Sulle tracce di Piedone

Al raduno dei fan (ungheresi) di Bud Spencer a 3 anni dalla morte di Piedone..

(da “Piedone nyomàban – Sulle tracce di Piedone” di Kiràly Levente)

alle 5 del pomeriggio di una bella domenica di giugno (bella domenica ormai vuol dire che nn fanno più di 36 gradi Celsius) qualche centinaio di budapestini è stipato dentro un cinema di Budapaest anzichè stendersi sui prati dell’sola Margherita, addentare una salsiccia fritta ai tavolini del Romai Part o andare al Balaton.. 3 anni fa moriva il grande Bud Spencer e i suoi fan dsi sono riuiti qui nel Durer Kert (link) per una giornata in suo onore..

Sullo schermo della sala grande la proiezione (gratuita) del docufilm di Kiràly Levente “Sulle tracce di Piedone” (che bel gioco di parole), nn c’è un posto a sedere libero, si va da una panca con 6-7 bimbetti con la bibita in mano al nerd tipo proprietario dei negozi di fumetti dei Simpsons, c’è posto giusto in fondo in piedi al bancone del bar, nn male bersi una birra fredda mentre scorrono le scazzottate di Bud Spencer e le interviste con amici colleghi e parenti..

poi una pausa per godersi gli ultimi raggi di sole, finire la birra e mettersi in fila davanti al sacro bogracs (quella sorta di pentolone per cucinare all’aperto il gulash)  dove invece bolle la zuppa di fagioli e cipolle (dirà il regista: n ei film li mangiava e certo gli piacevano, ma era italiano, il ristorante dove andava sempre apriva a volte solo per lui  se chiamava, il suo piatto preferito era… comprate il DVD e guardate i contenuti extra*).

e clou della serata il concerto della Bud Spencer e Terence Hill tribute Band, (incontro un amico, Dani, in uno smanicato jeans un po’ sospetto, mi chiede se li conoscevo già “no, ero stato al concerto degli altri! la Spencer Hill Magic Band, a Budapest ci sono ben due tribute band della coppia..) con tanto di palloncini colorati sul pubblico verso la fine dell’esibizione (come nella scazzottata di Altrimenti ci arrabbiamo!), filmati sullo sfondo, Fantasy Fantasy, due versioni del tema di Non c’è due senza quattro, pubblico in visibilio per Kincs ami nincs (chi trova un amico trova un tesoro) e lalalalala finale a cappella..

Sul glorioso filobus 74 che mi riporta a casa davanti a me un ragazzetto non più che teenager, solo, magro come un chiodo, con su la maglietta del Telekom Volt Fesztival (uno dei 5-6 grandi Festival musicali estivi ungheresi) e si legge benissimo luogo e data del festival: Sopron (un 200 Km da Budapest) 26-29 agosto 2019, cioè ieri.. indi dopo la 3 giorni di festival rock la gioventù ribelle ungherese nn riposa e viene a sentire la tribute band di Bud Spencer e Terence Hill.. chi dice che nn bisogna avere fiducia nelle nuove generazioni?

 

 

 

*o fate una ricerca su google, a me è uscito la pasta la pomodoro

Nel 2017 la corruzione è arrivata fin qua (2,5 mt)

 

 

dialogo standard sentito indifferentemente nei mie due paesi d’adozione almeno una volta al giorno: “Oddio ancora loro, non se ne può più… e sai qual è il problema? Che non c’è nessuno neanche dall’altro lato… stavolta più che mai non so proprio per chi votare..” (soprattutto ora che a distanza di un mese si vota per le politiche in entrambi i paesi.)

ohibò scelgo allora la più significativa:

Oddio ancora loro, non e ne può più… e sai qual è il problema? Che non c’è nessuno neanche dall’altro lato… stavolta più che mai non so proprio per chi votare.. nella variante magiara Kati guarda la sorella (nn si separa mai dalla sorella) allarga le braccia, poi guarda vero l’alto, ridono, c’è un adesivo con una mano che indica un livello, qui sul muro rosso del Vittula, tipo quelle mani che ricordano in giro per la città il livello che raggiunse l’acqua in città nella devastante alluvione del 1838, qui la scritta però dice: “Nel 2017 la corruzione è arrivata fin qua” (saranno 2,5 metri per la cronaca)… madonna! (tipica interazione magiara) la corruzione è davvero arrivata fin lassù quest’anno e l’opposizione nn esiste nemmeno… hanno qualche chilo in più dell’ultima volta che le ho viste, una ha i capelli mogano, l’altra un quasi arancione, le esalta il naso un pò aguzzo e le tette. l’altra ride canta: Gyere vissza kadar janos..“Kadar Janos torna indietro! (Il leader del comunismo al goulash per 30 anni, niente di piu assurdo qui, nessuno o quasi ha nostalgia)” ridiamo come pazzi. Sai quella canzone punk? Quella del langos (pizza fritta, tipico street food magiaro) freddo a 10 fiorini, ma sì dei “Pensionati borghesi”a casa la devi assolutamente sentire. prometto che lo farò.

una è disoccupata, l’altra pure, son ragazze piacenti, in cerca di marito, Kati vive a Ceglèd ora, col suo ragazzo, (Ceglèd, al centro della grande pianura ungherese, la gente emigra, ci sono molte case vuote in provincia). Se ricordo bene un bravo ragazzo.

Un consiglio di cuore ad Orban: pensi al Vittula, a Kati, alla su sorella e al suo ragazzo. e meno ai migranti, qui nn ce n’erano.

P.S. A casa mi informo, i Pensionati borghesi erano una punkband di Pècs, si sono sciolti nel 2004, compaiono persino in uno degli ultimi film di Jancso Miklos (il piu grande regista ungherese sel 900), la canzone mi è entrata nella testa e nn vuol piu uscire

(allego anche il testo, preceduto da una elaborata traduzione)

10 fiorini un langos che scotta, è una merda Kadar Janos

20 fiorini un langos caldo, lunga vita a Kadar Janos

50 fiorini un langos tiepido, che sarà di noi Kadar Janos

100 fiorini un langos freddo torna indietro Kadar Janos

i pensionati non hanno piu il langos, non ci aiuta più Kadar Janos

……………………………………………………………………………..

10 Ft a forró lángos, le van szarva Kádár János
10 Ft a forró lángos, le van szarva Kádár János

20 Ft a meleg lánogs, éljen soká kádár jános
20 Ft a meleg lánogs, éljen soká kádár jános

50-es a langyos lángos, mi lesz velünk Kádár János
50-es a langyos lángos, mi lesz velünk Kádár János

100 Ft a hideg lánogos gyere vissza Kádár János
100 Ft a hideg lánogos gyere vissza Kádár János

Nyugdíjasnak nincsen lángos, nem segít már Kádár János
Nyugdíjasnak nincsen lángos, nem segít már Kádár János

L’Aurora sorgerà ancora

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protesta spontanea afavore di Aurora nella vicina piazza Giovanni Paolo II (ex piazza della Repubblica nell’era preOrban, fotomia)

Una volta a settimana a Budapest scoppia un temporale estivo. Nel pub “piccolo negozio” entra Justin un po’ zuppo, se l’è beccato mentre era in bici, io invece ero dentro incollato allo smartphone come a una radiolina, a seguire anzichè Ciotti dall’Olimpico la diretta Facebook della conferenza stampa di quelli di Aurora, il pub – campo base di buona parte delle associazioni culturali, sociali, politiche che si oppongono ad Orban che le autorità han fatto chiudere da oggi con effetto immediato.

Il tipo diAurora in completo azzurro slavato parla bene, li dentro il cortile cinto da una palizzata, ghiaietta e arredamento giardino tipico dei pubinrovina, poca gente attorno, ma lui parla bene, se c’è una cosa che nn manca ad Aurora sono i buoni avvocati e i giovani motivati..

ché un po’ se lo aspettavamo, dopo la battaglia per far chiudere il Ceu, l’Università Centroeuropea, e l’ultima grande iniziativa parlamentare di Orban contro le ONG presenti in Ungheria che ora hanno lo stesso stato di “agenti stranieri”, come in Russia, i prossimi potevano essere loro.. Ludovico lo aveva anche detto: in fondo se vogliono colpire le ONG, nn devono chiudere l’Università Centroeuropea, o attaccare ancor piu direttamente Soros, è piu facile, in fondo è tutta gente che si vede ad Aurora. Ed era vero.

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Aurora

L’Aurora sembrava inespugnabile, in un punto della città anche oggi dimenticato da dio e dagli uomini, un edificio a due piani, rosso scuro in via dell’Aurora (che nome fantastico) nel cuore dell’ottavo distretto, il quartiere malfamato di Budapest, vie di barboni e zingari coi capelli unti in strada e cartacce mosse dal vento. Fuori il vessillo, una bandiera arcobaleno, ma per entrar dovevi suonare al portone, “ciao sono io, mi fai entrare?”. Certo tutto nello stile di sinistra alternativa ma dentro una moderna torre medioevale, tozza, cortile centrale quadrato nn molto grande, sotterranei (con grande sala per concerti) e due strette scale sul lato nord e sud per accedere alle stanze che contano. Un paio di salepubbliche per conferenze, filmklub, teatro, riunioni e poi gli uffici degli ordini dei cavalieri degli ordini del XXI secolo che hanno la loro luogotenza ad Aurora e che sono:

  • Alternatíva Alapítvány (Altalap) – fondazione alternativa
  • Közélet Iskolája la scuola pubblica
  • Zöld Pók Alapítvány Fondazione Ragno verde
  • Marom Egyesület Associazione Marom
  • Pneuma Szöv. (Közmű Egyesület – Mókus csoport) Federzione Pneuma
  • Roma Sajtóközpont (RSK) Centro stampa Rom
  • Budapest Pride (Szivárvány Misszió Alapítvány) Fondazione Missione arcobaleno

ma se volevi incontrare qualcuno delle associazioni ancora più grandi il Comitato Helsinki, o Migszol o Amnesty International è qui che devi venire, il pomeriggio o la sera, spesso davanti a una birra.

Aurora non era un posto solo di sinistra, era anche un pub, pub all’aperto sala da concerti, con prezzi piu o meno normali, per la birra, concerti anche a 10 euro col buttafuori e gente anche fighetta nei weekend. Il fortino resistito ancora ma la guardia nazionale ha fatto chiudere questi luoghi di pubblica vendita. (Le strutture nel cortile sono di 20.4 m2 anziché di max 20 come da regolmaento, la legge del 99 nn era rispettata e poi “in seguito a segnalazione dela popolazione la polizia (decine di poliziotti, piu protezione civile, piu piu) ha fatto irruzione nell’aurora a metà mese arrestando 15 pesone per possesso di droga (maria).)

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(ex)Siràly

Troveranno subito un altro posto dove stabilirsi. A Budapest è sempre così. Comunque non mi sono mai piaciuti.” Justin ordina un’altra birra e nn lascia neanche 10 fiorini di mancia. Lui è di Londra, a Budapest da 20 anni, ottima laurea lasciata in un cassetto, IT, ha cercato per anni il lavoro per guadagnare buoni soldi in fretta, ha studiato arte, lo trovi sempre a disegnare schizzi di “È gente spocchiosa, che se l’è sempre tirata tanto, questi ambienti di sinistra moralista radicale sono tremendi” (Justin è uno che ha votato Brexit contro i migranti, è come uno che offre in un pub, entrano gli ultimi arrivati e vogliono anche loro free beer). Continua “prima c’era lo Siràly (il gabbiano n.d.t.) ti ricordi no?” annuisco, certo che mi ricordo, allo Siràly andavamo a studiare, quando avevamo le tasche vuote, italiano e inglese, la mattina quando nn c’era nessuno, ci mettevamo su quei tavoli quadrati, li sopra nella biblioteca aula studio al primo piano, tra scaffali con libri che nessuno avrebbe mai portato via. Nel seminterrato invece c’era un piccolo teatro, colonne, tribune a semicerchio. Lo Siràly era il crocevia di molti degli ambienti off della Budapest di 10 anni fa, teatro, cultura, politica forse nel primo anno di orban quelli accanto a me (io ero dietro una colonna) girarono un video con uno incappucciato che incitava alla rivolta.

Poi aprivamo una di quelle scacchiere enormi che trovi solo nei caffè dell’europa centrale, gli scacchi sono un gioco spietato e io ero spietato. Anche nel non contraddirlo quando per riempire tutto il suo ego appena calpestato diceva: “ in fondo per uno che gioca a scacchi solo da due anni perdere in 30 mosse è un buon risultato” io annuivo.

Lo Siraly era all’inizio di Kiraly utca ed era un posto fantastico, ed era un posto occupato, fu fatto sgomberare nel 2012, sulle ceneri dello Siraly nacque Aurora. É appena piovuto a Budapest. È sera. Dopo l’Aurora in genere si alza un sole alto e luminoso, lassù nel cielo.

qui qual che informazione in più ..

Rivoluzione 2.0

DSCN1705.JPGQuattro ragazzine bionde e svogliate dagli occhi pieni di alcool all’ingresso dell’unico pub o quasi vicino al parlamento. “Che birra prendo? Una economica. Oh scusa c’eri tu in fila. No ,io son qui per sbirciare la partita mentre il mio amico è alla toiletta”. Sorride. Una mica ha un cartellone di cartone con il simbolo della ace su un lato e la scritta beke (pace) sull’altro. A un tratto grida: “alairta a Janos, egni fog a varos ( Janos ha firmato, la città brucerà)” Dal fondo della strada rimbomba l’eterno Merda coi baffi a squarciagola. (alias lo Janos, il baffuto presidente dela repubblica ungherese Ader Janos, baffoni alla Mussi per intenderci, che compare  disegnato in molti cartelli con qualche variazione sul tema, la principale è con o senza mosche)

In Italia pochi lo sanno ma in Ungheria ritorna la parola rivoluzione e vuol dire che le rivoluzioni del XXI secolo sono cosi e magari le primavere arabe devo iniziare a immaginarmele diversamente con tanta birra, sorrisi maliziosi e ragazzine piene di ormoni. Ci sono certo manifestazioni ufficiali, ma hanno organizzatori impacciati, gente che dice vogliamo un’Ungheria più felice con un tono di voce molto triste e poi un cantante folk che parla di vecchi tram su binari consunti e la gente che in piazza un po’ si annoia. La manifestazione di piazza degli eroi “il veto degli eroi” è andata piu o meno vosi, con molta gente che voleva esserci e farsi sentire e far vedere cartelloni spiritosi, e dal palco gente più preoccupata di come veniva il selfi, la foto di gruppo del cuore al centro della piazza come il diario di una teenager e del pubblico con i cellulari accesi in alto, fatti e rifatti piu e piu volte che l’immagine social è tutto e devo dire che infatti è davvero venuta bene…

Ma questo è ormai la quinta manifestazione in dieci giorni, la terza in quattro, la seconda in tre, i ragazzi san cosa fare e che ci si diverte. Bisogna aspettare il sciogliete le righe, e si passa un’oretta sotto la sede di Fidesz a far volare aeroplanini di carta (dal governo avevan detto, Soros ha fatto venire in manifestanti con l’aereo) e a gridare cose tipo Bayer Zsolt tua madre è una gran p., come resistere alla tentazione (Bayer Zsolt è una specie di Ferrara ungherese , giornalista di destra dalla penna acida e cattiva, e che aveva minacciato velatamente i rivoluzonari di oggi, dicendo un e se perdiamo noi la pazienza..) bene, ora tutti sanno che sua madre è una gran t.

…poi i social ci dicon di andare a Oktogon, dove l’avanguardia è già arrivata, poi alla piazza del parlamento, e dopo un po’ di tornare a Oktogon. Insomma ancora lunghe passeggiate in città, al centro dei suoi viali principali, proprio in mezzo della strada al grido di la città è nostra e noi la vogliamo, fratelli (cit.). a camminare son giovani e giovanissimi, birra in mano e bicicletta al traino, Orban ha anche la sfiga che le scuole son già chiuse per le vacanze pasquali e domani nn si va a scuola…

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Kossuth tèr e oktogon diventano i due poli della mente del giovane magiaro dei XXI secolo. Kossuth tèr è scura, lontana da pub e minimarket con le lattine di birra da mezzolitro, spiccano le luci calde del palazzo del parlamento e in controluce la lunga fila dei poliziotti antisommossa, saranno un duecento kabe. A Kossuth tèr i tuoi sentimenti più nascosti prendono forma, si scrive ciao mamma sul pennone della bandiera nazionale (quello voluto da orban chedi giorno ha la guardia d’onore e il passo dell’oca) o lunghe poesie, si mettono uno accanto all’altro Hitler, Stalin, Castro e Orban, tutto accompagnato dall’eterno merda coi baffi, sotto i cartelli meno ironici che riporto per diritto di cronaca e per rendere davvero l’atmosfera della piazza (del tono il governo è una s (eme) fascista e  Orban s(eme) Ader ingoia)

DSCN1862.JPGA Oktogon c’è il tuo animo goliardico e in cerca di divertimentismo, i piu responsabili certo si mettono all’ imbocco delle strade per non far passare nessuno, gli altri accendono gli amplificatori, metton su techno, spunta il vinaccio, birre, si siedono nelle eleganti aiuole, insomma fanno festa. Avvolti nella bandiera ue e ogni tanto il grido europa europa. Rivoluzione 2.0.

Di una cosa siam certi, Orban per questi pischelli è un vecchio bacucco, la legge è ormai superata, qui c’è n ballo il governo, la “Fidesz maffia” l’europa europa, lo odiano, con tutta la sana rabbia di un aadolescente verso i padri, odiano nn solo la persona, ma i suoi valori e quello che rappresenta.

(zerocalcare direbbe ora parte il pistolotto di analisi socioculturale, come se nn bastassero le prime due righe a chiarir tutto) Seduto con Sid sulle grate della discesa verso gli ex gabinetti pubblici di oktogo, ci guardiamo stupefatti, orban poteva fare grandi cose, aveva i numeri, la crescita, ha cercato di imitare Putin ed erdogan, ma nn ha capito che qui siamo già in occidente o quasi, siamo a 250 Km da vienna, che la sua gente ha chiesto democrazia e libertà già nel 56, negli anni 20 e poi nell’89, quando era lui il giovane. Ora attacca un’Università, follia, se l’ungheria ha un’eccellenza questa è Budapest che è meravigliosa e se neha un’altra è la cultura, i suoi istituti di formazione superiore, da sempre, pensamo ai corsi in inglese e tedesco dell’università di medicina Semmvlweiss.

All’1.30 ci sono ancora ragazzi a ballare la techno al centro della piazza, La prossima festa la si fa ovviamente di sabato, sarà un sabato di pasqua, i fuorisede nn ci saranno, i ragazzi invece si. Che cosa ne sappiamo noi della rivoluzione?

P.S. le parole Soros e Ceu, in questo post credo nn siano state mai usate, è un mondo che va veloce, si pena ad altro, si punta in alto..

Italiani, politici onesti..

le reazioni in Ungheria al No di Roma alle olimpiadi, che dà qualche chance in più al sogno di Budapest 2024. Italiani popolo onesto:

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candidatura di Budapest 2024 – i siti olimpici

Dopo Boston e Amburgo ora Roma, con la Raggi ha detto che le olimpiadi non s’han da fare e per Renzi è un capitolo chiuso. L’Italia  è un paese onesto e nn vuole sporcarsi lemani con le olimpiadi ei soldi sporchi e la morale è che ora le olimpiadi non le vuol fare nessuno, i concorrenti per i giochi del 2024 son rimasti solo 3: Parigi (che le ha già fatte ben 2 volte e ci prova da un bel po’), Los Angeles (che le ha già fatte ben 2 volte ed è saltata in corsa dopo il no di Boston) e guarda un po’ Budapest, la nostra amata Budapest (che tra europei 2020, mondiali di nuoto 2017, mille altri eventi vuol far del turismo sportivo uno dei motori economici della città).  Al popolo qui però non è stato chiesto un bel niente, e in città e sui media se ne parla pochissimo, come se davvero le olimpiadi di Buapest non riguardassero Budapest. le olimpiadi si vedono in TV da che mondo è mondo. Sui siti di opposizione però le vicissitudini di Raggi e Malagò si seguono e sentire i lettori che lodano la professionalità, competenza eonestà dei nostri sindaci e politici tutti fa un po’ stringere il cuore, ve ne dò un assaggio tradotto alla buona (il sito è 444!!!). viva l’Italia…

Petocz Istvàn: ma è irresponsabile non organizzarle… Chi sa quando ci sarà la prossima occasione storica di arraffare tanti miliardi di fiorini?

Feher Alfred: Loro hanno molto più cervello.!!! Forza Parigi!!! (perché è più vicina)

Balogh Laszlo: come vorrei essere romano ora…

Botond Bercsenyi: la voce della saggezza

Katalin Muller: hanno deciso in maniera intelligente!

Gabor Futo; se anche Bp avesse un sindaco così.., ma, ora sveglia, basta sognare

Richard Orvath OFF in Italia i dirigenti non hanno l’arroganza come pietra miliare…

Gabor Pèli: ora noi ungheresi “intelligentoni” ne faremo 2 di olimpiadi! Roma, insieme alle altre, a causa della corruzione ha rinunciato all’organizzazione delle olimpiadi, e invece noi ungheresi abbiamo deciso di farle..

Istvan Shnk Ravi: Decisione responsabile… Lo spirito di Berlusconi non contamina più le loro menti.

Janos Konrad: prende forma, ecco che la tragedia prende forma. Ma se arriva, bisogna essere una nazione unita. Rinasceremo dalla bancarotta in 50-100 cicli olimpici.

XX – A chi vuole mangiare alla grande: A Budapest si terranno le olimpiadi. Il partito del cane a due code le organizzerà e Kiszel Tunde [anchorwoman televisiva] sarà il presidente del comitato olimpico.

Ferenc Szakal: Naturalmente a Roma la decisione non spetta al sindaco, ma al consiglio comunale. È una notizia falsa.

emoke Boross: Finora tutte le città hanno pagato care le olimpiadi. Ma Budapest ha tanto denaro da buttare.

Zoltan Karoly Kosztya: in certe circostanze le donne guardano a certe cose in maniera più complessa, e decidono meglio

Bela Jurmann: Finalmente un sindaco responsabile in una grande città. Non è mai troppo tardi per imparare dagli altri.

Gyula Babik: a chi ora santifica l’Italia consiglio di andarci, e guardare in che modo del cazzo governano lì

Leonora Goldamn Kahan: è così facile essere saggi (e onesti)?

Nido di Imre

i 90 anni del grande scultore ungherese Varga Imre festeggiati al NIDO klub del VII distretto

 

Cercando materiale per uno pseudocollega finisco a cercar music su youtube con i testi sotto e rimango estasiato da “Non ho bisogno di niente” dei Tankcsapda (hardrock magiaro) che nel ritornello fa non voglio niente, voglio solo avere la sbornia del giorno dopo e basta. Mi sento giovane e ci attacco la mia canzone rock preferita “Kolykod voltam” Ero il tuo cucciolo, dei primi Edda, con uno strepitoso Pataki Attila, in un concerto dei primi Edda, quando aveva ancora qualche ciuffo di capelli in testa, i baffoni, era incazzato e si esibiva in tuta blu da operaio. Ed era paurosamente rock. Mi sento ancora giovane anche se nn lo sono più. E per un attimo penso a come si doveva sentire giovane Lou Reed buonanima, anche ai suoi 71 anni.

E’ con questo spirito che mi incammino verso il NIDO del VII distretto..

Quando ero cucciolo a Budapest la mia Bibbia era il Pestiest, il giornaletto gratuito settimanale con tutti gli avvenimenti culturali, concerti, film e teatro in settimana. Nn si perdeva neanche una scoreggia. Solo il Vittula non c’era mai.

Ora nel’era di internet il Pestiest ha perso la metà delle pagine ma c’è ancora e se lo trovo in giro me lo infilo comunque in tasca perchè la pigrizia di andare su un sito nn dei soliti per scoprire cosa fare ce l’abbiamo tutti. E’ così che alle 18 accorro al NIDO, una cosa cosi familiare lì nell’ex unico e amato VII distretto che tutti ci passan e neanche se ne accorgono..  al limite è un palazzo bello come tanti, giusto un palazzo d’angolo con una specie di ingressino e gradini,  dove ogni tanto nelle due sale al piano terra ci fan dei concerti mica male..

Mi affretto lì alle 18 tutto contento di poter metter il mio nuovo costume nerodaverouomo chè alle 18 al Nido cì è la presentazione di un libro su Varga Imre, o almeno cosi capisco… Varga Imre è uno dei primi nomi che ho imparato a conoscere qui, un grande scultore, che in genere presento come il grande scultore dell’ultimo periodo del socialismo, ma anche di subito dopo.. che se camminavi in città le più grandi sculture pubbliche eran le sue.. forse la statua più bella del socialismo era sua quei soldati un po’ sfigati di alluminio  con sopra un uomo su un palco in una pietra nera che agita il cappello, per i 100 anni della nascita del capo della rivoluzione magiara di soviet del 19, o le tre donnine con l’ombrello nella piazza centrale di Obuda o semplicemente il grande salice piangente alle spalle della sinagoga…

Mi affretto nel mio nido, c’ero stato tanti anni fa per un concerto, qui nel ristorante ho poi visto, Italia agli europei 2008 in quella serata importante in cui presentavo agli amici di famiglia venuti a spiarmi la ragazza ottimo partito con cui stavo uscendo. Ma mai mi ero avventurato lì sopra le scale, quello che nn conosci ti mette in soggezione…

Il NIDO è un posto splendido, elegante, eleganti scalinate, mobili, lampadari d’epoca, carte da parati di gran pregio,  sale nascoste in vari angoli. c’è un retrobar di nuovo aperto, con poltrone in pelle nere molto socialiste e due busti di Munkacsi e Lechner di grandi scultori magiari che il NIDO tra fascismo e socialismo era il nido della federazione degli artisti. Le mie ricerche dicono che qui le donne non erano ammesse, solo lre mogli accompagnate.

E’ cosi bello e ben fatto che c’è da perdersi, nella sala accanto al caffè al primo piano c’è un  concerto per 4.5 astanti, mi passano davanti due coreane con un grosso trolley, le seguo sopra. Arrivo nella sala giusta, c’è una proiezione, un’intervista a Varga mre nel suo studio, unbel vecchietto alto e magro, saggio coi suoi baffetti bianchi e lo sguardo buono. il video è bello e a una a una riconosco le statue grandi e piccine, nel frattempo mi guardo attorno… l’età media è 93 anni, tutti agghindati come al ballo delle debuttanti, se ben ricordo chi organizza è il “circolo della Storia”. loro la storia l’hanno vista in diretta. Gli unici under 60 sono le due cinesine e i  due tecnici che spostano i microfoni.

Poi sale un vecchietto con una camicia rosso scuro e una giacca a righe e sorpresa sorpresa Varga Imre è qui. Domani compie 90 anni, un po’ curvo e si regge con un bastone, ma in fondo è in gran forma. E’ qui con gli amici di una vita. Lo accompagna un’80enne con un viso ancora carino e i capelli biondi ricci. Sorride anche lei. Nascosto, qualcuno legge una poesia che loda la vecchiaia come la più bella età perchè non pensi al futuro e hai perso i ricordi fa una gran tenerezza e forse non ha tutti i torti, un vero carpe diem… è il suo grande amico Juhasz Ferenc (che per chi nn lo conosce bene ha una pagina Wikipedia tradotta in 9 lingue.

ma è una festa di compleanno, e qui vuol dire un piccolo spettacolino, un po’ di musica da camera violino e orchestra in cui gli ungheresi sono maestri. il secondo pezzo sarà la danza romena di Bartok (delizioso, dice Mr. Varga..) poi l’intervista confidenziale con l’amante di una vita.. Fa piacere sentire una persona colta, ogni tanto capisci che uno per diventare qualcuno deve avere qualcosa dentro.. cita Benedetto Croce e il cinema polacco. il suo esame di latino. e qualche ricordo di una vita. qualche frase saggia. perchè non hai mai avuto discepoli, nn hai mai insegnato. sei un artista solitario..? ogni artista è solitario, c’è poco da fare. Insegnare l’ho fatto in Germania, alla prima lezione erano 18, il lunedi, il venerdì erano diventati 60, la settimana dopo l’aula ormai era troppo piccola, c’era ogni tipo di stupenti, da quelli appena diplomati all’accademia di Monaco a scultrici 60enni turche in borsa di studio.. Seguirli tutti bene e consigliarli era impossibile.

o di quando venne Kadar in persona nel so studio ocn la moglie, a vedere la statua di Santo Stefano che sarebbe finita nella cappella di noi ungheresi nientemeno che a San Pietro. Passarono tre minuti di silenzio. Ora so come sono lunghi tre minuti. poi fece. “E’ giusto. è questo il re di un popolo kobor – randagio – come il nostro…”

Poi la storia di come ha iniziato, l’avrà ripetuta cento volte, ma le cose che ripeti sempre son quelle che racconti meglio..

Aveva fatto il militare in aviazione e lavorava in fonderia (nella storica fonderia Ganz, lì ai piedi del Danubio.. quella da cui nacque la più grande industria ungherese. e lì su via dei Martiri (che ora è tornata a essere vale Margherita) ti incontra il suo prof. uno dalla memoria di ferro. ricordava ogni opera che aveva visto. Imre che fai qui? lavori? quanto ti manca al diploma all’istituto d’arte?. una settimana dopo gli squilla il telefono alle 6 del mattino. Vieni domani c’è un paese da rifondare…

E’ la volta di un’altro omaggio, una donna che si vede essersi divertita molto da giovane.. Tra le pieghe dice di avere 74 anni e scatta un caloroso applauso. E’ stata per 10 anni nella compagnia teatrale del Radnoti e ogni volta vedeva di fronte quel grande capolavoro della statua di Radnoti di Imre..

Le cinesine ne approfittano per andarsene e le seguo anch’io, che mi sembra di aver capito che c’era un biglietto da 2000 fiorini e sono entrato facendo finta di niente e poi ho qualcosa dentro. che nn riesco a esprimere. meglio farlo con una statua, di Varga Imre

 

 

scopri il NIDO di Varga Imre con uno dei tour guidati per le vie di Budapest conl’altra Budapest 

Nessuno mi crede

C’erano giorni in cui ci riunivamo giù in cantina, quando il VII distretto era un luogo ancora nn tutto per bene e quella strada puzzava di umidità, ed era buia. sempre. nn si andava a fumare fuori perchè nessuno ci obbligava, fuori c’era solo la cantina dirimpetto, abbastanza triste e anonima, ma con la scritta rosa KUKKOLO che vuol dire che pagavi per vedere una ragazza ne bella ne brutta, spogliarsi al di la di un vetro. no, n ci sono mai stato io. Alle zingarette che all’angolo del New York mi vedono solo a una certa ora della notte e con un fil di voce mi fanno ciao (che vuol dire sono una che fa la vita, che ne dici?) io rispondo. haza (vado a casa). io sorrido lei sorride. 

In quei giorni l’unico modo per sbirciare nel taccuino di Markò era allora aspettare che andasse a pisciare, scendere dallo sgabellone del Vittula, (si, parlavo del Vittula), lisciarsi la giacca di pelle lisa, guardarsi il bicchierino di Unicum vuoto e via.

Quella volta ci lessi bel calcato tutto di lato, con la calligrafia un po’ troppo bella per uno che dice di avere l’animo tormentato “obbligo di frequentare gli anziani per tutti gli abili dai 14 anni in su, fino ai 40.”  cancellato in “per sempre”. “I trasgressori saranno puniti con pene pecuniarie fino a un massimo di 50000 fiorini. e una freccetta. con i vecchi si impara a capire il senso della vita. non da loro, loro nn sanno un cazzo, ma dalle loro vite, quello si...”

Mi è venuta in mente ‘sta cazzata l’altra mattina, ero là, dietro alla statua di Ady che si sistema il mantello, un capitan Harlock in bronzo di cui ogni spirito poetico sarebbe fiero. là perchè là c’è una connessione gratuita, il venticello, gli alberi, una panchina, e poi passa sempre qualche  turista stupidina scosciata con la pelle bianca e rossa.

A un certo punto viene un vecchietto in carrozzina, ha una polo rossa, la carrozzina la tira un bambino, lineamenti asiatici. Con un fare risoluto gira la carrozzina di 90° e la pianta  di fronte al marciapiede. dico, dagli altri tre lati puoi vedere la strada  (e che strada, il viale Andrassy), la piazza, la statua, loro no, il muro di fronte. E nn dicono niente, come se l’avesse messo nel posto piu naturale del mondo tipo davanti alla TV o alla porta di casa. nn dicono niente nn si scambiano una battuta. Chissa a che cazzo pensa il vecchio. si sembra ancora in grado di pensare. me ne ero quasi dimenticato, tipo dopo una mezz’oretta, arrivano due genitori. il coreano rispunta chissà da dove, la famiglia si rimette in cammino.

Un paio di giorni dopo invece ero a pranzo nella mia personalissima trattoria con due  gentili ospiti. a un tratto uno fa: “La schiena ora nn me la sento quasi piu!”. Lello si alza, sembra incredibile che possa avere problemi alla schiena, lui un ex carabiniere in pensione, fisico da ex canoista 60.enne. Appena si allontana per raggiungere la toilette la moglie dolcissima mi dice che è caduto da un albero, un’altezza di 9 metri. Ah ecco, mica posizioni scorrette in poltrona… E in effetti prima mi raccontava di fratture plurime alle vertebre, e io che gli stavo per chiedere se era in servizio…

Eh si, eravamo preoccupati, ma tutto è andato bene ed eccoci qua. Come quell’altra volta sai… C’è dell’altro…

Aveva un dolore alla gamba, un po’ di sforzo, facciamo i raggi e il dottore subito dice, bene, quando si vuole operare? io? io no, io mai… Ma nn scherziamo qui le lastre parlano chiaro.  Guardi che tra un po’ …. mettiamola cosi’, tra 6 mesi sarà lei a strisciare fin sotto il lettino, a implorarmi.. Ma Lello piuttosto cambia dottore. Lo hanno visto i migliori specialisti, a botta di 2-3-400 euro a seduta. Il disco nn cambia. operarsi, la lastra parla chiaro.. e. .. a noi che piaceva tanto andare in montagna camminavamo come gli anziani giusto da qui a lì.. tanti soldi e neanche una visita approfondita, bastava vedere la lastra, era tutto un colabrodo, tutto marcio.

Poi.. – fa una pausa e assaggia il succo di lamponi che ha preso il marito  che giurano sia la cosa più buona che abbiano mai mangiato…- Poi un dottorone si impietosisce e lo visita per bene, tocca e ritocca, gira la gamba, la contorce e lui in fondo nn grida dal dolore… poi riguarda la lastra.

sono ancora un bambino intelligente, anche se sento la mattina sempre un po’ di stanchezza alla testa… “ma nn c’era il nome sula lastra??”

“c’era, c’era” fa Lello che nel frattempo è rientrato, sorride, serio ma calmo… sono fortunati, sono di quelle persone che vivono nel “meno male come è andata piuttosto che col che paura che ho avuto”..

E poi hanno incontrato il tipo con cui avevano scambiato le radiografie. Un vecchietto, tutto piegato da un lato, ha fatto una fatica indicibile per arrivare alla porta di casa.. le prime parole che ha detto son state. “Nessuno mi crede. Nemmeno mia moglie…” Nemmeno lei…