa sale lungo l’interno coscia.

Arriva l’amica, lei è davvero anziana, io ne approfitto per accomiatarmi senza tirare bicchieri in faccia, poi mi rifugio a casa nel mondo fatato del trono di spade.

 

*storica città della Transilvania ancheunpoungherese

Europa al goulash

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“ci dica qualche beneficio che ha portato l’Unione Europea all’Ungheria, ha 60 secondi”

“ si bene, ma più che dei benefici portati dall’Unione Europea all’Ungheria preferirei parlare dei benefici portati dall’Ungheria all’Unione Europea, è presto detto, abbiamo supportato un flusso costante e continuo di medici preparatissimi che dall’Ungheria vanno a curare i pazienti negli ospedali di mezza europa…, per non parlare dei lavapiatti laureati ungheresi e poi anche…”

sono in una sala art deco, che solo i migliori conoscono, uno dei segreti meglio conservati dell’VIII distretto di Budapest, il quartiere malfamato o non più tale, ma comuque in una delle sue vie più grigie e affascinanti, che sembra ancora campagna, in via della Maddalena, in un palazzone allora come oggi una delle sedi dei sindacati dei metalmeccanici (il mitico Vasas) che al secondo e terzo piano nasconde una pazzesca sala conferenze art deco, palco con tre pilastri di marmo, balconcini manco il teatro dell’operetta e volta a cassettoni anni 20.

e sono qui per il confronto elettorale tra i capilista dei principali partiti ungheresi (principale vuol dire che potrebbero superare lo sbarramento del 4%) alle prossime europee 2019. Bene. Il primo scranno è per Fidesz, il partito di Orban, ed è tristemente vuoto e la luce rossa che indica il microfono è tristemente spenta. Orban o chi per lui nn si degna di prender parte a questi eventi: se sei in largo vantaggio (Fidesz è dato al 53%, 14 seggi) un confronto ti può far soltanto perdere voti e allora al diavolo la democrazia. (l’ha fatto anche il Bersani della non vittoria no?). Meglio per noi nostalgici allora che l’ultimo confronto elettorale in cui prese aprte il buonViktor era del lontano 2006 e seppur già 40enne appariva come un ragazzino timido e non come un boss mafioso.

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E’ comuqnue tra gli unici (rarissimi) eventi di questa anch’essa grigissima campagna elettorale per le europee di domenica prossima, almeno qui nella cara Ungheria. Salvini a piazza Duomo, i lenzuoli e Zorro con la mascherina che compare al balcone fan quasi tenerezza visti da Budapest, qui che all’infuori di qualche pudico cartellone per strada (ma nn rimpiango la verve antimigranti dell’Orban cattivo cattivo..) sembra quasi che le europee siano un incidente di percorso, una cosa che si sa già come finisce, dove nn sperperare le poche forze e i miseri denari rimasti, meglio concentrarsi sulle vicine amministrative di quest’autunno, lì si che si può far qualcosa, iniziare a erodere dal basso il piedistallo di Orban, che magari un politico locale locale può attirare su di sé i voti di tutti i (tanti, ma tutti rassegnati) scontenti di Orban.